I 144.000 e la Grande Folla
(Due speranze diverse?)
Note sul numero degli unti (144.000) e la Grande Folla
Negli insegnamenti attuali dei testimoni di Geova, il popolo di Dio sarebbe diviso in due categorie (gruppi): un piccolo gregge (144.000 persone) che ha la speranza celeste, cioè quella di vivere per sempre in cielo con Geova, e la grande folla con la speranza di vivere eternamente ma in terra (Dal Paradiso Perduto Al Paradiso Riconquistato, pag. 216, pubblicato dai t.d.Geova nel 1959).
Per i t.d. Geova, il numero dei 144.000 è un numero letterale (Rivelazione, il suo grandioso culmine è vicino!, pubbl. dai t.d.Geova, pag. 118, parag. 14).
A proposito della grande folla, si iniziò a parlare di loro nel 1934, anche se già nella Torre di Guardia del 15/10/1923 (edizione inglese) si suggeriva che c'erano altre pecore (grande folla). Nell'anno 1934 si dichiarò che era scritturalmente appropriato che le altre pecore si dedicassero a Dio e si battezzassero. Ciò significa che sino ad allora (1934) quasi tutti i t.d.Geova facevano parte degli unti; ciò è confermato dall'alto numero di quelli che parteciparono alla Commemorazione del 1925 (Cena del Signore). Infatti, nel libro Il Millenario Regno di Dio, a pag. 237 parag. 54, è scritto:
«Così a questa celebrazione della cena del Signore il numero di quelli che vi presero parte indicò questa crescita e produzione di discepoli di Cristo. Quanti vi presero dunque parte quell'anno? L'edizione della Torre di Guardia del 1° settembre 1925, a pagina 263, nei "Rapporti della Commemorazione", dice: "Siamo lieti che il numero dei partecipanti alla Commemorazione sia così grande, perché manifesta in ogni luogo molto interesse nella verità, e così dovrebbe essere. La somma totale di cui è stato fatto rapporto finora è di 90.434, che è di 25.329 superiore al rapporto di un anno fa."»
Vi è soltanto un residuo di questi sulla terra, conosciuto come il "servitore fedele e prudente" (Matteo 24:45-47). In paragone con l'intero corpo di Cristo, questi cristiani non sono che un residuo (Apoc. 7:4-8, 12:17) e il loro numero va giornalmente diminuendo mentre i membri, l'uno dopo l'altro, terminano la loro corsa con la morte (Sia Dio Riconosciuto Verace, pag. 301, anno 1949).
«A partire dal 1935 la "chiamata celeste" si era definitivamente chiusa e da quel momento il numero dei componenti il piccolo gregge avrebbe dovuto inesorabilmente diminuire» (Torre di Guardia del 1/1/1988, pag. 11, 18).
«Sin da allora un milione di persone si sono battezzate in acqua, ed ora professano di appartenere non all'unto rimanente del piccolo gregge, ma alle altre pecore. Infatti, nessuna chiamata celeste, nessuna speranza spirituale del Regno, fu posta dinanzi a loro al tempo del loro battesimo in acqua.
Perché avvenne questo? Che cosa significò questo battesimo e questo condurre tali altre pecore sin dal 1934? Evidentemente significò che i 144.000 chiamati al regno celeste erano stati in quel tempo raccolti e che sulla terra restava solo un rimanente di quegli unti per il Regno (Rivelaz. 14:1-3). Essendo il numero di questo piccolo gregge limitato a 144.000 eredi del Regno, doveva venire il tempo in cui questo numero si sarebbe dovuto completare e non si sarebbe più aggiunto all'unto rimanente durante il termine del sistema di cose. Invece il numero che comprendeva questo rimanente doveva diminuire mentre i suoi membri avrebbero finito il loro corso terreno fedelmente.
Nell'anno 1939 fu fatto rapporto e 71.509 persone proclamavano la buona notizia. Indubbiamente la maggioranza di queste erano membri del rimanente, in quanto si era cominciato solo di recente a condurre le altre pecore. Il 25 marzo del 1948 fu fatto rapporto che 376.393 persone avevano assistito al pasto serale, e che di queste solo 25.395 avevano partecipato al pane e al vino emblematici, indicando d'essere dell'unto rimanente. Nel 1965 assistettero 1.933.089 persone ma solo 11.500 parteciparono. Così 13.845 del fedele rimanente del piccolo gregge erano scomparsi dalla scena terrestre in diciassette anni (1948-1965)» (Vita Eterna Nella Libertà Dei Figli di Dio, pag. 147, 148).
Da tutte queste citazioni dei t.d. Geova si deduce che il numero degli unti nel tempo dovrebbe diminuire gradualmente, ma la realtà delle cifre pubblicate dai t.d. Geova non sempre rispetta questo concetto. Nella tabella a fine studio è riportato il numero degli unti nel corso degli anni; i dati sono stati tratti dal libro Luce Vera per i t.d.Geova di A. Lorenzi, 1998, pag. 274 (libro in cui sono riportate, tra l'altro, citazioni tratte dalle pubblicazioni dei t.d.Geova dal 1879, anno degli inizi, al 1997) e riscontrabili esaminando sia gli annuari che le Torri di Guardia del 1° gennaio di ogni anno. Nell'ultima colonna sono indicati in grassetto gli anni in cui il numero degli unti è aumentato anziché diminuito.
Risulta inoltre da questa tabella che nel 1925 gli unti (formatisi dal 1879 al 1935) erano circa 90.434, tutti testimoni di Geova o studenti biblici internazionali (come erano chiamati allora); ciò significherebbe che durante lo sviluppo della chiesa primitiva, dal I secolo d.C. sino al 1879, gli unti ammonterebbero a 144.000 - 90.434, cioè 53.566 cristiani. Da questi dati risulterebbe che i t.d. Geova hanno svolto un'attività più proficua dei primi cristiani (sic!), i quali, pur avendo ricevuto i doni dello Spirito Santo e avendo operato con miracoli, segni e prodigi (Atti 2:43, 4:30, 6:8, 15:12, Romani 15:19 ecc.), avrebbero raggiunto un numero minore di quello dei t.d.Geova.
Si consideri inoltre che i primi cristiani unti (dall'anno 33 e.V. sino alla fine del I secolo, secondo i t.d.Geova, poiché dopo ci sarebbe stata, sempre secondo i t.d.Geova, l'apostasia di massa) ammonterebbero a 53.566, e coprono un periodo di circa 67 anni. I t.d.Geova invece, nell'arco di 46 anni (1879-1925), sono arrivati a 90.434. Da quanto enunciato risulterebbe che nel periodo che va dall'inizio del II secolo d.C. sino al 1879 gli unti erano scomparsi o quasi, anche se i t.d.Geova insegnano che comunque ne esistevano alcuni (alcuni, molti, ma quanti?), e ciò nonostante questo periodo sia stato caratterizzato da milioni di cristiani fedeli, di cui molti uccisi a causa dell'evangelo: si pensi alla sola persecuzione dei martiri sotto l'imperatore romano Diocleziano e a tutti quelli del periodo medioevale. Dalle cifre esposte, i t.d.Geova sono stati dunque molto più prolifici dei primi cristiani (sic!). I dati riportati sono stati calcolati considerando che dal II secolo e.V. sino al 1879 non vi furono unti; se infatti aggiungessimo altri unti in questo periodo, quelli del I secolo sarebbero addirittura meno di 53.566 (sic!).
