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:: STORIA E DOTTRINA ::

Dove la ‘Grande Folla  
 rende ‘sacro servizio’a Dio?

 

“Ecco perché sono davanti al trono di Dio; ed gli rendono sacro servizio giorno e notte nel suo tempio [greco naós]; e colui che siede sul trono spiegherà su loro la sua tenda.” - Apocalisse 7:15.

A cura di W. Mandolini
© Copyrights, W. Mandolini, 2004

Verso la fine degli anni settanta avevo cominciato a fare ricerche su questo tema servendomi dell’Interlineare della Società. Ero quindi arrivato alle stesse conclusioni di tanti altri ex TdG, come Raymond Franz, ex-membro del Corpo Direttivo, Ed Dunlap, ex insegnante della Scuola di Galaad e Jon Mitchell, ex segretario di diversi membri del Corpo Direttivo, per menzionarne alcuni fra i più conosciuti. Ero arrivato alla conclusione che la Società Torre di Guardia nascondeva alcune cose che invece nella Scrittura sono palesi e che, di conseguenza, essa non mi aveva insegnato la verità, come mi ero illuso per tanti anni.

Uno dei temi più importanti trattati nella Bibbia riguarda la speranza celeste, ovvero il fatto che secondo la Scrittura esiste una sola speranza per i cristiani, non esistono classi separate con destini diversi. Questa è un’invenzione della Società per mantenere il potere concentrato solo in un gruppo di uomini. La Scrittura di Rivelazione 7:15 è quindi di vitale importanza per chiarire e stabilire dove ‘la Grande Folla serve Dio’.

Siccome è  proprio la Società Torre di Guardia, e non la Sacra Scrittura, ad insegnare che dall’anno 1935 chi non fa parte dei 144.000 è un membro della ‘grande folla’ menzionata in Apocalisse 7:15, la mia attenzione fu rivolta al significato di questo passo e particolarmente alla parola greca naos, che lì viene usata per indicare il Tempio spirituale.

Per giungere ad una conclusione corretta è necessario vedere come viene spiegata questa parola da chi conosce il greco, per esempio dagli stessi eruditi citati spesso dalla Società, e come essa viene usata nella Sacra Scrittura ed  in quale contesto. Un esempio di come questa prassi fondamentale per una corretta teologia ed esegesi cristiana venne trascurata completamente dalla Watchtower (WT), è illustrato dal seguente episodio.

Nel 1980 ci fu alla Sede della Watch Tower di Brooklyn una specie di terremoto spirituale che portò alla disassociazione di diversi membri della Betel. In questo stesso periodo, nella Watch Tower del 15 agosto 1980, venne pubblicato un articolo basato appunto sulla scrittura di Riv. 7:15 e sul significato originale della parola greca naos. L'articolo avrebbe dovuto dimostrare, una volta per tutte, che la ‘grande folla’ non serve Dio in cielo, come i 144.000, bensì nell’antitipico ‘Cortile del Tempio’, cioè sulla terra.

Molti di quelli che furono disassociati, fra i quali Raymond Franz (nipote dell’allora presidente della WT) e Ed Dunlap, credevano invece che, in base al significato originale della parola greca naos, la ‘grande folla’ menzionata in Riv. 7:15 serve Dio nel ‘Tempio’ o Santuario spirituale, cioè in cielo.

L’articolo della Watch Tower in inglese si rivelò una catastrofe, poiché l’autore, presumibilmente Fred Franz, scrisse:

La parola greca ‘naos’ si riferisce spesso al santuario interno che rappresenta il cielo stesso,  
  • MA fu l’intero tempio (naos) che fu in costruzione per 46 anni

  • Fu l’intero tempio (naos) che fu distrutto come giudizio di Dio

  • Fu dai cortili esterni del tempio (naos) che Gesù scacciò i cambiamonete

  • Fu nella parte esterna del tempio (naos) che Giuda gettò i 30 pezzi d’argento

  • PER QUESTO è logico che la “grande folla” serve Dio nel cortile terrestre del Tempio spirituale


La riproduzione dell'articolo inglese. La parte evidenziata in rosso manca nelle edizioni in altre lingue.

