Le scrivo, perché desidero
esporle la mia storia. Ho aderito a... nel 1965, all'età
di 17 anni. Per questa «nuova
fede» ho abbandonato la mia famiglia d'origine che si
opponeva a questa scelta. All'epoca l'organizzazione a cui
appartenevo vietava ai suoi adepti di fare sia il servizio
militare che quello civile. Così ho scontato tre anni di
carcere militare. Mi sono sposato e i miei figli sono
cresciuti secondo questa dottrina. Tutta la nostra vita
era lì. Abbiamo fatto ingenti sacrifici: in nome di
questa «fede» abbiamo rinunziato alla nostra unicità e
ad ogni aspirazione personale.. All'interno di questa
organizzazione ho ricoperto incarichi di responsabilità.
Corsa
ai privilegi
Questo mi portò a
costatare come certi uomini «preminenti» si
comportassero in maniera ingiusta e dittatoriale nei
confronti dei più deboli. Notavo anche la corsa ai
«privilegi». Il servilismo scandaloso di alcuni; che pur
di accedere a qualche incarico di rilievo erano disposti
ad agire in malafede. Il tutto perfettamente camuffato da
zelo fanatico. la mia opposizione a questi comportamenti
mi costò l'emarginazione dal gruppo. Questo provocò
grosse sofferenze alla mia famiglia. I «capi» facevano
forti pressioni sui miei familiari affinché io ritornassi
ad un comportamento «corretto».
Ridotti
a sudditi
Nel mio isolamento ho avuto
molto tempo per riflettere. Così ho scoperto come
quest'organizzazione non insegni la verità ai suoi
sudditi. Sì, perché purtroppo tutti noi eravamo ridotti
a sudditi. Non desidero più far parte d'organizzazioni
che nel nome di un dio vendicativo fanno violenza
all'uomo, rendendolo schiavo della paura e dell'ignoranza.
Per poi sfruttarlo. Fortunatamente sono riuscito a
scappare, anche se malconcio.
Tanti
anni persi
Ho speso però un'intera esistenza
alle dipendenze del nulla. Questa è la follia dei «culti
totalitari», e io e la mia famiglia ne siamo stati
vittime. Adesso mi lecco le ferite e se qualcuno ha
qualche balsamo per lenire il mio doloro è bene accetto.
R.C.

Risposta
(a cura di Patrizia Santovecchi)
Attenzione!
Non presumere di essere inattaccabile
I membri di certi culti, dopo aver per decenni sfacchinato
per un «compenso» divino, e tanto aver fatto guadagnare
ai loro «capi», se ne vanno poi a mani vuote. Uno
schiaffo è punibile come offesa materiale, e
un'affermazione oltraggiosa come offesa personale, ma chi
è vittima di violenza spirituale - un sottile
indottrinamento - non trova nessun giudice che ripari la
situazione. Se i culti distruttivi potessero essere resi
responsabili in tali casi, il senso della giustizia non
sarebbe così gravemente calpestato.
Danni
permanenti
Infatti ci sono persone che dopo la
fuoriuscita sono in condizioni misere, spesso sono
indebitati e non hanno alcuna formazione professionale.
Molti non hanno alcun provvedimento di ordine
pensionistico né sanitario. Non possiedono nessuna
protezione finanziaria per costruirsi una nuova esistenza.
Entrare in un culto all'età di 17 anni e uscirne dopo i
50, vuol dire privarsi di una buona parte della vita.
Vedersi scippare gli anni migliori, l'età in cui ci si
interroga, ci si dedica l'università, al lavoro e alle
relazioni sociali: anni preziosi che non torneranno più.
A tali ex affiliati appare evidente che, quale che fosse
il bisogno che li aveva spinti, questo di certo non è
stato soddisfatto dall'adesione al culto.
Condizionamenti
Non è superfluo sottolineare che
esistono tecniche di condizionamento, alcune delle quali
raffinatissime e oltretutto «dolcissime», di fronte alle
quali nessuno può presumere di essere inattaccabile in
qualsiasi momento della propria vita.
Stili
di vita
La spinta verso dottrine salvifiche
e gruppi che fanno proselitismo talora ha fini
individuali: la ricerca del benessere
psico-fisico-spirituale, lo sviluppo del proprio
potenziale, il cambiamento dello stile di vita; altre
volte mira a mutare o rispettivamente annullare i propri
rapporti con la società e la politica.
Ideali
in vendita
Sono
soprattutto le persone sensibili e idealiste - non già le
più «deboli», come spesso si ritiene - a lasciarsi
entusiasmare dalle utopie dei gruppi assolutisti; persone
che cercano altri, e alti, valori, un significato di vita
immortale, persone che si scontrano con un mondo dove il
successo sembra essere la misura di tutto, senza offrire,
ai loro occhi, lo spazio sufficiente al senso religioso.
Senza la disponibilità di questa ampia cerchia di gente
in ricerca, i fondatori di culti si troverebbero davanti a
tribune deserte.
Poche
certezze
In realtà la nostra epoca, contrassegnata
dalla carenza di certezze da una parte e dalla forte
esigenza di risposte dall'altra, produce continue
richieste di spiritualità, armonia interiore e speranza.
Uno scenario che induce a pensare che il momento d'oro per
i «nuovi maestri»
debba ancora arrivare.
