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ANIMA
Genesi 2,7 "... e l'uomo divenne un'anima vivente". Cominciamo con una "perla" di affermazione, che troviamo nella TOR del 15/5/1997, p. 5 che recita: «Da Genesi, il primo libro della Bibbia, apprendiamo il significato corretto di "anima".» Vero è che non è facile individuare di botto la stortura esegetica
esposta
in questa metodologia proposta e poi seguita alla lettera dal CD, se non
si
è allenati a una logica tagliente e attenta. Ma noi ci siamo riproposti
di
essere "bereani" e siccome il discorso della TOR è
evidentemente rivolto a
noi non ancora geovisti (un TG si offenderebbe sentendosi sottolineare
"Genesi, il primo libro della Bibbia"!), noi vedremo di far
girare le
meningi dell'accertamento e della "nobiltà di mente" propria
dei Bereani... "Grande" e "pesante" Il post precedente è di importanza fondamentale. E non siamo noi a dargliela ma il CD che, stabilito quel suo principio filologico ermeneutico per la parola nèphesh ebraica, si "vanta" di essere riuscito ad applicare il termine "anima" ogni volta che trovava "nèphesh". Ecco le sue parole: «Nelle Scritture Ebraiche, siamo riusciti a rendere la parola ebraica nef'esh sempre in modo uniforme come "anima".» (NM '67, p. 1381) Già il fatto che il CD non abbia riscosso per questa dichiarazione un boato di risate è indice della attitudine tutt'altro che bereana che i TG coltivano nelle loro menti. Noi avremmo immaginato che un TG, leggendo una dichiarazione come questa, avrebbe dovuto interrogarsi su quale mai possa essere stato lo sforzo erculeo extra fatto dal CD per ottenere questo risultato oltre quello di dire al suo tipografo: "Senti, ogni volta che trovi nephesh scrivici anima!"... e, conseguentemente, annoverare l'uscita del CD tra le battute umoristiche. Ma dietro ci sono conseguenze serie perché, ragionando bereanamente ci sembra che, stando così le cose, avendo nèphesh quella molteplicità di significati che abbiamo indicato, per lasciare il termine "anima" in ogni contesto, si dovrebbe pensare a una delle due: o i membri del CD hanno reso vari contesti incomprensibili o ridicoli (come abbiamo accennato); oppure hanno manipolato il relativo versetto di vari contesti in modo da costringerlo sul loro "letto di Procuste" interpretativo per farlo quadrare con la parola "anima" (e c'è anche questo come vedremo). Quindi è importante che aggiungiamo alcune considerazioni a conferma della nostra critica fatta nel post precedente. Il sottoscritto ha avuto la fortuna di conoscere personalmente Mons. Gianfranco Nolli, autore di un testo critico edito dalla Vaticana.[2] E un giorno gli ha fatto questa precisa domanda relativa alla limitatezza di vocaboli della lingua ebraica antica: "Si può dire che grosso modo la ricchezza di vocabolario dell'israelita dei tempi biblici sta a quella dei vocabolari delle lingue moderne europee come il lessico di un bambino di 5/7 anni sta a quello di un adulto?" La risposta fu un "senz'altro!" E ne seguì l'esempio tratto dalla parola "grande" in bocca a un bambino che la usa indifferentemente per significare concetti molto diversi; concetti che un adulto esprimerebbe con altri termini. Per esempio: un papà, dal momento che è "grande=adulto" può rispondere al telefono al posto del bambino; poiché è "grande=pesante" non può sedersi sulla seggiolina delicata senza romperla; poiché è "grande=intelligente" riuscirà ad aiutare nel fare i compiti; poiché è "grande=alto" riuscirà a prendere quella scatola sopra l'armadio; poiché è "grande=abile" può guidare la macchina; poiché è "grande=di corporatura e perciò grande in senso proprio stavolta" non può mettersi i pannucci dei figlioli ecc... Come si vede l'unica parola polisemantica conosciuta dal bambino "grande" (applicando: nèphes) è usata a