Materiale stampato dal sito INFOTDGEOVA.IT a cura di Achille Lorenzi

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Monday, 23 October 2017 00:58
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:: STORIA E DOTTRINA ::

ANIMA
ovvero:
"Verissimamente ti dico oggi io sarò con voi nella Congregazione"
(prima parte)

Non credo di andare lontano dal vero se suppongo che una promessa scritta, come quella che apre questa pagina sulla questione dell'anima nella Bibbia, fatta da parte mia a un TG, non lo renderebbe affatto contento. Di sicuro egli vorrebbe che io ponessi due puntini prima della parola "oggi", subito dopo "ti dico", promettendogli cioè che: oggi entrerò a far parte dei Testimoni di Geova. Sono certo che se io invece volessi porre i due punti dopo la parola "oggi" (ricalcando la NM dei TG in Lc 23,43) lui si terrorizzerebbe. E sappiamo tutti perché. Perché questa frase, che nella NM contiene la promessa di Gesù al buon ladrone di portarlo in paradiso, secondo l'intendimento del CD dei TG, con i due punti messi dopo "oggi", lascerebbe intendere un essere nel paradiso (e per me nella Congregazione) lontanissimo nel tempo. Tanto lontano che il povero ladrone, pur divenuto buono, starebbe ancora "aspettando nel sonno della morte" il suo ingresso nel paradiso promesso.


«In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (Luca 23:43, CEI)

Come si vede i boomerang ritornano e, con buona pace del CD che l'ha lanciato, il nostro zelante TG che gradirebbe un "oggi" di 24 ore, dovrebbe aspettare invece le calende greche prima di vedere me aderire alla Congregazione geovista.

Raccomando di prendere buona nota del seguente siglario che utilizzerò in questo lavoro:

- TG = Testimoni di Geova
- TOR = La Torre di Guardia (rivista)
- SVE = Svegliatevi! (rivista)
- CD = Corpo Direttivo dei TG
- NM = Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (ediz. 1987, salvo indicazione diversa)
- NMrif = idem ma con riferimenti e note in calce
- WT = Società  Watchtower (Torre di Guardia)
- KIT = The Kingdom, Interlinear Translation of the Greek Scriptures (Nuovo Testamento interlineare greco/inglese).
- Le sottolineature sono nostre.

LA POSTA IN GIOCO PER LA WT

E iniziamo elencando l'enormità del disastro che avverrebbe alla dottrina geovista se fosse vero che quei due puntini dovessero essere messi PRIMA di "oggi" e non dopo.

Se fosse cioè giusto il modo come da secoli si è capita quella promessa di Gesù, comprensione che ha evidentemente guidato l'apposizione della punteggiatura (che nei codici antichi non esisteva), il geovismo praticamente crollerebbe rovinosamente venendo silurato su vari pilastri basilari (come successe alla statua coi piedi di argilla). Di qui la dietrologia non dichiarata che impone al CD dei TG di tenere la sua posizione a spada tratta, perfino a costo (e lo vedremo) di editare una Bibbia speciale che nessuno pubblica più per avere almeno uno striminzito mezzo appoggio alla sua tesi... Ma eccoci all'elenco dei pilastri che verrebbero maciullati da quei due piccoli innocentissimi puntini se messi prima di "oggi":

- Cadrebbe la tesi dell'anima come rappresentante il tutto dell'essere umano: Gesù infatti, promettendo al ladrone "Tu sarai con me oggi stesso" e restando di sicuro il corpo in terra, intenderebbe confermare che nella persona umana esiste un quid di misterioso, impalpabile, invisibile, che alla morte del corpo sussiste e che in esso è racchiusa l'identità, il "tu", dell'essere umano;

- Cadrebbe la tesi della mortalità di detta anima: appunto perché nella promessa è anche assicurata la sussistenza post mortem.

- Cadrebbe la distinzione tra reame dei cieli e paradiso terrestre: appunto perché Gesù, che sarebbe andato in cielo quello stesso giorno,  promettendo che il ladro sarebbe stato "con lui nel paradiso" avrebbe identificato quest'ultimo con il Reame dei Cieli ("paradiso" cioè non sarebbe che un altro modo di denominare il "cielo" o "reame dei cieli" e non una dimora terrena in un giorno lontanissimo);

- Cadrebbe la distinzione tra unti e pecore e la loro diversa destinazione: infatti Gesù promette al ladro di averlo "con sé" ma Gesù, Unto numero uno, sarebbe andato nel Reame dei cieli. Quindi il Reame dei cieli ospiterebbe anche "altre pecore" come il ladro pentito che unto non era (l'unzione sarebbe iniziata a Pentecoste);

- Crollerebbero di conseguenza anche tutte le tesi che si appoggiano a questa promessa del paradiso terrestre, e cioè: l'imminenza di Armaghedon; il futuro governo celeste sui sudditi terrestri; la grande opera di educazione del millennio; l'assoluzione dei peccati regalata dalla morte perché non sarebbe vero che si sarebbe giudicati in base alle opere compiute "dopo" e non "prima" di morire; le promesse relative al governo terrestre fatte agli anziani e patriarchi; quella fatta alle sole altre pecore che passano indenni per Armaghedon di avere il "privilegio di ripopolare la terra", e via demolendo....

Insomma avremmo un effetto valanga che travolgerebbe tutto. E avremmo anche che non finirebbe a breve il mondo poiché, non essendoci più il rimanente della classe dei 144.000 a cui riferirsi per l'approssimarsi della fine (che ora si dice verrebbe quando sarebbero quasi ridotti a zero), la fine del mondo sarebbe rimandata sine die.

Noi, come in progetto, appunteremo la nostra analisi critica solo sulla esistenza dell'anima, come la intendono i cattolici, e sulla sua sopravvivenza, cioè sulla immortalità dell'anima umana. I frutti demolitori connessi, che immaginiamo saranno colti con piacere da tanti bereani, costituiranno come un regalo aggiunto, ulteriore a quello della certezza di continuare ad essere perché, come dice la nostra Chiesa, "vita mutatur non tollitur" (la vita viene cambiata non estinta). Oltre questa consolante verità, si avrebbero  cioè i più ampi motivi per uscire da "babilonia la piccola" quale è ai nostri occhi la Congregazione geovista. Ultima precisazione: parleremo sempre di "anima", ricordando che, nel linguaggio cattolico si è soliti usare, come termini equivalenti, anche le dizioni: anima umana, anima spirituale, anima intellettiva, spirito, spirito umano. L'attenzione al contesto fugherà ogni equivoco.

Alcune premesse e riflessioni previe di metodo

I ricercatori critici si trovano perfettamente d'accordo con le seguenti dichiarazioni, ammissioni e regole, fatte dal CD dei TG, che elenchiamo sotto lettere alfabetiche. Stampando queste regole il CD non ha sbagliato. Ha sbagliato dopo, a dimenticarsele (a meno che non ritenesse già da prima che lui era superiore ad esse e poteva conculcarle a piacere). Ad esse faremo spesso riferimento dopo aver letto certe trovate del CD. Giudicherà il lettore se si tratta di un riferimento legittimo e pertinente o no. Ed esponendole preventivamente ci permetteremo qualche logica domanda.  

A)- «Dire e dimostrare che un’altra religione è falsa non è una forma di persecuzione religiosa per nessuno.... Non è persecuzione religiosa il fatto che una persona informata smascheri pubblicamente una certa religione indicando che è falsa, permettendo così di vedere la differenza tra la religione falsa e la religione vera... Smascherare pubblicamente la falsa religione... è un servizio di pubblica utilità, anziché persecuzione religiosa.» (TOR 15/6/64, p. 368).