Nel tentativo di dimostrare a tutti i costi che la ‘grande folla’ ha la speranza terrestre, l’autore dell’articolo, o per ignoranza o intenzionalmente, fece una grande confusione con la parola greca naos usandola anche là dove il testo contiene un’altra parola greca, cioè hieron! Infatti, vent’anni prima, nella Torre di Guardia del 1° febbraio 1961, p.73, venne spiegato proprio il contrario nella considerazione del capitolo 2 di Giovanni, su come era stato possibile che il tempio a Gerusalemme avesse avuto tanto spazio per i cambiamonete e gli animali che vi erano venduti. Infatti l’articolo “Il Tempio al tempo degli apostoli” diceva quanto segue:

«Che genere di edificio poteva esser questo che aveva spazio per tutto questo traffico? Il fatto è che questo tempio non era un solo edificio, ma una serie di costruzioni al centro delle quali era il santuario. Nella lingua originale questo è abbastanza chiaro, perché gli scrittori della Scrittura distinguevano i due usando le parole hierón e naós. Hierón si riferiva all'intero luogo del tempio, mentre naós indicava la costruzione del tempio propriamente detto,  il successore del tabernacolo nel deserto. Infatti Giovanni ci dice che Gesù trovò tutto questo traffico nell'hierón».

La pubblicazione della WT del 1980 causò un’ondata di reclami da parte di tanti TdG che fecero notare la discrepanza e la mancanza di serietà dell’autore. Ecco come rispose per esempio la Società Torre di Guardia alla lettera di una “sorella” che faceva notare tale incongruenza:

   Cara Sorella  

    La tua lettera del 6 Aprile 1981 ha ora la nostra attenzione. Tu scrivi riguardo ad un punto del paragrafo 4, pagina 15, dell'edizione della Torre di Guardia del 15 Agosto 1980. 

    La tua domanda è comprensibile, poiché, come dici tu stessa, l'apostolo Giovanni nel riportare il racconto dell'espulsione dei cambiamonete e mercanti fuori del Tempio di Erode, usò la parola greca hieron, quando l'articolo si riferisce "al racconto biblico di quando Gesù espulse i cambiamonete e mercanti fuori del tempio di Erode", tieni a mente che questo racconto abbraccia non solo i versetti 13-17 del capitolo due, ma anche i versetti 18-22. Ecco perché l'articolo continua dicendo: "Lì (cioè nel racconto nel suo insieme) leggiamo: 'Gesù rispose: "Distruggete questo santuario [naos] e in tre giorni io lo ricostruirò". I Giudei risposero: 'Ci son voluti 46 anni per costruire questo santuario [naos]: e tu lo faresti risorgere in tre giorni?' Ma egli stava parlando del santuario [naos] del suo corpo." Poi vengono citati i versetti 19-21. 

    Dobbiamo ammettere che in base a come viene spiegato tutto ciò nel paragrafo, uno possa concludere che la parola naos venisse usata nei versetti 13-17. Per non dare questa impressione, il terzo punto del sommario in calce della pagina 15 è stato cancellato nella traduzione dell'articolo per le pubblicazioni in lingue straniere della Torre di Guardia.

    Noi ti ringraziamo per i tuoi commenti sull'articolo in complesso. Come riconosci tu stessa nella lettera, hieron è usato il più spesso per riferirsi all'intero complesso del tempio, ma è evidente dal modo in cui i Giudei replicarono a Gesù e da altri riferimenti scritturali, che non esisteva alcun problema nei tempi biblici nell'applicare la parola naos all'intera area del tempio e non solo al santuario. 

    Riguardo alla tua ultima domanda, la Corte dei Gentili è uno dei Cortili esterni come mostra l'illustrazione a pag. 1585 dell''Ausiliario'. Esso sarebbe parte dell'intera area del tempio, alla quale veniva a volte applicata la parola naos e quindi in modo appropriato raffigura o prefigura il luogo dove la "grande folla" sta servendo, come dichiara Riv. 7:15. 

Fiduciosi che i succitati commenti ti saranno d'aiuto, ti assicuriamo i nostri migliori saluti. 