Analizzando solo il libro degli Atti si nota che: Atti 1:15, 120 discepoli; Atti 2:41-42, 3.000 conversioni; Atti 4:4, 5.000 uomini (e calcolando almeno la metà sposati con figli, il numero arriva ad almeno 10.000); Atti 5:14, sempre più uomini e donne si aggiungevano; Atti 6:1,7, crescevano (in greco, moltiplicavano); Atti 9:31, la Chiesa cresceva costantemente di numero; Atti 16:5, le Chiese crescevano ogni giorno di numero; Atti 21:20, migliaia di giudei (in greco significa miriadi, cioè multiplo di 10.000), ecc. A questi vanno aggiunti tutti i santi (unti) delle chiese cui scriveva Paolo: 1° Corinti 1:1-2, 2:1-2 (santi dell'Acaia); Efesi 1:1; Filippesi 1:1; Colossesi 1:1-2; 1° Tessalonicesi 1:1 (alla chiesa); e Giacomo, che scrive alle dodici tribù disperse nel mondo (ovviamente tribù dell'Israele spirituale). Tutti costoro ammonterebbero solo a circa 50.000 persone?
Gli unti sono tutti quelli che sono nati di nuovo, nati da Dio, e quindi figli di Dio; e queste sono caratteristiche che Dio ha dato a tutti quelli che accettano Gesù come Signore e Salvatore. Giovanni 1:12 afferma che a tutti quelli che l'hanno ricevuto (Gesù), egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio; chiunque crede che Gesù è il Cristo è nato da Dio. In Romani 8:9 è scritto che se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo egli non appartiene a lui; e al vers. 14: "infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio". Lo Spirito Santo Dio lo elargisce a coloro che glielo chiedono (Luca 11:13), e a quelli che gli ubbidiscono (Atti 5:32; vedi anche 1° Corinti 1:21-22). Quando Pietro si presenta in casa di Cornelio dice: "In verità comprendo che Dio non ha riguardi personali; ma che in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito" (Atti 10:34); in seguito lo Spirito Santo scese su quelli della casa (vers. 44). Chi credeva in Gesù riceveva lo Spirito Santo (Giovanni 7:39). Domandiamo ai t.d.Geova: la grande folla crede in Gesù?
Senza voler entrare nel merito degli unti (che, a detta dei t.d.Geova, sarebbero le persone storicamente esistite da Cristo in poi), è bene ricordare che gli unti (o santi) esistevano già nell'Antico Testamento. Pietro, nella sua prima epistola, fa riferimento al popolo di Dio come "una stirpe eletta, una gente santa, un sacerdozio reale" (1° Pietro 2:9), ma fa un chiaro riferimento al libro dell'Esodo, cap. 19:6, dove Dio applica questi appellativi al suo popolo carnale d'Israele.
Deuteronomio 28:9: "Il Signore ti costituirà suo popolo santo" (Israele).
Esodo 22:31: "Voi sarete degli uomini santi".
Levitico 11:45: "Siate dunque santi, perché io sono santo".
Levitico 19:2: "Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo".
Salmi 16:3: "Quanto ai santi che sono sulla terra, essi sono la gente onorata in cui ripongo tutto il mio affetto".
Salmi 34:9: "Temete il Signore voi suoi santi". Facendo riferimento al suo popolo, Dio disse: "Non toccate i miei unti e non fate alcun male ai miei profeti" (Salmo 105:15).
I 144.000 chi sono? Numero letterale o simbolico?
Senza entrare troppo nel merito (l'argomento meriterebbe uno spazio più ampio), vogliamo evidenziare alcune peculiarità di questo numero. In Apocalisse 7:1-17 si parla di questo numero di 144.000 per la prima volta.
Su questi sigillati dei figli d'Israele gli studiosi si dividono in due gruppi: gli uni, i letteralisti, vi vedono Israele come nazione ebraica; gli altri vedono Israele in senso spirituale, cioè la chiesa.
Se si vuole considerare la dichiarazione "le tribù d'Israele" in senso letterale, riguardante il popolo d'Israele degli ultimi tempi, ci si trova di fronte a una difficoltà d'ordine genealogico pressoché insormontabile. Inoltre, il modo di Giovanni di elencare le tribù non trova riscontro nell'Antico Testamento: non segue né l'ordine di nascita dei figli di Giacobbe, né l'ordine con il quale Giacobbe ha benedetto i capostipiti delle tribù sul suo letto di morte (Genesi 29:32-34, 30:1-22, 35:16-26, 49:1-28).
Giovanni menziona la tribù di Giuseppe, ma questa tribù, quando gli ebrei entrarono nella terra promessa, fu indicata con i nomi dei suoi figli Efraim e Manasse, che Giovanni menziona pure nel suo elenco (Manasse), determinando così una sovrapposizione. L'apostolo non indica la tribù di Dan, sostituendola con quella di Manasse, probabilmente perché nella tradizione rabbinica e nel Talmud la tribù di Dan è associata all'idea di apostasia e idolatria. La tribù di Giuda, contrariamente all'Antico Testamento, è qui menzionata per prima, forse perché da essa nacque il Messia.
Se si dovesse accettare il letteralismo secondo cui i sigillati sono del popolo d'Israele, si dovrebbe spiegare in forma letterale tutto il brano, e quindi affermare che lo stesso sigillo sarà qualcosa di visibile sulla fronte degli uomini. Nel testo non c'è nulla che autorizzi a usare questo doppio registro, letterale e simbolico: anzi, si forzerebbe il testo se lo si spiegasse in questo modo.
I 144.000 dell'Apocalisse sono l'Israele spirituale, la comunità dei fedeli che Dio "riscatta fra gli uomini" e che si trova sparsa su tutta la terra, fra tutti i popoli. Ciò che può aver indotto Giovanni a rappresentare la Chiesa sotto il simbolo delle dodici tribù d'Israele sono probabilmente le analogie tra le piaghe che colpirono l'Egitto, risparmiando i figli delle dodici tribù, e le piaghe che colpiranno l'umanità preservando i membri del popolo di Dio, che come gli israeliti sono stati sigillati. Giacomo, nella sua lettera, chiama la chiesa "le dodici tribù che sono nella dispersione" (Giacomo 1:1).1
Nel contesto di Apocalisse 7 si nota il simbolismo: quattro angoli della terra (vers. 1), quattro venti (vers. 1), sigillo (vers. 2), fronte (vers. 3), tribù dei figli d'Israele (vers. 4), i nomi delle tribù (vers. 5-8), dodicimila (vers. 5-8).
Ora, se tutto il contesto è simbolico, risulta evidente che anche i 12.000 sono un numero simbolico, altrimenti i t.d. Geova dovrebbero dire chi rappresentano i singoli gruppi di 12.000 persone. Un numero simbolico di 12.000, moltiplicato per un altro numero simbolico, 12 (il numero delle tribù), non può mai dare come risultato un numero letterale di 144.000: per cui questo numero è strettamente simbolico, anche perché non esiste una suddivisione letterale (12.000) di un Israele spirituale.
