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Thursday, 21 September 2017 12:20
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:: LA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO ::


Alcuni esempi di traduzione dal greco che si armonizzano
con le dottrine dei Testimoni di Geova

"Accertatevi di ogni cosa" - 1Tess.5:21

2 Corinti 13:14:

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Il passo succitato viene reso in questo modo nella versione della C.E.I. e nelle altre traduzioni. Nella Traduzione del Nuovo Mondo (TNM) il versetto è reso invece così:

L’immeritata benignità del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la partecipazione nello spirito santo siano con tutti voi.

Per sostenere la credenza che lo Spirito Santo non è una persona, ma la “forza attiva di Geova” si traduce il greco «koinonia tou haghiou pneumatos» con «partecipazione nello spirito santo». 

Se controlliamo questo passo nella versione Interlineare greco/inglese edita dalla Watchtower (The Kingdom Interlinear Transaltion of the Greek Scriptures), possiamo fare un’interessante scoperta: anche chi non conosce il greco potrà infatti notare che la traduzione in inglese riportata sotto il testo originale traduce “dello Spirito Santo”, mentre sulla colonna destra, dove è riportato il testo finale che si trova in tutte le bibbie usate dei Testimoni di Geova, abbiamo “nello spirito santo”.

Qual è la traduzione giusta? Notate cosa afferma il Corpo Direttivo (CD) dei Testimoni di Geova in merito a come si può stabilire se una traduzione è giusta o meno:

E nell'anno 1969, alle Assemblee Internazionali “Pace in Terra” dei Testimoni di Geova, fu presentata al pubblico La traduzione interlineare del Regno delle Sacre Scritture Greche (inglese). Questo è un libro rilegato in tela di 1.184 pagine. Il testo greco che viene usato è quello preparato e pubblicato da Westcott e Hort nel 1881. Sotto di esso è stampata la traduzione letterale parola per parola. Nella colonna a destra su ciascuna pagina è presentata la traduzione moderna che si trova nella Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture in edizione riveduta. Comunque, nella traduzione letterale interlineare del greco le parole inglesi non sono prese dal corpo o direttamente dalla Traduzione del Nuovo Mondo e poste sotto l'appropriata parola greca. No! Ma sotto ciascuna parola greca è posto il suo significato basilare, sia che questo concordi letteralmente con la Traduzione del Nuovo Mondo o no. Ciò che noi come studenti biblici dovremmo volere è quello che dice il testo greco originale. Solo avendo questo basilare significato possiamo determinare se la Traduzione del Nuovo Mondo o qualsiasi altra traduzione della Bibbia è giusta o no. (w70 1/6 p. 340; il grassetto è aggiunto).

In questa rivista si afferma quindi che per comprendere se una traduzione è giusta bisogna vedere il significato “basilare” sotto l’interlineare. Secondo le stesse parole del CD, allora la traduzione giusta sarebbe “dello Spirito Santo”, e non “nello Spirito Santo”, come si legge invece nel testo principale della TNM. 

Un commento

Le motivazioni addotte da alcuni (pochi) secondo cui l'espressione “koinonia tou pneumatos” andrebbe tradotta con “partecipazione allo Spirito" e non “dello Spirito”, sembrano siano il frutto di interpretazioni teologiche (su cui non entro nel merito) e non di riflessioni sulla sintassi della frase, che invece dovrebbe essere l'elemento principale, se non l'unico, su cui dovrebbe basarsi una traduzione seria e obiettiva, non snaturata dalle idee personali del traduttore. 

È evidente che 2 Cor. 13:13 rappresenta uno dei passi più significativi a sostegno della dottrina della Trinità e questo fatto non poteva certo “sfuggire” all'autore del passo che, se avesse voluto evidenziare una posizione diversa dello “Spirito”, rispetto al Padre ed al Figlio, avrebbe sicuramente costruito la frase in maniera diversa. Invece è evidente, per la forma del periodo e per il suo significato di invocazione di benedizioni, che si tratta di 3 doni invocati sui cristiani, e sarebbe alquanto strano, per non dire paradossale, sostenere che per il terzo dono il destinatario sia colui che agisce e non colui che riceve! A riprova comunque del fatto che la traduzione resa dalla TNM “partecipazione nello Spirito” sia frutto di un preconcetto teologico e non di una regola grammaticale, si può leggere Filippesi 2:1 dove troviamo nuovamente il termine koinonia seguito da pneumatos (sempre genitivo quindi), ma qui stranamente viene mantenuto il genitivo soggettivo anche nella TNM come in tutte le altre traduzioni. Forse perché in questo passo non è esplicitata la dottrina della Trinità? Al lettore la risposta... 

