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sito a questo link: Angelo e i
testimoni di Geova L’ultimo contatto nei confronti della Società,
all’apparenza scarno e freddo, nascondeva invece venti anni di completa
dedizione alle gravose regole della congregazione. Il testo della nostra
lettera, inviata a Roma e alla congregazione locale, diceva più o meno così: “Vi
comunichiamo la nostra dissociazione dalla Società Torre di Guardia. Ogni
eventuale comunicazione è gradita solo per iscritto”. Questo
è stato il nostro ultimo atto nei confronti della Società, datato 6 novembre 1995. L’inizio della crisi risale però a tre anni prima quando da via della Bufalotta decisero
di iniziare un processo di epurazione nelle congregazioni della nostra città.
Per il direttivo di Roma la situazione era molto grave: si registravano pochi
nuovi proclamatori, c’era un aumento degli inattivi e delle dissociazioni e il
tutto aveva dei responsabili, dei colpevoli; la facile equazione era: crisi
nelle congregazioni = anziani colpevoli e da rimuovere. Questa non era la verità
ma faceva parte di una crisi generalizzata che da una parte all’altra della
terra andava delineandosi. Comunque questo delirio del “capro espiatorio”
nato a Roma prese lentamente forma nelle direttive del Sorvegliante di
Circoscrizione. Nei primi mesi del 1992 così, il Sorvegliante scrisse della
nostra congregazione con un allegato al modulo S-303 da spedire a Roma: “Vi
informo sulla condizione spirituale di questa Congregazione. È senza dubbio
in netto calo l’attività in generale, molti sono coloro che stentano a
mantenere il passo…Ultimamente ci sono stati 2 dissociati, 8 irregolari, 40
proclamatori sono sotto la media delle 9 ore mentre 28 sotto la media delle 4
ore, inoltre 71 non si impegnano nella fase delle visite e 90 non conducono
studi biblici, su 110 proclamatori solo 85 sono presenti agli studi
biblici del martedì”. Terrificante
questa relazione per una azienda che tiene ai profitti ma non credo per chi ha
in mano le coscienze di quanti vogliono essere persone di fede. Niente si dice
nella relazione delle realtà drammatiche individuali e familiari che esistevano
nella congregazione. Situazioni di reale povertà, disoccupazione, problematiche legate agli anziani, situazioni di disagio
familiare con separazioni e casi di delinquenza minorile, solo per menzionarne
alcune. Ora mi chiedo: dov’era l’interesse per la persona, l’importanza di
coltivare le qualità cristiane nella congregazione o l’empatia nei confronti
delle famiglie con tali gravi problemi? Invece, ciò che importava erano i conti,
i numeri, le cifre e che alla base di tutto fornivano, se ben studiati e
controllati, un vantaggio non del tutto trascurabile nelle “casse di Roma”. In
quegli stessi giorni in una circolare indirizzata a tutti i corpi degli anziani in
Italia, datata 1/2/1992, la congregazione centrale manifestava la sua preoccupazione perché, nonostante un
aumento dei
proclamatori negli ultimi 5 anni non vi era stato un adeguato aumento delle
contribuzioni pervenute alla sede centrale: “C’è stata una sensibile
diminuzione delle contribuzioni… Siamo fiduciosi che potrete aiutare la
congregazione locale a comprendere pienamente il proprio privilegio di
contribuire regolarmente per l’opera mondiale”. In
breve si doveva decidere una quota di lire da spedire ogni mese aggiungendoci
quello che ogni mese restava dai conti della congregazione locale. Triste
ma vero! (nota). Ma
torniamo a noi: subito dopo la lettera del Sorvegliante, la Società inviò
nella nostra congregazione quello che nel 1300 la Chiesa medievale mandava per
scoprire e far condannare gli eretici, “l’inquisitor intrepidus” e cioè
un anziano pioniere speciale con funzioni immediate di presidenza accompagnato
da alcuni pionieri regolari suoi stretti collaboratori. Cominciarono
da parte di questo “inviato” le visite in tutte le famiglie della
congregazione, alle quali si facevano delle domande più o meno velate sulla
vita privata di tutti i nominati della congregazione e dei componenti le loro
famiglie. In quell’epoca eravamo 4 anziani, io servivo come segretario, ma nel
giro di pochi mesi questa struttura crollò perché all’inviato parve bene di
purificare una congregazione che non rendeva più agli occhi del direttivo. Ora
devo tornare un po’ indietro nel tempo. Conobbi la cosiddetta verità nel
lontano 1975 e assieme alla mia futura moglie mi battezzai nel 1980, col
disappunto di tutti i parenti; e come tutti abbandonammo gradualmente gli amici
di un tempo per abbracciare quelli che dovevano essere amici eterni. Nel
1982 divenni servitore di ministero e nell’85 anziano della congregazione. Ma
l’anno successivo, ormai sposato da due anni, dovetti partire per sostenere
quella che veniva chiamata l’integrità cristiana. Avevo 28 anni con due esami
da sostenere per laurearmi in Medicina ma nulla fu possibile per ottenere
