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La storia dei testimoni di Geova - L’iniziatore: Charles Taze Russell



LA PROSPETTIVA ESCATOLOGICA
NELLA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA

di ERNESTO ZUCCHINI

La Storia


In questo capitolo analizzeremo le radici storiche sia del Geovismo che delle idee fondamentali che lo compongono. Per far questo cominceremo affrontando succintamente la biografia dell’iniziatore per retrocedere poi alla ricerca delle origini storiche delle idee che l’hanno mosso. Ritorneremo quindi a vedere lo sviluppo storico del movimento iniziato da Russell fino alla sua morte. Passeremo poi a studiare i suoi successori fino all’attuale dirigenza formata da un “Corpo Direttivo” che guida l’insieme dei Testimoni di Geova.


L’iniziatore: Charles Taze Russell

Charles Taze Russell nacque il 16 febbraio 1852 ad Allegheny, attuale sobborgo di Pittsburgh in Pennsylvania (USA), secondogenito di Joseph L. Russell e Ann Eliza Birney, ferventi presbiteriani[1] di origine scozzese-irlandese e di buone condizioni economiche. In questa denominazione, ancora infante, fu consacrato a Dio dalla madre, che morì quando egli aveva appena nove anni. Per mezzo di istitutori privati ebbe, almeno per quell’epoca, una discreta educazione, ma non di livello superiore. All’età di undici anni divenne socio del padre, a quattordici anni cessò gli studi e cominciò a lavorare nel fiorente negozio di stoffe e vestiti per uomo di cui il padre era proprietario. Come moltissimi giovani protestanti anche Russell aderì alla YMCA (Young Men Christian Association). L’associazione che li riuniva in ragione della comune fede protestante interdenominazionale[2].

Nato presbiteriano, dopo la morte della madre, passerà all’altra chiesa di origine calvinista: quella congregazionista. La considerava meno dirigista di quella presbiteriana, in quanto guidata da tutti i membri senza distinzione tra pastori e laici, ma più rigorosa sul piano dottrinale[3].

Intorno ai quindici anni Russell, nel tentativo di convincere un incredulo dell’esistenza di Dio, fallisce perché non riesce a conciliare la bontà infinita di Dio e la predestinazione all’inferno[4]. Entra in una profonda crisi religiosa che rasenta l’ateismo. Il rigoroso predestinazionismo calvinista che manda all’inferno gli uomini prima ancora della nascita, era la causa fondamentale della sua angoscia: «Un Dio che avesse usato la sua potenza per creare esseri umani che aveva preconosciuto e predestinato a essere tormentati in eterno non poteva essere né sapiente, né giusto, né amorevole. Sarebbe stato peggiore di molti uomini»[5].

Il giovane Russell, trovatosi nell’impossibilità di risolvere il dubbio, finì per rifiutare la Bibbia divenendo agnostico. Ma non per questo smise di cercare. Tentò la via “orientale” cercando di conoscere le religioni di quella parte del mondo e contemporaneamente passò da una chiesa all’altra sempre cercando chi potesse aiutarlo, e come, a risolvere il suo problema. Possiamo dire che Russell, benché non accettasse più la Bibbia e le tesi riformate, tuttavia fosse alla ricerca di un Dio buono che salva tutti gli uomini senza predestinare nessuno all’inferno.

E una sera del 1869 trovò la soluzione. «Una sera apparentemente per caso, entrai in un locale scuro, polveroso, dove avevo sentito che si tenevano riunioni religiose, per vedere se il pugno di persone che vi si radunavano aveva da offrire qualcosa di più ragionevole delle credenze delle grandi chiese. Là, per la prima volta, sentii parlare delle idee degli avventisti dal predicatore, il signor Jonas Wendell. […]

Perciò confesso di essere debitore agli avventisti e anche ad altre denominazioni. Benché la sua predicazione sulle scritture non fosse del tutto chiara, […] fu sufficiente, grazie a Dio, a ristabilire la mia fede vacillante nell’ispirazione divina della Bibbia e a dimostrare che gli scritti degli apostoli e dei profeti sono indissolubilmente legati. Ciò che udii mi fece riprendere in mano la Bibbia per studiare con più zelo e attenzione che mai»[6].

Così Russell stesso raccontò, anni dopo, la propria conversione e il ritorno allo studio della Bibbia. Scoprì il movimento avventista, ne accettò le tesi generali e iniziò una nuova vita. Accettando il mondo avventista Russell cambiò completamente forma mentis. Diventa allora importante capire quali sono le idee fondamentali portate dal mondo avventista, e dobbiamo retrocedere un po’ nel tempo per comprendere questo mondo.

L’humus avventista


L’Avventismo in genere si definisce per le sue speculazioni apocalittiche sulla data della fine del mondo oppure sul tempo-data del ritorno di Cristo. Definizione che è però troppo semplicistica. Serve capire perché l’Avventismo è sorto, quale ne è il percorso storico, quali sono le basi di discussione interna e le conseguenti divisioni per riuscire a comprendere l’humus nel quale Russell è entrato e dal quale poi i Testimoni di Geova sono sorti.

La fascinazione dei numeri è sempre stata grande, ed è facile capire che ovunque i numeri hanno avuto per gli uomini un grande fascino simbolico. Platone, Pitagora, numerologia, dalla gematria ebraica, alla Bibbia[7] stessa ne sono pieni. Astrologia e divinazione hanno sempre utilizzato anche i numeri per giungere alle loro conclusioni. Ma perché si potesse usarli per determinare con precisione un termine che cadesse sotto un futuro libero o misterioso dovevano anzitutto accadere alcune cose.

