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:: ESPERIENZE :: E-mail ricevuta nel mese di luglio 2009 Da: Donella Batelli Carissimo Achille, mi chiamo Donella Batelli. Ho smesso di frequentare la congregazione (Perugia centro) quattro anni fa, dopo un lungo e penoso percorso individuale, quando ho compreso finalmente con chiarezza che quella che seguivo era una religione esattamente come le altre, se non peggiore, che non aveva nessuna relazione con la verità. L'estate scorsa, in seguito ad una bruttissima esperienza avuta da mio marito (ancora Testimone di Geova) con un “fratello” ed alcuni anziani, ho capito di colpo quello che avrei dovuto capire già da molto tempo e cioè che tutto l'insieme di dottrine e di credenze assurde dei Testimoni non erano il risultato della buona fede di uomini timorati di Dio, anche se un po’ ingenui. Ho chiesto a mio figlio di aiutarmi a scoprire chi era veramente la WTS. Entrambi avevamo poche speranze di trovare del materiale. Immagina le nostre facce, quando aprendo il tuo sito, ci siamo trovati davanti il testo di Franz! Era molto più di quello che avevo osato sperare! In tre giorni ho letto il libro di Franz e il tuo articolo “Testimoni di Geova e libertà cristiana”. Quell'intuizione, arrivata in ritardo, ma precisa e chiara nella mia mente, ora trovava conferma nelle tue parole e in quelle di Franz. Non è stato facile contenere la delusione e la rabbia verso questa organizzazione che ha truffato milioni di persone e si è macchiata di colpe gravissime. Altro che ingenuità! Ho capito immediatamente quanto avevo bisogno di condividere la mia esperienza e di esternare i miei sentimenti e così ho iniziato a raccontare la mia storia, ma a causa di problemi familiari ho dovuto interrompere. Ho ripreso a scrivere quest'estate e ho finito il mio racconto tre giorni fa. Subito dopo sono tornata a consultare il tuo sito e vista l'importanza delle informazioni con le quali sono venuta a contatto ho deciso di esaminarlo in maniera capillare. Sono due i motivi che mi spingono a fare questa ricerca approfondita: il primo è la gravità estrema delle cose che scopro ogni giorno e delle quali non ero al corrente; il secondo è che mentre leggo prendo coscienza che tante persone hanno sofferto per i miei stessi motivi, che hanno provato i miei stessi sentimenti, che addirittura si esprimono con le mie stesse parole, citano testi che anch'io ho citato e questo mi fa un effetto incredibile. Mi fa capire che non sono sola e non sono la sciocca di turno. Inutile dire che notare le profonde affinità tra tutti voi, scrittori del sito, e me, ha fatto una profonda impressione anche su mio marito. Non si sarebbe mai aspettato che i miei pensieri e le mie riflessioni fossero condivise da tante persone. E' rimasto molto colpito anche dalla tua intervista radiofonica, dal tuo modo pacato di esprimerti, dalla logica e dalla inoppugnabilità contenute nelle tue parole. E' normale che sia così visto che gli apostati sono descritti dall'Organizzazione come persone della peggior specie, animali che tornano al proprio vomito, indemoniati ecc. Voglio ringraziarti di vero cuore, perchè l'aver creato questo sito è stata un'iniziativa grandiosa, perchè non soltanto è un potente mezzo d’informazione, ma permette il confronto, che è terapeutico per chi, come noi, ha subito un'esperienza così traumatica. Ti invio il mio racconto e se lo riterrai opportuno potrai pubblicarlo nel tuo sito. Il mio indirizzo è ni-@hotmail.it Ciao e grazie ancora
RIAPPROPRIARSI DI UNA VITA Per molti anni un sistematico “lavaggio del cervello”, mi ha fatto credere di appartenere all’unica vera religione, all’unico canale tra Dio e l’uomo, all’unico dispensatore della “verità” in senso assoluto. Ora, a 49 anni, so di aver dedicato gran parte della mia vita ad un’organizzazione che sicuramente è tra le più pericolose oggi esistenti. Poche organizzazioni religiose, infatti, sono state in grado come quella dei Testimoni di Geova di avere un impatto tanto forte su milioni di persone, riuscendo a MANIPOLARE tanto abilmente le loro menti. E’ interessante notare che, se i Testimoni di Geova sono diventati tristemente noti per aver fallito