È evidente che in questo caso il CD intendeva incoraggiare i propri TG a insistere imperterriti nella loro denuncia contro le altre chiese. Ciò li rendeva benemeriti, poiché la falsità e l'errore vanno perseguitati, a beneficio delle persone che, disingannate, usciranno da quelle organizzazioni. Ma…  
- Ma la cosa non dovrebbe valere anche per i TG? - Possibile che se qualche persona informata smaschera la falsità della loro religione, la falsità della loro Bibbia, non fa opera di pubblica utilità ma sta perseguitando una povera piccola indifesa minoranza? - Ragionare così non è "adoperare due pesi e due misure", cosa che Geova aborrisce? (cf Pv 20,10 e 20,23).  

B)- «Ogni evidenza [=prova] dev'essere usata onestamente. Non togliete una citazione dal contesto. Accertatevi che ciò che dite sia esattamente ciò che l'autorità citata voleva dire.» (Manuale per la scuola di Ministero Teocratico, p. 155).

Ricordando il Caso Civiltà Cattolica (cf  il 2° caso elencato appresso) si potrebbe chiedere:  
- Ma quando il CD ha commissionato ai suoi tipografi che stavano stampando la Svegliatevi! di scrivere che Civiltà Cattolica aveva espresso "grandi elogi per i TG" si era accertato che quello era esattamente ciò che l'autorità citata - in questo caso la rivista Civiltà Cattolica - voleva dire?  
- E nel caso se ne fosse accertato, vedendo con tutta evidenza che essa invece esprimeva una critica stroncatrice, perché ha fatto credere ai suoi TG che invece aveva espresso “grandi elogi”?  
- Lo sa il CD che in una TV locale (disponiamo della registrazione) due suoi TG sono diventati rossi come peperoni perché, fiduciosi nella sincerità della SVE, avevano citato proprio quest' articolo su Civiltà Cattolica così come lo avevano appreso da SVE, per trovare un appoggio alla religione geovista, e sono rimasti di stucco quando qualcuno ha mostrato loro la manipolazione di quell'articolo, così come l'aveva scoperta il Minuti? 
- Anche nel caso della citazione potata "la Croce N.T." tratta dal dizionario del Liddell e Scott (cf 1° caso elencato), il CD si era accertato che ciò che lui sostiene (che cioè xylon non significhi mai croce nel NT) era proprio ciò che l'autorità citata - in questo caso il Dizionario della Le Monnier - voleva dire? Non è piuttosto il caso di rispondere: “Altroché se se ne era accertato! Era così certo che diceva il contrario che ha pensato bene di potare le parole che avrebbero smentito la sua tesi!” 

C)- «Dobbiamo esaminare non solo ciò che personalmente crediamo, ma anche ciò che è insegnato da qualsiasi organizzazione religiosa alla quale siamo associati.... Se amiamo la verità, non c'è nulla da temere da tale esame.» (La verità che conduce alla vita eterna, p. 13) 

È evidente che con queste parole il CD sta invitando i probabili "pesci" da catturare a riesaminare criticamente la propria fede, per vedere se non è il caso di passare a quella geovista. Ci chiediamo:  
- Non è vero che qui il CD si mostra sicuro di poter esibire che la verità sta dalla sua parte? e che se i "pesci" esaminano la Bibbia (con il suo aiuto si capisce!) presto si convinceranno che erano nell'errore?  
- Ma perché allora il CD non dice queste stesse cose ai suoi TG permettendo loro di esaminare ciò che dicono altri che contestano la loro fede?  
- Perché ha molto da temere da tale esame?  
- Perché da un lato li invita ad essere “bereani”, a giudicare di tutto con acribia e a controllare se le cose stanno realmente così (cf il prossimo punto E) e, dall’altro, mette loro dinanzi impedimenti fatti di: spauracchio degli apostati, di Satana che li tenta, della mancanza di fede se osano verificare ciò che è stato scritto sugli stampati? Non siamo di nuovo al doppio peso?

D)- «È evidente che anche una cosa apparentemente insignificante come l'uso o l'omissione di una virgola o di un articolo determinativo o indeterminativo può a volte alterare il significato corretto del passo originale.» (NMrif p. 7)

E bravo il CD! complimenti! parole sante! ma... queste parole:
- non corrispondono perfettamente all'invito di essere "bereani", cioè occhiuti, attenti a che il testo - dicesi il testo prima ancora che l'interpretazione! - non sia manomesso con certi accorgimenti di questo tipo che bastano a fargli cambiare senso? (per es. i due punti a Lc 23,43, o l'aggettivo "altre" a Colossesi; due esempi che saranno inseriti nella lista degli inganni)
- ma, se è così, perché mai quando noi obblighiamo i TG ad una analisi serrata che evidenzia le indebite libertà che il CD si è prese nei confronti del testo sacro, perché mai invece di lodarci per il nostro bereanesimo (oltretutto raccomandato dal loro CD), ci tacciano di pignoleria, di cuore insincero, di cavillosità e via aggettivando?...  

E)- L'invito ad essere “bereani”, ad accertarsi di ogni cosa è un accenno che tutti i TG conoscono perfettamente. Per i non addetti, si tratta di una esortazione che il CD trae dall'atteggiamento degli abitanti di Berea che, davanti alla proclamazione di Paolo, procedevano "esaminando attentamente le Scritture ogni giorno per vedere se queste cose stessero così" (At 17,10 - NM). Ebbene questi Bereani meritarono di essere qualificati dalla Bibbia "di mente più nobile di quelli di Tessalonica", i quali evidentemente non si accertavano. Le logiche domande…

- ma (cf quanto detto al punto C) l'accertamento va limitato alle Scritture (che, basta essere un po' culturalmente indifesi, e il proclamatore esperto farà dir loro ciò che vuole) o può e deve estendersi anche a qualsiasi cosa ci viene detta a voce o negli stampati della WT?  
- in fin dei conti aderire al geovismo non significa aderire a quella precisa Organizzazione? E non sarebbe ridicolo dire: “Io resto geovista perché anche se l'Organizzazione imbroglia, o non è competente o mi delude, però Geova e la sua Bibbia non ingannano.”[1] Quindi non sarà giusto se noi, pesciolini molto desiderati dal CD, ci accertiamo anche se è vero quello che lui fa stampare?

F)- Il CD mostra di conoscere perfettamente la storia del pastorello e del lupo, con ciò che ne consegue: se alcun per bugiardo è conosciuto, anche se dice il ver non è creduto. E perciò raccomanda ai suoi la sincerità. Il dottor Achille Aveta (profondo conoscitore del geovismo) ci ricorda nel suo "Testimoni di Geova essere o non essere?" che ai TG veniva inculcato lo slogan anticattolico "falsa in uno falsa in tutto".

A noi va benissimo come criterio. Ma sarà o no giusto rimandarlo indietro come un boomerang se, puta caso, sarà il CD ad essere trovato in difetto? Si capisce, in cose sostanziali, per le quali ci va di mezzo la salvezza eterna. Le "piccole" bugie, si sa, non risparmiano nessuno. E comunque deve trattarsi di bugie ufficiali e non provenienti da singoli esponenti. In altre parole noi dovremmo trovare, per rifiutare il CD o la Chiesa Cattolica o qualsiasi altra organizzazione, la menzogna in relazione alla salvezza religiosa, la salvezza eterna, proclamata dalla fonte ufficiale che si è proposta come Madre e maestra in nome di Dio.

