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Questo è quanto sostengono i Testimoni di Geova. Comunque non si legge da nessuna parte nella Bibbia che Gesù predicasse "di casa in casa" e la stessa cosa si può dire dell'opera compiuta dagli apostoli; mentre vi si legge chiaramente che i cristiani predicavano di città in città, di villaggio in villaggio (Luca 8:1; Matteo 9:35) e che Gesù mandava davanti a sé i discepoli (Luca 10:1), affinché annunciassero il suo arrivo. Quando poi Gesù arrivava nel villaggio o nella città, erano le persone stesse che andavano ad ascoltarlo in qualunque luogo adatto (la sinagoga, la piazza), oppure che lo invitavano nelle loro case. Uno dei passi che i TdG citano frequentemente per
sostenere la loro tesi che i cristiani compissero un'opera di
evangelizzazione porta a porta è il versetto di Matteo 10:11: «In qualunque città o villaggio
entriate, cercate chi vi è meritevole e lì rimanete finché non
partiate». Secondo i Testimoni tali "meritevoli"
sarebbero le persone sincere che ascoltano il loro messaggio e
che andrebbero cercate appunto "di casa in casa". Tuttavia, se
teniamo conto del contesto, anche degli altri
vangeli, comprendiamo che questi "meritevoli" erano
semplicemente persone che avrebbero offerto ospitalità ai
discepoli. Ecco infatti come l'evangelista Luca rende i passi paralleli
nel suo vangelo: «Ma dovunque entriate in una casa,
rimanetevi e di là partite... E
restate in quella casa, mangiando e bevendo le cose che provvedono,
poiché l’operaio è degno del suo salario. Non vi trasferite di casa in
casa» (9:4; 10:7 TNM, il grassetto è aggiunto). Questo non è
generalmente compreso dai TdG, i quali comunemente credono, come si
diceva, che il versetto di Matteo 10:11 insegni che bisogna predicare di
porta in porta e che i meritevoli siano le persone che ascolteranno il
loro messaggio. Il Corpo Direttivo (CD) è consapevole che non è questo
il significato del passo e lo ammette in alcuni casi, anche se cerca
di mettere in secondo piano quello che è invece il senso principale
del versetto: «Gesù poi comanda: "In qualunque città o villaggio
entriate, cercate chi vi è meritevole e quivi rimanete finché non
partiate". (Matteo 10:11) Meritevole di che cosa? Meritevole del
privilegio di ricevere questo servitore di Geova e di ascoltare il
messaggio del Regno di Dio. Naturalmente, a quel tempo è probabile che i
discepoli fossero ospitati dalla persona meritevole e usassero la sua casa
come base mentre setacciavano il restante territorio alla ricerca di altri
meritevoli» (La Torre di Guardia del 15/12/85, p. 15).
Atti 20:20,21: In che modo l'apostolo Paolo compiva la sua opera di testimonianza? Atti, cap. 19, mostra che, dopo essere arrivato a Efeso, Paolo «trovò alcuni discepoli», circa dodici, che non sapevano niente dello Spirito o del battesimo cristiano, essendo stati battezzati solo con il battesimo di Giovanni. Paolo li battezzo nel nome di Gesù. Va sottolineato il fatto che quando li trovò, tali uomini erano già credenti. Egli insegno loro non come a degli estranei ignari di tutto, ma come ad uomini che erano già divenuti discepoli. Dopo il battesimo di questi uomini, il racconto di Atti continua dicendo: «Entrato nella sinagoga [Paolo] parlò intrepidamente per tre mesi, pronunciando discorsi e usando persuasione riguardo al regno di Dio. Ma quando alcuni continuarono a indurirsi e a non credere, parlando ingiuriosamente della Via davanti alla moltitudine, egli si ritirò da loro, e separò da loro i discepoli pronunciando ogni giorno discorsi nella scuola di Tiranno». Questo è il racconto del ministero di Paolo ad Efeso fatto da Luca, testimone oculare. Egli mostra che alcuni di quelli che avevano ascoltato i discorsi di Paolo nella sinagoga durante quei tre mesi erano già discepoli o lo sarebbero infine divenuti. Egli non dice che la loro adesione al cristianesimo fosse il risultato dell'"attività di predicazione di casa in casa".
