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Le dottrine
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"È vero che evitate ogni contatto con gli ex membri della vostra religione?"




Alla domanda se evitino ogni contatto con gli ex membri, i Testimoni di Geova hanno dato nel tempo due risposte ufficiali diverse. La prima, online almeno dal gennaio 2013 all'ottobre 2017, negava l'ostracismo senza mai descriverlo. La seconda, oggi sul loro sito, lo ammette apertamente e lo presenta come una forma di rispetto.

È cambiato anche l'indirizzo. La vecchia risposta stava all'URL jw.org/it/testimoni-di-geova/domande-frequenti/evitare-ogni-contatto/. La nuova sta a jw.org/it/testimoni-di-geova/domande-frequenti/allontanati-dalla-congregazione/. Lo slug precedente nominava esattamente la pratica che il testo negava. Il testo nuovo risulta già online almeno dal 14 aprile 2026, data della più antica copia conservata su Internet Archive.

Qui trovate entrambe le versioni, con la relativa analisi. Il cambiamento merita attenzione più di ciascun singolo testo, perché riguarda una prassi che viene ogni volta presentata come immutabile e fondata sulla Bibbia.

Una precisazione utile fin da subito: l'apertura annunciata nel 2024 riguarda un breve saluto in Sala del Regno a chi frequenta le adunanze, e nemmeno a tutti. Sui rapporti familiari non cambia nulla.

Pagina pubblicata nel 2014, aggiornata nell'agosto 2026.

La risposta attuale: "Come trattano i Testimoni di Geova chi non fa più parte della loro religione?"

Il testo oggi pubblicato su jw.org è molto più esteso del precedente: quattro sezioni, tre fotografie, tre testimonianze e due pareri legali. Lo riportiamo integralmente, perché l'analisi che segue si regge sulle sue parole e non su una parafrasi.

Come trattano i Testimoni di Geova chi non fa più parte della loro religione?

Ci impegniamo al massimo per trattare tutti con amore, bontà e rispetto. Se un testimone di Geova a non partecipa più in maniera regolare all’adorazione o smette del tutto di parteciparvi, prendiamo l’iniziativa di parlare con lui, lo rassicuriamo del fatto che gli vogliamo bene e cerchiamo di ravvivare il suo interesse per le cose spirituali (Luca 15:4-7).

In alcuni casi una persona potrebbe compiere delle azioni che la portano a essere allontanata dalla congregazione (1 Corinti 5:13). Ma dato che vogliamo molto bene ai nostri compagni di fede, facciamo tutto il possibile per dare aiuto a quella persona prima che arrivi al punto di dover essere allontanata. E anche se viene allontanata, continuiamo a mostrarle amore e rispetto, proprio come la Bibbia ci incoraggia a fare (Marco 12:31; 1 Pietro 2:17).

Perché una persona viene allontanata dalla congregazione?

La Bibbia dice chiaramente che, se un cristiano commette un peccato grave e si rifiuta di cambiare, deve essere allontanato dalla congregazione (1 Corinti 5:11-13). b La Bibbia indica quali peccati sono così gravi da richiedere che una persona venga allontanata. Tra questi peccati ci sono, ad esempio, adulterio, ubriachezza, omicidio, violenza domestica e furto (1 Corinti 6:9, 10; Galati 5:19-21; 1 Timoteo 1:9, 10).

