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:: INTERROGAZIONE PARLAMENTARE ::

Il 12 Novembre 1998, diverse personalità politiche hanno presentato un'Interrogazione Parlamentare riguardante i Testimoni di Geova (Senato della Repubblica, seduta 485, scaricabile qui, pagine da 94 a 96). Il 24 novembre 1998, la Congregazione dei Testimoni di Geova ha risposto a tale Interrogazione con una lettera indirizzata all'On. Mancino (la si può scaricare qui).

Premettendo che alcuni punti della suddetta Interrogazione erano, a mio parere, poco convincenti, se non addirittura inopportuni, vorrei analizzarne brevemente alcuni aspetti, iniziando dal modo in cui la Congregazione ha replicato all'accusa di emarginare gli ex membri, considerata nel punto 5:

5) Ogni disassociato dei testimoni di Geova sarebbe emarginato e nei suoi confronti verrebbe vietata "qualsiasi forma di relazione".

Ecco la risposta della Congregazione:

Non è vero quanto affermato dall’interrogazione, mentre è corretto quanto dichiara la nostra rivista Torre di Guardia del 15 aprile 1988 citata nell’interrogazione stessa. Ivi si dice che di fronte a un "peccatore impenitente", ad esempio una persona che vuole continuare a vivere nell’immoralità, che insiste a praticare pubblicamente l’omosessualità, o a bestemmiare con accanimento, causando grave scandalo tra i fedeli, i fedeli stessi sono esortati dalle Sacre Scritture (1 Corinti 5:1-13, CEI) a tutelarsi non frequentando tali persone che potrebbero corrompere i loro costumi. Nell’ambito confessionale tale prassi fa parte delle normali raccomandazioni dei pastori di qualsiasi denominazione religiosa preposti alla cura del gregge, e del resto anche di genitori che cercano di evitare ai figli deleterie influenze. Si fa presente che la nostra Torre di Guardia del 15 aprile 1991 suggerisce ai pastori delle comunità di fare ogni sforzo per contattare gli espulsi e per aiutarli, se lo desiderano, a ritornare nelle comunità stesse. Si vedano anche le riviste Torre di Guardia del 15 agosto 1992 e 15 luglio 1993».
Secondo la Congregazione quindi, non sarebbe vero quanto riportato nell'Interrogazione. In effetti, secondo una certa logica farisaica e da un punto di vista assolutamente letterale, qualche contatto con alcuni espulsi esisterebbe. Ecco cosa si legge, infatti, nella Torre di Guardia del 15 aprile 1991: «[Certe] esperienze gioiose indicano che alcuni che sono stati disassociati o che si sono dissociati potrebbero reagire positivamente se venissero avvicinati con misericordia dai pastori. Ma cosa possono fare in proposito gli anziani? Al massimo una volta all’anno, il corpo degli anziani dovrebbe vedere se nel territorio della congregazione abitano persone del genere. Gli anziani dovrebbero interessarsi in particolare di coloro che sono espulsi da più di un anno. In base alle circostanze, se sarà opportuno, incaricheranno due anziani (se possibile, due che conoscano la situazione) di far visita a tali individui. Tuttavia, non andranno da nessuno che si dimostri critico o pericoloso o che abbia fatto sapere di non voler ricevere aiuto» (il corsivo è mio). Legalisti fino all'estremo, gli "anziani" seguono le direttive e visitano una volta all'anno quei disassociati che vorrebbero ritornare ad essere Testimoni. La cura pastorale e personale che potrebbe richiedere di contattare più frequentemente queste persone, se ciò fosse necessario, viene soffocata dal legalismo e dalle regole: la Società dice una volta all'anno e si va a far loro visita solo una volta all'anno! Se qualche "anziano" osasse agire diversamente verrebbe, come minimo, rimosso dall'incarico.

