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Monday, 22 April 2019 06:26
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:: STORIA E DOTTRINA ::

Gesù Cristo e l’arcangelo Michele sono la stessa persona?


Il trionfo di Michele

Questo è quello che credono i Testimoni di Geova.[1] Ecco come si esprime in merito una loro pubblicazione:

*** rs p. 171 - p. 172 Gesù Cristo ***

Gesù Cristo e l’arcangelo Michele sono la stessa persona?

Il nome di questo Michele ricorre nella Bibbia solo cinque volte. La gloriosa persona spirituale che porta questo nome è definita "uno dei primi principi", "il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo [il popolo di Daniele]", e "l’arcangelo". (Dan. 10:13; 12:1; Giuda 9, CEI) Michele significa "Chi è simile a Dio?" Il nome evidentemente designa Michele come colui che prende la direttiva nel sostenere la sovranità di Geova e distruggere i nemici di Dio.

In 1 Tessalonicesi 4:16 (Con), il comando di Gesù Cristo che dà inizio alla risurrezione è descritto come "voce di arcangelo", e Giuda 9 dice che l’arcangelo è Michele. Sarebbe appropriato paragonare la voce imperiosa di Gesù a quella di qualcuno che avesse meno autorità? È dunque ragionevole concludere che l’arcangelo Michele sia Gesù Cristo. (Fatto interessante, nelle Scritture la parola "arcangelo" non compare mai al plurale, il che fa pensare che ce ne sia uno solo).

Rivelazione 12:7-12 dice che Michele e i suoi angeli avrebbero combattuto contro Satana e avrebbero espulso lui e i suoi angeli malvagi dal cielo in relazione col conferimento dell’autorità reale a Cristo. Successivamente Gesù è descritto mentre guida gli eserciti celesti in guerra contro le nazioni del mondo. (Riv. 19:11-16) Non è ragionevole credere che sarebbe stato sempre Gesù a intervenire contro colui che è chiamato "il governante di questo mondo", Satana il Diavolo? (Giov. 12:31) Daniele 12:1 (CEI) mette in relazione il ‘sorgere di Michele’ investito di autorità con "un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo". Questo ben si adatta a ciò che proveranno le nazioni allorché Cristo, in qualità di giustiziere celeste, interverrà contro di loro. Perciò l’evidenza indica che il Figlio di Dio era conosciuto col nome di Michele prima di venire sulla terra, come lo è stato in seguito al suo ritorno al cielo, dove risiede come glorificato Figlio spirituale di Dio.

Analizziamo una per una queste affermazioni (evidenziate in azzurro nel resto della pagina):

Il nome di questo Michele ricorre nella Bibbia solo cinque volte.

Il nome dell'arcangelo Michele ricorre infatti nei seguenti versetti (citati dalla TNM):

  1. Daniele 10:13: «Ma il principe del reame di Persia mi stava in opposizione per ventuno giorni, ed ecco, Michele, uno dei primi principi, venne ad aiutarmi; e io, da parte mia, rimasi lì accanto ai re di Persia».

  2. Daniele 10:21: «Comunque, ti dichiarerò le cose annotate nella scrittura di verità, e non c’è nessuno che mi sostenga fortemente in queste [cose] eccetto Michele, il vostro principe».

  3. Daniele 12:1: «E durante quel tempo sorgerà Michele, il gran principe che sta a favore dei figli del tuo popolo. E certamente accadrà un tempo di angustia come non se ne sarà fatto accadere da che ci fu nazione fino a quel tempo. E durante quel tempo il tuo popolo scamperà, chiunque si troverà scritto nel libro».

  4. Giuda 9: «Ma quando l’arcangelo Michele ebbe una controversia col Diavolo e disputava intorno al corpo di Mosè, non osò portare un giudizio contro di lui in termini ingiuriosi, ma disse: "Ti rimproveri Geova"».

  5. Rivelazione (Apocalisse) 12:7: «E scoppiò la guerra in cielo: Michele e i suoi angeli guerreggiarono contro il dragone, e il dragone e i suoi angeli guerreggiarono».

