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Monday, 22 April 2019 06:55
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:: ESPERIENZE > SILVANO

Capo d'Accusa del nostro processo per eresia (apostasia)

"Avevo scritto questa lettera con tutto il cuore ad una cara amica che si è trasferita nei Caraibi per servire gli interessi della Watch Tower Society. Con grande dispiacere me la sono trovata nel tavolo del tribunale che ci ha convocati per il processo per eresia dalla fede geovista".

Carissimi Elisa ed Ettore,[nota1]

Ci fa piacere sapere che state bene, come abbiamo anche saputo dall'ultima vostra "circolare" dai Caraibi.

È bello sapere che siate riusciti a sopravvivere a tante difficoltà anche come coppia, io e Susanna avemmo un'esperienza di servizio analoga all'inizio del nostro matrimonio, non eravamo proprio nei Caraibi, la località se ricordo bene era ...Bagno di Romagna, i tempi cambiano, le distanze si allungano e il mondo rimpicciolisce.

Ho voluto dare un inizio sereno a  questa mia mail, perché non potrò essere sereno per tutta la lettera, anche se vorrei. Mi addolora avere appreso oggi da una sorella che domenica siete venuti a Galeata, ma non vi siete fatti vivi. Nella stessa mail che avete spedito sabato sera alle 22,55, e che io ho letto lunedì mattina, non fate menzione della vostra venuta a Galeata, non voglio farvene una colpa, ma scusatemi se vi dico che l'atteggiamento che avete mostrato è identico a quello che tanti altri hanno avuto nei nostri confronti in questi ultimi tempi e che mi ha fatto amaramente acquistare una consapevolezza che è andata maturando in questo ultimi due anni e contro cui mi sono alacremente battuto fino al sangue con gli anziani della mia congregazione, con quelli di una congregazione vicina e con i vari sorveglianti viaggianti. L'amara constatazione è che siamo estremamente bravi come individui e come organizzazione a incoraggiare i forti, ma come siamo completamente impreparati e incapaci a sostenere i deboli!

I mesi che ci stanno alle spalle contengono i giorni più tristi di tutta la nostra esistenza. Legami, speranze e convinzioni profondamente radicate, a cui avevamo ancorato la nostra esistenza e l'esistenza dei nostri figli, sono state scosse dalle fondamenta. Molti ovviamente desiderano credere che la colpa di quanto è accaduto è solo e unicamente nostra. Soprattutto gli anziani della congregazione a cui ho appartenuto per ventisette anni desiderano credere di avere fatto tutto quello che era possibile e che la colpa è solo nostra.

Non so cosa vi abbiano raccontato di noi, certo non è facile difendersi quando non si è presenti. Voi direte: "E chi vi ha detto di non venire?". Questa per ora è la nostra scelta, una scelta a cui siamo stati portati dagli eventi e dalla riflessione. Anche se gli eventi hanno avuto un enorme peso nello scatenare la riflessione che ne è seguita, non sono gli eventi che ora ci spingono ad avere l'atteggiamento che abbiamo. È vero che siamo feriti per essere arrivati ad oltre metà della nostra esistenza, dopo avere dedicato ventisette anni al servizio dell'organizzazione dei Testimoni di Geova, di cui venti come anziano e tredici complessivamente come pionieri, e non ritrovarsi vicino nessuna o quasi di quelle persone che credevamo nostri intimi amici. Per alcune di quelle persone ci siamo spesi con tutto quello che avevamo, abbiamo trascurato i nostri bisogni e condiviso ogni cosa. Abbiamo pianto con loro e per loro e supplicato Dio perché continuasse a farle crescere e li abbiamo amati molto di più dei nostri fratelli e parenti carnali. Non li abbiamo "allevati" perché fossero nostri discepoli, consideravamo il loro progresso direttamente proporzionale alla misura con cui si staccavano da noi e cominciavano ad attaccarsi all'organizzazione. Ma credevamo anche di avere creato delle amicizie che avrebbero potuto sostenerci nel momento del bisogno, spirituale, materiale o emotivo che fosse. Credevamo anche che l'organizzazione verso cui ci siamo comportati con estrema lealtà, Geova ci è testimone, ci ripagasse con amorevole considerazione ed un briciolo di comprensione per tutto il servizio e la lealtà resa. Purtroppo così non è stato.