G)- Poi abbiamo identità di vedute anche in relazione alla perla più assoluta: la KIT, ovvero la The Kingdom, Interlinear Translation of the Greek Scriptures, che è il testo critico del Nuovo Testamento in forma interlineare; una riga del testo originale in greco e una sotto ad esso di traduzione ufficiale della WT in inglese. L'opera è stata realizzata da due protestanti (Westcott e Hort) ma assunta ed edita in proprio dalla WT come Bibbia di riferimento per verificare la bontà o meno delle traduzioni. Quindi essa non solo è estremamente utile in caso di contestazioni relative alla traduzione ma, trattando con dei TG, è assolutamente necessaria: ecco perché…

Il CD l'ha caldeggiata ai suoi fedeli con queste parole:  «Ciò che noi come studenti biblici dovremmo volere è quello che dice il testo greco originale. Solo avendo questo basilare significato possiamo determinare se la Traduzione del Nuovo Mondo o qualsiasi altra traduzione della Bibbia è giusta o no.» (TOR 1/6/70, p. 340) 

Siccome anche secondo noi questo testo critico è di tutto rispetto, accettiamo con entusiasmo l'invito ad usarlo come metro di riferimento, come autorevole fonte di giudizio, diciamo come verdetto di Cassazione in caso di contestazioni tra la nostra Bibbia e la NM. Il TG che volesse esimersi da tale confronto al testo critico dovrebbe domandarsi:
- ma il mio CD non ha detto che senza quel significato del testo originale io non posso determinare se la traduzione del NM è giusta o no? 
- quanto al cattolico che trovasse un TG che si schermisce dicendo che, siccome lui non conosce il greco, non adopera la KIT avrà tutto il diritto di dirgli che non può essere sicuro che i suoi capi hanno fatto una buona traduzione!  
- infine dicendo quelle cose il CD non ha anche detto che i suoi TG non possono giudicare della giustezza o meno della versione cattolica (o di qualsiasi altra)?  

H)- Le credenze dei Testimoni di Geova «sono basate esclusivamente sulla Bibbia»… «I Testimoni di Geova credono che l’intera Bibbia è l’ispirata Parola di Dio e, anziché aderire a un credo basato  su tradizioni umane, si attengono alla Bibbia come norma per tutte le loro credenze». (Ragioniamo p. 389)

Nulla da dire. Condividiamo e rispettiamo questo loro credo. Anche se noi cattolici diremmo che le nostre credenze sono basate tutte sulla Rivelazione divina che si è depositata ed è stata trasmessa nella mente dei testimoni dei fatti e detti del Signore Gesù formando, oltre che la Bibbia-libro, la Parola di Dio trasmessa dalla Tradizione Sacra. Anche questa è ritenuta dalla nostra Chiesa base di conferma del pensiero divino perché  “co-fonte” dell’unica Rivelazione. Anzi, per quanto attiene l’individuazione dei libri Sacri che poi furono scelti a formare il Canone biblico, la Tradizione “supera” la Bibbia stessa della quale la Chiesa ha fatto a meno per tanti anni e continua a farne a meno per ogni cristiano analfabeta senza che alcuno patisca detrimento dell’intera ricchezza del deposito rivelato.

Tuttavia, adattandoci a questa posizione geovista, diremo che in certo modo lasceremo che i TG giochino in casa. Nel senso che non andremo a trattare temi che non possano avere nella Bibbia la loro soluzione.

I)- Siamo anche d’accordo che bisogna stare attenti perché «L’interpretazione personale può indurre a torcere le Scritture», che è «Proibito aggiungere o togliere dalla Parola di Dio» perché Prov. 30,5 ammonisce «Ogni detto di Dio è raffinato. Egli è uno scudo a quelli che si rifugiano in lui. Non aggiungere nulla alle sue parole, affinché egli non ti riprenda, e affinché tu non sia trovato mentitore.» E prendiamo buona nota del comando del CD che ci dice «Dovete usare le Scritture onestamente… maneggiando rettamente la parola della verità.» (tutte da Accertatevi, p. 63-64)

E vorremmo perciò ricordare caldamente ai nostri cari fratelli TG (fratelli nell’unico Dio Padre) di prendere buona nota che qualora le nostre critiche al loro CD cogliessero nel segno non devono prendersela con noi poiché appunto non siamo noi a riprenderlo e a dichiarare che è mentitore ma “Egli”: Dio in persona. Lo dice la Bibbia!  

J)- “Sappiate rendere conto della vostra fede”. E’ la raccomandazione di Pietro, ripresa dal CD. Esso invita a rispondere a chi chiede le ragioni, siano bibliche siano razionali, del perché, del dove si basa la fede geovista.

È proprio quello che andiamo cercando: una risposta al perché di certe prese di posizione del CD. Vorremmo cioè una risposta che giustifichi certe stranezze, sovvertimenti biblici (come a noi paiono) inesattezze, forzature interpretative ecc… di cui il CD si è reso colpevole e sulle quali continua ad insistere difendendole, nonostante le proteste corali del mondo degli esegeti biblici. Si tratta di punti seri e non di mera curiosità accademica o quizzaria. Vogliamo dire che non ci interessa affatto una risposta alla domanda “con chi si sposò Caino?” Anche perché per sapere la risposta a questo quesito non occorre né una rivelazione soprannaturale né il ricorso ad esegesi biblica!…

K)- Altro invito del CD che non possiamo non condividere è quello di andare alle fonti. Bisogna dare spietatamente ostracismo alle prevenzioni, al sentito dire, ai pregiudizi... Le fonti della dottrina geovista sono gli stampati della WT. Tutto è ufficiale, per chi non lo sapesse. E il singolo TG, con cui dovessimo dialogare, potrebbe difettare di accurata conoscenza e non far testo. Quindi vedremo di documentare i nostri rilievi critici, almeno quando le cose non siano già arcinote lippis et tonsoribus, rimandando a citazioni precise tratte da testi geovisti.

Naturalmente ci aspettiamo che da parte del CD, e/o del TG che volesse prenderne le difese, si faccia altrettanto. Che cioè se si critica la posizione cattolica lo si faccia sulla base dei documenti ufficiali di essa e non su quella del comportamento di “alcuni” membri della cristianità.

La critica deve rivolgersi strettamente alla dottrina delle due denominazioni. Il comportamento non fa testo poiché potrebbe essere non congruente con ciò che si confessa di credere e si insegna. Anche a livello psicologico si sa che il comportamento riguarda la volontà, il credo l’intelligenza. E può darsi discrepanza (sia in casa cattolica che in casa geovista) tra ciò che si crede e ciò che si fa. 

Nota
Questi punti, contrassegnati da lettere alfabetiche, sarà bene ripassarseli ogni tanto. Essi sono utilissimi per rispondere a certe lagnanze stereotipate del CD, come ad es: fate persecuzione religiosa, ce l’avete con noi, seguite il sentito dire, i pregiudizi, siete disinformati, siete pignoli, fate dibattito ecc…  

Al contrario, diremo, proprio il fatto che condividiamo con il CD tutti questi punti dimostra che siamo in perfetta linea con il metodo di quel corretto accertamento raccomandato dallo stesso CD a chiunque: accertarsi di tutto, andare alle fonti, usare la KIT in caso di diversità, coltivare acribia bereana, con tutta pacatezza ma fermi (anzi “saldi”) nella fedeltà alla Parola di Dio e alle direttive di accertamento raccomandate dallo stesso CD dei TG.

