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Il giudizio dei Testimoni di Geova I contraddittori insegnamenti
della Watchtower
«Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato» (Romani 6:7, CEI). Secondo i Testimoni di Geova i morti non verranno giudicati in base alla opere che hanno compiuto durante la vita, così come è sempre stato insegnato dalle chiese cristiane. Secondo loro, infatti, con la morte tutti i peccati vengono cancellati e i peccatori sarebbero così completamente assolti dalle loro colpe, per quanto gravi possano essere state. Ecco infatti come commenta il succitato passo di Romani 6:7 il libro "Perspicacia", p. 1131: I risuscitati non saranno giudicati in base alle opere compiute nella vita precedente, poiché la regola di Romani 6:7 dice: "Colui che è morto è stato assolto dal suo peccato". Ma è realmente questo ciò che scrive Paolo nella sua lettera, cioè che la morte fisica assolve i peccati compiuti da tutti gli uomini, così che nel "giorno del giudizio" non si terrà conto degli errori commessi nell'attuale esistenza? Ecco come viene spiegato questo passo nelle note in calce di alcune Bibbie: Rm 6,7 è ormai libero dal peccato. Perché, purificato nel battesimo (che ha cancellato il “corpo del peccato”, v. 6), è stato anche “giustificato” (il verbo usato qui, infatti e dikaioo). - Il Nuovo Testamento, Lettere e Apocalisse, Ed. Paoline. Secondo questo commento, Paolo sta qui parlando dei credenti, che vengono giustificati per fede e resi liberi dal peccato. z) Lett. È giustificato dal peccato. Versetto difficile. E’ giustificato o significa è prosciolto, e sarebbe un assioma giuridico di valore generale: con la morte si ha l’estinzione dell’azione penale; oppure, e meglio, conservando al verbo il senso che altrove ha sempre in Paolo: colui che è morto (con Cristo, v. 8, cf v. 5) è liberato dal peccato che dominava il vecchio uomo: è stato reso giusto. - Bibbia TOB, Ed LDC. Si enuncerebbe quindi un principio generale, preso dalla realtà giuridica, principio secondo il quale quando qualcuno muore non può più essere accusato e condannato. Tale principio tuttavia non può essere assolutizzato ed esteso al giudizio finale che riguarderà tutte le persone, e non solo quindi i credenti. Intendere il versetto in tal modo significherebbe far dire all'apostolo molto di più di quello che si legge nella sua lettera, andando quindi "oltre ciò che è scritto". 7. Enuncia un principio giuridico generico: quando un imputato muore durante lo svolgimento del processo, la sua imputazione si estingue. Di questo principio Paolo lascia far l’applicazione al cristiano: morto nel battesimo l'uomo vecchio, l’imputazione del suo antico peccato è estinta; ma da questa applicazione scaturisce anche la conseguenza pratica, accennata nei verss. seguenti, che il cristiano oramai deve vivere con Cristo e per Cristo. - Giuseppe Ricciotti, “Atti degli Apostoli, Lettere di san Paolo”, Ed. Mondadori. Anche per questo illustre studioso Paolo enuncia un principio giuridico generico e non una verità universale che riguarda tutti gli essere umani. Tale principio giuridico viene preso come esempio per illustrare la mutata condizione di chi diviene credente; non si applica quindi a tutta l'umanità che dovrà essere giudicata. Si potrebbe anche aggiungere che quando qualcuno è morto non è più soggetto al peccato dato che non è più nella condizione di peccare. Anche in questo senso quindi la morte libera dal peccato, e solo in questo senso le parole di Paolo potrebbero essere applicate a tutti gli esseri umani. Anche nel passo di Romani 6:23 - "Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore" -, non si dice che la morte cancelli il peccato ma semplicemente che il peccato conduce alla morte. In questo versetto il peccato viene personificato e si dice che esso provvede un salario o ricompensa ai chi si rende suo servo. Tale ricompensa è la morte. Anche il passo di Romani 6:23 quindi, letto nel suo contesto, non dice quindi che la morte cancella (od assolve) i peccati commessi. Leggendo l'intero capitolo 6 della lettera ai Romani si può comprendere con chiarezza che Paolo non stava dicendo che i peccati di tutti gli uomini vengano annullati semplicemente con la morte.