Ripeto, non so cosa possano avervi raccontato, so comunque che qualche settimana fa, il discorso pronunciato alla congregazione e riferito a me e a Susanna (alla quale nessuno degli anziani aveva neppure cercato di parlare in anticipo) è stato di una durezza e un dispregio tale che alcune sorelle si sono profondamente scandalizzate. Il discorso è stato fatto in seguito ad una mia lettera in cui raccontavo la nostra esperienza di Testimone per 27 anni e denunciavo il comportamento bizzarro e di parte mostrato in alcuni gravi casi accaduti nella congregazione. L'unica altra cosa di cui possono accusarmi è di essermi "scaldato" un paio di volte con un fratello, che da anni mostra lo spirito di Diotrefe (3 Gio. 9-10 ), per la bizzarria, l'ipocrisia e l'arroganza che ha mostrato nel corso degli anni. Questo fratello, Giulio Giuliani [nota1], per sua stessa ammissione, ha mostrato uno spirito malvagio per ripicca nei confronti di altri fratelli. In un'occasione il suo spirito portò alla chiusura di una Sala del Regno che un fratello aveva donato alla congregazione. Il dolore provato dal fratello Vitale Bonati [nota1], che aveva donato la Sala del Regno, lo portò alla morte qualche tempo più tardi. Eppure quest'uomo, pur avendo riconosciuto recentemente che in quell'occasione agì malvagiamente, continua a mostrare lo stesso spirito. Nel corso degli anni con i suoi modo arroganti ha cacciato almeno altre due famiglie dalla congregazione. Lo scorso dicembre ha disassociato una ragazzina di quindici anni per fumo. Giulia - è il nome della ragazzina - aveva avuto il padre suicida tre anni prima. La madre si era risposata ancora prima del suicidio, perché dopo essere diventata Testimone il marito l'aveva lasciata. Gli era stata diagnosticata una forma seria di depressione e si autolesionava. Pensate che ci fosse l'opportunità di mostrare misericordia... lo pensavo anch'io. Ma misericordia non c'è stata... con cinque domande, nel corso di un'unica seduta è stata decisa la sua sorte eterna.

Nonostante questo grave evento, che aveva segnato la mia esistenza, Giulia è stata come una mia seconda figlia, ha un anno meno di Priscilla e sono cresciute insieme dall'età di tre anni, cercai di ricucire i legami con gli altri anziani, anche con Giulio Giuliani, con il quale piansi cercando di fargli capire la condizione tremenda in cui mi trovavo a causa dell'amicizia di Priscilla per Giulia e come temessi per la sua stessa vita in quanto anche lei aveva dato segni di autolesionismo e depressione. Ad un'altro anziano, Dardanelli [nota1], che ho allevato spiritualmente, feci capire in lacrime il bisogno che avevo di sentirmi vicino qualche amico in questo difficile momento, da quell'occasione passarono diversi mesi senza ricevere neanche una telefonata. Lo stesso feci con un altro anziano, col quale avevo studiato. Poco dopo questi fatti il  sorvegliante viaggiante, Eligio Azzana [nota1], che colleziona rimozioni, arrivò nella nostra congregazione. In una settimana distrusse tutto quello che avevo cercato di ricucire e mi mise contro tutti gli altri anziani che firmarono un diffamante rapporto alla società sul mio conto, letteralmente pieno di menzogne. La cosa che mi distrusse e che questi uomini che firmarono, sapevano di firmare cose false, ma non seppero resistere alle sue intimidazioni. Non seppero neppure mostrare considerazione per tutto quello che avevo fatto fino ad allora. Eppure sapevo che questi uomini erano fra i migliori della circoscrizione, ma le loro coscienze erano state plasmate non per reagire a compassione e misericordia, ma piuttosto per applicare giudizi secondo schemi predefiniti (Matteo 12:7).

