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I Testimoni di Geova -
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A proposito di “geovismo”

Capita di tanto in tanto di leggere messaggi alquanto risentiti di Testimoni di Geova che si lamentano del fatto che, nel riferirsi alla loro religione, venga usato il termine "geovismo". Qualche tempo fa, per esempio, in un forum online, un TdG aveva osservato che «...termini tipo "geovismo", "geovologo", ect. … [sono da evitare in quanto] furono coniati dai fascisti. ...» (link). Questa è un'idea abbastanza diffusa fra i TdG, i quali, di tanto in tanto, la ripropongono.

Conviene distinguere subito tre questioni che nel dibattito vengono quasi sempre confuse fra loro:

  1. se il termine sia stato coniato dai fascisti in senso denigratorio;
  2. se il suffisso "-ismo" (e "-ista") sia di per sé squalificante;
  3. se oggi la parola risulti offensiva, e in quali contesti.

Alla prima domanda la documentazione risponde in modo netto: no. Alla seconda risponde la grammatica italiana: no. La terza è l'unica realmente aperta, e la risposta dipende dall'uso e dal tono di chi parla, non dalla parola in sé.

Le attestazioni italiane, dal 1885 al 1937

Che siano stati i fascisti ad inventare questo termine (ed i suoi derivati) è una cosa piuttosto inverosimile. Non esiste, infatti, nessuna fonte che dimostri che furono i fascisti ad usare per la prima volta queste parole. In nessuna pubblicazione ufficiale della Watch Tower Society (WTS) si dice nulla sull'origine di questo termine; inoltre nemmeno si legge che i dirigenti dei TdG ritengano irrispettoso o inappropriato questo modo di riferirsi al loro credo.

Le attestazioni disponibili sono anzi nettamente anteriori al fascismo, e vale la pena leggerle nel loro contesto.


Cesare A. Levi, I versi sacri, Venezia, Dell'Emporio, 1885, p. 11.

Discutendo della composizione del Deuteronomio e dell'ipotesi che il libro risalga all'epoca del re Giosia anziché essere un dettato di Mosè, Levi scrive che «...certamente il Collegio dei Profeti del campo del Geovismo, vi apportò modificazioni». Il termine è scritto con la maiuscola e usato in senso puramente descrittivo, per designare la corrente religiosa jahwista dell'antico Israele. L'autore, come si intuisce dal cognome, era di origine ebraica.


G. Preyer, in Il pensiero Italiano, Milano, Aliprandi, 1895, p. 170.

Nella conclusione di un saggio dedicato al confronto fra pensiero orientale e civiltà occidentale, e discutendo dell'antropomorfismo religioso con riferimento a Kant e a Goblet d'Alviella, Preyer scrive: «Quel germe di distruzione l'aveva già preso il vangelo dal Geovismo, e se lo nutrì poi in seno finché ne fu tutto ingombro». Anche qui "Geovismo" indica la religione dell'antico Israele. Il giudizio dell'autore su quella tradizione è critico, ma il termine è impiegato come normale designazione storica, non come epiteto.


Giovanni Rosadi, Il processo di Gesù, Firenze, Sansoni, 1919, p. 62.

«Ecco come questo fu il popolo di Dio; non perchè Israele, ma perchè geovista». Uso descrittivo e privo di qualsiasi connotazione negativa, in un'opera di larghissima diffusione firmata da un uomo politico liberale.


«Vita italiana, Rassegna mensile di politica interna, estera» ecc. Roma, 1926, p. 111.

Questa fonte va letta con attenzione, perché è l'unica di ambiente vicino al regime, e chi sostiene la tesi dell'origine fascista potrebbe volerla usare a proprio favore. Il passo parla della massoneria come religione «sui generis», «ispirata di tradizioni ebree, impregnata di geovismo, ateistica in un suo ramo».

Il tono è indubbiamente ostile, ma occorre notare due cose. La prima è che nel 1926 la parola circolava in italiano da almeno quarant'anni: chi scriveva su quella rivista la trovò già pronta nella lingua, non la coniò. La seconda, e più importante, è che il riferimento è alla tradizione ebraica e alla massoneria, non ai Testimoni di Geova, che in quegli anni le stesse autorità fasciste non erano nemmeno in grado di identificare come gruppo autonomo.


Zino Zini, I fratelli nemici, Torino, Einaudi, 1937, p. 67.

