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Friday, 19 April 2019 06:18
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:: ESEGESI BIBLICA ::

IL LIBRO DI DANIELE
e la sua interpretazione


Il Profeta Daniele 

- Seconda parte -

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Quando la storia diventa profezia

 «Le interpretazioni non appartengono a Dio?» ­ Genesi 40:8

  Chi sono realmente il re del nord ed il re del sud?

Ritorniamo ora al punto in cui abbiamo interrotto l’analisi del cap. 11, cioè al versetto 19. La Società (Watch Tower)[25] non considera significativo l’operato degli ultimi due re seleucidi, Seleuco IV e Antioco IV, menzionandoli solo incidentalmente nella tabella. In questo modo però stravolge e fraintende il brano biblico che cerca di spiegare. Questi due re, infatti, compirono atti senza precedenti, molto più significativi di quelli dei loro predecessori. Il loro operato – in particolare quello di Antioco IV – influì sulla nazione giudaica, sulla religione degli Ebrei, sul Tempio di Gerusalemme, in maniera tale che sarebbe assurdo pensare che l’autore del libro di Daniele non consideri le loro azioni, specialmente dopo aver descritto minuziosamente la storia, in molti casi assai meno importante, della dinastia seleucide. Per fare un paragone, sarebbe come se uno storico, dopo aver riportato dettagliatamente la storia degli Ebrei nei secoli scorsi, arrivato alla nostra epoca, omettesse completamente ogni menzione di Hitler e dell’Olocausto!

Dopo questa premessa, consideriamo cosa dice il libro della Società a proposito di Seleuco: «Antioco III morì nel 187 a.E.V. mentre cercava di derubare un tempio nell’Elimaide, in Persia. Così ‘cadde’ e salì al trono suo figlio Seleuco IV, il successivo re del nord … Avendo bisogno di denaro per pagare il pesante tributo [o tassa, ndr] a Roma, [Seleuco] mandò il suo tesoriere Eliodoro ad appropriarsi le ricchezze che si diceva fossero conservate nel tempio di Gerusalemme».[26]  

È opportuno fare una riflessione: Eliodoro saccheggia il tempio di Jahvè, una cosa davvero inaudita! Possibile che in questa dettagliata profezia si trascuri di menzionare un simile avvenimento? Secondo i Testimoni la risposta è sì. Questo perché devono trovare a tutti i costi un sostegno alle loro vedute escatologiche. Analizzando però il brano senza pregiudizi dottrinali, è evidente che la Scrittura prende in considerazione proprio l’operato di Seleuco IV e di Eliodoro. Si legge infatti:

20 “E al suo posto [di Antioco III] deve sorgere uno che farà passare un esattore per il regno splendido, e in pochi giorni sarà infranto [“stroncato”, CEI], ma non nell’ira [“furore di una rivolta”, CEI] né nella guerra. 


Raffaello Sanzio, Cacciata di ELiodoro dal Tempio (particolare)
Roma, Palazzo Vaticano.

Comunemente i commentatori e gli studiosi biblici sono concordi nel leggere in queste parole il saccheggio del tempio compiuto da Eliodoro. Tale fatto viene riportato dettagliatamente anche nel libro storico di 2 Maccabei, cap. 3:1-4, 6. Poco tempo dopo (“pochi giorni”) Seleuco IV venne assassinato (“infranto” o “stroncato”) su istigazione di Eliodoro che lo fece avvelenare. La sua morte non si verificò in una contesa violenta, in una rivolta o in battaglia, ma nell’oscurità di un complotto. Anche qui la corrispondenza con la profezia è evidente. Nell'Atlante storico della Bibbia e dell'antico oriente (editrice Massimo, 1983) si legge  quanto segue: «Seleuco IV Filopatore (187-175) ... mandò a Roma come ostaggio il figlio Demetrio e dovette darsi da fare per raccogliere l'enorme somma da pagare ai romani. Con questo re comincia la storia di 2 Macc. 3:1-6,6. Eliodoro mandato a requisire i tesori del tempio di Gerusalemme sotto il pontificato di Onia III fu punito da un'apparizione angelica. In seguito a ciò Onia III andò ad Antiochia presso il re per chiarire la propria posizione, ma proprio allora lo stesso Eliodoro congiurò contro il re e lo uccise» (p. 130, il grassetto è mio). Quindi Seleuco venne ucciso poco dopo il tentativo di Eliodoro di saccheggiare il tempio. Questo avvenne verso la fine del suo regno: «Il racconto inizia verso la fine del regno di Seleuco IV, re di Siria (187-175 a.C.)» (La Bibbia, Ed. Pietro Vannetti, Roma 1983. Introduzione al cap. 3 di 2 Maccabei). Quindi dato che Seleuco IV regnò in tutto 12 anni, e che venne ucciso poco dopo il tentativo di saccheggio del tempio da parte di Eliodoro, le parole di Daniele «e in pochi giorni [dopo aver inviato “l’esattore”] sarà stroncato, ma non nel furore di una rivolta né nella guerra» si applicano perfettamente a lui.[27]