miseramente per quanto riguarda lo studio e l’interpretazione delle profezie bibliche relative alla fine del mondo, hanno ottenuto, al contrario, un gran successo nella loro “opera di fare discepoli”, mettendo in atto una strategia di persuasione molto ben congegnata, che sottintende una notevole conoscenza della psicologia umana, di tutte quelle che sono le esigenze, i bisogni, i desideri, le paure, le ansie dell’uomo. Ma non solo, hanno dimostrato di avere anche una notevole conoscenza dei sistemi e dei metodi più efficaci per costringere i loro adepti ad una schiavitù religiosa e mentale dalla quale è molto difficile liberarsi. Le persone che accettano di far parte di un’organizzazione settaria come quella dei Testimoni di Geova hanno quasi sempre una personalità fragile e insicura o comunque stanno attraversando fasi della vita in cui sono emotivamente vulnerabili. Spesso hanno un vissuto doloroso di solitudine e di emarginazione e, una volta entrate a far parte di questo gruppo, difficilmente riusciranno a trovare la forza per abbandonare quel “piccolo mondo di certezze”, a spezzare i legami affettivi che ormai hanno all’interno della congregazione. Le organizzazioni di questo tipo operano in modo tale che chi si converte non abbia la consapevolezza del condizionamento che riceve, ma si senta invece protagonista del proprio cambiamento. Purtroppo invece, la loro parte in una scelta così fondamentale è soltanto marginale: sono come i personaggi principali di una rappresentazione teatrale di marionette dove, sopra di loro, qualcun altro muove i fili che determinano le loro azioni. E l’obiettivo di questa mano astuta e sapiente è che questi persone, che riesce a manovrare con tanta maestria, si sentano speciali per aver interpretato bene la loro parte, per aver fatto la scelta giusta, si sentano orgogliosi del loro nuovo modo di pensare e di agire superiore che li distingue da tutti gli altri, che si sentano privilegiati perché l’appartenenza e la lealtà al “popolo di Dio” significherà per loro sottrarsi al destino di sofferenza e morte che da sempre caratterizza la vita dell’uomo, ed ottenere la vita eterna. Coloro che accettano il messaggio dei Testimoni di Geova, quasi mai, si rendono conto di aver perso il controllo della propria vita e di aver lasciato che qualcun altro si insinuasse nella loro mente per privarla di ogni logica e razionalità e che qualcun altro si impadronisse della loro coscienza per decidere al posto loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e che qualcun altro si appropriasse del loro cuore per controllarne i sentimenti e le emozioni. Sono totalmente inconsapevoli che in una situazione diversa, liberi da condizionamenti, non avrebbero mai accettato di pensare o fare cose che ora invece trovano normali. Così senza che i singoli aderenti se ne rendano conto, l’organizzazione dei Testimoni di Geova diventa, PADRONA DELLE LORO VITE, regolandone ogni aspetto, dai più banali (es. il modo di vestire e di acconciarsi), ai più profondi e significativi e per questo assolutamente personali e privati (es. l’educazione dei figli, le cure mediche, le amicizie, il lavoro, lo studio, il tempo libero, lo sport ecc.), ai più intimi (es. il matrimonio, la procreazione, la sessualità), inducendoli a fare scelte che, anche nel migliore dei casi avranno conseguenze per tutta la vita in quanto tracceranno il corso della loro esistenza. Il fondatore della religione dei Testimoni di Geova, il pastore Russel, aveva fatto parte di vari gruppi religiosi e a questi e ad altri in voga alla fine dell’800 si era ispirato per elaborare un proprio credo che di originale aveva ben poco (V. sito di Achille Lorenzi). Nonostante ciò, grazie alla diffusa ignoranza, non soltanto in materia religiosa, che c’era nel suo tempo, riuscì a fare migliaia di proseliti spacciandosi per il “servitore di Dio” che avrebbe dovuto “nutrire spiritualmente” le persone negli “ultimi giorni di questo sistema di cose”. Molte scritture e profezie bibliche subirono con lui l’ennesima interpretazione forzata, interpretazione che anche se dimostra da parte sua, dei vari presidenti che gli sono succeduti e da parte del Corpo