Tuoi fratelli 
Watchtower

Cliccare qui per visualizzare l'originale

Come conseguenza delle proteste ricevute l'articolo non venne tradotto nello stesso modo nelle altre lingue


L'articolo in italiano, privo della frase contestata,
presente invece nella versione inglese

Sul significato delle parole originali naós e hierón
ecco la spiegazione che viene data da alcuni eruditi:

- Gerhard Kittel (Theological dictionary of the New Testament, Grand Rapids, Mich. 1995):

naós [Tempio] Deriva da naíō, ‘’risiedere’’, significa ‘’residenza degli déi’’, ‘’il Tempio’’. Il ‘naos’ è strettamente il santuario, in paragone invece a termini in senso più vasto per la zona circostante come un tutto unico. Esso può essere usato perfino in un senso ancora più ristretto per indicare il sacrario più interno dove abita la deità.

hierón [Tempio] Uso generale in Greco: Mentre naós é normalmente il sacrario più interno, e témenos la zona circostante, hierón può essere usato più comprensibilmente per entrambi o per qualsiasi luogo consacrato di sacrificio, incluso sacrari pagani, il tempio di Gerusalemme e perfino sinagoghe” .

- Enhanced Strong's Lexicon, Woodside Bible Fellowship, Ontario, conferma in modo simile:

[naos] Da naiò (risiedere). 1. usato per il Tempio di Gerusalemme, ma solo per l’edificio sacro (santuario) stesso, che consisteva del Santo e del Santissimo (in greco classico viene usato per il santuario o cella del Tempio dove veniva posta l’immagine d’oro) che è distinto dal resto dell’intero impianto. 

[hieron] 1. un luogo sacro, tempio. 1A usato per il tempio di Artemide ad Efeso. 1B usato per il tempio a Gerusalemme. Informazione aggiunta: Il tempio a Gerusalemme consisteva dell’intero impianto sacro, e abbracciava l’intero aggregato di edifici, balconi, cortili (e cioè, quello d’Israele, quello delle donne e quello dei sacerdoti), appartenenti al tempio, e quest’ultimo si riferiva al sacro edificio stesso così chiamato, che consisteva di due scompartimenti, il “santuario” o “Luogo santo” (dove a nessuno tranne i sacerdoti era permesso di entrare) e il “Santo dei Santi” o “Santissimo” (nel quale vi entrava il sommo sacerdote solo nel grande Giorno d’espiazione). C’erano anche i cortili dove Gesù o gli apostoli insegnavano o incontravano i loro avversari, e simili chiamati “nel tempio”, cioè i cortili del tempio, dei Gentili, da dove Gesù aveva scacciato i cambiamonete, e il cortile delle donne.

- Anche The NAS New Testament Greek Lexicon riporta gli stessi significati:

[naos] Pronuncia fonetica nah-os'
Da una forma primaria di naiò (risiedere) 
Definizione:

1. usato per tempio di Gerusalemme, ma solo per l’edificio sacro (o santuario) stesso, consistente del Luogo Santo e del Santissimo (in Greco classico è usato per il santuario o cella del tempio, dove l’immagine d’oro veniva posta, che si distingueva dal resto dell’impianto)
2. qualsiasi tempio pagano o sacrario
3. metaforicamente: il tempio che consisteva dei santi di tutti i tempi riuniti in Cristo.

A questo punto qualcuno si potrebbe chiedere: “Se il significato della parola greca naós è così chiaro, come può la WT darne un'altra spiegazione?”.

Ci sono due scritture che vengono citate dalla Società nel tentativo di far credere che in Riv. 7:15 l’apostolo abbia voluto intendere con la parola naós non il santuario stesso, con il Santo e il Santissimo, bensì il cortile dei Gentili, o un cortile esterno, quindi una possibile eccezione del significato di naos dalla regola generale:    

  • Matteo 27:5 :«Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio [naós], si allontanò e andò ad impiccarsi»

  • Giov. 2 :19-21: «Rispose loro Gesù: ‘Distruggete questo tempio [naós] e in tre giorni lo farò risorgere!’ Gli dissero allora i Giudei: 'Questo tempio [naós] è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?’ Ma egli parlava del tempio [naós] del suo corpo.” (La Bibbia di Gerusalemme).

La WT argomenta in questo modo:

Su Matteo 27:5

Come fu possibile che Giuda gettasse le monete d’argento nel tempio 'naós', se naós significa sempre il santuario (comprendente il Santo e il Santissimo) e lì Giuda non poteva entrare, dato che l'accesso era solo riservato ai sacerdoti? Allora naós può anche significare il cortile che è fuori del santuario! E qui Giuda avrebbe potuto gettare le monete verso i sacerdoti. Questo dovrebbe dimostrare che la parola naós non sempre significa il santuario del tempio, ma può riferirsi anche alle altre strutture fuori del tempio, per esempio il cortile dei Gentili. In questo modo la WT argomenta sull’applicazione di Riv. 7:15 dicendo che anche qui naós si riferisce al cortile fuori del tempio.