«L'ingenua frase della Genesi "Lo spirito di Dio si moveva sulla faccia delle acque", tradiva nella parola del Geovista la stessa fede della immanenza divina contenuta nella sentenza dell'antico Talete "Tutte le cose sono piene di Dei"». Qui "Geovista" designa l'autore jahwista della Genesi, in una riflessione filosofica del tutto neutra. Vale la pena aggiungere che Zini era un intellettuale di orientamento socialista, e che il volume uscì da Einaudi: difficile immaginare fonte più lontana dal lessico del regime.

Riassumendo: dal 1885 al 1937 il termine ricorre in italiano presso autori di estrazione ebraica, liberale e socialista, oltre che in un periodico di area fascista, e in tutti i casi si riferisce alla religione dell'antico Israele. Nessuno di questi usi ha a che vedere con i TdG, per il semplice motivo che la parola serviva a designare tutt'altro.

Va aggiunto, per completezza, che nella lingua scritta era spesso preferita la forma etimologica "jehovismo" o "jehovista", già presente in uno storico olandese del Seicento che scriveva in latino. Dal latino la forma si diffuse particolarmente in francese, dove jehovisme e jehoviste sono frequentissimi nell'Ottocento, e dal francese, credo, passò all'italiano, dove "jehovismo" si trova molto spesso fino alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso.

Quando il termine passa ai Testimoni di Geova: Montréal, 1947

Il passaggio dalla religione dell'antico Israele alla confessione fondata da Russell avviene per prima cosa in ambienti francofoni, dove la critica al geovismo, o per dirla come loro jéhovisme, è cominciata assai prima che da noi. Già negli anni Quaranta troviamo titoli come questi:




In questo testo Jéhovisme è addirittura titolo di alcuni capitoli, «Le jéhovisme devant l'opinion» a p. 27 e «Le jéhovisme et la religion» a p. 49, mentre l'indice registra la voce «Jéhovisme et communisme» a p. 109; e jéhoviste ricorre spesso. Si tratta di un testo polemico, ma la polemica è quella di un cattolico canadese di lingua francese nel 1947, e certamente non ha nulla a che fare con il fascismo o con i verbali d'interrogatorio fascisti.

Quando dunque, negli anni successivi, "geovismo" comincia a essere usato in italiano con riferimento ai TdG, non nasce nulla di nuovo: si applica a una confessione moderna un termine che la lingua possedeva già da mezzo secolo, seguendo un modello lessicale consolidato in francese.

Il suffisso non è squalificante

Un'obiezione più raffinata riguarda non l'origine ma la forma della parola. In merito ancora alla presunta e, come abbiamo visto, infondata origine fascista di queste parole, ecco qual è stata l'opinione di uno storico. In un forum "geovista" ormai scomparso da qualche tempo, venne pubblicata nel 2004 la lettera scritta da un TdG ad uno storico, il prof. Claudio Vercelli:

Inviato il: Sep 20 2004, 11:42 AM

Egr. Prof. Vercelli,
Secondo alcuni ricercatori, il termine italiano "geovista" (e l'affine "geovismo") fu usato per la prima volta durante il periodo fascista in senso dispregiativo. Esistono delle prove che dimostrino questo? Ed è vera l'asserzione che il termine fu coniato proprio dalla gerarchia fascista in senso denigratorio?
Grazie in anticipo,
Bert

 
Ecco quale fu la risposta di questo ricercatore (testo evidenziato in rosso mio):

Inviato il: Sep 26 2004, 01:31 PM

La leggo solo adesso, benché il quesito giaccia in attesa di risposta già da alcuni giorni. Le autorità fasciste italiane ebbero serie difficoltà nell'identificare la "natura" a sé del movimento e, di riflesso, a definirlo con un nome derivato dalla denominazione stessa, fosse anche in mera chiave dispregiativa. Solo nel 1939-40, in prossimità della guerra, si pervenne a cogliere la specificità dei testimoni di Geova, procedendo poi al loro arresto.

Rammento a memoria (che, spero, non mi tradisca) che in un documento di polizia si parlava di "tremolanti", riecheggiando il convincimento, diffuso tra quanti erano chiamati dal regime mussoliniano a monitorare i culti non cattolici, ed eventualmente a fornire elementi di giudizio per una loro possibile repressione, che la denominazione non avesse autonomia alcuna dal protestantesimo americano; che, in quanto tale, era a sua volta tematizzato dal fascismo come presenza pericolosa, poiché estranea al tessuto culturale italiano.