significare cose molto diverse. Ma che dire se qualcuno, scegliendo uno dei vari significati attribuiti dal bambino alla parola "grande" (mettiamo "pesante" lo usasse "in modo uniforme" nei vari contesti al posto di "grande"? Servirebbe a chiarire al lettore di un racconto il senso inteso dall'autore? Facciamone la prova immaginando un romanzo che narri la vita di un contadino. Stando al criterio utilizzato dal CD per "nephes=anima" che nel nostro racconto sta nella equivalenza "uniforme" di "grande=pesante" avremo che: - nel cap. 1: il contadino che deve piantare dei paletti per una palizzata
e
ha vicino un normale martello, dice al figlio di andargli a prendere un
martello più "grande/pesante"; e ci siamo! quindi i termini
sono davvero
interscambiabili! Ma procediamo... Potremmo infierire... ovviamente, ma ci fermiamo. Ci premeva mostrare la gravità delle conseguenze data una partenza sbagliata. Ed anche evidenziare che il significato corretto della parola "grande" in bocca a chi ha un limitatissimo vocabolario non si apprende dal primo libro del romanzo ma si evince da tutti i capitoli, e solo se nei vari contesti di tutti i capitoli esso risponde al concetto di "pesante" allora potremo renderlo uniformemente con la parola pesante, altrimenti no. Se esso risulterà avere una molteplicità di significati, nel momento che vorremo tradurlo (= tradurne il significato) nel termine equivalente di chi parla un'altra lingua dovremo scegliere con cura quel preciso termine che indichi il preciso significato trasmesso dal contesto. Alcune testimonianze bibliche convergenti che alludono in un modo o nell'altro alla sopravvivenza dell'uomo E vediamo ora alcuni accenni, scarni ma significativi, che lasciano supporre un'idea, perlomeno incipiente (giacché tra i vari agiografi si notano delle incertezze, puntate in avanti e ripensamenti) che alludano a una qualche sussistenza cosciente della persona umana, a un suo modo di essere (misterioso e "legato" ma reale e perciò diverso dalla nullificazione insegnata dal CD). I luoghi li lasciamo alla ricerca personale: - Giacobbe che vuole finire nello Sceol per reincontrare il figlio
Giuseppe.
Ed è notevole il fatto che lo credeva sbranato da una fiera, quindi non
sepolto in una tomba di terra. - l'evocazione dello spirito di Samuele da parte della "medium di
En-Dor" in
1Sam 28, 3-19. Anche se fosse vero che ciò che avvenne fu una sceneggiata
prodotta da Satana, il fatto testimonia comunque la credenza della
esistenza
delle persone umane defunte nell'oltretomba, sia nella persona di Saul,
sia
nel popolo (una medium non fa la medium se non c'è richiesta!).
Illuminante
al riguardo la nota nella Bibbia di Gerusalemme che qui riportiamo: - la proibizione esplicita di Dio di evocare i defunti (cf Lv 19, 31). Se si educa la gente a considerare il... "genio della lampada di Aladino" una figura di fantasia inesistente, ha senso dare la proibizione di non invocarlo? Se Dio, con i suoi saggi e profeti, sin da Genesi avesse davvero educato a considerare i defunti nullificati, come pretende la WT, avrebbe senso proibire a loro evocazione? - la certezza, davvero biblica stavolta, del CD che nello sceol non c'è
nessuna bestia, nonostante che si sostenga che quanto allo spirito vitale
non c'è differenza tra bestia e uomo. Per quale motivo gli animali
dovrebbero avere una sorte differente? Citiamo testo e contesto riproducendo fedelmente di questo brano ad andatura poetica gli a capo che sono nella NM.
Un utile confronto con la versione CEI ci aiuterà a evidenziare non solo la pesantezza e stranezza della versione geovista, ma anche la difformità di pensiero che esprime. E sorvoleremo sulla differenza dell'ultimo verso, pur così netta, perché non comporta la pesante conseguenza dottrinale che invece è tutta nel verso 26.
