Materiale stampato dal sito INFOTDGEOVA.IT a cura di Achille Lorenzi

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Monday, 22 April 2019 06:46
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:: LIBRO CONSIGLIATO

libro: Crisi di Coscienza

Crisi di coscienza.
Fedeltà a Dio o alla propria religione?
Parole franche di un testimone di Geova

Quasi nulla si sa dei "vertici" che guidano i Testimoni di Geova, di cosa accade durante le loro sedute deliberative, dei criteri che guidano le loro decisioni, spesso di enorme impatto nella vita dei fedeli: neppure gli aderenti ne sono al corrente. Terribilmente penetrante è il controllo esercitato sui "fratelli". Il libro testimonia il meccanismo che ha condotto uno di questi uomini, membro del Corpo direttivo, a entrare in una crisi di coscienza tale da fargli abbandonare il gruppo, e in esso una posizione di grande prestigio sociale, dopo 58 anni di appartenenza. (continua)

Spigolature
Non tutti sanno che...
La WTS ha più volte affermato che la "Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture" è una traduzione che si basa fedelmente sugli scritti originali. Il problema è che molti studiosi accreditati non sono d'accordo. Ecco ad esempio cosa ne pensa Ray Stedman: "Un accurato esame che va al di là dell'esteriore apparenza di erudizione dei traduttori, rivela un autentico miscuglio di fanatismo, ignoranza, pregiudizio e parzialità che viola ogni norma di critica biblica". Anche Anthony Hoekema non sembra averne una buona opinione: "La loro Traduzione del Nuovo Mondo non è una versione obiettiva della Bibbia in Inglese moderno, ma una traduzione di parte in cui molti degli originali insegnamenti della WTS sono stati introdotti di contrabbando".

:: ESPERIENZE > SARA

La storia di Sara

Sono praticamente cresciuta "nella verità": i miei hanno cominciato a studiare con i TdG quando avevo 4 anni. Della mia infanzia ho dei bellissimi ricordi: non mi sono mai mancati natale, pasqua e compleanni, anche perché nella mia congregazione eravamo parecchi bambini più o meno della stessa età e ci facevamo molta compagnia. Poi sono cresciuta, e sono cominciati i problemi.

Ero molto complessata fra i 12 e i 17 anni a causa di qualche chilo di troppo piombatomi addosso con l’arrivo della pubertà. Mi sentivo un po’ isolata a scuola visto non potevo andare a divertirmi con i miei compagni, la discoteca era vista come un luogo satanico, la musica andava selezionata, tutte le ragazze sembravano più carine di me, e anche le mie amiche TdG facevano un sacco di conoscenze alle assemblee, avevano "amici" carini, si truccavano (cosa a me concessa solo a 16 anni), partecipavano a feste, ecc. Io di positivo avevo che, grazie alla volontà che ci mettevo per compensare l’insicurezza che mi creava il mio corpo, andavo molto bene a scuola e studiavo pianoforte con ottimi risultati.

Quando si è presentato il momento di scegliere la scuola superiore, sono subentrati altri problemi: non doveva essere lontano da casa, niente che comportasse la necessità di fare l'università (sapete come la pensavano 15 anni fa...) e soprattutto che lasciasse il tempo per adunanze, servizio e studio! E così, contrariando il mio insegnante d'italiano che voleva mi iscrivessi al Liceo Classico (60 km lontano da casa!!), e dietro forti pressioni di mia madre, ho scelto il Professionale: segretaria d'azienda!! Mi sarebbe anche piaciuto fare il conservatorio, ma quale TdG può sperare in una carriera nel mondo della musica?

