| :: LIBRO CONSIGLIATO |
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Crisi di coscienza.
Fedeltà a Dio o alla propria religione?
Parole franche di un testimone di Geova
Quasi nulla si sa dei "vertici" che guidano i Testimoni
di Geova, di cosa accade durante le loro sedute deliberative, dei criteri
che guidano le loro decisioni, spesso di enorme impatto nella vita dei
fedeli: neppure gli aderenti ne sono al corrente. Terribilmente penetrante
è il controllo esercitato sui "fratelli". Il libro testimonia il meccanismo
che ha condotto uno di questi uomini, membro del Corpo direttivo, a entrare
in una crisi di coscienza tale da fargli abbandonare il gruppo, e in esso
una posizione di grande prestigio sociale, dopo 58 anni di appartenenza.
. (continua)
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La Trasfigurazione «Chi raffigurano dunque Mosè ed Elia nel contesto della trasfigurazione?
Luca dice che apparvero insieme a Gesù "con gloria"...Evidentemente raffigurano i cristiani che sono stati unti con lo spirito
santo quali "coeredi" di Gesù e che pertanto hanno ricevuto la meravigliosa speranza di essere "glorificati" insieme a lui» (La Torre di Guardia del 15/5/1997, p.12).
«Nella trasfigurazione Mosè ed Elia rappresentavano evidentemente la Legge e i Profeti, che additavano Cristo e si adempirono in lui» (Libro Perspicacia", ed. 1990, p. 1135).
"Evidentemente" significa "in modo evidente, cioè "Che si vede con chiarezza ... Che non si può mettere in dubbio, che non ha bisogno di dimostrazioni
... Certo, chiaro, manifesto" (Zingarelli). Come è possibile che a distanza di poco tempo, ciò che era "evidente" non lo sia più, e venga esposta una una
nuova "evidenza" che contraddice la precedente? Come è possibile che una verità evidente ne contraddica un'altra, altrettanto evidente?
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:: LETTERE ALL'ESPRESSO ::
Lettera di un Testimone di Geova all'Espresso:
Egregio Magister, mi sono imbattuto oggi nel suo articolo
riguardante i Testimoni di Geova e le loro "difficoltà" nell'intesa
con lo Stato Italiano. Devo dire che il suo articolo, come il testo della
petizione popolare, hanno suscitato in me sentimenti piuttosto contrastanti.
Il suo articolo, nonostante contenga un gran numero di riferimenti interessanti
e corretti, spesso dà l'impressione di non essere completamente imparziale
riguardo l'argomento.
Per prima cosa le vorrei cortesemente chiedere di controllare le sue fonti
sulla storia dei Testimoni di Geova, dato che il suo articolo contiene
alcune imprecisioni qua e là. A tal fine mi permetto di consigliarle di
rivolgersi al primo Testimone di Geova che vede, o di recarsi presso una
locale Sala del Regno, e di farsi dare una copia del libro "Testimoni
di Geova: proclamatori del Regno di Dio", ovvero la biografia dei
Testimoni di Geova edito dalla Watch Tower & Tract Society of Pennsylvania
nel 1993 e dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova nel 1995.
Converrà con me che un libro edito dai diretti interessati è, in ogni
caso, da ritenersi una fonte autorevole sull'argomento.
Altra cosa che mi lascia perplesso è la Petizione Popolare citata nel
suo articolo. A parte una notevole serie di forzate malinterpretazioni
ed estrapolazioni assolutamente fuori luogo, è il firmatario della petizione
stessa che mi lascia perplesso. Se ha la possibilità di fare una semplice
ricerca in uno dei tanti "Search Engine" su Internet, vedrà
che il personaggio in questione è un ex Testimone di Geova che, dopo la
sua disassociazione, sembra dedichi gran parte del suo tempo a prodigarsi
nello screditare la religione dei Testimoni di Geova. Pur rispettando
ciò egli vuol fare della sua vita e del suo tempo, mi permetto di farle
notare come in moltissime situazioni (legga processi, indagini di organi
di polizia, testimonianze ed altro) chi è emotivamente coinvolto venga
tenuto "in disparte" in maniera che le sue emozioni non interferiscano
con ciò che si sta facendo. Ora, visto che il sig. Aveta, sembra così
assolutamente coinvolto, dal punto di vista emotivo, mi chiedo quanto
credito gli si possa dare nelle sue affermazioni, visto che come minimo,
il suo punto di vista è certamente tutt'altro che "super partes".