Si riteneva che la condotta dei membri italiani della denominazione fosse una commistione tra influenze straniere, volte a mettere in discussione la cattolicità della nazione italiana (divenuta poi, a fare dalle guerre coloniali della metà degli anni Trenta, "razza" tout court), credulità popolare e inganno politico. Quello che si reputava fosse un mix tra questi innesti era guardato con sospettosità ma non condusse a una risposta persecutoria generalizzata, se non con l'inverarsi di condizioni appropriate, ovvero con la radicalizzazione delle scelte del regime. Detto questo non so se furono i fascisti ad adottare per la prima volta, in chiave, ovviamente, offensiva, il termine "geovista".

Non ho le competenze, al momento, per darle una appropriata risposta. Mentre le posso senz'altro dire che dal punto di vista del lessico totalitario i termini che supportano il suffisso "-ista" e "-ismo" hanno sempre una valenza denigratoria, almeno che non siano applicati alla autodefinizione, ovvero alla apologia di sé e del proprio movimento, fazione, partito e così via. In linea generale, come lei stesso dice, il denominare con prefissi o suffissi un interlocutore, ovvero il renderlo elemento di una scala seriale, l'inserirlo in una successione, cancellandone così la specificità e attribuendogli delle mere qualità ascrittive (in quanto parte di una totalità, non soggetto a sé), può essere un atto linguistico neutro, ovvero ispirato al presupposto che si tratta di una mero giudizio di fatto.

Tuttavia, e qui la questione si fa circolare, gli atti linguistici non sono mai neutri, ovvero non sono mai esenti da un (pre)giudizio di valore. Poiché designano, contrassegnano quindi confortano qualcosa che preesiste all'oggetto stesso della loro definizione, seguendo dei codici di senso che sono anche circuiti di valore. C'è effettivamente un problema contestuale, di campo semantico, che afferisce all'aspetto dell'uso delle parole, di chi e come le usa, a quale scopo. La lingua, in buona sostanza, è il vettore con il quale stabiliamo (ma anche distruggiamo, a volte) rapporti sociali. E con essi le persone che ne sono parte...

Per un regime totalitario, che ambisce a tenere in sé, a "comprendere" tutto e tutti, non si dà il caso di eccezioni rispetto alle proprie articolazioni. Da ciò il ricorso ai suffissi di cui sopra serviva a stigmatizzare i destinatari per poi poterli meglio colpire. Dichiarando la loro estraneità dalla "nazione", dalla "razza", dalla "comunità di stirpe" o "di popolo", dal "ceppo originario" e così via.

Claudio Vercelli

 
La risposta merita di essere letta per intero, ed è onesta. Vercelli ammise esplicitamente di non sapere se furono i fascisti ad usare per la prima volta il termine "geovismo" e i suoi derivati, e osservò anzi che le autorità fasciste ebbero serie difficoltà a identificare la natura stessa del movimento. Gli esempi succitati rispondono in maniera chiara alla domanda che allo storico era stata posta, e dimostrano che non furono affatto i fascisti ad usare per primi questa espressione.

Vercelli aggiunse però un rilievo che va affrontato e non aggirato: dal punto di vista del lessico totalitario, i suffissi "-ismo" e "-ista" hanno sempre una valenza denigratoria, salvo che siano applicati all'autodefinizione.

L'osservazione è corretta, ma riguarda appunto il lessico totalitario, cioè un contesto storico e politico determinato, non la lingua italiana in generale. Nell'italiano comune quei suffissi sono la forma normale con cui si designano le confessioni religiose: luteranesimo, calvinismo, valdismo, metodismo, avventismo, pentecostalismo, mormonismo. Nessuno di questi termini è considerato un insulto, né dai parlanti né dai dizionari, e lo stesso vale per i corrispondenti nomi di persona: luterano, calvinista, valdese, metodista, avventista. Un suffisso che nel discorso di un regime serve a stigmatizzare non diventa per questo offensivo ogni volta che viene usato.

Che il suffisso non sia in sé squalificante lo conferma del resto l'uso della Watch Tower stessa. La parola "geovistico" (senza virgolette) è stata usata dalla WTS nella rivista Torre di Guardia del 1959, p. 222, parlando delle "teorie documentarie" sulla composizione del Pentateuco. Se tale termine fosse irrispettoso od inopportuno, la WTS lo avrebbe almeno riportato fra virgolette.