Moneta con l'effige di Antioco IV

Il commentario della Società continua descrivendo le azioni del successore di Seleuco IV, suo fratello Antioco IV: «Il nuovo re del nord, Antioco IV, cercò di dimostrarsi più potente di Geova Dio tentando di sradicarne l’adorazione. Sfidando Geova, dedicò il tempio di Gerusalemme a Zeus, o Giove. Nel dicembre 167 a.E.V. fu eretto un altare pagano sopra il grande altare nel cortile del tempio dove si offriva a Geova l’olocausto quotidiano. Dieci giorni dopo sull’altare pagano fu offerto un sacrificio a Zeus.».[28] A proposito del sacrificio a Zeus, leggiamo: «In quell’occasione … immolò un maiale sull’altare e con parte della carne fece un brodo che spruzzò in tutto il tempio per mostrare l’odio e il disprezzo che aveva per Geova, il Dio degli ebrei, e per profanare al massimo il Suo tempio. Bruciò inoltre le porte del tempio, abbatté le camere dei sacerdoti e asportò l’altare d’oro, la tavola del pane di presentazione e il candelabro d’oro».[29]  

Oltre a ciò, la storia dice che Antioco IV compì due spedizioni militari contro l’Egitto; la prima fu vittoriosa, Antioco IV riuscì perfino a fare prigioniero il re Tolomeo VI; mentre la seconda fallì perché l’ambasciatore romano Popilio Lenato intervenne contro di lui, con un decreto del Senato, frustrando le sue mire espansionistiche. (L’ambasciatore era su navi triremi, particolare apparentemente insignificante ma su cui ritorneremo)[30]. Colmo d’ira Antioco IV, ritornò al suo paese e, sospettando intese segrete di una parte della popolazione con i suoi nemici, assalì Gerusalemme e procedette all’ellenizazione della Giudea. 

Iniziarono così le persecuzioni contro i giudei e veri atti di genocidio, per iniziativa o con la complicità degli strateghi locali. La fedeltà al culto ebraico: circoncisione dei neonati, osservanza del sabato e dei divieti alimentari, possesso dei libri sacri, veniva punita con la morte. È la prima persecuzione religiosa che la storia ricordi! [31]

Ci fu un’insurrezione degli ebrei, capeggiata dai fratelli Maccabei, che portò tre anni dopo, nel 164 a.C., al ristabilimento del culto giudaico e alla riconsacrazione del tempio a Jahvé. I sacrifici quotidiani, soppressi da Antioco, furono ripresi su un nuovo altare, costruito dopo aver abbattuto quello profanato. In 1 Macc. 1-4 e 2 Macc. 4-10 , sono narrate nei particolari queste vicende. Gran parte dei commenti ai successivi versetti di Daniele 11 si basano su questi libri che, pur non essendo universalmente riconosciuti come canonici, nondimeno hanno grande valore come documenti storici.32]

La Società ritiene che tutti questi avvenimenti non abbiano alcuna attinenza con il capitolo 11 di Daniele, ma la cosa è inverosimile: come abbiamo già osservato in precedenza, non si può credere che lo scrittore sacro trascuri di menzionare dei fatti così sconvolgenti e senza precedenti nella storia del popolo di Israele.[33] È anche opportuno ricordare le parole introduttive di questa profezia e le ragioni quindi per cui essa fu scritta. Nel cap. 10, versetto 14, si legge che l’angelo che sarebbe apparso a Daniele disse di essere «venuto per farti capire ciò che accadrà al tuo popolo nei giorni avvenire».[34] Infatti, ogni qualvolta poi le vicende dei due re coinvolgono direttamente il paese o il popolo di Israele, non ne viene omessa la menzione.[35]Non è possibile quindi che la narrazione trascuri poi le azioni di Antioco IV, che riguardarono in misura straordinaria il popolo di Daniele.[36] È anche evidente che la descrizione del conflitti fra i due re che abbiamo finora considerato ha lo scopo di introdurre le gesta del principale esponente della dinastia seleucide, colui che più di ogni altro predecessore ebbe a che fare con la nazione e la religione giudaica fino a quel tempo. È del tutto assurdo quindi voler eliminare ogni riferimento ad Antioco IV dal capitolo 11, come fanno i Testimoni di Geova.

Leggendo quindi senza pregiudizi settari i versetti successivi è evidente che essi descrivono chiaramente Antioco IV e le sue scellerate azioni:

21 “E deve sorgere al suo posto uno che sarà disprezzato, e certamente non porranno su di lui la dignità del regno; ed effettivamente verrà durante la libertà dalle ansie e si impadronirà del regno per mezzo della lusinga [“frode”(CEI)].

Il libro di 1 Maccabei così descrive l'avvento al potere di Antioco IV: Dopo la sua morte [di Alessandro Magno] tutti cinsero il diadema e dopo di loro i loro figli per molti anni e si moltiplicarono i mali sulla terra. Uscì da quelli una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco che era stato ostaggio a Roma, e assunse il regno nell'anno centotrentasette [il 175 a.C.] del dominio dei Greci”.[37] Il legittimo erede sarebbe stato il figlio di Seleuco IV, Demetrio o l'altro figlio Antioco.[38] Eliodoro, il saccheggiatore del tempio, aveva assassinato Seleuco IV e teneva in ostaggio il piccolo Antioco, esercitando il potere in qualità di reggente. Antioco IV usurpò quindi il trono che spettava ai discendenti di Seleuco IV.