Non tutti, come si legge nella Torre di Guardia, possono essere visitati: «Non sarebbe appropriato nemmeno per gli anziani prendere l’iniziativa nei confronti di alcuni espulsi, come gli apostati, che ‘dicono cose storte per trarsi dietro dei discepoli’ [...] Dio comanda che, se un malvagio viene espulso, i cristiani devono ‘cessare di mischiarsi in sua compagnia, non mangiando nemmeno con un tal uomo’. In questo modo i leali che rispettano e vogliono seguire la legge di Dio troncano con lui ogni rapporto, compresi i rapporti sociali. Alcuni di questi cristiani leali potrebbero essere parenti che non fanno parte dell’immediata cerchia familiare né vivono con il trasgressore. Per loro potrebbe essere difficile seguire questo comando divino, proprio come non era facile per i genitori ebrei sotto la Legge mosaica essere fra coloro che giustiziavano un figlio malvagio. Ma il comando divino è chiaro; possiamo quindi essere certi che la disassociazione è un provvedimento giusto» (il corsivo è mio).

Ovviamente ognuno dovrebbe essere libero di decidere autonomamente se frequentare o meno un certo tipo di persone. I TdG, con una certa malcelata astuzia, citano esempi estremi (credo immaginari) di persone espulse per la loro condotta "disordinata". In realtà, si viene disassociati anche per motivi molto meno seri, magari solo per aver dissentito dalle interpretazioni del Corpo Direttivo (CD) su questioni secondarie come festeggiare un compleanno, accettare una trasfusione, criticare gli errori commessi dalla Società, agire secondo coscienza in questioni sulle quali la Bibbia non si esprime, ecc. Per esempio, se qualcuno insegnasse (si limitasse cioè a sostenere solo a parole) che accettare una trasfusione, indispensabile per salvare una vita, è una questione che dovrebbe essere lasciata alla coscienza individuale, sarebbe - sempre se non si "pente", ritrattando le sue convinzioni - immediatamente espulso come "apostata", con la conseguente emarginazione dal gruppo. La disassociazione non è solo un modo per tutelare i fedeli da chi li vorrebbe corrompere - creando "grave scandalo", come cerca di far credere la Società - ma è, all'interno del gruppo, uno strumento di controllo delle coscienze e di ogni genere di comportamento. I disassociati, per qualsivoglia motivo - a parte le rare eccezioni su riportate - vengono infatti trattati tutti, indistintamente, nello stesso modo: con l'ostracismo più intransigente. Chi decidesse, secondo coscienza, di continuare a mantenere i rapporti sociali con gli ex membri, verrebbe a sua volta espulso.

Quindi, se qualcuno avesse deciso di lasciare i Testimoni perché resosi conto di aver fatto una scelta sbagliata, o perché con il passare del tempo ha maturato altre consapevolezze e convinzioni, dovrà subire per tutta la vita le conseguenze di questa sua ponderata decisione. Se i suoi familiari, parenti ed amici sono Testimoni sarà per sempre evitato il più possibile da tutti loro (purché non vivano nella stessa casa, come nel caso di figli minorenni o della moglie). I figli maggiorenni, se disassociati, verranno "invitati" a lasciare la famiglia (purché, naturalmente, anch'essi non si "pentano").

Perché essere penalizzati per scelte che si ritengono corrette? È vero che ogni organizzazione ha il diritto di stabilire norme disciplinari al suo interno, ma se qualcuno lascia i TdG e continua ad avere una condotta eticamente corretta, seguendo principi e valori morali positivi, con quale autorità si impone a tutti i TdG di non avere più alcun contatto con lui?

Non si tratta sempre di una scelta volontaria dei singoli Testimoni come vorrebbe far credere la Congregazione. Esistono fortissime pressioni in tal senso: conosco persone che non avrebbero esitazioni nel frequentare degli ex "impenitenti", ma non lo fanno per timore di essere sanzionati. Si può obiettivamente asserire che questa condotta in molti casi viene imposta con la minaccia dell'espulsione. La risposta della Società su riportata è un'evidente dimostrazione di come sia possibile, mediante mezze verità e calcolate, astute dichiarazioni, presentare un'immagine accettabile e serena di quella che è la realtà esistente nell'organizzazione. Questo modo di esprimersi rientra in quella che i Testimoni definiscono "strategia teocratica". Tale tattica viene particolarmente adottata quando può servire per ottenere vantaggi e favori dalle autorità governative. Si veda su ciò lo studio I testimoni di Geova e la strategia teocratica di cui riporto qui alcuni punti esemplificativi che fanno comprendere cosa intendono i TdG con l'espressione "dire la verità":

