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"I miti erediteranno la terra..."


La Torre di Guardia del 1° ottobre 2004

Vorrei condividere qualche riflessione sul recente articolo apparso su La Torre di Guardia del 1/10/2004, intitolato “I miti erediteranno la terra: come?”. L’articolo - che esamina il significato del versetto di Mt 5,5 - si conclude con le seguenti parole (p. 7): “Sarete tra i ‘miti’ che erediteranno la terra? Se acquistate conoscenza di Geova …., anche voi potete sperare di ereditare il paradiso qui sulla terra e di viverci per sempre”. Quindi se chiedete a un comune lettore Testimone di Geova: Chi sono i “miti” di cui parla Gesù in Mt 5,5? Molto probabilmente vi risponderà: la “grande folla” di altre pecore che ha la prospettiva di vivere sulla terra trasformata in paradiso dopo Armaghedon!

Tuttavia, una risposta del genere implicherebbe l’intenzione di Gesù – nel pronunciare le parole di Mt 5,5 – di far capire ai suoi seguaci che la prospettiva terrena di una vita eterna sulla terra rientrasse nel suo messaggio di salvezza! Invece, altrove, il Corpo Direttivo afferma categoricamente: “Quegli apostoli e altri scrittori cristiani della Bibbia ponevano forse dinanzi ai credenti battezzati una speranza terrena, la speranza di divenire figli del Padre eterno, Gesù Cristo, e di vivere per sempre su una terra paradisiaca? No! Ponevano dinanzi a coloro ai quali predicavano e scrivevano la speranza di quelli che allora erano generati come figli di Dio, figli di Geova. (Isaia 9:6,7) Negli ispirati scritti cristiani, ai discepoli di quel tempo si assicurava che avevano la chiamata a un regno celeste e che la loro speranza era di essere lassù coeredi di Gesù Cristo. (Colossesi 1:13; 1 Corinti 1:26-31; 2 Pietro 1:10, 11) Una sola cosa era posta loro dinanzi; non erano lasciati nell’incertezza.” (citazione tratta dalle pp. 128-129 del libro “Lo spirito santo: La forza del Nuovo Ordine avvenire”, stampato nel 1977 dalla Società Torre di Guardia).

Pertanto, se è vera quest’ultima posizione (cioè che ai credenti del primo secolo non veniva offerta una speranza terrena, la speranza di divenire figli del Padre eterno, Gesù Cristo, e di vivere per sempre su una terra paradisiaca), com’è possibile spiegare Mt 5,5 nel senso che Gesù stesse offrendo proprio la speranza “di ereditare il paradiso qui sulla terra e di viverci per sempre”?

Tornando alla recente spiegazione di Mt 5,5 presentata dalla Torre di Guardia del 1/10/2004, ritengo che essa rappresenti un improvvido ripensamento del Corpo Direttivo sul tema. Infatti, in passato la letteratura geovista aveva offerto un’interpretazione più esplicita e “coerente” con l’intero impianto ideologico geovista; eccone la prova.

Svegliatevi! del 22/12/71, pp. 27-29, prese in esame la domanda: “Chi sono quelli d’indole mite che erediteranno la terra?” A questo interrogativo la rivista rispondeva: “Gesù Cristo stesso è perciò il primo a cui si applica Matteo 5:5. … Comunque, Gesù non sarà solo a ereditare la terra. Associati con sé avrà 144.000 altri … Che Gesù abbia coeredi nella sua eredità della terra è reso chiaro dalle parole: “Lo spirito stesso rende testimonianza col nostro spirito che noi siamo figli di Dio. Se, dunque, siamo figli, siamo anche eredi: eredi in realtà di Dio, ma coeredi di Cristo, purché soffriamo insieme per essere insieme anche glorificati”.”

In definitiva, secondo il Corpo Direttivo dell’epoca, “le parole di Gesù in Matteo 5:5 [hanno] una primaria applicazione a lui e ai suoi 144.000 associati”; ovviamente, come nel caso della giustificazione e del valore di riscatto della morte di Gesù, il Corpo Direttivo recuperava per il rotto della cuffia i milioni di Testimoni di serie B e sosteneva che le parole di Mt 5,5 “non significa che non siano di nessuna importanza per gli altri suoi seguaci. Esse lo sono, poiché dichiarano un principio che si applica pure alle sue ‘altre pecore’. Queste hanno la speranza di godere il Paradiso sulla terra”.