Mentre barcollavamo per queste ferite, e già allora molti soprattutto fra i nominati cominciarono ad evitarci forse perché ci avevano visti particolarmente rattristati per la disassociazione di Giulia [nota1] e la susseguente rimozione del padre adottivo da servitore di ministero, mentre appunto mi trovavo in questa situazione, un fratello dalla Betel di Brooklyn mi mandò la notizia di un triste avvenimento accaduto negli Usa. Un ex anziano, disassociato qualche tempo prima per divergenze con gli altri anziani della sua congregazione, aveva sterminato la sua famiglia di quattro figli dai nove ai diciassette anni e la moglie. La cosa era ancora più grave per il fatto che era un Testimone di seconda generazione, tutti i suoi parenti, genitori e tre fratelli, erano Testimoni. Tutti si trovarono d'accordo nell'isolarlo, il padre che lavorava con lui in una piccola azienda di giardinaggio di loro proprietà si dimise per non lavorare più con il figlio e in seguito iniziò le pratiche per l'affidamento dei nipoti. Il fratello in questione, Robert Bryant, in poco tempo si trovò senza lavoro perché tutti i suoi clienti, essendo altri Testimoni, non lo vollero più nei loro giardini. Disperati, dalla California se ne andarono in Oregon lo scorso dicembre 2001, e lì il 23 marzo 2002 hanno trovato la morte Se ti interessa puoi trovare i particolari a questo link del giornale locale.

Non avevo ancora finito di addolorarmi per questo che una sorella sempre dagli Usa mi mandò il link di una trasmissione della BBC nella quale un fratello, William Bowen, parlava assieme ad alcune vittime di pedofilia da parte di altri Testimoni di Geova, in alcuni casi anziani e servitori di ministero, esponendo profonda preoccupazione per le attuali disposizioni della Società, le quali avevano, anche se  involontariamente, protetto i pedofili all'interno delle congregazioni, richiedendo la presenza di due testimoni oculari per accettare un'accusa di pedofilia. Avete mai sentito di un pedofilo che pratichi la sua perversione davanti a due testimoni???  Inoltre, non facendo sapere le inclinazioni di queste persone agli altri componenti della congregazione o a qualche autorità sanitaria che potesse fornire aiuto, si espongono altri ignari componenti alle pratiche del pedofilo, come in effetti è successo in molti casi dove questi ignobili individui hanno continuato ad operare per anni (e qui parlo anche per esperienza diretta nella nostra congregazione). La trasmissione faceva notare che mentre i pedofili "pentiti" erano rimasti membri della congregazione, le vittime, poiché avevano continuato a chiedere giustizia, erano state disassociate dalla congregazione. Cosa che infine, come hanno riportato alcuni giornali statunitensi, è avvenuta anche a William Bowen lo scorso luglio, preoccupato solo di cambiare le attuali disposizioni della Società riguardo al trattamento dei pedofili, e questo, in seguito alle pressioni esercitate da lui e dalle trasmissioni televisive, sta avendo luogo. Questo è il sito di William Bowen: Silentlambs.org (nel sito c'è anche un traduttore automatico dall'inglese all'italiano; la traduzione è molto lontana dalla perfezione però si riesce a capire).

Questi fatti mi indussero a fare ricerche personali nella sacra Bibbia sulla disassociazione come attualmente viene praticata tra di noi, insegnamento che avevo da sempre accettato e applicato a mia volta su altri come anziano. Nella mia ricerca non seppi trovare nulla che giustificasse una rigidità simile a quella dei familiari di Robert Bryant, o una bizzarria simile a quella applicata nel caso di pedofili. Notai innanzitutto che sia Gesù (Matteo 18:17) che Paolo (1 Corinti 1:2; 5:11) si rivolgevano alla congregazione e non agli anziani. In secondo luogo la massima pena secondo Gesù doveva essere questa: «Se non li ascolta [gli anziani], parla alla congregazione. Se egli non ascolta neanche la congregazione, ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse» ( Matteo 18:17).