Direttivo, grande fantasia e immaginazione, oltre che un disperato tentativo di adattarle ad un credo già definito a priori, è molto lontana da una corretta ed onesta esegesi biblica attuata da studiosi competenti. Questa lettura superficiale e fantasiosa delle scritture unita ad un atteggiamento irresponsabile e all’intransigenza del pensiero dei Testimoni di Geova che esige ubbidienza assoluta, pena la disassociazione, ha avuto in molti casi, conseguenze disastrose. Ed è di queste conseguenze pesantissime che nessun testimone è al corrente, come non lo è di quello che accade ai massimi vertici dell’organizzazione e del modo in cui vengono prese le decisioni e impartite le direttive che influiranno sulla vita dei componenti delle congregazioni di tutto il mondo. E’ soltanto grazie alla lettura delle interessantissime pagine di Achille Lorenzi e del testo choc di Ray Franz, nipote di uno dei presidenti della Società Wacth Tower e, per nove anni membro del Corpo Direttivo, testo che è assolutamente NECESSARIO che ogni testimone legga, che ho appreso che veniva meno anche l’unica attenuante che avevo concesso a questo gruppo religioso: la buona fede. Persone assolutamente incompetenti e impreparate, animate non certo dall’amore per il prossimo, ma dall’amore per il potere e per la fama, con una leggerezza impressionante, si sono prese gioco di milioni di persone, si sono approfittate della loro FIDUCIA e della loro DEVOZIONE INCONDIZIONATA, per spingerle a prendere decisioni terribili per cui sicuramente avranno avuto serie ripercussioni emotive. Un esempio emblematico è stato il costringere a rinnegare familiari ed amici soltanto perchè erano stati disassociati o si erano dissociati volontariamente senza poter dar loro neanche la possibilità di difendersi, in quanto esiste il divieto di parlare con gli “apostati”. Neanche i tribunali umani sono così intolleranti!!! Migliaia di “fratelli” si sono sentiti obbligati, per “rispettare le loro coscienze ammaestrate dalla parola di Dio” a mettere a repentaglio la propria vita e quella dei loro familiari. Migliaia di “fratelli” hanno subito atrocità inaudite e hanno perso la vita perché spinti a rifiutare cure mediche o a fare scelte politiche molto discutibili (vedi il caso delle terapie per gli emofiliaci, il problema dei trapianti, la persecuzione del Malawi), quando poi, al colmo dell’ironia, alcuni anni dopo, l’“intendimento” della società è cambiato!!! Questo è l’aspetto che più mi brucia, che ho compreso soltanto adesso, questo SANGUE SPARSO per cui la Società Wacth Tower non si è mai assunta la RESPONSABILITA’, per cui non ha mai espresso RAMMARICO, per cui non si è mai SCUSATA. Anzi, per salvare la faccia, è scesa così in basso, da pubblicare ripetutamente con una sfrontatezza raccapricciante articoli accusatori che scaricano la PROPRIA responsabilità sui singoli individui, i quali avrebbero male interpretato le loro sante parole “ispirate dallo Spirito Santo”!!! Ma lo “Spirito Santo” non ha niente a che vedere con l’interpretazione e l’operato dei Testimoni di Geova che sono fin troppo umani e terreni! Peccato per loro che “verba volant”, ma “scripta manent” e perciò è tutto facilmente verificabile. Per fortuna nel mondo occidentale sono sempre meno le persone, soprattutto i giovani, che si fanno irretire da questa religione, che però continua ad avere ancora un forte ascendente tra le persone del terzo mondo, in particolare i sudamericani che hanno una tradizione religiosa molto forte come tutte le popolazioni con un retaggio pesantissimo di povertà e sofferenza. La mia storia è simile a tante altre storie. Ho deciso di raccontare la mia esperienza con i Testimoni di Geova perché avevo bisogno di fare un lungo viaggio all’interno di me stessa, avevo bisogno di riconoscere, osservare, ascoltare, descrivere la mia vita interiore, per ricostruire il passato, mettere ordine, riflettere, capire le ragioni, i motivi del mio cuore, dare un senso alle mie azioni passate e presenti, riappropriarmi della mia identità. “Per essere noi stessi dobbiamo avere noi stessi – possedere, se necessario ri-possedere, la storia del nostro vissuto. Dobbiamo “ripetere” noi stessi, nel