Se l'anonimo TG lettore di queste pagine applicasse almeno una volta ciò
che
promette agli altri che si può fare, cioè ascoltare la Bibbia che
"parla da
sé" senza bisogno di interpretatori extra (cosa senza senso ma
valida come
ipotesi di lavoro) noi avremmo che dal testo CEI emerge chiaramente l'idea
della sopravvivenza di Giobbe alla sua morte fisica (si leggano
attentamente
tutte le parole evidenziate del v 26). Sveliamo il
mistero ad utilità degli stessi TG, Ebbene, in questo passo il CD sostiene che il pensiero di Giobbe, incomprensibile nonostante sia aiutato da opportune parentesi quadre, starebbe a significare: Ma tu guarda!... E dopo che sono stato spellato vivo, pure questo mi tocca sopportare! [intendi: lo sciocco cicalare di sedicenti amici consolatori]. Era semplicissimo, ma di sicuro non emergeva davvero da sé dalla traduzione! E perciò le domande sono d'obbligo... Ma non si era detto che: "la Bibbia è una lettera del Padre ai
figli."? E
che: "Una lettera - stiamo citando da testuale intervento di TG in
una
nostra conferenza - non ha bisogno di essere 'interpretata' ma va
semplicemente letta."? E poi, dulcis in fundo, per non dire che è senza la carne e senza la pelle che Giobbe vedrà Dio, la NM traduce "eppure ridotto nella mia carne"... che sposta il significato da una situazione post mortem a una situazione che si risolverà in questa vita; Giobbe cioè non starebbe confidando in un premio ultraterreno ma in un ribaltamento della situazione disgraziata in questa stessa vita. Non fa pensare alle "grandi manovre di una strategia di guerra"? Intermezzo chiarificatore Esso dunque, posto a metà del nostro percorso, e precisamente prima di
esaminare le varie "prove" sulla presunta mortalità dell'anima,
esibite dal
CD dei TG in "Ragioniamo" pp. 32-33, ha la funzione di chiarire
un equivoco
ricorrente. Quello secondo cui il CD dei TG, dichiarando la sua dottrina
della mortalità dell'anima, sembra che si riferisca effettivamente
all'anima normalmente concepita. La tua anima sei tu, quindi muori! Quando il proclamatore geovista, portatore della dottrina della WT, venne a casa mia per sostenere la mortalità dell'anima lo accolsi con curiosità. Al termine della sua... diciamo "dimostrazione" non vi dico quale non fu la sua sorpresa nel trovarmi pienamente d'accordo con il suo assunto! Ma la soddisfazione durò poco, perché io aggiunsi subito che lui aveva pienamente ragione e io riterrei davvero che la mia anima sia mortale se l'anima fosse ciò che lui diceva; purtroppo però non era così. Lui aveva parlato d'altro. Si badi allo schema: noi cattolici riteniamo che l'uomo sia una unità sostanziale composta di anima (definita a volte anche "spirito") e corpo. Il terzo fattore detto "grazia" o vita divina non entra nella sua composizione sostanziale, infatti si può averla o perderla restando pienamente umani sia prima che dopo. Poi c'è l'inabitazione divina, realizzata dallo Spirito Santo che porta con sé l'intera Trinità poiché in tutte le operazioni nella creazione Dio agisce in maniera comunitaria, ma sorvoliamo. In conclusione per noi: anima + corpo = uomo, persona umana, individuo.
I TG invece credono a quest'altro schema: spirito (concepito come
"forza
vitale" identica a quella animale) + corpo = anima.
In sostanza, in base a questo loro schema, tutti gli esseri viventi e
senzienti sono definiti "anime". Sono lapidare queste
affermazioni del CD
dei TG: "l'uomo non ha un'anima, è un'anima; la vostra anima siete
voi!"