Doveva nascere un concetto di storia con un’idea di principio e di fine determinata e quindi non legata al capriccio degli dèi. Doveva rompersi l’idea circolare di tempo in cui tutto si ripete tale e quale e niente di veramente nuovo c’è da attendersi. Doveva sorgere un’attesa per un avvenimento in qualche modo tranchant con il tempo precedente quell’avvenimento stesso.

In Israele si realizzeranno tutte e tre queste condizioni e lì nascerà il tentativo molteplice e vario per determinare tramite i numeri la data termine di un’attesa. «In principio Dio creò…»[8] e così si afferma una novità assoluta tra il prima del principio e un dopo il principio. Ha inizio la storia. «Dio creò …» indica la fine degli dèi dal volto umano e capriccioso. Dio è il solo Signore che ha fatto ogni cosa con regole precise. «Settanta settimane sono fissate…»[9], si inizia l’attesa e la possibilità di usare i numeri per determinare il quanto dell’attesa e il termine preciso della fine. E i rabbini cominciarono a cercare il modo per determinare il punto finale dell’attesa.

LeRoy Edwin Froom, avventista del settimo giorno e professore di storia della teologia all’Andrews University di Berrien Springs, in Michigan, tra i suoi numerosissimi (almeno centodieci) e voluminosi libri prodotti, ha pubblicato anche una ponderosa ricerca storico-teologica di ben quattromila pagine in quattro volumi, sulle persone e i gruppi organizzati, siano essi ebrei o cristiani, che hanno cercato di calcolare la data del secondo avvento di Cristo[10].

Nella Tavola 1 fuori testo riproduciamo la ricapitolazione della pagina 194 del secondo volume. È il riassunto del filone degli autori ebrei che hanno tentato un calcolo per la data dell’avvento del messia usando la formula «un giorno uguale un anno» e cercando di identificare i vari imperi che si dovevano succedere nel tempo ed erano rappresentati nella statua di Dn 2.

La formula «un giorno uguale un anno» è presente in due passi dell’Antico Testamento: «Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare il paese, quaranta giorni, sconterete le vostre iniquità per quarant’anni, un anno per ogni giorno e conoscerete la mia ostilità» (Nm 14,34).
«Terminati questi, giacerai sul fianco destro e sconterai l’iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando «un giorno per ogni anno» (Ez 4,6).

Dalla Tavola 1 si può notare che all’inizio non fu quest’idea ad imporsi, ma quella della sequenza degli imperi mondiali di Dn 2. Tuttavia con Akiba ben Joseph (c. 50-132 d.C.), i due princìpi in qualche modo si uniscono e applicati alle «settanta settimane» di Dn 9, 20-27, divengono «settanta settimane d’anni» servendo come giustificazione per l’azione di Bar Kochba, il falso messia del 132-135, che susciterà la rivolta giudaica del 132[11].

Il principio «un giorno per ogni anno» come unità di calcolo, sarà accettato completamente solo nel IX secolo con Benjamin ben Moses Nahawendi. La differenza nel punto conclusivo del conteggio dipende da cosa si conta: anni solari o lunari oppure mesi solari o lunari; e da quando si conta. Il punto di partenza decide del punto di arrivo e può essere molto differente da un autore all’altro.

Va segnalato che prima dell’avvento di Cristo non sembra che ci siano conteggi degni di nota. Ed è certamente degno di nota il silenzio pressoché totale dei primi mille anni di cristianesimo su questo genere di calcoli[12]. Certo in ambiente giudaico era usata, ma nel mondo cristiano no. Solo a partire dal XIII secolo comincerà a sorgere un interesse di questo tipo e non cesserà più di produrre risultati.

Il tema escatologico non ha avuto e non ha solo un fine spirituale, cioè un al di là post mortem di pura fede, ma ha anche avuto, ed ha, riflessi terreni immediati. Tutto il medioevo è solcato da gruppi, più o meno numerosi, gravidi del desiderio di un nuovo paradiso terrestre che doveva essere imminente. La terribile peste nera e le altre quasi endemiche epidemie, avevano acuito questa sensibilità[13].

«Tra la fine dell’XI secolo e la prima metà del XVI in Europa avvenne ripetutamente che il desiderio dei poveri di migliorare le proprie condizioni materiali di vita fosse pervaso da fantasie di un nuovo paradiso in terra, di un mondo purificato dalla sofferenza e dal peccato, di un Regno dei santi. […]

Il Medioevo aveva ereditato dall’antichità – dagli ebrei e dai primi cristiani – una tradizione di profezia che in quegli stessi secoli assunse una nuova esuberante vitalità. Nel linguaggio teologico (che qui sembra il più appropriato) esisteva un’escatologia, un corpo di dottrina concernente lo stato finale del mondo, che era chiliastica nel senso più generale del termine, cioè prediceva l’avvento di un favoloso Millennio, non necessariamente limitato a un migliaio d’anni, anzi non necessariamente soggetto a limiti di sorta, in cui il mondo sarebbe stato abitato da un’umanità allo stesso tempo perfettamente buona e perfettamente felice»[14].

Famoso, nel Medioevo, il punto di vista di Gioacchino da Fiore[15]. Gioacchino fa nel mondo cristiano il “salto” concettuale che fu dei rabbini nel mondo ebraico. Non più solo i sensi allegorici o tipologici applicati alla Scrittura per ottenere dei risultati morali o dogmatici, ma l’utilizzazione di quegli stessi sensi per comprendere e prevedere lo sviluppo della storia. Riferendosi alla tradizione rabbinica e talmudica, ma non copiandola, definisce una generazione uguale a trent’anni e poi[16] moltiplica questo per il numero delle generazioni che da Adamo arrivano a Cristo (Mt 1,1-17) che sono quarantadue. Il risultato, 1260, sarebbe stata la data dell’inizio del regno dello Spirito Santo[17].

