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Disassociati e dissociati



DISASSOCIATI-DISSOCIATI


USARE IL PULLMAN DELLA CONGREGAZIONE


In base a quanto è detto in 1Co. 5:11 e 2 Gio. 10 i cristiani devono cessare di mischiarsi in compagnia dei disassociati e neanche devono salutarli. W 1.1.82 p 24; 15.7.85 p 30, 31 Rispondendo alla vs. specifica domanda, sarebbe sicuramente errato permettere a disassociati di usare la corriera affittata per fare il viaggio per recarsi sul luogo dell'assemblea. Il problema deve essere risolto dai genitori dei minorenni disassociati. Il fatto di permettere a questi disassociati di usare la corriera non si può paragonare ad un atto umanitario, infatti non si trovano nell'estrema necessità e inoltre non è l'unica soluzione. I genitori con figli disassociati possono benissimo andare all'assemblea con il proprio mezzo o servendosi di mezzi pubblici. Pertanto come A. dovreste essere esemplari nell'aderire alla direttiva teocratica succitata (SCC:SSC 30.8.86)

PRENDONO LETTERATURA IN SALA:


È disposizione della società non permettere a un disassociato di avere pubblicazioni bibliche se non per una sua consultazione personale mediante un unico esemplare di ogni pezzo. Non potrà avere la possibilità di offrire pezzi della ns. letteratura ad altri. Per ottenere tali esemplari per uso personale, dovrà recarsi all'apposito reparto che si trova nella locale Sala del Regno. Se non vuole fare questo non saremo certo noi a fargli pervenire la ns. letteratura. È sbagliato che un A. si assuma l'incarico di consegnare letteratura ad un disassociato a domicilio (SCD:SSE 28.1.86)

Se un disassociato o dissociato fa richiesta di abbonamento o di altra letteratura, viene indirizzato alla congregazione locale. Non è necessario fare un abbonamento perché riceva le riviste per uso personale. Potrebbe ritirarle personalmente nella Sala. (C 12.1.91) Casi particolari possono comunque essere valutati dal corpo degli A. Se la persona è sincera e ci sono validi motivi per credere che abbia serie difficoltà ad ottenere letteratura teocratica, si potrebbe disporre localmente di inoltrare un abbonamento tramite la congregazione Questo sarà comunque un'eccezione e non la regola che seguiamo in genere con le persone espulse (SCD:SSD 24.11.92)

ALLE ADUNANZE, CANTARE, DIRE “AMEN” ARRIVARE QUANDO L’ADUNANZA È COMINCIATA:


Il Km 12/74 spiega: "All'individuo disassociato non è proibito assistere alle ad. nella S.d.R. aperta al pubblico in genere finché si comporta correttamente". Il punto importante e il comportamento del disassociato alle ad. Egli dovrebbe starsene tranquillamente seduto, senza intrattenere conversazioni con i fratelli, partecipare o arrecare disturbo. Non è il caso di stabilire una regola precisa indicante quanti minuti prima o dopo l'adunanza. il disassociato dovrebbe entrare o uscire dalla Sala. Inoltre non c’è motivo per cui si dovrebbe impedire al disassociato di cantare i cantici e pronunciare la parola "amen" dopo le preghiere. Ciò rientra nelle iniziative dell'individuo. Le preghiere e i cantici sono parte integrante delle adunanze, a cui al disassociato è permesso assistere. (23.12.92)

ASSOCIAZIONE CON PARENTI DISASSOCIATI:


La W 1.1.82 p 31 mostra che il disassociato deve comprendere che con la disassociazione ha perso molte cose: "La piacevole compagnia dei fratelli, inclusa gran parte dell'associazione che aveva con i parenti cristiani". Cosa si intende con ciò? Innanzi tutto l'associazione spirituale? In altre parole non si intratterranno piacevolmente col disassociato nel consultare pubblicazioni, anche se usate in modo correttivo. Che dire dell'associazione a scopo di svago? La stessa rivista a p 30 dice: "I cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l'associazione non necessaria." Per ciò che riguarda l'intervento degli A. verso il fratello dedicato che ha un parente disassociato che non vive in casa, W 15.1.75 p 55 afferma: "In quanto ai disassociati che vivono fuori casa, ciascuna famiglia deve decidere fino a che punto li frequenterà.

