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Saturday, 16 February 2019 18:26
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:: STORIA E DOTTRINA ::

"Di casa in casa"
Gesù e i suoi discepoli predicavano "di casa in casa"?

Questo è quanto sostengono i Testimoni di Geova. Comunque non si legge da nessuna parte nella Bibbia che Gesù predicasse "di casa in casa" e la stessa cosa si può dire dell'opera compiuta dagli apostoli; mentre vi si legge chiaramente che i cristiani predicavano di città in città, di villaggio in villaggio (Luca 8:1; Matteo 9:35) e che Gesù mandava davanti a sé i discepoli (Luca 10:1), affinché annunciassero il suo arrivo. Quando poi Gesù arrivava nel villaggio o nella città, erano le persone stesse che andavano ad ascoltarlo in qualunque luogo adatto (la sinagoga, la piazza), oppure che lo invitavano nelle loro case.

Uno dei passi che i TdG citano frequentemente per sostenere la loro tesi che i cristiani compissero un'opera di evangelizzazione porta a porta è il versetto di Matteo 10:11: «In qualunque città o villaggio entriate, cercate chi vi è meritevole e lì rimanete finché non partiate». Secondo i Testimoni tali "meritevoli" sarebbero le persone sincere che ascoltano il loro messaggio e che andrebbero cercate appunto "di casa in casa". Tuttavia, se teniamo conto del contesto, anche degli altri vangeli, comprendiamo che questi "meritevoli" erano semplicemente persone che avrebbero offerto ospitalità ai discepoli. Ecco infatti come l'evangelista Luca rende i passi paralleli nel suo vangelo: «Ma dovunque entriate in una casa, rimanetevi e di là partite... E restate in quella casa, mangiando e bevendo le cose che provvedono, poiché l’operaio è degno del suo salario. Non vi trasferite di casa in casa» (9:4; 10:7 TNM, il grassetto è aggiunto). Questo non è generalmente compreso dai TdG, i quali comunemente credono, come si diceva, che il versetto di Matteo 10:11 insegni che bisogna predicare di porta in porta e che i meritevoli siano le persone che ascolteranno il loro messaggio. Il Corpo Direttivo (CD) è consapevole che non è questo il significato del passo e lo ammette in alcuni casi, anche se cerca di mettere in secondo piano quello che è invece il senso principale del versetto: «Gesù poi comanda: "In qualunque città o villaggio entriate, cercate chi vi è meritevole e quivi rimanete finché non partiate". (Matteo 10:11) Meritevole di che cosa? Meritevole del privilegio di ricevere questo servitore di Geova e di ascoltare il messaggio del Regno di Dio. Naturalmente, a quel tempo è probabile che i discepoli fossero ospitati dalla persona meritevole e usassero la sua casa come base mentre setacciavano il restante territorio alla ricerca di altri meritevoli» (La Torre di Guardia del 15/12/85, p. 15).

Atti 20:20,21: 
"Di casa in casa"  

In che modo l'apostolo Paolo compiva la sua opera di testimonianza? Atti, cap. 19, mostra che, dopo essere arrivato a Efeso, Paolo «trovò alcuni discepoli», circa dodici, che non sapevano niente dello Spirito o del battesimo cristiano, essendo stati battezzati solo con il battesimo di Giovanni. Paolo li battezzo nel nome di Gesù. Va sottolineato il fatto che quando li trovò, tali uomini erano già credenti. Egli insegno loro non come a degli estranei ignari di tutto, ma come ad uomini che erano già divenuti discepoli. Dopo il battesimo di questi uomini, il racconto di Atti continua dicendo: «Entrato nella sinagoga [Paolo] parlò intrepidamente per tre mesi, pronunciando discorsi e usando persuasione riguardo al regno di Dio. Ma quando alcuni continuarono a indurirsi e a non credere, parlando ingiuriosamente della Via davanti alla moltitudine, egli si ritirò da loro, e separò da loro i discepoli pronunciando ogni giorno discorsi nella scuola di Tiranno». Questo è il racconto del ministero di Paolo ad Efeso fatto da Luca, testimone oculare. Egli mostra che alcuni di quelli che avevano ascoltato i discorsi di Paolo nella sinagoga durante quei tre mesi erano già discepoli o lo sarebbero infine divenuti. Egli non dice che la loro adesione al cristianesimo fosse il risultato dell'"attività di predicazione di casa in casa". 