Possiamo subito osservare come in questi passi non vi sia alcun accenno esplicito al Figlio di Dio.

La gloriosa persona spirituale che porta questo nome è definita "uno dei primi principi", "il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo [il popolo di Daniele]", e "l’arcangelo".

Nel primo di questi versetti notiamo che Michele viene definito "uno dei primi principi". Questo non si può certo dire dell'Unigenito Figlio di Dio. Egli, infatti, non è solo uno dei tanti ma l'Unico Figlio. Chi sono quindi gli altri "principi", compagni di Michele? Evidentemente sono altri angeli preminenti, come l'angelo Gabriele, menzionato nello stesso libro (8:16; 9:21). Tale conclusione appare ovvia. Tuttavia i TdG, pur di negare questa evidenza, giungono al punto di fare la seguente affermazione: «Daniele 8:11, 25 ... parla di Geova Dio come del "Principe delle milizie" e "Principe dei Principi". Geova è il Principe in capo, e con Lui suo Figlio Michele è "uno dei primi principi"» (Sia fatta la tua volontà in terra, p.313, § 14). Secondo i TdG quindi Jahveh (Geova) sarebbe uno dei due principi a cui si allude in Daniele 10:13. Ora si noti che l'Altissimo, nel libro di Daniele, non viene semplicemente definito un principe ma il Principe dei Principi. La differenza è sostanziale. Inoltre Dan. 10:13 non fa assolutamente pensare che si parli di due soli principi e che Uno di questi sia addirittura l'Iddio Onnipotente! È più che evidente che nel passo si parla di vari angeli preminenti e non certo di Jahveh.

Anche il fatto che Michele vigilasse sul popolo di Daniele non lo identifica automaticamente con il Figlio di Dio: nel libro di Daniele si dice che delle potenze angeliche (buone o malvagie) erano costituite a capo di varie nazioni. Si menziona quindi il "Principe di Persia" (10:13), il "Principe di Grecia" (10:21) e il Principe custode di Israele, Michele appunto. Ma questo incarico protettivo non autorizza la conclusione che questo angelo-capo sia il Figlio Unigenito di Dio.

Fra l'altro, se leggiamo i primi versetti del cap. 10 di Daniele, possiamo notare la descrizione di una figura che ricorda moltissimo il Cristo glorificato. Cito dalla Traduzione del Nuovo Mondo (TNM):

*** Rbi8 Daniele 10:4-7 ***

E il ventiquattresimo giorno del primo mese, mentre io stesso ero sulla sponda del gran fiume, cioè l’Iddechel, allora alzavo gli occhi e vedevo, ed ecco un certo uomo vestito di lino, con i fianchi cinti d’oro di Ufaz. E il suo corpo era simile al crisolito, e la sua faccia simile all’aspetto del lampo, e i suoi occhi simili a torce infuocate, e le sue braccia e il luogo dei suoi piedi erano simili alla visione del rame forbito, e il suono delle sue parole era simile al suono di una folla. E io, Daniele, da solo, vidi l’apparizione; ma in quanto agli uomini che erano con me, non videro l’apparizione. Comunque, su di loro cadde un gran tremito, tanto che corsero a nascondersi. E io, io fui lasciato rimanere solo, così che vidi questa grande apparizione. E non fu lasciata rimanere in me nessuna potenza, e la mia propria dignità si cambiò su di me in rovina, e non ritenni alcuna potenza.

Ora notate cosa leggiamo in Apocalisse capitolo 1, dove si parla del Figlio di Dio:

*** Rbi8 Rivelazione 1:12-17 ***

E mi voltai per vedere la voce che parlava con me, ed essendomi voltato, vidi sette candelabri d’oro, e in mezzo ai candelabri qualcuno simile a un figlio dell’uomo, vestito di una veste che giungeva fino ai piedi e cinto al petto di una cintura d’oro. Inoltre, la sua testa e i suoi capelli erano bianchi come lana bianca, come neve, e i suoi occhi come fiamma di fuoco; e i suoi piedi erano simili a rame fino quando splende in una fornace; e la sua voce era come il suono di molte acque. E aveva nella mano destra sette stelle, e dalla sua bocca usciva una lunga spada affilata a due tagli, e il suo viso era come il sole quando splende nella sua potenza. E quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto.