In un loro recente dizionario biblico, così [i TdG] definiscono la menzogna: «Dire qualcosa di falso a chi ha diritto di conoscere la verità, e far questo con l'intenzione di ingannare o danneggiare lui o qualcun altro» (Perspicacia, op. cit. vol. II, pag. 257). Quindi aggiungono:

Il fatto che la Bibbia condanni la menzogna non significa che uno sia costretto a informare gli altri di verità che non hanno diritto di sapere [...].

Questo, naturalmente, non ha nulla a che vedere con la definizione di menzogna che è comunemente accettata in tutto il mondo! Il Vocabolario della lingua italiana di Giovanni Treccani (Roma, 1989), così la definisce: «Affermazione contraria a ciò che si sa o che si crede vero, o anche contraria a ciò che si pensa; alterazione (oppure negazione, o anche occultamento) consapevole o intenzionale della verità».

La Torre di Guardia non ammetterà mai di insegnare a mentire, ma riconosce che mentire ai "nemici di Dio" non vuol dire mentire, ma compiere un atto di "strategia bellica", e che:

«La parola di Dio comanda: "Dite dunque la verità ciascuno al suo prossimo". (Efes. 4:25) Questo comando, tuttavia, non significa che dovremmo dire a chiunque ci interroghi tutto quello che vuole sapere. Dobbiamo dire la verità a chi ha diritto di sapere, ma se non ne ha diritto possiamo essere evasivi» (La Torre di Guardia del 15 dicembre 1960, pagg. 762-763).

Quando, perciò, i Testimoni dicono: "noi non possiamo dire bugie", dobbiamo aver chiaro in mente ciò che essi intendono per bugia, e che la loro definizione di menzogna non corrisponde al comune significato che a questa parola viene attribuito. La Torre di Guardia del 1° maggio 1958, pagg. 259-260 spiegava:

«Le menzogne sono falsità dette per ragioni egoistiche e che danneggiano gli altri [...] Ma nascondere la verità ad un nemico, che non ha diritto di conoscerla, non gli reca alcun male, specialmente quando egli userà tali informazioni per danneggiare altri che sono innocenti ... Quindi in tempo di guerra spirituale è appropriato sviare il nemico nascondendo la verità. Non viene fatto egoisticamente; non reca danno a nessuno; al contrario, fa molto bene».

Non può sfuggire la giustificazione morale che cercano di provvedere per le loro menzogne. Essi, infatti, dicono che le menzogne sono tali solo quando sono "dette per ragioni egoistiche" e "danneggiano gli altri". La menzogna, invece, è un male morale in assoluto e non può esserne diminuita la gravità se essa è pronunciata "a fin di bene", come emerge chiaramente dalla definizione ufficiale dell'Organizzazione.

Credo che la risposta della Watch Tower all'Interrogazione risulterebbe molto più "comprensibile" una volta che si è al corrente di cosa intendono i TdG con l'espressione "dire la verità"...

Sempre nel punto 5 della risposta, la Congregazione afferma:

«La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982 sottolinea che la differente religione dei coniugi non esime il coniuge testimone di Geova da alcun dovere matrimoniale e debito di affetto, come del resto l'espulsione di un familiare non annulla i rapporti con gli altri componenti della famiglia e i conseguenti doveri».

Anche in questo caso si è di fronte a delle dichiarazioni ambigue - delle mezze verità - che hanno lo scopo di presentare in una luce positiva e favorevole la realtà esistente nell'Organizzazione. È vero, a rigor di termini, che la disassociazione non "annulla i rapporti con gli altri componenti della famiglia"; qui i TdG giocano sul significato letterale delle parole usate. «Annulla», infatti, significa che non dovrebbe esistere assolutamente alcun rapporto con gli ex, mentre qualche raro contatto, come si è detto sopra, invece avviene. Come si legge nella Torre di Guardia «[i genitori] devono determinare se qualche necessaria questione familiare richieda un limitato contatto con i figli disassociati». Inoltre si "dimentica" di precisare che, nel caso i figli disassociati siano maggiorenni e vivano fuori casa, i rapporti familiari potrebbero cessare praticamente del tutto (si veda questa pagina).

