Testimoni di Geova e disassociazione
«La maggioranza dei veri cristiani sostiene lealmente Dio e le sue giuste leggi. [...] Oppure può rinnegare la fede insegnando falsa dottrina o dissociandosi dalla congregazione. Che fare in un caso del genere? Poiché un uomo di Corinto praticava impenitentemente l'immoralità, Paolo disse alla congregazione: 'Cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo'. (1 Corinti 5:11-13)Lo stesso bisognava fare con gli apostati, come Imeneo: "In quanto all'uomo che promuove una setta, rigettalo dopo una prima e una seconda ammonizione, sapendo che tale uomo è stato pervertito e pecca". (Tito 3:10, 11; 1 Timoteo 1:19,25). Sarebbe appropriato allontanare anche chiunque rinneghi la congregazione: "Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra sorta, sarebbero rimasti con noi. Ma sono usciti affinché fosse manifesto che non tutti sono della nostra sorta". - 1 Giovanni 2:18, 19» - Citazioni tratte da La Torre di Guardia del 15 aprile 1988.
«Si spera che tale individuo si penta e possa così essere riassociato. (Atti 3:19) Ma nel frattempo, i cristiani possono stare limitatamente in sua compagnia, o è necessario che lo evitino rigorosamente? In questo caso, perché?» .
1) Matteo 18:15-17: «Inoltre, se il tuo fratello commette un peccato, va e metti a nudo la sua colpa fra te e lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato il tuo fratello. Ma se non ascolta, prendi con te uno o due altri, affinché per bocca di due o tre testimoni sia stabilita ogni questione. Se non li ascolta, parla alla congregazione. Se egli non ascolta neanche la congregazione, ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse». (Traduzione del Nuovo Mondo [TNM]).
2) 1 Corinti 5:11-13: «Vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo. Poiché spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro, mentre Dio giudica quelli di fuori? “Rimuovete l'[uomo] malvagio di fra voi”».
- In una famiglia può capitare che il marito lasci il gruppo, o perché disassociato o per una sua decisione. La moglie può rimanere invece ufficialmente TdG; magari smette di frequentare la congregazione, diventa “inattiva” ma non si dissocia formalmente (spesso questo accade per evitare l'ostracismo da parte dei parenti). Anche i figli possono allontanarsi dalla congregazione, della quale comunque non erano mai divenuti ufficialmente membri, non essendosi battezzati. Come si comportano i testimoni di Geova nei confronti di questa famiglia? Essendo la moglie ancora una “sorella” (anche se in modo solo formale) possono salutarla, parlarle e farle visita. La stessa cosa accade con i figli. Il marito ex TdG invece viene completamente ignorato.
- Se dei TdG dovessero andare a casa di questa “sorella” e ad aprire la porta fosse il marito disassociato, i “fratelli” non lo saluteranno, chiederanno se la “sorella” è in casa e parleranno solo con lei, mostrandosi molto amichevoli e gentili, con l'evidente scopo di “incoraggiarla” a ritornare nella congregazione. Se ne andranno poi salutando la moglie e i figli ma non il marito.
- Altro esempio: se dei genitori hanno un figlio disassociato verranno esortati a non accoglierlo in casa finché questi non “mostra pentimento” (rientrando nel gruppo). Se i genitori decidessero di mantenere lo stesso alcuni rapporti con il figlio e questi andasse a trovarli, nel caso ci fossero a casa dei genitori dei “fratelli” questi farebbero finta di non vederlo e se ne andrebbero immediatamente da tale abitazione...“contaminata”. I genitori TdG inoltre potrebbero subire dei provvedimenti disciplinari se persistono in questa condotta “disubbidiente”.
- La moglie “TdG” può essere ricoverata all'ospedale; mentre il marito ex TdG le sta facendo visita, entrano dei “fratelli” nella stanza dove la “sorella” è ricoverata. Saluteranno solo la moglie, parlando con lei e informandosi sulla sua salute e su quella dei figli ed ignoreranno completamente il marito, come se fosse invisibile.