In tutto il libro degli Atti
troviamo numerosissimi esempi di persone che divennero credenti in
seguito all'ascolto di discorsi pronunciati in luoghi pubblici
o pubblicamente. I 3000 della Pentecoste si erano radunati
in luogo pubblico per sentire il discorso di Pietro,
e in
quello stesso giorno divennero credenti. (Atti 2:1-41) Ad
Antiochia di Pisidia, in seguito al discorso di Paolo nella
sinagoga alcuni "seguirono Paolo e Barnaba" (Atti 13:14-16,
38-43).
Ad Iconio, Paolo e Barnaba parlarono nella sinagoga
e "una grande moltitudine sia di Giudei che Greci divennero
credenti". A Filippi, Lidia ricevette il messaggio di
Paolo lungo un fiume. Questi sono solo alcuni
esempi del metodo seguito da Paolo nella sua predicazione. Tutti questi racconti precedono il
racconto dell'attività di Paolo a Efeso, riportato in Atti 20:20,21.
In questo passo si legge che Paolo aveva insegnato "pubblicamente e di
casa in casa" agli Efesini. Se il primo termine della frase implica
un insegnamento in pubblico, il secondo non può che indicare,
necessariamente, un insegnamento privato. Confrontato con l'ampio e
dettagliato panorama offerto dall'intero libro degli Atti, il caso
di Efeso indica con molta chiarezza che egli aveva trovato dei
credenti che erano divenuti tali in seguito ai suoi discorsi nella
sinagoga e, successivamente, nella scuola di Tiranno, e che
egli dopo di ciò si era recato nelle loro case,
visitandole una dopo l'altra, insegnando loro non più
pubblicamente, ma in privato. Se si attribuisce la giusta importanza
ai precedenti scritturali, si deve riconoscere che questa è la
spiegazione più ragionevole. kat' òikon Il CD attribuisce all'espressione kat' òikon un significato "distributivo". A questo proposito si può osservare che distributivo non vuol dire affatto consecutivo. Una persona, infatti, può andare "di casa in casa", recandosi da una casa che si trova in un certo luogo ad un'altra che si trova in tutt'altro luogo, proprio come un medico fa "visite a domicilio" andando da una casa all'altra. Ma questo non significa necessariamente che egli faccia delle visite una porta dopo l'altra. Asserire inoltre che il solo modo di tradurre correttamente e accuratamente la preposizione distributiva "kata" sia quello "di casa in casa" è in contraddizione con la stessa TNM. Pochi TdG si rendono conto che la stessa identica frase, (kat´òikon) tradotta "di casa in casa" nella TNM in Atti 5:42, si trova anche nel capitolo 2, vers. 46 (si veda l'immagine qui sotto). Tuttavia in Atti 2:46 non viene tradotta "di casa in casa" bensì "in case private".
Perché? Perché non è logico pensare che i discepoli prendessero i loro pasti trasferendosi da una casa all'altra della via, e poiché il CD vuol conferire all'espressione "di casa in casa" quel determinato significato (a sostegno della sua attività di porta in porta), vuole quindi evitare quei problemi che sorgerebbero se qui traducesse "di casa in casa".
In Atti 20:20 troviamo nuovamente questa frase "di casa in casa", sebbene le parole greche che indicano "casa" o "case" siano qui al plurale (kat´òikous). Anche questa volta il modo in cui questa frase greca deve essere tradotta dipende dalla scelta del traduttore. F. Franz, traduttore della TNM, mise una nota in calce a questo versetto "e in case private".
Non esistono quindi dei passi o dei versetti
che forniscano una valida base scritturale al metodo di predicazione porta
a porta, tanto caro ai Testimoni di Geova. Pagine da
288 a 292 del libro "Alla ricerca delle libertà cristiana" Quando
Lloyd Barry, membro del Corpo Direttivo, fu incaricato di verificare il
materiale che era stato preparato su questo soggetto per la pubblicazione
sulla Torre di Guardia, egli dichiarò di sua iniziativa davanti a
tutti gli altri che avrebbe senz’altro preso nella dovuta considerazione
le informazioni contenute nei due prospetti che io avevo fornito ai membri
del Corpo, e cioè quello delle evidenze bibliche relative alla
testimonianza dei quattro Vangeli e degli Atti, e quello del modo in cui
era reso kat’oikon in diverse traduzioni. Decise di scrivere egli
stesso il materiale, che infine apparve sulla Torre di Guardia
del gennaio 1980 (lo stesso numero che parlava di Nancy Yuen, della
sua attività di porta in porta e dei suoi venti anni in prigione). In
esso non veniva fatta alcuna considerazione d’ordine biblico né, in
effetti, si dava alcun rilievo alle importanti osservazioni che erano
state sollevate durante quella riunione del Corpo Direttivo.