Come venivano trattati gli esattori di tasse? come li trattò Gesù? Il libro Perspiscacia (1 843) dice:

«Esattore di tasse: In Palestina c'erano dunque molti ebrei che facevano gli esattori di tasse. Essi erano malvisti dai loro connazionali perché spesso esigevano più del dovuto. (Mt 5:46; Lu 3:12, 13; 19:7, 8) Gli ebrei di solito evitavano di proposito di stare in compagnia degli esattori di tasse e li consideravano dei peccatori alla pari delle meretrici. (Mt 9:11; 11:19; 21:32; Mr 2:15; Lu 5:30; 7:34 [confrontate le scritture per favore per vedere cosa dicono]) Inoltre disprezzavano gli esattori di tasse perché erano al servizio di una potenza straniera, Roma, e in stretto contatto con gentili "impuri". Quindi trattare un "fratello" che aveva mostrato d'essere un peccatore impenitente come un "esattore di tasse" significava evitarne volutamente la compagnia. - Mt 18:15-17» (la parentesi quadra è mia).

Il fatto di evitare la compagnia non autorizzava nessuno ad essere cinici e spietati fino al punto di troncare qualsiasi legame e non salutare nemmeno queste persone. Gesù non fece così. Il fatto che fosse comune, soprattutto per i Farisei evitarli, non autorizza nessuno di noi a comportarci come Farisei; questo è quanto si capisce dalle parole di Gesù in Matteo 9:11-13: «Ma vedendo questo i farisei dicevano ai suoi discepoli: "Perché il vostro maestro mangia con gli esattori di tasse e con i peccatori?" Uditi[li], egli disse: "I sani non hanno bisogno del medico, ma quelli che stanno male sì. Andate, dunque, e imparate che cosa significa questo: 'Voglio misericordia, e non sacrificio'. Poiché io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Quando noi evitiamo qualsiasi rapporto o  contatto con i moderni "esattori di tasse" l'esempio di chi stiamo imitando, quello di  Gesù o quello dei Farisei? 

Nemmeno le parole di Paolo in 1 Corinti capitolo giustificano un atteggiamento così estremo come l'attuale disassociazione o dal 1981 anche la dissociazione. Innanzitutto Paolo sta parlando alla congregazione, (di tutte le lettere scritte da Paolo alle congregazioni solo la lettera ai Filippesi è rivolta agli anziani e ai servitori di ministero oltre che alla congregazione) e si sta riferendo ad uno scandalo. Il fatto di non mangiare nemmeno con un tal uomo, non escludeva che gli si potesse parlare o rivolgere un saluto. Inoltre qualcuno poteva prendere una posizione diversa da quella pronunciata da Paolo senza incorrere in ulteriori sanzioni da parte della congregazione, come le incontrerebbe oggi chi saluta o parla con un disassociato. Questo lo si evince dalla frase riportata in 2 Corinti, dove, commentando la posizione presa da alcuni componenti della congregazione nei confronti del trasgressore menzionato nella lettera precedente, Paolo dice: «Questo rimprovero fatto dalla maggioranza è sufficiente a tal uomo» (2Cor.2:6). Se era la maggioranza a fare il rimprovero, significa che una minoranza non aveva aderito, ma in nessun luogo viene detto che ora si dovevano prendere "provvedimenti disciplinari" nei confronti di coloro che non avevano aderito alle precedenti ammonizioni. Inoltre, perché qualcuno dovrebbe sentirsi spinto ad andare oltre a quanto scritto in 2 Tessalonicesi 3:14-15: «Ma se qualcuno non è ubbidiente alla nostra parola per mezzo di questa lettera, tenetelo segnato, smettete di associarvi con lui, affinché si vergogni. Eppure non lo considerate come un nemico, ma continuate ad ammonirlo come un fratello»?