Si tratta indubbiamente di brani molto simili. Secondo alcuni commentatori l'"uomo" che appare a Daniele è lo stesso "Figlio dell'Uomo" menzionato nell'Apocalisse. Egli è Colui che parla con Daniele fino alla fine del libro (12:5,6) e che menziona Michele come un altro essere inviato e da Lui ben distinto. Se la stessa descrizione venisse riferita a Michele, esisterebbe qualche valido presupposto per concludere che questo arcangelo sia il Figlio dell'Uomo, ma, come abbiamo visto, le due figure sono invece nettamente distinte.

Continuiamo ad analizzare le parole della Società Torre di Guardia:

Michele significa "Chi è simile a Dio?" Il nome evidentemente designa Michele come colui che prende la direttiva nel sostenere la sovranità di Geova e distruggere i nemici di Dio.

Anche il semplice fatto che questo angelo si chiami Michele non è una ragione sufficiente per concludere che si tratti dell'Unigenito Figlio di Dio.

In 1 Tessalonicesi 4:16 (Con), il comando di Gesù Cristo che dà inizio alla risurrezione è descritto come "voce di arcangelo", e Giuda 9 dice che l’arcangelo è Michele. Sarebbe appropriato paragonare la voce imperiosa di Gesù a quella di qualcuno che avesse meno autorità? È dunque ragionevole concludere che l’arcangelo Michele sia Gesù Cristo. (Fatto interessante, nelle Scritture la parola "arcangelo" non compare mai al plurale, il che fa pensare che ce ne sia uno solo).

Il fatto che Gesù scenda dal cielo con voce di arcangelo non lo rende affatto un arcangelo.[2] È ovvio che è la voce ad essere "d'arcangelo", e non il Cristo stesso. Quale arcangelo, per esempio, potrebbe dire: "Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me" (Giov. 14:11)? Quale arcangelo può dire: "Chi ha visto me, ha visto il Padre" (Giov. 14:9)? Se vedendo Gesù arcangelo vediamo il Padre, allora anche il Padre diventa un arcangelo? Inoltre, se la "voce di arcangelo" rende Cristo un angelo, la "tromba di Dio", secondo la stessa 'logica' geovista, dovrebbe renderLo Dio! Proviamo ad applicare questa 'logica' esegetica ad altri passi. Cito dalla TNM

«[Dio] farà risuonare un grido come quello dei pigiatori contro tutti gli abitanti della terra» (Ger. 25:30). «Cammineranno dietro a Geova. Ruggirà come un leone; poiché egli stesso ruggirà, e i figli verranno tremando dall’ovest» (Osea 11:10).

Il fatto che Dio faccia "risuonare un grido come quello dei pigiatori" Lo rende forse un pigiatore d'uva? Il fatto che "Geova" ruggisca come un leone, Lo trasforma forse in un leone? Certamente no! Perché quindi si dovrebbe pensare che la "voce di arcangelo" renda il Figlio di Dio un arcangelo? È chiaro che le conclusioni dei TdG sono tutt'altro che ragionevoli.

L'uso al singolare del titolo "arcangelo" non significa inoltre che vi sia un solo arcangelo. Abbiamo già visto infatti che l'arcangelo Michele è solo uno dei primi principi, e questo fa capire che vi sono altri esseri come lui. Inoltre in tutte le Scritture Ebraiche non vengono mai menzionati gli arcangeli; si parla di queste creature celesti solo in due passi delle Scritture Cristiane (1 Tess. 4:16; Giuda 9). Per trovare una menzione di questi esseri, e comprendere anche come venivano considerati gli arcangeli dai cristiani del periodo apostolico, dobbiamo rivolgerci a delle fonti extra bibliche, fonti che erano certamente conosciute dagli stessi scrittori neo testamentari come Paolo e Giuda. L'angelologia extra biblica attesta la credenza degli Ebrei in numerosi arcangeli e non in uno solo.[3]

E scoppiò la guerra in cielo: Michele e i suoi angeli guerreggiarono contro il dragone, e il dragone e i suoi angeli guerreggiarono, ma esso non prevalse, né fu più trovato posto per loro in cielo.  E il gran dragone fu scagliato, l’originale serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana, che svia l’intera terra abitata; fu scagliato sulla terra, e i suoi angeli furono scagliati con lui.

