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Sunday, 17 December 2017 03:18
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:: LIBRO CONSIGLIATO

libro: Crisi di Coscienza

Crisi di coscienza.
Fedeltà a Dio o alla propria religione?
Parole franche di un testimone di Geova

Quasi nulla si sa dei "vertici" che guidano i Testimoni di Geova, di cosa accade durante le loro sedute deliberative, dei criteri che guidano le loro decisioni, spesso di enorme impatto nella vita dei fedeli: neppure gli aderenti ne sono al corrente. Terribilmente penetrante è il controllo esercitato sui "fratelli". Il libro testimonia il meccanismo che ha condotto uno di questi uomini, membro del Corpo direttivo, a entrare in una crisi di coscienza tale da fargli abbandonare il gruppo, e in esso una posizione di grande prestigio sociale, dopo 58 anni di appartenenza. (continua)

Spigolature
Non tutti sanno che...
La Trasfigurazione «Chi raffigurano dunque Mosè ed Elia nel contesto della trasfigurazione? Luca dice che apparvero insieme a Gesù "con gloria"...Evidentemente raffigurano i cristiani che sono stati unti con lo spirito santo quali "coeredi" di Gesù e che pertanto hanno ricevuto la meravigliosa speranza di essere "glorificati" insieme a lui» (La Torre di Guardia del 15/5/1997, p.12). «Nella trasfigurazione Mosè ed Elia rappresentavano evidentemente la Legge e i Profeti, che additavano Cristo e si adempirono in lui» (Libro Perspicacia", ed. 1990, p. 1135). "Evidentemente" significa "in modo evidente, cioè "Che si vede con chiarezza ... Che non si può mettere in dubbio, che non ha bisogno di dimostrazioni ... Certo, chiaro, manifesto" (Zingarelli). Come è possibile che a distanza di poco tempo, ciò che era "evidente" non lo sia più, e venga esposta una una nuova "evidenza" che contraddice la precedente? Come è possibile che una verità evidente ne contraddica un'altra, altrettanto evidente?

:: LA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO ::

Fu una risurrezione?

Si analizza in questa pagina il modo in cui nella Traduzione del Nuovo Mondo (TNM),  la Bibbia dei Testimoni di Geova, viene reso il passo di Matteo 27:51-53.

Ecco come alcune versioni bibliche traducono il passo di Matteo:

«Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti» (CEI).

«Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, le tombe s'aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; e, usciti dai sepolcri, dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti» (Nuova riveduta).

«Ed ecco, la cortina del tempio si fendé in due, da cima a fondo; e la terra tremò, e le pietre si schiantarono; e i monumenti furono aperti e molti corpi de' santi, che dormivano, risuscitarono. E quelli, essendo usciti de' monumenti dopo la risurrezion di Gesù, entrarono nella santa città, ed apparvero a molti» (Diodati).

Leggendo queste traduzioni appare evidente che l'episodio narrato bel vangelo di Matteo si riferisce ad una risurrezione che avvenne in concomitanza con la morte di Gesù. 

Ecco cosa si legge invece nella Traduzione del Nuovo Mondo (TNM):

«E le tombe commemorative si aprirono e molti corpi dei santi che si erano addormentati furono levati (e delle persone, uscendo di mezzo alle tombe commemorative dopo che egli era stato levato, entrarono nella città santa) e divennero visibili a molti».

Nella nota in calce sul termine "persone" si legge: «O, "ed essi", ma non riferito ai "corpi"».

In questo caso non si comprende bene cosa sia avvenuto. Cosa significa che "molti corpi ... furono levati"? Chi sono coloro che "entrarono nella città ... e divennero visibili a molti"? I "santi risorti", o "delle persone" che passarono per il cimitero? Nella nota in calce si dice che la parola "persone" traduce il greco "essi". Ma perché si dovrebbe pensare che questo "essi" non si riferisca ai corpi, così come viene reso evidente nelle altre traduzioni?