22 E riguardo alle braccia dell’inondazione, saranno inondate a causa di lui, e saranno infrante; come anche il Condottiero del patto [“un capo del popolo dell’alleanza”(PS); “un principe dell’alleanza”, (NV). 

Le “braccia dell’inondazione” o “forze armate” avversarie (CEI), che erano rimaste fedeli all’erede legittimo e comandate da Eliodoro, furono disfatte da Antioco IV. Accadde anche un’altra cosa molto grave che riguardava il popolo giudeo: il Sommo Sacerdote Onia venne assassinato. Il Condottiero del patto, o “principe dell’alleanza”, viene identificato con il Sommo Sacerdote Onia III, deposto verso il 175 e assassinato dagli uomini di Antioco Epifane. Questo episodio è riportato anche nel libro di 2 Maccabei.[39]

23 E a causa del loro allearsi con lui egli praticherà l’inganno e realmente salirà e diverrà potente per mezzo di una piccola nazione. [“Approfitterà delle alleanze concluse, userà la frode; la sua potenza crescerà sempre di più, nonostante il numero limitato dei suoi uomini”.(PS)]

Le lusinghe e le promesse attirarono presto dalla sua parte altri gruppi che per ambizione di potere pensarono di servirsi di lui.[40] La “piccola nazione” era il minuscolo regno di Siria, dopo gli smembramenti operati dai romani, e specialmente in confronto con quello che era stato il vasto regno di Antioco III.[41]

24 Durante la libertà dalle ansie, entrerà perfino nella pinguedine del distretto giurisdizionale [“provincia” (PS)].

Il “distretto giurisdizionale” o “provincia” potrebbero essere la Palestina, l’Egitto (che egli invaderà, come si legge nel v. successivo) o qualche altra regione orientale.[42] Antioco, con le spoglie di queste terre occupate, riuscì a cattivarsi amici e collaboratori che divennero così beneficiari della sua cupidigia.

e realmente farà ciò che non hanno fatto i suoi padri e i padri dei suoi padri.

«Sembra un commento alle parole di Polibio nelle Historiae 26:10-11: “Per magnificenza di ogni genere di spettacolo superò i re precedenti”».[43]

Spargerà fra loro preda e spoglie e beni; e tramerà disegni contro luoghi fortificati, ma solo fino a un tempo.

Secondo gli storici antichi distribuì a ciascuno dei suoi una moneta d’oro. Per quanto riguarda i “luoghi fortificati”, 1 Macc. 1:19 dice che egli espugnò “le fortezze dell’Egitto”. Tutto questo sarebbe durato solo fino a che Dio non avrebbe posto fine alle sue imprese (“solo fino a un tempo”). 

Prima campagna di Antioco IV contro l’Egitto 

25E desterà il suo potere e il suo cuore contro il re del sud con grandi forze militari; e il re del sud, da parte sua, si ecciterà per la guerra con forze militari straordinariamente grandi e potenti. Ed egli [44] non resisterà, perché trameranno contro i suoi disegni. 26 E i medesimi che mangeranno i suoi cibi prelibati lo infrangeranno. [“i suoi stessi commensali saranno causa della sua rovina”(CEI)].“E in quanto alle sue forze militari, saranno inondate, e molti certamente cadranno uccisi.

Si tratta della prima campagna di Antioco contro Tolomeo VI Filometore di Egitto (figlio di sua sorella Cleopatra). Questi era istigato dai suoi ministri (“i suoi stessi commensali”) a rivendicare il possesso della Celesiria. Antioco IV volle prevenire la minaccia, invase l’Egitto e occupò Menfi. «Con un’imponente armata di carri, di elefanti e di cavalli e con una grande flotta invase l’Egitto». Tolomeo VI cadde nelle mani del suo aggressore: questi lo trattò con finta amicizia e saccheggiò l’Egitto. «Fece guerra contro Tolomeo, re d’Egitto, e davanti a lui Tolomeo prima si ritirò, poi fuggì e molti dei suoi caddero feriti a morte».[45]

27 “E riguardo a questi due re, il loro cuore sarà incline a fare ciò che è male, e a una stessa tavola continueranno a pronunciare una menzogna. Ma nulla riuscirà, perché la fine è ancora per il tempo fissato.

Possiamo immaginare questi due re, imparentati fra loro, seduti alla stessa tavola, apparentemente in rapporti amichevoli, mentre in realtà tramano complotti. La fine di queste lotte comunque, nonostante gli intrighi, sarebbe giunta “al tempo fissato”, cioè alla morte di Antioco.

28 “E tornerà al suo paese con una gran quantità di beni, e il suo cuore sarà contro il patto santo. E agirà con efficacia e certamente tornerà al suo paese.

Dopo aver sconfitto l’Egitto, Antioco ritornò indietro, covando nel cuore progetti malvagi contro “il santo patto”, cioè contro il popolo del patto della Legge, i giudei. Anche questo è documentato dalla storia: «Ritornò quindi Antioco dopo aver sconfitto l’Egitto nell’anno centoquarantatre, si diresse contro Israele e mosse contro Gerusalemme con forze ingenti. Entrò con arroganza nel santuario e ne asportò l’altare d’oro e il candelabro dei lumi con tutti i suoi arredi e la tavola dell’offerta e i vasi per le libazioni, le coppe e gli incensieri d’oro, il velo, le corone e i fregi d’oro della facciata del tempio e lo sguarnì tutto; si impadronì dell’argento e dell’oro e d’ogni oggetto pregiato e asportò i tesori nascosti che riuscì a trovare; quindi, raccolta ogni cosa, fece ritorno nella sua regione. Fece anche molte stragi e parlò con grande arroganza».[46] Si può notare chiaramente come lo scrittore del libro di Maccabei descriva gli stessi avvenimenti del versetto.