Le tesi gioachimite hanno influenzato tutto il medioevo e ancora oggi la sue idee hanno una certa eco non tanto sul piano teologico quanto sul piano di alcune filosofie della storia[18].


Schema della storia di Gioacchino da Fiore

La modalità rabbinica, «un giorno uguale un anno», entrò definitivamente nel modo cristiano con il medico, alchimista e teologo catalano del XIII secolo Arnaldo da Villanova (1240-1312). Applicandola ai 1290 giorni di Dn 12,11 e cominciando a contare dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme del 74 d.C. arrivò a fissare il 1364 come anno della fine dei tempi dei Gentili.

Fino al tempo di Lutero le tesi gioachimite e millenariste furono accolte solo da piccoli e sparuti gruppi anche se influirono in qualche modo sulle tendenza generali della cultura. Fu la riforma protestante, con il “libero esame” soggettivo della Sacra Scrittura, che diede il fondamento concettuale e l’autorità ai singoli di orientarsi e accogliere la convinzione di poter determinare la data del ritorno di Cristo e con essa un prossimo paradiso terrestre rinnovato.

All’interno del protestantesimo, tra le varie e diversissime correnti teologiche che fin da subito nacquero, quella certamente più influenzata dal desiderio della possibilità di calcolare la data del ritorno di Cristo fu quella della cosiddetta “Riforma Radicale”. Questa corrente considerava Lutero, Calvino e Zwingli dei moderati, ancora troppo legati alla dottrina della Chiesa Cattolica, e proponeva non una riforma della Chiesa, ma una vera e propria rifondazione della Chiesa stessa.

In questo mondo, non vasto, ma variegato, si svilupperanno episodi famosi come quello di Münster[19]. Questo fu emblematico di una certa situazione, di un certo ambiente e di certo modo di interpretare la Bibbia. Tra il 1532 e il 1535 nella capitale della Westfalia fu letteralmente instaurato, manu militari, dagli Anabattisti radicali, «il regno di Israele» e fondata la «Nuova Gerusalemme»[20]. Ma finì tutto in tragedia sia per chi subì la fondazione della «Nuova Gerusalemme» sia per coloro che ne furono promotori.

È però a partire dalla rivoluzione francese, vero nuovo spartiacque della storia occidentale, che le interpretazioni di alcuni passi della Sacra Scrittura – come Dn 12,11; 8,14; 4,1-17 ecc. – diventano illuminanti per la nostra tesi.

Ciò che fece esplodere la ricerca della data del ritorno di Cristo o secondo avvento, fu che qualcuno credette d’averla centrata negli avvenimenti che poi accaddero o comunque che la data degli avvenimenti accaduti confermassero un certo tipo di analisi numerologica. Quasi un anticipo di quanto capitò ai Russelliti con l’annuncio per l’ottobre 1914 della fine di questo tempo. Lo scoppio nello stesso anno della prima guerra mondiale sembrò avvalorare i loro calcoli.

Alle tendenze nate dalla Riforma si aggiunsero perciò l’incredibile possibilità di esserci quasi arrivati. Così ancora oggi ci sono alcuni[21] che nei calcoli si rifanno o all’anno dell’imprigionamento – 1798 – di Papa Pio VI, o alla salita al potere di Napoleone – 1799 – oppure a qualche altro avvenimento di quel momento drammatico di travaglio storico.
Le Tavole 2 e 3 pubblicate da L. E. Froom sono un quadro generale, ma non completo, dei personaggi che hanno tentato di elaborare vari calcoli per determinare il secondo avvento di Cristo.

La modalità del conteggio si è andata via via modificando ed ha una certa importanza per la nostra tesi perché queste regole verranno poi accettate ed usate da Russell prima e dai Testimoni di Geova poi.

Walter Brute, seguace di John Wyclif[22] (ca. 1329-1384), verso la seconda metà del XIII secolo, contava i 1290 giorni di Dn 12,11, trasformati in anni solari col metodo «un giorno uguale a un anno», a partire dalla distruzione del secondo tempio di Gerusalemme o dalla morte dell’ultimo Apostolo e pur non arrivando a dare una data precisa, sosteneva l’imminenza del ritorno di Cristo motivandola col fatto che i 1290 giorni-anni erano già superati[23].

Il trascorre degli anni e dei secoli alla fine impedì calcoli così semplici. O meglio, costrinse anzitutto a variare la data di partenza dei calcoli. All’inizio si spostò l’anno di partenza. In questo modo, un grande matematico scozzese come John Napier (1550-1617), scopritore dei logaritmi naturali, giunse a fissare per il 1590 o il 1606 la data del secondo avvento. Napier, che oltre alla matematica evidentemente si dedicava allo studio delle profezie bibliche, calcolò partendo dall’èra costantiniana, il 300 o il 316 d.C. per giungere alle suddette date[24].

Anche un altro grandissimo matematico di quel tempo, Isaac Newton (1647-1727), si interessò alle profezie di Daniele e dell’apocalisse[25]. Si interrogò anche sulla figura dell’anticristo, ma non pare che sia giunto ad affermare date. O meglio quasi nulla per ora è stato pubblicato di quanto lui scrisse su questi argomenti, ma non rese pubblico. Resta tuttavia la testimonianza dell’interesse che il tema numerologico e apocalittico destava, senza essere riservato e dibattuto da pochi e strani individui, ma toccando anche i vertici assoluti della cultura.