senso etimologico del termine, rievocare il dramma interiore, il racconto di se stessi. L’uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sé.” Oliver Sacks. Scrivere mi ha aiutato anche a scoprirmi come un soggetto nuovo in grado di crescere, di decidere di assumere la giuda della propria vita, di progettare una vita nuova, di recuperare la mia vita “non vissuta”. Spero che questo mio racconto possa far capire l’importanza di non permettere mai a nessuno di dirci che persone essere e come vivere la nostra vita. Non avevo ancora 14 anni, quando i Testimoni di Geova bussarono alla mia porta. Ero una bambina sensibile, triste, malinconica, cresciuta sola, senza fratelli e senza parenti in una famiglia difficile. Per mio padre ero invisibile, esisteva solo mia madre. Per mia madre ero la sua migliore amica su cui riversare il suo sconfinato dolore. Ero una preda facile. Come tutti i ragazzini di quell’età mi facevo tante domande sul senso della vita. Quelle che mi assillavano erano “perché Dio permette il male?” e “Dio è davvero buono?”. Le risposte che mi dettero, macchinose e semplicistiche al tempo stesso, fantasiose come un racconto della mitologia, anacronistiche e inaccettabili per un adulto con un minimo di logica, mi appagarono completamente come il racconto di una bella fiaba può appagare un bambino. In realtà ad attirarmi fu il meraviglioso finale della fiaba: quel sogno di un mondo nuovo dove avrebbero regnato la pace, la giustizia, la felicità e questo riuscì a far passare in secondo piano tutto il resto allora e poi, come racconterò in seguito. Sicuramente contribuirono moltissimo alla mia decisione di entrare a far parte dei Testimoni di Geova anche l’interesse personale e l’amicizia che mi mostrarono i singoli componenti della congregazione e la sensazione di entrare a far parte di una famiglia. Come avrei scoperto più tardi, l’essere accoglienti, premurosi e il ricoprire di mille attenzioni le persone interessate, è una delle principali tattiche usate da questo gruppo per fare discepoli, l’importanza della quale viene continuamente ribadita alla scuola di Ministero Teocratico dove i singoli vengono addestrati per predicare. Molti anni dopo avrei scoperto che gli stessi sistemi, ispirati non alla Bibbia, ma a studi di psicologia e sociologia vengono adottati dalle organizzazioni multilevel per la vendita di prodotti di casa in casa e nella pubblicità. Dopo poco che studiavo la Bibbia fui costretta a troncare ogni rapporto con i miei amici perché considerati “cattive compagnie” e perché la cosa mi sembrasse meno indolore mi furono presentati ragazzi della mia età. Mio padre si oppose con forza, ma inutile dire che questo ebbe l’effetto contrario. Nonostante l’opposizione continuai a studiare e iniziai a frequentare regolarmente le adunanze. Passata però l’euforia dei primi anni cominciai a vedere tutto con maggiore chiarezza e tutto iniziò a ridimensionarsi, anche se purtroppo ormai ero presa in un ingranaggio psicologico molto complesso, ero tagliata fuori dal resto del mondo, il “mondo di Satana”, che presto Geova avrebbe distrutto ed ero ormai assolutamente incapace di vivere senza la speranza del “nuovo ordine”. Per questi motivi il processo che mi avrebbe portato a liberarmi dalla dipendenza da questa religione sarebbe stato molto lento, graduale e molto doloroso, ma forse per questo più consapevole e soprattutto definitivo. Cominciai ad accorgermi presto che le cose erano molto diverse da come me le avevano presentate. Per quanto uno dei temi ricorrenti alle adunanze fosse “l’amore fraterno” che avrebbe dovuto distinguere la congregazione dal resto del mondo, non era questo il sentimento che si respirava in quel luogo. In realtà i rapporti umani erano, a parte rare eccezioni, formali, superficiali, perché è impossibile creare legami forti tra persone che sono accomunate non da affinità, dal carattere, da interessi comuni, ma dalla condivisione di una fede che, anche se a livello cosciente non è facilmente comprensibile, non si è mai scelta consapevolmente. E anche quando si riescono a stabilire relazioni più significative, non si può parlare di vera amicizia, vista l’impossibilità di