I carotaggi glaciali e il Diluvio: nessuna traccia di cambiamento nel 2370 a.C.

Una carota di ghiaccio: le bande visibili corrispondono a strati di accumulo annuale di neve compressa,a base su cui si fonda la datazione dei carotaggi glaciali. (Immagine generata con IA, a scopo illustrativo.)
Secondo la cronologia della Watch Tower, le acque del Diluvio universale iniziarono a cadere nel 2370 a.C., nel secondo mese del 600° anno di vita di Noè (Genesi 7:11), un evento che avrebbe sommerso ogni montagna della Terra, comprese le catene più alte.[1] Se un evento di queste proporzioni fosse realmente accaduto, dovrebbe aver lasciato una traccia inequivocabile nelle calotte glaciali della Groenlandia e dell'Antartide, le quali si sono formate per accumulo di neve anno dopo anno, comprimendo nel ghiaccio un registro chimico e fisico continuo di decine o centinaia di migliaia di anni. Le carote estratte da questi ghiacci permettono di verificare se a quella data sia avvenuto qualcosa di rilevabile.
Come si datano i carotaggi
Le carote di ghiaccio groenlandesi (GRIP, GISP2, NGRIP) e antartiche (Vostok, EPICA Dome C, Talos Dome) vengono datate principalmente tramite il conteggio degli strati annuali, analogo all'anello di un albero: ogni anno lascia uno strato distinguibile per variazioni stagionali di polvere, sodio marino, conducibilità elettrica e rapporto isotopico dell'ossigeno (δ18O). La conta multiparametrica degli strati annuali del nucleo GISP2 ha fornito una visione ad alta risoluzione di questi eventi, e questo metodo fornisce una risoluzione annuale per alcuni indicatori fino a 110.000 anni. Questa datazione non si basa su un solo indicatore: i diversi parametri (polvere, ioni, isotopi, metano) si confermano a vicenda strato per strato, e i record groenlandesi e antartici vengono incrociati tra loro tramite orizzonti vulcanici e variazioni di gas atmosferici intrappolati nelle bolle d'aria.
Per il periodo che qui interessa, gli ultimi 4.000-5.000 anni, la cronologia è ulteriormente rafforzata dal confronto con i picchi di acidità vulcanica registrati nei nuclei GRIP e Dye 3, di cui esiste un confronto pubblicato specifico sugli ultimi 4.000 anni di eruzioni note.[2] In altre parole, l'anno 2370 a.C. non cade in una zona "buia" della cronologia: è compreso in un intervallo per il quale la datazione per strati annuali è incrociata con eventi vulcanici indipendentemente databili.
Cosa si osserva (e cosa non si osserva) intorno al 2370 a.C.
Nella sequenza degli strati annuali delle carote groenlandesi e antartiche non esiste alcuna discontinuità, alcun salto, alcuna interruzione nella conta o alcuna anomalia compatibile con la sommersione delle calotte sotto un diluvio globale, in corrispondenza degli strati relativi al 24° secolo a.C. Lo studioso evangelico Paul H. Seely, in un articolo pubblicato su Perspectives on Science and Christian Faith, ha usato proprio questo argomento contro l'ipotesi di un diluvio globale storico: gli strati di brina leggera e soffice, le maggiori concentrazioni di polvere e la maggiore conducibilità elettrica degli strati estivi sono effettivamente di natura annuale, e se tempeste isolate o eventi anomali avessero potuto generare artificialmente queste differenze, lo stesso fenomeno si sarebbe dovuto manifestare anche negli ultimi 2.000 anni del nucleo GISP2, dove la natura annuale degli strati è invece confermata da riferimenti storici indipendenti.[3]
Questo significa, in concreto, che:
- non esiste alcun strato di fusione (melt layer) anomalo databile al 2370 a.C. che indichi una sommersione delle calotte;
- non esiste alcuna interruzione nella sequenza degli strati annuali compatibile con il distacco e il "galleggiamento" della calotta, ipotesi che alcuni autori associano a un diluvio globale e che la continuità stessa della sequenza esclude;
- la composizione chimica e isotopica degli strati corrispondenti a quel periodo si inserisce senza soluzione di continuità in un trend climatico dell'Holocene già ben documentato.
L'evento reale più vicino: il 4.2 ka BP, e non è un diluvio
Le carote glaciali, insieme a speleotemi e sedimenti lacustri, registrano effettivamente un evento climatico importante in quel torno di tempo: il cosiddetto "4.2-kiloyear event", attorno al 2200 a.C., circa 170 anni dopo la data della Watch Tower. Si tratta di un episodio climatico caratterizzato da un'improvvisa aridificazione e da un raffreddamento, manifestatosi come megasiccità prolungate in regioni che includono il Levante, la Mesopotamia, il Nord Africa e l'Asia meridionale, un evento legato al collasso o alla grave disgregazione di diverse società dell'età del bronzo, tra cui l'Impero Accadico, l'Antico Regno d'Egitto e la civiltà della valle dell'Indo.