All’inizio gli
articoli contenevano un disegno piuttosto grande raffigurante
delle case e nella scena apparivano dei Testimoni [pag. 289]
impegnati di porta in porta e in basso le parole: «I cristiani
d’oggi, proprio come fecero gli apostoli di Gesù, cercano ‘di
casa in casa’ le persone meritevoli di ricevere la ‘buona
notizia’». Così, fu subito stabilito che «di casa in casa» e
«di porta in porta», erano espressioni equivalenti. Ma nessuna
prova scritturale di ciò apparve in tutto il contesto
dell’articolo; questo aspetto della questione non fu nemmeno
preso in considerazione.
Gli altri
articoli erano ancora una volta la conferma del punto di vista
tradizionale della Società, e come sempre, erano la dimostrazione
dell’esasperante enfasi che essa attribuisce a quest’aspetto
della sua attività. Ma, cosa più importante, in essi emergeva
chiaramente la politica dell’Organizzazione che è quella di
presentare tutta la materia sotto una falsa luce, non consentendo
ai singoli Testimoni nessuna possibilità di farsi un’opinione
personale dell’argomento presentandolo nella sua interezza così
come è esposto nelle Scritture, ma esponendo soltanto il suo
punto di vista. [Pagina
290:] Poiché non si
poteva presentare nessuna prova del fatto che Gesù fosse mai
andato di casa in casa nel senso di visitare una casa dietro
l’altra, porta dopo porta, la sostanza del primo articolo era
costituita dalle sue istruzioni ai dodici apostoli ed ai settanta
discepoli (pagine 9 e 10 del primo articolo). Esso seguiva la
pratica tradizionale di presentare solo quelle parti di quei testi
che parlavano di ‘cercare quelli che sono meritevoli’, e
ometteva le frasi che accompagnavano tali parole, come «lì
rimanete finché non partiate», «restate in quella casa,
mangiando e bevendo le cose che offrono ... Non vi trasferite di
casa in casa» (Paragrafi 8-10). Dopo aver citato soltanto parte
delle parole di Gesù, l’articolo continuava dicendo: Per
fare questo era necessario che andassero a casa del la gente, dove
persone «meritevoli» avrebbero prestato ascolto alla «buona
notizia». Così facendo, quei discepoli avrebbero anche trovato
alloggio per la notte. Notate,
«avrebbero anche trovato alloggio». Questo serviva a dare
l’idea che parte delle istruzioni di Gesù si riferivano
principalmente alla predicazione di porta in porta e che il
ricevere alloggio era del tutto secondario, quasi incidentale.
Tuttavia una lettura anche superficiale del racconto (sia in
questo che negli altri vangeli) mostra che Gesù, dopo aver
parlato ai suoi discepoli delle cose delle quali essi avrebbero
avuto bisogno, o delle quali potessero pensare d’aver bisogno
mentre andavano nel loro giro di predicazione, cioè denaro,
cibo e vestiti, cominciò a parlare di qualcos’altro che gli
sarebbe servito nel loro viaggio, cioè l’alloggio, e
mostra anche che questo era il principale argomento di cui il
Signore si era occupato. La dichiarazione di Gesù immediatamente
successiva, «lì rimanete finché non partiate» ne è chiara
dimostrazione. Citando solo una parte del versetto e
frammentandolo, l’articolo manipola con maggiore facilità la
mente del lettore per fargli accettare le idee presentate[1]. [Pagina
291:] Luca usò lo
stesso metodo quando riferì le parole di Gesù ai settanta
discepoli inviati, com’è riportato nel suo Vangelo al capitolo
10 versetti da i a 16. Nell’articolo, vengono citate queste
parole: Ovunque
entriate in una casa dite prima: «Questa casa abbia pace». E se
vi è un amico della pace la vostra pace riposerà su di lui. Ma
se non vi è, tornerà a voi. Non si citavano però le parole di Gesù che
seguivano immediatamente questa citazione. Esse dicevano: E
restate in quella casa, mangiando e bevendo le cose che vi
offrono, poiché l’operaio è degno del suo salario. Non vi
trasferite di casa in casa. Queste parole
mostrano che Gesù stava chiaramente dicendo a quei discepoli come
fare per ottenere alloggio dalle persone adatte e come comportarsi
una volta ottenuta l’ospitalità. Poiché esse presentano una