Che quindi il Suo giornale dedichi tanto spazio alla petizione popolare
scritta da costui mi sembra, come minimo, un atteggiamento poco imparziale.
Lo stesso dicasi per la citazione "prima ancora un'altra ex ministro,
Ombretta Fumagalli Carulli, aveva firmato con una ventina di colleghi
un'interrogazione zeppa di accuse". La frase è volutamente piantata
lì, in mezzo all'articolo, in sospeso. Un'altra veloce ricerca su Internet,
Le garantisco che non Le avrebbe occupato più di 5 minuti, l'avrebbe condotta
al link
[vedi nota] contenente una lettera spedita
da Francesco Corsano all'On.le Avv. Nicola Mancino contenente una seria
disamina di tutti i punti contenuti nell'interrogazione parlamentare.
Avrebbe potuto, quantomeno riportare, per completezza, il link in questione.
Queste osservazioni non vogliono essere critiche a sé stanti ma vorrebbero
essere piuttosto un'accorata richiesta ad un maggiore approfondimento
per evitare malinterpretazioni. In questo periodo, nonostante le conquiste
dell'uomo nel corso dell'ultimo secolo, si sta assistendo a sempre maggiori
episodi di intolleranza (razziale, religiosa, sessuale ecc. ecc.) e una
corretta informazione è uno dei passi fondamentali per evitare di aggravare
situazioni già delicate di per sé.
Andrea Ghirardini
***
Achille Aveta risponde ad Andrea Ghirardini:
Mi sento in dovere di ringraziare il Testimone di Geova Ghirardini
per almeno due ragioni: 1 - per l'attenzione che dedica alla mia attività;
2 - per il suo invito "ad un maggiore approfondimento".
La lettera del sig. Ghirardini è un fulgido esempio di "argomentazione
ad personam": attaccare un avversario sul piano personale piuttosto
che affrontare le tesi da lui esposte per valutarne la fondatezza. Infatti
il Ghirardini preferisce non entrare nel merito delle presunte "malinterpretazioni
ed estrapolazioni" di cui - a suo dire - sarebbe infarcita la relazione
illustrativa della petizione popolare (consultabile in altra pagina di
questo sito), ma indulge nell'esternare perplessità sul conto del sottoscritto.
Il sig. Ghirardini appare turbato dal fatto che anch'io sono stato Testimone
di Geova e ricava da questa mia trascorsa militanza geovista la conclusione
che sarei tanto "emotivamente coinvolto" da non risultare attendibile
come voce critica del movimento geovista.
Premesso che non mi risulta che il sig. Ghirardini abbia avuto l'opportunità
di conoscermi personalmente, su quali elementi fonda una valutazione così
apodittica e sommariamente delegittimante della mia attività di studioso
del fenomeno geovista? Ha forse letto qualcuna delle centinaia di pagine
da me scritte sul movimento cui aderisce? Sa il Ghirardini che, nello
studio di fenomeni sociali, è opportuno seguire il criterio che B.R. Wilson
chiama "distacco partecipante", con il quale si cerca di bilanciare
empatia e distacco specialmente nell'approccio a una realtà religiosa?
Non a caso Sandro Magister, nella sua inchiesta sui Testimoni di Geova,
ha doverosamente citato la documentata testimonianza di R.V. Franz - ex
componente del Direttivo mondiale geovista - universalmente riconosciuto
(anche da Massimo Introvigne, che solitamente non è tenero con gli ex
adepti) come autorevole, talvolta unica, fonte di informazione per la
conoscenza di vicende interne al geovismo.
Caro Ghirardini, non sarebbe stato più serio tentare di confutare le obiezioni
e le perplessità sull'operato del movimento geovista che oltre 20.000
cittadini italiani hanno condiviso e ritenuto di dover segnalare al Parlamento,
piuttosto che tentare di screditarmi sic et simpliciter?