In conclusione, ciò che la normale della gente chiama "persone"
il TG lo
chiama "anime". Posto ciò dovrebbe andare da sé: Spiegandoci con un esempio. Se a qualcuno è stato definito "panino" il ferro, non fa alcuna difficoltà ammettere che il ferro è commestibile! Il linguaggio cifrato è cosa normalissima. Non è normale se uno non lo decodifica e pretende che si stia alla lettera (magari perché "così dice la Bibbia!", che del resto non parla di anima ma di nèphesh, come abbiamo più volte sottolineato). Così si fa solo confusione ed equivoco. Glissando dall'anima nostra all'anima loro... Ora è ben chiaro che il TG, facendo il suo discorso sull'anima, aveva come intento di demolire la mia credenza nella immortalità dell'anima ma di un'anima come la concepivo io, cioè come parte spirituale del composto umano (cosa che lui sapeva benissimo!). Ma non può assolutamente illudersi di riuscirci prospettandomi la mortalità di un concetto di anima come la concepisce il Corpo Direttivo cioè equivocamente da come la concepisco io. Se si vuole arrivare a una conclusione logica occorre che l'oggetto del discorso sia lo stesso per entrambi gli interlocutori. Se lui dice anima e pensa alla persona e io dico anima e penso ad una entità speciale interna alla persona, tutta la sua dimostrazione (del tutto superflua poi, come detto) non dimostrerà che la mia anima è mortale. Così come non riuscirebbe a dimostrare che il "panino" (in realtà pezzo di ferro) sia commestibile.
Niente anima, ci basta l'individuo, Ed è per evitare tale continuo e insistito equivoco da parte del CD che
io
preferisco parlare non di immortalità dell'anima contro il CD dei TG ma
di
immortalità/sussistenza dell'io umano (della "persona" che,
morto il corpo,
continua ad essere in piena coscienza nel suo "quid" spirituale
- che non è
la forza vitale ma una entità diversa dalla materia e perciò non
disgregabile come il corpo -). Che poi nel cattolicesimo questo quid/entità
misteriosa sia stato chiamato anima o spirito è secondario; lo si
potrebbe
chiamare anche con termini diversi, se si preferisce. Sappiamo anche che questa confusione il CD l'ha imperniata su un frasario ereditato dalla Vulgata che per vari secoli ha improntato di sé il credo cristiano. In latino la persona umana viene resa con "anima" (cf il clero "in cura d'anime" o "quante anime ha la tua parrocchia?") e così la parola anima (e non affatto il concetto!) ha, per così dire, "contagiato" il linguaggio dei credenti grazie alla Vulgata fino all'epoca moderna. Oggi però si è fatta chiarezza e dove prima sussisteva il latinismo "anima" ora si rende, in base al contesto, la parola ebraica nèphesh con persona, individuo, colui che, chi, essere vivente, fiato, respiro, carattere (che è l'unica accezione che più si avvicina davvero ad "anima") e, appunto, quasi mai, con anima. Così saranno inefficaci ai fini del CD dei TG anche gli apporti illusoriamente confermativi della sua tesi di teologi anche di grido che disquisiscono "Immortalità dell'anima o risurrezione?" Quei teologi, se sono cattolici, diranno che la Bibbia non parla di immortalità dell'anima semplicemente perché nel pensiero biblico l'antropologia non aveva tematizzato l'uomo come composto di anima e corpo. E perciò la Bibbia porrà in grande risalto la risurrezione. E tuttavia se si chiede loro "ma insomma, secondo Gesù, l'individuo viene nullificato dalla morte fisica come insegna il CD dei TG?" diranno certamente: ma che scherziamo? Il NT è chiarissimo nel parlare della sopravvivenza dell'individuo, indipendentemente da come si concepisca l'entità della sua anima/spirito nello stato di separazione. Se non credessero questo dovrebbero leggere alcune pagine inequivocabili del CCC che attestano questa fede della Chiesa. Fatta questa precisazione, e cioè chiarito radicalmente che la dimostrazione biblica offerta dal CD è equivoca, quanto al proprio oggetto, e non dimostra null'altro che la ovvietà che tutti si muore, passeremo all'esame di alcuni punti fra i più notevoli esibiti in Ragioniamo pag. 32-33. Ez 18,4 "L'anima che pecca, essa stessa morrà." (NM) E veniamo al famosissimo versetto di Ezechiele, citato sempre a sproposito dal CD dei TG e, qui in “Ragioniamo” p. 32 come prima presunta dimostrazione biblica della mortalità dell’anima. In effetti sembra che il CD ricavi la mortalità dell’anima solo dalla parola “morrà” intendendola come allusione alla morte fisica. Ma non occorre molta bereanità per accorgersi che: - il v 2 fa riferimento al detto proverbiale in Israele che sostiene che i
figli scontano i peccati dei genitori. “i padri mangiano l’uva
immatura, ma ai figli si allegano i denti”.