Questa non è una decisione che gli A. possono prendere per loro. Se un genitore va a visitare un figlio o a trovare i nipoti e gli è permesso entrare nella casa cristiana, questo non interessa gli A. Egli ha il diritto naturale di visitare i suoi parenti". Perciò lo stabilire quanto un cristiano potrà frequentare un parente disassociato è una cosa che egli stesso dovrà determinare. Ovviamente se dovesse mantenere un contatto evidentemente non necessario e la congregazione trovasse da ridire sul suo comportamento, verrebbe considerato non esemplare e gli verrebbero negati speciali privilegi di servizio (SCD:SSE 10.4.87)

Sappiamo che la disassociazione non spezza i legami familiari. Nel caso della sorella disassociata ricoverata in ospedale per aver partorito, lasciamo alla personale coscienza dell'individuo, essendo suo parente, se andarla a trovare o no. Comunque non ci dovrebbe essere ragione per cui i fratelli non parenti vadano all'ospedale a trovarla (SCB:SSC 5.8.83)

Se un fratello carnale insiste di passare le vacanze col proprio fratello dovrebbe essere ammonito facendogli notare il pericolo che incorre nell'avere associazione con questa persona. Se insiste nel volersi associare con tale persona allora valgono le informazioni della W 1.1.82 dove sono indicati i possibili motivi per cui un parente potrebbe anche associarsi ad un disassociato, solo comunque per stretta necessità. Ma passarci le vacanze insieme non è una di quelle cose strettamente necessarie. Quindi la persona potrebbe essere soggetta alla disassociazione se persiste in questo (SCB:SSC 5.8.83)

Vi invitiamo a considerare la questione del fratello A. riguardo all’ospitare in casa propria il figlio disassociato, mantenere con lui rapporti di lavoro, accudirlo lavandogli la biancheria, ecc., di carattere strettamente personale. Non spetta alla congregazione valutare le circostanze e le necessità familiari dei propri componenti o determinare se un figlio debba o non debba essere ospitato da suo padre, anche se si tratta di un disassociato. Non crediamo neppure sia opportuno definire il padre complice della condotta errata del figlio perché lo ospita in casa sua. La cosa sarebbe diversa se il padre permettesse a suo figlio di avere una condotta riprovevole in casa, per es. se il figlio convivesse con un’altra persona, ospitare i due conviventi come se fossero marito e moglie.

Quando si dovrebbe prendere in considerazione il comportamento del fratello e la sua esemplarità di nominato? Nel caso egli avesse associazione spir. con suo figlio, o tentasse di giustificare o scusare la sua condotta errata. Ks 103, 104 Crediamo che quanto abbiamo detto sia sufficiente per aiutarvi a ridimensionare il problema e aiutare la congregazione a non sindacare su questioni di carattere personale e familiare. Non è quindi il caso di concedere al fratello limiti di tempo perché cerchi sistemazioni familiari e di alloggio diverse o modifichi i suoi eventuali programmi di lavoro (SSD 20.12.94)

Il libro Ks alle p. 1034 spiega che nessuno può porre delle regole sull’associazione che fratelli hanno con parenti disassociato, ameno che non vi sia associazione spirituale. O un tentativo di giustificare o scusare la condotta errata. La situazione attuale è che il figlio disassociato ora vive per conto proprio e in una condizione contraria ai princìpi delle Sacre Scritture. Il fratello dovrebbe tener conto di quanto indicato nella W 1.1.82 p. 30, dove è spiegato che un cristiano imparentato con un disassociato che non vive in casa con lui dovrebbe sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari.

Quello che poi aggrava la situazione è che regolarmente accoglie il figlio con la convivente sia pranzando insieme che con altri parenti. Non dimostra così di approvare tacitamente la condotta del figlio disassociato? Non è questo un tentativo di scusare tacitamente una condotta errata come una convivenza? (Ks 118) Ci sembra di capire che c’è un’ulteriore aggravante, in quanto i contatti col figlio disassociato avvengono anche in presenza di altri fratelli battezzati. Essendo un A. nominato, dovrebbe essere esemplare nella sua condotta e dimostrarsi leale alle norme esposte nella Parola di Dio mantenendo così una buona coscienza. (1Tm 1:19, 3:7, 13; Tito 1:9) Per cui desideriamo che sia esaminata la sua situazione ed essere aggiornati sulla questione e sulle decisioni prese. (SCA:SSB 17.3.00)

DISASSOCIATO PRESENTE AL PRANZO MATRIMONIALE:


Ci informate che diversi fratelli hanno assistito ad un matrimonio nel quale era presente una persona disassociata e si sono anche intrattenuti al pranzo di nozze fino a perdere le adunanze della domenica. Pensiamo sia bene parlare con questi fratelli per metterli in guardia contro i pericoli che corrono mettendo al primo posto le cose materiali anziché le cose spirituali, come hanno fatto. Ci chiedete se sia sufficiente la correzione impartita o se si debba fare qualcos'altro. Questo dipende dall'effetto che l'azione ha avuto sulla congregazione Ha turbato diversi nella loro coscienza, suscitando forse critica verso tali fratelli? O forse sono inciampati dei fratelli o persone nuove?

Se vi è stato qualche turbamento o inciampo nella congregazione, allora i fratelli che lo hanno creato potrebbero perdere i loro privilegi. Quindi, è compito degli A. determinare se esiste il turbamento e se è sì, determinare se sia necessario togliere dei privilegi ai fratelli che lo hanno creato. Quando le sorelle non sono esemplari, potrebbero perdere il privilegio di fare discorsi nella SMT, partecipare a dimostrazioni o interviste dal podio. Per quanto riguarda i SM si deve determinare se l'effetto prodotto sulla congregazione li abbia resi non più liberi da accusa o irreprensibilità. Dopo aver determinato questo il corpo degli A. dovrà prendere una decisione in merito (SCB:SSA 27.12.83)

In occasione del matrimonio, se fosse presente il parente disassociato, i cristiani che sono stati invitati, "parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia". W 1.1.82 p 31. Tali invitati dovranno decidere il da farsi. Ovviamente i fratelli dovranno essere informati in anticipo se sarà presente al pranzo nuziale il parente disassociato, affinché possano assumersi le loro responsabilità di decidere senza essere oggetto di pressioni. Se venissero a conoscere della presenza del disassociato solo una volta presenti al ricevimento, sarebbero messi in notevole imbarazzo e difficoltà. Ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie azioni (SSE 15.9.84)

La W 1.1.82 p 31 mostra che se una persona disassociata partecipasse ad un pranzo matrimoniale, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi. Pertanto chi organizza tale pranzo, inoltrando gli inviti agli ospiti, vorrà tener conto di questo fatto. Se decidesse di invitare il proprio parente disassociato, si dovrebbe assumere la responsabilità della decisione che può avere in ciò la congregazione Inoltre per lealtà verso i suoi conservi, dovrebbe informare gli altri invitati Testimoni che sarà presente una persona disassociata. Dopo averli informati, sarà loro responsabilità decidere se accettare o no l'invito. Nel caso accettassero, dovrebbero tener conto che se la congregazione trovasse da ridire, essi verrebbero squalificati dal rivestire incarichi di responsabilità (SCD:SSD 5.6.87)

La spiritualità di alcuni è stata messa alla prova in relazione ai parenti disassociati. La W 1.1.82, p 31, § 23, dice: “Prendiamo il caso di un matrimonio di una coppia cristiana che dev’essere celebrato in una S.d.R. Che dire se c’è un ricevimento? Si permetterà al parente disassociato di essere presente? Lo si inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia, tenendo conto delle parole di Paolo riportate in 1Co 5:11”. Alcuni hanno cercato di giustificare la loro presenza a un ricevimento nuziale in cui erano presenti anche dei disassociati ragionando cosi: “Non sono seduto al suo stesso tavolo, per cui non sto mangiando con il disassociato”.

La scrittura dice: ‘di cessar di mischiarci in compagnia di’ tali persone. Se chi organizza un ricevimento viola questa chiara istruzione invitando persone disassociate, ha l’obbligo di informarne tutti gli invitati in modo che questi possano decidere se essere presenti o meno. Se un A. o un SM manifestasse scarso giudizio sotto questi aspetti al punto da far sorgere in altri seri dubbi, potrebbe perdere l’idoneità scritturale a prestare servizio nell’incarico (1Tm 3:13). Non sostenendo la Parola di Dio, ha mancato di conservare la spiritualità della congregazione (Tito 1:9). Coloro che hanno privilegi extra nella congregazione, saranno spinti dall’amore a stabilire un buon es. che tutti possono seguire, prendendo la direttiva nel salvaguardare la congregazione dallo spirito del mondo (2Co 6:3). (Schema ad. A. col CO Mar. 99–Ago. 99)