Rivelazione 12:7-12 dice che Michele e i suoi angeli avrebbero combattuto contro Satana e avrebbero espulso lui e i suoi angeli malvagi dal cielo in relazione col conferimento dell’autorità reale a Cristo. Successivamente Gesù è descritto mentre guida gli eserciti celesti in guerra contro le nazioni del mondo. (Riv. 19:11-16) Non è ragionevole credere che sarebbe stato sempre Gesù a intervenire contro colui che è chiamato "il governante di questo mondo", Satana il Diavolo? (Giov. 12:31)

L'appello alla ragionevolezza da parte della Società Torre di Guardia dimostra quanto siano deboli ed infondate le sue conclusioni. Se vogliamo davvero essere ragionevoli, anziché concludere che Gesù è un arcangelo si dovrebbe semplicemente riconoscere che Michele è l'incaricato (rappresentante) del Figlio di Dio per guidare l'esercito angelico nella guerra contro il dragone. Vari angeli nell'Apocalisse agiscono in veste di rappresentanti del Figlio di Dio. Questo ruolo non richiede nessuna identificazione delle persone.

Daniele 12:1 (CEI) mette in relazione il ‘sorgere di Michele’ investito di autorità con "un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo". Questo ben si adatta a ciò che proveranno le nazioni allorché Cristo, in qualità di giustiziere celeste, interverrà contro di loro. 

Anche qui si possono fare le stesse osservazioni: quando avverrà il giudizio universale, il Figlio di Dio potrà servirsi di angeli come Suoi rappresentanti e l'arcangelo Michele avrà evidentemente un ruolo preminente in tale compito.


Cappella Sistina, Giudizio Universale (particolare),
Angeli giudicanti

Perciò l’evidenza indica che il Figlio di Dio era conosciuto col nome di Michele prima di venire sulla terra, come lo è stato in seguito al suo ritorno al cielo, dove risiede come glorificato Figlio spirituale di Dio.

L'evidenza biblica invece non autorizza queste conclusioni. Non viene mai detto in nessun luogo che l'arcangelo Michele sia l'unigenito Figlio di Dio. Anzi, nelle Scritture si fa sempre una netta distinzione fra gli angeli (siano essi serafini, cherubini, principati, ecc.) e il Figlio di Dio, come si nota per esempio nel primo capitolo della lettera agli Ebrei (versione della CEI):

 

Lettera agli Ebrei 
capitolo primo

Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell'alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.
Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto:

Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato?
E ancora:
Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio?
E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio.
Mentre degli angeli dice:
Egli fa i suoi angeli pari ai venti,
e i suoi ministri come fiamma di fuoco
,
del Figlio invece afferma:
Il tuo trono, Dio, sta in eterno
e:
Scettro giusto è lo scettro del tuo regno;
hai amato la giustizia e odiato l'iniquità,
perciò ti unse Dio, il tuo Dio,
con olio di esultanza più dei tuoi compagni
.
E ancora:
Tu, Signore, da principio hai fondato la terra
e opera delle tue mani sono i cieli.
Essi periranno, ma tu rimani;
invecchieranno tutti come un vestito.
Come un mantello li avvolgerai
,
come un abito e saranno cambiati;
ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine
.
A quale degli angeli poi ha mai detto:
Siedi alla mia destra,
finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi
?

Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?

Non esiste il minimo dubbio in merito alla distinzione assoluta esistente fra Cristo e qualsiasi categoria angelica. Si noti, per esempio, il comando riportato in queste parole:

E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio.

