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:: LA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO :: Intervento tratto da un newsgroup,
rivisto dall’autore "E la
mia mano baciava la mia bocca"
Inizio con un piccolo saggio di Antonio Pinna che ha già ben scritto ciò che vorrei far capire:
La traduzione è un
cambiamento di forma. Nel processo di traduzione i cambiamenti di forma sono introdotti con lo scopo di lasciare costante e inalterato il senso. Un medesimo senso viene trasferito in una forma diversa e per mezzo di una forma diversa. La traduzione dunque consiste nello studiare il lessico, la struttura grammaticale, la situazione di comunicazione e il contesto culturale del testo della lingua di partenza, analizzandolo allo scopo di determinarne il significato, e poi ricostruire questo stesso significato usando il lessico e la struttura grammaticale che sono appropriate nella lingua di arrivo e nel suo contesto culturale. Esempio. Nel
sardo "tengiu sonnu", Uno che volesse mantenere
la forma identica nel tradurre questa frase in inglese direbbe
"I have sleep", ciò che rischia di non aver senso in
inglese, e comunque ciò che un buon parlante inglese non direbbe
mai. In Aguaruna, una lingua
del Perù, la forma cambierebbe ancora: 1.2 Caratteristiche del linguaggio che influenzano la traduzionea) I componenti di senso sono "confezionati" in unità lessicali, ma nelle diverse lingue sono confezionati diversamente. Ad esempio, la componente
di senso /pluralità/ : in inglese si esprime abbastanza
stabilimente con una -s finale, sia per i sostantivi sia per i
verbi. In Aguaruna, la pluralità è una componente della
radice stessa del verbo, e si usa la radice singolare o la radice
plurale a seconda del caso: b) Una forma può esprimere diversi significati: ba) Uno stesso componente di significato può apparire in più unità lessicali a livello di struttura di superfici ("sinonimi"). Questa "suddivisione" non è identica in tutte le lingue bb) Una medesima forma
può essere usata per esprimere diversi significati alternativi.
La maggior parte delle parole hanno più significati, di cui alcuni
possono essere primari, altri secondari. Questo vale anche per
le strutture grammaticali. bc) Anche frasi intere possono avere diverse funzioni. Una forma interrogativa può essere usata con uno scopo diverso da quello di porre una domanda. "Perché non andiamo a Londra?", può avere il senso di una proposta, mentre "Perché non lavi i piatti?" può avere il senso di un rimprovero. bd)Anche gli indicatori grammaticali possono avere funzioni primarie e funzioni secondarie. La preposizione da ha un senso e una funzione nella frase "È stato lasciato da sua moglie", e ne ha una opposta nella frase "È andato da sua moglie". c) Uno stesso significato
può essere espresso in più forme: Questa asimmetria o non corrispondenza univoca tra forma e significato è ciò che rende complicato il lavoro di traduzione. Nella traduzione, il medesimo significato può dover esprimersi in un altra lingua secondo una forma del tutto diversa. Tradurre la forma di una lingua con una forma letteralmente corrispondente in un'altra, può sovente portare a cambiare il significato, o almeno ad esprimersi in un modo non naturale. Quando si traduce, il significato deve avere la priorità rispetto alla forma. È il significato che bisogna trasferire, non la forma. Una traduzione che mantiene inalterata la forma si chiama una traduzione "letterale", ed è utile quando si sta studiando la struttura della lingua, come in una traduzione interlineare. Ma una traduzione letterale non comunica il senso di un testo. Normalmente, lo scopo di un traduttore sarà quello di produrre una traduzione idiomatica , cioè un testo che abbia il medesimo significato che nella lingua di partenza, ma che si esprima nella forma naturale della lingua di arrivo. Ricopio: "Quando si traduce, il significato deve avere la priorità rispetto alla forma. È il significato che bisogna trasferire, non la forma". Parto da questa osservazione per far vedere come un traduttore si comporta davanti a Giobbe 31,27. FASE I: Il lavoro del buon traduttore, dopo la prima lettura del testo, incomincia dalla comprensione. È importante che quello che lo scrittore stava dicendo sia chiaro a colui che traduce. Nel caso in cui linguaggio sia strano o difficile o astruso, cosa che può accadere per vari motivi, il traduttore deve comunque fare il possibile per comprendere il senso della frase. In questo caso il senso della frase non si presta a dubbi. Basterà leggere il contesto del passo che ci interessa: Giobbe 31, 24-27: Se ho riposto la mia speranza nell'oro e all'oro fino ho detto: «Tu sei la mia fiducia»; se godevo perché grandi erano i miei beni e guadagnava molto la mia mano; se vedendo il sole risplendere e la luna chiara avanzare, si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano alla bocca ho mandato un bacio, anche questo sarebbe stato un delitto da tribunale (CEI). L'autore
quindi sta elencando alcune azioni che sono sgradite agli occhi del
Signore. Siccome qui l'oggetto dell'adorazione sono il sole e la luna, corpi celesti irraggiungibili, il bacio veniva dato alla mano, e poi la mano lo "lanciava" verso il cielo. Un gesto comune ancora oggi. La conferma di questo gesto l'abbiamo anche da testimonianze letterarie ed archeologiche. Una bella statuetta di bronzo e oro da Larsa, rappresenta un uomo in atto di adorazione con la mano vicino alla bocca, nell'atto di allungare la mano verso l'oggetto della sua adorazione.