Seconda campagna di Antioco contro l’Egitto 

29 “Al tempo fissato tornerà, e in effetti verrà contro il sud; ma l’ultima volta non sarà come la prima.  

Il “re del nord” invade nuovamente l’Egitto. I dettagli corrispondono anche in questo caso con l’operato di Antioco IV. «In questo periodo di tempo Antioco organizzò la seconda spedizione in Egitto».[47] La seconda campagna di Antioco IV contro l’Egitto doveva terminare però con uno scacco umiliante.

30 E certamente verranno contro di lui le navi di Chittim, e se ne dovrà contristare. 

Occupata Menfi, si dirigeva verso Alessandria, quando venne incontro ad Antioco – a bordo di navi triremi – nei pressi di Alessandria, il console Gaio Popilio Lenate che gli intimò a nome del Senato Romano di lasciare immediatamente l’Egitto. Questo evolversi degli eventi è riconosciuto anche nel commentario della Società: «Su richiesta del sovrano egiziano Tolomeo VI, Roma invia in Egitto l’ambasciatore Caio Popilio Lenate. Questi arriva con una flotta imponente e con gli ordini del senato romano che Antioco IV rinunci al regno d’Egitto e si ritiri dal paese … Antioco IV chiede tempo per consultare i suoi consiglieri, ma Popilio Lenate traccia un cerchio intorno al re e gli intima di rispondere prima di oltrepassarlo. Umiliato, Antioco IV aderisce alle richieste di Roma e nel 168 a.E.V. torna in Siria».[48] Sorge spontaneo l’interrogativo su come il CD, conoscendo questi fatti storici,  possa poi spiegare l’adempimento del passo in tutt’altra maniera.[49]


Navi romane, le "navi di Chittim"

L’espressione navi di Chittim designa qui sicuramente le navi dei romani. La volgata rende la parola con «romani». Chittim designava, originariamente, Cipro, ma nella Bibbia sono chiamate in questo modo anche le regioni marittime, specialmente di occidente (cfr. Gen. 10:4, Num. 24:24, Is. 23:1, Is 23:12, Ger. 2:10, Ez. 27:6 = volg. «Italia»).

E realmente tornerà e lancerà denunce contro il patto santo e agirà con efficacia; e dovrà tornare e prendere in considerazione quelli che avranno lasciato il patto santo [“coloro che avranno abbandonato la santa alleanza” (CEI)].

Pieno di rabbia per l’umiliazione subita, Antioco IV tornò indietro: «Perciò tornando dall’Egitto, furioso come una belva, prese la città con le armi e diede ordine ai soldati di colpire senza risparmio quanti capitavano e di uccidere quelli che si rifugiavano nelle case. Vi fu massacro di giovani e di vecchi, sterminio di uomini, di donne e di fanciulli, stragi di fanciulle e di bambini. Ottantamila in quei tre giorni furono spacciati, quarantamila nel corso della lotta e in numero non inferiore agli uccisi furono quelli venduti schiavi».[50]  

Lasciato il santo patto: profanarono il sabato”; “Anche molti del popolo si unirono a loro, tutti i traditori della legge, e commisero il male nella regione”.[51] 

Profanazione del Tempio

 31 E sorgeranno braccia, che procederanno da lui; e realmente profaneranno il santuario, la fortezza, e sopprimeranno il sacrificio continuo.

«Non sazio di questo, Antioco osò entrare nel tempio più santo di tutta la terra, … e afferrò con empie mani gli arredi sacri; quanto dagli altri re era stato deposto per l’abbellimento e lo splendore del luogo e per segno d’onore, egli lo saccheggiò con le sue mani sacrileghe … Non era più possibile né osservare il sabato, né celebrare le feste tradizionali, né fare aperta professione di giudaismo».[52] Per decreto di Antioco furono soppressi “gli olocausti, i sacrifici e le libazioni” che quotidianamente (“il sacrificio continuo”) venivano offerti nel tempio.[53] «Con prepotenza trattavano gli Israeliti che venivano scoperti ogni mese nella città e specialmente al venticinque del mese, quando sacrificavano sull’ara che era sopra l’altare dei sacrifici».[54] «Sull’altare dei sacrifici il re innalzò un’ara e su di essa scannò porci facendo un sacrificio illecito ai Giudei e contrario alla loro religione; e costrinse loro stessi ad abbandonare il culto del loro Dio».[55] Giuseppe Flavio aggiunge che «questa desolazione del tempio si verificò in conformità alla profezia di Daniele».[56]  


Antioco Epifane saccheggia il Tempio

La storia, anche in questo caso, conferma che Antioco profanò il tempio. Non si limitò comunque al saccheggio. La Scrittura continua, riportando un aspetto che permette di capire ancora meglio – se mai ce ne fosse ulteriore bisogno – che Daniele 11 sta descrivendo proprio le azioni di questo re. Ricordiamo, ancora una volta, che nei versetti precedenti Daniele ha considerato l’operato dei predecessori di Antioco IV, menzionando fatti dei loro regni che ebbero anche scarsa relazione con il popolo giudeo e con la loro religione. È semplicemente impensabile quindi che la «profezia» non tenga conto delle infamie di Antioco contro la nazione, il tempio e la religione degli ebrei. Coloro che vogliono intendere diversamente questo brano, non vedendone l’adempimento in quel tempo, commettono così un grave errore e travisano i fatti storici.[57] Ma su ciò ritorneremo in seguito.