Al punto 7 la Watch Tower afferma:

«Nell'ambito della nostra confessione chi sposa una persona di un'altra religione non viene espulso ma semplicemente non può, per un ragionevole periodo di tempo, svolgere le funzioni di presbitero o diacono».

Vorrei davvero conoscere qualcuno che ha sposato un "incredulo" e che sia stato nominato "anziano" (presbitero) o "servitore di ministero" (diacono) dopo "un ragionevole periodo di tempo". Questo però potrebbe anche essere accaduto, magari perché il coniuge "incredulo" si è convertito, oppure i due si sono separati. Dopo anni, quindi, potrebbe anche essere avvenuta questa assai improbabile nomina. Anche qui i TdG ricorrono alla "strategia teocratica", in quanto quello che essi sostengono potrebbe accadere, anche se tutti sanno che la prassi comunemente seguita in tutte le congregazioni del mondo è che chi sposa un "incredulo", contravvenendo alle disposizioni del gruppo, non è più considerato "esemplare" e non può quindi avere "privilegi" nella congregazione. In tutti gli anni che ho vissuto come TdG non ho conosciuto nessuno che, avendo sposato un "incredulo", non fosse stato in qualche modo sanzionato. La "disciplina" in questi casi comporta il divieto di pregare pubblicamente, di leggere nelle adunanze, di avere il benché minimo incarico ufficiale. La maggioranza dei TdG si arrende a questo tipo di pressione e si conforma alle esigenze dell'organizzazione. Si veda, per esempio, qui un'esperienza in merito.

Contrariamente quindi a quanto i TdG vogliono far credere, come ho personalmente sperimentato, regna fra loro la più assoluta ed intransigente ubbidienza alle regole e perfino i più sacrosanti vincoli affettivi che, da che mondo è mondo, uniscono le famiglie, vengono subordinati all'ubbidienza al CD e alle sue interpretazioni delle Scritture.

Un altro punto sollevato nell'Interrogazione Parlamentare era il seguente:

«Gli aderenti alla Congregazione dei testimoni di Geova sottostarebbero a "disposizioni in contrasto con le leggi dello Stato"» per quanto riguarda aspetti come il rifiuto del servizio militare e delle trasfusioni di sangue.

Così ha risposto la Società:

«La questione del rifiuto del servizio militare e del servizio sostitutivo rientra, come sottolinea il Consiglio di Stato, nelle "libere scelte" dei singoli»

Il Consiglio di Stato riconosce questo diritto ai cittadini italiani. I TdG non dicono, anche in questo caso, che questa "libera scelta", se non viene adottata da tutti i giovani Testimoni, comporta delle severe sanzioni: chi accetta, secondo coscienza, di compiere il servizio militare viene a trovarsi, infatti, escluso dalla Congregazione. Tecnicamente i TdG dicono che la persona si è dissociata: il gruppo non espelle ufficialmente il "trasgressore" per non esporsi all'accusa di atteggiamento sedizioso. Però il "dissociato" non viene più considerato un TdG e i membri lo trattano alla stregua di un disassociato. Si può quindi davvero parlare di "libera scelta" quando una decisione non conforme a quella "suggerita" dall'organizzazione comporta l'ostracismo da parte di tutti gli altri Testimoni, parenti e familiari compresi?