Claudio Forte

Simili varianti nella Traduzione del Nuovo Mondo non sono mai casuali ma toccano sempre importanti punti dottrinali. Ecco altri due esempi:

Matteo 28:19:
«Andate dunque, e ammaestrate tutte le genti...»


L'Ascensione - Historia del Nuovo Testamento
Codice miniato da Cristoforo de Predis, 1476.

Per inculcare l’idea che non tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza e che solo un’esigua minoranza si convertirà e sarà salvata, i Testimoni traducono l’espressione mathêteusate panta ethnê (“ammaestrate tutte le genti”) con «fate discepoli delle persone di tutte le nazioni».

Qui siamo di fronte ad un imperativo + accusativo. In italiano si rende con imperativo + compl. oggetto. Pertanto la traduzione corretta è “ammaestrate tutte le nazioni”. Da notare che l’aggettivo (panta) e il sostantivo (ethnê) sono entrambi all’accusativo plurale, escludendo con ciò la possibilità di un possibile partitivo. Forse adesso si può capire ancora meglio perché a Brooklyn hanno sempre “sconsigliato” i genitori di far proseguire gli studi ai figli e soprattutto di intraprendere gli studi classici, che sono molto pericolosi... per loro!

Giovanni 14:14

I TdG insegnano che Gesù non va pregato e che Lui non ha mai insegnato a pregare se stesso, e lo provano sottraendo un "MI" dalla scrittura di Giovanni 14:14. Nella TNM, infatti, si legge: "Se chiederete qualcosa nel mio nome, la farò", al posto di "Se MI chiederete qualcosa nel mio nome, la farò".

La prova di ciò si trova nel testo critico che la Watchtower elogia come "autorevole", preparato da due studiosi protestanti (Westcott e Hort), che il Corpo Direttivo dei TdG ha ottenuto di ripubblicare col titolo "The Kingdom Interlinear Transaltion of the Greek Scriptures", dove sotto ogni riga del testo greco originale ricostruito, il CD ne dà la sua ufficiale traduzione inglese, che segue parola per parola l’andamento del testo greco. In ogni pagina, in una colonna a parte, lo stesso Corpo Direttivo ha posto un’altra traduzione (anch’essa ufficiale), in inglese, secondo l’attuale modo di esprimersi degli inglesi.

Ebbene, queste due traduzioni, benché proposte dallo stesso identico CD, si trovano moltissime volte in contrasto tra loro e soltanto la traduzione sottostante al greco risulta la più fedele al testo originale greco.

Ma vediamo cosa dice l'Interlineare in Giovanni 14:14:

PARTE GRECO-INGLESE

PARTE INGLESE MODERNO

e a n   t i    a i t h s h t e   m e   en   tw
if ever anything you should ask me in
the
o n o m a t i    m o u   t o u t o    p o i h s w
name     of  me     this   I   shall   do.

If you ask anything in my name, I will do it.


Non credo ci sia bisogno di conoscere l’inglese o il greco per vedere chiaramente che il MI è sparito! Sembra un gioco di prestigio.

In nota la TNM "grande" specifica che in alcuni codici il MI è presente.[1] Ma questo non dimostra la buona fede dei traduttori: infatti, prendendo per buona proprio quella nota, si può verificare che solo 3 codici NON conterrebbero il "MI", mentre ben 7 lo contengono. Riguardo ai tre che non lo conterrebbero, uno è la Vetus Latina che non è un originale ma è una traduzione in latino, mentre i codici A e D risalgono al V-VI secolo e quindi non sono tra i più antichi. A parte la differenza numerica tra i codici che lo contengono e quelli che non lo contengono, se un codice più antico lo contiene ed uno successivo non lo contiene, quale è più attendibile? Non per nulla sia il testo critico di Westcott e Hort che il più aggiornato Nestle Aland, riconosciuti da tutti, compreso il Corpo Direttivo, riportano il "MI"!