A quel punto un articolo del Resto del Carlino (link) che mi aveva dato qualche tempo prima un amico di mio suocero mi portò ad un'altra triste scoperta. L'articolo citava un giornalista inglese delThe Guardian che aveva accusato la Società Torre di Guardia di ipocrisia in quanto, pur condannando e bollando le Nazioni Unite (ONU) come uno strumento del Diavolo, ne aveva fatto parte come NGO  dal 1992, producendo nella sua letteratura articoli a sostegno di tale organizzazione. Qualche giorno dopo la pubblicazione dell'articolo, amplificato dai mass media nel mondo anglofono, e che aveva avuto l'effetto di una bomba, la Società ritirò la sua appartenenza all'ONU come NGO. Poco tempo dopo nelle congregazioni, immagino anche nella RD, arrivò una circolare con l'istruzione di farla leggere solo ai fratelli che avessero chiesto informazioni al riguardo, nella quale si affermava che la Società si era iscritta all'ONU come NGO al solo scopo di avere accesso alla biblioteca delle Nazioni Unite per fare delle ricerche. Se ciò fosse vero, il fatto in sé dimostrerebbe poca avvedutezza da parte della "Madre", sarebbe come dire: "Poiché il partito Destra Nazionale ha una biblioteca molto rifornita a cui voglio avere accesso, prenderò la loro tessera al solo scopo di fare ricerche". Come sarebbe considerato un fratello che ragionasse in questo modo? Un anziano che avesse avuto la tessera di DN o di un altro partito potrebbe rimanere anziano? E allorché fosse stato scoperto, gli sarebbe bastato dire che faceva solo delle ricerche per rimanere al suo posto? Sapete qual è la risposta. 

Tuttavia purtroppo le cose non stanno così. La circolare è una menzogna, per accedere alla biblioteca delle Nazioni Unite non occorre alcuna appartenenza alle NGO. Le  ricerche fatte direttamente alla sede ONU via email e fax hanno confermato dalla fonte ufficiale che non occorre alcuna appartenenza alle NGO, ma chiunque può accedervi su richiesta. Quanto detto sopra è completamente documentabile con documenti originali. Perché la Società, il "canale di Geova sulla terra", doveva ricorrere a simili metodi, al compromesso e persino alla menzogna?

Questo nuovo fatto mi spinse ad un'altra ricerca ancora nelle Sacre Scritture. Questa volta la ricerca che feci riguardava il sistema di direttiva nel primo secolo. Scoprii che le differenze erano notevoli. Benché esistessero anziani e responsabili di congregazione la loro funzione era prevalentemente pastorale. In nessun caso la loro posizione poteva andare oltre le parole pronunciate da Gesù in Matteo 20:25-27: «Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: "Voi sapete che i governanti delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano autorità su di esse. Non sarà così fra voi; ma chiunque vorrà divenire grande fra voi dovrà essere vostro ministro, e chiunque vorrà essere il primo fra voi dovrà essere vostro schiavo. Proprio come il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua anima come riscatto in cambio di molti».

Una tale affermazione poteva giustificare la creazione di una struttura organizzativa che domina dall'alto verso il basso? Che stabilisce decreti che possono privare della vita eterna coloro che non ubbidiscono? [Nota2] Esisteva una tale struttura nel primo secolo?  Esaminiamo alcuni avvenimenti del primo secolo. Ricordate dove ad esempio venne dato per la prima volta, "per divina provvidenza" un nome ai discepoli di Cristo cioè cristiani? Atti 11:26 dice ad Antiochia. Perché non a Gerusalemme se lì c'era il corpo direttivo? Perché sempre ad Antiochia furono nominati missionari, i quali partirono e ritornarono ad Antiochia  facendo ai fratelli di Antiochia il loro rapporto su quanto avevano svolto? Atti 13:1- Atti 14:21. Se oggi come congregazione di Galeata decidessimo di nominare dei missionari ed assegnarli a qualche lontana destinazione cosa accadrebbe? O se decidessimo di mantenere qualcuno pioniere regolare o speciale contro il parere contrario di Brooklyn o Roma cosa accadrebbe? Paolo salì a Gerusalemme solo dopo quattordici anni di servizio missionario, in cui aveva agito in completa indipendenza guidato solo dallo spirito santo (Galati capitoli 1 e 2). Trovai alcuni importanti informazioni nel libro "Storia del Cristianesimo", di uno storico laico, Panfilo Gentile, libro che fra l'altro avevo usato in passato per dimostrare l'origine pagana di tante credenze cattoliche. A pagina 110 e nota in calce, ecco cosa si legge  su questo argomento: 