Nel linguaggio simbolico i numeri 7 e 12 indicano la perfezione (3 la divinità, 4 la creazione). Il numero 12, le 12 tribù d'Israele, i 12 apostoli, rappresenta il popolo di Dio, il risultato del patto, sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, conseguenza dell'intervento di Dio nella storia degli uomini. Le 12 tribù rappresentano l'idea della totalità, e il suo quadrato (144) è il numero perfetto e assoluto; il coefficiente 1.000 segna l'idea della moltitudine. 144.000 corrisponde al numero perfetto nella sua moltitudine.
Quanto ai numeri 12.000 e 144.000, si ha ragione di affermare che essi non sono né matematici né statici, ma simbolici. Il 12, cifra del popolo di Dio, è portato al suo quadrato 144, moltiplicato per il cubo di 10, cioè 1.000: essendo 12 la cifra della perfezione, il numero 144.000 rappresenta questo popolo nel suo perfetto compimento. Il carattere simbolico del numero è evidente: quadrato della cifra sacra 12, moltiplicato per il coefficiente di moltitudine 1.000, significa che a Dio solo appartiene l'enumerazione dei suoi, e che essa si realizza in tutta la sua pienezza. La cifra 144.000 mostra che l'opera perfetta di Dio si compie nella debolezza degli uomini: prima risposta alla domanda "chi può reggere in piè?" (Apocalisse 6:17).
«Dell'Israele spirituale Giovanni aveva udito il numero, ma era un numero non aritmetico, bensì simbolico, inteso a insegnare che Dio conosce e conta i suoi uno per uno come il pastore le sue pecore, ch'egli trae da tutte le famiglie dell'umanità e tutte le protegge come sua proprietà». Possiamo affermare che la cifra 144.000 indica la totalità vivente del popolo di Dio pronta al ritorno del suo Signore.
Prima di passare al secondo quadro di questo capitolo (Apoc. 7:9-17), vogliamo ancora ricordare che Giovanni non "vide" questo Israele sigillato da Dio, ma "udì", cioè sentì pronunciare il numero 144.000. Giovanni ha visto l'angelo che avrebbe dovuto sigillare la Chiesa militante sulla terra, quindi non ancora gloriosa, non ancora portata alla presenza del trono di Dio.
Apocalisse 7:9, la Grande Folla
"Dopo queste cose vidi, ed ecco una grande folla che nessun uomo poteva noverare, di tutte le nazioni e tribù e popoli e lingue, che stava in piè davanti al trono e davanti all'Agnello, vestiti di vesti bianche e con delle palme in mano."
Si è molto discusso sui rapporti di questa grande moltitudine con i 144.000. Tre sono le posizioni: 1) i 144.000 sono un gruppo distinto dalla grande folla; 2) i 144.000 sono la grande folla; 3) i 144.000 si distinguono dalla grande folla, ma vengono nuovamente indicati in questo secondo quadro nei versetti 13-17. Di questa terza posizione diciamo subito che niente nel testo autorizza la dissociazione dei riscattati "rivestiti di vesti bianche" del versetto 13 dagli eletti "rivestiti di vesti bianche" del versetto 9.
Le ragioni che ci obbligano a identificare i 144.000 con la grande folla sono diverse. Giovanni udì il numero della pienezza dei suggellati, e quando vide il corrispondente di questo numero, i trionfanti con la palma in mano erano una moltitudine che nessuno poteva contare: così si passa dall'audizione alla visione, così come dal piano terrestre si passa al piano celeste. Bisogna guardarsi bene dal vedere nella seconda visione un'altra categoria di fedeli distinta dalla prima. I due quadri sono distinti e successivi: il primo ci pone sulla terra e ci mostra la Chiesa militante, così come è costituita al momento in cui incominciano i mali degli ultimi tempi; il secondo ci trasporta in cielo alla fine dei tempi, e ci fa vedere la Chiesa trionfante, una grande moltitudine di ogni nazione, formata da coloro che vengono dalla grande tribolazione.
Che i 144.000 siano la grande folla ci viene confermato da due espressioni del testo stesso. La prima: mentre nel capitolo 7 è detto che la folla proviene da tutte "le nazioni e tribù e popoli e lingue" della terra, nel capitolo 14 Giovanni esprime lo stesso pensiero dicendo che i 144.000 "sono stati riscattati dalla terra". La seconda: la grande folla del capitolo 7, come i 144.000 del capitolo 14, "stava in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello" (Apoc. 7:9,15; 14:3).
Contrariamente a chi crede che la grande folla siano i salvati che rimangono sulla terra, a differenza dei 144.000 che sono sul Monte Sion in cielo, questo secondo quadro presenta la grande folla in cielo: essa è "davanti al trono di Dio", espressione che Giovanni ripete più volte nel suo libro e che indica sempre il luogo della presenza di Dio in cielo (Apoc. 4:2,5,10; 8:3; 14:3; 20:11; 11:19; 3:12; 15:5; 14:17). Inoltre, in Apocalisse 19:1 si parla di una gran voce come di una folla immensa nel cielo.
La folla incalcolabile dei 144.000 viene dalla grande tribolazione
"Essi son quelli che vengono dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell'Agnello" (Apoc. 7:14): questa è la risposta dell'anziano alla domanda di Giovanni su da dove venissero.
Quale sia questa grande tribolazione, tre sono le posizioni sostenute dagli studiosi: 1) la tribolazione di tutti i secoli, cioè la battaglia individuale a cui ogni cristiano è chiamato per la propria testimonianza (Atti 14:22); ma l'espressione "grande tribolazione", nel linguaggio profetico, non è vaga né generica, bensì molto precisa. 2) La tribolazione durante il Medio Evo, periodo in cui la Chiesa fu oppressa con la spada, il bando e le carceri; anche questa spiegazione è poco sostenibile, perché il sigillamento dei 144.000 avviene poco prima del ritorno di Cristo. 3) La tribolazione finale, quella di cui parla il profeta Daniele al capitolo 12:1, ancora nell'avvenire: un tempo d'angoscia quale non se ne ebbe mai da quando esistono le nazioni.
Bisogna insistere sul tempo presente del verbo greco erkomenoi, "coloro che vengono" (Apoc. 7:14), e non "coloro che sono venuti": questo tempo esprime che coloro che entrano in cielo escono da una tribolazione appena finita, giacché la visione ci porta al tempo in cui questa tribolazione, chiamata "grande" perché supererà tutte le precedenti in intensità ed estensione, sarà terminata.
I 144.000 sono un gruppo particolare di salvati
Questa moltitudine è un'élite di credenti che si distingue da tutto il resto della Chiesa. Sono persone che hanno fatto un'esperienza particolare con Dio e ne manifestano il carattere. L'esperienza dei 144.000 è del tutto diversa, ma non superiore o migliore di quella degli altri salvati. A tutti i riscattati verrà data "una pietruzza bianca sulla quale c'è scritto un nome che nessuno conosce se non colui che la riceve" (Apoc. 2:17): esperienza personale e intima col Creatore, diversa da fratello a fratello, così come è diversa l'esperienza di chi ha subito il martirio da quella di chi è morto nel proprio letto. Come i martiri non vanteranno superiorità rispetto a chi non è stato ucciso per l'evangelo, così i 144.000, che hanno vissuto in un momento particolare della storia della salvezza, avranno una posizione diversa, ma non superiore, rispetto agli altri fratelli di tutti i tempi, i quali nell'eternità avranno anch'essi il nome di Dio e dell'Agnello sulle loro fronti (Apoc. 22:3-4).
