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Friday, 19 April 2019 06:58
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:: ESPERIENZE > ANTONELLA

"Forse ora riesco a raccontarmi..."
Testimonianza inviata nel forum

IV PARTE
(Torna alla terza parte)

Un matrimonio che non andava… e che con il mio abbandono della religione andava ancora meno. Si era arrivati al punto in cui lui usciva per andare in Sala e io restavo a casa sola. Nostro figlio nel frattempo aveva 15 anni e io lo vedevo soffrire. Capivo che seguiva il padre malvolentieri, che cercava scuse per rimanere a casa, che tornava dalla Sala sempre nervoso e arrabbiato perché era stato ripreso dagli uscieri o perché si era annoiato a morte. Ragazzo sveglio il mio… e di sentire sempre le stesse cose non ne poteva più…

Per fortuna l’anno precedente, quando aveva espresso il desiderio di battezzarsi (ma solo perché il suoi amico l’aveva fatto spinto dalla famiglia e lui riceveva continue sollecitazioni dai fratelli a fare altrettanto) io l’avevo trattenuto. Gli avevo detto: “Non è necessario Luca che tu lo faccia ora. Sei troppo giovane e se un giorno tu dovessi cambiare idea ti ritroveresti davanti a comitati giudiziari a dover rendere conto delle tue azioni, oltre al fatto che nessuno ti rivolgerebbe più la parola. Se tra qualche anno sarai ancora convinto, potrai tranquillamente farlo. Non cambia niente”. Come sono contenta ora di aver ragionato così. Lui non è stato ostracizzato come me ed è più sereno.

Tra me e mio marito però l’armonia era in calo continuo. Già il nostro non era un gran matrimonio… con questa situazione peggiorò ulteriormente. Provammo ad iscriverci insieme ad una scuola di latino-americano. Ci andavamo il mercoledì sera, ma poi quando si trattava di andare a ballare per mettere in pratica non si riusciva mai, sia perché le serate latine erano per la maggior parte di giovedì (giorno di adunanza), sia perché, anche quando trovammo locali che le facevano di venerdì, era impensabile star fuori così tante sere la settimana (martedì e giovedì adunanza, mercoledì scuola di ballo e venerdì serata danzante? Oltre alla domenica sera da passare coi fratelli…e lui era anziano e a volte usciva la sera per visite pastorali o adunanze varie). Così lasciammo perdere anche quello.

Allora provai a chiedergli di andare via qualche weekend, ma no… non si poteva… doveva avvisare prima, o aveva un discorso da pronunciare, o la comitiva da tenere, oppure mancavano altri anziani e doveva esserci lui in Sala, oppure dopo l’adunanza c’era qualche riunione di anziani…insomma da rimanere senza fiato. Lasciai perdere anche quello e mi rassegnai.

Un anziano nostro amico venne una sera e, messo a conoscenza della situazione, gli consigliò di essere più morbido, di lasciar perdere alcune adunanze, perché altrimenti avrebbe rischiato di perdere la famiglia. Ma lui continuò nel suo atteggiamento intransigente. Nel frattempo, dopo un anno dalla mia decisione di non frequentare più, anche mio figlio riuscì a dire che non interessava nulla nemmeno a lui e smise di frequentare la Sala col padre.

Una sera accadde una cosa che diede il colpo di grazia alla nostra unione. Io ho un fibroma uterino, come molte donne della mia età, niente di grave, ma a volte causa forti dolori. Una sera mi sentii male, preparai la cena e chiesi a mio figlio di apparecchiare la tavola. Quando mio marito tornò dal lavoro misi la cena in tavola e non riuscii più a rimanere in piedi per i forti dolori. Chiesi scusa e mi misi a letto. Al termine della cena chiesi a mio marito di sparecchiare e riordinare la cucina prima di andare in Sala perché io non riuscivo nemmeno a stare in piedi. Lui rispose che aveva fretta, doveva essere là prima, aveva tante cose da fare, e impose a Luca di sparecchiare. Luca si rifiutò dicendo che lui aveva apparecchiato. Litigarono tra loro e alla fine mio marito decise che avrebbero fatto metà per uno. Sparecchiò metà della tavola e andò all’adunanza senza curarsi che Luca sparecchiasse davvero l’altra metà. Lui non lo fece. Alla fine mi alzai e lo feci io ma giurai a me stessa che da quella sera niente sarebbe mai più stato lo stesso. Se per una religione lui era disposto a farmi stare male, non meritava che la nostra unione continuasse.

