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Tuesday, 25 April 2017 18:27
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:: LA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO ::


La Traduzione del Nuovo Mondo ed i verbi ebraici
Il "riposo di Dio" e la regola del .waw consecutivo

«II cielo e la terra e tutto il loro esercito erano ormai completi. Nel settimo giorno Dio aveva completato l'opera Sua che aveva fatto, così nel settimo giorno cessò da tutta la Sua opera che aveva compiuto. Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, poiché in esso aveva cessato da tutta la Sua opera che Egli stesso aveva creato per poi elaborarla» (Genesi 2, 1-2).

Waiyishbòth ("cessò") è un passato, ma potremmo dire "temporaneo" in quanto, "per poi elaborarla", l'azione continua. A confronto con l'Ebraico biblico, il sistema temporale dell'Ebraico moderno è ben più semplice. Le forme con waw consecutivo come yaqam, yellekh, yiven, gli iussivi, ed i coortativi sono stati completamente scartati. Come risultato di questa drastica chirurgia, uno può dire rozzamente che il semplice imperfetto funge da futuro, che il perfetto funge da passato remoto (egli fece), passato prossimo (egli ha fatto) e trapassato prossimo (egli aveva fatto), ed il participio funge da presente.

La Società Torre di Guardia nega la validità della regola grammaticale ebraica detta "waw consecutivo", benché essa sia unanimemente ammessa dagli eruditi ebrei, i quali non possono che essere la massima autorità in merito, trattandosi della loro lingua! Ecco cosa si legge nell'introduzione alla TNM con riferimenti a proposito dei verbi ebraici e di tale regola grammaticale:

*** Rbi8 p. 1574 3C ***

3C Verbi ebraici che indicano azione continua o progressiva

Il verbo ebraico ha due stati, il perfetto e l’imperfetto. Il perfetto indica l’azione finita. L’imperfetto indica l’azione incompleta o continua, o l’azione in corso. In Ge 1:1 "creò" in ebraico è un verbo al perfetto, a indicare che l’azione di creare i cieli e la terra era stata completata. In Ge 2:2 "si riposava" in ebraico è un verbo all’imperfetto, il che indica un’azione incompleta o continua, o un’azione in corso. (Cfr. Eb 4:4-7). Perciò in ebraico un’azione che ha avuto luogo nel passato potrebbe essere indicata da verbi all’imperfetto se tale azione si considera incompleta, mentre un’azione che ha luogo nel futuro si potrebbe indicare con verbi al perfetto se tale azione si considera completata. L’imperfetto del verbo ebraico potrebbe essere reso in italiano con l’imperfetto o con l’uso di verbi ausiliari come "proseguì", "continuò", "seguitò", ecc.

Riguardo alla caratteristica fondamentale dell’imperfetto ebraico, James Washington Watts, nella sua opera A Distinctive Translation of Genesis, Grand Rapids, Michigan (USA, 1963), pp. 129, 130, scrive: "La caratteristica fondamentale di tutti gli imperfetti è l’incompletezza. . . . L’incompletezza di questi imperfetti, quando sono all’indicativo, si esprime o con una forma progressiva o con una forma frequentativa. Ci si basa sul contesto per determinare se si tratta dell’una o dell’altra, poiché la struttura del verbo è la stessa in entrambi i casi.

"Se il contesto indica una singola azione o condizione, il valore è progressivo. L’azione è descritta nel suo svolgimento. In tal caso l’idea primaria del verbo inglese non è sufficiente a renderne il pieno significato. È necessario aggiungere un ausiliare come ‘proseguì’ o un avverbio come ‘gradualmente’ se il traduttore ritiene opportuno esprimerne il pieno significato. Quando una narrazione si svolge rapidamente e il susseguirsi degli avvenimenti è più importante della vivace descrizione dello sviluppo di qualche particolare avvenimento, il traduttore può dipendere solo da locuzioni avverbiali come ‘in seguito’ per indicare sia la successione che lo sviluppo dei fatti, sviluppo che in questo caso non viene reso pienamente. C’è solo passaggio da un’azione o condizione all’altra senza una precisa descrizione degli sviluppi nell’ambito della seconda. L’uso di questa traduzione limitata sta a indicare che il traduttore non vede nessuna speciale ragione per rendere a quel punto in maniera più completa l’idea della progressione. Se lo facesse, il racconto in inglese diverrebbe tedioso. D’altra parte, se il traduttore vede che, rendendo il pieno vigore del verbo, il racconto ne è arricchito, è libero di farlo.