Essendo i 144.000 il popolo di Dio vivente al ritorno di Cristo, di questo gruppo non fanno parte né gli apostoli né gli altri fedeli morti nel passato.
Se, come affermano i t.d.Geova, solo i 144.000 riceveranno il sigillo, si presenta una difficoltà legata al capitolo 9:4 di Apocalisse, dove si dice che un guaio doveva colpire tutte le persone senza il sigillo di Dio sulla fronte: escludendo i 144.000 da questo guaio, ne conseguirebbe che la grande folla ne sarebbe colpita. Altra difficoltà riguarda il numero degli unti che regneranno con Cristo: Apocalisse 20:6 afferma che costoro regneranno con Cristo 1000 anni, il che contrasta con l'insegnamento dei t.d.Geova, secondo cui all'inizio del millennio saranno ancora viventi sulla terra degli unti, la cui morte fisica dovrà attendersi prima che siano portati in cielo a regnare. In cielo, dopo la fine di questo sistema di cose, non ci saranno dunque tutti i 144.000, ma un numero minore, in contrasto con l'insegnamento biblico.
Quanti saranno gli unti sulla terra alla fine di questo sistema di cose? Nessuno può saperlo; ma dal libro Dal Paradiso Perduto... (pag. 214, par. 10) si nota: "Ma alcuni di essi (unti) sono ancora in vita oggi sulla terra" (erano 14.511 nel 1959, anno di pubblicazione del libro). Alla pag. 216 (par. 24) dello stesso libro si afferma invece: "Anche molti membri del 'piccolo gregge' sopravvivranno ad Armaghedon" (corsivo mio). Un'ulteriore conferma della confusione (alcuni o molti) e dell'incongruenza che regna sull'argomento tra i t.d.Geova.
Due gruppi di salvati con speranza diversa?
Nella parola di Dio vi sono molte indicazioni che riguardano un'unica speranza, un unico corpo, ecc. (Efesi 4:4; 1° Corinti 12:13). In Cristo Gesù i due popoli (ebrei e gentili) sono diventati un unico popolo (Efesi 2:14).
Il capitolo 11 degli Ebrei è un'evidente prova del fatto che tutti avranno come obiettivo finale la città di Dio, quella celeste (Ebrei 11:10,16). Il capitolo si conclude così: "Tutti costoro (i fedeli dell'Antico Testamento), pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello che era stato loro promesso... perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi" (Ebrei 11:39-40). L'autore, con il "noi", identifica la chiesa di quel tempo (gli unti, per i t.d.Geova): quindi sia gli uomini dell'Antico sia quelli del Nuovo Testamento raggiungeranno insieme lo stesso obiettivo, la patria celeste.
Contrariamente a quanto insegnato dai t.d.Geova, secondo cui tutti i fedeli dell'Antico Testamento non andranno in cielo, Matteo 8:11-12 afferma che nel regno dei cieli ci saranno Abramo, Isacco e Giacobbe (stranamente, per i t.d.Geova, queste figure rappresenterebbero tutt'altro che i fedeli patriarchi).
Il piccolo gregge
I testimoni di Geova, per mostrare che vi sarà un gruppo limitato di credenti che andranno in cielo, citano Luca 12:32, che testualmente dice: "Non temere, o piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno." Facendo leva sul termine "piccolo", i t.d. Geova vorrebbero avvalorare questo insegnamento, ponendolo in contrapposizione con il termine "grande folla" di cui parla il libro dell'Apocalisse.
Considerando il contesto in cui Gesù sta parlando, è ovvio intuire che egli si stia riferendo a coloro che in quel momento erano con lui, ai quali rivolge un discorso sulle preoccupazioni della vita e sulle priorità più importanti del cristiano (si legga Luca 12:22-34 e si confronti con Matteo 6:25-34). Si comprende dal contesto che Gesù sta parlando ai suoi discepoli, che, visto il numero esiguo (dodici), erano paragonati a un piccolo gregge; così come quando Dio scelse il popolo d'Israele "non perché foste più numerosi degli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo" (Deuteronomio 7:7), pur diventando poi numeroso come la rena del mare e le stelle del cielo (Genesi 15:5, 22:17; Deuteronomio 1:10).
Se il testo di Luca 12:32 si riferisse ai soli 144.000, come insegnano i t.d. Geova, anche il contesto farebbe riferimento solo a loro; per cui il sermone sul monte (Matteo cap. 5, 6 e 7), nel quale è inserita questa frase (riportata solo da Luca), sarebbe applicato solo a loro. Ma il testo di Matteo ci fa comprendere chiaramente che Gesù parlava e insegnava sia alla folla sia ai suoi discepoli (Matteo 5:1).
Il messaggio che Gesù rivolge alla folla dovrebbe essere emblematico per i testimoni di Geova, poiché va compreso alla luce del significato del termine "Regno dei cieli" che, secondo loro, indicherebbe esclusivamente il luogo celeste dove Cristo regnerà insieme ai 144.000. In realtà lo applicano tenendo conto del contesto, per cui il riferimento può essere fatto sia ai 144.000 sia alla grande folla, entrando così in un labirinto di spiegazioni e applicazioni:
"Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli" (Matteo 5:3): riferimento ai 144.000?
"Beati i mansueti, perché erediteranno la terra" (Matteo 5:4): la grande folla?
"Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Matteo 5:8): riferimento ai 144.000?
"Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Matteo 5:9): riferimento ai 144.000?
"Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli" (Matteo 5:10): riferimento ai 144.000?
Per gli afflitti (vers. 4), gli affamati e assetati di giustizia (vers. 6), i misericordiosi (vers. 7), chiediamo ai t.d. Geova: a quale gruppo appartengono? Stesso discorso per: "Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli"; e per il vers. 12: "Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno... poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi."
Gesù fa qui un chiaro riferimento sia a coloro che saranno perseguitati in seguito sia ai profeti dell'Antico Testamento vissuti prima di loro. Stranamente, per i t.d. Geova questi profeti non entreranno nel regno di Dio, eppure Gesù fa un paragone diretto con loro; e Ebrei 11:1-40 elogia tutte queste persone, che "furono messi alla prova con scherni, frustate, incatenati, imprigionati, uccisi di spada, torturati, lapidati, segati" (vers. 35-37), aspettando tutti una patria migliore, quella celeste (Ebrei 11:10,16).
Basti pensare ad Abramo, definito dalla Scrittura "l'amico di Dio" (Giacomo 2:23); a Mosè, che parlava faccia a faccia con Dio come un uomo parla col proprio amico (Esodo 33:11, Numeri 12:8), il più umile di ogni uomo sulla terra (Numeri 12:3); a Enoc, che camminò con Dio trecento anni (Genesi 5:22); a Giobbe, che afferma che vedrà il Signore (Giobbe 19:25-27); a Elia, a Daniele e a tanti altri. Forse costoro non erano puri di cuore? Poveri in spirito? Non si adoperavano per la pace? Non erano perseguitati per motivi di giustizia?
Nell'Antico Testamento: "Gli umili lo vedranno e gioiranno" (Salmo 69:32); "L'uomo innocente e puro di cuore riceverà benedizioni" (Salmo 24:4,5); "Dio è buono verso Israele, verso quelli che sono puri di cuore" (Salmo 73:1); "Cerca la pace e adoperati per essa" (Salmo 34:14).