Siccome qui l'oggetto dell'adorazione sono il sole e la luna, corpi celesti irraggiungibili, il bacio veniva dato alla mano, e poi la mano lo "lanciava" verso il cielo. Un gesto comune ancora oggi. La conferma di questo gesto l'abbiamo anche da testimonianze letterarie ed archeologiche. Una bella statuetta di bronzo e oro da Larsa, rappresenta un uomo in atto di adorazione con la mano vicino alla bocca, nell'atto di allungare la mano verso l'oggetto della sua adorazione. Cfr. S. Langdon, Gesture in Sumerian and Babylonian Prayer, JRAS (1919) 531-555E. Dhorme, Les religions de Babylone et d'Assyrie, 1949, 247 ss. R. Dussaud, Les religions des Hittites et des Hourrites, des Phéniciens et des Syriens (1949) p. 383 ss. B. Meissner, Der Kuss im alten Orient, che ha studiato il bacio in Oriente, ci dà molte notizie interessanti a questo proposito. Ora il traduttore avrebbe ben chiaro nella sua mente che cosa intende dire l'autore: il gesto di cui si sta parlando è un portare la mano alla bocca per poi allontanarla lanciando un bacio verso l'oggetto dell'adorazione. Anche se una interpretazione diversa non va preclusa, come vedremo. FASE II: Il passo di cui stiamo parlando è composto fondamentalmente da tre parti:
due sostantivi e un verbo. La particella lamed, infatti, ha una vasta gamma di significati di per sé. Per comodità copio nell'ordine quelli che dà un dizionario (semplificando): "a, per, in riferimento a, verso, vicino, davanti, in, riguardo, secondo a, dopo". Riassumiamo quello che dice il testo: la mia mano / ha baciato - ha toccato lievemente - ha toccato da vicino - ha fatto combaciare - ha messo a stretto contatto / a - per - in riferimento a - verso - vicino - davanti - in - riguardo - secondo a - dopo / (la) mia bocca. Si
sommano alcune difficoltà: il fatto che il verbo possa indicare il suo
complemento oggetto in due modi diversi, la necessità di scegliere un
significato o una funzione per il lamed, l'espressione in ogni caso
inconsueta. Ora, l'ebraico non è una lingua flessiva alla moda del greco e del latino, e non possiede casi che identifichino chiaramente l'ordine delle parole nella frase. Come in italiano, la posizione all'interno della frase e la presenza di preposizioni fanno la funzione dei casi. Per comodità, comunque, si suole parlare di genitivo, dativo, accusativo anche per l'ebraico. Non si tratterà di una flessione del termine, ma di altri segni di identificazione, come la presenza di certe particelle che danno la parola un senso preciso nel complesso del discorso. La traduzione è sempre il passaggio in un'altra lingua dove il senso di quanto l'autore stava per dire dev'essere conservato. Credere che la traduzione cosiddetta letterale sia in tutti i casi più aderente al testo di una idiomatica, è un grave errore. Questo è uno di quei casi in cui una traduzione letterale (che comunque è sempre una scelta) non è accettabile, se non per comodità di studio, in quanto essa in nessun modo riesce a rendere il senso di quanto si sta descrivendo.
