Marsia e il “palo di tortura”: un’immagine usata in modo strumentale
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Nelle discussioni sulla forma dello strumento di esecuzione di Gesù, i TdG usano spesso una fotografia raffigurante una statua di soggetto classico, presentandola come dimostrazione del fatto che i condannati romani venivano giustiziati su un palo verticale con le braccia alzate. La stessa immagine circola abbondantemente sui social media, accompagnata da didascalie che la attribuiscono genericamente a “un palazzo dei Cesari di Roma”. Vale la pena esaminare chi è davvero il personaggio raffigurato e in quale contesto la Watch Tower ha introdotto questa immagine nelle proprie pubblicazioni.
Chi è Marsia
La statua raffigura Marsia, un satiro della mitologia greca. Secondo il mito, Marsia raccolse i flauti che Atena aveva gettato via, imparò a suonarli e raggiunse tale maestria da sfidare Apollo in una gara musicale. Il dio vinse e stabilì la pena: Marsia sarebbe stato appeso a un pino e scorticato vivo. La punizione è quindi lo scorticamento (excoriatio), non una crocifissione.
Il tipo scultoreo detto “Marsia appeso, con le braccia legate in alto, il corpo teso verso il basso e l’espressione tesa nell’attesa del supplizio, fu elaborato in ambito ellenistico (l’originale è attribuito allo scultore Mirone o alla sua scuola, V sec. a.C.) e fu poi riprodotto in numerose copie romane. La copia conservata al Museo del Louvre di Parigi è una di queste.
Le fonti classiche principali che narrano il mito sono Ovidio (Metamorfosi, VI, 382-400) e Igino (Fabulae, 165). Entrambe descrivono chiaramente uno scorticamento, non una forma di esecuzione per impiccagione o impalamento.
Come la Watch Tower usa questa immagine
La Watch Tower ha fatto ricorso alla statua di Marsia in due diverse pubblicazioni.
La rivista Svegliatevi! del 22 gennaio 1970, pagina 17, nell’articolo intitolato Uno studente biblico visita il Louvre, descrive la statua in questi termini:
«Tornando sui vostri passi per metà percorso lungo questo corridoio, vedete una galleria che porta a destra, chiamata Salone delle Cariatidi. Quando siete a circa due terzi del cammino in questo Salone, notate contro la parete a sinistra una statua segnata "542 MARSIA". Questa è una statua pagana del terzo secolo a.E.V. Ma è interessante per lo studente biblico in quanto illustra il vero significato col quale si usavano nelle Scritture Greche le parole stauros e xylon in riferimento all’esecuzione di Cristo, poiché Marsia è rappresentato mentre è scorticato vivo da Apollo sul tronco diritto di un albero, non su una croce.»
La rivista La Torre di Guardia del 15 agosto 1987, pagina 23, riproduce la statua con la didascalia: “Statua del dio greco Marsia scorticato vivo su un tronco d’albero — Parigi, Museo del Louvre”.
I tre errori sovrapposti
L’utilizzo di questa statua come argomento a favore della tesi del palo di tortura comporta tre errori distinti e sovrapposti.
1. La punizione raffigurata è lo scorticamento, non la crocifissione. Marsia non fu crocifisso né impalato: fu legato a un albero e scorticato vivo. Si tratta di pene completamente diverse, che non hanno alcun rapporto tra loro dal punto di vista della storia delle esecuzioni capitali romane.
2. Il soggetto è un personaggio della mitologia greca, non un condannato storico romano. La postura con le braccia legate in alto è funzionale alla narrazione dello scorticamento, non è una testimonianza delle pratiche romane di esecuzione capitale.
3. La somiglianza visiva con il “palo di tortura” è puramente casuale. Il fatto che la postura di Marsia assomigli alla rappresentazione del condannato sul palo proposta dalla Watch Tower non costituisce evidenza di alcun tipo: è una coincidenza iconografica tra due soggetti completamente distinti.
Una contraddizione interna alla Watch Tower
Vale la pena sottolineare che la Watch Tower stessa, in entrambe le pubblicazioni citate, riconosce esplicitamente l’identità della statua: sa perfettamente che si tratta di Marsia e che la punizione raffigurata è lo scorticamento. La didascalia del 1987 lo dice a chiare lettere: “scorticato vivo su un tronco d’albero”.