Veniamo ora all'invito a "un maggiore approfondimento". Il Ghirardini
rimprovera all'Espresso un atteggiamento parziale perché Magister non
avrebbe privilegiato fonti geoviste, a detta del Testimone di Geova, più
autorevoli sugli argomenti trattati. Probabilmente l'ottimo Magister,
proprio perché conosce bene la "qualità" delle fonti geoviste,
ha ritenuto necessario dare spazio ad altre fonti che non ha considerato
faziose. A questo punto occorre dare contezza delle ragioni per cui le
fonti ufficiali geoviste vanno lette con la massima cautela!
Il geovismo è un'ideologia che fa della riscrittura della propria storia
un principio irrinunciabile. Per dare prova del tipo di critica che sono
abituato a muovere al geovismo, offro qualche dimostrazione dell'assunto
appena citato. Un primo esempio lo ricavo proprio dallo scritto di Magister,
dove si menziona uno dei tanti fallimenti profetici che costella la centenaria
storia del geovismo: quello legato all'anno 1925 come data in cui sarebbero
stati ricreati, in carne ed ossa, i Patriarchi dell'A.T. per assumere
il dominio sull'intera Terra. Siccome questa predizione di J.F. Rutherford
(capo indiscusso del geovismo dal 1917 al 1941) tardava a realizzarsi,
per tenere alta la tensione escatologica degli affiliati, nel 1929 i vertici
geovisti si inventarono un efficace colpo di scena; lasciamo che a narrarci
la vicenda sia una fonte geovista (J.F. Rutherford, Salvezza, 1939,
pp. 301-302): "A San Diego, California, v'è un pezzo di terreno,
sul quale, nell'anno 1929, fu costruita una casa, che fu chiamata Beth-Sarim
(=Casa dei Principi); ...e lo scopo di acquistare la proprietà e fabbricare
la casa fu per avere una tangibile prova che vi sono oggidì sulla terra
di coloro ...i quali credono che i fedeli uomini antichi saranno ben presto
risuscitati dal Signore, verranno un'altra volta sulla terra, per prendere
controllo degli affari visibili del governo teocratico". Quindi tutto
chiaro: la Beth-Sarim era stata costruita per servire come dimora dei
Patriarchi, i quali avrebbero governato sulla Terra di lì a poco! Ovviamente
passano i decenni, le visioni di Rutherford non si realizzano e quella
casa, ancora in piedi, diventa una testimonianza alquanto scomoda per
i Testimoni di Geova; perciò viene venduta a privati e si cerca di fare
dimenticare lo scopo per cui essa fu costruita. Tanto è vero che nell'Annuario
1976 dei Testimoni di Geova, pag. 193, i vertici geovisti - con una buona
dose di sicumera - riscrivono quel pezzo di storia raccontando agli adepti
un'altra versione dei fatti. Leggiamola: "A suo tempo, qualcuno fece
un'offerta con il preciso scopo di costruire a San Diego una casa per
il fratello Rutherford". Avete letto bene, per non essere costretti
a tirare in ballo dolorosi aspetti del fallimentare escatologismo
geovista, si cerca di dissimulare il vero scopo per il quale fu costruita
Beth-Sarim. Addirittura gli ideologi geovisti arrivano a manipolare anche
il senso dei propri scritti; infatti, nell'Annuario citato vengono menzionate
le prime parole del libro "Salvezza", che ho riprodotto in precedenza,
interrompendo la citazione proprio al punto in cui Rutherford spiegava
lo scopo per cui era stata realizzata quella principesca dimora! Vedete
con quanta facilità un "nobile" scopo (legato all'adempimento
di profezie bibliche così come le vedeva Rutherford nella sua sfera di
cristallo) viene trasformato in un più prosaico fine: costruire una dimora
confortevole per il leader ammalato. Il tutto con levidente scopo
di dissimulare la realtà agli stessi affiliati, confidando sul fatto che
la letteratura meno recente è sostanzialmente indisponibile per la stragrande
maggioranza degli adepti attuali!