L’abominio della desolazione 

“E certamente porranno la cosa disgustante che causa desolazione “l’abominio della desolazione” (CEI, NV, Na[58]); “l’abominio devastatore”(Co)[59]] 

Nel primo libro di Maccabei si legge: «Nell’anno centoquarantacinque, il quindici di Casleu il re innalzò sull’altare l’abominio della desolazione».[60] Viene usata la stessa espressione del libro di Daniele. Questo permette di comprendere con certezza di cosa sta parlando il profeta.[61]

La Bibbia della CEI, in questo stesso passo, dice che Antioco IV fece erigere nel tempio un idolo. Il secondo libro dei Maccabei precisa chi fosse il dio adorato da Antioco: «Non molto tempo dopo, il re inviò un vecchio ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle patrie leggi e a non governarsi più secondo le leggi divine, inoltre per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove Olimpio e quello sul Garizim invece a Giove Ospitale, come si confaceva agli abitanti del luogo. Grave e intollerabile per tutti era il dilagare del male. Il tempio infatti fu pieno di dissolutezze e gozzoviglie da parte dei pagani, che gavazzavano con le prostitute ed entro i sacri portici si univano a donne e vi introducevano le cose più sconvenienti. L’altare era colmo di cose detestabili, vietate dalle leggi».[62]

L’idolo era quindi la statua di Giove Olimpio fatta erigere nel tempio di Jahvè. Una simile profanazione – estremamente oltraggiosa per la religione ebraica – non era mai avvenuta da che il tempio era stato ricostruito secoli prima.

32 “E per mezzo di parole lusinghiere egli condurrà all’apostasia quelli che agiscono malvagiamente contro il patto.

L’arma principale di Antioco IV fu sempre quella subdola dell’inganno. «Ora vennero nella città di Modin i messaggeri del re, incaricati di costringere all’apostasia e a far sacrificare. Molti Israeliti andarono da loro; invece Mattatia e i suoi figli si raccolsero in disparte. I messaggeri del re si rivolsero a Mattatia e gli dissero: Tu sei uomo autorevole e stimato e grande in questa città e sei sostenuto da figli e fratelli; su, fatti avanti per primo e adempi il comando del re, come hanno fatto tutti i popoli e gli uomini di Giuda e quelli rimasti in Gerusalemme; così passerai tu e i tuoi figli nel numero degli amici del re e tu e i tuoi figli avrete in premio oro e argento e doni in quantità”».[63] Mattatia però non cedette a queste lusinghe e organizzò la rivolta. 

Antioco riuscì a condurre all’apostasia molti giudei, obbligandoli ad adottare i costumi greci e ad abbandonare le pratiche religiose giudaiche.

Ma in quanto al popolo che conosce il suo Dio, prevarrà e agirà con efficacia.

L’espressione designa tutti coloro che restarono fedeli all’Alleanza e che perciò furono detti i «Hasidim» o «i pii». Molti rimasero fedeli, nonostante la persecuzione: «Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare cibi immondi».[64] Costoro si comportarono eroicamente, sfidando il martirio e la morte, oppure organizzandosi per la controrivolta.

33 E in quanto a quelli che hanno perspicacia fra il popolo,

È probabile che qui si indichino coloro che conoscono Dio del versetto precedente, cioè coloro che non volevano cedere né alle minacce né alle lusinghe di Antioco, ma decisi a tutti i costi a difendere la fede e le usanze ebraiche.

impartiranno intendimento a molti. 

Questa espressione concorda con il racconto nel libro di Maccabei, secondo cui il partito dei Hasidim, in greco Asidei, si unì a Mattatia e ai suoi amici: «Allora si unì a loro anche il gruppo degli Asidei: erano Ebrei valorosi e molto attaccati alla legge. Si aggiunsero pure tutti coloro che non tolleravano quei mali. Così il gruppo di Mattatia si rafforzò ».[65]

E certamente saranno fatti inciampare mediante la spada e mediante la fiamma, mediante la cattività e mediante la preda, per alcuni giorni.

Molte furono le vittime della persecuzione, tanto tra coloro che impartirono intendimento al popolo che tra la moltitudine stessa. Questa persecuzione sarebbe durata per un tempo imprecisato (“alcuni giorni”) ma avrebbe avuto termine.

34 Ma quando saranno fatti inciampare saranno aiutati con un po’ di aiuto; e molti si uniranno certamente a loro per mezzo della lusinga.  

Si descrive in sintesi la sorte della resistenza maccabaica, ristretta inizialmente ad un piccolo numero, che in seguito trovò dei sostenitori, i quali però non sempre erano decisi a sostenere la causa. I Maccabei riportarono dei successi contro i persecutori; ma non furono sufficienti ad alleggerire le sofferenze del popolo. Moltissimi ben presto si tirarono indietro disertando.[66]

35 E alcuni di quelli che avranno perspicacia saranno fatti inciampare, affinché si compia un’opera di raffinamento a causa d’essi e affinché si compia una purificazione e affinché si compia un imbiancamento, fino al tempo della fine; perché è ancora per il tempo fissato.