- Muore un familiare TdG. Al funerale tutti consoleranno e esprimeranno parole di conforto a questa famiglia ma non diranno una sola parola al marito disassociato.
- Un TdG telefona alla “sorella”. Se risponde il marito disassociato, molto probabilmente il Testimone riattaccherà senza parlare, oppure chiederà di parlare con la moglie, senza ovviamente rivolgere un semplice e formale “buongiorno”. È capitato anche l’inverso: un disassociato ha sbagliato numero ed ha chiamato per errore una parente Testimone la quale è rimasta in silenzio, dicendo solo il suo nome, dopo ripetute richieste, e infine ha riattaccato.
- Si sposa uno stretto parente TdG. Verranno invitati la moglie ed i figli ma non il marito disassociato (qui un esempio).
Dove nella Scrittura viene detto di trattare in questo modo chi decide di lasciare l'organizzazione?Cristo avrebbe approvato un simile comportamento o si sarebbe comportato in questo modo?
«Sotto la Legge data da Dio a Israele. In varie questioni gravi, i trasgressori intenzionali venivano giustiziati. (Levitico 25:10; Numeri 15:25, 31)».
«Lo stesso Dio che esige l'espulsione dei trasgressori impenitenti dalla congregazione indica anche che, se un peccatore si pente e si converte, può essere riassociato. (Anche un dissociato può chiedere di tornare a far parte della congregazione)».
«Dopo di che potrà essere confortato dai cristiani che gli confermeranno il loro amore».
le sue intransigenti direttive nei confronti degli ex membri.
Manifestiamo lealtà cristiana quando un parente viene disassociato
I legami familiari possono essere molto forti. Per questo motivo un cristiano si trova davanti a una prova se il coniuge, un figlio, un genitore o un altro parente stretto viene disassociato o si dissocia dalla congregazione. (Matt. 10:37) In questi casi, i cristiani leali come dovrebbero trattare il parente? Fa differenza se la persona vive sotto lo stesso tetto? Innanzi tutto riesaminiamo ciò che ha da dire la Bibbia, i cui principi valgono sia per chi viene disassociato che per chi si dissocia.Come trattare chi è stato espulso:
La Parola di Dio comanda ai cristiani di non stare in compagnia di chi è stato espulso dalla congregazione: “[Cessate] di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo….Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”. (1 Cor. 5:11,13).Anche le parole di Gesù riportate in Matteo 18:17 hanno relazione con l’argomento: “[Chi viene espulso] ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse”. Gli ascoltatori di Gesù sapevano bene che a quel tempo gli ebrei non fraternizzavano con i gentili ed evitavano gli esattori di tasse considerandoli dei reietti. Pertanto, Gesù stava insegnando ai suoi seguaci a non stare in compagnia di chi era stato espulso. – Vedi La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagine 18-25.Questo significa che i cristiani leali non intrattengono rapporti di natura spirituale con coloro che sono stati espulsi dalla congregazione.Ma c’è dell’altro. La parola di Dio dice: “Non mangiando nemmeno con un tal uomo”. (1 Cor. 5:11) Pertanto evitiamo anche di avere contatti sociali con chi è stato espulso. Questo significa che non staremo con lui né in occasioni come picnic, feste e partite di pallone né per andare in un centro commerciale, a teatro o a mangiare a casa o al ristorante.Che dire del parlare a un disassociato? Sebbene la Bibbia non menzioni ogni possibile situazione, 2 Giovanni 10 ci aiuta a capire qual è il punto di vista di Geova: “Se qualcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto”. A questo riguardo, La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagina 25, dice: “Un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?”È proprio come viene detto a pagina 31 dello stesso numero della Torre di Guardia: “La realtà è che quando un cristiano si dà al peccato e deve essere disassociato, perde molte cose: la sua posizione approvata dinanzi a Dio; … la piacevole compagnia dei fratelli, inclusa gran parte dell’associazione che aveva con i parenti cristiani”.Nell’immediata cerchia familiare:
Significa questo che i cristiani che vivono con un familiare disassociato debbano evitare di parlargli, di consumare un pasto con lui e di stare in sua compagnia mentre svolgono le attività quotidiane? La Torre di Guardia del 15 aprile 1991, nella nota in calce a pagina 22 dice: “Se un disassociato vive insieme ai suoi familiari cristiani, continuerà ad avere rapporti normali con loro e a partecipare alle attività quotidiane della famiglia”. Pertanto, saranno i componenti della famiglia a decidere fino a che punto coinvolgere il familiare disassociato quando mangiano o quando svolgono altre attività domestiche. Nello stesso tempo non vorranno dare ai fratelli con i quali si associano l’impressione che tutto continui come prima della disassociazione.Tuttavia La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagina 28, parlando dei disassociati e dei dissociati, dice: “I precedenti vincoli spirituali sono stati completamente interrotti. Questo vale anche da parte dei suoi parenti, inclusi quelli nell’immediata cerchia familiare…. Ci saranno quindi cambiamenti nei rapporti spirituali che potevano esistere in famiglia. Per esempio, se il marito è disassociato, la moglie e i figli non sarebbero a loro agio se egli tenesse uno studio biblico familiare o li conducesse in preghiera. Se egli vuole dire la preghiera, come all’ora dei pasti, in casa sua ha il diritto di farlo. Ma loro possono rivolgere silenziosamente a Dio le loro proprie preghiere. (Prov. 28:9; Sal. 119:145, 146) Che dire se in casa un disassociato volesse assistere alla lettura biblica o allo studio biblico familiare? Gli altri potrebbero consentirgli di essere presente per ascoltare, finché non cerca di insegnare o di discutere con loro le sue idee religiose”.Se ad essere disassociato è un figlio minorenne che vive in casa, i genitori cristiani sono ancora responsabili della sua educazione. La Torre di Guardia del 15 novembre 1988, pagina 20, dice: “Proprio come continueremo a provvedergli cibo, vestiario e alloggio, essi dovranno istruirlo e disciplinarlo in armonia con la Parola di Dio (Proverbi 6:25-22; 29:17) I genitori amorevoli possono pertanto disporre di studiare la Bibbia con lui, anche se è disassociato. Forse trarrà il massimo beneficio disciplinare dal fatto che essi studiano con lui da solo. Oppure essi possono decidere che può continuare a partecipare allo studio biblico familiare”. – Vedi anche La Torre di Guardia del 1° ottobre 2001, pagine 16-17.La Torre di Guardia prende in esame un’altra possibile situazione: “Che fare qualora un familiare, come un figlio o un genitore, che non vive in casa fosse disassociato e successivamente volesse tornare a vivere in casa? La famiglia potrebbe decidere il da farsi a seconda delle circostanze. Per esempio un genitore disassociato potrebbe essere malato o non più in grado di badare a se stesso finanziariamente o fisicamente. I figli cristiani hanno il dovere scritturale e morale di assisterlo (1 Tim. 5:8) … Ciò che si farà può dipendere da fattori come gli effettivi bisogni del genitore, il suo atteggiamento e la considerazione che il capofamiglia ha per il benessere spirituale della famiglia” – La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagina 29.In relazione ai figli, l’articolo continua: “A volte i genitori cristiani hanno riaccettato in casa per un certo tempo un figlio disassociato che stava male fisicamente o emotivamente. In ciascun caso i genitori possono valutare le circostanze particolari. Il figlio disassociato viveva per conto proprio e ora non è più in grado di farlo? Oppure fondamentalmente vuole tornare a casa perché sarebbe una vita più facile? Che dire delle sue norme morali e del suo atteggiamento? Introdurrà del ‘lievito’ nella famiglia? – Galati 5:9”.Benefici derivanti dalla lealtà a Geova:
Cooperare con la disposizione scritturale della disassociazione ed evitare i trasgressori impenitenti reca benefici. Preserva la purezza della congregazione e ci distingue come sostenitori delle elevate norme morali della Bibbia. (1 Piet. 1:14-16) Ci protegge da influenze corruttrici. (Gal. 5:7-9) Inoltre dà al trasgressore la possibilità di trarre pieno beneficio dalla disciplina ricevuta che lo aiuterà a produrre “un pacifico frutto, cioè giustizia”. – Ebr. 12:11.Dopo un discorso udito a un’assemblea di circoscrizione, un fratello e sua sorella capirono che dovevano cambiare il modo in cui trattavano la madre, che viveva altrove e che era stata disassociata sei anni prima. Subito dopo l’assemblea l’uomo chiamò la madre e, dopo averle assicurato che le volevano bene, le spiegò che non le avrebbero più parlato se non per questioni familiari importanti. Di lì a poco la madre cominciò a frequentare le adunanze e poi fu riassociata. Inoltre il marito incredulo cominciò a studiare e in seguito si battezzò.Sostenendo lealmente la disposizione scritturale della disassociazione diamo prova del nostro amore per Geova e rispondiamo a colui che lo biasima. (Prov. 27:11) In cambio possiamo contare sulla Sua benedizione. Il re Davide scrisse di Geova: “In quanto ai suoi statuti, non mi allontanerò da essi. Con qualcuno leale agirai con lealtà”. – 2 Sam. 22:23, 26.
Disassociazione e privacy
«Questo contribuirà a proteggere sia la congregazione localeche la Congregazione Centrale da inutili difficoltà legali»
Annuncio della disassociazione
Quando si rende necessario espellere dalla congregazione un peccatore, si fa un breve annuncio dicendo semplicemente che la persona è stata disassociata, Non c'è bisogno di dire altro. Questo servirà ad avvertire i fedeli componenti della congregazione che devono smettere di frequentare questa persona. - 1 Cor. 5:11.
"Come comportarsi con chi è disassociato"
«Ci sono le prigioni che hanno le sbarre, solide sbarre che si vedono e che si possono segare. Ci sono prigioni che hanno sbarre invisibili che non possono essere afferrate e scosse con rabbia, mentre sorridendo vi dicono: “Ma siete liberi, la porta è aperta, potete uscire...”» - Claude Buffet.
Appendice (2024): La revisione del Corpo Direttivo e la conferma dell'esegesi corretta
Nel marzo del 2024, con la pubblicazione dell'Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 2/2024, la leadership dei Testimoni di Geova ha annunciato un inatteso cambio di direttiva: da quel momento in poi, i proclamatori avrebbero potuto rivolgere un semplice saluto (come un "ciao" o un "buongiorno") ai disassociati che frequentano le adunanze nella Sala del Regno. Per giustificare questa modifica, che ribalta un'intransigenza mantenuta per oltre cinquant'anni, il portavoce del Corpo Direttivo ha dichiarato:
«Esaminando il contesto di questi versetti [2 Giovanni 7-11], il Corpo Direttivo è arrivato alla conclusione che l’apostolo Giovanni in realtà stava parlando degli apostati e di altri che promuovono attivamente una condotta errata.»
Questa ammissione tardiva mette a nudo l'incoerenza esegetica e la fragilità dogmatica delle posizioni sostenute dalla Watch Tower Society per decenni. Per più di mezzo secolo la letteratura dell'organizzazione ha imposto il totale ostracismo nei confronti di chiunque fosse disassociato, sostenendo che anche un banale saluto fosse categoricamente vietato da Dio e che l'istruzione dell'apostolo Giovanni in 2 Giovanni 11 (riferita al termine greco chàiro) escludesse persino un semplice "buongiorno" (La Torre di Guardia del 15 aprile 1988, pp. 27-28).