FIGLIO PUÒ PREGARE QUANDO È PRESENTE IL PADRE DISASSOCIATO?:


Alla domanda se un figlio dedicato può pregare all'ora dei pasti a tavola quando è presente il padre disassociato, la risposta è no. Questo per il fatto che quando uno prega alla presenza di un disassociato la preghiera è una relazione spirituale col disassociato. Pertanto i familiari possono fare la preghiera per proprio conto e poi prendere il pasto (SPA:SSF 11.2.85)

AVERE CONTATTI INGIUSTIFICATI CON UN DISASSOCIATO:


Chi non tenesse in nessun conto l'ammonizione di non avere un'ingiustificata associazione con un disassociato, non sarebbe un esempio e potrebbe perdere gli speciali privilegi nella congregazione Oltre a ciò, se malgrado l'aiuto a vedere le cose dal punto di vista di Dio e forse ripetute ammonizioni, non smettesse di associarsi con la persona espulsa, potrebbe essere oggetto lui stesso alla disassociazione  W 1.1.82 p 26 (SSE 15.9.84)

Ci presenti una situazione che riguarda una persona interessata che ha contatti con un disassociato. Il principio esposto in 1Co 5:11 risponde alla domanda. Se questa persona interessata vuole divenire un componente della congregazione deve sostenere il punto di vista di Geova espresso in questo versetto e troncare ogni rapporto con i disassociati. Certamente il proclamatore che tiene lo studio dovrebbe aiutare questa persona a capire e rispettare questo principio (SCD:SSD 27.3.91)

DISASSOCIATI PER ADULTERIO CHE CONVIVONO:


Ci portate all'attenzione il caso di 2 persone disassociate per adulterio che convivono. Come potete ben comprendere essi devono separarsi e smettere di convivere se desiderano essere riassociati. Le opere degne di pentimento passano ovviamente da questa strada. Per quanto riguarda la possibilità che lei viva insieme alla figlia nell'appartamento il cui affitto è pagato da lui, non crediamo che in questo sia nostra. responsabilità entrare. È una decisione che spetta a loro prendere. Naturalmente ella non sarebbe libera di frequentare lui o di agire come se fossero dei fidanzati. Se quando vi saranno le condizioni legali per farlo, essi decideranno di sposarsi, la congregazione potrebbe non avere nulla da obiettare, se si accerterà che l'ex marito, decidendo di separarsi legalmente dalla moglie, abbia inteso indicare il suo mancato perdono per l'adulterio. In tal caso si configurerebbero le condizioni indicate in W 1.4.75 p 223, 224. Spetterà comunque a voi determinare l’aspetto della questione (SCD 6.8.91)

LAVORARE ASSIEME A UN DISASSOCIATO:


Riteniamo che la decisione presa dal fratello di avvalersi dell'opera di un disassociato non sia saggia. Quindi sarà opportuno incoraggiarlo ad interrompere il rapporto di lavoro col disassociato appena sarà possibile. Se dovesse esistere un contratto molto probabilmente non si potrà sciogliere immediatamente, comunque farebbe bene per la sua salute spirituale e per il bene di tutti, ad interrompere il contratto di lavoro appena sarà possibile. Che dire della sua posizione in seno alla congregazione? Se dovesse venire criticato per aver assunto un disassociato non sarebbe più libero da accusa e dovrebbero essere rivisti i suoi requisiti.

Quindi il corpo degli A. deve esaminare se il problema del fratello è divenuto causa di disturbo in seno alla congregazione Se vi è turbamento allora dovrebbe essere rimosso dall'incarico di SM. Ma qualora non fossero sorti dubbi in seno alla congregazione allora sarà sufficiente assistere il fratello perché prenda la decisione di non avvalersi più dell'opera di un disassociato onde eviti di essere possibilmente rimosso dall'incarico nel futuro (SCA:SSC 12.11.83)

La W 1.1.82 p 24 tratta i problemi che possono sorgere in relazione agli affari e al lavoro quando una persona viene disassociata. Perciò si potrebbe indicare ai fratelli che continuando a lavorare alle dipendenze di un disassociato, che vi può essere il pericolo di poter rimanere influenzati da lui a danno della spiritualità e della relazione con Geova e con la sua organizzazione. Devono comprendere che la relazione esistente tra loro è cambiata e dovranno evitare in modo assoluto qualsiasi associazione sociale o spirituale con lui. Ma oltre a ciò devono anche riflettere sulla possibilità che rimanendo alle dipendenze del disassociato essi possono far inciampare qualcuno nella congregazione (1Co 10:32) Se ciò dovesse succedere, renderebbe necessario escluderli da privilegi speciali, non solo per quanto riguarda gli incarichi di A. o SM, ma anche dal fare la preghiera, fare parti dal podio e qualsiasi privilegio che li porrebbe davanti alla congregazione come esemplari.