Su Giov. 2:19-21

La WT fa notare che i Giudei usarono la parola naós per indicare il tempio che era stato in costruzione per 46 anni, secondo loro tutta l’area del tempio, non solo il santuario. Quindi naós può riferirsi anche al resto intorno al santuario, compresi i cortili. Questa sarebbe un’altra prova per la WT dell’eccezione sul significato di naós e di conseguenza dell’applicazione di Riv. 7:15.

Facendo un’analisi obiettiva dei fatti e del contesto, in contrasto con le pretese della WT, si possono spiegare molto logicamente le due scritture senza che vi sia contraddizione.

Su Matteo 27:5

Il racconto evangelico non dice che Giuda Iscariota entrasse personalmente nel naós (Tempio) per gettarvi le monete d’argento. No, ma si legge che egli gettò le monete nel Tempio (infatti l’ingresso nel Santuario e nella zona direttamente davanti ad esso era permesso solo ai sacerdoti). I versetti precedenti fanno capire che prima di far questo Giuda, preso dal rimorso, riportò le monete ai sacerdoti e disse loro che aveva peccato tradendo sangue innocente. I sacerdoti gli risposero che questo non li riguardava e che se la doveva vedere lui stesso. Giuda può benissimo aver avuto questa conversazione con i sacerdoti stando nel cortile d’Israele (o nel Cortile delle donne), dove era permesso l'accesso agli israeliti, mentre i sacerdoti si trovavano davanti al santuario con le porte aperte, dato che i sacerdoti stavano rendendo il loro servizio. Da quella posizione Giuda poteva facilmente gettare il sacchetto di monete verso il santuario (vedasi l'immagine sottostante). Il racconto poi dice che i sacerdoti raccolsero le monete e decisero di non metterle nel sacro tesoro poiché era prezzo di sangue.

Da questo possiamo dedurre che qui Matteo usa correttamente la parola naós per indicare il santuario del tempio e che l’argomentazione della WT non regge all'esame dei fatti.


Il Tempio di Gerusalemme - Il Cortile delle donne
Dal sito www.bible-history.com

«Continuando verso est c’era una magnifica gradinata circolare e la Porta Nicanore. Entrando attraverso la Porta c’era una sala stretta piena di belle colonne chiamata “Cortile degli Israeliti” ed essa attraversava anche un muro e una scalinata. Il Cortile degli Israeliti circondava il “Cortile dei Sacerdoti”, che a sua volta si trovava là dove c’era l’altare dei sacrifici. Le donne potevano solo guardare da un balcone del Cortile delle donne e osservare le cerimonie dentro il Cortile Interno» (Secondo Middoth).

Su Giov. 2:19-21

Gesù aveva appena scacciato dal Tempio (Hieron) i cambiamonete e i venditori di animali. A causa di ciò i Giudei chiesero a Gesù un segno della sua autorità. Gesù disse: «Distruggete questo Tempio [naós] e in tre giorni lo farò risorgere».

Qui il Signore volutamente fa uso della parola naós. Egli sa che si trova con i discepoli nel cortile (hieron), e ciò nonostante usa la parola naós per il Tempio. Perché? La risposta si trova al verso 21: «Ma egli parlava del Tempio [naós] del suo corpo». Quindi Gesù intendeva dire questo: i Giudei potevano pure abbattere il suo corpo, Egli aveva il potere di farlo risorgere in tre giorni! E questo fu proprio quello che avvenne più tardi dopo la sua morte. Il corpo di Gesù rappresentava simbolicamente il santuario e non i cortili del Tempio.

Ma i Giudei non avevano afferrato la cosa; perciò gli dissero: «Questo Tempio [naós] è stato costruito in 46 anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?» Ora qui la WT fa notare che se i Giudei usarono la parola naós per indicare il Tempio che era stato in costruzione per 46 anni, quindi non solo il santuario ma tutto la struttura dell'edificio (i cortili, ecc.), allora questa è un’indicazione del fatto che naós può essere usato anche in senso più ampio, applicandosi anche al resto delle altre strutture e degli edifici intorno al santuario.