Restava, comunque, il fatto che “legalmente parlando, essi [le ‘altre pecore’ che formano la ‘grande folla’] non saranno i possessori della terra, non ne saranno gli eredi, ma ne avranno cura per conto di quelli d’indole mite che regneranno su di loro”!

Con La Torre di Guardia del 15/7/1978 il Corpo Direttivo confermava questa “primaria applicazione” agli “unti” del verso di Mt 5,5; ecco, infatti, come si esprimeva questa rivista nell’articolo “Il sermone del monte. Le prime tre ‘felicità’”: “Gesù disse: ‘Felici quelli che sono d’indole mite, poiché erediteranno la terra’. (Matt. 5:5) A che tipo di persone si riferiva? … Gesù, che in senso perfetto fu “d’indole mite e modesto di cuore”, è il principale Erede della terra. … Le Scritture Ebraiche predissero che il “figlio dell’uomo” avrebbe avuto dei governanti associati a sé nel regno celeste. (Dan. 7:13, 14, 22, 27) Come “coeredi di Cristo”, quelli che sono d’indole mite erediteranno la terra insieme a Gesù. (Rom. 8:17)”. Ovviamente, alle “altre pecore”, la rivista offriva una “carotina” di consolazione: “Inoltre, nel reame terrestre del regno di Gesù, molti altri ‘simili a pecore’ otterranno la vita eterna. (Matt. 25:33, 34, 46)”.

Sostanzialmente identica alla precedente spiegazione è quella riportata in La Torre di Guardia del 15/10/1991, pp. 10-14: “Nel Sermone del Monte, Gesù Cristo disse: ‘Felici quelli che sono d’indole mite, poiché erediteranno la terra’. (Matteo 5:5) … Quale Figlio di Dio dall’indole perfettamente mite, Gesù è il principale Erede della terra. … Ma quale messianico “figlio dell’uomo”, egli avrebbe avuto governanti associati nel suo Regno celeste. (Daniele 7:13, 14, 22, 27) Quali “coeredi” di Cristo, anche questi unti d’indole mite saranno eredi della terra insieme a lui. (Romani 8:17)”. Anche in questo caso, comunque, si offre uno “zuccherino” alle “grande folla” dicendo: “Altre persone d’indole mite, paragonate a pecore, vivranno per sempre nel Paradiso nel reame terreno del Regno. (Matteo 25:33, 34, 46; Luca 23:43)”.

Dal confronto tra le tre riviste citate (g 71, w 78 e w 91) da una parte, e la w 2004 dall’altra, si evince che nella recente spiegazione di Mt 5,5 è scomparso ogni riferimento alla “primaria applicazione” del verso a Gesù e ai 144.000 unti, che “legalmente parlando” saranno i legittimi eredi della terra!

Sempre a proposito dell’articolo, intitolato “I miti erediteranno la terra: come?”, pubblicato su La Torre di Guardia del 1/10/2004, alle pp. 5-6 di questa rivista, esso non contribuisce a chiarire le idee ai Testimoni di Geova in buona fede; infatti, argomentando su “come possiamo essere sicuri che Geova non abbia cambiato il proposito che aveva in origine riguardo alla terra”, la rivista cita brani del VT (tra i quali Salmo 25 e 37, Isaia 11 e 65) facendo però un po’ di confusione tra applicazione “contestuale” e applicazione “estesa” delle Scritture! Nel gergo geovista si ha applicazione “contestuale” se la scrittura è esaminata alla luce del contesto e dell’ambiente, mentre si parla di applicazione “estesa”, se il principio del versetto può essere applicato a qualche altra circostanza.

Al riguardo è interessante citare quanto scriveva La Torre di Guardia del 1/2/1973, pp. 82-85, dove si diceva: “Comunque, non dobbiamo applicare i versetti biblici in maniera indiscriminata e negligente, ricordando, piuttosto, che l’applicazione contestuale è quella principale e fondamentale. Se è possibile usare il versetto facendo un’applicazione del principio in maniera secondaria o più vasta, possiamo rendere più enfatica la nostra presentazione precisando agli uditori il basilare senso contestuale e chiarire che usiamo il versetto nella sua applicazione secondaria, applicandone solo il principio.”