«La comunità [dei cristiani] in principio non aveva gerarchie stabilite, implicava anzi quale unione dei credenti in una stessa fede e aspiranti alla stessa dignità del regno,l'eguaglianza di diritto di tutti i membri, e costituiva una specie di democrazia diretta, nella quale tutti i poteri restavano alla comunità nel suo insieme ... Gli stessi Dodici, pur godendo di un'autorità preminente, non costituivano però un collegio dirigente investito di poteri superiori a quelli dell'assemblea». Nota in calce: «In Atti è la comunità che decide la nomina di Matteo in sostituzione di Giuda (Atti 1:15-16,23), che elegge i sette diaconi, (Atti 6:5) che invia Barnaba come proprio rappresentante ad Antiochia (Atti 11:22), che giudica la condotta di Pietro a Cesarea (Atti 11:1-4), che decide sull'evangelizzazione ai Gentili fatta da Paolo (Atti 15:12,22; Atti 21: 22) Il che è confermato da Paolo stesso nella lettera ai Galati cap.1 e 2» [Nota3].

Un altro punto di contrasto fra le Scritture e quello che vedevo nell'organizzazione odierna è il fatto che in settant'anni di storia documentata nelle scritture del cristianesimo primitivo, dal 33 E.V. al 100 E.V. non si parla di un solo edificio costruito, ma le adunanze avvenivano principalmente in case private. Ben diversa è stata la nostra storia moderna. Solo in Italia le diciassette Sale dei Congressi hanno un giro di "contribuzioni indotte", le sette mila lire per proclamatore per ogni assemblea, di oltre 46 miliardi di vecchie lire all'anno. Il mantenimento e la costruzione di questi edifici hanno richiesto un'enormità di denaro e di tempo da parte dei fratelli che molte lo hanno sottratto alle loro famiglie e ai loro figli, con i tristi risultati che vediamo sempre più spesso nelle congregazioni di tutto il mondo. Erano davvero necessari questi edifici? Perché i cristiani del primo secolo ne fecero a meno? Erano meno zelanti ? Erano meno organizzati? O forse preferivano usare le loro risorse, quando c'erano, in altro modo come descritto nei seguenti versetti (da questo punto in avanti uso una traduzione elettronica della Riveduta, perché riesco a fare più in fretta):