Comunque, una persona che ha commesso un peccato grave non viene allontanata dalla congregazione immediatamente. Gli anziani di congregazione c cercano prima di tutto di aiutarla a cambiare condotta (Romani 2:4). Fanno tutto il possibile per arrivare al suo cuore mostrando mitezza, gentilezza e bontà (Galati 6:1). Questo può spingere la persona che ha commesso il peccato a rendersi conto dei suoi errori e a pentirsi (2 Timoteo 2:24-26). Se, nonostante i ripetuti sforzi fatti per aiutarla, la persona continua a violare il codice morale della Bibbia e non si pente, deve essere allontanata dalla congregazione. Gli anziani faranno semplicemente un annuncio per informare la congregazione che la persona non è più testimone di Geova.
Con mitezza, gentilezza e bontà, gli anziani fanno tutto il possibile per arrivare al cuore di una persona che ha peccato
Quali risultati si ottengono allontanando una persona che è decisa a praticare il peccato? Per prima cosa, la congregazione sostiene le norme di purezza stabilite da Dio e protegge sé stessa dall’influenza negativa di quella persona (1 Corinti 5:6; 15:33; 1 Pietro 1:16). Inoltre la persona che ha peccato potrebbe sentirsi spinta ad abbandonare la sua condotta sbagliata e a cercare di cambiare (Ebrei 12:11).

Come trattano i Testimoni di Geova chi è stato allontanato dalla congregazione?

La Bibbia dice che i cristiani devono “smettere di stare in compagnia” di chi è stato allontanato dalla congregazione, “non mangiando nemmeno con una persona del genere” (1 Corinti 5:11). Quindi non intratteniamo rapporti sociali con chi è stato allontanato. Comunque non lo ignoriamo completamente, e lo trattiamo con rispetto. La persona è la benvenuta alle nostre funzioni religiose, e i Testimoni presenti a queste riunioni possono decidere di salutarla. d La persona può anche rivolgersi agli anziani per chiedere aiuto spirituale.
Chi è stato allontanato dalla congregazione è il benvenuto alle nostre riunioni
Cosa succede se una persona viene allontanata dalla congregazione ma il coniuge e i figli piccoli sono ancora testimoni di Geova? I legami di tipo religioso che la persona aveva con la sua famiglia cambiano, ma i legami familiari continuano a esistere. Dato che la persona allontanata e la sua famiglia vivono nella stessa casa, la vita coniugale, i vincoli affettivi e i normali rapporti familiari proseguono.

Una persona che è stata allontanata può chiedere di ricevere delle visite da parte degli anziani, che le daranno consigli amorevoli basati sulle Scritture e la incoraggeranno calorosamente a pentirsi e a tornare da Dio (Zaccaria 1:3). Se la persona abbandona la sua condotta sbagliata e dimostra di avere il sincero desiderio di vivere secondo il codice morale della Bibbia, può tornare a far parte della congregazione. La congregazione la perdonerà benevolmente e la conforterà, proprio come fecero i cristiani di Corinto quando una persona che aveva praticato il peccato cambiò il suo comportamento (2 Corinti 2:6-8).

Che sentimenti provano ora quelli che in passato erano stati allontanati?

Vediamo cosa hanno detto alcuni testimoni di Geova che in passato erano stati allontanati dalla congregazione e poi hanno deciso di tornare da Dio.

“Quando ho deciso di tornare nella congregazione, pensavo che gli anziani avrebbero voluto sapere tutto quello che avevo fatto durante i decenni trascorsi da quando ero stata allontanata. Invece mi hanno detto semplicemente: ‘Vogliamo che ti concentri su quello che farai da ora in poi’. Mi sono sentita davvero sollevata” (Maria, Stati Uniti).
“I componenti della congregazione non vedevano l’ora che tornassi. Ho capito che ci tenevano a me. I miei fratelli e le mie sorelle spirituali mi hanno aiutato a percepire il loro perdono e quello di Geova, e ad andare avanti. Gli anziani sono sempre stati pronti a darmi l’aiuto di cui avevo bisogno per ricostruire la mia spiritualità. Mi hanno consolato e mi hanno aiutato a capire che Geova mi apprezza e mi ama ancora” (Malcom, Sierra Leone).
“Sono felice che Geova ami così tanto i suoi servitori da fare in modo che la sua organizzazione venga mantenuta pura dal punto di vista morale. Una cosa che potrebbe sembrare crudele agli occhi di chi non è Testimone in realtà è sia necessaria che molto amorevole. Sono davvero grata che il nostro Padre celeste sia un Dio amorevole e pronto a perdonare” (Sandi, Stati Uniti).