Circa due secoli dopo George Bell[26] spostò l’inizio del conteggio con l’ingresso di Belisario in Roma nel 536, perché considerato il momento preciso in cui l’autorità del Papa – considerato l’anticristo – prende il sopravvento tramite leggi imperiali e contando i 1260 giorni-anni di Ap. 12,6 giungeva al 1796, fine di quel potere. Due anni dopo, il 15 febbraio 1798, avvenne la prigionia e la deportazione in Francia di papa Pio VI. Per molti sembrò avvalorare la tesi che G. Bell avesse ragione. Russell fu uno di questi, ma non il solo. Fra gli attuali Avventisti del Settimo Giorno sono molti che accettano ancora questa visione[27].

Il passaggio concettuale che porterà ad una nuova regola di calcolo è però di Johann Philipp Petri[28], pastore protestante. Secondo lui le settanta settimane d’anni, di Dn 9,24 e i 2.300 giorni-anni di Dn 8,14 dovevano avere lo stesso punto di partenza. Il vero problema era di determinare quale. Ragionò così: Dn 9,25-26a scrive: «Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane.
Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui». Quindi 7 + 62 = 69. Conosciamo[29], con precisione, ripeteva Petri, l’inizio della vita pubblica di Gesù e cioè il suo battesimo nell’anno 30 al Giordano.

Se contiamo 69 settimane d’anni e retrocediamo nel tempo scopriamo quale deve essere l’anno iniziale del conteggio sia delle settanta settimane sia dei 2.300 giorni-anni di Dn 8, 14. Allora assumendo come punto di partenza il 30 d.C., si retrocede di 69 x 7 giorni-anni, cioè 463 anni e si determina così il punto di inizio nel 453 a.C. È l’anno in cui, secondo Petri, il re di Persia Artaserse I, comanda la ricostruzione e il restauro di Gerusalemme. Ora dal 453 a.C. contando 2.300 giorni-anni si giunge al 1847[30].

Questa doveva essere la data del secondo avvento. Nella Tavola 3 si vede come Petri a questi calcoli aggiunge anche i 1.260 giorni-anni di Ap. 12,6, ma partendo dal 587 che sarebbe la data in cui il potere papale prende il sopravvento grazie alla conversione dei Visigoti[31] e inizia il suo dominio quale piccolo corno di Dn 7,8.

Il passaggio successivo è segnato da un inglese: John Aquila Brown. Tanto poco si sa di lui tanto ha influenzato, nel suo tempo, i calcoli sul secondo avvento dei vari circoli apocalittici. Egli cominciò a conteggiare i 2.300 giorni-anni di Dn 8,14 e partendo dal 457[32] lanciò la data del 1843 (usata poi da W. Miller). Ma la vera e propria novità fu il calcolo dei 2.520 giorni-anni. Egli parte da quanto descritto da Dn 4 (l’albero sognato da Nabucodonosor). Tenendo conto che per gli ebrei i mesi erano di 30 giorni e un anno di 360 giorni, legge i sette tempi di Dn 4 come sette anni.

Quindi moltiplicando 7 per 360, che sono i giorni dell’anno ebraico, giunge a 2.520 anni (ma questa volta solari!). Comincia poi il conteggio dall’anno in cui Nabucodonosor sale al trono – il 604 a.C. – e giunge al 1917. E scrive: «Nabucodonosor fu tipo dei re della terra della tirannia, e il suo regno, dei tre regni che dovevano sorgere dopo il suo […] sette tempi dovrebbero quindi essere considerati come una grande settimana di anni che costituisce un periodo di duemila cinquecento venti anni i quali abbracciano la durata delle quattro monarchie tiranniche; alla fine di questi anni tali monarchie dovranno imparare, come dovette imparare Nabucodonosor, che “l’Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi egli vuole”»[33].

Questa tesi non rimane dibattuta in micro circoli di matrice protestante, ma si diffonde anche a livello po­polare. Il sommovimento sociale dovuto alle guerre della rivoluzione francese dissemina per tutti gli am­bienti una sensazione di novità, di varietà e di paura che vedrà coinvolte una cerchia sempre più vasta di persone. Anche il mondo religioso main line e quello periferico o di frangia avranno questa diversa sensibilità. Non è dif­ficile allora credere all’esistenza di conferenze e dibattiti su questo argomento. Nella zona sud di Londra si tennero le importanti, a questo titolo, “conferenze profetiche di Albury Park” [34].

Qui tra le novità che diventeranno importanti successivamente spicca l’identificazione dei 2520 anni con i “tempi dei Gentili” di Lc 21,34. Ovviamente però i vari autori non sono concordi nel determinare il punto di partenza e di conseguenza il punto di arrivo. La Tavola 4 [35] ne dà un riassunto.

I calcoli di J. A. Brown, pubblicati nel 1810 su un mensile londinese[36] giunsero anche negli Stati Uniti tramite William Cummins Davis[37] nel 1811. Ma Davis arrivò a conclusioni diverse. Egli calcolò in questo modo. Punto di partenza è un dato certo: la crocifissione posta nel 37. Questa realizzerebbe la profezia di Dn 9,24-27. Per la precisione la metà della settantesima settimana. L’inizio delle settimane era dunque 70 x 7 = 490 anni prima.

Partendo dal 37 e retrocedendo (contando anche l’anno zero) giunge al 453 a.C. Da qui conta i 2300 giorni-anni di Dn 8 e arriva al 1847. Tolto poi la metà settimana d’anni (il sacrificio è posto a metà della settantesima settimana) conclude al 1843. Perciò la data del secondo avvento doveva avvenire tra il 22-23 ottobre del 1843 e il 13-14 aprile del 1847[38].

Ma perché queste tesi apocalittiche diventassero veramente popolari e capaci di influenzare un numero rilevante di persone era necessario che nascesse e si diffondesse in ogni ambiente sociale un’attenzione diversa nei confronti della religione.

