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Testimoni di Geova e compleanni
I Testimoni di Geova non festeggiano i compleanni perché ritengono che tale usanza sia contraria alla volontà di Dio. Non si tratta di una decisione personale o lasciata al giudizio coscienzioso dei singoli ma di un insegnamento ufficiale, al quale è obbligatorio attenersi, pena la disassociazione (scomunica) dall'organizzazione. Tale divieto viene preso in considerazione anche nelle domande di verifica rivolte a coloro che si vogliono battezzare. Ecco cosa si legge infatti nel libro "Organizzati per fare la volontà di Geova", a p. 206.
Se un TdG battezzato decide quindi di festeggiare il suo compleanno, o quello di qualcun altro, oppure permette che i propri figli partecipino a qualche festa di compleanno a scuola o all'asilo, nel caso non si dichiari pentito per questa sua condotta, verrà espulso dalla congregazione, con il conseguente ostracismo che la disassociazione comporta. Per un adulto, evitare di festeggiare i compleanni può essere facilmente accettabile, magari con qualche lieve imbarazzo in alcuni momenti. Ben diversa è la situazione quando ad essere coinvolti sono dei bambini piccoli. I genitori TdG, infatti, insegnano ai loro figli che non è giusto festeggiare nemmeno il compleanno dei propri coetanei e che non si devono quindi né fare gli auguri, né mangiare la classica torta di compleanno. Al bambino viene insegnato che chi festeggia il compleanno compie un'azione che "dispiace a Geova" e che partecipare a tale festa significa commettere un atto idolatrico. È facile intuire quali conseguenze psicologiche possono avere origine nella mente del piccolo da questo modo di considerare il comportamento dei suoi coetanei. Non è sempre stato così Inizialmente i TdG non vedevano però nulla di male nel festeggiare i compleanni, come si legge nella Torre di Guardia del 15/10/1998, p. 30:
L'articolo originale a cui si fa riferimento nella succitata rivista:
Traduzione
Erano passati trent'anni da che venne fondata la Watch Tower Society (WTS) e tale consuetudine continuò per circa altri venti anni, fino a qualche tempo dopo il 1926, quando Rutherford, il secondo presidente della WTS, proibì i compleanni. Nessuno prima di allora aveva mai sollevato obiezioni a tale consuetudine. È piuttosto strano che ci siano voluti circa cinquant'anni per comprendere che questa usanza non sarebbe biblicamente corretta, che sarebbe "disapprovata da Dio", specialmente se si considera che la WTS insegna che nel 1919 Dio stesso avrebbe purificato l'organizzazione dalle "contaminazioni pagane". Quali sono le "ragioni scritturali"? Quali sono le presunte "ragioni bibliche" per cui i TdG hanno cominciato ad insegnare che non è corretto festeggiare il compleanno?
Trascrivo da una delle tante pubblicazioni della WTS che parlano dell'argomento (inserendo qualche commento tra parentesi quadre):
Queste sono le "motivazioni bibliche" dei TdG. Vi sembrano convincenti? Il fatto che anticamente le feste di compleanno fossero accompagnate in alcuni casi da celebrazioni idolatriche, dovrebbe rendere illecito festeggiare anche oggi i compleanni? Notate cosa ha scritto la Watchtower a proposito di altre usanze la cui origine risale al paganesimo. Nella Svegliatevi! dell'8/6/02, a pag. 24, parlando del "Luau hawaiano" - un'antica tradizione pagana -, nella nota in calce viene detto (il grassetto è mio): «Anche se in origine il Luau potrebbe aver avuto qualche legame con la falsa religione, oggi il termine indica semplicemente un banchetto hawaiano. Pertanto molti cristiani possono decidere in coscienza di parteciparvi». Ma allora perché non seguire lo stesso ragionamento anche per i compleanni? Sempre a proposito di questa usanza hawaiana, nel numero di Svegliatevi! dell'8 aprile 2003, pag. 30, la Società ha scritto: «Come si osserva nella nota in calce a pagina 24, anche se in origine il luau potrebbe aver avuto qualche legame con la falsa religione, oggi il termine indica semplicemente un banchetto hawaiano. Potrebbe essere o non essere appropriato che un cristiano partecipi a uno specifico raduno definito "luau". Come in ogni altro aspetto della vita, i cristiani dovrebbero prendere decisioni che permettano loro di avere una coscienza pura dinanzi a Geova Dio» (si veda anche questa pagina: link).Sullo stesso tenore, in un articolo pubblicato nella Svegliatevi! del 8/9/1977, pp. 12-15, si esponevano delle significative osservazioni in relazione a come "considerare le forme e i disegni che in qualche tempo o in qualche luogo hanno avuto a che fare con la falsa religione":