Comunque, finiti i tre anni di professionale, stufa di una scuola che non mi piaceva e dopo i numerosi martellamenti di sorveglianti, anziani, adunanze e riviste, ho deciso di diventare pioniera regolare (ovvero, dedicare 1000 ore all’anno alla predicazione) come hanno fatto molti ragazzi della mia età, esortati a cercarsi una “carriera nella verità”, piuttosto che nel mondo. Probabilmente già allora sentivo che non era la mia strada, che era troppo per me, che mi sarebbe piaciuto avere un lavoro a tempo pieno come tutti, potermi comprare la macchina, avere più indipendenza economica. Ma il mio senso del dovere, le lodi che ricevevo per la scelta fatta, l’essere vista come un esempio positivo, mi faceva accantonare quello che volevo veramente e facevo finta di non sentire il fatto che il tutto mi pesava enormemente. E poi, si diceva, quale ragione valida avevo io per non fare la pioniera regolare? Avevo famiglia? No. Avevo malattie? No. Dovevo mantenermi per non morire di fame? No. Avevo bisogno di fare un lavoro remunerativo e soddisfacente? No, potevo fare le pulizie e bearmi per le soddisfazioni dell’opera di predicazione. Credevo di avere fatto la cosa giusta, ma continuavo a fare finta di non sentire che in fondo avrei desiderato qualcos’altro, e così la cosa è proseguita per circa 3 anni. Aggiungo che in questo periodo, per 2 anni circa, soffrii di anoressia, spinta dal desiderio di essere magra, forse per essere più sicura di me. In pochi si accorsero del mio problema, della mia ossessione. Ne venni fuori da sola, ma sicuramente i postumi me li sto portando ancora oggi.

Iniziavo a sentirmi soffocare, e visto che alle adunanze si continuava ad insistere sul “privilegio” di avere le circostanze per trasferirsi in congregazioni bisognose di “zelanti pionieri”, ho colto la palla al balzo e con la scusa (soltanto dopo ho ammesso a me stessa che era solo una scusa!), mi sono trasferita in una congregazione a 40 km da casa mia. Ho trovato un lavoro diverso dal fare pulizie (segretaria d’albergo) e dopo 3 mesi di prova, continuando a dormire a casa dai miei, ho affittato un appartamentino e mi sono trasferita. Ah, che liberazione! Mi sembrava di rinascere!

Ho cominciato a uscire, a rientrare tardissimo (a casa, anche se avevo 21 anni avevo il coprifuoco a mezzanotte…), a farmi amicizie “mondane”, pur continuando a fare la pioniera e a frequentare tutte la adunanze. Mi piaceva molto cantare al karaoke e per questo venni ripresa da anziani e sorvegliante: mentre ero in predicazione con una sorella (moglie di un anziano…), una persona mi riconobbe e si complimentò per la mia voce, e così si seppe lo “scandalo”!

Nel rimproverarmi per le mie “esibizioni”, gli anziani si mostrarono abbastanza duri, soprattutto visto l’esempio che dovevo dare a tutti in qualità di pioniera, e io ci rimasi veramente molto male, soprattutto sconcertata da quella che a me sembrava decisamente un’esagerazione. Quella per la musica, è stata una passione a cui ho dovuto a malincuore rinunciare per non “far parlare la congregazione… Era una cosa esclusa a priori, e con questo rimprovero per qualche canzone cantata senza impegno solo per divertimento personale, mi toccarono sul vivo.

Ci riflettei  parecchio, chiedendomi cosa volevo veramente e soprattutto perché ci si aspettava così tanto da me, quando a tante mie coetanee, semplici proclamatrici, era concesso di avere fidanzatini, portare gonne “sopra il ginocchio”, venire alle adunanze quando gli pareva, e condurre una vita, che confronto a quella che facevo io, sembrava mondana, e venivano anche lodate per gli sforzi fatti! La cosa iniziava a pesarmi, e non poco! D’altronde tutte le cose fatte senza esserne pienamente convinti prima o poi finiscono per diventare un peso, una catena.