Gli studiosi che hanno prodotto questi testi hanno confrontati migliaia di manoscritti, esaminando le varianti testuali in essi contenute, per giungere a quello che è appunto ritenuto un "raffinato testo critico". Sono interessanti, a questo proposito, le osservazioni della Watchtower:

Nel caso della parte della Bibbia scritta in greco dai cristiani [...] due cose ci assicurano che oggi abbiamo un testo essenzialmente identico a quello redatto dagli scrittori originali. Primo, abbiamo manoscritti molto più vicini al tempo della stesura originale di quanto sia avvenuto per la parte ebraica della Bibbia. Infatti un frammento del Vangelo di Giovanni risale alla prima metà del II secolo, meno di 50 anni dalla probabile data in cui Giovanni scrisse il suo Vangelo. Secondo, il numero stesso di manoscritti che ci sono pervenuti fornisce una formidabile dimostrazione dell’integrità del testo. Su questo punto sir Frederic Kenyon affermò: "Non è troppo esagerato asserire che in sostanza il testo della Bibbia è sicuro. Questo può dirsi in particolare del Nuovo Testamento. Il numero dei manoscritti del Nuovo Testamento, delle prime traduzioni d’esso, e delle citazioni fatte dai più antichi scrittori della Chiesa è così alto che si ha in pratica la sicurezza che la giusta lezione di ogni passo dubbio è preservata in qualcuna di queste antiche fonti. Questo non può dirsi di nessun altro libro antico al mondo. Our Bible and the Ancient Manuscripts, di sir Frederic Kenyon, 1958, p. 55. Citato dal libro "Parola di Dio o dell’uomo?", p.22; sottolineature mie.

In armonia con queste parole, la lettura corretta del passo di Giov. 14:14 è certamente quella contenente il MI. Se i compilatori del testo critico usato dalla Watchtower avessero avuto delle incertezze, a causa delle diverse lezioni dei Codici, avrebbero inserito tale parola tra parentesi, come hanno fatto, per esempio, in Luca 23:34 (si veda la nota nella TNM con riferimenti).

Ci sono, è vero, alcune traduzioni che non riportano il "mi" in Giov 14:14 (es. la Diodati e la Luzzi, ed. 1925) ma l’omissione non è giustificata dall’attento esame dei manoscritti più antichi. Se i traduttori, tuttavia, si sono basati su testi in cui la parola MI non compariva, tale omissione è comprensibile. Per esempio, la famosa versione del "Re Giacomo", pubblicata nel 16° secolo, non contiene il MI, dato che si basava sul Textus Receptus, che non era certamente accurato ed attendibile come gli attuali testi critici.[2]

Non ha senso, a questo punto, citare i passi di Giov. 15:16 ("Affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome egli ve la dia") e 16:23 ("Verissimamente vi dico: Se chiederete al Padre qualche cosa egli ve la darà nel mio nome"), come fa il CD nella sua nota, per indicare che anche il passo di Giov. 14:14 vada letto nello stesso modo: se il MI era contenuto nel testo originale (come l’evidenza dei manoscritti attesta), il Signore Gesù, in questo caso, ci stava dicendo che possiamo chiedere anche a lui, oltre che al Padre, per essere esauditi.[3] Ma questo i lettori della TNM non lo sapranno mai.

Appendice

Ecco come la Società Torre di Guardia ha descritto il testo critico di Wescott e Hort (WH):

«Un importante testo greco delle Scritture Greche Cristiane che ottenne vasti consensi è quello prodotto nel 1881 da Brooke Foss Westcott e Fenton John Anthony Hort, studiosi dell'Università di Cambridge. Fu il risultato di 28 anni di lavoro indipendente, benché i due studiosi confrontassero spesso i loro appunti. Come Griesbach, essi divisero i manoscritti in famiglie avvalendosi principalmente di quello che definirono il "testo neutrale", risultato dal confronto dei famosi manoscritti Sinaitico e Vaticano 1209, entrambi del IV secolo E.V. Quando questi manoscritti coincidevano, e soprattutto quando avevano il sostegno di altri antichi manoscritti onciali, Westcott e Hort ritenevano risolta la questione, anche se non rimanevano vincolati a quella tesi. Prendevano in considerazione ogni fattore concepibile nel tentativo di risolvere i problemi creati da lezioni discordi; e quando due lezioni avevano ugual peso, anche questo era indicato nel loro testo base. Il testo di Westcott e Hort è stato usato per tradurre in inglese le Scritture Greche Cristiane nella Traduzione del Nuovo Mondo. Il comitato di traduzione ha consultato però altri eccellenti testi greci, fra cui quello di Nestle (1948)» - Libro Perspicacia, p. 202. 

«Per quanto riguarda le Scritture Greche Cristiane, è stata principalmente usata l'autorevole edizione critica del testo greco  preparata nel 1881 da Westcott e Hort, ma con la consultazione di vari altri testi fondamentali e di numerose antiche versioni in altre lingue» - Libro Ragioniamo, p. 399.