essere se stessi, di condividere idee, aspirazioni, emozioni, pensieri e sentimenti, che restano sepolti e inascoltati dentro ogni persona in nome di un credo che viene prima di tutto e sta sopra tutto. Anche i “fratelli” che avrebbero dovuto essere identificati come “i veri discepoli” di Cristo dalle loro qualità cristiane, mi sembravano invece esattamente uguali a quelli che loro chiamavano “gente del mondo”, e cioè ipocriti, pettegoli, invidiosi. Un’altra cosa che mi disturbava moltissimo era il dover fingere di essere felici a tutti i costi, dover stare sempre con un sorriso stampato sulle labbra, perché se non lo facevi non eri “spirituale”, perchè Geova è un “Dio gioioso” e i suoi servitori devono essere come lui. Allora ero molto giovane e ingenua, ma adesso so che è indispensabile per chi vuole esercitare un forte controllo psicologico su altre persone far si che queste ultime si autoconvincano di essere appagate in modo che rinunceranno facilmente alle loro idee e non troveranno motivo di contestare, di ribellarsi. Vorrei aprire una parentesi per parlare brevemente di due testi di Orwell: “La fattoria degli animali” e “1984” , che ho trovato estremamente interessanti e che mi hanno fatto riflettere sulle numerose analogie tra i governi totalitari e il governo teocratico dei Testimoni di Geova. L’aspetto che più mi ha colpito nel primo testo, che è una satira della dittatura staliniana, e nel quale ho ravvisato una chiarissima analogia con la storia dei Testimoni di Geova, è il cambiamento di ideologia che la classe dirigente, rappresentata dai maiali riesce ad operare senza che nessuno se ne accorga. Gradualmente l’ideologia che aveva ispirato e guidato la rivoluzione degli animali e che li aveva portati ad emanciparsi dall’oppressiva tirannia dell’uomo, si trasforma fino ad arrivare ad un capovolgimento dell’ideologia stessa che finisce per diventare uguale o addirittura peggiore di quella degli uomini che tanto avevano condannato. Anche se sembra impossibile, l’estrema ignoranza in cui sono tenuti e la fiducia cieca riposta in coloro che li governano, impediscono alle pecore e agli altri animali di rendersi conto che, di quell’ideologia che li aveva ispirati a ribellarsi agli uomini e ad intraprendere il loro cammino verso la libertà e la giustizia, non resta ormai più niente e che se la loro condizione era cambiata lo era in peggio. Erano soltanto passati da una dittatura ad un’altra, da una schiavitù ad un’altra più opprimente. Soltanto alcuni avanzano dei timidi dubbi che vengono immediatamente fugati dai loro capi che, con atteggiamento paternalistico, ostentando un finto interesse, ricordano loro quanti vantaggi, assolutamente inesistenti, hanno ottenuto dal nuovo governo. Pensate alla similitudine con i Testimoni di Geova che predicano di aver liberato le persone dalla schiavitù del “mondo di Satana”, promettendo: “la verità vi renderà liberi”, lasciando intendere di essere portatori della verità, quando invece li hanno resi schiavi del loro insegnamento rigido ed opprimente. Pensate a come sono riusciti in maniera subdola ad esercitare un potere illimitato dando l’impressione che nella congregazione non esistesse nessuna gerarchia e che tutti fossero fratelli. Pensate a come sono riusciti a cambiare continuamente intendimento su dottrine portanti del loro pensiero religioso senza che nessuno se ne accorgesse! (V. testo di Ray Franz). Nel secondo testo citato “1984”, si ipotizza che tutto il mondo sia diviso in tre superstati e che uno di questi, l’Oceania, sia dominato da una potente dittatura che ha un controllo incondizionato sulle vita delle persone che sono costantemente sorvegliate da telecamere. In Oceania non c’è legge scritta e apparentemente è tutto permesso, ma la verità è che tutto è lecito tranne PENSARE se non secondo gli insegnamenti del partito, tranne DIVERTIRSI, se non attraverso i programmi televisivi di propaganda, tranne AMARE, se non per procreare, tranne VIVERE, se non secondo la volontà dell’infallibile Grande Fratello che nessuno può vedere. Ovunque si leggono i suoi slogan: “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù”, “l’ignoranza è forza”. Anche in