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“La mia vita: un inferno”



Articolo pubblicato dal periodico La Nuova Periferia
del 4 ottobre 2006 - Chivasso (TO).

La storia di Marinica, uscita dal gruppo:
“I miei cari mi considerano morta”
La mia vita, un inferno

Ha “osato” lasciare i Testimoni di Geova.

CHIVASSO “La gente crede che siano delle pecorelle, ma la realtà è ben diversa: o sei con loro o contro di loro”. Marinica Casulli, 38 anni, dipendente Sorin da sempre residente a Chivasso, per quasi vent’anni è stata una fervente Testimone di Geova. I suoi problemi sono iniziati tre anni fa, quando ha deciso di dare una svolta alla propria vita, lasciando la congregazione. “Sono stata una testimone di Geova – racconta Marinica Casulli – a partire dai diciotto.

Nello statuto esiste la possibilità di distaccarsi, io l’ho fatto chiedendo semplicemente di non essere importunata. Loro hanno iniziato a telefonarmi, chiedendo di prendere una decisione, altrimenti mi avrebbero ‘dissociata’, un provvedimento che si prende nei confronti degli eretici. Ho spedito una lettera, scritta dal mio avvocato, l’hanno usata contro di me dicendo che avevo rinnegato la fede. Ripeto, io non ho rinnegato nulla, ho semplicemente deciso di lasciare i Testimoni di Geova. Dal pulpito, nella Sala del regno, davanti a quattrocento persone hanno detto che mi ero dissociata.

Mi hanno denigrato, da quel momento la mia vita è cambiata: quelli che erano miei amici mi trattano male, se mi incontrano per strada nemmeno mi salutano. Da allora non ho più avuto contatti con i miei fratelli e con i miei nonni, Testimoni di Geova, per loro non esisto più. Eppure io non ho fatto nulla, non ho né rubato né commesso adulterio, Dio non ha bisogno di una lettera di dimissioni. Per anni ho partecipato attivamente alla vita della comunità, poi mi sono resa conto che c’erano delle pecche. E ho fatto una scelta, nemmeno il matrimonio è così vincolante.

Internet è pieno di siti di persone che sono uscite dai Testimoni di Geova e che hanno i miei stessi problemi, noi stiamo lottando non per noi stessi, ma per la difesa dei diritti umani. Non mi interessa se gli ex amici non mi salutano, è una questione di principio: ora sono sola, per i miei familiari sono come morta. E la mia unica colpa è stata quella di spedire Una lettera chiedendo di essere lasciata in pace. Dal punto di vista personale tutto questo mi è costato tantissimo: a 38 anni mi trovo a dover ricominciare una nuova vita e ad essere considerata quello che non sono. In fin dei conti, non ho fatto nulla di male.

Mauro Bellucca è il responsabile delle relazioni esterne dei Testimoni di Geova chivassesi: “Ognuno è libro di entrare e di uscire dalla congregazione come meglio crede. C’è la massima libertà, ma quando si entra nella congregazione ci sono delle norme molto chiare. E chi vuole allontanarsi conoscendo quelle norme nate da un profondo studio, e che sono accettate dopo un percorso di mesi o di anni, sa benissimo a cosa va incontro”.
Marco Bogetto

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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova
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03/07/2020
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