Per questo si dovranno invitare questi fratelli a considerare la cosa in preghiera per essere illuminati nella decisione da prendere. (Pro 2:1013) Facendo ciò potrebbero pensare che sia saggio lasciare il posto di lavoro valutando che sia più importante la salvaguardia della loro spiritualità che i vantaggi e la sicurezza economica che hanno rimanendovi. (Sl 37:5, 25; 55:22) Comunque lasceremo loro la decisione, e se decidessero di rimanere, dovranno assumersi la propria responsabilità dinanzi a Geova. (Gal 6:5) Però se rimanessero con un atteggiamento di sfida verso la decisione della congregazione per la disassociazione, forse criticandola presso altri o giustificando il disassociato o cercando di diminuire la gravità del suo peccato, allora sarà necessario parlargli in modo fermo, indicando il pericolo che corrono insistendo in tale atteggiamento. (Gal 6:1) Ma se decidono di rimanere solo perché non hanno sufficiente fede per lasciare la sicurezza economica del lavoro, lasceremo loro la responsabilità (SCB:SSA 26.3.84)

Veniamo informati che un fratello ha assunto un disassociato alle sue dipendenze per lavoro. La W 1.1.82 p 24 e 26 parla solo di casi di chi è dipendente di un disassociato o di un datore di lavoro T.d.G. alle cui dipendenza lavora un disassociato. Ma non ci porta alla conclusione che una persona sia soggetta alla disassociazione. Egli potrebbe avere ragioni personali per l'assunzione di un disassociato, ragioni o motivi che noi non siamo autorizzati a esaminare o giudicare. Al §27 si parla di disassociare quelli che si associano ai disassociati, ma vi sono condizioni che devono esistere perché la persona sia soggetta alla disassociazione. Ad es. venivano indicati questi 3 punti: (1) una persona che si è schierata dalla parte del trasgressore; (2) deve essere ammonita e se necessario ripresa con severità; (3) se dopo l'ammonizione non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, potrebbe essere chiamata davanti ad un comitato giudiziario Ora, tornando al caso che stiamo considerando, sembra che non vi siano indicazioni che facciano pensare che il rapporto sia più che un rapporto di lavoro.

Non ci sono evidenze che il fratello tenga compagnia al disassociato anche dopo l'orario di lavoro o che abbia rapporti sociali o spir. con lui. Quindi egli non potrebbe essere definito come quelli menzionati al §27. Perciò non dovrebbe essere chiamato davanti ad un comitato giudiziario Comunque, pensiamo che sarebbe opportuno che parliate con questo fratello per fargli vedere il pericolo che può correre stando tanto tempo con un disassociato anche se per lavoro. Se poi vi fossero molti fratelli che sono rimasti turbati da ciò che il fratello ha fatto, tanto che egli ha perduto la stima della congregazione, non sarebbe esemplare e non gli si dovrebbero dare privilegi. Se è un A. o un SM ciò si potrebbe riflettere anche sui suoi requisiti e voi A. potreste pensare che sia necessario esaminarli (SCB:SSA 20.4.84)

ESSERE CLIENTI O FARSI CURARE DA UN DISASSOCIATO:


Ci chiedete se è giusto farsi curare da un disassociato. Come voi sapete bene, coloro che sono leali a Geova non rivolgono ai disassociati né il saluto né la parola, questo perché seguono il consiglio di 2Gv 911. Ora nel caso in cui un cristiano fosse obbligato sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare un determinato rapporto con un disassociato, allora potrà discutere con lui su questioni di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d'amicizia sarebbero cose del passato. Coloro che sono implicati nel problema farebbero bene a chiedersi: È indispensabile che mi rivolga a questo disassociato per ricevere i suoi trattamenti? Potrei rivolgermi altrove? Che cosa penseranno i miei fratelli del fatto che mi faccio curare da un disassociato? Potrei col mio comportamento influenzarli in maniera negativa? Potrei io essere in qualche modo influenzato dal comportamento di questo disassociato? (SSC 24.2.84)