questo testo ho trovato innumerevoli somiglianze con la religione della quale per tanti anni sono stata succube. Il fatto che la Società dei Testimoni abbia esercitato un controllo asfissiante sulle coscienze dei suoi seguaci anche in materia sessuale (V. il testo di Ray Franz), si può paragonare al mettere delle telecamere nelle loro abitazioni. Inoltre non è eccessivo affermare che hanno proibito di pensare, visto che se qualcuno osa esprimere un dubbio o un’idea diversa viene stigmatizzato come ribelle, apostata e viene disassociato. I “fratelli” si possono istruire, ma soltanto attraverso lo studio della letteratura fornita dalla Società, “il cibo a suo tempo” dispensato dalla “schiavo fedele e discreto”, perché “la sapienza del mondo è stoltezza agli occhi di Dio”. Possono anche divertirsi purchè il divertimento sia in armonia con i principi biblici, ma soprattutto sempre che riescano a trovare il tempo per farlo, vista l’intensità del programma del cristiano: cinque adunanze settimanali, la predicazione, le assemblee, il lavoro, gli impegni familiari e per alcuni gli impegni della congregazione. Possono amare, ma soltanto chi, quando e come dicono loro. I Testimoni possono vivere si, ma come Winston e Julia, i protagonisti del libro, soltanto secondo le leggi del Corpo Direttivo. Anche negli slogan troviamo delle analogie che ci fanno riflettere: “la guerra è pace”, in quanto una grande guerra, la guerra di Harmaghedon”, porterà la pace sulla terra; “la libertà è schiavitù”, perchè la libertà equivale ad essere schiavi di Satana; “l’ignoranza è forza”, in quanto per accettare il messaggio, come fanno spesso notare i Testimoni è necessaria l’umiltà, qualità che è molto più facile trovare nelle persone meno istruite. La volontà di annientare la personalità, il senso critico e di creare una dipendenza psicologica è possibile ravvisarla anche nella terminologia usata dai Testimoni che è molto simile a quella usata dai regimi militari, dalla dittature e dalle organizzazioni mafiose. Pensate a termini come: sistema, comitato, nuovo ordine, corpo direttivo, ad espressioni come andare in servizio, fare rapporto e a quanto spesso si fa riferimento al valore dell’ubbidienza, della sottomissione, dell’ammaestramento, dell’addestramento, della riprensione e della disassociazione. Ma torniamo al mio racconto. Per quanto i fratelli si sforzassero di apparire felici, molti di loro nascondevano dietro questa apparente serenità dei veri e propri drammi familiari. Gli anziani erano in perenne disaccordo, litigavano spesso e tra di loro c’erano invidia e rivalità. Non mi sentivo a mio agio nella congregazione. Anche se ero ancora una ragazzina immatura, la mia indole indipendente, razionale, spontanea e sincera, m’impediva di conformarmi. Mi sentivo come un pesce fuor d’acqua, facevo fatica e il più delle volte non riuscivo a seguire i loro atteggiamenti e i loro comportamenti stereotipati, non riuscivo a usare la loro terminologia incomprensibile per il resto delle persone e decisamente ridicola, non riuscivo a chiamare gli altri “fratelli”. Nonostante ciò a diciotto anni mi battezzai, più che per vera convinzione, perché mi sentivo in colpa in quanto frequentavo la congregazione già da alcuni anni ed era venuto il momento di prendere una decisione. L’anno seguente iniziò a frequentare la nostra Sala del Regno un ragazzo africano educato come testimone di Geova dall’età di sei anni. Fu il classico colpo di fulmine e dopo tre anni, nonostante non fosse ancora laureato e non ci fossimo frequentati abbastanza, ci sposammo. Scoprii che non lo conoscevo affatto. Vedevo mio marito soltanto il fine settimana perché studiava in un’altra città. Avrei voluto fare tante cose insieme a lui, le cose che solitamente fanno i ragazzi: andare a correre, in bicicletta , fare escursioni, visitare città e posti nuovi, andare a ballare e invece il poco tempo che trascorrevamo insieme lo spendevamo tutto per le adunanze e il “servizio”. Ero profondamente infelice, anche se facevo molta attenzione a non esternare troppo la mia insoddisfazione, perché sapevo che l’”opera del regno” doveva avere la priorità su tutto il resto e mi sentivo in