Tutti gli angeli devono adorare il Figlio di Dio e questo include anche l'arcangelo Michele, il quale non può essere quindi lo stesso Figlio che viene adorato. Questa logica conclusione era condivisa inizialmente anche dal fondatore dei TdG, il quale, nella rivista Zion's Watchtower del 1° novembre 1879, p.4, fece pubblicare il seguente articolo (il grassetto è aggiunto):

La sua posizione è contrapposta a quella degli uomini e degli angeli, poiché è Signore di entrambi, avendo "ogni potere in cielo e terra". Quindi è detto di lui: "Che tutti gli angeli di Dio lo adorino;" [questo deve includere Michele, l'angelo principale, quindi Michele non è il Figlio di Dio] ed il motivo è che Egli ha "ricevuto in eredità un nome più eccellente del loro".

Qui l'articolo originale: link (formato jpg, 172kb);
formato doc: link (27 kb)

Per concludere, un breve commento all'ultimo versetto (Giuda 9) citato dai TdG per sostenere la loro tesi "Gesù = Michele":

«Ma quando l’arcangelo Michele ebbe una controversia col Diavolo e disputava intorno al corpo di Mosè, non osò portare un giudizio contro di lui in termini ingiuriosi, ma disse: "Ti rimproveri Geova"».

Si noti che Michele non osa disputare con il Diavolo, mentre l'attitudine di Cristo di fronte all'avversario è completamente diversa - cfr. Matteo 4:10, «Vattene, satana!» -, a dimostrazione del fatto che il Figlio di Dio ha un'autorità immensamente superiore a quella di qualsiasi creatura angelica.[4]

Note:

[1] La credenza in Gesù-Michele è uno degli articoli di fede anche della Chiesa Avventista. Articolo di fede n. 4: «Gli Avventisti ritengono che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, prima di incarnarsi era l'arcangelo Michele di cui parla la Scrittura, ma nello stesso tempo fanno presente che secondo loro Michele non era un essere creato. 'Noi crediamo che il termine 'Micael' non è che uno dei molti titoli applicati al Figlio di Dio, la seconda persona della Divinità. Ma tale veduta non è in nessuna maniera in disaccordo con la nostra credenza nella Sua piena deità ed eterna preesistenza». (Seventh-day Adventist Answer Questions on Doctrine [Gli Avventisti del Settimo giorno rispondono a domande sulla dottrina], Washington, D.C. 1957, pag. 71. Gli Avventisti del Settimo Giorno credono quindi nella piena Deità di Cristo, differenziandosi in ciò dai Testimoni di Geova che ritengono Gesù una creatura. La credenza in Cristo-Michele era condivisa anche dalla setta degli Ebioniti: «Ebioniti: (Ebraico ebyon, "poveri"), nome attribuito nel II e III secolo a un gruppo di cristiani di tendenza giudaizzante, le cui origini risalgono forse all'epoca della dispersione della Chiesa primitiva di Gerusalemme in seguito all'editto dell'imperatore Adriano nel 135, quando alcuni gruppi di ebrei cristiani sarebbero emigrati al di là del Giordano nella Perea, oggi in Giordania, rimanendo tagliati fuori dal corpo principale della Chiesa cristiana. Fedeli alla tradizione dell'ebraismo farisaico, avrebbero negato anche la divinità di Cristo, mantenendo l'osservanza del sabato e considerando Paolo di Tarso un apostata per avere egli dichiarato la superiorità della dottrina di Cristo sulla legge mosaica. Sostenitori dell'avvento di un regno messianico a Gerusalemme, gli ebioniti avrebbero poi adottato una forma di pensiero composita, con elementi propri degli esseni e dello gnosticismo». ("Ebioniti," Enciclopedia Microsoft Encarta 1993-1997). Gli Ebioniti sostenevano che Cristo fosse un angelo creato. Dice Epifanio: «Dicono poi [gli ebioniti] che lui [il Cristo] non fu generato da Dio Padre, ma fu creato come uno degli arcangeli» (M. Erbetta, Gli Apocrifi del Nuovo Testamento, ed. Marietti, 1969, vol. II, pag.136). 