Ma testi come: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà" (Matteo 7:21); "I giusti splenderanno come sole nel regno del Padre loro" (Matteo 13:43); "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente" (Matteo 23:13); "Chi è maggiore nel regno dei cieli" (Matteo 18:1); "Si sono fatti eunuchi a cagione del regno dei cieli" (Matteo 19:12); "Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli" (Matteo 19:23); "Molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli" (Matteo 8:11); "Chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio" (Galati 5:19-21); "Se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio" (Giovanni 3:3), portano i t.d. Geova a un enorme sforzo intellettuale per stabilire di chi si stia parlando.
Basterebbe comprendere che "regno dei cieli" e "regno di Dio" nella Scrittura sono sinonimi, posti spesso in parallelo dagli evangeli sinottici:
| Regno di Dio | Regno dei cieli |
|---|---|
| Marco 1:15 | Matteo 4:17 |
| Luca 6:20 | Matteo 5:3 |
| Luca 10:9 | Matteo 10:17 |
| Luca 7:28 | Matteo 11:11 |
| Marco 10:14 | Matteo 19:14 |
Un parallelo significativo è quello di Luca 13:28-29: "Là ci sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete buttati fuori. E ne verranno da oriente e da occidente... e staranno a tavola nel regno di Dio", con Matteo 8:11-12: "Molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori." In quest'ultimo testo diventa difficile, per i t.d.Geova, stabilire dove saranno realmente i profeti e gli uomini citati.
Giovanni Battista andrà in cielo?
Singolare la domanda, ma è proprio partendo dalla risposta che i t.d. Geova danno a questo interrogativo che si comprende un insegnamento portante della loro organizzazione. Nel libro di studio biblico Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, pag. 121, parag. 6, è scritto: "Anche Giovanni, che battezzò Gesù, era un uomo buono. Eppure Gesù disse: 'La persona che è la minore nel regno dei cieli è maggiore di lui'" (Matteo 11:11): questo perché, secondo i t.d.Geova, Giovanni il Battista non sarebbe andato in cielo.
Secondo i t.d.Geova, Giovanni il Battista, non essendo nato di nuovo (per loro i nati di nuovo sono solo i 144.000), non potrebbe entrare nel regno di Dio; e come lui, tutti gli uomini fedeli dell'Antico Testamento. Con questo, hanno limitato l'opera dello Spirito Santo solo a coloro venuti dopo la Pentecoste.
A proposito di Matteo 11:11: "In verità io vi dico che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il Battista, eppure il più piccolo...". Gesù fa un elogio unico nel suo genere; e al tempo in cui lo pronuncia non vi era nessuno maggiore di Giovanni, il che significherebbe che i suoi contemporanei erano "minori" di lui; e a quel tempo Gesù aveva già scelto i suoi discepoli (Matteo 10:1-5), che per i t.d.Geova erano i futuri unti, e sarebbero quindi anch'essi "minori" di Giovanni. Questo metterebbe già Giovanni Battista sul piano dei primi apostoli. Non dimentichiamo che la sua opera era stata preannunciata dal profeta Isaia (40:3): "La voce di uno che grida: preparate nel deserto la via del Signore" (ripreso in Matteo 3:3); e Gesù disse di lui: "Se lo volete accettare, egli è l'Elia che doveva venire" (Matteo 11:14).
Ovviamente "minimo" e "maggiore" nel regno dei cieli hanno un ben altro significato. Si vedano: "Chi è il più piccolo tra di voi, quello è grande" (Luca 9:48); "Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?... se non cambiate e non diventate come i bambini non entrerete nel regno dei cieli" (Matteo 18:1-4); "A me dico che sono il minimo fra tutti i santi" (Efesi 3:8). Non esiste una graduatoria di meriti nel regno di Dio, perché "siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù... voi tutti siete uno in Cristo" (Efesi 3:26-28); "A tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio... i quali non sono nati da sangue, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio" (Giovanni 1:12-13; 1° Giovanni 5:1). E chi ardirebbe dire che Giovanni il Battista non aveva fede in Cristo?
Per comprendere correttamente Matteo 11:11 bisogna capire che "regno dei cieli" non indica soltanto il regno futuro della parusia, ma, come riconoscono molti studiosi, è semplicemente un modo di dire "il regno di Dio" senza nominare Dio direttamente: un regno già presente al tempo in cui Gesù ne parlava (Luca 17:21), il regno della grazia nei cuori degli uomini, proclamato sia da Giovanni sia da Cristo. Il "più piccolo" di questo regno sarà più grande di Giovanni non in senso morale, ma per il privilegio di essere associato a Cristo stesso in persona: Giovanni giunse solo alla "porta" del regno di Dio, perché morì quando Gesù arrivò; anche il più umile dei discepoli di Gesù era invece alla presenza del Re stesso. Non è questione di minore e maggiore, ma del fatto che nel regno dei cieli non contano le grandezze e i privilegi di questa vita: "Chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore" (Matteo 20:25-28; Marco 9:35; Luca 22:24-27; Giovanni 13:14-17).
Quando Gesù, in Matteo 11:11, parla di regno dei cieli, non fa distinzione tra alto e basso, né afferma che Giovanni il Battista non andrà in cielo: si tratta solo della differenza tra chi ha vissuto il tempo delle profezie su Cristo (Matteo 11:13; Giovanni 10:41) e chi ne ha vissuto pienamente l'adempimento, come gli apostoli e gli altri discepoli (Luca 10:24; Luca 24:25-27).
Le altre pecore di Giovanni 10:16
"Ho altre pecore, che non sono di questo ovile, anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore" (Giovanni 10:16). Secondo i t.d.Geova queste altre pecore sarebbero quelli appartenenti alla grande folla.
Gesù, pregando il Padre in Giovanni 17:20-21, afferma: "Non prego soltanto per questi (i discepoli), ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno... affinché il mondo creda che tu mi hai mandato." Gesù mette sullo stesso piano sia i suoi dodici discepoli sia tutti quelli che credono in lui: c'è da chiedersi se la grande folla creda in Gesù.
Nel testo di Giovanni 10:16 si parla di un solo gregge, un solo pastore, cioè uno stesso ovile: la separazione avverrà tra pecore e capri (Matteo 25:31-46), non tra pecore e pecore.
Ma chi sono le pecore dell'altro ovile? Bisogna innanzitutto chiarire chi sono le pecore dell'ovile (non dell'altro ovile). Quando Gesù inviò i dodici in missione, diede loro queste istruzioni: "Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d'Israele." La missione di Gesù era rivolta primariamente ai suoi connazionali ebrei, ai quali Dio aveva affidato le rivelazioni di Dio (Romani 3:2); e Gesù stesso affermò di essere stato mandato "alle pecore perdute della casa d'Israele" (Matteo 15:24), considerati figli e non cagnolini, come disse alla donna cananea (Matteo 15:26). Risulta ovvio che le pecore erano i figli d'Israele carnale. La missione di Gesù e degli apostoli fu estesa in seguito anche ai gentili, come risulta dal libro degli Atti (11:1,18; 9:15; 14:27; 15:7 ecc.).
In Atti 13:46 si condensa il discorso: "Paolo e Barnaba dissero con franchezza: era necessario che a voi per primi (giudei) si annunziasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri." Le pecore dell'altro ovile a cui fa riferimento Gesù sono dunque i gentili o pagani, non la grande folla di cui farebbero parte solo i t.d.Geova.
