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:: STORIA E DOTTRINA :: Il giudizio dei Testimoni di Geova I contraddittori insegnamenti della Watchtower
«Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato» (Romani 6:7, CEI). Secondo i Testimoni di Geova i morti non verranno giudicati in base alla opere che hanno compiuto durante la vita, così come è sempre stato insegnato dalle chiese cristiane. Secondo loro, infatti, con la morte tutti i peccati vengono cancellati e i peccatori sarebbero così completamente assolti dalle loro colpe, per quanto gravi possano essere state. Ecco infatti come commenta il succitato passo di Romani 6:7 il libro "Perspicacia", p. 1131: I risuscitati non saranno giudicati in base alle opere compiute nella vita precedente, poiché la regola di Romani 6:7 dice: "Colui che è morto è stato assolto dal suo peccato". Ma è realmente questo ciò che scrive Paolo nella sua lettera, cioè che la morte fisica assolve i peccati compiuti da tutti gli uomini, così che nel "giorno del giudizio" non si terrà conto degli errori commessi nell'attuale esistenza? Ecco come viene spiegato questo passo nelle note in calce di alcune Bibbie: Rm 6,7 è ormai libero dal peccato. Perché, purificato nel battesimo (che ha cancellato il “corpo del peccato”, v. 6), è stato anche “giustificato” (il verbo usato qui, infatti e dikaioo). - Il Nuovo Testamento, Lettere e Apocalisse, Ed. Paoline. Secondo questo commento, Paolo sta qui parlando dei credenti, che vengono giustificati per fede e resi liberi dal peccato. z) Lett. È giustificato dal peccato. Versetto difficile. E’ giustificato o significa è prosciolto, e sarebbe un assioma giuridico di valore generale: con la morte si ha l’estinzione dell’azione penale; oppure, e meglio, conservando al verbo il senso che altrove ha sempre in Paolo: colui che è morto (con Cristo, v. 8, cf v. 5) è liberato dal peccato che dominava il vecchio uomo: è stato reso giusto. - Bibbia TOB, Ed LDC. Si enuncerebbe quindi un principio generale, preso dalla realtà giuridica, principio secondo il quale quando qualcuno muore non può più essere accusato e condannato. Tale principio tuttavia non può essere assolutizzato ed esteso al giudizio finale che riguarderà tutte le persone, e non solo quindi i credenti. Intendere il versetto in tal modo significherebbe far dire all'apostolo molto di più di quello che si legge nella sua lettera, andando quindi "oltre ciò che è scritto". 7. Enuncia un principio giuridico generico: quando un imputato muore durante lo svolgimento del processo, la sua imputazione si estingue. Di questo principio Paolo lascia far l’applicazione al cristiano: morto nel battesimo l'uomo vecchio, l’imputazione del suo antico peccato è estinta; ma da questa applicazione scaturisce anche la conseguenza pratica, accennata nei verss. seguenti, che il cristiano oramai deve vivere con Cristo e per Cristo. - Giuseppe Ricciotti, “Atti degli Apostoli, Lettere di san Paolo”, Ed. Mondadori. Anche per questo illustre studioso Paolo enuncia un principio giuridico generico e non una verità universale che riguarda tutti gli essere umani. Tale principio giuridico viene preso come esempio per illustrare la mutata condizione di chi diviene credente; non si applica quindi a tutta l'umanità che dovrà essere giudicata. Si potrebbe anche aggiungere che quando qualcuno è morto non è più soggetto al peccato dato che non è più nella condizione di peccare. Anche in questo senso quindi la morte libera dal peccato, e solo in questo senso le parole di Paolo potrebbero essere applicate a tutti gli esseri umani. Anche nel passo di Romani 6:23 - "Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore" -, non si dice che la morte cancelli il peccato ma semplicemente che il peccato conduce alla morte. In questo versetto il peccato viene personificato e si dice che esso provvede un salario o ricompensa ai chi si rende suo servo. Tale ricompensa è la morte. Anche il passo di Romani 6:23 quindi, letto nel suo contesto, non dice quindi che la morte cancella (od assolve) i peccati commessi. Leggendo l'intero capitolo 6 della lettera ai Romani si può comprendere con chiarezza che Paolo non stava dicendo che i peccati di tutti gli uomini vengano annullati semplicemente con la morte. Il capitolo 6 della lettera ai Romani
1 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato
perché abbondi la grazia? 2 È assurdo! Noi che
già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?