"Se il contesto indica che l’azione o la condizione si ripete, il valore è frequentativo. Di nuovo l’idea primaria del verbo inglese non è sufficiente a renderne il pieno significato. Per mettere bene in evidenza il significato di ripetizione o di frequenza abituale è necessario aggiungere un ausiliare come ‘continuò’ o un avverbio come ‘frequentemente’".

Nel corso dei secoli gli eruditi si sono sorpresi della capacità della lingua ebraica di esprimere avvenimenti passati mediante l’uso di verbi all’imperfetto, e di esprimere avvenimenti futuri mediante l’uso di verbi al perfetto. Nel tentativo di spiegare questa peculiarità, fu formulata la teoria della waw consecutiva. Circa questa teoria, O. L. Barnes, nella sua opera A New Approach to the Problem of the Hebrew Tenses and Its Solution Without Recourse to Waw-Consecutive, Oxford (1965), pp. 4, 5, scrive: "La cosa è stata inutilmente complicata dall’introduzione e dalla pedissequa osservanza della dottrina della waw consecutiva, o della sua precorritrice, la waw conversiva (il nome più recente proposto per essa è waw conservativa). Molto brevemente, nonostante ci sia stato un certo numero di variazioni sul tema, questa afferma che la ‘e - waw ו’ che compare davanti al primo di una serie di verbi ebraici consecutivi all’imperfetto, se preceduta da un verbo ebraico al perfetto, indica che si dovrebbero leggere o considerare tutti come perfetti (invece di ciò che realmente sono: imperfetti) e viceversa, purché siano naturalmente presenti certe vocali associate alla waw ו nell’imperfetto".

Riguardo alla validità di questa teoria, O. L. Barnes scrive a p. 1 della sua opera: "Possiamo giustamente chiederci perché la ‘e - waw ו’ abbia questo strano potere conversivo. Alcune recenti grammatiche, nel tentativo di superare l’assurdità, affermano che non sia in realtà la ‘e - waw ו’ ad avere questo potere conversivo, ma che essa sia la chiave o guida da cercare per individuare la conversione; il risultato, dunque, è esattamente lo stesso. Confido si comprenda da quanto è qui dichiarato che in realtà la ‘e - waw ו’ non ha questo potere, né è necessario supporre che lo abbia per spiegare il rapido, a volte improvviso, cambiamento nella successione dei tempi ebraici. In altre parole, possiamo mettere completamente da parte la mitica teoria della waw consecutiva inventata dai grammatici".

Circa cento anni fa, Benjamin Wills Newton, nella sua opera The Altered Translation of Genesis ii. 5, Londra, 1888, pp. 49-51, si schierò decisamente contro la teoria della waw consecutiva. Dopo aver fatto un esempio di traduzione di Ge 1:3-8, Newton concluse alle pp. 50, 51: "In tutto il capitolo si usa il futuro per indicare progressione. Nella nostra traduzione usiamo abbastanza giustamente il passato, poiché col nostro tempo futuro non siamo in grado di indicare altrettanto bene la progressione. C’è un’ampiezza di significato nell’uso ebraico del futuro che il nostro futuro non ha; e, di conseguenza, c’è una maggiore accuratezza di espressione. Posso aggiungere che di certo non c’è posto in questo capitolo per la teoria della vav conversiva, e non c’è base per dire (perché il nostro futuro non si può adattare all’elasticità del futuro ebraico) che il futuro ebraico debba perciò essere privato delle sue prerogative e trasformato in un passato. È incredibile che qualcuno abbia osato proporre qualcosa di così assurdo".