Quindi si sta parlando di responsabilità delle azioni e non di morte. In conclusione ci pare di poter e dover dire che solo chi legge la Bibbia con estrema superficialità (e non certo con il, sia sempre benedetto, “bereanesimo” raccomandato dallo stesso CD) troverà in quello slogan tratto da Ez 18,4 un attestato biblico della morte dell’anima. Il senso di tutto il capitolo 8 di Ezechiele, molto elementare del resto, tratto da tutto il contesto, significa “Chi pecca si carica di una responsabilità che è sua personalissima e si mette in inimicizia con Dio”, inimicizia che, si dice appresso, un giorno sarà punita. Monito terribile dunque ma insieme, il resto del discorso lascia intravedere un invito alla conversione, a non peccare più lasciando la mala condotta, condizione che spingerà di nuovo la misericordia di Dio a guardare con favore l’ex peccatore riammettendolo nella sua pace. Morte/morire e vita/vivere non sono altro, in questo contesto, che metafore della inimicizia con Dio o della sua amicizia. Mt 10, 28 «Non
abbiate timore di quelli che "Ragioniamo" pag. 32, prosegue rispondendo alla sua domanda retorica "L'anima umana può morire?" ritenendo di poter ricavare una conferma biblica di tale mortalità con una citazione sorprendente. In sostanza questa citazione, a suo avviso, dimostrerebbe la mortalità dell'anima solo perché nella traduzione esibita dalla NM è presente la parola "distruggere". Ecco il passo: «Matt. 10:28: "Non abbiate timore di quelli che uccidono il corpo ma non possono uccidere l'anima [o "vita"]; abbiate timore piuttosto di colui che può distruggere sia l'anima* che il corpo nella Geenna". (*Il greco ha l'accusativo di psykhè. Quasi tutte le versioni traducono "anima").» Basta ragionarci un po' sopra e ci si rende conto che questa citazione dimostra l'esatto contrario di quello che il CD si illude di ricavarci. E il buffo è che la cosa funziona anche (dato e non concesso!) se intendiamo, in questo contesto, l'anima alla maniera geovista, come il tutto umano, l'uomo concreto, io, Tu. Mettiamo innanzitutto da parte, concedendolo per la troppa ovvietà, che ci può essere un qualcuno così potente (Dio) e quindi da temere che sia capace di distruggere baracca e burattini, cioè anima e corpo comunque intesi. E sorvoliamo, perché qui irrilevante, su come vada intesa la Geenna (ci sta bene qui, sempre dato e non concesso!) intenderla alla geovese come simbolo di distruzione eterna. Né ci interessa più di tanto la "dotta" parentesi sull'accusativo di psychè che rileva solo una curiosità. Il problema invece si appunta tutto sulla prima parte del discorso di Gesù.