In tutto il libro degli Atti troviamo numerosissimi esempi di persone che divennero credenti in seguito all'ascolto di discorsi pronunciati in luoghi pubblici o pubblicamente. I 3000 della Pentecoste si erano radunati in luogo pubblico per sentire il discorso di Pietro, e in quello stesso giorno divennero credenti. (Atti 2:1-41) Ad Antiochia di Pisidia, in seguito al discorso di Paolo nella sinagoga alcuni "seguirono Paolo e Barnaba" (Atti 13:14-16, 38-43). Ad Iconio, Paolo e Barnaba parlarono nella sinagoga e "una grande moltitudine sia di Giudei che Greci divennero credenti". A Filippi, Lidia ricevette il messaggio di Paolo lungo un fiume. Questi sono solo alcuni esempi del metodo seguito da Paolo nella sua predicazione. Tutti questi racconti precedono il racconto dell'attività di Paolo a Efeso, riportato in Atti 20:20,21. In questo passo si legge che Paolo aveva insegnato "pubblicamente e di casa in casa" agli Efesini. Se il primo termine della frase implica un insegnamento in pubblico, il secondo non può che indicare, necessariamente, un insegnamento privato. Confrontato con l'ampio e dettagliato panorama offerto dall'intero libro degli Atti, il caso di Efeso indica con molta chiarezza che egli aveva trovato dei credenti che erano divenuti tali in seguito ai suoi discorsi nella sinagoga e, successivamente, nella scuola di Tiranno, e che egli dopo di ciò si era recato nelle loro case, visitandole una dopo l'altra, insegnando loro non più pubblicamente, ma in privato. Se si attribuisce la giusta importanza ai precedenti scritturali, si deve riconoscere che questa è la spiegazione più ragionevole.

kat' òikon

Il CD attribuisce all'espressione kat' òikon un significato "distributivo". A questo proposito si può osservare che distributivo non vuol dire affatto consecutivo. Una persona, infatti, può andare "di casa in casa", recandosi da una casa che si trova in un certo luogo ad un'altra che si trova in tutt'altro luogo, proprio come un medico fa "visite a domicilio" andando da una casa all'altra. Ma questo non significa necessariamente che egli faccia delle visite una porta dopo l'altra. Asserire inoltre che il solo modo di tradurre correttamente e accuratamente la preposizione distributiva "kata" sia quello "di casa in casa" è in contraddizione con la stessa TNM. Pochi TdG si rendono conto che la stessa identica frase, (kat´òikon) tradotta "di casa in casa" nella TNM in Atti 5:42, si trova anche nel capitolo 2, vers. 46 (si veda l'immagine qui sotto). Tuttavia in Atti 2:46 non viene tradotta "di casa in casa" bensì "in case private".


Il passo di Atti 2:46 nella Kingdom Interlinear Translation, ed. 1969

Perché? Perché non è logico pensare che i discepoli prendessero i loro pasti trasferendosi da una casa all'altra della via, e poiché il CD vuol conferire all'espressione "di casa in casa" quel determinato significato (a sostegno della sua attività di porta in porta), vuole quindi evitare quei problemi che sorgerebbero se qui traducesse "di casa in casa".


La nota su Atti 20:20, nella TNM con riferimenti, ed. 1987.

In Atti 20:20 troviamo nuovamente questa frase "di casa in casa", sebbene le parole greche che indicano "casa" o "case" siano qui al plurale (kat´òikous). Anche questa volta il modo in cui questa frase greca deve essere tradotta dipende dalla scelta del traduttore. F. Franz, traduttore della TNM, mise una nota in calce a questo versetto "e in case private".

Non esistono quindi dei passi o dei versetti che forniscano una valida base scritturale al metodo di predicazione porta a porta, tanto caro ai Testimoni di Geova.

Pagine da 288 a 292 del libro "Alla ricerca delle libertà cristiana" 
di Raymond Franz, ex membro del Corpo Direttivo.