- Atti 2:45: vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
- Atti 4:34, 35: Infatti non c'era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.
- Atti 6:1: In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell'assistenza quotidiana.
- 2Corinzi 8:12-14: La buona volontà, quando c'è, è gradita in ragione di quello che uno possiede e non di quello che non ha. Infatti non si tratta di mettere voi nel bisogno per dare sollievo agli altri, ma di seguire un principio di uguaglianza; nelle attuali circostanze, la vostra abbondanza serve a supplire al loro bisogno, perché la loro abbondanza supplisca altresì al vostro bisogno, affinché ci sia  uguaglianza, secondo quel che è scritto: 2Corinzi 8:15: «Chi aveva raccolto molto non ne ebbe di troppo, e chi aveva raccolto poco, non ne ebbe troppo poco».
- 2Corinzi 9:1-5: Quanto alla sovvenzione destinata ai santi, è superfluo che io ve ne scriva, perché conosco la prontezza dell'animo vostro, per la quale mi vanto di voi presso i Macedoni, dicendo che l'Acaia è pronta fin dall'anno scorso; e il vostro zelo ne ha stimolati moltissimi. Ma ho mandato i fratelli affinché il nostro vantarci di voi non abbia ad essere smentito a questo riguardo; e affinché, come dicevo, siate pronti; non vorrei che, venendo con me dei Macedoni e non vedendovi pronti, noi (per non dire voi) abbiamo a vergognarci di questa nostra fiducia. Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli a venire da voi prima di me e preparare la vostra già promessa offerta, affinché essa sia pronta come offerta di generosità e non d'avarizia.
- Galati 2:10: soltanto ci raccomandarono di ricordarci dei poveri, come ho sempre cercato di fare.
- 1Timoteo 5:9,10: La vedova sia iscritta nel catalogo quando abbia non meno di sessant'anni, quando è stata moglie di un solo marito, quando è conosciuta per le sue opere buone: per aver allevato figli, esercitato l'ospitalità, lavato i piedi ai santi, soccorso gli afflitti, concorso a ogni opera buona.

A chi era destinato il denaro, la cui raccolta venne incoraggiata dalle parole di 2Corinti 9:6-7, scrittura tanto spessa usata per stimolare le contribuzioni ? Risposta....: ai fratelli nel bisogno!

Allora come si finanziava l'Opera potrebbe chiedere qualcuno? Paolo aveva il suo metodo: «Voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di coloro che erano con me. In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere"» (Atti 20:34,35).

La ricerca successiva riguardò il modo di predicare. È assolutamente fuori discussione se i cristiani debbano o no essere dei predicatori. Gesù rese chiaro che dovevano predicare fino alla più distante parte della terra ed Egli sarebbe stato con loro fino alla fine. Ma il modo che Gesù e i suoi apostoli seguirono era quello di andare di porta in porta? Vi riesce di ricordare un solo versetto dove Paolo, il più grande predicatore di tutti i tempi, viene descritto mentre si reca di porta in porta? Lo troviamo nelle sinagoghe, nei luoghi di preghiera, nella piazze, persino nelle aule scolastiche o davanti a governanti, ma mai di casa in casa, mai. Gli unici due versetti usati a sostegno di quest'opera, Atti 5:42 e Atti 20:20, contengono le parole greche kat' oikon nel primo versetto e kat' oikous (plurale) nel secondo. La quasi totalità delle traduzioni traduce il termine kat' oikon "nelle case" o "nelle case private" e non "di casa in casa" come la Traduzione del Nuovo Mondo. Inoltre in questi versetti "il predicare di casa in casa" viene posto in antitesi con il modo precedente descritto e cioè "pubblicamente", quindi con il termine kat' oikon Paolo intendeva un metodo in antitesi con metodo pubblico, appunto nelle case private. Un altro passo dove ricorre il termine kat' oikon nel libro di Atti si trova nel capitolo 2 versetto 46. In questo punto però la Traduzione del Nuovo Mondo non traduce "di casa in casa", ma piuttosto si allinea con gli altri traduttori e rende il passo come segue: «E di giorno in giorno erano con costanza assidui nel tempio, di comune accordo, e prendevano i loro pasti nelle case private».  È chiaro che non potevano "prendere i pasti di casa in casa"!  Potete controllare quanto vi ho detto consultando l'Interlineare della Società.