Commenti di esperti di diritto che non sono testimoni di Geova

Cos’hanno da dire i tribunali e gli esperti riguardo al fatto che i Testimoni di Geova allontanano dalle loro congregazioni le persone che commettono un peccato e non si pentono? Ecco alcuni commenti.


a Anche se qui viene usato il maschile, le informazioni di questo articolo valgono per persone di entrambi i sessi.

b In passato, riferendoci a chi aveva peccato e non si era pentito, usavamo il termine “disassociato”. Ora invece utilizziamo semplicemente la terminologia della Bibbia e diciamo che questa persona è stata allontanata dalla congregazione.

c Gli anziani sono uomini spiritualmente maturi che insegnano usando la Bibbia e che provvedono cura pastorale ai loro compagni di fede dando loro aiuto e incoraggiamento. Non vengono pagati per quello che fanno (1 Pietro 5:1-3).

d In casi estremi una persona, oltre a lasciare la congregazione, potrebbe cercare attivamente di danneggiarla o potrebbe promuovere attivamente una condotta sbagliata. Quando questo succede, seguiamo il comando biblico di “non [rivolgerle] un saluto” (2 Giovanni 9-11).

Fonte: jw.org, sezione "Domande frequenti", pagina "Come trattano i Testimoni di Geova chi non fa più parte della loro religione?".
Testo consultato il 31 agosto 2026.

L'analisi della risposta attuale

Il testo cambia impostazione rispetto al precedente. Non nega più l'ostracismo: lo dichiara e lo ridefinisce come una forma di rispetto. Va letto con attenzione, perché è proprio nei punti in cui sembra più aperto che si trovano le condizioni non dette.

Il termine cambia, la prassi resta

Una nota a piè di pagina informa che «in passato, riferendoci a chi aveva peccato e non si era pentito, usavamo il termine "disassociato". Ora invece utilizziamo semplicemente la terminologia della Bibbia e diciamo che questa persona è stata allontanata dalla congregazione».

Presentata così, sembra una correzione verso una maggiore fedeltà alle Scritture. Ma per decenni "disassociazione" era stata insegnata come la procedura biblica, con lo stesso corredo di versetti che oggi accompagna "allontanamento". Non viene spiegato perché il termine precedente non fosse quello biblico, né chi avesse sbagliato a introdurlo. È lo stesso schema della modifica del 1954-2013 sui posti a sedere, documentata più avanti in questa pagina: una regola presentata come scritturale viene sostituita da un'altra presentata come scritturale, senza che nessuno risponda della prima.

L'ostracismo, ora dichiarato

Nella prima parte si legge che «anche se viene allontanata, continuiamo a mostrarle amore e rispetto». Tre paragrafi più avanti:

«La Bibbia dice che i cristiani devono "smettere di stare in compagnia" di chi è stato allontanato dalla congregazione, "non mangiando nemmeno con una persona del genere" (1 Corinti 5:11). Quindi non intratteniamo rapporti sociali con chi è stato allontanato.»

Su questo punto la nuova versione è più esposta della precedente. Prima l'ostracismo veniva aggirato con formule generiche, ora viene ammesso in modo esplicito e immediatamente ridefinito come compatibile con l'amore e il rispetto. Non occorre più dimostrare che la prassi esista: basta accostare le due frasi e lasciare che il lettore giudichi se possano descrivere lo stesso comportamento.


Il saluto: la regola che non era una regola

La pagina è illustrata da tre fotografie. Nella seconda, ambientata in una Sala del Regno, una coppia di Testimoni stringe la mano sorridendo a una donna. La didascalia dice: «Chi è stato allontanato dalla congregazione è il benvenuto alle nostre riunioni». Nel testo:

«La persona è la benvenuta alle nostre funzioni religiose, e i Testimoni presenti a queste riunioni possono decidere di salutarla.»