Le Scritture vengono adattate agli insegnamenti dell'Organizzazione

Quando Lloyd Barry, membro del Corpo Direttivo, fu incaricato di verificare il materiale che era stato preparato su questo soggetto per la pubblicazione sulla Torre di Guardia, egli dichiarò di sua iniziativa davanti a tutti gli altri che avrebbe senz’altro preso nella dovuta considerazione le informazioni contenute nei due prospetti che io avevo fornito ai membri del Corpo, e cioè quello delle evidenze bibliche relative alla testimonianza dei quattro Vangeli e degli Atti, e quello del modo in cui era reso kat’oikon in diverse traduzioni. Decise di scrivere egli stesso il materiale, che infine apparve sulla Torre di Guardia del  gennaio 1980 (lo stesso numero che parlava di Nancy Yuen, della sua attività di porta in porta e dei suoi venti anni in prigione). In esso non veniva fatta alcuna considerazione d’ordine biblico né, in effetti, si dava alcun rilievo alle importanti osservazioni che erano state sollevate durante quella riunione del Corpo Direttivo.


Questo disegno viene riprodotto a p. 289 del libro di R. Franz

All’inizio gli articoli contenevano un disegno piuttosto grande raffigurante delle case e nella scena apparivano dei Testimoni [pag. 289] impegnati di porta in porta e in basso le parole: «I cristiani d’oggi, proprio come fecero gli apostoli di Gesù, cercano ‘di casa in casa’ le persone meritevoli di ricevere la ‘buona notizia’». Così, fu subito stabilito che «di casa in casa» e «di porta in porta», erano espressioni equivalenti. Ma nessuna prova scritturale di ciò apparve in tutto il contesto dell’articolo; questo aspetto della questione non fu nemmeno preso in considerazione.

Gli altri articoli erano ancora una volta la conferma del punto di vista tradizionale della Società, e come sempre, erano la dimostrazione dell’esasperante enfasi che essa attribuisce a quest’aspetto della sua attività. Ma, cosa più importante, in essi emergeva chiaramente la politica dell’Organizzazione che è quella di presentare tutta la materia sotto una falsa luce, non consentendo ai singoli Testimoni nessuna possibilità di farsi un’opinione personale dell’argomento presentandolo nella sua interezza così come è esposto nelle Scritture, ma esponendo soltanto il suo punto di vista.

[Pagina 290:]

Poiché non si poteva presentare nessuna prova del fatto che Gesù fosse mai andato di casa in casa nel senso di visitare una casa dietro l’altra, porta dopo porta, la sostanza del primo articolo era costituita dalle sue istruzioni ai dodici apostoli ed ai settanta discepoli (pagine 9 e 10 del primo articolo). Esso seguiva la pratica tradizionale di presentare solo quelle parti di quei testi che parlavano di ‘cercare quelli che sono meritevoli’, e ometteva le frasi che accompagnavano tali parole, come «lì rimanete finché non partiate», «restate in quella casa, mangiando e bevendo le cose che offrono ... Non vi trasferite di casa in casa» (Paragrafi 8-10). Dopo aver citato soltanto parte delle parole di Gesù, l’articolo continuava dicendo:

Per fare questo era necessario che andassero a casa del la gente, dove persone «meritevoli» avrebbero prestato ascolto alla «buona notizia». Così facendo, quei discepoli avrebbero anche trovato alloggio per la notte. 

Notate, «avrebbero anche trovato alloggio». Questo serviva a dare l’idea che parte delle istruzioni di Gesù si riferivano principalmente alla predicazione di porta in porta e che il ricevere alloggio era del tutto secondario, quasi incidentale. Tuttavia una lettura anche superficiale del racconto (sia in questo che negli altri vangeli) mostra che Gesù, dopo aver parlato ai suoi discepoli delle cose delle quali essi avrebbero avuto bisogno, o delle quali potessero pensare d’aver bisogno mentre andavano nel loro giro di predicazione, cioè denaro, cibo e vestiti, cominciò a parlare di qualcos’altro che gli sarebbe servito nel loro viaggio, cioè l’alloggio, e mostra anche che questo era il principale argomento di cui il Signore si era occupato. La dichiarazione di Gesù immediatamente successiva, «lì rimanete finché non partiate» ne è chiara dimostrazione. Citando solo una parte del versetto e frammentandolo, l’articolo manipola con maggiore facilità la mente del lettore per fargli accettare le idee presentate[1].

[Pagina 291:]

Luca usò lo stesso metodo quando riferì le parole di Gesù ai settanta discepoli inviati, com’è riportato nel suo Vangelo al capitolo 10 versetti da i a 16. Nell’articolo, vengono citate queste parole:

Ovunque entriate in una casa dite prima: «Questa casa abbia pace». E se vi è un amico della pace la vostra pace riposerà su di lui. Ma se non vi è, tornerà a voi.