Per l’autore coloro che morirono per la causa furono gli eletti di Dio che per mezzo delle prove mise alla prova la loro fedeltà. “Quelli che hanno perspicacia”, come detto sopra (v.33), erano i Hasidim o Asidei. Alcuni caddero per mano del persecutore (33,34). La loro perseveranza dovette essere manifestata sino alla fine della prova.[67]

Esaltazione di Antioco IV

36 “E il re veramente farà secondo la sua propria volontà, e si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni dio; e pronuncerà cose meravigliose contro l’Iddio degli dèi. E certamente avrà successo finché la denuncia non sia giunta a compimento; perché la cosa decisa deve farsi

«Il nuovo re del nord, Antioco IV, cercò di dimostrarsi più potente di Geova Dio tentando di sradicarne l’adorazione».[68]ato ora dalla sua stessa divinizzazione. Si inorgoglì fino al punto di mettersi al di sopra delle divinità, non solo pagane, ma contro l’Iddio degli dèi, Jahvè stesso. Questo sarebbe durato fino al momento del castigo divino. Antioco si attribuì il titolo di “Epifane” che significa “Manifestazione di Dio” e, nella sua vecchiaia, si fece rappresentare sulle sue monete sotto i tratti di Zeus Olimpio.

37 E non prenderà in considerazione il Dio dei suoi padri; e non prenderà in considerazione il desiderio delle donne [“del dio amato dalle donne”(CEI)]

I successori di Seleuco I onoravano soprattutto il dio Apollo; Antioco Epifane fu più devoto di Zeus Olimpio, al quale eresse molti templi. Il “dio amato dalle donne”: è Adonide-Tammuz (cfr. Ez. 8:14).

 


Tammuz, "il dio amato dalle donne" 

«Tammuz, noto anche nella Bibbia, era una divinità mesopotamica della vegetazione, che nasceva in primavera, invecchiava durante il calore estivo e moriva nel gelo invernale. A lui era legata in coppia la dea Ishtar, regina della fecondità, che scendeva negli inferi per cercare il suo sposo morto così da riportarlo alla vita a primavera. È per questo che, nel libro di Daniele, Tammuz è chiamato «il dio amato dalle donne» (11,37) perché era considerato con Ishtar la sorgente della fertilità umana, animale e cosmica». - G. Ravasi, in Famiglia Cristiana n. 13/2005, rubrica "Il teologo", p.149.  

38 Ma al dio delle fortezze darà gloria nel suo posto; e a un dio che i suoi padri non conobbero darà gloria mediante oro e mediante argento e mediante pietra preziosa e mediante cose desiderabili.


Zeus Olimpio, il dio adorato da Antioco IV

Il “dio delle fortezze” è Giove Capitolino, che si identifica con Zeus Olimpio. Secondo la testimonianza di Tito Livio (Annali 40:20), egli costruì un magnifico tempio a Giove Capitolino in Antiochia.

39 E agirà con efficacia contro i bastioni più fortificati, insieme a un dio straniero [“Prenderà come difensori delle fortezze genti di un dio straniero”(Be; NV)].

Secondo il modo in cui varie versioni rendono questo passo, vi è qui un chiaro riferimento a 1 Mac. 1:33-35: «Poi costruirono attorno alla città di Davide un muro grande e massiccio, con torri solidissime, e questa divenne per loro una fortezza. Vi stabilirono una razza empia, uomini scellerati, che si fortificarono dentro, vi collocarono armi e vettovaglie e, radunato il bottino di Gerusalemme, lo depositarono colà e divennero come una grande trappola; questo fu un’insidia per il santuario e un avversario maligno per Israele in ogni momento». Intorno alla città di Davide vennero costruite fortificazioni nelle quali si installarono i soldati della Siria, “genti di un dio straniero”.

Farà abbondare di gloria chiunque gli avrà dato riconoscimento, e in effetti li farà governare fra molti; e ripartirà il suolo per un prezzo. Ricolmerà di onore coloro che egli riconoscerà, darà loro il potere su molti e in ricompensa darà loro la terra in possesso 

1 Mac. 3:32-36 narra che Antioco incaricò Lisia di stabilire gli stranieri su tutto il territorio giudaico e di distribuire tra di loro il paese. Gli stranieri erano riconosciuti da Antioco specialmente meritevoli di onore, in quanto partigiani della sua politica e della sua religione.  

Fine seconda parte

>>Terza parte>>


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Note:

[25] Alla quale in seguito mi riferirò, per concisione, come alla Società.

[26] dp-I, pp. 226,27, §§ 35,36, corsivo mio.