Chi ha frequentato una congregazione sa che quella scena, fino a pochi anni fa, era esattamente ciò che le direttive vietavano. Il disassociato che voleva assistere alle adunanze doveva entrare a riunione iniziata e uscire prima della fine, sedersi in un posto separato dagli altri presenti, e nessuno gli rivolgeva la parola né il saluto. Non era una consuetudine locale: era la prassi stabilita dall'organizzazione.

Vale la pena mettere in fila quello che le pubblicazioni della Watch Tower hanno detto su questo punto.

Nella "Torre di Guardia" del 1° marzo 1954, p. 159, si precisa che i familiari fedeli possono accompagnare in automobile il disassociato alla Sala del Regno, «ma quando arrivano i fedeli non dovrebbero sedere vicino al disassociato nella sala, bensì dovrebbero riunirsi con lui solo quando escono per andare a casa».



"Torre di Guardia" del 1° marzo 1954, p. 159. Click per ingrandire.

Quasi sessant'anni dopo, nella "Torre di Guardia" del 15 giugno 2013, p. 28, paragrafo 17, viene portato come esempio positivo il caso di Robert, rimasto disassociato per circa sedici anni, «durante i quali i suoi genitori e i suoi fratelli hanno seguito con fermezza e lealtà il comando della Parola di Dio di evitare la compagnia di chi pratica il peccato e di non rivolgergli nemmeno un saluto». L'articolo riporta anche le parole di Robert, secondo cui se la famiglia avesse cercato la sua compagnia anche solo per poco tempo, «per sapere come stavo», quei brevi momenti gli avrebbero tolto la spinta a tornare.


"Torre di Guardia" del 15 giugno 2013, p. 28, paragrafo 17. Click per ingrandire.

Genitori e fratelli, sedici anni, nemmeno un saluto. Chiedere a un figlio come sta viene descritto come un danno.

Nello stesso 2013, con la "Domanda dai lettori" della "Torre di Guardia" del 15 agosto, p. 8, viene modificata la regola sui posti a sedere: i figli disassociati possono ora sedere accanto ai genitori, purché ciò non faccia "inciampare i fratelli". Il testo precisa che «questo aggiorna quanto pubblicato nella Torre di Guardia del 1° marzo 1954, pagina 159». Il divieto di saluto, però, resta intatto.

Oggi, sul sito ufficiale, quel saluto è consentito, e la fotografia di una coppia che accoglie calorosamente una persona allontanata viene usata per illustrare la posizione dell'organizzazione.

Le due cose non possono stare insieme. Se salutare un allontanato è oggi ammissibile, allora il divieto di ieri non era un comando biblico: era una regola stabilita dagli uomini che dirigono l'organizzazione. Se invece era davvero un comando biblico, come per decenni è stato insegnato, allora la scena fotografata su jw.org illustra una disobbedienza a quel comando.

Non c'è una terza possibilità. E il costo di quella regola l'hanno pagato le famiglie: sedici anni senza una parola, nel caso di Robert, presentati come un esempio di fedeltà.

Si potrebbe obiettare che i due casi non siano paragonabili: Robert era lontano e impenitente, mentre la persona ritratta nella fotografia frequenta le adunanze e mostra di voler tornare. L'obiezione non regge, perché le vecchie direttive non facevano quella distinzione. Il disassociato che assisteva alle adunanze era esattamente il caso disciplinato nel 1954, quando si stabiliva dove dovesse sedere e che i familiari fedeli non dovessero stargli accanto: era presente, e nemmeno a lui si rivolgeva il saluto. Il divieto si applicava al disassociato in quanto tale e cessava soltanto con la riassociazione, non con i primi segni di ravvedimento.

Va detto, per completezza, quanto la concessione attuale sia limitata. Il saluto non è dovuto: i Testimoni presenti «possono decidere» di rivolgerlo, ed è una facoltà del singolo, non un obbligo per la congregazione. Vale soltanto nel contesto delle adunanze, e il testo continua a stabilire che «non intratteniamo rapporti sociali con chi è stato allontanato». Una nota finale reintroduce poi il divieto pieno per una categoria non definita:

«In casi estremi una persona, oltre a lasciare la congregazione, potrebbe cercare attivamente di danneggiarla o potrebbe promuovere attivamente una condotta sbagliata. Quando questo succede, seguiamo il comando biblico di "non [rivolgerle] un saluto" (2 Giovanni 9-11).»