Un altro esempio di riscrittura della storia geovista da parte degli ideologi
del movimento me lo suggerisce il Ghirardini quando menziona la lettera
del 24/11/1998, indirizzata al Presidente del Senato, che i vertici italiani
del geovismo hanno redatto per perorare la causa dellIntesa. A proposito
della presenza formale del movimento geovista nel nostro Paese,
il Vicepresidente della Congregazione geovista, tra laltro, dichiarava
che "a detta Camera di Commercio [di Milano] fu iscritta nel luglio
1946 ... una società a responsabilità limitata appositamente costituita
e non l'ente statunitense [Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania]".
Ma questo Vicepresidente non legge neanche gli atti costitutivi della
Congregazione che presiede? Non sa che l'atto costitutivo della Congregazione
in argomento attesta che tale ente esponenziale americano si registrò
come società commerciale alla Camera di Commercio di Milano l'8/7/1946?
A cosa si devono queste versioni discordanti, fornite da atti e organi
della stessa Congregazione in tempi diversi? Forse nell'atto costitutivo
di associazione occorreva "retrodatare" la presenza in Italia
dell'ente esponenziale americano per accreditare la tesi che il culto
geovista fosse "consolidato nella tradizione italiana", inducendo
così in errore le Autorità pubbliche chiamate a pronunciarsi sulla concessione
del riconoscimento della personalità giuridica alla Congregazione? Se
così fosse, come andrebbe valutata la condotta dei rappresentanti della
Congregazione?
Ma, a mio avviso, lesempio più drammatico di revisionismo è quello
legato alle sofferenze subite dai Testimoni per mano del tiranno nazista.
Da tempo i mass media danno risalto ad iniziative dei Testimoni di Geova
con le quali essi intendono ricordare tali sofferenze. Ebbene, è doveroso
evidenziare che anche queste iniziative rientrano in un progetto di revisionismo
storico adottato dai vertici geovisti, attraverso il quale si tenta di
celare la vera genesi delle atrocità subite da alcuni Testimoni sotto
il nazismo. Una documentata indagine storica (cf. A. Aveta - S. Pollina,
Scontro tra totalitarismi: nazifascismo e geovismo, Editrice Vaticana,
2000) ha evidenziato che molte furono le concause di questa dolorosa pagina
di sofferenze; per brevità mi limito ad elencare le meno note:
- lirragionevolezza di Rutherford che passò da un esplicito tentativo
di compromesso con Hitler a una posizione di forte contrapposizione con
il regime appena questo non cedette alle lusinghe del Generalissimo
(appellativo con il quale Rutherford era definito dai suoi seguaci);
- la convinzione dei Testimoni dellepoca di vivere gli ultimi
giorni di questa società (infatti Rutherford arringava continuamente
i seguaci prevedendo addirittura che nel 1941 mancavano pochi mesi
prima dellArmaghedon biblico); questa certezza dellimminenza
della fine indusse i Testimoni dellepoca ad azioni provocatorie
recepite dal nazismo come veri e propri atti di sfida politica, contro
i quali rabbiosa fu la reazione del sistema nazista.
In conclusione, non si può che condividere lopinione della storica
C.E. King, la quale presenta il conflitto tra Testimoni e nazismo come
un problema di scontro tra due opposti fanatismi, caratterizzati entrambi
da un accentuato totalitarismo.
Mi fermo qui, non perché sia a corto di ulteriori argomenti, ma per rispetto
di chi ha avuto la pazienza di leggermi. Ovviamente, ben altre sono le
ragioni che inducono migliaia di cittadini italiani a chiedere al Parlamento
la costituzione di unapposita commissione di inchiesta sulle attività
della Congregazione geovista prima della stipula dellIntesa. Comè
stato autorevolmente osservato, lIntesa ci sembra sia qualcosa
di più di una semplice tutela di diritti. Essa, infatti, apre delle possibilità
di azione e di diffusione e dà una patente di affidabilità di fronte alla
coscienza dei cittadini. Quanto meno essa garantisce di fronte a eventuali
pericoli che un determinato gruppo possa rappresentare per il bene collettivo.
Ora ci si deve domandare se queste condizioni si pongano nei confronti
dei Testimoni di Geova.