Conosciamo tutti quali sarebbero le "prove" a cui il CD appoggia la sua tesi della mortalità dell'anima che lo spinge, insieme a quella della separazione unti-pecore, a mettere i due punti di Lc 23,43 dopo la parola "oggi".

- dice che Gesù in quel giorno non è andato in cielo perché è stato risuscitato (più correttamente dovrebbe dire "ricreato" e non l'uomo Gesù ma Michele arcangelo);
- che al cielo è asceso solo 40 giorni dopo;
- che la Bibbia insegna che l'anima non sopravvive e perciò al ladro dev'essere stato promesso il paradiso postarmaghedoniano;
- e poco più...

In pratica l'esegesi geovista avviene scegliendo dei versetti a cui si assegna la valenza di vertice predominante e in base a questi si leggono e interpretano gli altri; i quali, anche se suonassero in maniera stridente con la tesi assunta, vengono costretti al silenzio. Così accade per esempio ai versetti che mostrano Gesù redivivo con il suo preciso corpo già crocifisso (seppur trasformato dall'evento della risurrezione che gli ha conferito capacità inedite: passare i muri, spostarsi con la velocità del pensiero, apparire e scomparire...). Il CD, forte dei versetti vertice scelti, sentenzia che "deve" trattarsi di materializzazioni fatte a bella posta; che quel corpo non era quello crocifisso perché "carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio" ecc.

Ma basterebbe, ed è la prima critica che formuliamo e che vale come metodo ermeneutico per ogni altra situazione, scegliere come versetti-vertice quegli altri,  mortificati dal CD, per interpretare in maniera diversa i primi. Per esempio dando fiducia alla Bibbia che mostra lo stesso Crocifisso redivivo... (lo "stesso": guardate i fori, toccate, pizzicatemi, datemi da mangiare, sono proprio io!)

- si potrebbe ricavare che l'evento della risurrezione trasforma il corpo umano in modo tale da renderlo capace di vivere nella dimensione spirituale indicata con la parola "cielo" o "reame dei cieli";

- si potrebbe osservare che quando S. Paolo disse che "corpo e sangue non possono ereditare" ("eredare" in geovese antico)  non intendeva affatto riferirsi al corpo di muscoli e ossa ma alla dimensione dell'uomo terreno, orizzontale, che è impossibilitato al cielo perché non è "pneumatikòs" (spirituale) e perché il Regno non si acquista con le forze terrene ma si ottiene per dono dall'alto.

- si potrebbe dare valore di vertice a vari versetti paolini (che riprenderemo!) ove Paolo dice che non vuole essere "svestito" del suo corpo terreno ma sopravestito piuttosto dell'altro, o ove dice che vorrebbe morire per essere subito con Gesù (invece il geovismo "insegnerà" a S. Paolo, debitamente nullificato dalla morte nonostante fosse Unto, che avrebbe dovuto aspettare fino al 1918 per essere risuscitato e stare con Gesù!);

- si potrebbe dare valore di vertice al versetto che assicura che Dio "abita in una luce inaccessibile" e intenderlo come riferito alla trascendenza obbligata in cui vive per natura Colui che non può stare "dentro il mondo" giacché è stato Lui a creare spazio, materia, energia e tempo, e perciò prima esisteva altrove, appunto in una "luce inaccessibile";

- conseguentemente, l'andare in paradiso significherebbe entrare in quella dimensione, cosa che viene operata dall'onnipotenza di Dio in un istante (e così sparirebbe il ridicolo viaggio verso le Pleiadi di venerata memoria), esattamente "oggi stesso". E Gesù-Dio realizzerebbe con la sua umanità, stando in quella dimensione, cioè restando nel Reame dei cieli o Paradiso il che vuol dire alla presenza beatificante del Dio Trino che lo ha reso Signore a cui ogni ginocchio si deve piegare, le sue teofanie nella dimensione spazio-temporale con il suo bravo corpo spiritualizzato dalla risurrezione.
Oltretutto si scoprirebbe che ha valore di vertice anche l'accenno di Paolo che assicura che su Gesù risorto "la morte non ha più alcun potere" e quindi concepire la risurrezione non come una mera rivivificazione, un tornare indietro nella stessa situazione esistenziale di prima (come, certamente sbagliando, la intende il CD che assimila la risurrezione di Gesù a quella di Lazzaro, del figlio della vedova di Naim, della figlia di Giairo ecc... tutta gente su cui la morte ha mantenuto il suo potere righermendoli di lì a poco).

Non vorremmo far girare la testa a nessuno, ma solo accennare al fatto che esiste una maniera diversa di interpretare [2] la Bibbia che non solo non è priva di logica e ne dà una concezione più adulta, ma che adopera (il più possibile) lo stesso modo di illuminare la Bibbia con la Bibbia tanto caro al CD (da noi cattolici si chiama "principio della analogia"). E soprattutto vogliamo far capire che l'esegesi geovista, non solo va incontro ad aporie insormontabili e ridicole (poiché se c'è una cosa certa è che Dio non può esistere dentro lo spazio; come accenna Lui stesso del resto dicendo "il cielo e il cielo dei cieli non mi possono contenere") ma che invece di armonizzare, come dovrebbe, tutta la Bibbia, ne sceglie dei versetti a cui assegna significato preponderante e ne piega altri al significato ricavato dai primi, e quelli che non riesce a piegare li trascura (e chi, non esperto di Bibbia, potrebbe immaginare che esistono?). Procedimento questo che viene da noi definito "eretico" (dal gr. "àiresis" = scelta) e che è sicuramente irrispettoso nei confronti del messaggio mutilandolo in gran parte e deformandone il significato (non è mica poco dover rinunciare alla immortalità dell'anima e alla gioia di portarsi in cielo lo stesso corpo che fa parte della nostra personalità, pur se debitamente rimesso a nuovo).

Ma entriamo più specificamente nella evidenziazione delle controprove che si possono sollevare contro la tesi geovista. Intendiamo rimanere sull'inizio intorno a  Lc 23,43; poi vedremo altri passi sulla immortalità dell'anima ma sempre facendo per così dire... giocare in casa il CD, cioè usando la loro stessa Bibbia e la logica, senza ricorrere ad altre prove positive contrarie specifiche del cattolicesimo (che rimandiamo a un regolare corso di antropologia filosofica e biblica). Diciamo che se il CD vorrà persuaderci che il suo modo di intendere Lc 23,43 è quello giusto, dovrà rispondere a tutti i sed contra che seguiranno.

Anzitutto intendiamoci sui segni di interpunzione

L'osservazione che la punteggiatura negli antichi codici non esisteva e che perciò è in facoltà del traduttore metterla dove crede meglio, è giusta. Ma non sarebbe giusto ricavarne una possibilità d'arbitrio. Egli dovrà bensì metterla dove la logica filologica lo obbliga. La logica filologica è quella scienza che ricava il senso di un vocabolo/espressione dal contesto in cui è
usato. Ora vi saranno casi in cui una parola polivalente (come "macchina") sia collocata nel contesto di una proposizione che la lascia in dubbio o permette di equivocare (es. "aspettami che domani vengo la con la macchina.") , ma se si dispone di  un contesto più ampio, del periodo e dell'argomento in oggetto il suo significato potrebbe diventare evidente (es.  aggiungendo "così sbancheremo quel montarozzo!" rende evidente che la macchina di cui si parlava  era una pala meccanica). Insomma come un giovane studente, facendo una versione, non ha la libertà di mettere a caso la punteggiatura in un suo componimento, così neanche il CD dovrebbe avere la libertà di mettere a caso o ad arbitrio la punteggiatura in un componimento altrui. Libertà che invece, in Lc 23,43, si è presa insultando il senso  logico del discorso che dice chiaramente che oggi stesso il ladro sarebbe stato con Gesù in paradiso. Si badi senso logico che appare tuttora tale a qualunque filologo anche di estrazione atea o di altra religione. Ed è apparso così per ben 19 secoli di unanime intendimento a milioni di persone. Solo alla fine del XIX secolo è sorto il CD dei TG a dire che no, il senso era del tutto diverso. Questo fatto così singolare dovrebbe essere bastante, a nostro avviso, a interrogarci a fondo sul modello/criterio esegetico seguito dalla WT. Un criterio che, all'occorrenza, sfida le regole della logica.