Non si possono quindi usare questi versetti per sostenere, come fanno i TdG, che alla loro morte tutti i peccati di tutti gli uomini vengono cancellati (assolti), così che al momento del giudizio finale non si terrà conto delle azioni compiute in questa attuale vita. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice che i morti verranno giudicati in base alle azioni compiute in questa vita: «Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Giov. 5:28, 29, CEI). È chiarissimo che Gesù sta parlando della azioni compiute dai risorti
nel passato, nella loro vita precedente alla resurrezione. Questo significa
che nel "giorno del giudizio" renderemo conto di meriti e virtù, errori ed infamie della nostra attuale
vita. «Sia quelli che fecero cose buone che quelli che fecero cose cattive saranno "giudicati individualmente secondo le loro opere". Quali opere? Pensare che le persone saranno condannate in base alle opere compiute nella loro vita precedente non sarebbe coerente con Romani 6:7, che dice: "Colui che è morto è stato assolto dal suo peccato". Sarebbe anche irragionevole risuscitare qualcuno solo per distruggerlo. Perciò in Giovanni 5:28, 29a Gesù parla della risurrezione futura; poi, nella seconda parte del versetto 29, si riferisce all'esito che si avrà dopo che i risuscitati saranno stati elevati alla perfezione umana e sottoposti al giudizio» ("Ragioniamo", p. 316, il grassetto è mio). Come abbiamo visto, Romani 6:7 non insegna che la morte letterale cancelli i peccati. Inoltre in Giov. 5 si parla di azioni passate. Se fosse vero quello che sostengono i TdG si dovrebbe leggere: «Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti faranno il bene per una risurrezione di vita e quanti faranno il male per una risurrezione di condanna». Invece Gesù si esprime al passato. Notate che per i TdG "sarebbe
anche irragionevole resuscitare qualcuno solo per distruggerlo".
Quindi non si può, secondo loro, accettare quello che è scritto, perché
sarebbe contrario alla ragione. Anziché chiedersi se non siano le loro
interpretazioni ad essere in contrasto con la Scrittura, si giunge al
punto di insinuare che sia Dio a mancare di ragionevolezza se
facesse una cosa del genere! In realtà il
criterio, per un credente, per definire ragionevoli o meno determinati
insegnamenti dovrebbe essere la loro fondatezza ed origine nella Scrittura
e non le personali opinioni in merito a ciò che può essere ritenuto
ragionevole. Fra l'altro i TdG dimenticano in questo caso che i pensieri
di Dio non sono i nostri pensieri (cfr. Isaia 55:9) e che non si possono
quindi giudicare le azioni di Dio in base al criterio della
"ragionevolezza" umana. D'altro canto la teologia cristiana
tradizionale ha formulato delle spiegazioni in merito alla
resurrezione di coloro che riceveranno un giudizio di condanna che
permettono di conciliare Scrittura e ragione, anche in questo
caso. 2 Corinti 5:10 In questo versetto, parlando del giudizio che attendeva i primi cristiani, Paolo scrive: «Poiché dobbiamo tutti essere resi manifesti dinanzi al tribunale del Cristo, affinché ciascuno riceva il suo giudizio per le cose fatte mediante il corpo, secondo le cose che ha praticato, sia cosa buona che vile» (TNM). È evidente che qui si sta parlando delle azioni che i cristiani hanno compiuto durante la loro vita e non certo dopo la resurrezione. È lo stesso pensiero espresso da Gesù in Giov. 5:28,29. Nel caso qualcuno abbia 'praticato cose buone' riceverà un giudizio favorevole; mentre se avrà 'praticato cose vili', il giudizio sarà sfavorevole. E in che consiste il giudizio sfavorevole? Semplicemente nella morte eterna? Sembra che questo concetto di "retribuzione" delle azioni vili, così come viene interso dai TdG, trascuri il concetto basilare di giustizia: se qualcuno, per esempio, ha ucciso milioni di persone riceverà la stessa punizione di chi ha "semplicemente" rubato, fornicato