La prima metà dell’Ottocento si caratterizza anche per un grande risveglio religioso[39] specialmente nel mondo anglosassone cioè protestante. Negli Stati Uniti – dove il cattolicesimo allora considerato e così sarà fino a metà secolo, “religione incivile” [40] e quindi con un’influenza limitata sul piano sociale – si parla di ondate di risveglio perché partivano dalla costa atlantica per giungere, attraverso predicatori itineranti, fino alla costa del pacifico.

Questi risvegli, essendo di natura protestante, imponevano un intenso ritorno alla lettura della Bibbia. Che poi questa lettura fosse fondamentalista[41] e letterale sembrava a tutti gli effetti normale. L’ondata del 1830-33 è importante per la nostra tesi perché vede nascere l’avventismo nella forma di millerismo.

William Miller (1782-1848), un agricoltore dello stato di New York, non inventa nulla. È soltanto – ma è non poco – un abile propagandista. Nato da genitori ferventi battisti, è da questi educato in un ambiente molto religioso. Tuttavia diverrà deista. Partecipe come ufficiale nella guerra d’indipendenza americana, viene sconvolto dai massacri e dalle devastazioni a cui assiste.
La crisi religiosa che ne sorge lo fa diventare il fervente battista tanto desiderato dai genitori e a partire dal 1816 comincia a studiare la Bibbia in chiave profetica. Il profeta Daniele e l’Apocalisse sono i suoi libri preferiti.

Il “sogno” millenarista lo attira fortemente perché aveva due caratteristiche che lo coinvolgevano molto: sarebbe stata un era di pace, in quanto protetta da Cristo stesso e, in più, era prossima, imminente. In altre parole: pace e fratellanza tutta e subito contro la guerra e l’odio che aveva sperimentato.

Nel 1831 accetta i calcoli di J. Aquila Brown e di W. C. Davis che ponevano nel 1843 la data del Secondo Avvento e in questa prospettiva rimane in segreta attesa. Sempre nel 1831 viene invitato a tenere una conferenza su questo tema. Vide in questo un segno di Dio, una chiamata all’annuncio[42]. E da allora abbandonò la propria fattoria dedicandosi esclusivamente alla predicazione.

La tecnica che adottò fu innovativa e nel clima di risveglio religioso di quegli anni fu efficacissima. Si servì di uno strumento tipico di quegli anni e di quei luoghi e cioè di tendoni molto grandi che potevano contenere fino a seimila persone e i cosiddetti “camp meeting” – accampamenti di raduno, dove gli agricoltori potevano giungere e stazionare con i loro carri – arrivando così a raccogliere anche ventimila persone. Il successo fu tale che perfino in Inghilterra ci fu chi accettò le tesi di Miller[43].

Alla fine arrivò la fatidica data del 22-23 ottobre 1843 e fu un fallimento: ovviamente non accadde nulla. Miller spostò la data di sei mesi. Attese in un “camp meeting” a Exeter, nel New Jersey. Anche questa giunse vanamente. Un suo seguace, Samuel Snow, gli propose di spostare la data di inizio dei 2.300 giorni anni dalla primavera all’autunno del 457 a.C. Ciò significava attendere il secondo avvento per il 22-23 ottobre 1844.

Miller accettò come vero questo nuovo calcolo il 6 ottobre, solo quindici giorni prima. (Lo schema cronologico usato da Miller: Tavola 5).

I resoconti di quanto accadde parlano di una folla di almeno centomila persone. A mano a mano che la data si avvicinava le scene di entusiasmo, di fanatismo, di vero e proprio delirio si moltiplicarono. Ci fu chi rimandò matrimoni, chi operazioni chirurgiche, chi distribuì i propri beni ai poveri, chi abbandonò il lavoro. Non solo nel “camp meeting”, ma in numerose città degli Stati Uniti ci fu chi attese. E la delusione di quel 23 ottobre 1844 fu tragica. Per chi credeva fu la terza delusione consecutiva, ma questa in particolare fu grande e le conseguenze terribili. Un po’ ovunque furono presi in giro e svergognati.

Alcuni furono dichiarati pazzi e altri incapaci di intendere e volere. Anche la vendetta verso i capi fu tremenda e ci fu chi rischiò il linciaggio[44]. Da allora quando negli Stati Uniti si parla di “Grande Delusione” si intende il 1844. Miller non proclamò altre date, si limitò ad affermare che il secondo avvento era comunque imminente. Ma la sua salute peggiorò e morì cieco nel 1849.
A questo punto ci si potrebbe aspettare che di fronte alla grande delusione il movimento creatosi si sfaldasse e che tutti i delusi tornassero alle proprie case. Non fu così. Non è così. Anzi, capita talora che il fallimento produca, dopo una breve diminuzione, un aumento anche molto grande degli appartenenti.

«Quando una profezia fallisce il movimento talora non entra affatto in crisi, ma – di fronte all’attacco esterno – rafforza la coesione interna e raffina la sua teologia per spiegare il perché dello scacco»[45].

Venne alla luce un principio psicologico che poi si ripeterà in situazioni simili. C’è chi dichiara d’aver sbagliato. Si scusa e va a far dell’altro. Ma è cosa che capita raramente. C’è poi chi dichiara d’aver calcolato male la data di partenza del calcolo. Si tratta d’andare avanti di qualche anno e attendere ancora. Infine e sono i più, quelli che affermano che tutti i calcoli erano giustissimi. L’errore è d’aver atteso la cosa sbagliata. Quanto aspettato è in effetti accaduto, ma su un altro piano. Ciò che è avvenuto era importantissimo, ma non si trattava di quanto atteso.
A queste cause di una prima divisione, gli Avventisti, come ormai si chiamano dopo la fine del millerismo, ne aggiungono altre.

a)   Il Condizionalismo. Di per sé è una dottrina che nasce in ambiente gnostico ed entra nel mondo protestantico di frangia attraverso i Sociniani. La diffusione arriva però attraverso i fedeli di alcuni gruppi avventisti[46]. L. E. Froom, più volte citato, ha scritto due grossi volumi per più di duemilacinquecento pagine su questo argomento, sia seguendone la storia, partendo dall’Antico Testamento fino ai giorni nostri, sia svolgendo un certo approfondimento teologico, ma sempre in chiave apologetica e comunque mai filosofica, cioè con l’uso rigoroso della ragione umana[47].