L'unico testo della letteratura cristiana, ma nel quale si possono scorgere diversi residui dell'angelologia giudaica, che fa supporre tale credenza è Il Pastore di Erma, uno scritto che si fa risalire al 140 d.C., e che per molto tempo venne considerato ispirato. Nella Nona Similitudine si legge: «“Hai visto i sei uomini e, tra loro, quell'uomo alto e distinto che girava attorno alla Torre, e che scartò dall’edificio i sassi inadatti?”. “Ho visto - risposi -, o Signore”. “L’uomo glorioso, - spiegò - è il figlio di Dio e quei sei sono gli angeli gloriosi che lo circondano, a destra e a sinistra. Nessuno di questi angeli gloriosi entrerà da Dio senza di lui. Chi non riceve il nome di Dio, non entrerà nel regno di Dio”» Sim. IX 12, 7-8. E nella Ottava Similitudine, 3, 2-3, a proposito dell’“angelo glorioso” (Sim.VII,1; Precetto V, 1,7) di statura colossale rispetto agli altri sei angeli e identificato nel Cristo, Erma dice: «E questa legge è il figlio di Dio, predicato fino ai confini della terra. I popoli che si trovano sotto di esso sono quelli che hanno udito la predicazione e han creduto in lui. L’angelo grande e glorioso è Michele, colui che detiene il potere su questo popolo e lo governa. È lui che dà loro la legge ponendola nel cuore dei credenti. Egli esamina dunque quelli a cui ha dato la legge, per vedere se l’hanno conservata”». Anche Erma comunque riconosceva che il Figlio di Dio era antecedente a qualsiasi creazione ed era generato (non creato) dal Padre. Ecco cosa si legge infatti nell'Ottava Similitudine [LXXXIX (12) 1, 2]: «"Prima di tutto, signore, spiegami questo: chi è la roccia e la porta". "La roccia e la porta sono il figlio di Dio". "Come mai, gli chiesi, la roccia è antica e la porta è nuova?". "Ascolta, insensato, e comprendi. Il figlio di Dio è generato prima di ogni creatura, per essere consigliere del Padre nella creazione» (il grassetto è aggiunto). Quindi, anche se fosse certo che Erma identificasse il Figlio di Dio con l'Arcangelo Michele (ma la questione pare dubbia), anche questo cristiano credeva che il Figlio non fosse una creatura, come invece insegnano i TdG.

[2] Il greco letteralmente dice "in (en) voce d'arcangelo"; (un approfondimento sulla traduzione del testo greco si può trovare qui: link). È interessante osservare che in una nota in calce della Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti viene indicato che le traduzioni ebraiche della lettera ai Tessalonicesi (contrassegnate da una J seguita da un numero), in questo versetto dicono che il "Signore" che discende da cielo "con" voce di arcangelo è addirittura Lo stesso YHWH! ("Il Signore", [alef]ABVg; J7,8,13,14, "Geova").