PARTE III:
TRADUCTIO Ora
il traduttore ha due ipotesi su ciò che l'autore voleva dire, ed ha chiari
i problemi che il testo presenta. Scelta 1: far diventare il soggetto come un complemento oggetto. Bibbia concordata: "e
la mia bocca ha baciato la mia mano" In
questo mondo ci si allontana poco dal testo, non si aggiungono espressioni
eterogenee, si fa capire qualche cosa: che le labbra toccano la mano della
persona. CEI: "e con la mano
alla bocca ho mandato un bacio" Scelta 3: cercare una frase che renda bene il senso, a dispetto della lettera, rendendo i termini in una maniera ancora più intelligibile: Ravasi: "lanciare un bacio con la mano" La prima
traduzione è quella meno lontana dal testo, ma meno chiara per il
lettore. Perché quest'uomo si bacia la mano? E poi il movimento della
mano passa in secondo piano. Queste sono le Bibbie italiane che ho potuto consultare. Sicuramente nessuna ha mai pensato di usare un'espressione del tipo "la mia mano ha baciato la mia bocca", perché in italiano il verbo baciare ha un significato ben preciso che non riproduce assolutamente quello del verbo ebraico, e presume un gesto fatto colle labbra, quindi diventa erroneo il suo utilizzo. Se si volesse si potrebbero studiare altre versioni, sfruttando i diversi significati che i termini hanno e esplorando tutte le possibilità che quel tipo di costruzione ci permette di sfruttare. "La mia mano si è avvicinata
alla mia bocca" L'unica
cosa chiara è che il semita poteva costruire una frase di quel tipo, ma
noi non possiamo passarla in una lingua occidentale senza che se ne perda
qualcosa, a meno di non voler fare qualche tipo di parafrasi. NKJV And my mouth has kissed
my hand; Solo una
traduzione inglese si comporta come la TNM: la "Literal" dello
Young. Young ha voluto rendere sempre letteralmente tutto. Questo lo ha
obbligato giustamente a scegliere una traduzione che non rispettasse il
senso nella lingua di arrivo ma che servisse a rendere pedestremente il
testo ebraico. Dovendo scegliere tra le tante possibilità, ha scelto la
via più semplice: And my hand doth kiss my mouth. LBA y mi mano tiró un beso
de mi boca, Come si sono comportati gli antichi traduttori? La Vetus
Latina traduce: osculatus sum manum meam ore meo, ponens ad os meum
(ho baciato la mia mano con la mia bocca, ponendo(la) alla bocca). Ma
esiste anche un’altra scelta, che la filologia moderna ci propone:
accettare il significato del verbo come “suggellare”, e tradurre:
“La mia mano ha chiuso la mia bocca”, cioè ha suggellato le labbra in
modo da creare un religioso silenzio. Forse è questa la soluzione, che
risolve del tutto le difficoltà sopra lamentate? Per quanto riguarda la TNM, probabilmente qualcuno davanti alla difficoltà del testo ha pensato che prendere da una traduzione interlineare come quella dello Young potesse essere una soluzione. Ma non si sono posti il problema di rendere un testo comprensibile, né si sono preoccupati di andare a vedere tutti i problemi che quest'espressione genera, il che non permette comunque di creare nessuno traduzione "letterale" inattaccabile. Invece di fare come tutti i traduttori antichi e moderni, che hanno posto l'attenzione su quello che l'autore aveva intenzione di dire e non sulla grammatica ebraica, essi si sono attenuti ad una versione letterale che non fa significato. Questo sarebbe accettabile se la TNM fosse una traduzione letterale: allora si potrebbe capire la necessità di dare comunque un testo che non può essere comprensibile. Ma dalla Prefazione leggo: "Si è compiuto uno sforzo per rendere la traduzione la più letterale possibile laddove l'italiano moderno lo permette e quando la versione letterale non risulta incomprensibile a motivo di qualche espressione strana". "La mano bacia la bocca" mi sembra più che strana. In compenso Mt 5:3 "beati i poveri di spirito" è stato reso "Felici quelli che si rendono conto del loro bisogno spirituale". Qui in verità non c'era bisogno di allontanarsi così tanto dal testo, perché si capiva anche così com'era. La regola esposta mi pare infranta in entrambi i casi. La TNM non è letterale. Quindi scusare una traduzione incomprensibile dicendo che ci si vuole tenere al testo, quando altrove abbondano gli allontanamenti anche quando non così necessari, è un escamotage. Che mi si risponda che il criterio non è unico, semplicemente peggiora la situazione: fare un lavoro di traduzione ove ad ogni versetto cambia criterio, è fare un lavoro inutile. In questo caso la spiegazione mi sembra molto più semplice: chi ha fatto questa "traduzione" ha lavorato diversamente a seconda del caso, creando un testo disomogeneo. Qui, si mantiene un testo letterale (ma non per questo fedele), altrove questa pretesa fedeltà al testo viene completamente dimenticata per scrivere cose di questo tipo: Mt. 27,52 TNM E le tombe commemorative si aprirono e molti corpi dei santi che si erano addormentati furono levati (e delle persone, uscendo di mezzo alle tombe commemorative dopo che egli era stato levato, entrarono nella città santa) e divennero visibili a molti. A parte l’italiano illeggibile, vediamo il greco: kai ta mnêmeia aneôichthêsan kai polla sômata tôn kekoimêmenôn hagiôn êgerthêsan, kai exelthontes ek tôn mnêmeiôn meta tên egersin autou eisêlthon eis tên hagian polin kai enefanisthêsan pollois. E le tombe