Ho pensato che sarebbe stato meglio rallentare, smettere di fare la pioniera, e fare meno, ma fatto meglio. Avevo il desiderio di rilassarmi un po’, di non avere continuamente gli occhi puntati addosso, di non essere vista come un metro di paragone. Volevo concedermi di sbagliare come tutti, di trovare altre soddisfazioni personali e “lecite” oltre il semplice predicare, e quindi cominciare a fare quello che molti fanno e per il quale vengono comunque apprezzati: lavorano, predicano un paio di volte a settimana e cercano di frequentare tutte le adunanze. E così ho comunicato agli anziani che mi volevo “dimettere”, e loro me lo hanno letteralmente impedito: io non avevo valide ragioni per smettere e quindi dovevo fare uno sforzo e continuare!

Questo ha fatto scattare dentro di me qualcosa…

Ero arrabbiata, stanca, e nonostante tutti gli sforzi che facevo, non stavo bene. Conobbi un ragazzo, e per la prima volta in vita mia sentivo di piacere a qualcuno. Ecco l’occasione: le cose per mia volontà andarono oltre, e prima di venire chiamata dal comitato, mi dissociai con una lettera e affrontai la mia famiglia. Pianti, discorsi, musi lunghi… Che vergogna per loro: mio padre, anziano di congregazione con una figlia dissociata!! Non detti a nessuno il tempo di farmi cambiare idea: decisi e attuai in… 2 giorni! A quel punto, come potevo continuare a vivere lì, in una piccola valle, dove ogni giorno incontri ex fratelli ed ex amici?

Riflettendoci adesso, credo che se non mi fossi caricata di tutte quelle responsabilità, se fossi stata di più me stessa e non quello che credevo che gli altri volessero da me, se avessi seguito i miei sogni e non avessi permesso che le pressioni a fare quello che tutti consigliano come “il meglio”, forse sarei ancora una TdG, o forse no… 

Venni a Rimini per fare la stagione estiva e decisi di rimanervi: non dovevo rendere conto di niente a nessuno, e soprattutto qui nessuno mi conosceva e mi giudicava per quello che ero. Mi misi insieme ad un altro ragazzo (nel frattempo con l’altro ci eravamo lasciati), e dopo qualche mese andammo a convivere. Altro scandalo!!! Dopo 3 anni di convivenza ci sposammo e i rapporti con i miei sembravano migliorare… stavo mettendo “la testa a posto”. Avevo anche ricominciato a frequentare le adunanze, ma per me era veramente una gran fatica… non ero proprio convinta, mi rendevo conto che lo facevo soprattutto per appianare le questioni con la mia famiglia. Il mio matrimonio oltretutto non mi soddisfaceva, avevo un sacco di dubbi, non era proprio quello che cercavo…. Ma ancora una volta volevo far contenti almeno i miei genitori… Finche non ce l’ho più fatta: lo scorso settembre mi sono separata! Nuovo scandalo! Anche perché ora sto insieme ad un ragazzo stupendo, con cui convivo da qualche mese all’insaputa dei miei… 

Sinceramente non so come sto, se sto piano piano uscendo da un circolo vizioso fatto di azioni volte a soddisfare i desideri e le aspettative degli altri, che finiscono sempre con lo sfociare in altre azioni di aperta ribellione. Certo è che questa volta non ho fatto quello che i miei genitori volevano che io facessi: loro volevano che io restassi con mio marito, che costruissi una famiglia felice, che provassi di tutto per far funzionare un rapporto finito in matrimonio solo per farli smettere di criticarmi. Se lo avessi fatto, avrei ripetuto di nuovo gli stessi errori, e prima o poi voglio uscirne.

Sono ormai 15 anni che sto lottando per costruirmi una personalità indipendente. Non chiedo a loro di approvare le mie scelte, ma semplicemente di accettarle, come fanno con la maggioranza delle persone a cui predicano ogni giorno. Una cosa comunque ho perso: la bella amicizia che avevo con mia sorella. Lei è stata la più dura con me, anche se forse è l’unica che mi ha chiesto di essere sincera con lei su ogni cosa che faccio, visto che mi ritiene un’adulta ormai responsabile.