Chi stabilisca se un ex membro stia "cercando attivamente di danneggiare" la congregazione non è precisato. In pratica vi rientra chiunque esprima pubblicamente critiche all'organizzazione, e cioè proprio la parte di ex membri che la domanda del titolo chiama in causa. La risposta rassicurante vale per tutti, tranne che per i suoi destinatari più diretti.

C'è poi un effetto che la formula produce e che vale la pena considerare. Consentire il saluto ma non i rapporti sociali lascia indeterminato dove passi il confine. Si può chiedere come sta? Stringere la mano? Fermarsi a parlare due minuti? Il testo non lo dice, e la responsabilità di decidere ricade sul singolo, che sa di poter essere osservato dagli altri presenti. In pratica la scelta prudente è sempre il minimo: un saluto rapido, lo sguardo che scivola via, e la cordialità piena riservata alla persona successiva. Non è detto che una concessione così congegnata attenui il senso di estraneità: può accentuarlo, perché rende visibile la differenza di trattamento nel momento stesso in cui la si esercita.

La famiglia: la condizione che prima non c'era

Nella versione precedente si leggeva che «i legami di sangue restano inalterati», senza alcuna condizione. Il testo attuale è formulato diversamente:

«Cosa succede se una persona viene allontanata dalla congregazione ma il coniuge e i figli piccoli sono ancora testimoni di Geova? [...] Dato che la persona allontanata e la sua famiglia vivono nella stessa casa, la vita coniugale, i vincoli affettivi e i normali rapporti familiari proseguono.»

La continuità dei rapporti familiari è ora subordinata a due condizioni esplicite: che si tratti del coniuge o dei figli piccoli, e che si viva sotto lo stesso tetto. Del figlio maggiorenne che non abita più in casa, del genitore anziano, del fratello o della sorella, continua a non dirsi nulla.

È esattamente l'obiezione che avevamo mosso al testo precedente, quando la formula generica sui "legami di sangue" lasciava credere a un lettore esterno che nessun rapporto familiare venisse toccato. Nella nuova versione la condizione della convivenza è scritta nero su bianco. Ciò che accade fuori da quel perimetro resta affidato al silenz

Conviene esplicitare quanto le due cose siano separate. Il cambiamento annunciato nel 2024 riguarda un breve saluto in Sala del Regno, rivolto a chi si presenta alle adunanze, e nemmeno a tutti. Sui rapporti familiari non incide in alcun modo: il figlio maggiorenne che non vive più in casa, il genitore anziano, il fratello restano esattamente dove erano, con i contatti limitati allo stretto necessario. Chi legge dell'apertura del 2024 e ne ricava che le famiglie siano state riunite ha capito il contrario di quello che è stato scritto.

Chi se ne va di propria volontà non esiste

La domanda riguarda «chi non fa più parte della loro religione». L'intera risposta parla però soltanto di due categorie: chi si allontana dalle attività e chi viene espulso per un peccato non confessato. Di chi lascia la religione per una scelta consapevole, perché non ne condivide più gli insegnamenti, non c'è traccia in nessun punto del testo.

È la stessa struttura di evasione già presente nella versione precedente, spostata di un passo. Prima si rispondeva sugli inattivi per non parlare dei disassociati. Ora si risponde in modo articolato sui disassociati per non parlare di chi si dissocia.

L'elenco dei peccati

«Tra questi peccati ci sono, ad esempio, adulterio, ubriachezza, omicidio, violenza domestica e furto.»

Cinque voci che nessun lettore esterno si sentirebbe di difendere. Le altre non compaiono nell'elenco ma nei versetti richiamati e nei manuali a uso interno degli anziani: fra queste il dissenso dottrinale, il fumo, l'accettazione di una trasfusione di sangue, la partecipazione a festività. L'"ad esempio" fa un lavoro che l'elenco completo renderebbe imbarazzante.