Alcuni commenti (in azzurro):

Il verbo ebraico ha due stati, il perfetto e l’imperfetto. Il perfetto indica l’azione finita. L’imperfetto indica l’azione incompleta o continua, o l’azione in corso. In Ge 1:1 "creò" in ebraico è un verbo al perfetto, a indicare che l’azione di creare i cieli e la terra era stata completata.

Infatti il verbo è al passato senza waw inversiva

In Ge 2:2 "si riposava"...

Traduzione errata. 

In ebraico è un verbo all’imperfetto, il che indica un’azione incompleta o continua, o un’azione in corso. (Cfr. Eb 4:4-7). 

Per quanto riguarda la peculiare interpretazione che i TdG danno al passo di Ebrei 4:4-7, si veda la pagina "Che cos'è il riposo di Dio?": link

Perciò in ebraico un’azione che ha avuto luogo nel passato potrebbe essere indicata da verbi all’imperfetto se tale azione si considera incompleta...

Ma, con la waw diviene perfetta, finita, passata; la traduzione esatta è: si riposò o cessò, al passato, cioè perfetto come risulta dalla traduzione originale. Infatti: ishbot è la forma imperfetta o futura del verbo cessare, riposare (shabat) che per effetto della waw suffissa diviene waishbot invertendo il tempo al passato perfetto.

Riguardo alla caratteristica fondamentale dell’imperfetto ebraico, James Washington Watts, nella sua opera A Distinctive Translation of Genesis, Grand Rapids, Michigan (USA, 1963), pp. 129, 130, scrive: "La caratteristica fondamentale di tutti gli imperfetti è l’incompletezza. . . . L’incompletezza di questi imperfetti, quando sono all’indicativo, si esprime o con una forma progressiva o con una forma frequentativa.

Ma chi conosce la grammatica ebraica sa che, premettendo la waw, l’imperfetto diviene perfetto.

... D’altra parte, se il traduttore vede che, rendendo il pieno vigore del verbo, il racconto ne è arricchito, è libero di farlo.

Non è una buona ragione per modificare. Assolutamente NO. Il significato basilare cambia.

Nel corso dei secoli gli eruditi si sono sorpresi della capacità della lingua ebraica di esprimere avvenimenti passati mediante l’uso di verbi all’imperfetto, e di esprimere avvenimenti futuri mediante l’uso di verbi al perfetto. Nel tentativo di spiegare questa peculiarità, fu formulata la teoria della waw consecutiva.

Non è affatto una teoria formulata per spiegare “la stranezza” dei verbi ebraici, ma una finezza della lingua ebraica per descrivere azioni che si sono completate una di seguito all’altra per realizzare un disegno unitario e più complesso, quindi pur essendo finite (passate), le singole azioni vengono espresse con il verbo all’imperfetto (o futuro) modificato in perfetto dal waw suffisso in modo tale da dare già all’inizio della descrizione l’idea di trovarsi immersi in un insieme di azioni atte a spiegare ciò che è stato realizzato.

Riguardo alla validità di questa teoria, O. L. Barnes scrive a p. 1 della sua opera: "Possiamo giustamente chiederci perché la ‘e - waw ו’ abbia questo strano potere conversivo. Alcune recenti grammatiche, nel tentativo di superare l’assurdità,

assurdità?

affermano che non sia in realtà la ‘e - waw ו’ ad avere questo potere conversivo, ma che essa sia la chiave o guida da cercare per individuare la conversione; il risultato, dunque, è esattamente lo stesso. Confido si comprenda da quanto è qui dichiarato che in realtà la ‘e - waw ו’ non ha questo potere, né è necessario supporre che lo abbia per spiegare il rapido, a volte improvviso, cambiamento nella successione dei tempi ebraici. In altre parole, possiamo mettere completamente da parte la mitica teoria della waw consecutiva inventata dai grammatici".

Non è forse assurdo, anche se comodo, negare ciò che non si riesce o non si vuole capire?