Eppure la stessa organizzazione usa l’immagine come illustrazione della propria tesi sul palo di tortura, affermando nello Svegliatevi! del 1970 che essa “illustra il vero significato col quale si usavano nelle Scritture Greche le parole stauros e xylon in riferimento all’esecuzione di Cristo”. Il ragionamento è circolare: la postura di Marsia assomiglia al palo, quindi il palo è confermato. Ma la postura di Marsia è determinata dal fatto che viene scorticato, non crocifisso. La somiglianza visiva non costituisce prova di nulla.
Un errore di datazione
L’articolo dello Svegliatevi! del 1970 definisce la statua “pagana del terzo secolo a.E.V.” (ossia del III secolo a.C.). È un’imprecisione rilevante: le copie romane del tipo “Marsia appeso”, tra cui quella del Louvre, risalgono all’epoca imperiale romana (I-II secolo d.C.), non al III secolo a.C. L’originale ellenistico è precedente, ma la copia del Louvre è romana. Si tratta dunque di un’opera realizzata in un’epoca molto più vicina alle esecuzioni capitali di cui si discute, e tuttavia non ha alcun rapporto con esse.
La circolazione sui social media
L’immagine della statua di Marsia circola regolarmente sui social media, condivisa da TdG o da loro simpatizzanti, spesso accompagnata da testi simili a quello dello Svegliatevi! del 1970, talvolta con l’aggiunta di citazioni bibliche e riferimenti ai termini greci stauros e xylon. In molti casi chi condivide il post non conosce l’identità del personaggio raffigurato e non sa che la stessa Watch Tower ne riconosce esplicitamente la natura mitologica nelle proprie pubblicazioni.
È un esempio di come materiale prodotto dall’organizzazione venga ripreso e diffuso senza verifica critica, amplificando un errore metodologico di base: quello di usare la raffigurazione di un episodio mitologico greco come prova storica delle pratiche romane di esecuzione capitale.
Un esempio concreto di questa circolazione è il meme in lingua inglese riprodotto qui sotto, diffuso in numerosi gruppi Facebook da simpatizzanti TdG di area anglofona. Non si tratta di una pubblicazione ufficiale della Watch Tower, ma di materiale autoprodotto che riprende e amplifica gli argomenti dell'organizzazione.

Il testo sovrimpresso recita, in traduzione:
«Questa statua si trova nel palazzo del piacere di uno dei Cesari di Roma. I Romani erano noti per l'uso del palo di tortura per scorticare vivi i loro criminali. Questa è una statua romana di qualcuno scorticato vivo su un palo! È lo stesso modo in cui Gesù fu ucciso. Gv 19:6,16; At 5:30; 10:39; Gal 3:13. I Romani non hanno mai avuto vergogna del loro metodo di tortura, non usavano mai la croce come se fosse un palo, e la parola greca (stau-ros) significa "palo di tortura".»
Il meme contiene due errori fattuali particolarmente rilevanti. Il primo è una contraddizione interna: il testo stesso descrive la statua come raffigurazione di qualcuno "scorticato vivo" (flayed alive), ammettendo quindi implicitamente che non si tratta di una crocifissione. Usare un'immagine di scorticamento come prova di una tecnica di crocifissione è un errore logico di base. Il secondo errore riguarda la collocazione della statua: l'affermazione che si trovi nel "palazzo del piacere di uno dei Cesari di Roma" è priva di riscontro. La statua è conservata nella Salle des Caryatides del Museo del Louvre di Parigi, come documenta con precisione lo stesso Svegliatevi! del 22 gennaio 1970, che indica persino il numero di inventario ("542 MARSIA").
Conclusione
Usare la statua di Marsia come prova della forma dello strumento di esecuzione di Gesù è un errore che la stessa Watch Tower documenta involontariamente: riconosce l’identità del soggetto, riconosce la natura della punizione (scorticamento), e nonostante questo usa l’immagine come illustrazione della propria tesi. L’argomento non regge a un esame elementare dell’identità del soggetto raffigurato.
Per un approfondimento sull’intera questione palo/croce, con le prove storiche, linguistiche, archeologiche e medico-scientifiche: Palo o croce?