Primo testo: Luca 23, 43
«Ed egli disse a lui: "Veramente ti dico oggi: Tu sarai con me in Paradiso".»

NB - Dovrebbe essere chiaro che la nostra critica non è rivolta contro i due punti in quanto tali ma contro il senso che essi inducono: l'idea di un paradiso che non sarà raggiunto oggi ma in un futuro "sarai" non definito. All'idea della cristianità sarebbe funzionale anche tradurre "in verità ti assicuro che oggi tu sarai..." senza alcun segno di interpunzione. Quindi non è questione né di punti né di posizione di essi ma solo del senso che, attraverso l'uso oculato di quella punteggiatura, viene comunicato al lettore.


Foto a pagina 27 del libro "La vita ha veramente uno scopo".

Sed contra n. 1 [3]

Ci chiediamo: se è vero, come è vero, che «Nei manoscritti biblici originali in greco la punteggiatura non c'era affatto.» (Ragioniamo, p.257), perché mai il CD in "La vita ha veramente uno scopo", p. 27 ci offre la fotografia del manoscritto Vaticano 1209 ove figurerebbe una macchiolina dopo il termine greco sèmeron (oggi)? Vuol forse fare intendere che, in eccezione a tutto il manoscritto, l'amanuense di quel codice e solo quello di quel codice si è premurato di apporre un segno di interpunzione proprio dove faceva comodo alla futura WT? E che quell'amanuense ha fatto questa manovra deliberatamente in un tempo che non esistevano segni di interpunzione e senza sapere che un giorno lontanissimo sarebbero esistiti? Non è un po' tendenziosa questa esibizione? E perché il CD non osa dire chiaramente che lui vorrebbe dare questa valenza a quella fotografia ma non osa farlo per l'evidente contraddizione con l'enunciato generale dichiarato all'inizio e preferisce lasciare che il lettore di "La vita..." la ritenga probabile per conto suo? Non è piuttosto sospettabile una manipolazione di parte, apposta in tempo successivo, da qualcuno che ha consultato quel manoscritto e ha pensato bene di... aiutare il testo biblico a dire ciò che non diceva? 

Il CD cosa spera che il lettore pensi, vedendo la foto/francobollo di quel manoscritto con accanto la versione fatta da lui che trasforma la macchiolina che si vede dopo "sèmeron" in virgola, interpretandola come segno intenzionale di interpunzione? Ecco, a mio avviso, cosa spera che il lettore pensi...

«Ah! volevo ben dire! Hai visto come stanno le cose? Finalmente dei "seri studiosi della Bibbia hanno accertato che cosa ha promesso Gesù al ladro. Scava tu che scavo io sono riusciti a trovare un codice, l'unico fra i circa 3000, che dice la verita! Qui infatti, nel codice Vaticano 1209, abbiamo l'evidenza che un amanuense antico, chiaramente unico prototipo dei testimoni di Geova che si manifesteranno nel Duemila, aveva capito il giusto senso della frase e intenzionalmente ha voluto porre un segno di stacco che era e rimane illogico ma era in linea con ciò che un giorno la WT avrebbe insegnato. E perciò ha inventato il punto come segno di interpunzione, e lo ha messo dopo la parola "oggi" così da far capire a chiunque avesse letto il suo manoscritto nei secoli in cui si sarebbero inventati e usati i segni di interpunzione, che qui Gesù voleva significare uno stacco, una unione della parola "oggi" con il "ti dico" che la precede e non con il "sarai con me in paradiso" che la segue. Ma evidentemente non aveva preveduto che Babilonia la Grande, con la sua diffusa predicazione [e, mi duole ammetterlo, con la latitanza di predicazione contraria da parte dello Schiavo geovista fattosi uccel di bosco] avrebbe obnubilato la forza di questo puntino [anche se mi suona molto strano il fatto che non abbia tentato di cancellarlo. La scusa per farlo - e poi chi se ne sarebbe accorto? - era valida. In nessun altro punto del manoscritto quell'amanuense ha usato una seconda volta quel segno di interpunzione. E di occasioni non gliene mancavano! Ma sì, stavolta non dev'essere stato Satana ma il provvidenziale Geova a rendere così ottusa Babilonia/Chiesacattolica da farle mantenere proprio al centro della Cristianità, in Vaticano, quel puntino che per la sua interpretazione è come una mina vagante nel mare dove lei stessa naviga. E mi suona anche strano che Geova non abbia illuminato altri amanuensi originari a mettere pure loro il puntino, né i copiatori di questo manoscritto a ripeterlo!... Boh!]. Comunque, nonostante qualche... piccola difficoltà logica la presenza di questo punto, che certamente la Provvidenza ha voluto,  impone di prendere questo manoscritto, dargli la valenza di vertice su tutti gli altri e di sculacciare tutti gli amanuensi che hanno composto altri manoscritti basandosi su questo per aver omesso di copiare anche il puntino fatato. È vero che, data l'antichità del manoscritto, esso pullula di analoghe macchioline [non escluse cacchette di mosca] sia dentro il testo che tra le righe ma se il vero Dio è Geova e se quel puntino sta proprio lì, quello non è casuale come tutti gli altri ma intenzionale e tale da doversi imporre a tutti gli altri manoscritti che non riportano lo stesso fenomeno. Ne va... - ne va la vita! direbbe Don Abbondio - ne va la stabilità o la demolizione, con conseguente crollo totale, dei pilastri dottrinali che dipendono da quel puntino. È quindi giusto che quel puntino sia stato raddoppiato nella NM che, unica portatrice della verità biblica, ha stampato "... ti dico oggi: Tu sarai...»

Sed contra n. 2

"Ragioniamo" (stessa pagina, parole immediatamente precedenti la citazione di cui sopra) dice «La comprensione di Luca 23:43 dipende dalla punteggiatura usata dal traduttore.»
Bene, si tratta di cosa sia prima, l'uovo o la gallina! Infatti questo ragionamento del CD vale solo dopo  che siano state fatte traslitterazioni dei codici originali in caratteri greci moderni (prima ancora che "traduzioni". La punteggiatura viene messa già nel testo critico!); quindi vale per i lettori odierni, per noi che siamo collocati dopo che altri hanno deciso per noi. Se ci poniamo invece a monte, il problema del traslitteratore (e poi del traduttore) deve far capovolgere la frase della WT, e cioè "La punteggiatura usata dal traduttore dipende dalla comprensione che egli ha circa il senso della frase". Ed è evidente che, non esistendo ancora la punteggiatura, essa dipende dal senso che emerge dal manoscritto e non viceversa.