Ecco qual è la spiegazione ufficiale di questo passo che viene data dalla Società Torre di Guardia:

«'Tombe aperte' alla morte di Gesù. Il brano di Matteo 27:52, 53, in cui si legge che le "tombe commemorative si aprirono" in seguito a un terremoto verificatosi al momento della morte di Gesù, è molto discusso, poiché alcuni sostengono che si riferisca a una risurrezione. Tuttavia confrontando i passi in cui si parla della risurrezione è chiaro che il brano in questione non descrive una risurrezione, ma semplicemente il fatto che dei cadaveri furono scaraventati fuori delle tombe, un po' come è accaduto altre volte in tempi più recenti, per esempio in Ecuador nel 1949, e di nuovo a Sonsón, in Colombia, nel 1962, quando nel cimitero 200 cadaveri furono scaraventati fuori delle tombe da un violento sisma.- El Tiempo di Sonsón (Colombia), 31 luglio 1962» - Perspicacia, Vol II pag 1127.

***

«L'erudito cattolico Karl Staab definisce "estremamente misterioso" questo episodio che ebbe luogo alla morte di Gesù. Cosa accadde? 

    Secondo Epifanio e altri antichi Padri della Chiesa i santi vennero letteralmente alla vita e andarono in cielo insieme al risuscitato Gesù. Agostino, Teofilatto e Zigabeno credevano che questi morti fossero stati risuscitati temporaneamente ma in seguito fossero tornati nelle loro tombe. Quest'ultima opinione, tuttavia, "non fu accettata da molti", commenta l'erudito Erich Fascher. Molte traduzioni moderne della Bibbia, nel rendere Matteo 27:52, 53, danno l'impressione che ci sia stata una risurrezione. Non così la Traduzione del Nuovo Mondo, che indica gli effetti di un terremoto. Perché?

    Innanzitutto, indipendentemente da chi fossero i "santi", Matteo non disse che furono loro ad essere levati. Disse che furono levati i loro corpi, o cadaveri. In secondo luogo, non disse che questi corpi vennero alla vita. Disse che furono levati, e il verbo greco egèiro, che significa "levare", non si riferisce sempre a una risurrezione. Tra le altre cose, può significare anche 'tirare fuori' da una fossa o 'alzarsi' dal suolo. (Matteo 12:11; 17:7; Luca 1:69) Il sisma che ci fu alla morte di Gesù aprì delle tombe, gettandone fuori corpi senza vita. Casi del genere sono stati osservati in occasione di terremoti nel II secolo E.V. dallo scrittore greco Elio Aristide e più di recente, nel 1962, in Colombia. 

    Questo punto di vista sull'episodio è in armonia con gli insegnamenti della Bibbia. Nel capitolo 15 di 1 Corinti l'apostolo Paolo fornisce prove convincenti della risurrezione, ma non menziona affatto Matteo 27:52, 53. Lo stesso si può dire di tutti gli altri scrittori della Bibbia. (Atti 2:32, 34) I cadaveri che furono "levati" alla morte di Gesù non sarebbero potuti tornare in vita nel modo in cui pensava Epifanio, poiché il terzo giorno dopo tale avvenimento Gesù divenne "il primogenito dai morti". (Colossesi 1:18) Ai cristiani unti, chiamati anch'essi "santi", fu promesso che avrebbero partecipato alla prima risurrezione durante la presenza di Cristo, e non nel I secolo. - 1 Tessalonicesi 3:13; 4:14-17.

    La maggior parte dei commentatori biblici trova difficile spiegare il versetto 53, anche se molti di loro suggeriscono che il versetto 52 si riferisca a tombe aperte dal terremoto, il quale avrebbe portato alla luce cadaveri sepolti da poco. Ad esempio, l'erudito tedesco Theobald Daechsel traduce: "E tombe si aprirono, e molte salme di santi che riposavano furono sollevate". 

    Chi erano quelli che "entrarono nella città santa" dopo un considerevole periodo di tempo, cioè dopo che Gesù era stato risuscitato? Come abbiamo visto sopra, i corpi venuti alla luce rimasero senza vita, per cui Matteo doveva riferirsi a persone che andarono a vedere le tombe e che entrarono a Gerusalemme a riferire l'accaduto. Perciò, il modo in cui il versetto è reso nella Traduzione del Nuovo Mondo aumenta l'intendimento della Bibbia e non confonde il lettore in merito alla risurrezione» - La Torre di Guardia del 1/9/90, p. 7.