Le testimonianze

Le tre esperienze riportate a chiusura, di Maria, Malcom e Sandi, sono tutte di persone che dopo essere state allontanate sono rientrate nella congregazione. Non è un difetto in sé, ma è un campione selezionato: chi non è rientrato non ha voce, ed è precisamente la popolazione di cui la domanda si occupa. Chi ha perso i rapporti con i figli, chi non parla con i genitori da vent'anni, chi ha lasciato e non intende tornare non compare in nessuna delle risposte pubblicate.

I pareri legali

La sezione finale riporta due citazioni, tratte da una sentenza dell'Alta corte di giustizia di Inghilterra e Galles del 2019 e da un commento del prof. Paulo Pinto de Albuquerque.

Entrambe rispondono a una domanda che nessuno pone. Che un gruppo religioso abbia il diritto di espellere i propri membri non è oggetto di contestazione, ed è pacifico in qualunque ordinamento democratico. Il punto controverso è un altro: quali effetti l'ostracismo produca sui familiari che non hanno scelto nulla, sui minori, su chi vede recidersi i rapporti affettivi come conseguenza di una decisione altrui.

Vale la pena aggiungere un dato che sul sito ufficiale non compare. Nella causa norvegese conclusa con la sentenza della Corte suprema HR-2026-1009-A del 29 aprile 2026, i Testimoni di Geova hanno effettivamente ottenuto ragione: le decisioni statali che negavano loro sussidi e registrazione sono state dichiarate invalide. Ma la decisione è stata presa a maggioranza di tre giudici su cinque, e due giudici hanno ritenuto che la pratica dell'esclusione comporti una pressione indebita, sottolineando che essa «può comportare la perdita dei contatti con i familiari, soprattutto per i minori». Quanto ai minori, la Corte non ha accertato l'assenza di danni: ha rilevato che lo Stato non ne aveva fornito prova sufficiente. E tra gli argomenti accolti dalla maggioranza figura l'affermazione che i legami familiari non vengano interrotti per i familiari che non vivono nella stessa casa, cioè esattamente ciò che le pubblicazioni riprodotte in questa pagina smentiscono.

Il testo della sentenza e il relativo sommario sono consultabili sul sito della Corte suprema norvegese. Sulla vicenda norvegese si veda anche la nostra pagina dedicata.

La risposta precedente (documentata dal 2013 al 2017) e l'analisi pubblicata nel 2014

Il testo che segue è rimasto sul sito ufficiale per anni all'indirizzo jw.org/it/testimoni-di-geova/domande-frequenti/evitare-ogni-contatto/. Non è più reperibile su jw.org. Ne esistono copie conservate su Internet Archive:

L'analisi che lo accompagna è quella che avevamo pubblicato nel 2014 e la lasciamo invariata: rileggerla oggi mostra che diverse delle obiezioni allora formulate sono state, di fatto, recepite nella riscrittura del testo ufficiale.

*********

"È vero che evitate ogni contatto con gli ex membri della vostra religione?"




Nel sito ufficiale dei Testimoni di Geova viene data la seguente risposta a questa domanda:

Chi si battezza come Testimone di Geova ma poi smette di svolgere l’attività di predicazione e magari non si associa più con i propri compagni di fede non viene evitato. Anzi, ci si sforza di mantenere i contatti e di ravvivare il suo interesse per le cose spirituali. Neppure chi si rende responsabile di un grave errore viene disassociato, o allontanato, automaticamente. Tuttavia se un Testimone battezzato ha una condotta in contrasto con le norme morali della Bibbia e non si pente, viene disassociato.

A questo riguardo la Bibbia si esprime in modo chiaro: “"Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi"” (1 Corinti 5:13). Che dire se un uomo viene disassociato ma la moglie e i figli continuano a essere Testimoni di Geova? Dal punto di vista religioso le cose cambiano, ma i legami di sangue restano inalterati. Il vincolo coniugale e i normali rapporti familiari e affettivi proseguono.