Ed è per questo che invece di accusare la cristianità di aver usato la sua punteggiatura per indurre negli altri una comprensione in linea con la fede nella sopravvivenza, un filologo neutrale riconoscerebbe che la cristianità (diversamente dalla WT) si è lasciata guidare dalla comprensione spontanea del testo e, costretta da quella comprensione, ha apposto la punteggiatura in modo da esprimere il senso che emergeva dall'originale.
Passi un esempio per i più distratti... Si provi a dipanare con logica il senso di questa frase scritta all'antica, al modo che si troverebbe nei codici:

ILMAESTROTHOMASDICEANTONELLOEUNASINO

- La prima operazione da fare sarebbe la divisione delle parole

IL MAESTRO THOMAS DICE ANTONELLO E UN ASINO

- Quindi faremo seguire maiuscole e minuscole ove vanno (e non dove ci interessa!)

Il maestro Thomas dice Antonello e un asino

- Sicuramente (e sempre costretti dal senso!) porremo un accento sulla "e" perché non è congiunzione ma voce del verbo essere

Il maestro dice Antonello è un asino

- E a questo punto come si vede, mancando i segni di interpunzione, la frase resta forzatamente ambigua: chi è il soggetto che "dice"? Il maestro o Antonello?
È certo che, dopo che avremo fatta la scelta, il senso dipenderà da come avremo messo i segni di interpunzione. E sarà diverso se diremo: «Il maestro Thomas dice: "Antonello è un asino!"» o se diremo: «"Il maestro Thomas - dice Antonello - è un asino!"»

- Ma se ci lasciassimo guidare dal contesto oltre la frase e trovassimo che le parole precedenti dicevano...

EAQUELPUNTOINFURIATOPERILPESSIMOCOPONIMENTOESIBITO

...ogni dubbio cadrà. Sarà certo che è il maestro Thomas a dire e quindi la punteggiatura vera, obbligata dal contesto che garantisce un senso e ne esclude l'altro, è la prima delle due.

Applicando al nostro problema. Per accogliere la tesi della WT occorre insultare il senso logico della frase detta da Gesù. Che senso avrebbe mai l'inserimento del complemento di tempo unito al "ti dico" così da dover capire che Gesù avrebbe detto "ti dico oggi"? Gesù voleva forse sottolineare al ladrone che non glielo aveva detto ieri né glielo dirà domani?

Altro particolare: nella NMrif, in nota a Lc 23, 43 leggiamo: «"Oggi": benché WH [cioè la KIT di Westcott e Hort] metta una virgola nel testo gr. prima della parola "oggi", le virgole non erano usate nei mss. gr. onciali. Alla luce del contesto, noi omettiamo la virgola prima di "oggi".» Ma anche questa è una bugia poiché non è vero che la omettono; la cambiano in due
punti e la spostano dopo oggi!

Sed contra n. 3

Tirata come una "cerasa" dalla riflessione precedente va aggiunta la costatazione che dai Vangeli risulta che Gesù ha detto moltissime volte "ti dico/vi dico" e mai ha aggiunto  a quelle dichiarazioni il complemento di tempo, salvo dove ci andava perché voleva indicare esattamente il tempo, cioè in Mc 14, 30 che recita «Allora Gesù gli disse: "Veramente ti dico:
Oggi, sì, questa notte, prima che il gallo canti due volte...» (NM) Dobbiamo pensare che Satana ha provveduto a far togliere da tutti gli altri passi la parola "oggi" che, dal momento che si pretende debba far parte della formula asseverativa in Lc 23, 43, avrebbe dovuto esserci? o dobbiamo pensare che non avrebbe avuto alcun senso e perciò gli agiografi non lo hanno mai messo?

Sed contra n. 4
Esegesi cristiana batte WT per 37 A 1!

Osserviamo che a pag. 6 di "Ragioniamo" sono elencate 39 Bibbie totali o parziali contenenti il NT, ivi comprese la NWrif e il testo critico interlineare della KIT. Ora, tolta la NWrif geovista che è parte in causa e considerato che anche la KIT di Westcott e Hort sta con la cristianità avendo messo una virgola nel testo greco "prima" di oggi, su un totale di 38 Bibbie ce n'è solo una di tutte le altre - precisamente la "Emphasised Bible" di J.B. Rotherham, come sapremo da p. 257  -  che si dice d'accordo con l'interpretazione geovista. Il che sta a dire che già a prima vista, la cristianità batte la WT per 37 a 1! Una aliquota di tutto rispetto, in gergo calcistico...
Vero è che, a p. 257, viene avanzato anche il parere favorevole di un non meglio identificato "traduttore biblico tedesco": L. Reinhardt. Ma va rilevato che non si tratta di un traduttore di una Bibbia intera; e  in questo senso, cioè senza l'avallo dell'impegno che grava su chi si sobbarca un lavoro così ciclopico,  chissà quanti autori e autorucoli si potrebbero trovare a favore di qualsivoglia tesi! Poi un autore che, contro il parere contrario di tout le monde, si dica tranquillamente "certo" che Cristo intendeva il paradiso "come la restaurazione del paradiso sulla terra" forse pecca un po' di presunzione. Né è privo di sospetto il fatto che non viene citato il luogo da dove il CD ha tratto quella citazione e a che epoca risalga; chissà che non serva proprio ad evitargli il biasimo del mondo scientifico).

Sed contra n. 6
Mi correggo: esegesi cristiana batte WT per 37 a mezzo!

La precisione ci obbliga a dire che si tratta di 37 punti contro mezzo. Infatti quando a pag. 257 di "Ragioniamo" si cerca di giustificare la posizione dei due punti dopo "oggi", affermando testualmente che «La Emphasised Bible tradotta da J. B. Rotherham concorda con la punteggiatura della Traduzione del Nuovo Mondo.» si dice solo mezza verità. La verità intera è che, nella sua traduzione "enfatica", Rotherham accoglie come valide entrambe le ipotesi, e precisamente quella che pone l'interpunzione "dopo oggi" (nella traduzione del testo), e quelle che la pongono "prima di oggi" (nella nota a cui il testo rimanda in quel punto). Perciò abbiamo scritto che la testimonianza di Rotherham vale mezzo punto e non uno. Senza contare poi che, se si accoglie l'opinione di Rotherham su questa faccenda non si vede perché la si debba disprezzare quando il medesimo autore afferma (nella sua lunga prefazione) che la pronuncia "Geova" usata da alcuni per il sacro nome indicato dal tetragramma è un errore derivato dall'indebita fusione delle consonanti del tetragramma con le vocali di Adonaj. Cosa che il CD si guarda bene dal notare.

E, per finire, ci sarebbe da domandarsi se il fatto di aver voluto comporre una Bibbia in stile "enfatico", a modo di declamazione teatrale, non abbia influito sulla scelta della punteggiatura, come sull'uso degli esclamativi e altro...
Anzi c'è ancora un fine più fine da rimarcare: e cioè il fatto che oggi in America ci sia ancora chi ristampa la Bibbia di Rotherham che, come apprendiamo a p. 6 di Ragioniamo è del 1897! Io ne ho una copia nuova di zecca, fornitami (dietro pagamento e da me richiesta solo per verificare seera vero che concordava con la NM) da un anziano TG. Chissà chi sarà questo tipografo statunitense così fiducioso che un mattone inutile come quello sarebbe stato richiesto da un pubblico moderno, avvertito che l'esegesi biblica, e conseguentemente le traduzioni, hanno fatto passi da gigante dagli inizi del '900, cioè dopo l'edizione della Bibbia di Rotherham... Non è prevedibile che se chiedessimo di indovinare chi è il mandante dell'odierno "si stampi" tutti vincerebbero il primo premio?