Alcuni commenti su queste affermazioni
(le parole della Watch Tower sono in azzurro)

L'erudito cattolico Karl Staab definisce "estremamente misterioso" questo episodio che ebbe luogo alla morte di Gesù. ... Quest'ultima opinione, tuttavia, "non fu accettata da molti", commenta l'erudito Erich Fascher.

Manca ogni riferimento agli scritti di questi eruditi, come si dovrebbe fare ogni qualvolta che si cita un'autorità.

Innanzitutto, indipendentemente da chi fossero i "santi", Matteo non disse che furono loro ad essere levati. Disse che furono levati i loro corpi, o cadaveri. In secondo luogo, non disse che questi corpi vennero alla vita. Disse che furono levati, e il verbo greco egèiro, che significa "levare", non si riferisce sempre a una risurrezione. Tra le altre cose, può significare anche 'tirare fuori' da una fossa o 'alzarsi' dal suolo. (Matteo 12:11; 17:7; Luca 1:69)

Il Dizionario esegetico del Nuovo Testamento di Balz e Schneider, vol. I, prima elenca i significati fondamentali della parola egeiro:

«svegliare, incitare, eccitare, suscitare, sollevare (transitivo) o svegliarsi, ridestarsi, alzarsi, sollevarsi (intransitivo) [...] Egeiro ricorre nel Nuovo Testamento 144 volte di cui soltanto 59 volte nel significato generico»

e poi aggiunge:

«In tutte queste indicazioni riguardanti un risveglio di morti, il passivo si deve intendere ogni volta in senso mediale [= riflessivo, ndr] e come termine tecnico in cui i significati fondamentali del verbo scompaiono quasi completamente. È invalso perciò l'uso di tradurre con "risorgere».

Nel medesimo dizionario si ha l'esempio di Matteo 27,52, che viene così tradotto e commentato: 

«"E i sepolcri si aprirono e molti corpi dei santi addormentati si levarono". Come prova della loro risurrezione nel v. 53 si narra che essi uscirono dai sepolcri (dopo la risurrezione di Gesù), vennero nella città santa e apparvero a molti».

Il che è esattamente l'unica traduzione sensata.

Anche il Dizionario base del Nuovo Testamento Greco - Italiano a cura di Carlo Buzzetti (1991) da la stessa definizione di egeiro: "Far risuscitare, far risorgere (i morti), dar sollievo, ristabilire, sollevare, far esistere, svegliare, provocare, aggravare, tirar su, tirar fuori, far risorgere".

Si può dire che un terremoto fa alzare dei cadaveri? Potrà anche smuoverli, farli uscire se sepolti nella terra non troppo profondamente, farli rotolare sulla terra, ma non li solleva, non li tira su.

Il sisma che ci fu alla morte di Gesù aprì delle tombe, gettandone fuori corpi senza vita. Casi del genere sono stati osservati in occasione di terremoti nel II secolo E.V. dallo scrittore greco Elio Aristide

Anche qui manca la referenza che permetta di risalire alle parole di questo scrittore greco.

e più di recente, nel 1962, in Colombia.

Nella Torre di Guardia del 15/4/76 si cita un articolo della rivista EL TIEMPO in cui si parla di questo terremoto avvenuto in Colombia, e si dice: "Chi passò lì vicino o nel cimitero vide i cadaveri, e, perciò, molti abitanti di Sonson dovettero andare a riseppellire i parenti defunti". Ma l'articolo non dice che chi passava lì vicino vide i cadaveri, ma dice semplicemente queste parole: "Quando gli animi dei cittadini cominciarono a tranquillizzarsi, nel paese furono informati dei danni del terremoto nel cimitero, e furono numerose le persone che si recarono al camposanto con il proposito di seppellire i propri parenti". 

Ecco la traduzione completa dell'articolo:

Gettati fuori dalle proprie fosse 200 cadaveri.
Macabro spettacolo al cimitero di Sonson.