[27] Si veda Appiano, Syriaca, 45. Teodozione traduce: “non pubblicamente”; il Testo Masoretico invece ha: “non con ira”. Entrambi questi modi di rendere il versetto collimano con le circostanze relative alla morte di Seleuco IV. Non è invece sostenibile, già da questo punto, la spiegazione della Società, che vede in questo versetto «il primo imperatore romano (…) Cesare Augusto» (dp-I, p.232, §5). La Società sostiene che l’‘esattore fatto passare per il regno’ sia da mettere in relazione con il censimento che venne ordinato da Augusto (cfr. Luca 2:1-12). In armonia con questa veduta, ecco come il CD spiega l’espressione “in pochi giorni”: «Nell’agosto del 14 E.V. – “in pochi giorni”, cioè non molto tempo dopo aver ordinato il censimento – Augusto morì a 76 anni». (dp-I. p.233, § 6, corsivo mio) Mi chiedo con quale criterio cronologico si possano definire un breve periodo di tempo, gli oltre quindici anni che trascorsero dal censimento del 2 a.C. fino alla morte di Cesare Augusto! Di questo imperatore non si può dire in alcun modo che “in pochi giorni sarà infranto”; Augusto infatti esercitò il potere imperiale per oltre quarant’anni (dal 27 a.C. al 14 d.C.) e morì in età molto avanzata, e non di morte violenta.

[28] dp-I, p.227, §37.

[29] Perspicacia nello studio delle Scritture, p.914. Ed. Congregazione Cristiana dei testimoni di Geova, Roma 1990.

[30] Vedi commento a v. 30.

[31] Episodi commoventi di martirio sono narrati in 2 Macc. 6-7.

[32] 1 Maccabei è definito “pregevole” come documento storico nel libro Perspicacia, p.158.

[33] «Abbiamo l’impressione che coloro che, con argomenti solidi che scaturiscono dal testo di Daniele, hanno contrastato l’identificazione di Antioco Epifane IV con il piccolo corno di Daniele 7, 8, e il principe, capo di 9:26,27, cerchino di mettersi al sicuro eliminando tale re anche da questo capitolo 11, di modo che di Antioco non si dica nulla in Daniele. Crediamo che, così facendo, facciano dire al testo del capitolo 11 quanto non vorrebbe dire» [...] «È un fatto incontestabile: il tentativo di Antioco di costringere i Giudei ad abbandonare la loro religione e le loro culture nazionali, per adottare la religione, la cultura e la lingua dei Greci, costituisce l’avvenimento il più significativo della storia giudaica durante il periodo che si estende tra i due Testamenti». (Corsivo mio). Nota 70,5, p.835, c.XX, del libro avventista Quando la storia diventa profezia, Adelio Pellegrini, Roma.

[34] La Bibbia, nuovissima versione dai testi originali (NV), Ed. S.Paolo, 1997, corsivo mio.

[35] Come nei vv.14, 16b; il “paese dell’Adornamento” è Giuda.

[36] Ancora oggi gli Ebrei celebrano al festa della Dedicazione (Hanukkah), in cui ricordano gli avvenimenti di quel tempo. Cfr. Giov.10:22.

[37] Macc. 1:9,10, CEI, corsivo mio.

[38] Demetrio era però trattenuto come ostaggio a Roma.

[39] Cfr. 2 Macc. 4: 30-38. I Testimoni sostengono che il Condottiero del patto sia Gesù Cristo. Accettare questa interpretazione però significa trascurare le azioni  di Antioco IV, sorvolando sulla dinastia seleucide, per trasportarne l’adempimento a Tiberio Cesare. Questo è inaccettabile, per le ragioni già esposte. Inoltre, la soppressione di questo condottiero (o “capo”, “principe”) è riportata come un fatto apparentemente secondario, fra i tanti narrati. Basti pensare, per esempio, che in questo versetto  prima si menzionano delle “forze armate” avversarie che vengono “infrante” e dopo – notare l’espressione “come anche” – l’uccisione del Condottiero. La morte del Signore Gesù, se questa fosse una profezia che Lo concerne, avrebbe avuto sicuramente maggiore rilievo nel testo sacro.

[40] Cfr. 2 Macc. 4:7; Fabre d’Envieu Jules, Livre du prophète Daniel, t. II, Paris 1891, p. 1401.

[41] Il CD sostiene che la “piccola nazione” fosse la guardia pretoriana, composta da 10.00 uomini scelti, agli ordini di Tiberio Cesare (dp-I p.238, §12) Se le cose stessero in tal modo, anziché parlare di “nazione”, Daniele avrebbe impiegato lo stesso termine del v. 15, “manipolo dei suoi scelti”, con il quale si descrivevano i soldati al comando del generale Scopa. Vedi dp-I p.224, § 30, in cui si osserva che gli “uomini scelti” di Scopa erano anch’essi 10.000.

[42] Ecco cosa dice di lui 1 Macc. 3:30, 31 (CEI): «Temette di non poter disporre, come altre volte in passato, delle risorse per le spese e i doni, che faceva con mano prodiga, superando i re precedenti. Allora si sentì grandemente angustiato e prese la decisione di invadere la Persia, per riscuotere i tributi di quelle province e ammassare molto denaro».

[43] Nota nella Bibbia a cura di Bernini.

[44] “Egli”: ovviamente si sta parlando del re del sud. La Società, invece, adattando  la Scrittura alle proprie vedute settarie, vorrebbe far credere che si parli del re del nord! Su ciò vedi Appendice a p.23.

[45] 1 Macc. 1:17, 18, PS. Si può notare come l’autore di 1 Maccabei  usa espressioni molto simili a quelle usate nel libro di Daniele.

[46] 1 Macc. 1:20-24 CEI.