o bestemmiato?... I TdG dicono che punire per tutta l'eternità qualcuno che ha sbagliato per un'intera vita non sia un modo equilibrato ed amorevole di concepire la giustizia. Però anche sostenere che tutti riceveranno la stessa punizione, indipendentemente dalle azioni commesse, non è certamente un concetto di giustizia corretto ed equilibrato. Nel vangelo, infatti, si legge che la punizione per degli errori deve essere proporzionata all'errore e alla consapevolezza dell'errore stesso: «Quindi quello schiavo che ha capito la volontà del suo signore ma non si è preparato o non ha fatto secondo la sua volontà sarà battuto con molti colpi. Ma chi non ha capito e ha fatto quindi cose meritevoli di battiture sarà battuto con pochi colpi» (Luca 12:47-48, TNM). Per i TdG invece i "colpi" saranno gli stessi per tutti i "malvagi": la morte eterna, e basta. Secondo la Watchtower (WTS) in 2 Corinti 5:10 Paolo parlava della resurrezione degli "unti", cioè di coloro che dovranno andare in cielo, che sarebbero, secondo i TdG, soltanto 144.000 (si veda questa pagina). Nel caso di questa resurrezione alla vita celeste anche la WTS non può che insegnare che sono le opere compiute nella vita attuale da questi cosiddetti unti che determineranno la loro sorte eterna: solo se saranno stati giudicati fedeli verranno risorti e potranno stare in cielo con Dio. Se invece non saranno ritenuti fedeli, secondo i TdG non verranno resuscitati. Secondo la WTS esisterebbero così due tipologie di giudizio: - gli "unti",
che vengono giudicati in base alle opere compiute in questa
vita; Ma dove è scritto tutto questo? Nel caso degli "unti", o essi sono assolutamente approvati e fedeli, oppure sono assolutamente disapprovati ed infedeli. Non ci sono vie di mezzo. O la vita immortale o la morte eterna. Russell era più equilibrato sotto questo aspetto, infatti egli pensava che oltre ai 144.000 vi sarebbe stata anche una "grande moltitudine" di persone che avrebbero ricevuto la vita celeste. Questa "seconda classe celeste" sarebbe stata composta da cristiani fedeli, ma però meno fedeli dei 144.000, e così la loro posizione in cielo sarebbe stata ad un livello meno elevato di quella dei 144.000. Ecco come la WTS ha spiegato la cosa:
Tornando comunque al giudizio di cui parla Paolo in 2 Corinti 5:10 -
"Poiché dobbiamo tutti essere resi manifesti dinanzi al tribunale del
Cristo, affinché ciascuno riceva il suo giudizio per le cose fatte mediante
il corpo, secondo le cose che ha praticato, sia cosa buona che vile" - si
deve quindi concludere che i cosiddetti unti (144.000) vengono "resi
manifesti" dinanzi al Giudice celeste nel momento in cui Dio decide se
risuscitarli o meno. Quindi la loro possibilità di ricevere o la vita
immortale o la morte eterna si decide adesso, nella loro vita attuale. Non vi
sarà nessuna ulteriore possibilità di avere un altro giudizio.
Invece, per quanto riguarda le "altre pecore", cioè coloro che
secondo i TdG dovranno vivere sulla terra, il loro giudizio si baserà non su
quello che hanno fatto nell'attuale vita ma su quello che faranno dopo
la resurrezione.
Come dicevo però, non c'è nessuna indicazione nella Bibbia che vi debbano
essere due tipologie di giudizio, una che tiene conto esclusivamente delle
azioni compiute nella vita attuale ed un'altra che terrà conto di quello che
si farà dopo la resurrezione.
Abbiamo però visto che Romani 6:7 non insegna affatto che la morte
assolve dai peccati. Di conseguenza la conclusione della WTS che il giudizio
si baserà su quello che verrà fatto dopo la resurrezione è completamente
priva di fondamento nella Scrittura.
- Giov. 528, 29 Non vi meravigliate di questo, perché l’ora viene in cui
tutti quelli che sono nelle tombe commemorative udranno la sua voce e ne
verranno fuori, quelli che hanno fatto cose buone a una risurrezione di vita,
quelli che hanno praticato cose vili a una risurrezione di giudizio.