Scopo della morte di Cristo era riunire in uno i figli di Dio dispersi (Giovanni 11:52), e questi non sono certamente i 144.000. "In Cristo non v'è distinzione" (Galati 3:28-29).
Secondo il concetto dei t.d.Geova, i 144.000 sarebbero i figli celesti spirituali di Dio, mentre la grande folla sarebbe formata dai NIPOTI di Dio. Questo concetto è espresso chiaramente alle pag. 148-149 del libro pubblicato dai t.d.Geova nel 1949, Sia Dio riconosciuto verace (parlando della grande folla è scritto):
«Anche questi possono rivolgersi a Geova come al "Padre nostro", per la ragione che durante il regno millenario di Cristo essi diventeranno i figliuoli terrestri del loro Datore di vita, Gesù Cristo, e saranno quindi, per così dire, in grado d'essere "nipoti" di Dio. Le scritture si riferiscono spesso al nonno come a un padre.»
Stando a questa citazione, attualmente i t.d.Geova dovrebbero chiamare Geova nonno e non padre, poiché non sono ancora figliuoli terrestri, ma lo diventeranno durante il millennio; per ovviare a questa affermazione utilizzano esempi scritturali in cui il nonno può essere chiamato padre, dimenticando però che la Scrittura usa questi casi parlando di discendenza carnale, non spirituale.
La Scrittura afferma inequivocabilmente che tutti quelli che hanno ricevuto Gesù hanno avuto il diritto di diventare figli di Dio (e non nipoti) (Giovanni 1:12), e chiunque crede che Gesù è il Cristo è nato da Dio (1° Giovanni 5:1): i termini "tutti" e "chiunque" non sono limitati al numero di 144.000.
Una delle conseguenze di questo insegnamento è che la grande folla (con speranza terrena) non vedrà mai né il Padre né il Figlio Cristo Gesù: la cosa più triste che possa capitare a un cristiano. I testi di Giobbe 19:26, Esodo 24:9-11, Ebrei 12:14, 1° Giovanni 3:2 e Apocalisse 7:9,15, che affermano la presenza e il servizio della grande folla davanti al trono e nel tempio di Dio, con i suoi servi che vedranno la sua faccia (Apocalisse 22:4), necessitano di un approfondimento da parte dei nostri amici t.d.Geova; Apocalisse 21:3 afferma che "essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio."
Lo studio avrebbe bisogno di ulteriori approfondimenti a proposito del rapporto tra i 144.000 e il ruolo di Cristo nei loro confronti e nei confronti della grande folla, la questione del patto e della mediazione della giustificazione; rimandiamo il lettore ad altri studi sull'argomento.2
Concludiamo con alcune affermazioni tratte dalle pubblicazioni dei t.d.Geova che riguardano i 144.000, alle quali lasciamo al lettore ogni commento:
1) Gesù è mediatore solo per i cristiani unti (144.000) - Torre di Guardia 1/10/1979, pag. 31.
2) Un solo mediatore fra Dio e gli uomini (non tutti gli uomini), l'uomo Gesù - Torre di Guardia 1/6/1980, pag. 26 (si noti l'aggiunta "non tutti gli uomini", corsivo mio).
3) Solo gli unti t.d.Geova possono partecipare alla comunione, in quanto solo hanno stipulato il nuovo patto con Cristo - Torre di Guardia 1/6/1980, pag. 24-27.
4) La grande folla non ha dunque bisogno della giustificazione per fede e della giustizia imputata di cui hanno bisogno i 144.000 eletti - Vita Eterna Nella Libertà Dei Figli Di Dio, pag. 389.
5) La conservazione della propria relazione con Dio dipende, per la grande folla, dall'unione che il popolo ha con gli unti - Torre di Guardia 1/6/1980, pag. 27.
6) Il fattore che determinerà la salvezza o la perdizione della grande folla dipenderà da come essa tratterà gli unti (Matteo 25:31-46) - Torre di Guardia 15/12/1981, pag. 26.
Nella parabola dei capri e delle pecore di Matteo 25:31-46, l'espressione "in quanto l'avete fatto a uno di questi minimi fratelli, l'avete fatto a me" (vers. 40) viene applicata dai t.d.Geova agli atti amorevoli che la grande folla compie nei confronti degli unti; il problema è che gli atti descritti in Matteo sono esclusivamente atti di amore pratico, come sfamare, dissetare, ospitare, visitare gli infermi e i prigionieri (vers. 35-36). Nella Torre di Guardia del 1/2/2002, pag. 22, è scritto: "L'espressione 'in quanto l'avete fatto' si riferisce agli atti di amorevole sostegno dato ai fratelli di Cristo generati dallo spirito, che il mondo di Satana ha trattato come estranei, perfino gettandone alcuni in prigione. Hanno persino avuto bisogno di cibo, vestiario adeguato e cure. In questo tempo della fine, dal 1914, molti unti si sono trovati in situazioni simili. La storia moderna dei testimoni conferma che sono stati assistiti dai loro leali compagni, le altre pecore, che sono state motivate dallo spirito."
A questo punto è d'obbligo una domanda: nell'anno 2017, sui circa 8.500.000 di testimoni di Geova appartenenti alla grande folla, quanti di costoro compiono atti amorevoli (quelli descritti nei vers. 35-36) nei confronti dei 18.013 unti allora ancora viventi? Questi "unti" hanno forse bisogno degli atti amorevoli di cui parla Matteo 25? In tutte le nazioni in cui vi sono i t.d.Geova, la grande folla sta realmente compiendo questi atti amorevoli? Gli unti vivono nelle situazioni precarie descritte in Matteo 25? Quanti sono attualmente gli unti che necessitano di quanto descritto in Matteo 25?
La citazione della Torre di Guardia afferma che in questo tempo della fine molti unti si sono trovati in situazioni simili, assistiti dalle altre pecore. Per quanti conoscono la storia dei t.d.Geova, il periodo di maggiore difficoltà per gli unti fu quello del 1914-1918 (si veda l'annuario del 1976 e il libro Quindi è finito il mistero di Dio, cap. XIX3), periodo in cui delle altre pecore non si parlava ancora chiaramente, e in cui quasi tutti i t.d.Geova erano unti: fu solo dopo il 1935 che si cominciò a parlare delle altre pecore. Quanti sono oggi gli unti nelle situazioni descritte da Matteo 25?
La maggior parte degli unti si trova negli Stati Uniti, a Brooklyn (e/o presso la nuova sede mondiale dei t.d.Geova), nazione in cui le problematiche di cui parla Matteo 25 (fame, sete, arresti, ecc.) non esistono almeno dagli anni '30 in poi. Di fronte a queste considerazioni, la stessa Torre di Guardia, al paragrafo 15, sposta i termini della questione, affermando: "Gli unti fratelli di Cristo che sono sulla terra in questo tempo della fine hanno ricevuto il sostegno attivo delle altre pecore specialmente per assolvere l'incarico affidato loro da Dio di 'predicare questa buona notizia del regno a tutte le nazioni'." Mentre la Bibbia parla di un sostegno prettamente caritatevole (dare da mangiare, dissetare, vestire, visitare gli infermi e i carcerati), i t.d.Geova spostano l'attenzione sulla predicazione e sulla diffusione di riviste, di cui il capitolo 25 di Matteo non fa alcuna menzione.