[47] 2 Macc. 5:1, CEI.

[48] Dp-I, p.231, §1, corsivo mio.

[49] Per i Testimoni stiamo vivendo negli “ultimi giorni” che precedono la fine del mondo Tale periodo sarebbe iniziato nel 1914. Le navi di Chittim, secondo il loro “intendimento”, «risultarono essere [durante la prima guerra mondiale] principalmente le navi della Gran Bretagna, al largo della costa occidentale dell’Europa», coadiuvate in seguito dalle navi da guerra statunitensi. (dp-I, p.264, §§ 13,14; corsivo mio). Per arrivare a tali bizzarre interpretazioni essi compiono acrobazie “esegetiche” spericolate e salti mortali da un secolo all’altro. Come vedremo, spesso questa disinvoltura interpretativa li porta a cadere in contraddizione.

[50] 2 Macc.5:11-13, CEI. Similmente, Giuseppe Flavio scrive che «ritirandosi dall’Egitto per paura dei Romani, re Antioco marciò con l’esercito alla volta di Gerusalemme e, entratovi nell’anno centoquarantadue del regno dei Seleucidi, si impadronì della città senza combattere, perché le porte gli erano state aperte da coloro che erano del suo partito. Divenuto padrone di Gerusalemme in questo modo, uccisi molti di coloro che gli erano contrari….fece ritorno ad Antiochia». Antichità Giudaiche, XII, 246,47.

[51] 1Mac 1:11-15, 43, 52. Vedi anche il riferimento a ‘quelli del partito di Antioco’ nella nota precedente.

[52] 2 Macc. 5:15,16; 6:6, CEI.

[53] 1 Macc. 1:45, CEI.

[54] 1 Macc. 1:58, CEI.

[55] Antichità Giudaiche, libro XII, 253, corsivo mio.

[56] Ibid. Libro XII, 322.

[57] A proposito del brano di Daniele 11: 21-12:45, uno studioso afferma che «non possono esserci dubbi sul fatto che lo scrittore si stia riferendo ad Antioco IV Epifane».– Bernard McGinn, L'Anticristo, ed Corbaccio, Milano, 1994, p.23.

[58] Versione di F. Nardoni, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1960.

[59] La Bibbia concordata, ed. Mondadori, Verona, 1969. In ebraico shiqquz  meshomem, che è una parodia del nome della divinità adorata da Antioco. “Signore del cielo” (Ba‘al shamajim: meshomem è un gioco di parole con shamajim).

[60] 1 Macc.1:54, Co.

[61] A proposito di ciò, il libro Perspicacia afferma: «La profezia di Daniele aveva predetto “cose disgustanti” associate a una desolazione … In genere, seguendo l’antica tradizione ebraica, questa espressione è messa in relazione con la profanazione del tempio di Geova a Gerusalemme avvenuta nel 168 a.E.V. ad opera del re di Siria Antioco IV Un’espressione simile a quella di Daniele compare nel libro apocrifo di 1 Maccabei (1:54) a proposito di quell’avvenimento. Ma questa era solo l’interpretazione ebraica degli avvenimenti, non una rivelazione ispirata». (p.586, §. 1, corsivo mio). Il lettore è portato così a concludere che la corrispondenza tra la profanazione del tempio compiuta da Antioco e il brano di Daniele, dipenda solo da qualche dettaglio, come l’uso di una simile espressione nel libro di Maccabei, e dalla “tradizione giudaica”. Ciò è un evidente tentativo di minimizzare e alterare i fatti; per i Testimoni, infatti, dire che un libro è “apocrifo”, equivale a dire inattendibile; come anche scrivere che l’interpretazione comune segue “la tradizione ebraica”: Tradizione e Scrittura (‘rivelazione ispirata’) sono realtà contrapposte nella mentalità dei Testimoni. Ribadiamo invece che i fatti storici disponibili – non un’incerta o dubbia tradizione, come vorrebbe far credere la Società – sostengono questa interpretazione.

[62] 2 Macc.6:1-5, CEI.

[63] 1 Macc.1:15-18. Si Veda anche Antichità Giudaiche, Libro XII, 265-270.

[64] 1 Macc. 1:62.

[65] 1 Macc. 2:42,43. (PS). A proposito di Mattatia, Giuseppe Flavio scrive che “egli insegnò a combattere anche di sabbato [sic]”, impartendo quindi anch’egli intendimento nella Legge. (Antichità Giudaiche, Libro XII, 276).Anche il libro dei Maccabei riporta il fatto: «Presero in quel giorno questa decisione: “Noi combatteremo contro chiunque venga a darci battaglia in giorno di sabato e non moriremo tutti come sono morti i nostri fratelli nei nascondigli”» per essersi rifiutati di difendersi. 1 Macc. 2:41, CEI.

[66] Cfr. 1 Macc.2:15-28, 43 e ss.; In  1 Macc.7:24 si dice che Giuda Maccabeo “uscì allora nelle regioni intorno alla Giudea, fece vendetta degli uomini che avevano disertato e impedì loro di far scorrerie nella regione”(CEI). 

[67] Cfr. Matt. 10:22; 24:13. Vedi anche come spiega la Società questo passo in dp-I  p.275, §.10.

[68] Così scrivono i Testimoni in dp-I, p.227, §37.



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