Non si può quindi dire la stessa cosa dell'usanza dei compleanni? Chiediamo di nuovo: perché il fatto che anticamente queste celebrazioni fossero accompagnate da azioni idolatriche, dovrebbe renderle illecite oggi, quando il loro significato è completamente cambiato e anche del tutto dimenticato? Origene e i compleanni In una pubblicazione della Watchtower ("Perspicacia", p. 526) si legge quanto segue: "Origene [scrittore del III secolo E.V.] . . . insiste che ‘di tutte le sante persone menzionate nelle Scritture, non si narra di nessuna che osservasse una festa o che tenesse un grande banchetto nel suo genetliaco. Solo i peccatori (come Faraone ed Erode) si rallegrano grandemente del giorno in cui vennero in questo basso mondo’". — The Catholic Encyclopedia, 1913, vol. X, p. 709. Questa citazione, tratta dall'edizione di un'enciclopedia del 1913, sembra però priva di un pensiero essenziale per la sua corretta comprensione (si notino i puntini di sospensione). In un'edizione online di The Catholic Encyclopedia il pensiero viene espresso in questo modo: Origen, glancing perhaps at the discreditable imperial Natalitia, asserts (in Lev. Hom. viii in Migne, P.G., XII, 495) that in the Scriptures sinners alone, not saints, celebrate their birthday (Catholic encyclopedia, alla voce Christmas: link) Traduzione: Origene, riferendosi forse ai disdicevoli Natalitia imperiali, asserisce (in Lev. Hom. viii in Migne, P.G., XII, 495) che nelle Scritture solo i peccatori celebravano il loro compleanno, ma non i santi. (Il grassetto è aggiunto). Innanzitutto va osservato che non tutto quello che dice Origene è vero. Inoltre, resta il fatto che il compleanno veniva contestato da qualcuno perché prevedeva cerimonie idolatriche, specie quello dell'imperatore. Finito il paganesimo, finì il divieto. Certamente oggi nessuno mangia la torta con le candele accese per difendersi dai demoni. Il significato di tali usanze è stato completamente dimenticato da secoli. Che poi i TdG si vogliano differenziare dal resto del mondo con divieti il cui senso è sparito da centinaia di anni, questo è solamente un procedimento per affermare la propria diversità "settaria" e non un obbligo morale richiesto dalle Scritture. Tertulliano e le usanze pagane Nel sottotitolo della traduzione italiana del De Idolatria di Tertulliano (Gino Mazzoni, 1934), al capitolo XV, si legge quanto segue: Perché festa di luci e di frondi sulle facciate delle case nel giorno natalizio degli Imperatori? non è questa forse idolatria? Che ne dici dunque di questa pompa? Se è atto di onore ad un idolo, è evidente che siamo in piena colpa d'idolatria; se questo atto di ossequio si presta ad un uomo, riflettiamo che ogni specie d'idolatria risale appunto all'idea e al culto dell'uomo, perché null'altro che uomini furono gli Dei pagani; e questo è chiaro: niente pertanto importa se questi riti superstiziosi si celebrino per uomini di questa età o per appartenenti alle passate: l'idolatria non è condannata per le persone che vi possono essere implicate, ma per tutte quelle cerimonie che riguardano solo potenze demoniache. Il discorso di Tertulliano, forse lo scrittore cristiano più intollerante, conferma quello che diceva l'enciclopedia cattolica succitata: festeggiare il compleanno dell'imperatore era considerato idolatria perché prevedeva l'onore all'imperatore in quanto divinità. Naturalmente, una volta che il culto dell'imperatore scomparve, e nessuno più credeva alle divinità pagane, anche questo divieto non aveva più senso. Inoltre, quello che scrive Tertulliano solitamente non è quello che facevano gli altri; proprio perché considerava troppo lassista la disciplina della Chiesa cartaginese, aderì all'eresia montanista. Sono molto interessanti anche le seguenti osservazioni di Tertulliano, riportate nel De Idolatria: Per quello che riguarda poi la frequenza delle adunanze pubbliche e private, di certe cerimonie, come quella inerente al rivestimento della toga virile o tutto quanto interessa i riti nuziali, o l'imposizione del nome, ai fanciulli io penso che non si debba affatto preoccuparsi del pericolo di cadere nella colpa d'idolatria., Bisogna considerare quale sia la causa per la quale si prende parte al compimento di tali riti: io penso che in se stesse quelle cerimonie non abbiano alcunché di peccaminoso: l'abito virile, la promessa di fede matrimoniale, colla consegna dell'anello, le nozze stesse, non sono affatto congiunti con qualcosa d'idolatria. Quindi, per quanto intransigente, anche Tertulliano non vedeva nulla di male nell'accettare e praticare usanze e consuetudini del suo tempo, che in se stesse non avevano nulla di peccaminoso o di idolatrico. Perché quindi non si può avere la stessa attitudine nei confronti della festa del compleanno? I TdG dovrebbero limitarsi ad esporre delle informazioni sulle origini delle varie usanze e lasciare poi alla decisione dei singoli se seguire o meno tali consuetudini, così come fanno, per esempio, con la celebrazione degli anniversari di matrimonio: questa ricorrenza viene permessa, si tratta di una decisione che deve essere presa dai singoli. Eppure non risulta che i fedeli servitori di Dio del passato celebrassero gli anniversari di matrimonio e la Bibbia non ne parla. Si tratta evidentemente di una consuetudine sorta in tempi relativamente recenti. Si può tuttavia osservare che se nel passato fossero esistiti gli anniversari di matrimonio e se tali ricorrenze fossero state accompagnate da atti idolatrici, i cristiani (o i fedeli vissuti prima di Cristo) avrebbero probabilmente evitato di celebrare anche gli anniversari. Giobbe e i compleanni