«Peraltro il comportamento civile dei giovani testimoni di Geova ha indotto il Parlamento a riconoscere il diritto ad esercitare l’obiezione di coscienza, il che è una grande prova di civiltà, approvando la nuova legge in materia di obiezione di coscienza (legge 8 luglio 1998, n. 230). Tale legge, riconoscendo esplicitamente l’obiezione di coscienza come diritto soggettivo e attribuendo al servizio civile natura diversa ed autonoma dal servizio militare, riconducibile direttamente al dovere costituzionale di difesa della Patria, nonché togliendo la gestione del servizio civile al Ministero della Difesa e assegnandola alla Presidenza del Consiglio, ha fornito più ampie ragioni per consentire ai giovani Testimoni di accettare, in base alla loro coscienza, tale servizio. È stata quindi trovata una soluzione che ha eliminato in linea di principio ogni conflittualità e che sta gradualmente risolvendo la questione anche dal punto di vista pratico. Infatti i giovani Testimoni sono favorevoli a svolgere un servizio a favore della collettività».

Sembra da tale dichiarazione che i Testimoni accettino ora di compiere il servizio civile in Italia perché sono cambiate nel nostro Paese le norme che lo regolano. In realtà, fino al 1995, il punto di vista della Società era che si doveva rifiutare il servizio civile perché compiuto in sostituzione di quello militare; così, anche se tale servizio fosse stato del tutto indipendente dalle strutture militari, il Testimone avrebbe dovuto rifiutarsi di compierlo. Questo è quanto si legge nella rivista Svegliatevi! dell'8/6/1975, pp.12-15 (si parla di come venne affrontata la questione in Olanda, ma le norme erano le stesse in tutto il mondo): «Altre domande limitarono ancora di più la controversia: "Quando qualcuno fa obiezione al servizio militare", dichiararono i rappresentanti del governo, "passa dalla giurisdizione militare alla giurisdizione civile e da quel momento non ha nulla a che fare con i militari. Perché, dunque, si fa ancora obiezione all’accettazione di tale servizio civile?"». Così risposero i Testimoni, in armonia con le direttive impartite dalla Watch Tower: «"Il cristiano è contrario ad accettare volontariamente tale lavoro a motivo di ciò che dice la legge di Dio al riguardo: "Foste comprati a prezzo; smettete di divenire schiavi degli uomini". (1 Cor. 7:23) La servitù civile in sostituzione del servizio militare sarebbe altrettanto biasimevole per il cristiano. In effetti, egli diverrebbe con ciò parte del mondo invece di mantenersene separato come comandò Gesù. - Giov. 15:19; 17:14-16».

Nel 1996 il Corpo Direttivo dei Testimoni ha modificato le proprie posizioni sull’argomento. In un articolo della rivista Torre di Guardia (1° maggio), venne riportato il "nuovo intendimento" secondo il quale ora «il cristiano dedicato e battezzato deve prendere la propria decisione in base alla sua coscienza addestrata secondo la Bibbia» (p. 19). Queste sono parole rivelatrici: infatti, se anche in precedenza il rifiuto del servizio civile fosse stato una libera scelta, compiuta, come si legge nella succitata risposta della Società, "secondo coscienza", in che consisterebbe la differenza? La novità consiste chiaramente nel fatto che se ora un Testimone sceglie di fare il servizio civile non viene sanzionato, mentre prima un’eventuale scelta in tal senso - anche se frutto di attenta riflessione e motivata da una buona coscienza - avrebbe comportato la sua espulsione "de facto" dalla Congregazione. Quando, infatti, la Società Torre di Guardia dichiara che seguire una certa condotta è "una questione di coscienza", ciò sottintende che l’adepto non subisce provvedimenti punitivi per le sue eventuali scelte. Mi domando, tuttavia, come si possa coerentemente parlare di ‘decisioni personali’ che ‘non sono imposte da altri’, ‘prese di propria volontà’ da persone che non "subiscono in qualche modo i dettami" di qualche gruppo religioso, come si legge, per esempio, nella Torre di Guardia del 15 marzo 1997, pag. 20, quando poi per seguire la propria coscienza, senza essere sanzionati, bisogna avere il "permesso" del Corpo Direttivo!

La cosa peggiore è che la Watch Tower prima ha imposto le sue decisioni agli adepti, che dovevano accettarle e conformarvisi, pena l’ostracismo, poi ha attribuito questo comportamento alle scelte personali dei singoli (si veda questa pagina, al punto Coscienza e neutralità).