Chi è disassociato può frequentare le nostre funzioni religiose. Se lo desidera può anche ricevere assistenza spirituale da persone qualificate, gli anziani della congregazione. L’obiettivo è aiutare la persona a soddisfare nuovamente i requisiti necessari per essere un Testimone di Geova. Se chi è disassociato vuole tornare a far parte della congregazione è sempre benaccetto, purché abbandoni la sua condotta inappropriata e mostri il sincero desiderio di seguire le norme bibliche.

[Nota: questa risposta non è più presente su jw.org. È consultabile nelle copie conservate su Internet Archive del 1° gennaio 2013 e del 19 ottobre 2017 (link indicati sopra)].

Questa risposta è un capolavoro di strategia dialettica, rivolta a persone che non conoscono la realtà interna del gruppo.

«Chi si battezza come Testimone di Geova ma poi smette di svolgere l’attività di predicazione e magari non si associa più con i propri compagni di fede non viene evitato. Anzi, ci si sforza di mantenere i contatti e di ravvivare il suo interesse per le cose spirituali.»

E qui si comincia da subito a sviare l'attenzione del lettore dalla domanda e dall'argomento. Non si chiedeva come si comportano i TdG verso gli inattivi, ma come trattano gli ex membri. Quindi questa osservazione non c'entra nulla con l'argomento e serve solo a far pensare a chi non conosce bene la loro organizzazione (e non sa quindi qual è la distinzione fra inattivi ed ex) che esista una normale tolleranza verso gli ex membri.

«Neppure chi si rende responsabile di un grave errore viene disassociato, o allontanato, automaticamente. Tuttavia se un Testimone battezzato ha una condotta in contrasto con le norme morali della Bibbia e non si pente, viene disassociato. A questo riguardo la Bibbia si esprime in modo chiaro: “"Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi"” (1 Corinti 5:13).»

E quindi? Come si comportano i TdG verso chi viene disassociato? La domanda non era "Perché i TdG disassociano le persone" ma se è vero che evitano ogni contatto con gli ex membri. Anche questa precisazione quindi c'entra ben poco con la domanda che è stata posta.

«Che dire se un uomo viene disassociato ma la moglie e i figli continuano a essere Testimoni di Geova? Dal punto di vista religioso le cose cambiano, ma i legami di sangue restano inalterati. Il vincolo coniugale e i normali rapporti familiari e affettivi proseguono.»

Ma che significa che "i legami di sangue restano inalterati"? Che senso ha una simile precisazione? Dovrebbero cessare anche i legami di sangue se uno viene disassociato? È una puntualizzazione assurda ed illogica. Perché non si dice che i membri "fedeli" che non vivono sotto lo stesso tetto (come i figli maggiorenni) eviteranno di parlare e di associarsi con il padre disassociato? Perché non si dice che la moglie viene incoraggiata a separarsi (non a divorziare) se il marito cercasse di parlarle delle sue mutate convinzioni religiose?

Perché non si dice che un figlio disassociato maggiorenne che non vive più in casa verrà evitato dai genitori che non dovranno frequentarlo nemmeno per una normale riunione con gli altri familiari? La risposta ufficiale è evasiva e fuorviante, cioè, detto altrimenti, ingannevole

«Chi è disassociato può frequentare le nostre funzioni religiose. Se lo desidera può anche ricevere assistenza spirituale da persone qualificate, gli anziani della congregazione. L’obiettivo è aiutare la persona a soddisfare nuovamente i requisiti necessari per essere un Testimone di Geova. Se chi è disassociato vuole tornare a far parte della congregazione è sempre benaccetto, purché abbandoni la sua condotta inappropriata e mostri il sincero desiderio di seguire le norme bibliche.»