È vero che "nelle Scritture non c'è nessuna indicazione che i fedeli servitori di Dio celebrassero i compleanni", come sostiene la WTS? Nella famiglia di Giobbe sembra che i compleanni venissero regolarmente festeggiati. Vediamo innanzitutto con quali parole in questo libro viene indicato il giorno della nascita. Cito dalla versione della CEI: «Dopo, Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno» (Giobbe 3:1). Cosa si intende in questo passo con "il suo giorno"? Basta leggere il versetto 3 per comprenderlo: «Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: "È stato concepito un uomo!"». È chiaro che
l'espressione "il suo giorno" si riferisce al giorno della
nascita di Giobbe (si confronti il passo analogo di Ger. 20:14,15). «Ora i suoi figli [di Giobbe] solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme». È possibile che con l'espressione "nel suo giorno" ci si riferisca al giorno della nascita di ciascuno dei figli di Giobbe? La semplice lettura di questo passo, secondo il contesto, sembrerebbe indicarlo. Se così fosse, ecco che si avrebbe un'indicazione biblica che anche devoti servitori di Dio del passato celebravano i compleanni. La WTS nega però tale conclusione sostenendo che l'espressione ebraica "il suo giorno" sia diversa da "giorno di compleanno". Ecco cosa si legge su ciò nel libro "Perspicacia", a p. 525: I figli di Giobbe tenevano "un banchetto nella casa di ciascuno nel suo proprio giorno", ma non c’è ragione di supporre che celebrassero i rispettivi compleanni. (Gb 1:4) In questo caso "giorno" traduce la parola ebraica yohm e si riferisce al periodo di tempo che va dall’alba al tramonto. Invece "compleanno" corrisponde a una parola composta dai due termini ebraici yohm (giorno) e hullèdheth. Questa distinzione fra "giorno" e giorno del compleanno si può notare in Genesi 40:20, dove compaiono entrambi: "Ora avvenne che il terzo giorno [yohm] era il compleanno [lett. "il giorno (yohm) della nascita (hullèdheth)"] di Faraone". È dunque certo che Giobbe 1:4 non si riferisce a un compleanno, com’è invece senza dubbio il caso in Genesi 40:20. Sembrerebbe che i sette figli di Giobbe tenessero una riunione di famiglia (forse una festa di primavera o della mietitura) e che nel giro di una settimana ciascun figlio tenesse un banchetto in casa sua "nel suo proprio giorno". Come si nota, la WTS si limita ad esporre delle supposizioni sul significato di queste feste, ipotesi che non sembrano comunque confermate dal contesto. I passi di Giobbe 3:1,3 lasciano ben pochi dubbi sul significato dell'espressione "il suo giorno". Se qualcuno dice "festeggio il mio giorno" e subito dopo aggiunge "il giorno in cui sono nato", non può esserci alcun dubbio sul fatto che si sta parlando del compleanno. Alcune fonti che dicono che in Giobbe 1:4 vi è un riferimento ai compleanni. Ecco, per esempio, come traduce questo versetto una versione inglese: «His sons went and held a feast in the house of each one on his birthday; and they sent and called for their three sisters to eat and to drink with them» (link). Un dizionario biblico (Smith's Bible Dictionary), alla voce Birthday, dice: Birthday: The custom of observing birthdays is very ancient, Ge 40:20; Jer 20:15 and in Job 1:4 etc., we read that Job's sons "feasted every one his day." In Persia birthdays were celebrated with peculiar honors and banquets, and in Egypt those of the king were kept with great pomp. It is very probable that in Mt 14:6 the feast to commemorate Herod's accession is intended, for we know that such feasts were common, and were called "the day of the king." Ho 7:5 (link). Anche un commentario biblico vede in Giobbe 1:4 la celebrazione del compleanno: «4. every one his day - namely, the birthday (Job 3:1)...» (link). Non si può quindi escludere, dogmaticamente, che Giobbe e la sua famiglia festeggiassero i compleanni. E di conseguenza anche le sicure affermazioni della WTS secondo cui "nelle Scritture non c'è nessuna indicazione che i fedeli servitori di Dio celebrassero i compleanni" e non si basano su dati certi, dato che, invece, qualche "indicazione" nelle Scritture la si può trovare. te |