Il punto è significativo per due ragioni: primo, l'unico segnale climatico rilevabile nelle carote glaciali in prossimità del periodo indicato dalla cronologia TdG è una siccità regionale, l'esatto opposto di un diluvio; secondo, anche accettando questo evento come possibile "eco" lontana del racconto biblico (ipotesi peraltro indipendente dalla teologia TdG), la data non coincide con il 2370 a.C. ma è spostata di oltre un secolo e mezzo, e riguarda comunque un fenomeno regionale di scarsità d'acqua, non un'inondazione globale che sommerge le vette più alte del pianeta.
La risposta creazionista, e perché non risolve il problema
Diversi autori legati a Answers in Genesis e all'Institute for Creation Research (Michael Oard, Larry Vardiman) hanno tentato di rispondere a Seely, sostenendo che la conta degli strati annuali sarebbe inattendibile per i periodi più antichi e che l'intera sequenza glaciale si sarebbe formata in un tempo molto più breve, in un modello post-diluviano.[4] È rilevante notare che questa risposta non nega l'assenza di una discontinuità nel 2370 a.C.: si limita a proporre un modello alternativo di formazione delle calotte che comprimerebbe l'intera sequenza in poche migliaia di anni, restando però privo di un riscontro empirico comparabile a quello offerto dalla datazione per strati annuali incrociata con orizzonti vulcanici indipendenti. In altre parole, anche tra gli autori che condividono la fede in un diluvio storico, nessuno indica una specifica anomalia stratigrafica collocabile al 2370 a.C.: il dibattito creazionista riguarda il metodo di datazione nel suo complesso, non un'evidenza positiva di rottura in quell'anno.
Implicazioni
La Watch Tower è consapevole del problema fisico posto dalle montagne più alte, e per evitarlo sostiene che le catene montuose più elevate non esistessero alla loro quota attuale nel 2370 a.C., ma si siano formate solo in seguito al Diluvio stesso. Come spiega La Torre di Guardia: «L'enorme peso dell'acqua causò evidentemente uno spostamento e un piegamento della crosta terrestre relativamente sottile. Pertanto, nuovi monti furono proiettati in alto, i vecchi monti raggiunsero nuove altezze, i bacini marini poco profondi s'approfondirono e si stabilirono nuove linee costiere».[5] Secondo questa ricostruzione, fu «lo straordinario peso delle acque del Diluvio» a spingere «le vette dei monti al loro alto livello», producendo al contempo «nel fondo dell'oceano valli profonde più di 9.000 metri».
Questa via di fuga, tuttavia, non risolve il problema posto dai carotaggi: le calotte della Groenlandia e dell'Antartide non sono catene montuose di origine tettonica, ma accumuli di neve e ghiaccio che, secondo la stessa cronologia TdG, dovevano già esistere nel 2370 a.C. e che oggi conservano una sequenza di strati annuali ininterrotta per oltre 100.000 anni. Se le acque del Diluvio avessero davvero ricoperto "tutti gli alti monti che erano sotto tutti i cieli" (Genesi 7:19), incluse dunque le regioni polari, ci si dovrebbe aspettare una sommersione, un distacco o quantomeno una grave perturbazione della stratificazione di queste calotte in quel punto della sequenza. Nessuno di questi segnali compare: gli strati attraversano il 24° secolo a.C. senza soluzione di continuità, in perfetta coerenza con il resto del record dell'Holocene e con gli orizzonti vulcanici indipendentemente databili che la confermano.
Vedere anche:
- Il Diluvio ed i TdG — per il quadro generale delle obiezioni scientifiche, da cui questa pagina approfondisce un aspetto specifico
- Le pitture rupestri e il Diluvio e Le piramidi e il Diluvio — altre linee di prova cronologica indipendenti che convergono contro il 2370 a.C.
- Il Diluvio fu davvero "universale"? — per le obiezioni scientifiche di carattere più generale (idrologiche, geologiche)
- Il radiocarbonio e la dendrocronologia sono attendibili? — perché vale la pena far notare che il metodo di datazione per strati annuali dei carotaggi è concettualmente analogo (e indipendente) da quello dendrocronologico, e le due tecniche si rafforzano a vicenda
- La glaciazione ed il diluvio 1° e 2° — per chi vuole approfondire la tesi (distinta) del rapporto causale tra Diluvio ed era glaciale
Note
[1] Genesi 7:11, 19, 20; Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. 1, pp. 618-621; cfr. La Torre di Guardia, 15/5/2003, "Il giornale di bordo di Noè è importante per noi?".
[2] H.B. Clausen et al., "A comparison of the volcanic records over the past 4,000 years from the Greenland Ice Core Project and Dye 3 Greenland ice cores", Journal of Geophysical Research 102(C12), 1997, pp. 26.707-26.723. Cfr. anche G.A. Zielinski et al., "Record of volcanism since 7,000 BC from the GISP2 Greenland ice core", Science 264, 1994, pp. 948-952.
[3] P.H. Seely, "The GISP2 Ice Core: Ultimate Proof that Noah's Flood Was Not Global", Perspectives on Science and Christian Faith 55(4), 2003, pp. 252-260.
[4] M.J. Oard, "Wild ice-core interpretations by uniformitarian scientists", TJ 16(1), 2002, pp. 46-47; risposta pubblicata anche su Answers in Genesis, "Ice Cores vs the Flood".
[5] La Torre di Guardia, 1/12/1968, pp. 707-711, "Ci fu un diluvio universale?".