Perché non si dice che per tutto il tempo che il disassociato "pentito" frequenterà le adunanze in attesa di essere riassociato (attesa che può durare anche più di un anno), nessuno gli rivolgerà la parola od il saluto, e dovrà entrare ed uscire dalla sala dopo l'inizio e prima della fine, sedendosi in un luogo riservato ai disassociati, per non creare imbarazzo? (nota)

E perché ad una domanda come questa non hanno risposto citando qualche articolo in cui si lodano le famiglie che hanno evitato di avere qualsiasi rapporto con il familiare disassociato, per anni, fino a che il poveretto non è ritornato ad essere un TdG? In questa risposta non si dice come stanno realmente le cose, e si svia quindi il proprio interlocutore sulla realtà esistente nella congregazione.

Per sapere davvero come i TdG trattano e considerano gli ex membri - compresi i familiari disassociati - basta leggere certe loro pubblicazioni ufficiali, come quelle che sono riprodotte in questa pagina: I TdG e la disassociazione.

Un esempio di direttive ostracizzanti:



"Torre di Guardia" del 15 giugno 2013, p. 28, paragrafo 17.
(La stessa scansione è riprodotta anche nella sezione precedente, dove il testo viene messo a confronto con la risposta attuale.)

Nota: (inserita il 03/11/2014) Pare che da qualche tempo nelle congregazioni sia concesso al disassociato di rimanere fino alla fine della preghiera che conclude l'adunanza. Il disassociato può anche richiedere al reparto letteratura una copia della rivista che viene esaminata durante l'adunanza e può anche sedersi non necessariamente nell'ultima fila. Direttive in tal senso sono state pubblicate nella "Torre di Guardia" 15 agosto 2013 p. 8 dove si parla in particolare dei figli minorenni disassociati.

Nella rivista si osserva che anche se genitori e figli disassociati possono sedere insieme durante le adunanze, questo può essere fatto solo se ciò non fa "inciampare i fratelli". Inoltre si sottolinea che «un conto è che un disassociato stia seduto quietamente accanto ai familiari durante le adunanze, un altro è che questi cerchino la sua compagnia quando non ve n’è ragione: sono due cose ben diverse». Al di fuori di queste circostanze (la partecipazione alle adunanze) i genitori TdG eviteranno quindi qualsiasi contatto non assolutamente necessario con il figlio disassociato che non abita con loro, come si legge nell'articolo citato qui sopra.

Nella rubrica "Domande dai lettori" si fa notare che queste direttive modificano quanto era stato insegnato 59 anni prima e che per 59 anni era stata una regola anche per quanto riguarda il fatto che i figli disassociati non potessero sedersi accanto ai genitori durante le adunanze. Si legge infatti: «Questo aggiorna quanto pubblicato nella Torre di Guardia del 1° marzo 1954, pagina 159».

Ecco la scansione di questo articolo:


Click per ingrandire

Da notare quindi che loro stessi hanno creato queste regole e, dopo 59 anni che le hanno mantenute in vigore, scrivono che non si devono creare regole su tali questioni!

«Stabilire delle regole sui posti potrebbe, in certe circostanze, creare dei problemi. L’importante è che tutti i presenti, compresi i famigliari fedeli, si sforzino di rispettare i principi biblici in merito alla disassociazione e che il posto in cui il disassociato si siede non faccia inciampare i fratelli. Se queste condizioni vengono soddisfatte, non c’è bisogno di fare una questione in merito ai posti a sedere di coloro che assistono alle adunanze».

Si legge che in "certe circostanze" queste regole potrebbero "creare dei problemi". Probabilmente con ciò si riferiscono al fatto che in certi paesi non è legalmente consentito che delle persone - specialmente se minorenni - siano costrette a sedere durante le riunioni religiose, in luoghi aperti al pubblico, in posti "speciali", separati dagli altri fedeli (o dai genitori): questa potrebbe essere considerata una forma di discriminazione e comportare "problemi" (per la WTS) di carattere legale, nel caso il disassociato od altri denunciassero questa situazione. Con questo cambiamento delle loro stesse regole hanno quindi risolto il problema.


 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
Riproduzione consentita con citazione della fonte
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