colpa. Mio marito non sembrava avere i miei stessi problemi. Non era e non è una persona che si può definire spirituale, ma viveva e vive questa religione in maniera meccanica, senza esprimere pareri, opinioni, giudizi. Anche se non condivideva alcuni insegnamenti, come non li condivide oggi, accettava tutto passivamente senza lamentarsi. Era come se qualcuno lo avesse trasformato in un robot programmato soltanto per ubbidire, annientando la sua intelligenza, il suo senso critico, i suoi sentimenti, i suoi bisogni, i suoi gusti. Era sconvolgente. Eravamo così giovani! L’organizzazione dei Testimoni di Geova ci ha privato della nostra giovinezza!!! Il mio disagio all’interno della congregazione cresceva sempre di più. Detestavo quel clima finto, quei sorrisi falsi, quelle strette di mano non autentiche, quell’interesse non genuino, anche se con qualcuno ero riuscita a stringere amicizie sincere. Detestavo le tante imposizioni e i tanti divieti e le intromissioni nella mia vita personale. Trovavo ingiusto non poter frequentare persone al di fuori della nostra religione. Non condividevo per niente i discorsi sulla sottomissione della donna, sull’uso del copricapo e sul divieto di portare i pantaloni alle adunanze. Non ero d ’accordo sul tipo di educazione da impartire ai figli che trovavo rigida e limitante, sulla posizione che i Testimoni di Geova avevano verso lo studio, la cultura . Non approvavo l’atteggiamento che ci imponevano di usare con i disassociati, perché ho sempre ritenuto fondamentali il rispetto per gli altri e la libertà di scelta. Trovavo profondamente ingiusto dover impiegare tutto il mio tempo libero per attività “teocratiche”. Quel piccolo mondo irreale che per mio marito sembrava calzare a pennello per me era stretto e sentivo crescere in me una rabbia che prima o poi mi avrebbe fatto spezzare quei legami. Questo combattimento tra l’insofferenza e i sensi di colpa mi faceva stare male ed iniziai a soffrire di attacchi di panico e vari disturbi psicosomatici. Gli anni passavano, la mia sofferenza aumentava, ma ero sempre convinta che questa fosse la vera religione, mi venivano sempre in mente le parole di Gesù a Pietro “Dove andrete, solo io ho parole di vita eterna”. Il condizionamento che erano riusciti ad attuare su di me era talmente forte che mi fidavo ciecamente di loro al punto che non ho mai sentito l’esigenza di conoscere le credenziali, di informarmi sulle origini e la storia di questo gruppo, perché questo sarebbe stato sufficiente a farmi scappare a gambe levate!! L’ho fatto ora, dopo aver riacquistato la mia lucidità e vi invito a fare la stessa cosa (V. sito di Achille Lorenzi). Mi chiedevo perché Dio fosse così esigente da privarci della libertà. Che bisogno aveva Dio della nostra smisurata devozione che rendeva la nostra esistenza così insignificante?! Dopo la nascita di mio figlio sempre più dubbi affioravano alla mia mente ed io li scacciavo senza pietà aiutata dal fatto che la vita frenetica che conducevo fra la famiglia, il lavoro e le adunanze e problemi familiari non mi lasciavano nemmeno il tempo per pensare. Ripenso spesso, purtroppo, alla grande stanchezza di quel periodo, alle tante volte che la sera mi sono addormentata pensando che non mi sarei più svegliata, sarei morta nel sonno per quanto ero sfinita. Mio marito non capiva. Non credo che abbia rinunciato una sola volta ad uscire in “servizio” la domenica mattina. Ricordo con orrore quelle domeniche quando alle 15,30, ormai stanchissima mi afflosciavo sulla sedia della “Sala del Regno” dove, per due lunghe ore avrei ascoltato le stesse identiche informazioni di sempre. Una cosa però l’ho messa subito in chiaro con mio marito: non avrei permesso che nostro figlio subisse quello che avevamo subito noi: per lui nessuna pressione, nessuna forzatura, nessuna imposizione, nessuna regola rigida. Mio figlio avrebbe giocato al parco insieme agli altri bambini, non si sarebbe vestito come un adulto in miniatura, ma con abiti adeguati alla sua età, non avrebbe subito studi biblici su quei testi assurdi scritti dai Testimoni per i bambini. Verso gli undici anni mio figlio ha iniziato a fare domande e ad esprimere dubbi. Erano