Il quale Gesù se era, come dice il CD, il primo dei 1441.000 Testimoni di
Geova, e IL Maestro..., la dottrina della WT doveva saperla a puntino e
perciò avrebbe dovuto sapere che essa, parlando dell'uomo, non distingue anima
e corpo ma corpo e spirito (o forza vitale). E doveva sapere che
dire anima e corpo secondo la WT crea una gran confusione poiché in
geovese si direbbe solo anima (la quale parola, come stradetto, comprende
anche il corpo!). Ancora e più gravemente: sia che per "anima" si voglia
intendere "vita" (come qui si premura di notare con parentesi
quadra il CD) sia che la si voglia intendere come "individuo/persona/uomo" il discorso di Gesù asserente che
qualcuno non può uccidere l'anima risulta falso! Infatti l'anima così
intesa, l'anima geovista che sarebbe quel tale che usiamo chiamare
uomo/donna in tutto il suo insieme, in realtà può essere ucciso da
tutti, perfino da un bacillo o da un virus piccoli così... «Per un pugno di... chiarezza in più'» - conferma dell'equivoco Se, prima della pag. 32
di Ragioniamo ove si chiede "L'anima umana può morire?"
torniamo a pag. 29 troveremo la definizione di anima; definizione che
conferma l'equivoco di fondo da noi già evidenziato. Infatti vi si
dice: E alla conclusione della "Definizione", ove, ammesse le idee
normalmente circolanti, il CD dice «Ma queste due ultime concezioni non
sono insegnamenti biblici.» si potrebbe rispondere con tutta
tranquillità: "Embeh? Dove sta scritto che per sapere la reale
precisa composizione dell'essere umano noi dobbiamo rivolgerci alla
Bibbia?" Che ne sa la Bibbia delle leggi psicologiche della
percezione, dei condizionamenti, delle aree cerebrali coinvolte nel
pensiero ecc...? Dobbiamo forse stare al significato biblico di
"cuore" e "reni" secondo il quale considerare questi
organi? Così che una insufficienza cardiaca dovremmo capirla, grazie
alla Bibbia, come una - che so? - cattiveria del cuore? At 3,23 «Ogni anima... sarà completamente distrutta...» Sempre a pag. 32 di Ragioniamo il CD ci presenta il testo di Atti 3, 23
che la NM rende «In realtà, ogni anima [greco, psyckhè] che non
ascolterà quel profeta sarà completamente distrutta di fra il popolo.» Asterischi sull'uso odierno di Anima Asterisco I Un
cinquantennio fa Papa Giovanni XXIII disse "Quando il corpo sta
bene l'anima canta". Asterisco II La psicologia, la psichiatria, la psicanalisi ecc... da un lato... Aserisco III Ricordo che questi asterischi, mentre servono a tenere in caldo
l'argomento e ad evitare che finisca dietro le quinte, servono a
confermare l'equivoco di fondo con cui il CD dei TG tenta di inculcare
la sua convinzione circa l'anima umana, basilarmente (come abbiamo
visto) parlando di altro da ciò che comunemente è stato e viene
tuttora concettualizzato dai più dicendo "anima". E quindi
dimostrando alla fin fine la mortalità di un qualcosa che non
corrisponde in realtà all'anima umana, ma corrisponde al concetto di
"uomo" fatto di anima e di corpo. - Gesù, nelle sue comunicazioni a Santa Faustina Kovalska parla di "anime", intendendo la parte preziosa dell'uomo che dura in eterno; - Quando a Roma si vuole insultare qualcuno profondamente si fa riferimento anche ai suoi antenati ancora esistenti dicendo "l'anima de li mejo mortacci tua"; - Papa Paolo VI ha fatto celebrare una Messa in suffragio dell'anima di Michelangelo; - In una preghiera liturgica per i defunti si dice "animae omnium fidelium defunctorum requiescant in pace"; - E aggiungo anche la identificazione dell'anima con lo spirito (non
divino) quale suo sinonimo. - Per lo stesso motivo tra cattolici si parla di "esercizi
spirituali" intendendo un periodo di
