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Saturday, 16 February 2019 19:29
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:: ESPERIENZE > ELISA E IL NATALE ::


Da bambina, Natale era la mia festa preferita. Era per me un momento magico in cui mi perdevo completamente, e che pregustavo in anticipo: le illuminazioni per le strade, le pubblicità in tv, con le canzoni festose, gli spot dei panettoni e dei pandori in cui si vedevano luci e colori e bambini che ridevano, e cascate di neve e di zucchero a velo… tutto questo già mi proiettava nell’atmosfera della festa. Poi adoravo l’albero di Natale. Mio padre portava sempre un albero vero, che a me sembrava enorme, e che diffondeva tutto il suo profumo; se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di sentirlo ancora. Veniva addobbato con tante palline colorate, nastri e lunghe file di lucine colorate di diverse forme e di tanti colori, a intermittenza. E una volta terminato il lavoro, si spegnevano le luci e io ammiravo, incantata, questo albero luminoso e profumato; sarei rimasta ore a guardarlo, completamente rapita dalla sua bellezza, coi riflessi che le luci creavano sulle palline di vetro e sui nastri, osservando l’intermittenza delle luci come ipnotizzata, odorando quel profumo così particolare dell’albero, misto a quello degli addobbi rimasti chiusi nell’armadio per un anno.

Poi, come piccola della famiglia, ero accudita e coccolata da tutti, che facevano il possibile per farmi vivere la magia di quei momenti parlandomi di Gesù Bambino che mi avrebbe portato i doni, ma solo se fossi stata brava. Mi ricordo delle letterine che ho scritto, mi ricordo dell’attesa la notte di Natale, quando non volevo andare a letto mai e continuavo a chiedere “quando arriva Gesù Bambino? Quando arriva?”, mi ricordo dei regali sotto l’albero la mattina di Natale, quando mi svegliavo eccitatissima e smaniosa di sbirciare per vedere quanti regali c’erano, quant’erano grossi, con quale carta erano stati confezionati. E poi la sorpresa, perché non sapevo mai cosa avrei ricevuto, ed era sempre una sorpresa.

Poi, improvvisamente, tutta questa magia è finita, in casa nostra non si è più festeggiato il Natale. Ho trascorso i successivi 15 anni senza vivere quell’atmosfera. Io ho questo ricordo, del Natale, il ricordo di bambina. Per me Natale non significa lo stress dei regali fatti per dovere, dei pranzi noiosi e stressanti coi parenti che non vuoi vedere, della serenità di facciata perché “a Natale siamo tutti più buoni quindi ingoiati l’amarezza e fai finta di niente, mangiati la fetta di panettone e sorridi, che è Natale”. Per me Natale non è l’angoscia delle spese e dei regali da fare per convenzione, degli auguri privi di significato da fare a chiunque. Non ho vissuto il Natale così. Finché, a 25 anni, ho deciso che volevo ancora vivere quella magia, che per me era durata troppo poco, e che mi mancava. Non ho mai smesso di aggrapparmi a quei ricordi ogni volta che vedevo le luci natalizie per la città, ogni volta che vedevo un negozio o una casa addobbati, ogni volta che iniziavo a vedere in tv le pubblicità natalizie, perché per me il Natale è sempre stato slegato dall’aspetto commerciale. E’ stato slegato anche dall’aspetto religioso, e quindi credo che per me rappresenti una piccolissima isola felice, un angolo di pace, un momento di serenità, lontano dallo stress, dall’angoscia, dalla fatica, dalla sofferenza di ogni giorno. E’ un periodo in cui torno bambina, e guardo rapita le lucine colorate che si vedono alle finestre delle altre case, così come mi sono commossa guardando il MIO alberello di Natale che risplendeva di colori, dopo tanti anni che non ne facevo uno. Così come spero che il 24 notte inizi a nevicare e prosegua per tutto il 25, perché mi piace quell’atmosfera ovattata e surreale che la neve crea, cadendo, nel silenzio, e mi piace starmene al calduccio guardando i film di Natale, si, perché per qualche giorno voglio che la mia mente stacchi dalla routine e si tuffi in questo clima festoso e sereno. E la magia della sorpresa è data dallo scambio di doni fra me e il mio compagno, e tutti gli altri fuori dai piedi, per piacere!!

Si dice per convenzione “Natale con i tuoi”, perché è un momento in cui si condividono gli affetti, sembra che ci sia una particolare esigenza di condividere, dare e ricevere affetto o compagnia, altrimenti il Natale diventa terribilmente triste. Ci sono un sacco di persone che nel periodo di Natale stanno male perché credono che manchi loro qualche cosa, perché avvertono un’angoscia e un disagio che non sanno nemmeno loro da dove arrivi, e non vedono l’ora che tutto passi. Ma se si riuscisse a non pensare affatto, in quei giorni, se si riuscisse a decidere di stare semplicemente in pace, tagliano fuori tutto ciò che dà fastidio; se si riuscisse a dire no se non si ha voglia, e a dire si se l’idea è allettante, se si riuscisse ad aggrapparsi a un bel ricordo dell’infanzia, forse ogni Natale potrebbe essere davvero come una nuvola che ci dà un passaggio verso un luogo tutto nostro, dove trovare un po’ di quella calma che è così difficile trovare nella vita di tutti i giorni.

Siamo costantemente sottoposti ad una “martirizzazione” dei sentimenti, ad un “cannibalismo emotivo” che ci priva, giorno dopo giorno, della spontaneità, dello stupore, della voglia di giocare. C’è un momento, durante l’anno, in cui tutti si credono più buoni e più onesti, e tutti fanno di tutto, anche per motivi commerciali, per farci vivere a tutti costi quest’atmosfera ovattata, ma palesemente falsa. Tutto ciò che ci circonda, a Natale, è una mera facciata. Ma anche in teatro creiamo situazioni non reali, magari in mezzo a scenografie che sappiamo essere solo una facciata, dietro cui non c’è niente, solo il fondo del palcoscenico. Ma quando siamo sul palco le viviamo, quelle emozioni, le sentiamo quelle sensazioni, siamo davvero lì, senza fingere, ma solo vivendo interamente il momento con intensità. Forse, si potrebbe approfittare di un momento in cui tutto il mondo è impegnato a costruire la scenografia natalizia, e noi siamo i protagonisti di questo spettacolo. Sta a noi decidere se recitare la parte di quelli felici o meno, se vivere un dramma o una commedia divertente, se annoiarci vedendo tutto ciò, se provare a riscrivere il copione. A Natale, possiamo essere noi i registi.

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