Definisce così questa tesi: «il Condizionalismo ritiene che la dottrina cristiana dell’immortalità o vita eterna è offerta all’uomo solo se supera le condizioni poste da Dio. […] Il Condizionalismo afferma che rifiutando le condizioni poste da Dio l’uomo è privato della vita, totalmente distrutto. […] Il condizionalismo crede che la morte riunisca tutti gli uomini, buoni o cattivi nella tomba fino alla resurrezione, quando tutti gli uomini saranno risvegliati, alcuni per la vita eterna e altri per ricevere la punizione eterna»[48].

Chi introdurrà questa dottrina nell’universo avventista e ne diverrà un vero e proprio “evangelical” è Grew-George Storrs che poi ritroveremo aiutato da Russell.
b)  Il Sabatismo. È una tesi dottrinale, proveniente da ambienti della riforma radicale. Sostiene di dover celebrare il sabato e non la domenica come giorno del Signore. Gli attuali “Avventisti del settimo giorno” hanno fatto di questa dottrina il paradigma che li distingue da ogni altro gruppo religioso.

c) Il Nome Sacro. Secondo questa dottrina Dio avrebbe un nome proprio che dovrebbe essere usato al posto di quello generico di Dio. Quale sia il termine usato non ha molta importanza. Può essere Geova o Yahweh o altro che potrebbe essere scoperto. Ciò che è imperativo è l’usarlo.
A tutti questi motivi poi si aggiungono quelli propri dell’Avventismo cioè la data del secondo avvento. La Tavola 6[49] da una visione d’insieme di quelle fratture.
Per la nostra tesi basta ricordare i più numerosi e quelli che in qualche modo arriveranno a Russell.

1) Gli Avventisti Evangelici che affermavano l’erroneità del calcolo per il 1844, che ammonivano di non proporne altre, anche se ribadivano come prossimo il secondo avvento. Rifiutavano il condizionalismo, il sabatismo e il Nome Sacro. All’inizio anche Miller propendeva per questo gruppo, ma alla fine, gli Avventisti Evangelici non avendo identità diversa dal generico mondo protestante fu completamente riassorbito.  

2) Gli Avventisti del settimo giorno. Secondo loro la data del 1844 era esatta, ma era accaduto un’altra cosa importantissima in cielo. Oltre a questa data accettavano sabatismo e condizionalismo. Nonostante diversi scismi e fratture questo gruppo è tuttora esistente ed ha una certa diffusione.

3) L’Unione della Vita e dell’Avvento. Fondata da Storrs era aperta al calcolo di nuove date e sosteneva vigorosamente il condizionalismo. Storrs stesso ne uscì creando un nuovo gruppo. Il motivo della separazione consistette nell’idea da lui sostenuta di due classi distinte di eletti. Una per la vita celeste e una per la vita terrestre. Non riuscendo ad imporla finì per andarsene.  

4) L’Associazione Cristiano Avventista. Accoglie il condizionalismo, ma non il sabatismo e lascia ai singoli aderenti l’accettazione del Nome Sacro. Elemento importante è la definizione di nuove date per il secondo avvento carnale. Veniva chiamato così contrapponendosi a chi credeva un secondo avvento di Cristo nello spirito, di fatto accettando la tesi: “alla data fissata è successo qualcosa ma non quello che attendevamo”. Prima venne annunciato il 1853-1854 poi il 1873-1874[50].

Quest’ultima data oltre ad avere il supporto dei calcoli di John Haywood che si serviva dei 1.290 giorni-anni di Dn 12,12, ma che forse erano già state dimenticate, aveva altre due modalità che verranno poi usate decenni dopo dai Testimoni di Geova. Il calcolo considerava 1873 come il compimento dei primi seimila anni dalla creazione dell’uomo. Credendo che i giorni della creazione fossero di sette mila anni l’uno, il millennio di Cristo, doveva iniziare al termine dei primi seimila anni dalla creazione di Adamo. Se Adamo era stato creato nel 4127 a.C., il 1873-74 doveva essere la fine dei seimila anni. L’altro modo per arrivare al 1873-74 era di accogliere i dati milleriti per il 1844 a cui aggiungere i paralleli trent’anni di attesa tra la nascita di Gesù Cristo e l’inizio della sua vita pubblica.

Nel 1869, in una data non precisata, Jonas Wendell, un predicatore Cristiano Avventista che attendeva il 1873-74 come data del secondo avvento carnale di Cristo, stava guidando un servizio religioso «in un locale scuro, polveroso»[51] di Allegheny in Pennsylvania quando entrò un giovanotto di sedici anni che si chiamava Charles Taze Russell. Questi ascoltò, si convinse e cambiò vita. Era l’inizio dei futuri Testimoni di Geova.
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[1] Cfr. I Testimoni di Geova proclamatori del Regno di Dio, Watchtower Bible and Tract Society of Pennsylvania, New York, 1993, pp. 42-43; Qualificati per essere ministri, Watchtower Bible and Tract Society of New York Inc., 1955, p. 308; Régis Dericquebourg, «Naissance d’un prophétisme en societé industrielle», in Mélanges de science religieuse, n. 36, 1979, pp. 175-176.