Questo discorso sulle opere della grande folla verso gli unti, per ottenere la salvezza, è insostenibile biblicamente. Queste considerazioni creano grossi problemi per i t.d.Geova, in quanto la presenza della grande folla è strettamente legata agli unti viventi sulla terra, che stanno diminuendo; ma non a caso, nel decennio 1988-1998 (come si nota dalla tabella a fine studio), non vi fu alcuna diminuzione, anzi si registrò un aumento di 71 unti, e la peculiarità di questo andamento si è confermata anche nei decenni successivi, come mostrano i dati riportati più sotto. Questo mostra la totale incongruenza di questo insegnamento, e la preoccupazione dei t.d.Geova di mantenere un certo numero di unti viventi: altrimenti, come sarebbe determinata la salvezza della grande folla se gli unti muoiono tutti prima di Armaghedon?
Non siamo assolutamente d'accordo con questa lettura di Matteo 25:31-46, poiché la salvezza di ognuno sarà determinata dalla risposta data all'appello della grazia di Cristo (Atti 16:30-31; Efesi 2:8-10), e le opere in base alle quali saremo giudicati (Apocalisse 22:12; Matteo 16:27) non sono certamente quelle fatte nei confronti di un numero sparuto di persone (gli unti), ma verso tutto il nostro prossimo, per il quale lo stesso Gesù ha provato compassione (Matteo 9:36; 25:31-46).
Vorremmo ricordare inoltre che, secondo i t.d.Geova, durante il Millennio (dopo Armaghedon) vi saranno varie risurrezioni di miliardi di persone morte in passato, che avranno una "seconda possibilità" di salvezza; ma la Bibbia afferma inequivocabilmente che non vi sarà nessuna seconda possibilità: si vedano 2° Corinti 5:10; Ebrei 9:27; Romani 2:14-16; 1° Corinti 4:6.
Per concludere, vorremmo considerare come, pur nutrendo rispetto per i t.d.Geova, questa dottrina dei 144.000 li abbia privati della loro salvezza, della necessità di nascere di nuovo, di partecipare attivamente alla Santa Cena (Giovanni 6:53-56; 13:12-17), e di beneficiare di gran parte della Bibbia (quasi tutto il Nuovo Testamento), che applicano esclusivamente alla classe dei 144.000, di cui solo una residua parte vive ancora sulla terra.
Domenico Floro
Note:
1 Quando la profezia diventa storia, pag. 723-724, ediz. ADV 1998, autore A. Pellegrini.
2 I nostri "amici" Testimoni di Geova, di S. Pollina, ediz. San Paolo, 1996, pag. 85-97; Testimoni di Geova o Testimoni di Cristo?, di F. Ruggeri, 1986, pag. 81-104; I Testimoni di Geova..., di A. Aveta, ediz. Dehoniane, pag. 27-62.
3 L'annuario dei t.d.Geova è una pubblicazione in cui vengono descritti gli atti dei t.d.Geova nelle varie nazioni; quello del 1976 riguarda gli Stati Uniti, dove è sorto il movimento. Il libro Quindi è finito il mistero di Dio, pubblicato nel 1971 in italiano, è un commentario dal cap. 4 al cap. 13 del libro di Rivelazione (Apocalisse).
Tabella comparativa del numero degli unti nel corso degli anni
N.B. Si noti come il numero minimo degli unti si raggiunga nel 2005, con 8.524 persone; e come, anziché continuare a diminuire nel tempo come previsto dall'insegnamento dei t.d.Geova, il numero risalga fino a 24.576 unità nel 2025. In grassetto gli anni in cui il numero degli unti è aumentato anziché diminuito.
| Anno | Partecipanti | Variazione |
|---|---|---|
| 1924 | 65.105 | — |
| 1925 | 90.434 | +25.329 |
| 1938 | 36.722 | -53.712 |
| 1939 | 29.385 | -7.337 |
| 1940 | 27.620 | -1.765 |
| 1941 | 23.989 | -3.631 |
| 1942 | 24.035 | +46 |
| 1943 | 23.577 | -458 |
| 1944 | 22.684 | -893 |
| 1945 | 22.324 | -360 |
| 1946 | 27.587 | +5.263 |
| 1947 | 26.449 | -1.138 |
| 1948 | 25.395 | -1.054 |
| 1949 | 24.312 | -1.083 |
| 1950 | 22.763 | -1.549 |
| 1951 | 21.619 | -1.144 |
| 1952 | 20.221 | -1.398 |
| 1953 | 19.108 | -1.113 |
| 1954 | 17.884 | -1.224 |
| 1955 | 16.815 | -1.069 |
| 1956 | 16.302 | -513 |
| 1957 | 15.628 | -674 |
| 1958 | 15.037 | -591 |
| 1959 | 14.511 | -526 |
| 1960 | 13.911 | -600 |
| 1961 | 13.284 | -627 |
| 1962 | 12.714 | -570 |
| 1963 | 12.292 | -422 |
| 1964 | 11.953 | -339 |
| 1965 | 11.550 | -403 |
| 1966 | 11.179 | -371 |
| 1967 | 10.981 | -198 |
| 1968 | 10.619 | -362 |
| 1969 | 10.368 | -251 |
| 1970 | 10.526 | +158 |
| 1971 | 10.384 | -142 |
| 1972 | 10.350 | -34 |
| 1973 | 10.523 | +173 |
| 1974 | 10.723 | +200 |
| 1975 | 10.550 | -173 |
| 1976 | 10.187 | -470 |
| 1977 | 10.080 | -107 |
| 1978 | 9.762 | -318 |
| 1979 | 9.727 | -35 |
| 1980 | 9.564 | -163 |
| 1981 | 9.601 | +37 |
| 1982 | 9.529 | -72 |
| 1983 | 9.292 | -277 |
| 1984 | 9.081 | -211 |
| 1985 | 9.051 | -30 |
| 1986 | 8.927 | -124 |
| 1987 | 8.808 | -119 |
| 1988 | 8.685 | -123 |
| 1989 | 8.734 | +49 |
| 1990 | 8.869 | +135 |
| 1991 | 8.850 | -19 |
| 1992 | 8.683 | -167 |
| 1993 | 8.693 | +10 |
| 1994 | 8.617 | -76 |
| 1995 | 8.645 | +28 |
| 1996 | 8.757 | +112 |
| 1997 | 8.795 | +38 |
| 1998 | 8.756 | -39 |
| 1999 | 8.755 | -1 |
| 2000 | 8.661 | -94 |
| 2001 | 8.730 | +69 |
| 2002 | 8.760 | +30 |
| 2003 | 8.565 | -195 |
| 2004 | 8.570 | +5 |
| 2005 | 8.524 | -46 |
| 2006 | 8.758 | +234 |
| 2007 | 9.105 | +347 |
| 2008 | 9.986 | +881 |
| 2009 | 10.857 | +871 |
| 2010 | 11.202 | +345 |
| 2011 | 11.824 | +622 |
| 2012 | 12.604 | +780 |
| 2013 | 13.204 | +600 |
| 2014 | 14.121 | +917 |
| 2015 | 15.177 | +1.056 |
| 2016 | 18.013 | +2.836 |
| 2017 | 18.564 | +551 |
| 2018 | 19.521 | +957 |
| 2019 | 20.526 | +1.005 |
| 2020 | 21.182 | +676 |
| 2021 | 20.746 | -436 |
| 2022 | 21.150 | +404 |
| 2023 | 21.923 | +773 |
| 2024 | 23.212 | +1.289 |
| 2025 | 24.576 | +1.364 |
Ulteriori considerazioni sul numero degli unti secondo i dati riportati nelle pubblicazioni dei testimoni di Geova
Secondo gli insegnamenti dei t.d.Geova, il numero degli unti è formato da persone che hanno la speranza celeste, in quanto segnati con il sigillo di Dio: per la precisione, costoro sarebbero 144.000 (Apocalisse 7:4 e 14:1). Per i t.d.Geova questo numero è letterale; ma facendo riferimento al testo di Apocalisse 7:4-8, un'esegesi coerente ci porterebbe, se lo consideriamo letterale, ad affermare che costoro siano delle tribù dei figli d'Israele, poiché vengono menzionate 12 tribù, ognuna composta da 12.000 persone unte: 12.000 x 12 = 144.000. Il testo nomina le singole tribù per nome (Giuda, Ruben, Gad, Aser, ecc.).