Non si citavano però le parole di Gesù che seguivano immediatamente questa citazione. Esse dicevano:

E restate in quella casa, mangiando e bevendo le cose che vi offrono, poiché l’operaio è degno del suo salario. Non vi trasferite di casa in casa.

Queste parole mostrano che Gesù stava chiaramente dicendo a quei discepoli come fare per ottenere alloggio dalle persone adatte e come comportarsi una volta ottenuta l’ospitalità. Poiché esse presentano una versione dei fatti considerevolmente diversa, al redattore dell’articolo non conveniva citarle. Così, con molta disinvoltura, furono semplicemente omesse.

Giunto alla trattazione delle questioni inerenti le modalità di traduzione, l’articolo molto succintamente ammetteva che «vi sono altri modi di tradurre l’espressione kat’oikon oltre che di casa in casa», ma presentava solo le versioni che la traducono alla stessa loro maniera! Non venne assolutamente presa in considerazione la possibilità che il «distributivo» possa non sempre significare o richiedere l’idea del «consecutivo».

In una nota in calce l’articolo elencava diciotto traduzioni che in Atti 20:20 contengono la frase «di casa in casa». Ma esso non diceva al lettore che ve ne sono altrettante che traducono diversamente, come, per esempio, «privatamente» o, «in case private», e simili, né informava il lettore del fatto [pagina 292]che alcune delle traduzioni citate: Atti 20:20 usano «di casa in casa»; Atti 5:42 traducono invece kat’oikon con l’espressione «a casa». (American Standard Version; Revised Standard Version; English Revised Version; Moffat’s Translation).  

Fra le versioni menzionate nella nota che traducono Atti 20:20 con «di casa in casa» era inclusa la New American Standard Version, ma non si faceva notare che nella lettura a margine vi è l’espressione «o in diverse case private». Tutto ciò che nelle loro citazioni può esservi di dissonante con l’idea che si intende promuovere, viene semplicemente ignorato. Eppure l’autore dell’articolo, Lloyd Barry, sapeva che si trattava di un argomento al quale nelle discussioni del Corpo Direttivo era stata attribuita notevole importanza.

Più difficile da capire è perché gli articoli non menzionano mai il fatto che la traduzione ufficiale dell’Organizzazione, cioè La Traduzione del Nuovo Mondo traduce kat’oikon con l’espressione «nelle case private» in Atti 2:46. Quel versetto non è mai menzionato in tutta la discussione. Perché? Il motivo è facile da capirsi.

Il primo degli articoli pone le basi ed i due successivi vi costruiscono sopra, tirando in ballo alcuni storici (E. Arnold e H.G. Wells, che hanno scritto sullo spirito di evangelizzazione del cristianesimo primitivo), sentenze di tribunali ed altro materiale a favore del punto di vista da loro presentato.

Gli articoli presentano così un notevole esempio di eliminazione di ogni evidenza contraria, e di quello che è definito un «ragionamento circolare» nel quale cioè si costruisce su premesse non dimostrate come se fossero fatti. Gli articoli, scritti in un linguaggio vivido ed enfatico, ricchi di dichiarazioni dal tono fiducioso e positivo, non danno al lettore alcuna indicazione in base alla quale egli possa anche lontanamente supporre che possa esservi un diverso intendimento della narrazione scritturale, a sostegno del punto di vi sta tradizionale. Alla luce delle discussioni tenute dal Corpo Direttivo e delle evidenze presentate nel corso d’esse, è difficile credere che tutto questo non sia frutto di disonestà intellettuale.

Nota:

[1] L’articolo cerca anche di distrarre l’attenzione del lettore dicendo (pagina 10): «Il racconto non dice se andassero nelle sinagoghe o nei luoghi di mercato. Ma è detto che furono date loro istruzioni di andare a casa delle persone». Lo scopo era quello di modificare il punto realmente in esame, che era quello di vedere se Gesù stava dando istruzioni sui «metodi di testimonianza» oppure su come procurarsi l’alloggio. I discepoli sapevano già in che modo Gesù era solito dare «testimonianza» poiché erano stati con lui e avevano osservato il suo esempio. I loro stessi racconti (come quello di Matteo e di Giovanni) non dicono nulla del fatto che Gesù andava di casa in casa, parlano invece dei suoi interventi pubblici nelle sinagoghe, nei luoghi di mercato ed in altri posti pubblici; parlano anche del fatto che egli accettava gli inviti a recarsi in certe abitazioni per parlare alle persone che li erano radunate.

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