3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati
in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4
Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui
nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo
della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una
vita nuova. 5 Se infatti siamo stati completamente
uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con
la sua risurrezione. 6 Sappiamo bene che il nostro
uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto
il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato.
7 Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato. Non si possono quindi usare questi versetti per sostenere, come fanno i TdG, che alla loro morte tutti i peccati di tutti gli uomini vengono cancellati (assolti), così che al momento del giudizio finale non si terrà conto delle azioni compiute in questa attuale vita. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice che i morti verranno giudicati in base alle azioni compiute in questa vita: «Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Giov. 5:28, 29, CEI). È chiarissimo che Gesù sta parlando della azioni compiute
dai risorti nel passato, nella loro vita precedente alla
resurrezione. Questo significa che nel "giorno del giudizio"
renderemo conto di meriti e virtù, errori ed infamie della nostra attuale
vita. «Sia quelli che fecero cose buone che quelli che fecero cose cattive saranno "giudicati individualmente secondo le loro opere". Quali opere? Pensare che le persone saranno condannate in base alle opere compiute nella loro vita precedente non sarebbe coerente con Romani 6:7, che dice: "Colui che è morto è stato assolto dal suo peccato". Sarebbe anche irragionevole risuscitare qualcuno solo per distruggerlo. Perciò in Giovanni 5:28, 29a Gesù parla della risurrezione futura; poi, nella seconda parte del versetto 29, si riferisce all'esito che si avrà dopo che i risuscitati saranno stati elevati alla perfezione umana e sottoposti al giudizio» ("Ragioniamo", p. 316, il grassetto è mio). Come abbiamo visto, Romani 6:7 non insegna che la morte letterale cancelli i peccati. Inoltre in Giov. 5 si parla di azioni passate. Se fosse vero quello che sostengono i TdG si dovrebbe leggere: «Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti faranno il bene per una risurrezione di vita e quanti faranno il male per una risurrezione di condanna». Invece Gesù si esprime al passato. Notate che per i TdG "sarebbe anche irragionevole resuscitare
qualcuno solo per distruggerlo". Quindi non si può, secondo loro,
accettare quello che è scritto, perché sarebbe contrario alla ragione.
Anziché chiedersi se non siano le loro interpretazioni ad essere
in contrasto con la Scrittura, si giunge al punto di insinuare che sia
Dio a mancare di ragionevolezza se facesse una cosa del genere!
In realtà il criterio, per un credente, per definire ragionevoli o meno
determinati insegnamenti dovrebbe essere la loro fondatezza ed origine
nella Scrittura e non le personali opinioni in merito a ciò che può essere
ritenuto ragionevole. Fra l'altro i TdG dimenticano in questo caso che
i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri (cfr. Isaia 55:9) e che non
si possono quindi giudicare le azioni di Dio in base al criterio della
"ragionevolezza" umana. D'altro canto la teologia cristiana
tradizionale ha formulato delle spiegazioni in merito alla resurrezione
di coloro che riceveranno un giudizio di condanna che permettono di conciliare