A proposito del testo di Nestle e Aland (NA) ecco cosa scrive ancora la Società:

«Collazionando centinaia di manoscritti biblici ancora esistenti, gli studiosi sono stati in grado di realizzare le cosiddette edizioni critiche. Queste edizioni a stampa dei testi nelle lingue originali propongono le lezioni più attendibili, richiamando nel contempo l'attenzione sulle varianti che si riscontrano in certi manoscritti. ... Fra le edizioni principali delle Scritture Greche Cristiane ci sono quella a cura di Westcott e Hort e il testo di Nestle e Aland» - Perspicacia, p. 321.

La Società riconosce quindi che i testi critici di WH e di NA riportano "le lezioni più attendibili", sono "autorevoli" ed "eccellenti". Dato quindi che anche il testo di Nestle-Aland riporta il MI in Giov. 14:14, l'aver consultato anche questo testo peggiora la posizione della Watch Tower.

Un particolare che può far ritenere meno grave l'errore commesso nel tradurre Giov. 14:14 potrebbe essere il fatto che nel testo di Wescott e Hort il MI è riportato fra parentesi quadre, per indicare che alcuni manoscritti non contengono questa parola e che quindi vi è qualche dubbio su questo versetto. Le parentesi quadre non sono presenti nel testo di WH che i Testimoni hanno stampato con la TNM, ma nelle altre edizioni vi sono. Il dubbio su questo versetto è comunque minimo: nel testo di Nestle-Aland il passo è contrassegnato con la lettera B= poca incertezza (A= il testo è praticamente certo; C= molto incerto; D= estremamente dubbio).

Questo potrebbe far pensare che nella scelta di non tradurre la parola MI la WTS abbia tenuto conto delle parentesi quadre presenti nel WH. Ma, se così fosse, la WTS mostrerebbe di essere anche qui molto incoerente in questo suo "criterio traduttivo". Per esempio, in Giov. 13:10, nella TNM si legge: "Chi ha fatto il bagno non ha bisogno di lavarsi che i piedi, ma è interamente puro. E voi siete puri, ma non tutti". L'espressione "i piedi", che nel WH è messa fra parentesi quadre perché assente in alcuni manoscritti, viene riportata normalmente nel testo della TNM, senza alcuna parentesi. Perché allora i TdG non hanno tradotto - almeno fra parentesi - la parola MI in Giov. 14:14?

Nel testo di Wescott e Hort alcuni passi molto incerti sono racchiusi fra doppie parentesi quadre, proprio perché risultano assenti dai principali e più autorevoli manoscritti. Per esempio, nella nota in calce della TNM sul passo di Luca 23:43 si legge: «Secondo [alef]CVgSycp; P75BDWSys omettono queste parole tra parentesi quadre». Anche in Mt 27:49, la seconda parte del versetto è racchiusa fra doppie parentesi quadre nel WH, perché omessa da alcuni importanti manoscritti. La TNM, tuttavia, riporta nel testo questi versetti, inserendoli fra singole parentesi quadre. E questo nonostante la Società ritenga questi versetti delle "interpolazioni (parti estranee inserite nel testo originale)]" (Introduzione della TNM con riferimenti, ed 1987, p.7).

Questi esempi dimostrano quindi che l'omissione del MI in Gv. 14:14 da parte della TNM non dipende dal fatto che vi sia qualche leggero dubbio sulla corretta lezione di questo passo; e dimostrano anche che non si è seguito nessun criterio coerente per quanto riguarda la traduzione di altri passi, ritenuti invece estremamente dubbi o addirittura spuri.

Con un altro colpo di magia è sparita una parentesi [ ] e una parola aggiunta è diventata parte integrante del testo. Vediamo dove:

In Colossesi 1;16-20 nella traduzione ufficiale TNM troviamo:

"...perché per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili, siano esse sui troni o signorie o governi o autorità. Tutte le [altre] cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Ed egli è prima di tutte le [altre] cose e per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono fatte esistere..."

E… voilà... le parentesi spariscono a pag. 406 del libro "Ragioniamo facendo uso delle Scritture", dove, per spiegare che Gesù è una creatura come tutte le altre, si cita proprio Colossesi 1; 16-20 in questo modo: "Per mezzo di lui tutte le altre cose furono create... Tutte le altre cose sono state create per mezzo di lui e per lui" e lo stesso libro continua dicendo: "Viene così indicato che anch’egli è un essere creato, parte della creazione di Dio". Le stesse parentesi scompaiono per lo stesso versetto anche nel libro "Cose nelle quali è impossibile che Dio menta" a pag.127, "Accertatevi", pagine 118 e 207 e ne "La Torre di Guardia" del 1.12.1985, pag.7.