Sed contra n. 6
L'incertezza dei presidenti-canale di Geova

Dovrebbe avere peso, a nostro avviso, l'imbarazzo dei primi due presidenti in rapporto alla spiegazione di quello stranissimo "oggi", sposato al "ti dico". Russell ha pensato di vederci una allusione alla drammaticità del momento che i crocifissi stavano passando (crocifissi sì, perché, sia detto tra parentesi, ai tempi del buon Russell lo Schiavo riceveva da Geova l'insegnamento che Gesù era stato crocifisso su una croce a due bracci). Così nel "Fotodramma della creazione", la didascalia posta sotto la proiezione della diapositiva della crocifissione, recitava: - In verità ti dico oggi, in questa giornata di tenebre e di dolore... ecc... Russell cioè volle dare alla frase il senso che Gesù assicurava il ladro  sulla certezza del premio finale anche contro ogni attuale apparenza di sconfitta.

Qui la pagina originale: link

Rutherford, per parte sua, ha pensato che i segni di interpunzione non sono solo punti e virgole ma anche punti interrogativi ed esclamativi. E così ha immaginato/spiegato che Gesù non avrebbe dato al ladro una assicurazione ma gli avrebbe posto una domanda, così (stesso discorso che per la precedente):  - Tu sarai con me nel paradiso?


Pagina 355 del libro "Salvezza", scritto da Rutherford.

Il che, pensiamo, men che tranquillizzarlo avrebbe fatto cadere il ladro nella disperazione più nera al pensare che Gesù, non si sa bene se in vena di porre un quiz o se cominciava a dare i numeri, certamente  non sapeva più cosa diceva!...

Tentativi comunque che, come sappiamo, non devono aver convinto l'attuale CD, il quale, non riprendendo più l'argomento (salvo graditissime smentite da chiunque vengano) preferisce lasciare la soluzione del rebus al suggerimento interiore della... "forza attiva di Geova".

Sed contra n. 7
La promessa di un rebus?

Una delle cose che meno quagliano con la pretesa del CD è quella di spiegare perché mai Gesù abbia fatto al ladro una promessa, che avrebbe dovuto essere rassicurante, e invece risultava del tutto incomprensibile alla sua intelligenza. Infatti se è vero che il CD suppone una qualche comprensione della promessa da parte del malfattore, è anche vero che questa comprensione di un paradiso terrestre è pienamente smentita dalla ammissione che non è stata capita neanche dal CD Canale ufficiale di Geova fino al 1935! È solo da questa data che il geovismo ha aperto la porta alla speranza terrena delle "altre pecore" (il malfattore era tale non essendo stato unto). E in realtà la cosa ingranerebbe solo supponendo che, nel pensiero di Gesù la dizione "cielo/reame dei cieli/seno di Abramo ecc..." sia perfettamente equivalente a "paradiso"; parola che originariamente significava "giardino" o "parco" ma che, come tutte le parole può benissimo avere avuto una evoluzione nel tempo. E che Gesù si sia permesso di usarlo proprio in senso equivalente a Cielo è dimostrato dal sed contra seguente.

Sed contra n. 8
Tu sarai o io sarò?...

Stiamo per rivelare una mossa da maestro del CD; maestro nel barare. Seguiamo la spiegazione di Lc 23, 43 offerta da "Potete" pp. 170-171. «Al che Gesù gli promette: "Veramente ti dico oggi: tu sarai con me in paradiso". - Luca 23: 39-43.
Ma cosa intende Gesù quando dice: "Tu sarai con me in paradiso"?»
Attenzione, nella spiegazione di questa domanda il CD opera un capovolgimento totale di tutti i termini della affermazione di Gesù: tu diventa io; sarai diventa sarò; con me diventa con te; in paradiso diventa fuori del paradiso, sulla terra!
Dove avviene l'inversione? A p. 171 ove si "spiega": «Gesù Cristo, naturalmente, non sarà effettivamente qui sulla terra con l'ex malfattore. No, Gesù sarà in cielo, da dove regnerà sul Paradiso terrestre. Perciò sarà con quell'uomo nel senso che...», segue un senso simbolico di protezione dall'alto.

Chi ha notato la mossa da baro? quella trasformazione del tu sarai con me nell'inverso io sarò con te? Quest'ultimo è di certo più funzionale a lasciar intendere un essere con di tipo simbolico; del tipo "Io sarò con te" promesso da (ma sì!) Geova a Mosé inviato in Egitto. Promessa che ovviamente poteva essere mantenuta senza far scendere Geova dal reame dei cieli! 
Molto più compromettente invece sarebbe stato uno spiegare il tu sarai con me che lascia pensare una proiezione/assunzione della creatura "altra pecora" dalla terra verso il reame dei cieli (luogo riservato agli Unti!).
Il fatto è però che Gesù era un... bravissimo TG e sapeva bene la dottrina e non può aver sbagliato assicurando al malfattore che esso sarebbe stato con Gesù. E poiché Gesù sarebbe stato sicuramente nel reame dei cieli ecco che...
1) nel pensiero di Gesù Cielo equivale a Paradiso. È lui a identificare il significato di questi due termini che, se avevano un significato diverso fino ad allora, da quel momento lo perdono perché a Gesù "è stato dato ogni potere in cielo e in terra", anche il potere di dire che regno di Dio è lo stesso che Regno dei cieli e Paradiso è lo stesso che Reame dei cieli, Dimora del Padre ecc... ;
2) qualcosa del ladro sopravvive alla sua morte fisica. E in quel qualcosa (comunque concepito o anche lasciato ancora da enucleare) sussiste la persona di quell'uomo;
3) in Cielo/Paradiso non vanno solo gli unti. Data e non concessa la dottrina dell'unzione speciale, Gesù ha comunque il potere di fare le eccezioni che vuole e di assumere nel suo regno con sé anche il malfattore "altra pecora" (concetto del resto ancora non comunicato);
4) Ed è meglio che non infieriamo altrimenti vedrai che, se continuiamo di questo passo, sempre a fil di logica e nell'obbedienza di ciò che il testo, non manipolato barando, lascia intendere, succederà anche che:
- in paradiso ci sono andati tutti e due proprio in quel giorno;
- e che alla fine sia il ladro che chiunque si pente ci finirà in anima e corpo perché quest'ultimo può benissimo essere trasformato dalla potenza di Dio, sulla falsariga del "corpo glorioso" del suo Figlio Gesù risuscitato (che sta a vedere che non è neanche Michele ma il Logos incarnato!), giacché la dichiarazione che "carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio" è sacrosanta ma ha un senso del tutto diverso da come la intende la WT-CD-Schiavo-Canale e Anziani per essi.

Puntualizzazione importantissima!!!

Il "tu sarai con me" ci aiuta a dare il giusto taglio al problema dell'anima come lo stiamo conducendo. Per il nostro assunto non ha alcuna importanza precisare se la Bibbia tratta dell'anima come è oggi intesa o meno. L'importante è che affermi la permanenza dell'individuo oltre la morte fisica. Il modo di concepire l'essere umano, nello stato intermedio di attesa (tra la morte e la risurrezione) è problema filosofico-teologico. L'importante per noi è che sia stabilita biblicamente la realtà del fatto. Quindi non ci toccherà minimamente la mossa (anche questa strategica, da baro), su cui il CD gioca furbescamente, di presentarci citazioni di biblisti cattolici che asseriscono che l'uomo biblico non aveva il concetto platonico/greco del
composto umano fatto di anima/corpo. E può benissimo essere vero (per quanto ci sono esegeti che avanzano seri dubbi) che dicendo "anima" si intendesse l'individuo vivente e perciò mortale. Ciò che conta è che la Bibbia, al di là di questa empasse data dalla limitatezza del vocabolario semitico, attesta la sopravvivenza dell'individuo con tanto di coscienza di sé dopo la morte fisica. E poiché questa certezza è stata recepita dalla Chiesa di sempre e ribadita nel Catechismo della Chiesa Cattolica, non è possibile che vi sia un teologo o esegeta che, restando "cattolico" possa negarla.