Anche in altre occasioni, parlando sempre delle teorie sulla composizione del Pentateuco, la WTS non si è fatta scrupoli nell'utilizzare il termine "jahwista". Per esempio:

«Secondo questa teoria esisterebbero tre documenti o fonti, che sono chiamate "jahwista" (J), "elohista" (E) e "sacerdotale" (P)» (Perspicacia, p. 1018).
«Quando la critica sostiene che certi passi, definiti "J" (cioè di tradizione jahwista) e nei quali ricorre il nome di Geova, siano stati scritti da uomini diversi dagli scrittori dei passi in cui ricorre il titolo "Dio" (ebr. ´elohìm), classificati come "E" (cioè di tradizione elohista)» (Perspicacia, p. 909).
 
Va precisato con chiarezza che in questi casi il riferimento è alla tradizione jahwista del Pentateuco e non ai Testimoni di Geova: si tratta quindi di un argomento sul suffisso, non sull'uso denominazionale. Come argomento sul suffisso, però, è dirimente.

"Jahvismo", che è poi l'equivalente esatto di "geovismo", è uno dei modi correnti con cui viene definito il culto di YHWH, e viene usato comunemente e senza alcun problema da cristiani di varie denominazioni. Per esempio:


Anche la parola "jahvista" (= geovista) viene usata comunemente in ambito cristiano, fra studiosi di varie denominazioni (qui molti esempi: link).

Perfino gli ebrei, a quanto pare, non si fanno scrupoli ad usare il termine "jahvista", come si nota da questo intervento in un newsgroup di cultura ebraica: «...da qui a qui Jahvista, poi tre parole elohiste, il resto sacerdotale con ultimo versetto deuteronomista» (link).

L'uso nelle pubblicazioni della Watch Tower

Un ultimo elemento riguarda il modo in cui le pubblicazioni della WTS trattano questo termine quando lo incontrano nelle loro fonti.

Nell'Annuario dei Testimoni di Geova del 2002, nella sezione dedicata all'Ucraina, viene riprodotta la lettera di un funzionario del KGB al proprio superiore, a proposito dei tentativi di dividere la congregazione: «Nell'intento di aggravare la spaccatura all'interno della setta, ci stiamo impegnando per reprimere l'attività ostile dei capi geovisti, screditarli agli occhi dei correligionari e generare tra loro un clima di diffidenza». Poco oltre la stessa lettera aggiunge: «I capi geovisti più combattivi stanno attuando iniziative per neutralizzare le nostre azioni e cercano in tutti i modi di consolidare i settori organizzativi» (Annuario 2002, p. 206).

Qui il contesto è indubbiamente ostile, ma l'ostilità è quella del KGB verso i Testimoni, non quella insita nella parola. Ciò che conta, ai fini della nostra questione, è che la WTS ha riprodotto il documento senza apporre alcun sic, senza virgolette di distanziamento e senza una nota che segnalasse un'espressione impropria.

Molto più significativo è il secondo caso. La Torre di Guardia del 1° dicembre 1974, p. 725, cita un giornalista cecoslovacco che descrive il trattamento inflitto nel 1951 ai Testimoni in un campo di lavoro comunista:

«Ricorderò sempre con ammirazione e approvazione i geovisti [testimoni di Geova], soprattutto giovani, che rifiutarono di prestare servizio militare e furono per questo condannati. Anche lì mantennero la loro fede e rifiutarono di lavorare nelle miniere di uranio».

Qui la parola compare in un contesto di aperta ammirazione, e non c'è modo di leggerla come un epiteto: chi scrive ricorda «con ammirazione e approvazione» proprio i «geovisti». Si noti inoltre che in questo caso la WTS è intervenuta sul testo citato, aggiungendo fra parentesi quadre la glossa «[testimoni di Geova]». Ha dunque avuto sotto gli occhi il termine, lo ha ritenuto bisognoso di un chiarimento per il lettore italiano, e ha scelto di spiegarlo e non di segnalarlo come offensivo o di sostituirlo.