Sul rifiuto delle trasfusioni la Società ha così risposto:

«La questione del rifiuto delle emotrasfusioni, da parte di soggetti maggiorenni, rientra anch’essa, come riferisce sempre il Consiglio di Stato, nel "diritto a libere scelte in materia sanitaria". [...]

Anche qui si parla di "libere scelte": di nuovo voglio sottolineare che il Testimone che accettasse un'indispensabile trasfusione, per sé o per un proprio familiare, verrebbe disassociato. Si può davvero parlare quindi, anche in questo caso, di scelta libera, senza alcun genere di pressione o di condizionamento?

«Peraltro la legge 13 maggio 1978, n. 180 (art. 1, 1° comma) afferma: "Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari". La legge 23 dicembre 1978, n. 833 (art. 33, 1° comma) sottolinea: "Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari". L’art. 19 del Decreto del Ministro della Sanità del 15 gennaio 1991 [all. 10] prevede: "La trasfusione di sangue, di emocomponenti e di emoderivati costituisce una pratica terapeutica non esente da rischi; necessita pertanto del consenso informato del ricevente"».

La menzione dei rischi connessi alle emotrasfusioni ha ben poco a che vedere con le ragioni per cui i TdG rifiutano questo trattamento sanitario. Le loro obiezioni, infatti, sono di natura "religiosa" e non medica. Un paziente Testimone, dopo aver attentamente valutato rischi e benefici, se non esistesse altra alternativa alla morte, non potrebbe in nessun caso dare il proprio assenso ad una trasfusione senza subire delle sanzioni; dovrebbe sempre rifiutare, secondo ciò che "suggerisce" la Congregazione, per non essere punito. Il rifiuto di questo "trattamento sanitario" è quindi per i Testimoni obbligatorio.

Anche più avanti nella sua risposta la Watch Tower parla di «aderenti che scelgono personalmente l’applicazione di alternative, anziché le trasfusioni (sia per motivi religiosi che scientifici, ad esempio per evitare l’AIDS il cui virus, dicono gli specialisti, non può essere rilevato dalle indagini durante la "fase finestra")» (corsivo mio). "Scelte personali" che - lo ripeto - , se non effettuate secondo le direttive impartite, comportano l'espulsione. Ricordo a questo proposito che un tempo i Testimoni proibivano i trapianti, considerandoli una "pratica cannibalesca"(si veda La Torre di Guardia del 15 marzo 1968). Chi avesse accettato un trapianto sarebbe stato espulso dall'organizzazione. Dopo molti anni, durante i quali qualcuno è probabilmente morto per ubbidire alle direttive della Watch Tower, nel 1980, La Torre di Guardia ha pubblicato una nuova veduta; cito dalla rivista del 1° settembre 1980, p. 31: «Il trapianto di un tessuto o di un osso umano da un uomo all’altro è una questione che ciascun Testimone deve decidere in base alla propria coscienza». «Non c’è alcun comando biblico che vieti specificamente di introdurre nel proprio corpo tessuti di un’altra persona». «Se qualcuno accettasse un trapianto, il comitato giudiziario della congregazione non prenderebbe misure disciplinari nei suoi confronti». Da quella data i Testimoni possono accettare i trapianti senza essere sanzionati. Infatti, ora, i TdG non obiettano a questa pratica medica, anche se essa comporta gli stessi rischi delle trasfusioni di sangue di contrarre l'AIDS ed altre malattie letali!

Un giorno potrebbe accadere la stessa cosa per quanto riguarda le trasfusioni, se il CD dovesse cambiare il suo attuale "intendimento" sul sangue. I Testimoni, che ora muoiono piuttosto che acconsentire ad un'indispensabile trasfusione, non avrebbero più obiezioni a tale terapia: è evidente quindi che non vi è implicata la "libera scelta" e la "coscienza" dei singoli, ma l'ubbidienza alle direttive della Watch Tower, alle quali non si può transigere senza subire la conseguenza dell'espulsione.

«Per quanto attiene ai pazienti minorenni, i genitori di solito non si oppongono e non ostacolano le decisioni della Magistratura quando essa è eventualmente chiamata ad esprimersi sulla necessità di applicare un trattamento trasfusionale, lasciando che ciò avvenga sotto la diretta responsabilità degli organi preposti a praticare detto trattamento».