Ci chiedi se i fratelli possono continuare ad essere clienti di un disassociato. Con questi fratelli possiamo ragionare se sia indispensable servirsi del negozio del disassociato e se non sarebbe meglio troncare ogni rapporto per evitare il pericolo di essere influenzati da lui in qualche modo. Poi lasceremo la decisione a loro. Naturalmente sempre che non abbiamo associazione spirituale o sociale col disassociato (SCB:SSA 26.2.84)

QUANDO IL PROPRIO FIDANZATO VIENE DISASSOCIATO:


Quanto esposto nella W 15.1.64 p 43 non è più da ritenere corretto. Rimane una responsabilità della persona credente decidere se sciogliere il proprio fidanzamento con una persona che è stata disassociata, anche se sotto certi aspetti potrebbe essere suggeribile. Dal momento che il credente decide di mantenere il fidanzamento, quali princìpi dovrebbero guidare coloro che si vengono a trovare ad avere un certo tipo di relazione col disassociato? La W 1.1.82 tratta tali princìpi che valgono sia per i genitori del disassociato, quanto per i genitori della sorella che desidera mantenere il suo fidanzamento.

La rivista dice che potrebbe essere necessario discutere col disassociato questioni, per es. che riguardano il matrimonio o altre cose legate al fatto che verranno acquisiti dei legami di parentela, ma "le conversazioni spir. e i rapporti di amicizia sarebbero cose del passato". Parlando di coloro che rientrano nell'immediata cerchia familiare del disassociato, viene detto che "pur continuando a riconoscere i vincoli familiari, non avranno più alcuna relazione spir. con lui". Infine, riferendosi ai parenti che non vivono in casa col disassociato, aggiunge che "dovrebbero sforzarsi di evitare l'associazione non necessaria". (p 24, 28, 30) Questa dovrebbe essere la linea di condotta da rispettare. E responsabilità degli A. aiutare singolarmente coloro che sono interessati al problema a tener conto dei princìpi scritturali. È responsabilità degli A. determinare quando un'associazione con un disassociato va oltre il limite consentito dalla norma di Dio e intervenire, dopo ripetuti ammonimenti, con qualche misura disciplinare (SCD:SSD 14.1.92)

Essendosi lui volontariamente dissociato, sarebbe bene consigliare la fidanzata di interrompere il fidanzamento. Comunque spetta a lei decidere visto che aveva già dato la sua parola al fidanzato prima che si dissociasse. Se ritiene di tener fede alla parola data è libera di farlo, è la sua decisione. La congregazione non interverrà. La situazione sarebbe diversa se uno si fidanzasse con una persona già disassociata. Naturalmente nel mantenere fede alla parola data la sorella non farebbe la scelta migliore spiritualmente parlando (SCA:SSF 10.2.83)

Ci dite che una persona che studia la Bibbia al momento dell'inizio dello st. era fidanzata con un disassociato. Sembra che sia stato detto che se ella si battezzasse in questa condizione verrebbe disassociata, perciò è stato interrotto lo st. Crediamo che le circostanze richiedano una diversa soluzione del problema. Dato che questa persona non era a conoscenza della verità quando si è fidanzata col disassociato, la cosa rimane una sua decisione di coscienza. Sarà lei a decidere se continuare a rimanere fidanzata col disassociato e poi sposarlo. Quindi sarebbe appropriato continuare lo st., spiegandogli quali rischi spir. corre sposando un disassociato e lasciando la decisione finale a lei.

VISITE DEGLI A. AI DISASSOCIATI:


NON SI SEGNA IL TEMPO COME SERVIZIO:
Riguardo alla domanda sulle visite annuali ai disassociati, la W che spiega la disposizione delle visite ai disassociati non specifica che si debba contare il tempo come servizio di campo. Quindi, è bene attenersi alla regola indicata da Paolo in 1Co. 4:6 di ‘non andare altre ciò che è scritto’. La W 15.4.91 p 223, spiega che gli A. fanno queste visite con lo scopo di mostrare quanto sia misericordioso Dio e come si preoccupa di coloro che si sono allontanati da Lui. Gli A. considerano quindi queste visite come una parte della loro opera pastorale. Con questa ottica, crediamo non si debba segnare il tempo dedicato a tali visite come se fosse attività di evangelizzazione. (SCB:SSB 19.12.96)



Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova
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01/08/2020
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