versione dei fatti considerevolmente diversa, al redattore
dell’articolo non conveniva citarle. Così, con molta
disinvoltura, furono semplicemente omesse. Giunto alla
trattazione delle questioni inerenti le modalità di traduzione,
l’articolo molto succintamente ammetteva che «vi sono altri
modi di tradurre l’espressione kat’oikon oltre che di
casa in casa», ma presentava solo le versioni che la traducono
alla stessa loro maniera! Non venne assolutamente presa in
considerazione la possibilità che il «distributivo» possa non
sempre significare o richiedere l’idea del «consecutivo». In una nota in
calce l’articolo elencava diciotto traduzioni che in Atti 20:20
contengono la frase «di casa in casa». Ma esso non diceva al
lettore che ve ne sono altrettante che traducono diversamente,
come, per esempio, «privatamente» o, «in case private», e
simili, né informava il lettore del fatto [pagina 292]che alcune
delle traduzioni citate: Atti 20:20 usano «di casa in casa»;
Atti 5:42 traducono invece kat’oikon con l’espressione
«a casa». (American
Standard Version; Revised Standard Version; English Revised
Version; Moffat’s Translation). Fra le versioni
menzionate nella nota che traducono Atti 20:20 con «di casa in
casa» era inclusa la New American Standard Version, ma non
si faceva notare che nella lettura a margine vi è l’espressione
«o in diverse case private». Tutto ciò che nelle loro citazioni
può esservi di dissonante con l’idea che si intende
promuovere, viene semplicemente ignorato. Eppure l’autore
dell’articolo, Lloyd Barry, sapeva che si trattava di un
argomento al quale nelle discussioni del Corpo Direttivo era stata
attribuita notevole importanza. Più difficile da
capire è perché gli articoli non menzionano mai il fatto che la
traduzione ufficiale dell’Organizzazione, cioè La Traduzione
del Nuovo Mondo traduce kat’oikon con l’espressione
«nelle case private» in Atti 2:46. Quel versetto non è mai
menzionato in tutta la discussione. Perché? Il motivo è facile
da capirsi. Il primo degli
articoli pone le basi ed i due successivi vi costruiscono sopra,
tirando in ballo alcuni storici (E. Arnold e H.G. Wells, che hanno
scritto sullo spirito di evangelizzazione del cristianesimo
primitivo), sentenze di tribunali ed altro materiale a favore del
punto di vista da loro presentato. Gli articoli
presentano così un notevole esempio di eliminazione di ogni
evidenza contraria, e di quello che è definito un «ragionamento
circolare» nel quale cioè si costruisce su premesse non
dimostrate come se fossero fatti. Gli articoli, scritti in un
linguaggio vivido ed enfatico, ricchi di dichiarazioni dal tono
fiducioso e positivo, non danno al lettore alcuna indicazione in
base alla quale egli possa anche lontanamente supporre che possa
esservi un diverso intendimento della narrazione scritturale, a
sostegno del punto di vi sta tradizionale. Alla luce delle
discussioni tenute dal Corpo Direttivo e delle evidenze presentate
nel corso d’esse, è difficile credere che tutto questo non sia
frutto di disonestà intellettuale. Nota: [1]
L’articolo cerca anche di distrarre l’attenzione del
lettore dicendo (pagina 10): «Il racconto non dice se
andassero nelle sinagoghe o nei luoghi di mercato. Ma è detto
che furono date loro istruzioni di andare a casa delle
persone». Lo scopo era quello di modificare il punto
realmente in esame, che era quello di vedere se Gesù stava
dando istruzioni sui «metodi di testimonianza» oppure su
come procurarsi l’alloggio. I discepoli sapevano già in che
modo Gesù era solito dare «testimonianza» poiché erano
stati con lui e avevano osservato il suo esempio. I loro
stessi racconti (come quello di Matteo e di Giovanni) non
dicono nulla del fatto che Gesù andava di casa in casa,
parlano invece dei suoi interventi pubblici nelle sinagoghe,
nei luoghi di mercato ed in altri posti pubblici; parlano
anche del fatto che egli accettava gli inviti a recarsi in
certe abitazioni per parlare alle persone che li erano
radunate.
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