[2] I Testimoni di Geova proclamatori del Regno di Dio, cit., p. 43; cesnur, Enciclopedia delle religioni in Italia, cit., p. 326.

[3] cesnur, Enciclopedia delle religioni in Italia, cit., pp. 144-147.

[4]Bernard Blandre, Les Témoins de Jéhovah, Éditions Brepols, Parigi, 1991, p. 13.

[5] Ibid.

[6] I Testimoni di Geova proclamatori del Regno di Dio, cit., pp. 43-44.

[7] John L. McKenzie, Dizionario Biblico, Cittadella Editrice, Assisi, 19784, alla voce Numero, pp. 663-665; Dizionario di Teologia Biblica (a cura di Havier Leon-Dufour), Marietti, Torino, 19802, voci: Numeri, colonne 776-781, Tempo, colonne 1261-1273; Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, Edizioni Dehoniane, Bologna, 19802, alla voce: Tempo, pp. 1819-1844.

[8] Gen 1,1

[9] Dan 9,24

[10] LeRoy Edwin Froom, The Prophetic Faith of our Father, 4 voll., Review and Herald Publishing Association, Washington, USA, 1946-1982.

[11] Cfr. Ibid, vol II, p. 195-196.

[12] Cfr. Ibid, vol. I p. 700

[13] Cfr. per un veloce e drammatico riassunto: Carl Olof Jonsson e Wolfgang Herbst, Il segno degli ultimi giorni, Edizioni Dehoniane, Roma, 1992, pp. 174-178.

[14] Norman Cohn, I fanatici dell’apocalisse, Edizioni di Comunità, Torino, 2000, p. 17.

[15] Raymond Franz, Crisis of Conscience, Commentary Press, Atlanta, USA, 1983, p. 142. L’autore collega specificatamente le speculazioni dei Testimoni di Geova a quelle di Gioachino da Fiore.

[16] LeRoy Edwin Froom, The Prophetic Faith of our Father, cit., vol. I p. 695.

[17] Molti i testi che riportano le tesi di Gioacchino da Fiore e molti anche i siti Internet. Tra i siti si veda in particolare: http://www.centrostudigioachimiti.it (gennaio 2004). [Da ora in poi il mese e l’anno dopo un indirizzo internet indicano quando è stato visitato per questo scritto] In riferimento alla tesi presente segnalo: Tra i libri si veda: Carl Olof Jonsson, I tempi dei gentili, cit.; Norman Cohn, I fanatici dell’apocalisse, cit., pp. 129-135. Jonsson, citando altri autori, sostiene che Gioacchino usasse la formula “un giorno uguale un anno” per giungere al 1260. Pur non potendo escluderlo categoricamente, mi sembra si possa dire che Gioacchino da Fiore fosse, sì, influenzato dai rabbini che usavano la formula “un giorno uguale un anno”, ma non la usasse preferendo invece la formula descritta nel testo.

[18] Norman Cohn, I fanatici dell’apocalisse, cit., p. 130.

[19] Cfr. Friedrich P. Reck-Malleczewen, Il re degli anabattisti, Rusconi Editore, Milano, 1971.

[20] «Con un pretenzioso documento intitolato “Reintegrazione”, Bockelson e i suoi seguaci annunciano il ritorno alla purezza della religione, garantito dal nuovo assetto sociale della città (divenuta Città Santa, o Sion). Lo zelo profetico dei predicatori prende il posto della Rivelazione» (Ibid. p. 12).

[21] Ad esempio gli Avventisti del settimo giorno.

[22] Inglese. Teologo e consigliere di politica ecclesiastica per la corona. Considerato per le sue idee un preriformatore. Cfr. Corrado Algermissen, La Chiesa cattolica e le altre chiese cristiane, Edizioni Paoline, Roma, 1960, p. 225.

[23] Carl Olof Jonsson, I tempi dei Gentili, cit., p. 24.

[24] LeRoy Edwin Froom, The Prophetic Faith of our Father, cit., vol II p. 742. L’epoca costantiniana, 300 d.c. o 316 d.c., individuava la data dell’erezione dell’abominio della desolazione di Dn 12,11. L’abominio era il Papa che giunto a dominare su tutti. I 1290 giorni-anni sono il tempo del suo dominio. Il 1590 o il 1606 la fine di questo dominio.

[25] Isaac Newton, Trattato sull’Apocalisse, a cura di Maurizio Mamiani, Bollati Boringhieri, Torino, 1994. In http://www.biblia.org/newton.html, (gennaio 2004), (sito non attivo) èra stato scritto «Alla morte di Newton, la Royal Society (di cui lo scienziato era stato presidente per oltre vent'anni) rifiutò di acquisire gli scritti religiosi restituendoli alla famiglia. Samuel Horsley – che tra il 1779 e il 1785 curò l’opera omnia di Newton – li vide, ma si affrettò, scandalizzato, a richiudere il baule».

[26] Da non confondersi con George Bell, amico del fondatore del metodismo John Wesley, che fissò per il 1763, la data del secondo avvento. Era considerato un esaltato, ma molti credettero alle sue tesi. Purtroppo finì per diventare ateo forse proprio perché disilluso. Cfr. Ronald A. Knox, Illuminati e carismatici, Il Mulino, Bologna, 1970, pp. 689, 742-743, 746-747.

[27] Carl Olof Jonsson, I tempi dei Gentili, cit., pp. 25-26. A seconda della data di inizio, che significa l’inizio del potere papale sul mondo, si termina con date diverse nelle quali si vede la fine del potere temporale. Così la salita al trono di Giustiniano del 529 concludeva al 1789. La promulgazione del codice di Giustiniano del 531 concludeva nel 1791. L’ingresso di Belisario in Roma del 536 concludeva nel 1796. La fine del regno dei Goti del 538 concludeva nel 1798.