Così, mentre Paolo dice "Per mezzo di Lui tutte le cose furono create" (quindi Lui da una parte e tutte le cose dall’altra), il Corpo Direttivo traducendo "per mezzo di Lui tutte le altre cose", trasferisce e cataloga Gesù nel mucchio delle cose. E qui "casca l’asino": se Gesù non è un essere creato, chi è? (Giovanni 1,14).

Note:

[1] «"Chiederete", ADIt e in armonia con 15:16 e 16:23; P66[Alef]BWVgSyh,p, "mi chiederete"» (Nota nella TNM con riferimenti). I simboli usati nella nota della TNM hanno questo significato:

A = Codice Alessandrino, greco, V secolo d.C;
D = Codici di Beza, greco e latino, V e VI sec.;
It = Vetus Latina, II-IV sec.
(Tre Codici che omettono il MI).

P66 = Papiro Bodmer II, greco, circa 200 d.C.; contiene quasi tutto il vangelo di Giovanni;
[Alef] = Codice Sinaitico, greco, IV sec.; contiene parte del Vecchio Testamento e tutto il Nuovo Testamento;
B = Manoscritto Vaticano 1209, greco, IV sec.; quasi tutta la Bibbia;
W = Codice di Freer, V sec.
Vg = Vulgata latina di Girolamo, circa 400 d.C.
Syh = Versione siriaca filosseniana-harclense, VI-VII sec.
Syp = Pescitta siriaca, aram. cristiana, V sec.
(Sette Codici che riportano il MI).

[2] «La prima edizione a stampa delle Scritture Greche Cristiane fu quella che comparve nella Poliglotta Complutense (in greco e latino), del 1514-1517. Quindi nel 1516 Erasmo da Rotterdam pubblicò la prima edizione di un importante testo greco delle Scritture Greche Cristiane. Questo testo conteneva molti errori, ma uno migliore fu presentato in quattro edizioni successive dal 1519 al 1535. Poi il tipografo e libraio parigino Robert Estienne, o Stefano, pubblicò diverse edizioni del "Nuovo Testamento" in greco, basato principalmente sul testo di Erasmo, ma con correzioni secondo la Poliglotta Complutense (del 1522) e 15 manoscritti tardi. La terza edizione del testo greco di Stefano (pubblicata nel 1550) diventò in effetti il textus receptus (testo comunemente accettato), usato per molte antiche versioni, fra cui l’inglese "Bibbia del re Giacomo" del 1611». Perspicacia, II vol. p. 202.

[3] La Scrittura attesta che i cristiani rivolgevano preghiere ed invocazioni anche a Gesù Cristo:

«...Stefano pregava così: "Signore Gesù, accogli il mio spirito"» (Atti 7:59);
«... alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo» (I Corinti 1:2);
« ...cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro» (2 Tim. 2:22);

Gesù viene pregato ed adorato insieme al Padre:

«Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:
"A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli".
E i quattro esseri viventi dicevano: "Amen". E i vegliardi si prostrarono in adorazione» (Apocalisse 5:13,14).
«E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio» (Ebrei 1:6).
«O Signore nostro, vieni!» (1 Cor. 16:22).

Ed ecco come viene spiegato Giov. 14:14 in un commentario online:

«In questo versetto il Signore ripete, come solenne promessa, quello che prima aveva detto solo incidentalmente e la fortifica sostituendo l'enfatico, "io", a "questo", di Giovanni 14:13 "Io, che non vi ho ingannati mai, e che sarò tosto investito della onnipotenza insieme col Padre, vi prometto di far questo. "Tali parole ci accertano che Gesù ode le nostre preghiere; parrebbe dunque naturale rivolgerle a lui, che è uno col Padre, non meno che al Padre medesimo. "Non può punto provarsi", dice Stier, che la preghiera dei discepoli dovesse venir rivolta esclusivamente al Padre. Le prime preghiere fatte dopo l'Ascensione, sono indirizzate al Figlio, i e i discepoli erano conosciuti come quelli che invocavano il suo nome. "In questi due versetti, il Signore si presenta a noi non solo come colui che conosce tutto ciò che i suoi discepoli in terra versano nel cuore del loro Padre celeste, ma pure come l'autorevole dispensatore di tutte le benedizioni che la preghiera fa scendere dal cielo, vale a dire come Colui che esaudisce la preghiera. Non è possibile spiegare una tale affermazione di Gesù, fuorché riconoscendolo come essenzialmente uguale al Padre" (Brown)».

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