Per avallare la tesi che Gesù sarebbe l'arcangelo Michele, i TdG sostengono che il Signore è chiamato angelo anche in Malachia 3:1. Cito dalla TNM: «"Ecco, io mando il mio messaggero, ed egli deve preparare la via davanti a me. E all’improvviso verrà al Suo tempio il [vero] Signore, che voi cercate, e il messaggero del patto di cui vi dilettate. Ecco, verrà certamente", ha detto Geova degli eserciti». Il primo messaggero (o angelo, ebr. mal´akhì; lat. angelum) qui menzionato è Giovanni Battista, precursore di Gesù. Questa profezia viene citata dall'evangelista Matteo che la applicò appunto al Battista (Mt. 11:10). Malachia profetizzò però anche l'arrivo di un altro Messaggero che sarebbe venuto nel Suo tempio. A chi si riferiva il profeta? Niente meno che a Dio stesso. Lo si comprende dal fatto che il "vero Signore" doveva appunto venire nel Suo tempio; ed il tempio apparteneva solo a YHWH. Anche la Società Torre di Guardia è consapevole che il "vero Signore" qui menzionato è l'Iddio Onnipotente. Nella nota in calce della TNM si legge infatti: «Il [vero] Signore": ebr. ha´Adhòhn; gr. Kyrios; lat. Dominator». Ora il titolo ha´Adhòhn, come si legge nell'Appendice della stessa TNM, si riferisce esclusivamente a Dio: «Il titolo ´Adhòhn, "Signore; Padrone", quando è preceduto dall’articolo determinativo ha, "il", forma l’espressione ha´Adhòhn, "il [vero] Signore". Nel M[asoretico] l’uso dell’articolo determinativo ha davanti al titolo ´Adhòhn limita l’applicazione di questo titolo esclusivamente a Geova Dio» (p. 1570, il grassetto è aggiunto). La Watch Tower comunque sostiene che il "vero Signore" e "il messaggero del patto", menzionati nello stesso versetto, siano due Persone diverse. Ecco cosa si legge, per esempio, in una sua pubblicazione: «Dopo aver menzionato un primo messaggero, Malachia indicò che "il vero Signore" sarebbe venuto al "Suo tempio" in compagnia di un altro messaggero, diverso dal primo, "il messaggero del patto". Chi sarebbe stato? Ebbene, da come sono andate le cose è ragionevole concludere che "il messaggero del patto" sia Gesù Cristo, colui che Giovanni il Battezzatore presentò ai suoi discepoli quale "Agnello di Dio"» (w87 15/6 p. 12, il grassetto è aggiunto). Tuttavia, la semplice lettura di questo versetto rende evidente che qui si sta parlando di una sola Persona, definita sia Signore che Messaggero (o Angelo) del Patto. (Si può osservare fra l'altro che se si parlasse di due persone non si direbbe: "Ecco, verrà certamente", usando un verbo al singolare, ma: "Ecco, verranno certamente"). La profezia si realizzò con l'incarnazione del Figlio di Dio il quale venne nel Suo Tempio ed agì anche in veste di "Messaggero del patto", istituendo la Nuova Alleanza basata sul Suo sacrificio. In questo passo abbiamo quindi una chiara indicazione che il Signore Gesù, anziché essere una specie di "super angelo", come dicono i TdG, è invece Dio, come il Padre, in quanto viene chiamato ha´Adhòhn, titolo che si riferisce esclusivamente a YHWH.  Solo essendo nello stesso tempo Dio e uomo Gesù Cristo poté venire nel Suo Tempio ed agire anche in qualità di Angelo o Messaggero inviato del Padre, adempiendo così pienamente la profezia di Malachia.

[3] Si veda su ciò questo sito: www.angeologia.it.
In un libro composto prima dell'era cristiana, noto come "Libro dei segreti di Enoc", si menziona l'arcangelo Michele (il libro, in formato doc, si può scaricare cliccando qui: link). Nel libro di Tobia, ritenuto apocrifo dai TdG ma che appartiene comunque all'antica Tradizione ebraica ed era quindi conosciuto dai primi cristiani, si menziona l'arcangelo Raffaele, il quale dice di se stesso: «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore» (15:15, CEI). Si confrontino queste parole con quanto si legge in Apocalisse 8:2,6: «Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe. ... I sette angeli che avevano le sette trombe si accinsero a suonarle». 

[4] «La tradizione cui allude Giuda non si trova in alcuno dei libri apocrifi giunti fino a noi; ma, secondo Clemente Aless. e Origene, si trovava in un libro intitolato "L'assunzione di Mosè", ove si narrava che, morto Mosè, l'arcangelo Michele fu mandato a trasferirne il corpo. Ma il diavolo si oppose pretendendo che il corpo apparteneva a lui come padrone della materia, perché Mosè aveva commesso un omicidio nella persona dell'egizio. L'arcangelo, non potendo tollerare la calunnia contro al santo conduttore d'Israele, si limitò a dire: Ti sgridi Iddio. Da questa tradizione leggendaria che Giuda pare accettare come fatto storico, egli trae la lezione che gli angeli più eccelsi, ben lungi dal dir male degli angeli buoni, si astengono dal pronunziare un giudizio ingiurioso anche quando si tratta del diavolo rispettando in lui la primitiva dignità, e lasciando umilmente ogni giudizio al Giudice supremo» (da un commentario online: link).

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