le mie stesse domande e i miei stessi dubbi inespressi. E’ stato l’inizio della fine. Mio figlio, intelligente, profondo, riflessivo, curioso, pieno d’interessi, con un fortissimo senso della libertà, refrattario, fin da piccolissimo ai condizionamenti, alle regole rigide e inutili, non riusciva a tollerare l’atmosfera soffocante che si respirava nella congregazione. Mi ripeteva: “Mamma non ti accorgi che qui dentro sono tutti esaltati, sembrano essere sotto l’effetto di una droga, non sono più in grado di ragionare con la loro testa, è come se gli avessero fatto un trapianto di cervello, mi fanno paura”. Più tardi, mio marito mi avrebbe accusato di averlo influenzato, lasciandolo credere a tutti, quando invece sapeva molto bene che era stato mio figlio a darmi la forza necessaria per dire basta a una situazione che si trascinava da anni. Certo è che per mio marito è stato meno doloroso accusare me che prendere coscienza di quanto suo figlio fosse diverso da lui. Gli ultimi anni che ho passato dentro la congregazione sono stati i più difficili, frequentavo ormai pochissimo, perché mia madre si era ammalata di cancro e necessitava di assistenza continua. Non ho sentito l’appoggio di mio marito durante questi dolorosissimi anni. Non credo che abbia capito a quali livelli di stress si possa arrivare in una situazione simile. La sua preoccupazione, la sua ossessione continuava ad essere quella di non mancare alla “comune adunanza”. Mia madre aveva un linfoma e per circa tre anni è stata tenuta in vita dalle trasfusioni di sangue. Per mesi ho frequentato il reparto di ematologia dell’ospedale, conoscendo storie di gente che come noi viveva sospesa, al di sopra della realtà, in un’altra realtà fatta di camere sterili, di camici, di mascherine, di febbre altissima, di siringhe, di morfina. Senza aria, senza sole, senza luce, senza rumori, senza più tempo. Una realtà di attesa e di speranza, quasi sempre disilluse, che la febbre scompaia, che i valori ematici si alzino, che l’incubo finisca. Una realtà fatta di lunghi e interminabili silenzi, durante i quali nella tua mente scorrono frammenti di vita, immagini di allegria e di dolore, di sorrisi e di lacrime, flash di momenti significativi e di momenti apparentemente insignificanti che inspiegabilmente la tua mente ha conservato, forse perché insieme sono l’essenza di una vita che adesso verrà interrotta insieme a parti di altre vite. Ed è incontrando gli sguardi di queste persone malate e dei loro familiari, che è impossibile non chiedersi continuamente: “PERCHE”? Ed è impossibile non sentire esplodere dentro di te, in tutta la sua pienezza, la tua totale impotenza, la tua profonda solitudine, la tua immensa disperazione e l’incredulità per l’ingiustizia di un destino che nessuno di noi ha potuto scegliere o contestare. In queste circostanze capisci quanto crudele e assurda possa essere un’ imposizione come quella di non accettare trasfusioni di sangue e ti rendi conto delle gravissime responsabilità di cui, questa organizzazione che prima PLAGIA e poi si ARROGA IL DIRITTO DI VITA O DI MORTE sulle persone, si sia investita. Ancor più grave è che lo Stato, permetta in pieno 2009, una propaganda di questo tipo, non tutelando tutte quelle persone e soprattutto i minori, che per i motivi di cui abbiamo parlato prima, possono essere facili bersagli di questi insegnamenti settari. Consultando il sito di Lorenzi ho scoperto, soltanto ora, che nel 1998 è stata presentata un’Interrogazione Parlamentare a proposito dei Testimoni di Geova e alla quale la Congregazione, che si è guardata bene dal mettere al corrente i singoli di questo grave fatto, ha risposto in maniera assolutamente menzognera. Tentavo di condividere con mio marito la mia insoddisfazione, ma finivamo per imbarcarci in discussioni lunghissime e logoranti, finchè in seguito ad un litigio più brutto degli altri ho messo fine a questo inferno. Da allora sono passati più di quattro anni, non sono più entrata in una Sala del Regno e mai più ci entrerò. Mio figlio ha accolto questa decisione con grande gioia e sollievo, mio marito con grande incredulità. Immediatamente mi sono sentita liberata di un peso enorme. |