I TdG e la sottomissione all'organizzazione
"La ribellione contro lo schiavo è ribellione contro Dio"
I TdG e la sottomissione all'organizzazione
"La ribellione contro lo schiavo è ribellione contro Dio"Dagli anni ’30 fino al 2024, le fonti mostrano una continuità dottrinale chiara: l’ubbidienza all’organizzazione dei Testimoni di Geova è considerata essenziale per stare dalla parte di Dio, e la ribellione contro di essa è vista come ribellione contro Dio. Nel tempo, questa dottrina si è progressivamente rafforzata, trasformando la sottomissione in un principio permanente che richiede la rinuncia al giudizio personale e l’accettazione incondizionata della guida dell’organizzazione.


Aggiornamento — 8 luglio 2026
Queste dichiarazioni non appartengono solo al passato. In un recente articolo di studio de La Torre di Guardia di settembre 2026, e nella trasmissione JW Broadcasting di luglio 2026, troviamo ancora le stesse posizioni espresse nelle citazioni storiche riportate sopra — anzi, formulate in modo ancora più esplicito.
La Torre di Guardia, edizione per lo studio, settembre 2026
Il paragrafo 6 afferma:
«Se noi, a differenza degli israeliti, abbiamo un cuore ubbidiente, ci sentiremo spinti ad avere fiducia in Geova e in quelli che lui ha costituito perché ci guidino. Seguiremo le istruzioni che riceviamo anche se non capiamo pienamente tutti i motivi che stanno alla base di quelle istruzioni, e anche se seguirle provoca la rabbia di quelli che odiano Geova.»
Il paragrafo 17 aggiunge:
«Indipendentemente dalle difficoltà che potremmo affrontare, se abbiamo un cuore ubbidiente potremo contare sul fatto che Geova si prenderà cura di noi e ci guiderà. Come nei tempi biblici, di sicuro ci provvederà istruzioni tramite i suoi rappresentanti qui sulla terra. E non dovremmo sorprenderci se queste istruzioni dovessero sembrarci insolite. Le vie di Geova e le sue capacità sono di gran lunga superiori alle nostre. Quindi, continuiamo ad avere un cuore ubbidiente.»
JW Broadcasting, luglio 2026
Nello stesso periodo, la trasmissione ufficiale JW Broadcasting di luglio 2026 ha dedicato ampio spazio al tema dell'obbedienza al Corpo Direttivo. Il discorso principale, intitolato "Conoscete la strada da percorrere?", è una delle esposizioni più esplicite che l'organizzazione abbia mai prodotto sul tema della sottomissione alla propria autorità.
Screenshot dalla trasmissione JW Broadcasting di luglio 2026 (jw.org)
Il discorso si apre con un parallelo biblico: come la nazione d'Israele doveva seguire l'arca del patto nel guadare il fiume Giordano — senza sapere dove li avrebbe portati, in un momento di pericolo — così oggi i Testimoni devono seguire il Corpo Direttivo. Il parallelismo è esplicito: il Corpo Direttivo occupa il posto che nell'antico Israele era occupato dall'arca, il segno visibile della presenza di Dio.
Il discorso si sviluppa attorno a tre domande: come si capisce quale strada percorrere, come si rimane su questa strada, e come si continua a percorrerla. La risposta alla prima domanda è diretta:
«Oggi Geova chi sta usando? [...] Oggi riveste questo ruolo il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova. Questi fratelli provvedono cibo spirituale, guida e aiuto pratico ai Testimoni di Geova in tutto il mondo. [...] Se dobbiamo seguire il Corpo Direttivo mentre i tempi diventano sempre più difficili, dobbiamo avere piena fiducia nel fatto che è Geova a guidarci e lo fa tramite suo figlio, Gesù Cristo.»
Per rispondere alla seconda domanda — come rimanere su questa strada — viene citato l'esempio dell'apostolo Paolo, che seguì le istruzioni degli anziani di Gerusalemme anche quando queste gli sembravano inutili, pagando di tasca sua per un rito che sapeva non essere più richiesto. La morale è esplicita:
«Quando riceviamo delle istruzioni, anche se ci sembrano superflue o non siamo d'accordo, abbiamo abbastanza fiducia in Geova da seguirle. Se riceviamo delle chiare istruzioni, seguiamole, se queste non vanno contro gli insegnamenti biblici. Magari Geova sta guidando le cose per un certo motivo, ma anche se non fosse così, ci ricompenserà per la nostra lealtà.»
Questa affermazione merita attenzione particolare. Non si dice "obbedisci perché il Corpo Direttivo ha ragione" né "obbedisci perché capisci il motivo." Si dice: obbedisci anche se non capisci, e anche se Geova non fosse davvero dietro a quella istruzione, verrai ricompensato per la tua lealtà. L'obbedienza viene sganciata dalla certezza dell'origine divina e trasformata in un valore assoluto in sé.