[28] Cfr. Massimo Introvigne, I Testimoni di Geova: già e non ancora, Editrice Elledici, Leumann (Torino), 2002, pp. 26-27.

[29] Ovviamente tutte queste letture della Bibbia soffrono di un lettura fondamentalista del testo. Non faccio altro che adeguarmi al loro linguaggio e ai loro ragionamenti.

[30] Dobbiamo arrivare al 1930 perché in tutti questi conteggi si tenga conto che l’anno zero non esiste e quindi manca sempre un anno. Esempio: gennaio (g) –2, g –1, g +1, g +2 = 3 anni e non quattro.

[31] I vari autori si dividono nell’inizio del conteggio anche nel determinare quale sia il fatto storico determinante. Per W. Brute è il 587. Per altri vedi la Tavola 3 righe 6, 7, 8.

[32] Vedi Tavola 4.

[33] Citato in Carl Olof Jonsson, I tempi dei Gentili, cit., p. 30; riassume succintamente il pensiero di J. A. Brown anche Massimo Introvigne, I Testimoni di Geova: già e non ancora, cit., p. 27.

[34] Cfr. Carl Olof Jonsson, I tempi dei Gentili, cit., p. 30.

[35] Ibid., pp. 50-51.

[36] The Christian Observer. Si veda Carl Olof Jonsson, I tempi dei Gentili, cit., p. 28.

[37] Fondatore della “Independent Presbyterian Church”. Cfr. il sito Internet:      http://www.rootsweb.com/~scyork/Pettus.htm#33 (gennaio 2004).

[38] LeRoy Edwin Froom, cit., Vol II, pp. 713-720.

[39] Si tratta del secondo grande risveglio. Il Second Great Awakening. Cfr. Tindal G. B. Shi D. E., La grande storia dell’America, Vol I, Mondadori, 1992, p. 289.

[40] Cfr. il mio: «La massoneria e le origini dei testimoni di Geova», in cesnur, Massoneria e religioni, a cura di Massimo Introvigne, Elledici, Leumann (Torino), 1994.

[41] Il termine fondamentalista è la reazione protestantica interdenominazionale al progressismo in genere. Contro quello che sembra essere la distruzione della fede cristiana il fondamentalismo risponde con un ritorno ai fondamenti della fede cristiana presenti, con un accostamento letterale, nella Bibbia. Il fondamentalismo ha notevoli risvolti politici e sociali. Il senso in cui noi usiamo questo termine è quello stesso adottato dalla Pontificia Commissione Biblica L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1993, p. 62-65.

Lontano da qualsiasi coinvolgimento politico, la Pontificia Commissione si preoccupa solo del modo di accostare la Sacra Scrittura rifiutando ogni paura nell’usare quegli strumenti che la critica moderna mette in mano agli esegeti per meglio comprendere il Testo Sacro. Di fatto fondamentalista è sinonimo di letterale. Cfr. Giorgio Bouchard, Chiese e movimenti evangelici del nostro tempo, Claudiana, Torino, 2003, pp. 137-146; Massimo Introvigne, I Protestanti, Editrice Elledici, Leumann (Torino), 1998, pp. 45-55.

[42] Cfr. Giorgio Bouchard, Chiese e movimenti evangelici del nostro tempo, cit. pp. 31-32.

[43] Cfr. LeRoy Edwin Froom, cit., Vol IV, p. 208, scrive di mille pulpiti in attesa.

[44] Cfr. per il racconto: Ingemar Lindén, 1844 and the Shut Door Problem, Almqvist & Wiksell, Uppsala, 1982.

[45] Leon Festinger, Henry W. Riecken e Stanley Schachter, When Prophecy Fails, University of Minnesota Press, Minneapolis, 1956, citato in Massimo Introvigne, I testimoni di Geova, Mondadori, Milano, 1990, p. 16. Questa teoria, sempre secondo Massimo Introvigne, Mille e non più mille, Gribaudi, Milano, 1995, pp. 117-129, è stata perfezionata da J. F. Zygmunt e poi da J. Gordon Melton. Questi afferma: «all’interno dei gruppi religiosi la profezia raramente fallisce. Al contrario la profezia per gli adepti del gruppo si verifica; sono gli osservatori esterni a ritenere che non si sia verificata, ma essi ragionano con la logica “del mondo” che non è quella del movimento religioso» (p. 122).

[46] Candido Pozo, Teologia dell’aldilà, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano), 1986, pp. 417-418.

[47] LeRoy Edwin Froom, The Conditionalist Faith of our Father, 2 voll., Review and Herald Publishing Association, Washington D.C., 1965-1966.

[48] Ibid., vol. I, pp 19-20, traduzione mia. Le parti omesse riguardano la dottrina tradizionale dell’immortalità dell’anima che chiama “Immortal-Soulism”.

[49]Bernard Blandre, Les Témoins de Jéhovah, cit., p. 185.

[50] Per tutto questo cfr. Massimo Introvigne, «Il grido di mezzanotte: il “background” geovista», in G.R.I.S., Maria Madre di Dio e Madre della Chiesa, Editrice Elledici, Leumann (Torino), 1989, pp. 28-40; Massimo Introvigne, Le nuove religioni, Sugarco Edizioni, Milano, 1989, pp. 112-115; CESNUR, Enciclopedia delle religioni in Italia, cit., pp. 347-349; Richard LehmannS, Les Adventistes du septième jour, Éditions Brepols, Parigi, 1987, pp. 14-15.

[51] I Testimoni di Geova proclamatori del Regno di Dio, cit. p. 43.


Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova
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16/06/2019
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