È abbastanza evidente che, nel caso dell’articolo della w 2004 che stiamo esaminando, il redattore d’esso non ha rispettato puntualmente la raccomandazione appena letta. Infatti, anche se citando 1 Re 4, 25 implicitamente rimanda all’applicazione “contestuale” del versetto, nel caso degli altri brani veterotestamentari citati passa direttamente a farne un’applicazione “estesa”. Eppure, la stessa w 1973 appena citata afferma con chiarezza: “In ogni caso, la profezia dichiarata nei tempi antichi ebbe significato per chi l’udì; servì per loro, nonché per nostra guida. Il più delle volte ebbe qualche adempimento in quel tempo, adempiendosi in molti casi durante la vita di quella medesima generazione. … Per esempio, in Salmo 37:10, Davide dichiarò: ‘Ancora un pochino, e il malvagio non sarà più; e per certo presterai attenzione al suo luogo, ed egli non sarà’. Per il bene di chi fu scritto questo? Ha applicazione solo in questo ‘tempo della fine’ in cui la malvagità sarà distrutta per sempre? Questo significherebbe circa tremila anni dopo che il salmo fu scritto e fu letto dal popolo d’Israele. Queste parole non significarono nulla per quelli che lo lessero eccetto una promessa per il remoto futuro? No. Queste parole relative ai malvagi ebbero un significato e un messaggio per il popolo di allora. Infatti, ebbero adempimento nel tempo stesso di Davide. Davide vide e riscontrò che i malvagi, benché sembrassero prosperare per un po’, non durarono a lungo. (Versetti 35, 36) … Al tempo di Davide la ‘terra’, cioè la parte della terra assegnata da Dio a Israele, fu portata sotto il pacifico dominio da Davide, e durante il regno di Salomone il popolo fu lasciato in pace dai malvagi nemici. — Sal. 37:11; 1 Re 4:20, 25. … Un’altra profezia, quella di Isaia 65:17, riguardo alla creazione di ‘nuovi cieli e nuova terra’ da parte di Dio, non fu proclamata da Isaia perché i Giudei udissero semplicemente qualcosa che si sarebbe adempiuto 2.700 anni dopo. Piuttosto, ebbe un primo adempimento circa 200 anni dopo che era stata scritta per la prima volta, quando gli esuli israeliti si ristabilirono in Gerusalemme. Un nuovo corpo amministrativo provveduto da Geova con Zorobabele come governatore e Giosuè come sommo sacerdote costituì i ‘nuovi cieli’ e il paese di Giuda fu ripopolato con un popolo organizzato, costituendo la ‘nuova terra’. In questa restaurazione, non ci fu nessun nemico come Nabucodonosor che venisse a uccidere neonati e bambini piccoli e gli uomini vissero la loro vita di normale durata. Edificarono case e piantarono vigne in sicurtà, senza temere che il nemico venisse di nuovo a desolare il loro paese come avevano fatto i Babilonesi nel 607 a.E.V. (Isa. 65:20-22) Questo fu un adempimento significativo per gli Israeliti di quel tempo. Poterono agire con fede nella profezia d’Isaia per il loro proprio bene.”

Tornando ai “miti” che erediteranno la terra (Mt 5,5), l’applicazione “contestuale” del Corpo Direttivo implica che Gesù starebbe parlando di se stesso e dei 144.000 “unti”, mentre l’applicazione “estesa”, o secondaria, implicherebbe la “grande folla di altre pecore” con la speranza di vivere eternamente su una terra paradisiaca!

Se i Testimoni di Geova prestassero maggiore attenzione all’applicazione “contestuale” dei versetti biblici, distinguendo quest’ultima da quella secondaria, estesa (spirituale o letterale che sia), sarebbe più facile per loro comprendere la effettiva portata delle affermazioni del Corpo Direttivo. In altre parole, quando la letteratura geovista afferma “La Bibbia dice …”, ogni Testimone farebbe bene a chiedersi: il Corpo Direttivo mi sta proponendo un’applicazione contestuale del dato scritturistico, o sta invece rivestendo di autorevolezza biblica una delle sue tantissime applicazioni “estese” della Scrittura?

geovologo

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