Achille Aveta
***
Risposta di Sergio Pollina ad Andrea Ghirardini:
Nella qualità di secondo firmatario della petizione pubblicata
sullEspresso nella quale si fa richiesta alle autorità governative
di una attenta verifica prima di procedere allintesa con i testimoni
di Geova, ritengo di dover intervenire nel dibattito che ha visto partecipare,
tra gli altri, il signor Andrea Ghirardini, esponente dei testimoni di
Geova, il quale ritiene imparziale larticolo di Sandro Magister
e inattendibile il dott. Achille Aveta nella sua esposizione dei motivi
per i quali si è ritenuto opportuno interpellare il Parlamento su una
materia così delicata.
Il sig. Ghirardini muove a Magister lappunto di non aver consultato
una fonte ufficiale del Geovismo, il libro Testimoni di Geova: proclamatori
del Regno di Dio, che lui definisce in ogni caso una fonte
autorevole sullargomento. Sarebbe interessante se egli, in
un dibattito sullantisemitismo ritenesse altrettanto valido il Mein
Kampf come prova per la discriminazione ebraica. Vorrei, inoltre,
ricordare al Ghirardini che fino al 1993 fonte altrettanto autorevole
sulle origini del geovismo era un altro libro edito dalla multinazionale
Watch Tower Bible & Tract Society of Pennsylvania, ente esponenziale
mondiale dei Testimoni, e intitolato I testimoni di Geova nel proposito
divino, una lettura del quale (sempre che Ghirardini labbia
letto) mostra preoccupanti riscritture della storia fidata,
di questo discusso movimento, rendendo così inattendibili entrambi.
Mi rende perplesso la perplessità di chi sostiene che un autore
non debba essere ritenuto attendibile perché emotivamente coinvolto;
per cui sarebbe interessante chiedere ai Testimoni quanto tempo deve trascorrere
prima che ci si liberi da tale coinvolgimento emotivo. Il dott. Aveta,
infatti, non milita più nelle file dei testimoni da quasi un ventennio;
è sufficiente tale lungo periodo per averne attenuato lemotività?
E se le cose non stessero così, che dire, allora, di quasi tutti gli scrittori
delle pubblicazioni Watch Tower che, per loro stessa ammissione, prima
della loro conversione erano Avventisti (vedi il fondatore Russell), Cattolici,
Battisti, Presbiteriani, e via discorrendo? Russell, allepoca della
redazione della sua opera omnia Il divin piano delle età aveva
lasciato gli Avventisti da pochissimo tempo; era allora inattendibile
quando mise per iscritto in sei volumi che tutte le altre chiese (fra
le quali quella alla quale lui aveva appartenuto) erano figlie del demonio?
La storia dei Testimoni italiani (pubblicata nel 1993 nel loro Annuario)
evidenzia con chiarezza che moltissimi di loro erano tutti fuoriusciti
dal cattolicesimo: che valore dovremmo allora attribuire ai loro scritti
e alle loro dichiarazioni che oggi sono considerati momenti eroici
del loro sviluppo in questo paese? Che dire, poi, delle testimonianze
(numerose e pletoriche) di alcuni ex gesuiti, ex monache convertiti al
geovismo che, nelle colonne della loro rivista ufficiale Svegliatevi!
cercano (per usare la terminologia del Ghiradini) di screditare
la religione cattolica dalla quale provengono? Sono anche loro emotivamente
coinvolti e quindi inattendibili? E allora perché pubblicarne le esperienze
come esempio di eroica virtù e degne di fede assoluta?
Non so quali frequentazioni abbia il Ghiradini con le procure della Repubblica
e con le caserme dei carabinieri, ma risulta solo a lui che le testimonianze
di chi è emotivamente coinvolto (leggi pentiti) vengano tenute
in disparte. È proprio vero il contrario. Esse vengono valutate
con la massima attenzione alla ricerca dei riscontri oggettivi. Dopo di
che vengono assunte a base per i processi che, spesso, portano alla condanna
dei colpevoli. Senza tali testimonianze la piovra avrebbe i tentacoli
più lunghi di quanto li abbia ancora adesso.