L'espressione da sottolineare in questa frase è «di solito non si oppongono». Infatti, secondo i "suggerimenti" che vengono dati dal CD, i Testimoni dovrebbero opporsi alle trasfusioni imposte ai propri figli minorenni, anche se queste fossero essenziali alla loro sopravvivenza. Cito a questo proposito la risposta data da un portavoce dei Testimoni (Sergio Rosati) in una recente intervista pubblicata sul Corriere della Sera del 18/3/2000:

«E sul punto più delicato: "Rifiutiamo di sottoporci a trasfusioni di sangue, ricorriamo alle strutture sanitarie in cui si pratica l'autotrasfusione". In un caso disperato, se queste strutture sono troppo lontane e suo figlio ha bisogno di una trasfusione, lei rifiuta? "Io chiedo al medico di rispettare il mio credo - risponde Rosati -. Ma so che il medico deve intervenire"».

Se qualcuno muore la colpa sarebbe quindi del medico... E se il medico decidesse di "rispettare" la decisione del genitore e non intervenisse? Secondo la "morale" geovista questo è quello che i medici 'rispettosi del loro credo' dovrebbero fare. In questo caso il minore morirebbe sotto lo sguardo di genitori e personale sanitario. Comunque, se le autorità intervengono togliendo la patria potestà ai genitori ed imponendo la trasfusione, come dovrebbero comportarsi i "leali" Testimoni? In un libro considerato con i nuovi che vogliono battezzarsi è posta la seguente illuminante domanda:

«Che posizione dovrebbe assumere un cristiano se gli venisse detto che per salvare la sua vita o quella di una persona cara è necessaria una trasfusione di sangue?» (Organizzati per compiere il nostro ministero, p.191).

La risposta che ci si attende dal candidato al battesimo è che "il cristiano" rifiuterebbe decisamente di acconsentire alle trasfusioni, anche se vi fosse coinvolta la sua vita o quella dei suoi figli![nota] Chi risponde diversamente, o ha delle esitazioni, non è considerato idoneo per il battesimo. Il corretto comportamento del Testimone idoneo, nel caso venisse imposta una trasfusione, viene  suggerito nella Torre di Guardia del 15/6/91, p.31:

«Anche i cristiani odierni devono essere saldi, fermamente risoluti a non violare la legge di Dio, anche se questo li può esporre a qualche rischio in relazione ai governi secolari. La più elevata legge dell'universo - la legge di Dio - impone ai cristiani di astenersi dal sangue [...]  Questa legge divina non va presa alla leggera, come una cosa a cui ubbidire solo se fa comodo o se non ci sono problemi. [...] ...se sembrasse probabile che un tribunale autorizzi una trasfusione, un cristiano potrebbe scegliere di non rendersi reperibile per tale violazione della legge di Dio [quindi potrebbe cercare di sottrarre il minore all'ordinanza del tribunale che impone l'indispensabile trasfusione (commento mio)]. Se un cristiano si opponesse vigorosamente a una violazione della legge di Dio sul sangue, in alcuni paesi le autorità potrebbero considerarlo un trasgressore o potrebbero denunciarlo. Se dovesse andare incontro a qualche sanzione, il cristiano potrebbe considerarlo un modo di soffrire per amore della giustizia».

In base a quanto si evince da simili dichiarazioni - e da questa intera considerazione -, sono quindi davvero del tutto fuori luogo e false le accuse riportate nell'Interrogazione secondo le quali «gli aderenti alla Congregazione dei testimoni di Geova sottostarebbero a "disposizioni in contrasto con le leggi dello Stato"»? Ognuno tragga le conclusioni che ritiene più opportune. 

[Nota] Si veda anche l'esperienza, risalente all'aprile del 2002, riportata in questa pagina, dalla quale si evince a quali contraddizioni morali e comportamentali conduce la proibizione della Watch Tower di acconsentire alle trasfusioni anche nei casi in cui queste si rivelino assolutamente necessarie.



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