si aprirono e molti corpi di santi addormentati furono destati, e uscendo
dalle tombe dopo la risurrezione di lui (di Cristo) entrarono nella città
santa e apparvero a molti. Rendere mnemeion con "tomba commemorativa" è certamente il tentativo di ricondurre mnemeion a mneme (ricordo). Ma in questo caso significa semplicemente tomba, monumento, urna sepolcrale. Non c'è bisogno di pensare a monumenti. Poi si introduce un soggetto che non esiste: le persone che escono di mezzo alle tombe (uscire di mezzo a qualche cosa è una forma ben strana). È un modo per cercar di non far dire al testo che le persone morte apparvero alla folla dopo essere state risuscitate. La frase è strana. Il soggetto della frase è la mano. Il verbo ha una gamma di significati che possiamo per adesso ridurre per comodità al termine "baciare". La bocca non ha funzione di soggetto.Ora, l'ebraico non è una lingua flessiva alla moda del greco e del latino, e non possiede casi che identifichino chiaramente l'ordine delle parole nella frase. Come in italiano, la posizione all'interno della frase e la presenza di preposizioni fanno la funzione dei casi. Per comodità, comunque, si suole parlare di genitivo, dativo, accusativo anche per l'ebraico. Non si tratterà di una flessione del termine, ma di altri segni di identificazione, come la presenza di certe particelle che danno la parola un senso preciso nel complesso del discorso.
1 Pietro 1,10-11: Circa questa salvezza una diligente investigazione e un'attenta ricerca furono fatte dai profeti che profetizzarono intorno all'immeritata benignità a voi riservata. Essi continuarono a investigare quale particolare periodo di tempo o quale sorta di [periodo di tempo] lo spirito che era in loro indicasse circa Cristo, quando rendeva anticipatamente testimonianza delle sofferenze per Cristo e delle glorie che le avrebbero seguite. Dopo essersi ripresi da questo italiano terribile, si veda il greco: Peri hês sôtêrias exezêtêsan kai exêraunêsan profêtai hoi peri tês eis humas charitos profêteusantes, eraunôntes eis tina ê poion kairon edêlou to en autois pneuma Christou promarturomenon ta eis Christon pathêmata kai tas meta tauta doxas. Intorno a questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti che profetizzarono sulla grazia (destinata) a voi, cercando di indagare a quale o che genere di momento faceva riferimento lo Spirito di Cristo che era in loro, il quale attestava in precedenza le sofferenze per Cristo e le glorie dopo di esse. Qui
"indagare e scrutare" diventano i farraginosi "fare una
diligente investigazione e un'attenta ricerca". Ma soprattutto lo
"lo spirito di Cristo che era in loro" diventa solo "lo
spirito che era in loro". Mc 2,26 Come entrò nella casa di Dio, secondo il racconto relativo ad Abiatar, capo sacerdote, e mangiò i pani di presentazione Greco: pôs
eisêlthen eis ton oikon tou theou epi Abiathar archiereôs kai tous artous
tês protheseôs efagen, hous ouk exestin fagein ei mê tous hiereis, kai
edôken kai tois sun autôi ousin? Non so
da dove esca "secondo il racconto relativo ad Abiatar, capo
sacerdote" Nel frattempo ho dato un'occhiata ad altri passi dello stesso libro di Giobbe, in alcuni dei quali la TNM non traduce seguendo il testo alla lettera, anche quando avrebbe potuto farlo, e sceglie traduzioni idiomatiche (talora erronee, talora corrette e molto simili a quelle delle traduzioni italiane altrove criticate), cosa che non fa con la mano e la bocca: 1,8: TNM Hai rivolto il cuore
al mio servitore Giobbe 4,16: TNM Ci
fu calma, e ora udii una voce: Giobbe
6,4: TNM 1967 I terrori da Dio si dispongono essi stessi contro di me 8,9 TNM Poiché
noi fummo solo ieri Questa mania di tradurre sempre nephesh con anima è una assurdità: porta a fare frasi come: Is 3,20: le acconciature per il capo e le catenelle dei piedi e le fasce per il petto e le 'case dell'anima' e le tintinnanti conchiglie ornamentali Al posto di "bende, catenine ai piedi, cinture, boccette di profumi, amuleti" CEI. Salmi 69,12
Salvami, o Dio, poiché le acque sono giunte fino all'anima. Ecco la "corrente stessa" un'altra volta. Ma soprattutto l'acqua è arrivata fino all'anima. Un'acqua insidiosa certamente. CEI: Salvami, o Dio: l'acqua mi giunge alla gola. Affondo nel fango e non ho sostegno; sono caduto in acque profonde e l'onda mi travolge. Andrea Nicolotti |