È evidente che Ghirardini non conosce il dott. Aveta, in quanto gli sembra
assolutamente coinvolto. Se vi è una persona serena nella sua disamina
storica di questo e di altri movimenti religiosi ai quali ha rivolto la
sua attenzione di studioso, questi è proprio Aveta, del quale i riconoscimenti
del mondo della cultura sono troppo numerosi per poterli qui elencare.
Mi sembra anche opportuno ricordare che la petizione è stata sottoscritta
oltre che da Aveta e da me, anche da un costituzionalista e sottoposta
al vaglio di numerosi esperti di diritto che, dopo aver verificato la
rispondenza degli addebiti in essa contenuti con le fonti normative del
geovismo, lhanno ritenuta ineccepibile. Aggiungo anche che se 20.000
cittadini italiani hanno sentito lesigenza di chiedere al loro Parlamento
una maggiore attenzione prima di procedere in un sentiero così delicato
come quello della stipula di unIntesa con un gruppo confessionale
così chiacchierato, credo che si debba loro, per lo meno,
il medesimo rispetto che chiesero i testimoni di Geova quando, nel 1982
con una colluvie di petizioni popolari, chiesero a tutte le autorità dello
Stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica, di intervenire a
favore di una coppia di coniugi (Giuseppe e Consiglia Oneda) accusati
di omicidio nei confronti della loro figlia Isabella, la cui condanna
essi ritenevano un atto di ingiustizia. Ricordiamo che allora si raggiunsero
le 100.000 firme!
Se, poi, vi è qualcuno emotivamente coinvolto questi è proprio
lestensore della lettera spedita allOn. Mancino nel 1998,
e cioè il sig. Francesco Corsano, esponente di spicco dei Testimoni, che
diversamente da Aveta che ha un interesse meramente culturale e giurisprudenziale
nella vicenda, si giocava, insieme ai suoi amici, il riconoscimento giuridico
e le ricche prebende che da esso derivano.
Desidererei concludere richiamando lattenzione del paziente lettore
sul paventato pericolo di inasprire gli episodi di intolleranza razziale,
religiosa e sessuale che la petizione potrebbe innescare. Lintolleranza
di chi, come i Testimoni, espelle dalla loro organizzazione chi continua
a credere in Dio, in Cristo e nella Bibbia, ma non nelle cervellotiche
date stabilite dai vari Rutherford e Franz, costringendoli ad una vita
grama di emarginazione e di odio da parte dei loro ex amici e congiunti,
è forse innocua e non riprovevole? E che dire dellintolleranza razziale
di chi, come i testimoni, ha escluso per i primi 120 anni della loro storia
dalle alte sfere della loro gerarchia (il Corpo Direttivo) chiunque non
fosse bianco e anglosassone? Ci potrebbe il signor Ghirardini fornire
un solo nominativo di uomo di colore (qualsiasi colore) che dal 1879 al
1998 abbia fatto parte delle leve di comando? Parlando di intolleranza
religiosa ci potrebbe spiegare perché lorganizzazione alla quale
egli appartiene colloca da sempre chi non è testimone di Geova fra i reprobi
destinati alla distruzione eterna, alla faccia della tolleranza? E che
dire della parità sessuale? Come si concilia la loro con il fatto che,
a tuttoggi, in tutti gli scritti e le norme dei Testimoni, la donna
è sempre invariabilmente indicata come sottomessa, con lobbligo
di essere ubbidiente alluomo e quindi non meritevole
di condividere i suoi stessi privilegi nellambito delle loro strutture
ecclesiastiche?
Sono dispiaciuto di aver sottratto così tanto spazio e tempo a chi avrà
la costanza di leggermi sino in fondo, ma, nel caso che uno di tali lettori
fosse il signor Ghirardini, gli sarei grato se potesse dare, sulle pagine
dellEspresso, una sua valutazione obiettiva e non emotivamente
coinvolta a quanto, anche se succintamente, ho qui esposto.
Sergio Pollina
Nota: In questa pagina vengono esaminati alcuni punti della
risposta di Francesco Corsano, portavoce della Watch Tower, all'Interrogazione
Parlamentare del novembre 1998 [torna al testo].

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