Il discorso introduce poi il tema della "grande tribolazione" per giustificare la necessità di questa obbedienza incondizionata:
«Riceveremo anche noi delle chiare istruzioni su cosa fare e cosa non fare durante la grande tribolazione? Come le riceveremo? Ci sembreranno sensate? Se abbiamo piena fiducia in Geova e Gesù, saremo pronti a seguire le istruzioni da parte di chi ci guida.»
Il meccanismo è chiaro: si anticipa esplicitamente che le istruzioni future potrebbero non sembrare ragionevoli — e si usa questa anticipazione per addestrare i fedeli a obbedire già ora, senza attendere di capire. Chi impara oggi a non mettere in discussione, sarà pronto domani a seguire qualsiasi istruzione, per quanto incomprensibile.
Per rispondere alla terza domanda — come continuare a percorrere questa strada — il discorso affronta direttamente chi nutre dubbi o insoddisfazione verso l'organizzazione:
«A volte alcuni sono scontenti per delle decisioni che vengono prese o per il modo in cui l'organizzazione gestisce le cose. Purtroppo, non hanno capito che, proprio come nell'antico Israele, le cose non verranno gestite in modo perfetto e per un semplice motivo: tutti quelli che Geova usa per guidarci sono imperfetti. Queste persone non troveranno mai un'organizzazione perfetta.»
L'imperfezione dell'organizzazione viene ammessa apertamente — ma non come invito alla riflessione critica. Al contrario: diventa un argomento per scoraggiare chi matura dubbi. Poiché nessuna organizzazione è perfetta, cercare alternative è presentato come illusorio. I dubbi vengono neutralizzati non rispondendo alle obiezioni, ma spostando il terreno: non si tratta di capire, si tratta di avere fede.
Il discorso si chiude con il riferimento a Giovanni 6:68 — "Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna" — applicato non a Gesù ma all'organizzazione:
«Dove altro potremo trovare la guida e il cibo spirituale, il conforto che Geova dà tramite la sua organizzazione? Non ci sono altri da cui andare. Non lasciamo che le cose che non comprendiamo oscurino quello che abbiamo e di cui facciamo parte.»
La domanda retorica di Pietro — rivolta a Gesù in un momento di crisi spirituale — viene trasferita all'organizzazione Watch Tower. Chi matura dubbi e pensa di andarsene non sta abbandonando una struttura umana: sta abbandonando Dio. Non ci sono alternative, quindi obbedisci.
La domanda posta nella trasmissione non è "ci fidiamo abbastanza del Corpo Direttivo?" ma "ci fidiamo abbastanza di Geova?" — uno spostamento retorico che trasforma l'obbedienza all'organizzazione in obbedienza a Dio, aggirando qualsiasi riflessione critica sul merito delle istruzioni ricevute.
Il ragionamento complessivo è il seguente: Geova potrebbe essere dietro a quella direttiva, ma potrebbe anche non esserlo. In entrambi i casi, l'istruzione è di seguirla comunque, perché la lealtà verrà ricompensata. La questione quindi non è se l'ordine provenga effettivamente da Geova, ma se si è disposti a obbedire anche quando non si ha la certezza che sia così.
In sintesi, questo discorso persegue un obiettivo preciso: costruire nei fedeli una disposizione all'obbedienza incondizionata, presentandola come sinonimo di fede in Dio. I dubbi vengono scoraggiati, la riflessione personale viene associata all'orgoglio e al desiderio di indipendenza, e chi non obbedisce viene implicitamente paragonato agli israeliti ribelli che non entrarono nella Terra Promessa. Il tutto viene giustificato con l'urgenza dei "tempi finali" — un'urgenza che l'organizzazione proclama da oltre un secolo.
Vale la pena confrontare queste affermazioni con Romani 12:1, dove Paolo esorta i cristiani a rendere a Dio "sacro servizio con la vostra facoltà di ragionare" — formula della vecchia TNM, diventata nella revisione del 2017 "sacro servizio con le vostre facoltà mentali." Lo stesso commento ufficiale della Watch Tower a questo passo afferma esplicitamente che l'adorazione a Dio "richiede che una persona usi le proprie facoltà mentali invece di agire sulla base di una fede cieca."
Evidentemente, questa facoltà non si dovrebbe applicare alle istruzioni dell'organizzazione.
È lecito chiedersi se tutto questo non prepari il terreno per qualche prossimo cambiamento dottrinale. Si tratterebbe di una pratica con precedenti documentati nella storia dell'organizzazione: prima di annunciare modifiche significative, la Watch Tower ha spesso pubblicato articoli e trasmissioni che enfatizzano l'obbedienza cieca e la fiducia incondizionata nell'organizzazione, preparando i fedeli ad accettare senza resistenza quello che sta per arrivare. Il caso più noto è quello della dottrina del sangue: prima dell'irrigidimento della posizione sulle trasfusioni negli anni '60, furono pubblicati anni di articoli sull'obbedienza a Geova anche quando le sue vie "sembrano contrarie alla logica umana."