Feci un bel discorso a mio figlio sull’amore e sulla giustizia, gli dissi che disapprovavo il suo comportamento di quella sera perché l’amore deve andare ben oltre la giustizia e che, se anche poteva aver ragione sul fatto di dividersi i compiti (e non è detto che ce l’avesse comunque, visto che il padre era andato al lavoro durante il giorno), il suo gesto alla fine aveva fatto stare male me. Gli spiegai che non si può ragionare in questo modo “legalistico” ma l’amore va oltre e ti permette anche di fare sacrifici per il bene della persona che ami. A mio marito non dissi niente ma nel mio cuore la nostra storia era chiusa. Aveva superato un limite…

Ci furono altri episodi della nostra vita intima che per ovvie ragioni preferisco non raccontare ma che mi fecero capire che era tutto finito. La religione entrava anche in questo aspetto della nostra vita e, se fino a quel momento l’avevo accettato, cominciai a rendermi conto che era assurdo. Così cominciai piano piano a parlare di separazione, ad introdurre l’idea… E alla fine andai dall’avvocato e presi la decisione. Lui andò via un giorno di ottobre del 2004. Avevamo fatto le valigie insieme e pianto tutto il giorno mentre le preparavamo e mentre le caricava in macchina. Eravamo stati insieme 27 anni, avevamo condiviso tutto, gioie, dolori, lutti, e nostro figlio…

Una domenica di luglio del 2005, dopo tre anni di inattività e la separazione da mio marito, ricevetti la visita del sorvegliante, che feci salire perchè era in compagnia dell’anziano che consideravo nostro amico, quello che disse a mio marito di essere più morbido, una persona veramente leale e sincera. Credo che abbiano mandato lui apposta... nessun altro è mai riuscito a salire le scale di casa mia in quegli anni.

Comunque, per farla breve (almeno ci provo), dopo una introduzione generale: "Piacere, che lavoro fai, anche io sono un informatico", ecc., ecc., si arrivò alla famosa speranza del regno. Io ovviamente dissi che non ci credevo più, così mi chiese cosa pensavo di Dio, della Bibbia e io fui sincera... tentò di fare breccia dicendo che Dio è un grande Comunicatore, il Comunicatore per eccellenza e quindi dobbiamo poter capire cosa dice. Alla mia risposta che certo non erano loro ad averlo capito nè secondo me i cattolici, i musulmani e nessun altro e che quindi a me il discorso non interessava più niente e volevo solo vivere la vita gustandomi ogni singolo attimo, senza sempre pensare a privarmi di tutto in vista di un ipotetico futuro, disse che non vedeva margine di trattativa, quindi mi chiese se intendevo rimanere TdG. "L'argomento è doloroso ma va affrontato - disse - e mi pare che tu non ti identifichi più come una TdG. Ma se continui a portare questo nome devi mantenere una condotta degna del nome che porti, quindi moralmente pura".

Io risposi che l'unico vero motivo che ancora mi tratteneva era il timore che il mio ex marito cambiasse atteggiamento nei miei confronti e quindi si creasse una situazione difficile con nostro figlio di 17 anni, anche perchè mio figlio aveva il dente avvelenato e mi aveva già detto che non avrebbe sopportato che il padre rompesse con me... arrivando addirittura a dire che gli avrebbe tolto lui la parola... (cosa questa che io mi sono guardata bene dal riferire...).

A questo punto il sorvegliante affermò che non era giusto che io mi fregiassi del titolo di TdG e che godessi dei benefici risultanti da questo nome senza averne più diritto (sono qui ancora adesso a chiedermi quali sono questi benefici, se forse si riferiva alla sua visita...). Io risposi che l'unica cosa veramente amorale in tutto questo era che loro potessero intromettersi nella vita delle persone al punto da influenzare i rapporti di un padre con la madre di suo figlio e creare di conseguenza dei problemi ad un adolescente. Lui disse che questa era una questione di coscienza e sarebbe stato mio marito a decidere che fare... “Certo - risposi io - ma se sulle riviste è scritto tutto per filo e per segno... quale coscienza? Lui magari subirà pure delle ritorsioni se non fa come dite voi...”. Lui ribadì che non voleva assolutamente incoraggiarmi a dissociarmi ma che dovevo mantenere una condotta casta e morale, senza costringere i poveri anziani a sgradevoli lavori di polizia...