SONSON, 30 (Di Fabio Restrepo Escobar, inviato speciale de EL TIEMPO). Duecento cadaveri che  riposavano nel cimitero di questo paese, sono stati gettati fuori dalle loro tombe a causa del violento tremore della terra, mentre quasi tutte le cavità e le cripte sono rimaste aperte, dando alla necropoli un macabro aspetto.
Quando gli animi dei cittadini cominciarono a tranquillizzarsi, nel paese furono informati dei danni del terremoto nel cimitero, e furono numerose le persone che si recarono al camposanto con il proposito di seppellire i propri parenti, i cui cadaveri in alcuni casi erano stati gettati a vari metri.
Le lapidi di molte tombe si spaccarono, e le bare tarlate sono rimaste alla vista dei visitatori che iniziarono subito l'opera necessaria per coprirle.

Cliccare qui per leggere l'articolo originale


L'articolo non spiega bene che cosa sia successo. Qui si parla sia di tombe scavate nel terreno, sia di monumenti sepolcrali. Non è ben chiaro se questi corpi gettati ad alcuni metri erano seppelliti nella terra o erano in queste tombe. Certamente qui non si parla di "sollevare" o "tirar fuori", ma solo di "gettare fuori". Non è impossibile pensare che certi corpi seppelliti nella terra siano stati smossi e abbiano potuto rotolare anche a qualche metro di distanza dal loro fosso. Altra cosa è pensare che questa sia una situazione paragonabile a quella del racconto evangelico.

La frase che La Torre di Guardia aggiunge - "Chi passò lì vicino o nel cimitero vide i cadaveri" - serve, a parer mio, affinché poi il lettore sia facilitato nel credere che la traduzione biblica dove si parla dei risorti che appaiono in città, possa essere modificata con un'espressione che parli di passanti che videro i cadaveri esposti tornando nella città. Ma in verità l'articolo non parlava di qualcuno che "passò lì vicino o nel cimitero vide i cadaveri".

La Torre di Guardia prosegue:

I cadaveri che furono "levati" alla morte di Gesù non sarebbero potuti tornare in vita nel modo in cui pensava Epifanio, poiché il terzo giorno dopo tale avvenimento Gesù divenne "il primogenito dai morti". (Colossesi 1:18)

È molto interessante a questo proposito il seguente commento:

«I rimanenti episodi apocalittici sono tutti concatenati: il terremoto, le rocce spaccate, i sepolcri aperti, i santi risorti, le loro apparizioni nella città santa. Il nucleo intorno a cui questi episodi si condensano è la resurrezione dei corpi dei "santi", vale a dire dei giusti dell'Antico testamento, che era attesa per i giorni del Messia. ... Ma il modello letterario di questa piccola apocalisse matteana è la visione delle ossa secche di Ez 37: terremoto, apertura dei sepolcri, resurrezione, ingresso nella terra (nella città) santa. Dal punto di vista teologico e narrativo, il risultato ottenuto da Matteo è quello di anticipare l'annuncio della resurrezione già nel momento della croce. Ciò comporta un certo anacronismo, di cui Matteo è consapevole: non potendo affermare che i santi siano risorti prima di Gesù, si trova costretto a precisare che essi sono usciti dal sepolcro solo "dopo il suo risveglio" dai morti, cioè dopo la resurrezione del "primogenito" dei risorti da morte. ma in questo modo non solo si postula già ora la sua resurrezione: più ancora, morte e resurrezione sono viste come un tutto continuo, come un evento unico» - Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo, Ed. Qiqajon, Comunità di Bose, 1995 Magnano, (VC), pp. 483-4).

La maggior parte dei commentatori biblici trova difficile spiegare il versetto 53, anche se molti di loro suggeriscono che il versetto 52 si riferisca a tombe aperte dal terremoto, il quale avrebbe portato alla luce cadaveri sepolti da poco. 

Non viene detto chi siano questi "molti" commentatori che sostengono che il versetto 52 parli di cadaveri disseppelliti. Non ci sono i riferimenti alle molte opere che sosterrebbero questo punto di vista.

Ad esempio, l'erudito tedesco Theobald Daechsel traduce: "E tombe si aprirono, e molte salme di santi che riposavano furono sollevate".