"Ma allora come si fa a predicare? Inoltre l'opera di casa in casa è così efficace", potrebbe dire qualcuno. Che sia il metodo più efficace di predicare mi è un po' difficile crederlo. Nella mia congregazione, su 60-70 proclamatori, a condurre studi biblici eravamo in pochissimi. Alcuni, nonostante che fossero Testimoni da molti anni, non avevano mai condotto studi o aiutato qualcuno a divenire Testimone, e questo includeva anche alcuni anziani e servitori di ministero. Avete mai pensato a quante ore occorrono di predicazione totale per fare un proclamatore? Provate a dividere le ore di predicazione di ciascuna nazione per il numero di nuovi battezzati o nuovi proclamatori. Il risultato è disarmante. Alcune altre organizzazioni religiose, nate nello stesso periodo in cui sono nati i Testimoni, pur non avendo compiuto l'opera di casa in casa ma usato altri sistemi di proselitismo, li hanno superato nel numero degli aderenti. I Mormoni, ad esempio, nati nello stesso periodo, anno più anno meno, credo che siano ora  oltre nove milioni, e gli Avventisti sono circa dodici milioni. Allora dov'è tutta questa grande efficacia? Lo si vuole usare comunque come metodo? Mi sta bene, ma non si dica che è il metodo apostolico, né si dica che è il metodo più efficace.

Avrei molte altre cose da dirvi, e vorrei dirvele, non per scoraggiarvi, ma piuttosto per incoraggiare in voi l'amore per Geova e suo Figlio Gesù Cristo, che, per quanto vi possa sembrare strano, non si è attenuato in me, piuttosto ho provato in questo periodo profondi sentimenti di serenità interiore che mi hanno aiutato a non rispondere colpo su colpo a chi mi ha ferito, vilipeso e denigrato con veemenza, ma non so neppure se leggerete queste mie parole. È una cosa triste che lo studio e la ricerca fra i Testimoni debbano solo andare in una direzione e che non si possano condividere informazioni come quelle esposte in questa lettera. Siete i primi a cui parlo così apertamente, l'ho fatto sapendo di avere poche opportunità di potervi incontrare di persona, se non in questo periodo, nel caso vogliate incontrarci, magari per una pizza.

Quanto detto sopra non offusca minimamente l'affetto e l'apprezzamento che abbiamo per voi. Spero che Dio continui a guidarvi affinché possiate giungere a "trovarlo, come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi" - Atti 17: 27.

Sempre vostri amici e nelle nostre preghiere,

Con profondo affetto,
Silvano & Susanna

Nota1: I nomi che compaiono in questa lettera sono stati cambiati.
Nota2: Vedi, per esempio, la proibizione del fumo, in vigore dal 1972. Benché lo consideri il fumo una cosa estremamente cretina e pericolosa, è giusto dire che chi decide di fumare una sigaretta al giorno debba perdere la vita eterna? Un anziano della mia congregazione è diabetico e regolarmente trasgredisce la sua dieta, pur sapendo che potrebbe andare incontro a morte improvvisa. Perché lui può rimanere anziano e chi fuma una sigaretta al giorno deve perdere la vita eterna, la sua relazione con Geova e Cristo, l'appartenenza alla fratellanza, e chi più ne ha più ne metta?
Nota3: Riporto il testo delle scritture sopra citate. Atti 1:15,16: «In quei giorni, Pietro, alzatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone riunite era di circa centoventi), disse: "Fratelli, era necessario che si adempisse la profezia della Scrittura pronunziata dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù». Atti 1:23: «Essi ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia». Atti 6:5: «Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia». Atti 11:22: «La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia». Atti 11:1-3: «Gli apostoli e i fratelli che si trovavano nella Giudea vennero a sapere che anche gli stranieri avevano ricevuto la Parola di Dio. E quando Pietro salì a Gerusalemme, i credenti circoncisi lo contestavano, dicendo: "Tu sei entrato in casa di uomini non circoncisi, e hai mangiato con loro!"». Atti 15:12: «Tutta l'assemblea tacque e stava ad ascoltare Barnaba e Paolo, che raccontavano quali segni e prodigi Dio aveva fatti per mezzo di loro tra i pagani». Atti 15:22: «Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di scegliere tra di loro alcuni uomini da mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba: Giuda, detto Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli». Atti 21:22: «E allora? È inevitabile [che molti di loro si radunino, perché] verranno a sapere che tu sei venuto».

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