Scrittura e ragione, anche in questo caso. 2 Corinti 5:10 In questo versetto, parlando del giudizio che attendeva i primi cristiani, Paolo scrive: «Poiché dobbiamo tutti essere resi manifesti dinanzi al tribunale del Cristo, affinché ciascuno riceva il suo giudizio per le cose fatte mediante il corpo, secondo le cose che ha praticato, sia cosa buona che vile» (TNM). È evidente che qui si sta parlando delle azioni che i cristiani hanno compiuto durante la loro vita e non certo dopo la resurrezione. È lo stesso pensiero espresso da Gesù in Giov. 5:28,29. Nel caso qualcuno abbia 'praticato cose buone' riceverà un giudizio favorevole; mentre se avrà 'praticato cose vili', il giudizio sarà sfavorevole. E in che consiste il giudizio sfavorevole? Semplicemente nella morte eterna? Sembra che questo concetto di "retribuzione" delle azioni vili, così come viene interso dai TdG, trascuri il concetto basilare di giustizia: se qualcuno, per esempio, ha ucciso milioni di persone riceverà la stessa punizione di chi ha "semplicemente" rubato, fornicato o bestemmiato?... I TdG dicono che punire per tutta l'eternità qualcuno che ha sbagliato per un'intera vita non sia un modo equilibrato ed amorevole di concepire la giustizia. Però anche sostenere che tutti riceveranno la stessa punizione, indipendentemente dalle azioni commesse, non è certamente un concetto di giustizia corretto ed equilibrato. Nel vangelo, infatti, si legge che la punizione per degli errori deve essere proporzionata all'errore e alla consapevolezza dell'errore stesso: «Quindi quello schiavo che ha capito la volontà del suo signore ma non si è preparato o non ha fatto secondo la sua volontà sarà battuto con molti colpi. Ma chi non ha capito e ha fatto quindi cose meritevoli di battiture sarà battuto con pochi colpi» (Luca 12:47-48, TNM). Per i TdG invece i "colpi" saranno gli stessi per tutti i "malvagi": la morte eterna, e basta. Secondo la Watchtower (WTS) in 2 Corinti 5:10 Paolo parlava della resurrezione degli "unti", cioè di coloro che dovranno andare in cielo, che sarebbero, secondo i TdG, soltanto 144.000 (si veda questa pagina). Nel caso di questa resurrezione alla vita celeste anche la WTS non può che insegnare che sono le opere compiute nella vita attuale da questi cosiddetti unti che determineranno la loro sorte eterna: solo se saranno stati giudicati fedeli verranno risorti e potranno stare in cielo con Dio. Se invece non saranno ritenuti fedeli, secondo i TdG non verranno resuscitati. Secondo la WTS esisterebbero così due tipologie di giudizio: - gli "unti",
che vengono giudicati in base alle opere compiute in questa vita; Ma dove è scritto tutto questo? Nel caso degli "unti", o essi sono assolutamente approvati e fedeli, oppure sono assolutamente disapprovati ed infedeli. Non ci sono vie di mezzo. O la vita immortale o la morte eterna. Russell era più equilibrato sotto questo aspetto, infatti egli pensava che oltre ai 144.000 vi sarebbe stata anche una "grande moltitudine" di persone che avrebbero ricevuto la vita celeste. Questa "seconda classe celeste" sarebbe stata composta da cristiani fedeli, ma però meno fedeli dei 144.000, e così la loro posizione in cielo sarebbe stata ad un livello meno elevato di quella dei 144.000. Ecco come la WTS ha spiegato la cosa: «Secondo l’interpretazione di alcuni commentatori del mondo,
questa grande folla sarebbe formata dai non giudei convertiti al cristianesimo
o dai martiri cristiani diretti in cielo. Nel passato anche gli Studenti
Biblici pensavano che si trattasse di una classe celeste secondaria,
come si legge nel volume I degli Studi sulle Scritture, intitolato
Il Divin Piano delle Età (pubblicato in inglese nel 1886; ed.
italiana del 1904): “[Questa classe] perde il premio del trono e della
natura divina, ma perverrà finalmente al nascimento dell’essere spirituale
d’un ordine inferiore alla natura divina. Vero è che sono dei credenti
consacrati, ma essi sono a tal segno invasi dallo spirito mondano che
si scordano di dare la loro vita in sacrifizio”. E ancora nel 1930,
nel libro Luce, volume I, veniva espresso questo pensiero: “Coloro
che formano la grande folla non rispondono all’invito di diventar zelanti
testimoni del Signore”. Erano descritti come un gruppo che si autogiustificava,
il quale aveva una certa conoscenza della verità, ma faceva poco per
predicarla. Dovevano andare in cielo come classe secondaria che non
avrebbe regnato insieme a Cristo» (Rivelazione: il suo grande culmine
è vicino!, p.120).