Il paradosso è che l'errore corretto nel 2024 era già stato individuato su questo sito nel 2000. Non l'esegesi in generale, ma il punto specifico: la Watch Tower applicava a tutti i disassociati, qualunque fosse la ragione della rimozione, un passo che riguardava chi negava che Gesù fosse venuto nella carne. È esattamente la distinzione che il Corpo Direttivo ha riconosciuto ventiquattro anni dopo.
«Qui si dice di non accogliere in casa e di non salutare un certo tipo di persone. Leggendo l’immediato contesto si comprende che l’apostolo parlava di coloro che negavano la fondamentale verità (per il cristianesimo) che Gesù fosse il Figlio di Dio venuto nella carne (v. 7). Costoro vengono definiti "anticristi". I Testimoni si basano specialmente su questo passo per giustificare il loro ostracismo nei confronti dei disassociati. Leggendo con attenzione anche solo questi versetti [...] è più che evidente che i TdG strumentalizzano le parole dell'Apostolo. Giovanni scrive: "se qualcuno viene da voi"; quindi si riferisce a persone che andavano nelle case dei cristiani allo scopo di allontanarli dall’insegnamento di Cristo (e non di qualche organizzazione umana). [...] I TdG applicano invece questo passo a tutti coloro che vengono disassociati, qualsivoglia sia il motivo.»
Va aggiunto che l'esegesi tradizionale va anche oltre la correzione del 2024. Il Pulpit Commentary, opera di commento biblico pubblicata oltre un secolo fa e liberamente consultabile online, non si limita a restringere la categoria dei destinatari: nega che dal passo si possa ricavare un principio generale di condotta.
«È della massima importanza ricordare che qui san Giovanni sta dando una regola per un caso particolare, non enunciando un principio generale. Le sue parole non autorizzano in alcun modo l'idea che agli eretici non si debba mostrare ospitalità, e ancor meno la mostruosa dottrina medievale secondo cui non si dovrebbe mantenere fede alcuna nei loro confronti. L'apostolo sta dando indicazioni a una particolare famiglia cristiana durante una particolare crisi della storia della fede cristiana. Non ne consegue affatto che egli avrebbe dato le stesse indicazioni a ogni famiglia durante quella crisi, né a una famiglia in circostanze del tutto diverse.»
Se questa lettura è corretta, il divieto di saluto non trova fondamento nel testo neppure nella versione ristretta adottata nel 2024. E quando il Corpo Direttivo afferma di aver modificato la propria posizione dopo aver «esaminato il contesto», l'ammissione implicita è duplice: o quel contesto non era stato esaminato prima, oppure lo era stato e se n'era tratta la conclusione sbagliata. In entrambi i casi si tratta di un problema non da poco per un organismo che presenta le proprie interpretazioni come il punto di vista di Dio.
Va notato che la revisione del 2024 corregge l'errore solo in parte. Giovanni parla di chi negava che Gesù fosse venuto nella carne; l'aggiunta di «altri che promuovono attivamente una condotta errata» non ha riscontro nel testo, e reintroduce una categoria indeterminata in cui l'organizzazione può far rientrare chi ritiene. La stessa formula compare oggi in nota alla pagina di jw.org sugli allontanati, dove il divieto di saluto resta pieno per chi «potrebbe cercare attivamente di danneggiare» la congregazione.
Si verifica così un fatto emblematico: un cosiddetto "apostata", ragionando sul testo biblico e sul suo contesto, era arrivato alla conclusione corretta ben ventiquattro anni prima degli uomini che affermano di essere l'unico "canale di Dio" guidato dallo spirito santo. Questa vicenda dimostra come le interpretazioni della Watch Tower Society, presentate per decenni come l'indiscutibile "punto di vista di Geova", siano in realtà direttive umane modellate e modificate nel tempo in base a convenienze organizzative.