"E dei
rotoli furono aperti"
Quell'"evidentemente" fa comprendere quanto deboli siano le argomentazioni del CD. Ma dove è scritto che i "rotoli" saranno dei nuovi libri che verranno aggiunti all'attuale Bibbia? I TdG spesso usano l'espressione "nuovi rotoli", tuttavia la Bibbia parla semplicemente di "rotoli" (o libri), senza dire che si tratta di nuovi scritti: Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco. (Apoc. 20:11-15, CEI). In questo brano si parla del "libro della vita". Ci sono altri passi nelle Scritture in cui si menziona questo simbolico libro che rappresenta il giudizio favorevole di Dio: - Salmi 69:28 Siano cancellati dal libro della vita e non siano iscritti fra i
giusti. Che cosa sono invece i rotoli (o libri) che vengono aperti durante il "giorno del giudizio"? La semplice lettura del brano lascia chiaramente intendere che si tratta di "libri" in cui sono registrate le opere compiute dai risuscitati durante la loro vita. "I morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere". Se accostiamo queste parole a quelle di Gesù in Giov. 5:28, 29, tale conclusione appare ancora più chiara: «Tutti quelli che sono nelle tombe commemorative udranno la sua voce e ne verranno fuori, quelli che hanno fatto cose buone a una risurrezione di vita, quelli che hanno praticato cose vili a una risurrezione di giudizio». Verremo quindi giudicati in base alle azioni che compiamo ora, azioni che vengono simbolicamente scritte in quei "rotoli" o libri che saranno aperti durante il giorno del giudizio. In Daniele cap. 7 viene descritto un giudizio in termini molto simili a quello di Apocalisse 20. Cito dalla versione della CEI: 9 Io continuavo a guardare, In Apocalisse 20 si legge: 11 Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé. 12 Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere. 13 Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. 14 Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. 15 E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco. Anche qui si parla di un trono;
di Dio seduto sul trono per giudicare;
e di giudizio eseguito tramite il fuoco.
E si menzionano dei libri (o rotoli) che vengono aperti. Notate come spiega la WTS il vs. 10 di Dan. 7: «Dopo aver descritto le quattro bestie, Daniele volge lo sguardo dalla quarta bestia a una scena in cielo. Vede l’Antico di Giorni sedersi come Giudice sul suo splendente trono. L’Antico di Giorni altri non è che Geova Dio. (Salmo 90:2) Mentre la Corte celeste prende posto, Daniele vede ‘aprire dei libri’. (Daniele 7:9, 10) Dal momento che la sua esistenza si estende all’infinito nel passato, Geova conosce tutta la storia umana come se fosse scritta in un libro. Ha osservato tutte e quattro le bestie simboliche e può emettere un giudizio su di esse per conoscenza diretta». (dp cap. 9 p. 144). Quindi i libri che vengono aperti contengono la storia umana, la storia passata,
che Dio conosce come se fosse scritta in un libro. Pecore e capri - Matteo 25:31-46: Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli della sua destra: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m'accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste". Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?" Allora risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me". Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna. I TdG hanno spiegato per molti anni che questa parabola si
sarebbe adempiuta dopo il
1914. A partire da quell'anno, il Signore Gesù avrebbe separato le persone in
due classi: le pecore ed i capri.
I TdG quindi credevano di essere gli strumenti visibili per mezzo dei quali il
Signore, "venuto nella sua gloria" nel 1914, separava l'umanità in
due classi.
Quindi il giudizio descritto in Matteo 25:31-36 era considerato diverso dal giudizio menzionato in Apocalisse 20. Poi, per l'ennesima volta, l'intendimento del Corpo Direttivo cambiò. Ecco, infatti, cosa venne scritto nella Torre di Guardia del 15/10/95, pp. 22-23 (il grassetto è mio):
Naturalmente se qualcuno avesse osato mettere in dubbio il precedente
'intendimento' sarebbe stato disassociato per apostasia. Eppure non ci voleva
una grande perspicacia per rendersi conto che nel 1914 non c'era stato alcun
ritorno glorioso di Cristo accompagnato dai suoi angeli per giudicare il mondo.
E non ci voleva molta perspicacia per rendersi conto anche dell'enorme
presunzione insita nell'idea che Cristo separasse le persone in pecore e capri a
seconda di come reagivano alla predicazione compiuta dai TdG. Gli attuali intendimenti della WTS quindi, oltre a non essere in armonia con la Scrittura, sono in contrasto anche con ciò che i cristiani di tutti i tempi hanno creduto in merito al "Giudizio Universale". |