l’esonero: dovetti passare 12 mesi nella prigione militare di Peschiera del
Garda. Un
alone di falso pudore avvolgeva tutto ciò che riguardava “l’integrità
cristiana”, quello che realmente significasse nessuno
poteva dirlo, né noi anziani né i poveri ragazzi diciannovenni che conoscevano
solo una parola d’ordine: “carcere” a tutti i costi. Il
magistrato di sorveglianza delle carceri militari proponeva diverse soluzioni:
servizio non armato, servizio
sostitutivo civile, affidamento in prova, ma niente da fare: tutte proposte
demoniache, sostenevano i ministri di culto uno dopo l’altro interrogati su
questi temi; non scrivete più alla Società, dicevano, perché non vi
risponderanno!!! Tutto
faceva parte della ormai famosa “strategia teocratica” volta a salvaguardare
l’integrità legale della congregazione centrale con sede a Roma visto che era
in corso il riconoscimento legale della stessa in Italia. Quando
entrai nel reclusorio restai meravigliato, tutto poteva sembrare ma non un posto
di integrità cristiana: si lavorava per ristrutturare gli edifici del ministero
della difesa, si faceva addestramento militare, con montaggio e smontaggio di
tende da campo, educazione civica e militare. L’importante era essere reclusi,
poi quello che capitava all’interno di quelle mura a nessuno importava: liti,
violenza, problemi psicologici e di natura sessuale facevano parte della tanto
discussa integrità cristiana, da cancellare come con una spugna una volta
rientrati nella propria congregazione. Una
volta rientrato e laureato cominciarono le pressioni perché entrassi a pieno
regime nel gruppo del “comitato sanitario”; per i responsabili avrei dovuto
specializzarmi per convincere i
primari e i direttori delle cliniche chirurgiche della mia regione e città
che l’uso delle trasfusioni di sangue era antiscientifico e contrario alla
medicina e che non facendo le trasfusioni ai
testimoni di Geova si diventava famosi in tutto il mondo; tutto questo
accompagnato da regalie varie di fine anno. La
cosa più sconcertante sarebbe stato il mio ruolo principale all’interno del
Comitato. Avrei dovuto, sotto la mia responsabilità, far dimettere quei poveri
fratelli bisognosi di cure e portarli non so dove, forse nella tanto famosa
clinica privata romana dove si curava e si guariva da tutti i mali senza l’uso
delle trasfusioni di sangue. La mia risposta fu un irremovibile no! Con
questi avvenimenti siamo vicini al periodo delle purghe nella nostra
congregazione. È chiaro che si doveva trovare un motivo teocratico valido per
potermi rimuovere dall’incarico di anziano. Presero spunto dai miei impegni di lavoro, che mi costringevano ad
allontanarmi periodicamente dal mio domicilio, per accusarmi di fare una media
mensile di servizio poco consona ad un anziano (dovevo raggiungere almeno 14-16
ore di servizio al mese ). Quindi l’alternativa era lasciare il lavoro, o io o
mia moglie, oppure dimettermi dall’incarico di anziano subito. Questo è ciò
che mi disse il sorvegliante di circoscrizione con parole e toni molto duri e
perentori. Non era possibile nessuna contestazione! Ormai
nel corso di quella stessa adunanza gli
altri anziani erano già stati rimossi, uno perché accusato di ghiottoneria,
l’altro perché aveva in casa un figlio che frequentava l’università,
quindi poco esemplare, il terzo si
concedeva qualche sabato pomeriggio per andare a pesca anziché andare alla
comitiva per il servizio di campo. Per quanto mi riguarda non rassegnai le
dimissioni. Cominciai quindi a scrivere direttamente alla Società, la quale con
una lettera mise tutto in attesa! L’inviato
speciale, che ormai governava in tutto la congregazione, mi rivolse parole molto
confortanti, mi disse che ormai la mia situazione era stata decisa nei cieli e
nessun uomo poteva cambiare le cose. Dopo
un silenzio di mesi la Società parlò! Con una lettera scrisse che aveva
nominato un comitato di servizio che avrebbe esaminato i miei requisiti con
spirito imparziale. Ci fu un lungo e inutile interrogatorio ma ad un certo punto
uno di loro mi chiese se avevo parlato della questione con mia moglie: era una
domanda con un trabocchetto. Risposi di sì
e dissi che ne era rimasta molto addolorata, confusa, che aveva pianto molto e
che da quel giorno c’era stata una interruzione di gravidanza iniziata due
mesi prima. La pronta risposta da parte di tutti loro fu che proprio perché
avevo parlato di questioni confidenziali e riservate con mia moglie avevo perso
i requisiti. Da
quel giorno cessammo di frequentare le adunanze. Cominciarono le visite a casa
di nuovi sorveglianti e anziani che cercavano di recuperare ciò che ormai era
andato perso. Ormai il senso di giustizia, di onestà, di considerazione nei
confronti del prossimo erano molto lontani dal nostro modo di vedere le stesse
cose. Una netta frattura fu necessaria con una lettera di dissociazione. Angelo Nota: Il testo della lettera:
Qui si possono scaricare le fotocopie in formato jpg di questa circolare: |