Non si sostiene qui che la Watch Tower usi in proprio la parola "geovismo": in entrambi i casi essa cita altri autori. Il rilievo è un altro, ma non meno pertinente. Se la Società ritenesse quel termine denigratorio, avrebbe avuto due occasioni per dirlo, e in una delle due stava già mettendo mano al testo. Non lo ha fatto.

Geovismo e geovista: due parole diverse

Una distinzione che nel dibattito viene quasi sempre saltata è quella fra il nome del credo e il nome della persona.

"Geovismo" designa un sistema dottrinale e organizzativo. In questo caso non esiste in italiano nessuna alternativa realmente equivalente: "TdG" e "Testimoni di Geova" indicano soltanto le persone, mentre "religione dei Testimoni di Geova" o "dottrina dei Testimoni di Geova" sono perifrasi, non termini. Chi studia il fenomeno ha bisogno di un sostantivo, esattamente come ha bisogno di "cattolicesimo" accanto a "cattolici". Rinunciare a "geovismo" significherebbe restare senza parola per l'oggetto stesso della discussione.

"Geovista" si riferisce invece a un individuo, e qui il discorso cambia. Nel dialogo diretto con una persona è ragionevole usare la denominazione con cui essa si identifica, così come si fa con qualunque altro interlocutore. Non perché il termine sia intrinsecamente offensivo, ma perché nel confronto personale la cortesia linguistica costa poco e rende la discussione più produttiva.

Va peraltro osservato che "TdG" non è automaticamente più rispettoso: è un acronimo, cioè un'abbreviazione, e nessuno ha stabilito che abbreviare sia più riguardoso che nominare per esteso.

Il termine nei dizionari

Questi termini sono entrati a far parte della lingua italiana e vengono riportati, senza alcuna accezione negativa, anche in alcuni dizionari:


Vale la pena raccontare qui un episodio, perché mostra bene come la tesi dell'origine fascista sia riuscita a insinuarsi anche dove non ci si aspetterebbe di trovarla, e che cosa succede quando la si mette alla prova delle fonti.

Quando inserii in questa pagina il link al dizionario di italiano del portale Sapere.it, del gruppo De Agostini, la voce "geovista" riportava soltanto la definizione. Qualche tempo dopo vi comparve una nota d'uso, che il 24 dicembre 2020 segnalai alla redazione:



Nella mia segnalazione osservai due cose. La prima è che non è affatto dimostrato che i termini "geovista" e "geovismo" siano stati usati per la prima volta dai fascisti. La seconda è che è semplicemente falso che siano usati principalmente da dissidenti della confessione o da membri di gruppi anti sette. Feci inoltre notare che quella formulazione riprendeva quasi parola per parola il contenuto di alcuni scritti dei Testimoni di Geova, compreso il riferimento ai rapporti degli Ispettorati Speciali dell'Ovra n. 4, che non è certo un dettaglio di uso corrente.

Non so chi l'avesse suggerita, e non è questo che conta: conta che una ricostruzione priva di fondamento documentario fosse arrivata, senza verifica, in un'opera lessicografica di una casa editrice come De Agostini. Segnalai infine questa stessa pagina, con le fonti che qui vengono riprodotte.

La redazione rispose il 22 gennaio 2021 ringraziando per la segnalazione e assicurando che avrebbe preso in carico l'analisi della voce.

A distanza di mesi la nota era però rimasta immutata, e il 17 settembre 2021 tornai a scrivere, questa volta elencando per esteso le attestazioni ottocentesche: Levi 1885, Preyer 1895, Rosadi 1919. Il 22 settembre 2021

Il giorno ven 17 set 2021 alle ore 10:19 ha scritto:

Buongiorno.

Noto, a distanza di mesi, che la Vostra nota alla voce “geovismo” è rimasta immutata.
Nel frattempo io ho aggiornato la mia pagina https://www.infotdgeova.it/8altro/geovismo.html inserendovi varie citazioni da fonti assai precedenti l’epoca fascista che utilizzavano il termine “geovismo” ed affini, senza che ciò presupponesse alcuna connotazione o giudizio negativo.

Per esempio, ‘geovismo’ lo si trova in Cesare Levi (chiara dal cognome l’origine ebraica), I versi sacri, Venezia, 1885, p. 11, con connotazione tutt’altro che negativa. ‘Geovismo’ è adoperato anche da G. Prever nel 1895, mentre ‘geovista’ è usato nel 1919 da Giovanni Rosadi, quanto basterebbe per ritenere infondata la tesi di un neologismo creato dal fascismo.