Dal contesto si comprende che, innanzitutto, fu Gesù ad usare prima la parola naós per Tempio. E quindi i Giudei gli risposero ‘a tono’. Poi c’è un’altra cosa da non dimenticare e riguarda la storia della ricostruzione del Tempio. Era il santuario che da tanti anni non era stato completato. Infatti Erode aveva promesso di farlo di venti cubiti più alto di come era stato iniziato (vedasi Antichità giudaiche, di Giuseppe Flavio; anche The Interpreters Dictionary of the Bible, Abingdon Press, ediz. 1962, pagg. 551,552).  

Oltre a ciò, è la stessa Sacra Scrittura che dimostra come venivano usate le parole greche naós e hieron dagli scrittori biblici. Un esempio classico lo troviamo in Luca capitolo 1:5-23, che narra la storia di Zaccaria, marito di Elisabetta e sacerdote del Tempio a Gerusalemme. Zaccaria stava offrendo incenso dentro il santuario (naós) quando ricevette dall’angelo Gabriele la notizia che la moglie, benché sterile da tanto tempo, avrebbe dato alla luce un figlio. La moltitudine del popolo stava pregando fuori del santuario, cioè lì dove la WT pretende che stia servendo la  ‘grande folla’ nell’adempimento antitipico di Riv. 7:15. Secondo l’evangelista Luca la folla che era nel Cortile non si accorse della visione che ebbe Zaccaria dentro il Santuario, appunto perché stava fuori del santuario, cioè in quello che si chiamava hieron.

Ancora è Luca che al cap. 2 racconta della profetessa Anna, che all’età di 84 anni non mancava mai dal Tempio (hieron), rendendo sacro servizio notte e giorno con digiuni e supplicazioni. Anna, come tutte le altre donne israelite, stava nel Cortile delle donne. Il resto del popolo (gli uomini) stava nel Cortile d’Israele. Questi Cortili non sono mai chiamati con la parola greca naós, bensì hieron! Quindi non è assolutamente vero quello che dice la WT riguardo a Rivelazione 7:15!

In aggiunta a ciò, all’apostolo Giovanni fu detto nella Rivelazione di misurare il Tempio (naós) con una canna. L’angelo gli disse però che il cortile che è fuori (del naós) “‘non lo misurare, anzi gettalo fuori, perché sarà dato alle nazioni, ed essi calpesteranno la città santa per 42 mesi”.

Quindi se l’angelo menziona il cortile, che sarà buttato fuori alle nazioni ostili che calpesteranno la città santa, com’è possibile che la ‘grande folla’ di cristiani credenti si trovi nel Cortile spirituale del Tempio? 

Essere davanti al Trono vuol dire trovarsi in cielo:

In Apocalisse 7:11, subito dopo aver parlato della ‘grande folla’ che è “dinanzi a Dio”, viene detto: «E tutti gli angeli ... caddero sulle loro facce dinanzi al trono e adorarono Dio». Cap. 8, v.1: «E vidi i sette angeli che stanno dinanzi a Dio»; v.3: «...l'altare d'oro che era dinanzi al trono». 

In questi passi - che appartengono all'immediato contesto - si dimostra con estrema chiarezza che essere dinanzi a Dio significa proprio trovarsi in cielo, alla presenza di Dio. 

Va ricordato che la ‘grande folla’ era considerata dai Testimoni di Geova, fino al 1935, una classe celeste distinta dai 144.000: «... essi saranno finalmente ammessi alla condizione spirituale, avranno la vita eterna, spirituale, come quella degli angeli, ma avranno perso il premio dell'immortalità. Essi serviranno Dio nel suo tempio, e rimarranno davanti al trono con rami di palme nelle mani (Apoc. 7:9-17); questo sarà molto glorioso, è vero, ma sarà lontano dall'essere così glorioso come la posizione del "piccolo gregge" di vincitori [i 144.000 ndr], che saranno re e sacerdoti di Dio, seduti sul trono con Gesù...» (The Divin Plan of the Ages, p. 214)

Veniva quindi insegnato che anche la ‘grande folla’ sarebbe stata una classe celeste, seppure di ‘serie B’. Veniva correttamente compreso che il fatto che la ‘grande folla’ fosse davanti al trono significava che queste persone si trovavano in cielo, contrariamente a quanto i TdG insegnano dal 1935 e cioè che essere “davanti al trono di Dio” vuol dire invece trovarsi sulla terra. Una conclusione, come si è visto, che non è sostenuta né dal contesto né dalla corretta comprensione dei termini usati.

W. Mandolini

La versione inglese, in formato word (164kb): The Great Crowd

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