Tornando comunque al giudizio di cui parla Paolo in 2 Corinti
5:10 - "Poiché dobbiamo tutti essere resi manifesti dinanzi al tribunale
del Cristo, affinché ciascuno riceva il suo giudizio per le cose fatte
mediante il corpo, secondo le cose che ha praticato, sia cosa buona che
vile" - si deve quindi concludere che i cosiddetti unti (144.000)
vengono "resi manifesti" dinanzi al Giudice celeste nel momento
in cui Dio decide se risuscitarli o meno. Quindi la loro possibilità di
ricevere o la vita immortale o la morte eterna si decide adesso, nella
loro vita attuale. Non vi sarà nessuna ulteriore possibilità di avere
un altro giudizio. Invece, per quanto riguarda le "altre pecore",
cioè coloro che secondo i TdG dovranno vivere sulla terra, il loro giudizio
si baserà non su quello che hanno fatto nell'attuale vita ma su quello
che faranno dopo la resurrezione. Come dicevo però, non c'è nessuna
indicazione nella Bibbia che vi debbano essere due tipologie di giudizio,
una che tiene conto esclusivamente delle azioni compiute nella vita attuale
ed un'altra che terrà conto di quello che si farà dopo la resurrezione. Contrariamente all’opinione comune, egli non giudicherà le
persone in base ai loro peccati passati, molti dei quali commessi forse
per ignoranza. La Bibbia spiega che alla morte l’individuo è prosciolto
o assolto da tutti i peccati commessi. Essa dice: "Colui che è
morto è stato assolto dal suo peccato". (Romani 6:7) Questo significa
che i risuscitati saranno giudicati in base a quello che faranno durante
il Giorno del Giudizio, non a quello che hanno fatto prima di morire».
(pe cap. 21 p. 175).
Abbiamo però visto che Romani 6:7 non insegna affatto
che la morte assolve dai peccati. Di conseguenza la conclusione della
WTS che il giudizio si baserà su quello che verrà fatto dopo la resurrezione
è completamente priva di fondamento nella Scrittura. - Giov. 5:28, 29 Non vi meravigliate
di questo, perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe
commemorative udranno la sua voce e ne verranno fuori, quelli che hanno
fatto cose buone a una risurrezione di vita, quelli che hanno praticato
cose vili a una risurrezione di giudizio.
"E dei rotoli furono aperti"
Quell'"evidentemente" fa comprendere quanto deboli siano le argomentazioni del CD. Ma dove è scritto che i "rotoli" saranno dei nuovi libri che verranno aggiunti all'attuale Bibbia? I TdG spesso usano l'espressione "nuovi rotoli", tuttavia la Bibbia parla semplicemente di "rotoli" (o libri), senza dire che si tratta di nuovi scritti: Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco. (Apoc. 20:11-15, CEI). In questo brano si parla del "libro della vita". Ci sono altri passi nelle Scritture in cui si menziona questo simbolico libro che rappresenta il giudizio favorevole di Dio: - Salmi 69:28 Siano cancellati dal
libro della vita e non siano iscritti fra i giusti. Che cosa sono invece i rotoli (o libri) che vengono aperti durante il "giorno del giudizio"? La semplice lettura del brano lascia chiaramente intendere che si tratta di "libri" in cui sono registrate le opere compiute dai risuscitati durante la loro vita. "I morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere". Se accostiamo queste parole a quelle di Gesù in Giov. 5:28, 29, tale conclusione appare ancora più chiara: «Tutti quelli che sono nelle tombe commemorative udranno la sua voce e ne verranno fuori, quelli che hanno fatto cose buone a una risurrezione di vita, quelli che hanno praticato cose vili a una risurrezione di giudizio». Verremo quindi giudicati in base alle azioni che compiamo ora, azioni che vengono simbolicamente scritte in quei "rotoli" o libri che saranno aperti durante il giorno del giudizio. In Daniele cap. 7 viene descritto un giudizio in termini molto simili a quello di Apocalisse 20. Cito dalla versione della CEI: 9 Io continuavo a guardare, In Apocalisse 20 si legge: 11 Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé. 12 Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere. 13 Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. 14 Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. 15 E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco. Anche qui si parla di un trono; di Dio seduto sul trono per
giudicare; e di giudizio eseguito tramite il fuoco. E si menzionano dei
libri (o rotoli) che vengono aperti. Notate come spiega la WTS il vs. 10 di Dan. 7: «Dopo aver descritto le quattro bestie, Daniele volge lo sguardo dalla quarta bestia a una scena in cielo. Vede l’Antico di Giorni sedersi come Giudice sul suo splendente trono. L’Antico di Giorni altri non è che Geova Dio. (Salmo 90:2) Mentre la Corte celeste prende posto, Daniele vede ‘aprire dei libri’. (Daniele 7:9, 10) Dal momento che la sua esistenza si estende all’infinito nel passato, Geova conosce tutta la storia umana come se fosse scritta in un libro. Ha osservato tutte e quattro le bestie simboliche e può emettere un giudizio su di esse per conoscenza diretta». (dp cap. 9 p. 144). Quindi i libri che vengono aperti contengono la storia umana,
la storia passata, che Dio conosce come se fosse scritta in un
libro. Pecore e capri - Matteo 25:31-46: Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli della sua destra: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m'accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste". Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?" Allora risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me". Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna. I TdG hanno spiegato per molti anni che questa parabola si sarebbe
adempiuta dopo il 1914. A partire da quell'anno, il Signore Gesù avrebbe
separato le persone in due classi: le pecore ed i capri.