Sed contra n. 9.
Paolo contro CD in 2 Cor 12, 2-4

«2 Conosco un uomo unito a Cristo che, quattordici anni fa - se nel corpo non lo so; Dio lo sa - fu rapito come tale al terzo cielo. 3 Sì, conosco tale uomo - se nel corpo o separato dal corpo, non lo so, Dio lo sa - 4 che fu rapito in paradiso e udì parole inesprimibili che all'uomo non è lecito dire.» (NM)

In questo versetto l'acculturatissimo TG Paolo di Tarso (indottrinato perfino nella dimora del terzo cielo", se da un angelo o da Dio o da Cristo non lo so - lui lo sa), ci assicura che "cielo" e "paradiso" sono la stessa cosa.

E questi versetti hanno un duplice valore. Il primo a confermare il nostro assunto che Gesù stesso dovrebbe essere "il Signore" che "nel terzo cielo" ha indottrinato privatamente Paolo ispirandogli di equiparare il "terzo cielo" al "paradiso", come si legge in 1Cor 11,23). Il secondo, connesso con il nostro tema, consiste nel precisare che l'uomo non consiste nella sua corporeità. Dentro ha qualcosa - che forma l'essenza del proprio io, quell'io personale che è andato a scuola nel "terzo cielo" mentre è sicuro che il corpo sia rimasto in terra - qualcosa che si distingue dal corpo e può essere dissociato da esso (non sappiamo come ma Dio lo sa) al punto, come ci dirà più avanti lo stesso Paolo in altri passi che incontreremo, che l'uomo morendo se ne andrà in Paradiso/cielo insieme a Cristo e il Corpo/tenda resterà qua in attesa della risurrezione.

Note di collaborazione

Tanto per chiudere Lc 23,43 e passare all'esame di altri passi biblici relativi alla mortalità o immortalità dell'anima, aggiungiamo la segnalazione di due contributi pertinenti.
1) Il primo si trova in www.infotdgeova.it/bibbia/luca23.php
È una pagina ove sono elencati tutti i passi del NT ove si trova "Amen ti/vi dico..." e vi è riprodotto il testo greco di Lc 23,43.
2) Il secondo, a cura di Achille Aveta, si trova in http://www.geocities.com/Athens/Aegean/7208/pagina2.htm
L'esimio e attento Autore offre molte preziose pertinenti osservazioni critiche sulla esegesi geovista in genere e di Lc 23,43 in specie. Salvo pochi punti su cui potremmo fare delle puntualizzazioni e utili complementi,* condividiamo pienamente l'insieme e lo raccomandiamo come appendice complementare al
nostro discorso.
_________________
* Ad es. quando il nostro dice «la forma grammaticale del testo greco di Luca 23,43 consente di mettere una virgola (o due punti) sia prima che dopo la parola "oggi"» e anche in seguito insiste a considerarlo un problema "grammaticale", ci sembra che non sia esatto. La grammatica obbliga a rispettare il genere (masch. o femm.), il numero (sing. o plur.), i tempi
del verbo ecc. così da doversi dire sgrammaticato uno scritto che usi poniamo un articolo femminile per un soggetto maschile o un aggettivo singolare per un soggetto plurale ecc... Ma il problema di Lc 23,43 non è di analisi grammaticale ma di analisi logica, e su questo livello non pensiamo che si possa ammettere che quel testo «consente di mettere una virgola... dopo la parola oggi». Non riteniamo logicamente possibile che Gesù, dicendo quella frase, avrebbe potuto voler «richiamare l'attenzione sul momento in cui veniva fatta la promessa» (ivi); ci pare una cosa illogica e senza senso. Non per nulla la contestazione seguente dell'illustre Autore è tutta imperniata sul piano logico, a partire dal fatto che (come evidenzia anche nella prima pagina succitata) in tutte le altre 73 delle 74 volte che nei Vangeli ricorre la formula "In verità ti/vi dico..." Gesù non si è mai peritato di aggiungere il complemento di tempo in unione alla formula che precede la promessa. Che sia diventato TG brooklyniano proprio nel momento della morte?

Berescitte

- Fine prima parte -

Seconda parte >>

Note:

[1] Sembra incredibile, ma spesso abbiamo letto sulle pagine delle riviste l'invito a questo tipo di logica. Dicevano in sostanza: sì, è vero qualche volta ci siamo sbagliati, ma invitiamo il cuore alla saggezza. Dov'è che abbiamo appreso per la prima volta la verità relativa alla trinità, anima mortale, inferno?... se esci da qui, che per caso vuoi tornare da babilonia, la bestia?... Evidentemente i TG pensano che, nonostante tutti gli sbagli quelle siano verità stabilite. Ma... e se fossero proprio esse la base di tutti gli altri inganni? se non fosse vero che la Chiesa lasciata un tempo sia Babilonia ma che il CD con le sue arti l'ha fatta apparire tale?  

[2] Va appena ricordata la risibilità della pretesa del CD di "non interpretare" la Bibbia ma di "leggerla". Persuadendo gli sprovveduti che veramente "non interpreta" semplicemente perché, mentre lo fa, ti sommerge di citazioni (delle quali molte impertinenti, e molte stiracchiate). Allora è importante che i TG sappiano che qui interpretare non sta per "immaginare, fantasticare, sentirsi stimolato a vedere chissà quali cose originali", come si intende quando si interpreta un quadro astratto. Che se fosse così allora Dio ci guardi da chi "interpreta" la Bibbia. Ma qui si allude alla funzione specifica dell'interprete linguistico. Quello che i capi di Stato si portano appresso quando incontrano altri di lingua sconosciuta. L'interprete allora non fa altro che tradurre nella lingua nota ai protagonisti il pensiero che essi si vogliono comunicare. E sarà tanto più bravo quanto più non lo deformerà in nessuna parte, né con sottrazioni né con aggiunte né con sviluppi interpretativi personali. In altre parole chi interpreta capisce e trasmette. Se il CD insiste a dire che lui non interpreta, bisogna dire che confessa di non capire e di non trasmettere la Bibbia quando parla del suo contenuto. Gli addetti ai lavori sanno che già tradurre la Bibbia è darne una seppur limitata interpretazione. Ci sono tanti punti che possono legittimamente tradursi in modi differenti, dando origine a dottrine differenti (si pensi alla differenza tra: è/significa, essere risuscitati/ricreati, grazia/immeritata benignità, eterno/a tempo indefinito, giustificare/dichiarare giusti, empio/apostata, Dio/potente... tra non molto vedremo la differenza furbesca della trasformazione da "tu sarai con me" a "io sarò con te"! E per questo una esegesi seria va condotta sui testi originali.

[3] Sed contra significa: Sì, però... Ma contro questo argomento sta il fatto che... Tutto bello, tuttavia... Sennonché... Però si potrebbe obiettare che... Contro questi argomenti si potrebbe dire che... Ma l'argomento suddetto può essere contestato da...

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