Si noti che l'unico commentatore che viene menzionato per nome, Theobald Daechsel, è nato nel 1855. Per quanto riguarda la sua traduzione, sono stati consultati una ventina di cataloghi di biblioteche internazionali, e solo la British Library ha questo titolo: Die Schriften des Neuen Testaments. Nach ihrem ursprünglichen Wortsinne in die deutsche Sprache der Gegenwart wort- und sinngetreu übertragen / von Theobald Daechsel [S.l. : s.n.], 1928

Non c'è né luogo di edizione né casa editrice. Questo fa pensare che sia una traduzione del Nuovo Testamento non stampata da una casa editrice ma fatta in maniera un po' artigianale... Insomma non pare si tratti di una traduzione che fa molto testo e che ha fatto molta fortuna. 

Chi erano quelli che "entrarono nella città santa" dopo un considerevole periodo di tempo, cioè dopo che Gesù era stato risuscitato? Come abbiamo visto sopra, i corpi venuti alla luce rimasero senza vita,

Questo non è ancora stato per nulla dimostrato.

per cui Matteo doveva riferirsi a persone che andarono a vedere le tombe e che entrarono a Gerusalemme a riferire l'accaduto. Perciò, il modo in cui il versetto è reso nella Traduzione del Nuovo Mondo aumenta l'intendimento della Bibbia e non confonde il lettore in merito alla risurrezione.

Veramente il modo in cui il versetto è reso nella Traduzione del Nuovo Mondo è una violenza al greco, perché questa traduzione non può essere accettabile:

TNM: E le tombe commemorative si aprirono e molti corpi dei santi che si erano addormentati furono levati (e delle persone, uscendo di mezzo alle tombe commemorative dopo che egli era stato levato, entrarono nella città santa) e divennero visibili a molti.

Vera traduzione:

E le tombe si aprirono e molti corpi dei santi addormentati si risvegliarono/levarono, ed essendo usciti dalle tombe dopo il risveglio/levarsi di lui [Cristo] entrarono nella città santa e apparvero (furono resi visibili) a molti.

Nella TNM vengono introdotte "delle persone" che non compaiono nell'originale. La versione con riferimenti della TNM mette in nota una traduzione variante "ed essi", affermando che comunque quel "essi" non va riferito ai corpi. Invece, è chiaro che il soggetto della frase è unico ("i corpi dei santi"), e che essi "essendo usciti dalle tombe entrarono nella città". Introdurre un soggetto di fantomatiche "persone" costringe a violentare il testo, che scorre perfettamente così com'è. Queste "persone" che non si capisce da dove arrivino vengono dette uscire "di mezzo alle tombe", come se vi fosse della gente che si aggirava nei cimiteri. Invece, nel testo greco, i corpi sono detti uscire "dalle tombe", ek tôn mnêmeiôn, dove la particella ek (da) indica proprio il movimento di fuoriuscita, sottolineato anche dal precedente verbo composto ex-erchomai (ek è lo stesso di ex). Non vi è nulla che possa essere tradotto "di mezzo alle". 


Le tenebre alla morte di Gesù
(G. Doré)

Il testo come ricostruito dalla TNM non fa comunque senso alcuno. Se non fossero stati i corpi dei morti ad apparire in città, che senso avrebbe far notare che "delle persone" vive, che giravano per le tombe, erano visibili a Gerusalemme? Il contesto in cui il passo è inserito, invece, è un elenco dei fatti miracolosi che hanno seguito la morte di Gesù.

Si tratta di un passo spurio?

Altri autori nel XVIII secolo ipotizzarono che questo versetto del Vangelo di Matteo fosse stato tratto dal Vangelo dei Nazareni. Ma che cos'è il Vangelo dei Nazareni? È un Vangelo di cui conserviamo alcuni passi perché sono stati riportati dagli eresiologi; creato in ambiente giudeo cristiano,  è un rimaneggiamento del Vangelo di Matteo. Quindi è questo vangelo che deriva da Matteo, e non il contrario. Certo un autore del XVIII secolo poteva anche fare questi errori, perché lo studio degli apocrifi doveva ancora cominciare... Ma oggi non si possono più riproporre queste teorie.