A qualcuno fa comodo pensare che la waw conversiva non sia mai esistita per poter tradurre in modo errato, e magari affermare anche che gli ebrei per migliaia di anni non sapevano ciò che scrivevano?

Circa cento anni fa, Benjamin Wills Newton, nella sua opera The Altered Translation of Genesis ii. 5, Londra, 1888, pp. 49-51, si schierò decisamente contro la teoria della waw consecutiva. Dopo aver fatto un esempio di traduzione di Ge 1:3-8, Newton concluse alle pp. 50, 51: "In tutto il capitolo si usa il futuro per indicare progressione. Nella nostra traduzione usiamo abbastanza giustamente il passato, poiché col nostro tempo futuro non siamo in grado di indicare altrettanto bene la progressione. C’è un’ampiezza di significato nell’uso ebraico del futuro che il nostro futuro non ha; e, di conseguenza, c’è una maggiore accuratezza di espressione. Posso aggiungere che di certo non c’è posto in questo capitolo per la teoria della vav conversiva, e non c’è base per dire (perché il nostro futuro non si può adattare all’elasticità del futuro ebraico)

L’elasticità giustamente menzionata permette di trasformare un futuro in un futuro già finito (passato) rispetto alla globalità degli eventi che si stanno descrivendo.

che il futuro ebraico debba perciò essere privato delle sue prerogative e trasformato in un passato. È incredibile che qualcuno abbia osato proporre qualcosa di così assurdo".

L’assurdo è prendere per giuste traduzioni fatte da chi dimostra di non avere una sufficiente padronanza della lingua da tradurre con il risultato di alterarne l’essenza.

In ultima analisi è buona norma prendere per buona una traduzione fatta da chi utilizza quotidianamente la lingua tradotta, piuttosto che una traduzione di varie traduzioni ed interpretazioni da altre lingue.

La Società, come si nota, ha citato l'opinione di due soli studiosi (uno vissuto addirittura nel 19° secolo!) che respingono la validità della regola grammaticale del waw consecutivo. Questi rari studiosi possono dissentire da questa regola, ma resta il fatto che gli ebrei conoscono la propria lingua da svariate migliaia di anni ed essi hanno sempre tradotto Genesi 2:2 al tempo perfetto, come un passato remoto.

Ecco cosa si legge a questo proposito nella Grammatica Carrozzini, ed Marietti 1820

Dalla stessa grammatica ecco anche il capitolo relativo al .waw inversivo:

Nell'ebraico mishnico, medievale e contemporaneo il waw conversivo, non è più usato. Esisteva anche nel fenicio e nel moabita. Il verbo wa-yishbot in Genesi 2:2 è stato reso dalla Settanta (tradotta da Ebrei di lingua greca) come katepausen e dalla Vulgata (tradotta con il contributo di rabbini) requievit. Si tratta in ambo i casi di tempi passati, ed in tutte le traduzioni opera di Ebrei si continua ad usare un passato per tradurre simili forme. Anche l'autore della lettera agli Ebrei, nel citare Genesi, usa il passato remoto: «Poiché in un luogo egli ha detto del settimo giorno come segue: "E Dio si riposò nel settimo giorno da tutte le sue opere"» (4:4, TNM). 

La più autorevole grammatica dell'Ebraico biblico è il Gesenius-Katz-Cowley. In tale opera si dice che le poche eccezioni alla regola si possono ricondurre a due fattori:

  • testo corrotto (sebbene gli Ebrei abbiano inventato modi molto ingegnosi ed efficaci per proteggersi dagli errori di copiatura, essi non si sono evidentemente dimostrati infallibili);
  • testo tardivo. Uno dei libri biblici più tardi è il Qohelet, e lì il waw non è quasi mai consecutivo. Altri libri biblici tardi in cui il .waw di tanto in tanto non si mostra consecutivo sono Esdra, Neemia, Ester. (Questo non dovrebbe stupire: anche una "lingua santa" come l'Ebraico si evolve e subisce l'influenza di lingue come l'Aramaico che il .waw conversivo non ce l'hanno). Nell'ebraico post biblico infine, come si diceva, il waw non è più conversivo.
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