"allenamento/riflessione/preghiera" dell'anima/spirito. Asterisco IV - E l'evocazione degli spiriti non dice la stessa cosa? Cosa sono gli spiriti, nella coscienza popolare, se non l'essenza non più corporea e sopravvivente al disfacimento corporeo in cui risiede la personalità del defunto? Con ciò non intendo dire che lo spiritismo sia lecito né che ogni manifestazione preternaturale (non soprannaturale, è diverso!) venga da spiriti di defunti. Mi serve solo per confermare quale è il concetto di anima/spirito nella cultura odierna. Non corrisponde assolutamente al tutto (che chiamiamo anima+corpo) a cui i TG vorrebbero ridurre l'uomo. Il fatto che gli antichi ebrei la vedevano in quel modo, l'ho detto e
ripeto, non depone per la verità di quella antropologia. Dio non ha
corretto nessun errore scientifico, storico, filosofico, geografico,
grammaticale eccetera... che proveniva dalla limitata cultura del popolo
che fu il primo depositario della sua rivelazione. Asterisco V Ho scritto "uso odierno" non solo pensando all'epoca contemporanea ma anche a quella medievale, nella quale troviamo questo simpaticissimo sonetto, attribuito a Onesto di Bologna (XIII secolo). Da esso si evince che l'anima non è cosa "corporata" ed è per giunta - per quanto possa dispiacere al CD dei TG - tutt'altra cosa che il sangue...
* la "c" ha la "cediglia" e va letta "s". (cit. da M. L. Coletti, «Il problema del rapporto anima/sangue nella letteratura latina pagana», in F Vattioni (a cura di), Sangue e antropologia biblica, Pia Unione Preziosissimo Sangue, Roma 1981, p. 347). Berescitte Note: [1] Diciamo così perché altrove abbiamo trovato nella letteratura geovista l'ammissione che nèphesh ha una molteplicità di significati. Ma sembra che sulle prime lo scopo del CD, facendo dichiarazioni false e/o imprecise sia proprio quello di saggiare la preparazione logico-culturale dei recettori del messaggio e di creare confusione/sconcerto e conseguentemente abbandono fiducioso in chi ha già riposto fiducia in lui. Questi, per parte sua, farà come mi disse che faceva un certo ex TG "sprovveduto" di fronte alle spiegazioni alle "Domande dei lettori": andava a leggere solo il succo finale del discorso; laddove i Dirigenti dicono chiaramente cosa si deve pensare dire e fare. Le ragioni? Basta che le capiscano loro! [2] Autore che i TG conoscono molto bene perché lo usano (a sproposito) nel tentativo di difendere la omissione del pronome "mi" in Gv 14, 14 in tutte le versioni europee della NM (per altre lingue la ricerca è in corso). [3] Una contraddizione ufficiale nella Parola di Dio? Altrove si dà per certo che l'uomo è superiore alla bestia. [4]
Attenzione ho scritto "della sopravvivenza" e non solo della
futura
risurrezione di cui nessuno dubita. Infatti la risurrezione comporta la
ripresenza della carne e della pelle. Mentre Giobbe sta assicurando che
lui
vedrà Dio, senza la sua carne e la sua pelle! Alla risurrezione finale [5] "Ma prego, adoperi pure la sua Bibbia!" Non è una assicurazione che il CD dei TG stampa in continuazione? [6] Una banalità assoluta anche considerato che l'aggettivo sostantivato "i mortali" viene appunto ad essere sinonimo degli esseri umani. E non è un aggettivo rivelato dalla Bibbia ma dalla vita di ogni giorno. Purtroppo!... [7] Cf l'appendice alla NM dove si parla di anime "passate a fil di spada" e altro...). [8] Questa accezione infatti è quella che si ritrova nel cristianesimo, nell'induismo e buddhismo (che anzi ne rimarcano la totale indipendenza dal corpo che vedono come "contenitore"), ma anche in antichissime religioni come quella egizia, cinese, degli amerindi, atzechi ecc... come ammette Ragioniamo dicendo «Per molti, comunque, l'"anima" è una parte immateriale o spirituale dell'uomo...». |