Un altro studioso, nella rivista Cristianesimo nella Storia; Volume VI, Ricerche Storiche Esegetiche Teologiche - Ottobre 1985, Fascicolo 3; EDB, pag. 603, afferma: 

«Dal punto di vista lessicale, emerge che: a) hagioi (i santi che risorgono e appaiono in Gerusalemme) non è un vocabolo matteano, Mt userebbe dikaioi; b) il termine egersis (dopo la sua risurrezione: v. 53) per indicare la risurrezione di Cristo è un apaxlegomenon nel NT mentre Mt conosce anastasis, c) hagia polis del v. 53 si riferisce alla Gerusalemme storica e terrestre (cf. Mt 4, 5); d) il verbo emphanisthêsan (apparvero) del v. 53 non è presente altrove nei sinottici; e) le espressioni hê gê eseisthé (= terremoto) e hai petrai eschistêsan (le rocce si spaccarono) descrivono nella bibbia avvenimenti escatologico-apocalittici. Si aggiunga che la precisazione del v. 53: "dopo la sua risurrezione" introduce una chiara distonia nella pericope: subito dopo la morte di Gesù i morti risuscitano e solo dopo la sua risurrezione escono dai sepolcri, entrano in Gerusalemme e appaiono a molti. Dal punto di vista letterario poi la pericope si caratterizza per la successione di proposizioni coordinate da un ripetuto kai, e questo non è il modo usuale di scrivere di Mt. Da tutte queste osservazioni Aguirre Monasterio deduce che siamo di fronte a un testo preesistente a Mt, formatosi in due tempi: dapprima il testo con i motivi del terremoto, dello spaccarsi delle rocce, dell'apertura dei sepolcri, della risurrezione dei santi, della loro uscita dalle tombe e del loro ingresso in Gerusalemme e dell'apparizione a molti; quindi fu aggiunta, in modo maldestro dal punto di vista letterario, la formula «dopo la sua risurrezione», glossa di ambienti giudeo-cristiani che hanno così caratterizzato la tradizione liturgica con il motivo di Cristo risorto primizia dei risorti» (commento del prof. G. Barbaglio al libro di R. Aguirre Monasterio, Exégesis de Mateo 27,51b-53. Para una teologia de la muerte de Jésus en el Evangelio de Mateo, Biblica Victoriensia, 4, Editorial Eset, Vitoria 1980, 257 pagine).

Che cosa si comprende da queste osservazioni? 1) Matteo si serve di un testo precedente a lui, che si differenzia dal suo stile, e lo utilizza nella stesura del suo vangelo. 2) Il racconto originario era quello del terremoto, dello spaccarsi delle rocce, dell'apertura dei sepolcri, della risurrezione dei santi, della loro uscita dalle tombe e del loro ingresso in Gerusalemme e dell'apparizione a molti; quindi fu aggiunta la formula «dopo la sua risurrezione». Non si tratta quindi di un passo aggiunto al testo di Matteo, e quindi spurio o di inferiore valore. Invece  Matteo si serve volontariamente di un testo più antico e lo inserisce nel suo Vangelo. 

G. Barbaglio aggiunge:

«L'autore giunge così alla conclusione che il testo preesistente a Mt era di carattere liturgico-pasquale, costruito su Ez 37,1-14, elaborato dapprima in ambien­te giudaico e poi utilizzato, con aggiunta, da comunità giudeo-cristiane, sempre durante la celebrazione pasquale. Ora su questa tradizione preesistente ha lavorato Mt, che ha inquadrato tale testo liturgico con l'annotazione della morte di Gesù (27, 50) connessa immediatamente al motivo dello squarciarsi del velo del tempio (27, 51a) e con la confessione di fede del centurione e dei suoi compagni (27, 54) e la menzione delle molte donne che stavano là ad osservare di lontano e che avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo (27, 55-56). Questa contestualizzazione finisce per attribuire ai motivi del nostro passo il significato di effetti immediati, insieme con lo squarciarsi del velo del tempio, testimoniato già in Mc, della morte di Gesù. Inoltre Mt ha saputo coordinare il tutto in una pericope unitaria e densa di significato teologico, chiave interpretativa della croce (vv. 50-56)».

Barbaglio e Aguirre Monasterio non ritengono quindi quel passo spurio, inserito dopo, non autentico, ma addirittura più antico di Matteo (quindi segno di una tradizione radicata), da Matteo ripreso e inserito nel suo vangelo.

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