Bè, alla fine aveva fretta, ha concluso in fretta la conversazione dicendo che io sono una di quelle persone a cui la vita deve presentare il conto e che quando riceverò la fattura magari tornerò all'ovile... (menagramo).

L'indomani chiamai l'anziano chiesi delucidazioni su:

1) i presunti benefici di cui godevo, spiegando che se si parlava del loro saluto per la strada non me ne poteva fregare di meno;
2) il senso della frase: “mi fregio del titolo”, visto che io non mi dichiaravo mai TdG con nessuno, anzi...;
3) la spiegazione sull'attività di polizia, precisando che se li avessi visti appostati sotto casa mia, come avevano fatto anni prima con la mia amica per poterla disassociare, li avrei denunciati alle forze dell’ordine.

Non seppe dire altro che quelle sono frasi generali, che vanno bene per tutti ma non nel mio caso, che il sorvegliante non mi conosceva e non conosceva la mia situazione (al che gli chiesi perchè l'avesse lasciato parlare e dire quelle cose senza intervenire. Non poteva contraddire il sorvegliante, fu la risposta), di non considerarlo come un invito alla dissociazione... ecc., ecc.

Mio marito, interpellato il giorno dopo, mi disse di non prendere decisioni affrettate, spinta da altri, ma di esserne convinta. Quando gli chiesi come sarebbe cambiato nei miei confronti, lui rispose che non si sarebbe comportato in modo diverso con me, visto che siamo già separati e ormai parliamo quasi solo di nostro figlio. Io gli dissi che rischiava la frattura col figlio, di pensare bene a cosa fare e lui mi rispose che le minacce erano inutili, lui sapeva benissimo quello che avrebbe dovuto fare e quello avrebbe fatto indipendentemente da tutto e da tutti.

A questo punto... a ognuno le sue responsabilità. Io mi presi la mia e lui si prese la sua... Scrissi la lettera di dissociazione, la imbucai personalmente nella cassetta delle lettere del Sorvegliante che Presiede, e tirai un bel sospiro di sollievo. Finalmente era finita!!!

Adesso, dopo 5 anni, devo dire che sono felice, felice di pensare con la mia testa, felice di essere me stessa nel bene e nel male, felice di avere un dialogo libero e aperto con mio figlio, felice che lui sia un bravo ragazzo nonostante i TdG pensino che sono bravi solo loro. Tanti amici di mio figlio stanno uscendo dall’organizzazione e si ritrovano ed escono insieme adesso, sereni. Certo, i problemi non sono mancati: problemi economici, il peso di dover decidere tutto da sola, di vivere sola l’adolescenza di mio figlio, e la solitudine.

E’ stato difficile ricostruirsi delle amicizie e spesso mi ritrovo ancora a passare la sera e i weekend sola perché tutte le mie amiche sposate hanno la famiglia da accudire in quei momenti. Però sono felice, sono libera, posso pensare… posso leggere quello che voglio, e sono tornata un’avida lettrice come ero nell’adolescenza.

E devo dire che mio marito si è dimostrato una persona intelligente. Non abbiamo mai perso i contatti e l’affetto che avevamo l’uno per l’altra, abbiamo continuato a comunicare, a sentirci, a vederci e parlare del nostro ragazzo, e anche ci aiutiamo quando è possibile, sia a livello pratico che economico.

Lui è un po’ fuori dalle righe adesso nella congregazione, molto meno inquadrato di prima, e credo si senta meglio anche lui. Ha dato le dimissioni da anziano al momento del mio allontanamento e non ha più voluto essere rinominato in seguito. Credo abbia trovato un suo equilibrio. Fuori di lì morirebbe, non avrebbe la forza di rifarsi una vita, di ricostruire tutto, quindi io non gli dico mai le cose che scopro, evito l’argomento religione con lui, sia per rispetto, perché so che con me non ne potrebbe parlare, sia perché non vorrei creargli scompensi. Lui è felice così, è bene che resti lì.

Io avevo bisogno di volare, della libertà della mia mente, come il gabbiano Jonathan Livingston.

Grazie a tutti per la pazienza.

Antonella

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