Secondo i t.d.Geova, tuttavia, costoro farebbero parte dell'Israele spirituale, e non dell'Israele carnale: stanno cioè affermando che questo numero è simbolico. Ma se i 144.000 sono simbolicamente gli unti, anche le 12 tribù sarebbero simboliche, ed evidentemente anche il numero di 12.000 per ogni tribù sarebbe simbolico. Dato il linguaggio simbolico del contesto (4 angeli, 4 angoli della terra, 4 venti, sigillo di Dio sulla fronte, ecc.), anche le varie tribù, e di conseguenza il loro numero, sarebbero simboliche. Questo numero di 144.000 sigillati rappresenta dunque simbolicamente il popolo di Dio, che certamente non è formato da sole 144.000 persone; ci concentreremo qui però proprio su questo numero, considerato dai t.d.Geova in senso letterale.
Secondo i t.d.Geova, i 144.000 unti con la speranza celeste sarebbero tutti i fedeli cristiani unti dallo Spirito Santo a partire dall'anno 33 e.V. sino all'arrivo di Armaghedon; ed è a questo punto che sorgono problemi insormontabili, se analizziamo le loro stesse dichiarazioni.
Secondo la pubblicazione Il millenario regno di Dio si è avvicinato (1975), a pag. 237, è riportato: «Così a questa celebrazione della cena del Signore il numero di quelli che vi presero parte indicò questa crescita e produzione di discepoli di Cristo... La somma totale di cui è stato fatto rapporto finora è di 90.434, che è di 25.329 superiore al rapporto di un anno fa».
Da questa citazione si evince che gli allora studenti biblici internazionali (oggi testimoni di Geova) che parteciparono alla commemorazione furono 90.434 persone. Considerando che il numero di 144.000 cristiani di cui parla la Bibbia è, per i t.d.Geova, un numero letterale, si nota che: in soli 46 anni, dal 1879 (anno in cui iniziarono l'opera gli studenti biblici) al 1925, il numero di 90.434 è di gran lunga superiore agli unti cristiani formatisi dall'anno 33 e.V. al 1878, cioè in ben 1.845 anni (1878-33). Gli studenti biblici, in soli 46 anni, avrebbero avuto risultati di gran lunga superiori a tutti i cristiani vissuti dall'anno 33 e.V. al 1878, il cui numero, secondo questa stessa logica, sarebbe di soli 53.566.
Ciò è fuori da ogni realtà biblica e soprattutto storica, e ne spieghiamo il motivo. Nel solo libro degli Atti si evince che: Atti 1:15, 120 discepoli; Atti 2:41-42, 3.000 battesimi; Atti 4:4, 5.000 uomini (e calcolando almeno la metà sposati con figli, il numero arriva ad almeno 10.000); Atti 5:14, sempre più uomini e donne si aggiungevano; Atti 6:1,7, crescevano (in greco, moltiplicavano); Atti 9:31, la Chiesa cresceva costantemente di numero; Atti 16:5, le Chiese crescevano ogni giorno di numero; Atti 21:20, migliaia di giudei (in greco, miriadi, cioè multiplo di 10.000), ecc. A questo si aggiungano i santi (unti) delle chiese a cui scriveva Paolo (1° Corinti 1:1-2, 2:1-2; Efesi 1:1; Filippesi 1:1; Colossesi 1:1-2; 1° Tessalonicesi 1:1), e Giacomo, che scrive alle dodici tribù nella diaspora, oltre alle sette chiese a cui scrive Giovanni nell'Apocalisse.
Storicamente, i cristiani, fino al III secolo (prima dell'avvento di Costantino), erano perseguitati dai romani, eppure la chiesa cresceva in modo straordinario. Secondo la World Christian Encyclopedia (David B. Barrett, a cura di, World Christian Encyclopedia: A Comparative Study of Churches and Religions in the Modern World, A.D. 1900-2000, Oxford University Press, 1982), la popolazione cristiana alla fine del I secolo contava presumibilmente circa un milione di persone nell'impero romano, su una popolazione complessiva di circa 180 milioni; questa stima potrebbe essere piuttosto elevata rispetto alla realtà, non avendo dati storici precisi in proposito. Per lo studioso Bart D. Ehrman, invece, alla fine del I secolo la comunità cristiana contava meno dell'1% (circa 600.000 persone) della popolazione dell'impero romano, stimata in circa 60 milioni (Il Nuovo Testamento: un'introduzione, Carocci editore, 1ª ristampa, maggio 2018, pag. 462).
Comunque sia, già alla fine del I secolo e.V. i cristiani erano di gran lunga superiori ai 144.000 presunti dai t.d.Geova.
Se poi consideriamo il periodo che va dalla fine del I secolo fino al XIX secolo (1878), dobbiamo sommare tutti i cristiani che si sono aggiunti nel tempo. La storia di questo periodo è densa di persecuzioni verso vari gruppi: si pensi ai Valdesi, ai Catari, agli Ugonotti e a tanti altri, noti e sconosciuti alla storia, ai cosiddetti protestanti, ai cristiani fuggiti dall'Europa verso l'America in cerca di libertà religiosa. In questi 1.845 anni i cristiani sono stati certamente milioni, il cui numero preciso è noto solo a Dio.
Aggiungendo al numero di 90.434 unti del 1925 quelli risultanti nel 2025, si ottiene un quadro ancora più incongruente: tutti gli unti del 1925 (90.434) risultano ormai deceduti; per cui gli attuali 24.576 unti (dato del 2025) andrebbero sommati ai 90.434 del 1925, per un totale di 115.010 unti. Questi dati, riportati dagli stessi t.d.Geova, sono fuori da ogni logica biblica e storica: nei 1.846 anni di cristianesimo trascorsi tra il I secolo e.V. e il 1879, secondo questi calcoli, si sarebbero formati soltanto 144.000 - 115.010 = 28.990 unti cristiani, con una sproporzione che ha del paradossale.
Sarà molto difficile che i t.d.Geova rivedano l'insegnamento dei 144.000 come numero letterale, poiché crollerebbe quasi tutto l'impianto dottrinale dell'organizzazione, per il ruolo che lo schiavo fedele e discreto ha come vertice della stessa.
Domenico Floro
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