Non so quando dirò ai miei genitori della mia convivenza… Non mi interessa, non ho bisogno della loro approvazione per stare bene. Non so se tornerò mai indietro, anche se io non critico l’organizzazione per gli insegnamenti che impartisce: ognuno è libero di fare ciò che ritiene più opportuno. La cosa su cui rifletto spesso comunque, è su come vengono trattate le persone che si allontanano: non salutarli, troncare con loro ogni tipo di rapporto, di certo non li spinge a tornare. Più che altro li rende persone sole, che forse tornano indietro solo per ritrovare le amicizie che sono rimaste nella congregazione. 

Rifletto anche sulle molte proibizioni e regole che vengono quasi imposte, dalla lunghezza della gonna (come se un centimetro in meno fosse volgare…), il tipo di lavoro da fare, la scuola da scegliere, che tipo di ambizioni avere. In fondo siamo come i bambini a cui vengono proibite delle cose che per loro diventano assolutamente allettanti. A parer mio se venisse effettivamente lasciata piena libertà di scelta, molte cose non verrebbe neanche in mente di farle (in fondo, anche se ora posso, le minigonne non le porto!). Le privazioni imposte rendono martiri o ribelli. Se uno sceglie di essere TdG non ha bisogno di rigide regole per rimanere tale, è un fatto mentale, di comportamento a livello umano non esteriore.

Ho imparato a non avere pregiudizi. Ad ammirare uomini che portano i capelli lunghi per la loro personalità, ad apprezzare persone tatuate e con pircing per quello che sono realmente, a non giudicare la gente per come si veste, per la lunghezza della gonna, per le ambizioni che ha coltivato, per il linguaggio che usa (liberamente). Ho imparato ad andare oltre, a guardare dentro e a scoprire che la maggior parte delle volte è proprio dietro il lato ordinato e impeccabile di una persona che si nascondono egoismo, arrivismo e mancanza di umanità!

Ho scoperto che il matrimonio non è tale se si basa su una firma fatta in comune da due persone che non si rispettano e non sono fatte per essere compatibili. Il matrimonio che Dio voleva per noi, è composto da due persone che si amano veramente, si completano, si sostengono, si migliorano a vicenda trasmettendo anche agli altri la serenità che hanno trovato. E, credetemi, non è determinato dalla religione, ma dalla tolleranza verso le opinioni degli altri.

Lo sapevo a cosa andavo incontro, eppure l’ho fatto lo stesso, e ora faccio la mia vita, senza rancori verso nessuno, ricostruendo amicizie, cercando la mia famiglia altrove. Ogni scelta che facciamo comporta delle conseguenze, negative o positive che siano. Ho vissuto questi ultimi anni con la paura di venire distrutta, finché mi sono detta che in fondo la cosa mi interessa relativamente. Non mi sono preoccupata di confutare gli insegnamenti che ho ricevuto, anche se probabilmente dedicherò del tempo per fare delle ricerche personali per conoscere la Bibbia senza influenze da parte di nessuno. D'altronde, le cose sono due: o Dio porterà il suo giudizio oppure no (anche se per alcuni la cosa non è così semplice come la vedo io). Io vivo adesso, e voglio vivere serenamente, senza preoccuparmi troppo di domani. Potrei avere un incidente fra un mese e morire... Però se si vive sempre col terrore del poi, si vive male, lasciandosi sfuggire quello di cui godiamo adesso. Per me è già un gran passo avanti essere riuscita a fare delle scelte controcorrente, disposta ad accettare le conseguenze, a volte dure e a volte  veramente soddisfacenti. La mia personale filosofia di vita ora, in questo periodo della mia vita, è "carpe diem", "cogli l'attimo".

E in questo momento della mia vita, l'attimo che ho colto, raccontarmi per riuscire ad affrontare a viso aperto i fantasmi che mi hanno perseguitato per anni, mi sta aiutando a ritrovare me stessa, a diventare libera da paure, pregiudizi e condizionamenti.

Finalmente sto ricominciando a vivere!

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