Cinque giorni dopo, la redazione comunicò che le voci relative alla mia segnalazione erano state analizzate e aggiornate:



La nota fu effettivamente riscritta, ed è quella tuttora leggibile alla voce geovista. Le due affermazioni più gravi sono cadute: non si legge più che quei termini furono usati per le prime volte dalle autorità fasciste, né che oggi siano impiegati principalmente da dissidenti e da gruppi anti sette. Resta un riferimento assai più prudente, secondo cui quei termini, con connotazione negativa, si ritrovano per esempio in alcuni documenti redatti dalle autorità fasciste, in particolare nei rapporti degli Ispettorati Speciali dell'Ovra n. 4.



La differenza fra le due versioni non è di sfumatura. "Furono coniati dai fascisti" è un'affermazione sull'origine di una parola, ed è falsa. "Si ritrovano anche in documenti fascisti" è un'affermazione sull'uso, ed è probabilmente vera, ma non dimostra nulla.

Su quest'ultimo punto risposi alla redazione, e lo ripeto qui, che il riferimento al fascismo risulta ormai scollegato dal contesto. Che una parola compaia in documenti di polizia del regime non dice nulla sulla parola in sé: come si è visto, "geovismo" era in circolazione da quarant'anni prima, presso autori ebrei, liberali e socialisti, e negli stessi anni la si ritrova in ambito francofono. Un termine si trova in cattiva compagnia esattamente come si trova in buona compagnia, e in nessuno dei due casi ne resta marchiato. Aggiungo che i documenti in questione sono per altro ambigui e non probativi, e che l'uso attuale del termine è posteriore e indipendente dai precedenti.

Avevo suggerito alla redazione una formulazione di questo genere:

«Geovista/i e geovita/i denotano gli appartenenti alla religione dei Testimoni di Geova, con riferimento alla loro ideologia e teologia. Etimologicamente il termine è anteriore, e riferito piuttosto allo jahvismo contrapposto all'elohismo. Così come il sostantivo geovismo, vengono percepiti come denigratòri da alcuni membri della confessione dei Testimoni di Geova, ma storicamente la loro connotazione è affidata al contesto, tant'è che si ritrovano in molte lingue, con senso perfino positivo. Nulla a che fare con documenti redatti dalle autorità fasciste, per altro ambigui e non probativi. L'uso attuale del termine è posteriore, e indipendente dai precedenti».

Resta il fatto che la nota attuale, sulla connotazione, dice qualcosa che è ragionevole e che questa pagina non ha alcun motivo di contestare: che quei termini vengono percepiti come denigratori da membri della confessione. È esattamente il punto su cui, come si vedrà nella conclusione, ha senso esercitare una cortesia linguistica nel dialogo diretto. Altra cosa è affermare che siano nati come insulto, il che non è mai stato vero.

Conclusione

Le tre domande poste all'inizio trovano dunque risposte diverse.

L'origine fascista del termine è una leggenda. "Geovismo" e "geovista" sono attestati in italiano fin dal 1885, presso autori di ogni orientamento, e derivano da una tradizione lessicale che passa dal latino al francese all'italiano. Quando poi la parola viene applicata per la prima volta ai Testimoni di Geova, siamo in Québec nel 1947.

Il suffisso non è squalificante: è la forma normale con cui l'italiano designa le confessioni religiose, ed è usato senza problemi dalla stessa Watch Tower in ambito biblico.

Quanto alla connotazione, una parola non è offensiva o rispettosa in astratto: lo diventa per il tono e l'intenzione di chi la usa. Chi impiega "geovismo" nel suo semplice significato linguistico non commette alcuna scortesia, e non esistono ragioni valide perché rinunci a un termine legittimo della lingua italiana.

Resta però una buona regola di dialogo, nel confronto diretto, usare per le persone la denominazione che esse preferiscono. Non è una concessione sul piano dei contenuti né un'ammissione che il termine sia denigratorio: è semplicemente il modo di rendere più sereno un confronto che riguarda idee e dottrine, non individui. Le due cose possono convivere senza contraddizione: "Testimone di Geova" per chi crede, "geovismo" per ciò in cui crede.

Per ulteriori approfondimenti, si veda anche la seguente discussione nel forum Infotdgeova: "Geovismo, termine fascista?"

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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
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