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Thursday, 19 October 2017 23:40
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:: ESPERIENZE > DANIELA

L'esperienza di Daniela

Questa è stata la mia esperienza di cristiana (dalla nascita) con un ragazzo testimone di Geova, M., che ha 27 anni. I suoi genitori hanno intrapreso la "carriera" religiosa geovista dopo il matrimonio; M. infatti ha ricevuto i sacramenti di battesimo e comunione cristiani, e, all’età di 10 anni, è stato "trascinato" con loro nel cammino che ben conosciamo.

Ho conosciuto M. due anni fa, non "per strada" bensì nel mio ufficio, poiché uno dei miei ex titolari è un anziano di congregazione. L’incontro è stato fatale! Ho saputo subito da lui che era un testimone di Geova, ma nella mia ignoranza sull’argomento, questo faceva poca differenza!

Era un ragazzo dal viso pulito, dolcissimo e di una vulnerabilità ineguagliabile. Il nostro rapporto "D’AMORE" è durato quasi due anni, con le difficoltà e le assurde (per me) peripezie che un rapporto fra "diversi" può far nascere.

Per ben due volte ho cercato di avvicinarmi ad una sala del regno, inutile parlare dell’accoglienza ricevuta e dell’entusiasmo di M., il quale vedeva nella mia conversione l’unica soluzione plausibile al nostro "problema"; ma tutto vano poiché dopo neanche due mesi la mia coscienza ha prevalso su principi assurdi, peraltro da me giustificati con una lettera inviata all’anziano di congregazione che teneva per me lo"studio biblico".

Ci tengo a dire, però che M. non ha mai tentato di approfondire alcunché tipo di argomento religioso (strano no?); il nostro è stato un rapporto meraviglioso (Geova a parte), ci amavamo e spesso parlavamo di futuro, di bambini… ma il castello crollava allorché ci si scontrava con l’argomento religioso.

Pochi mesi dopo l’ingresso nella mia vita, M. ha avuto un colloquio con la mia famiglia, la quale, informata dello "stato di cose", ha voluto offrirgli tutto l’appoggio morale e non solo. Mio padre addirittura proferì le seguenti parole: «M. se ami davvero Daniela e se vuoi davvero informare la tua famiglia, sappi che in qualunque momento, e per qualunque problema nasca dalla "confessione", questa casa è tua!!!».

Gli è stato dato ed offerto tutto: amore, comprensione, fiducia, addirittura un tetto!!!

Sono stati due anni ricchi di gioie ma anche di tante lacrime, poiché M. è stato ossessionato dall’incubo che qualcuno venisse a conoscenza della nostra unione. Ho vissuto due anni clandestinamente, senza peraltro poter far valere le mie ragioni.

M., come immagino tutti i testimoni di Geova, è un ragazzo che in congregazione godeva di rispetto e di fiducia da parte di tutti; non a caso era un servitore di ministero tra i più quotati, afferatissimo su qualunque argomento inerente l’argomento religioso, ma al di fuori di quel "mondo ovattato", timido, impacciato, introverso e ignaro di tutto ciò che esistesse "fuori".

Con il passare dei giorni M. è venuto a contatto con episodi di vita quotidiana e con realtà a lui sconosciute (vedi torta di compleanno a sorpresa con conseguente spegnimento di 26 candeline blu), perché uno dei miei obiettivi era quello non di costringerlo a lasciare la congregazione, bensì quello di creare dei "confronti" con il suo ed il mio mondo.

Lascio immaginare i risultati:

M. amava Daniela e questo lo giustificava nel comportarsi in maniera distorta rispetto alle sue "REGOLE", anche se tendeva sempre di più ad annegare in miliardi di domande che a me non rivolgeva per non perdere quella forza religiosa imposta e non sempre voluta.

M. piangeva spesso, soffriva davvero tanto, chiaramente solo in mia presenza, tant’è che un bel giorno, il 18/10/1999, ho pensato (bene o male?) di inviare una lettera ai suoi genitori per cercare di capire quale fosse il motivo di tanta indifferenza nei confronti di un figlio visibilmente sofferente.

La risposta non l’ho mai ricevuta, l’atteggiamento di indifferenza nei miei confronti è perdurato, a discapito però di M. che ammonito (chissà in quale maniera) ha iniziato ad allontanarsi da me.

Gennaio 2000, dopo parecchio che non ci si vedeva, decidiamo di incontrarci per un caffè, fortuna volle che all’interno del bar entrasse un gruppo di "fratelli", alcuni dei quali conoscevo (vedi figlio del mio ex titolare)……

13/02/2000, ricevo da suo padre una telefonata nella quale mi si dice che "qualcuno" ci ha visto insieme, e che quell’incontro era avvenuto poiché facendo uso di una scusa (assurda…volevo informarlo del mio imminente matrimonio) stavo tentando di circuirgli il "bambino".

Quanta ipocrisia, quanta falsità esiste tra di loro, sono stata addirittura accusata di aver utilizzato una "pozione magica" per farlo innamorare di me… perché chiaramente prima di conoscermi il suo atteggiamento "cristiano" era impeccabile, dal mio ingresso nella sua vita, invece, era cambiato. E ci credo!!! Iniziava a muovere i piedini da solo!!!

Sono stati moltissimi i momenti in cui ho deciso di chiudere definitivamente la mia storia con lui, ma puntualmente tornava da me supplicandomi di non lasciarlo, e lì scenate, colloqui interminabili, dolori inesprimibili.

14/02/2000, altre telefonate, incalcolabili, la sua "fidanzata", TdG ovviamente, la quale mi informa che da settembre M. è ufficialmente legato a lei… mi crolla un mondo addosso, perché non sapevo più a chi credere… a lei che da ottima TdG per dare credito alla sua tesi mi elencava particolari di "vita molto privata", o a lui che sempre in lacrime gettava fango su di lei.

Ho rinunciato a capirci qualcosa, anche perché lei voleva che insieme (pazzesco) andassimo a colloquio dai genitori di M. per tirar fuori tutta la verità!! Lei non sapeva che M. continuava a vedermi e a sentirmi, io non sapevo che lei esistesse. Una soap-opera!!!

Risultato?
Lei, assetata di vendetta (da buona cristiana), ha detto tutto ai genitori di M. i quali hanno visto crollare il mito del "figlio casto e puro". E la colpa di tutto ciò di chi poteva essere se non mia?

Alla fine di tutto, o quasi, su di me è stato detto di tutto: strega, prostituta, bugiarda… e chi ne ha più ne metta!

Ma figurarsi se poteva finire così: non so come, ma, qualche giorno fa, una "anonima" chiama in ufficio chiedendo della mia collega, pregandola di riferirmi che M. sta per sposarsi: "DILLE DI FARE QUALCOSA!".

Ora io mi chiedo: ho vissuto per due anni con un pazzo o il loro intento è quello di far impazzire me?
Dovrei forse ignorare tutto e tutti anche l’altro "anonimo" che mi ha chiamato al cellulare per dirmi che M. è stato disassociato (che peccato!!) e che sta malissimo (per chi o per che cosa?).

Non basterebbe un libro per descrivere nei dettagli i miei due anni accanto a M., so soltanto che provo grande pena per lui, ma anche tanta rabbia perché solo l’idea che un "uomo" (ex mio) possa soccombere a causa di uno pseudo-credo religioso per me è assurdo.

Daniela

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