I TdG quindi credevano di essere gli strumenti visibili
per mezzo dei quali il Signore, "venuto nella sua gloria" nel
1914, separava l'umanità in due classi. L’ATTUALE GIORNO DI
GIUDIZIO
La Bibbia ci dà quindi informazioni su quanto accadrà da qui
a mille anni. E mostra che non c’è alcuna ragione di temere il futuro.
Ma la domanda è: Ci sarete per godere le buone cose che Geova Dio ha
in serbo per voi? Questo dipenderà dal sopravvivere a un precedente
giorno di giudizio, l’attuale "giorno del giudizio e della distruzione
degli uomini empi". — 2 Pietro 3:7. Quindi il giudizio descritto in Matteo 25:31-36 era considerato
diverso dal giudizio menzionato in Apocalisse 20. Poi, per l'ennesima
volta, l'intendimento del Corpo Direttivo cambiò. Ecco, infatti, cosa
venne scritto nella Torre di Guardia del 15/10/95, pp. 22-23 (il
grassetto è mio): Questa parabola si riferisce forse a quando Gesù si sedette
col potere regale nel 1914, come abbiamo pensato per molto tempo? ...
La parabola descrive invece il tempo in cui Gesù giudicherà le persone
di "tutte le nazioni" che saranno allora in vita e sulle quali
la sua sentenza verrà eseguita. In altre parole, la parabola addita
il tempo futuro in cui il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria.
Egli si sederà per giudicare le persone allora in vita. ... Perciò questo
significa che quanto si legge in Matteo 25:31 circa il fatto che Gesù
‘si sederà sul suo glorioso trono’ per giudicare si riferisce al tempo
futuro in cui questo Re potente si sederà per pronunciare ed eseguire
il giudizio sulle nazioni. Sì, la scena del giudizio da parte di
Gesù descritta in Matteo 25:31-33, 46 è rapportabile a quella di Daniele
capitolo 7, dove il Re regnante, l’Antico di Giorni, si sedette
per agire in qualità di Giudice. Questo intendimento della parabola
delle pecore e dei capri indica che il giudizio delle pecore e dei capri
è futuro. Avrà luogo dopo che "la tribolazione" menzionata
in Matteo 24:29, 30 sarà scoppiata e il Figlio dell’uomo ‘sarà arrivato
nella sua gloria’. (Confronta Marco 13:24-26). Allora, con l’intero
sistema malvagio giunto alla sua fine, Gesù terrà udienza, emetterà
il giudizio e lo eseguirà. — Giovanni 5:30; 2 Tessalonicesi 1:7-10.
Naturalmente se qualcuno avesse osato mettere in dubbio
il precedente 'intendimento' sarebbe stato disassociato per apostasia.
Eppure non ci voleva una grande perspicacia per rendersi conto che nel
1914 non c'era stato alcun ritorno glorioso di Cristo accompagnato dai
suoi angeli per giudicare il mondo. E non ci voleva molta perspicacia
per rendersi conto anche dell'enorme presunzione insita nell'idea
che Cristo separasse le persone in pecore e capri a seconda di come reagivano
alla predicazione compiuta dai TdG. Gli attuali intendimenti della WTS quindi, oltre a non essere in armonia con la Scrittura, sono in contrasto anche con ciò che i cristiani di tutti i tempi hanno creduto in merito al "Giudizio Universale". |