Testimoni di Geova
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Mi chiamo Stefano B., abito a Milano, ho 30 anni


La storia che andrò a raccontare è la mia, ed è un po' forte.
È una storia di droga, alcool, disobbedienza, ribellione,
matrimoni falliti, isolamento, tradimenti, ecc.

Se non te la senti di continuare fermati pure, non leggere oltre.

Per te che sei voluto\a andare oltre, eccomi, ora saprai perché mi sento un pesce fuor d'acqua. Sono nato nel 1975, il 18/08, per molti TdG una data da non dimenticare, infatti a Milano si teneva l'assemblea internazionale (forse, cosi mi dice mia madre). Nato in una famiglia di TdG, la mia prima infanzia fu normale, solo mia madre si comportava in modo direi. elastico, infatti mi imparti un'educazione senza tabù gia entro il mio terzo anno di vita, mentre mio padre, al contrario, non mi degnava neanche di una misera attenzione, figuriamoci l'educazione.

Col passare del tempo mia madre commise un'azione per cui poteva essere disassociata. La sera stessa che mia madre torno a casa, ad aspettarla ci furono gli anziani, a chiamarli chi fu? Mio padre, che a quel tempo era servitore di ministero. Mia madre chiese se potevano andarsene poiché non se la sentiva di parlare, ma loro restarono. Allora lei disse: "Va bene, restate pure, io vado a dormire non sto bene". Cosi furono costretti a ritornare una seconda volta, una terza, una quarta, ecc.... .

La cosa che mi rimase impressa fu la paura di mio padre di perdere i privilegi, ovviamente io ero all'oscuro di tutto, anche perché a quel tempo avevo solo sette anni. Uno strano giovedì mio padre andò in sala da solo senza portare né me né mia sorella. Mia madre, mi spiegò il perché, e disse: "Finalmente sia tuo padre che gli anziani hanno ciò che volevano, un capro espiatorio, mi disassociano".

Il divorzio


Da quel momento in poi mio padre e mia madre non hanno mai più dormito nello stesso letto. Un bel giorno, mio padre invitò a cena un importante uomo d'affari americano, che vendeva delle mie foto e le pagava molto profumatamente: a me portava regali di tutti i tipi e ai miei montagne di quattrini. Tuttavia il suo interesse non era solo per me, ma anche per mia madre, che col passar del tempo ricambiò al suo interesse... cosi, poco dopo i miei si separarono. Vedevo mio padre solo in sala, finché un giudice gli ha imposto di tenermi con lui almeno il sabato. Io sentivo molto la mancanza di una figura paterna nella famiglia, e mi attaccavo a tutti gli uomini che incontravo, vedendoli come tale figura, ma se mi attaccavo, loro scappavano, poiché a loro interessava solo mia madre.


Lo studio


Dato che avevo un attaccamento particolare per mio padre andavo regolarmente alle adunanze, così a 12 anni iniziai lo studio, mi iscrissi alla scuola di ministero teocratico, diventai proclamatore, mi battezzai, divenni pioniere ausiliario, volontario presso la sala assemblee di Cameri, cuoco fisso presso la sala assemblea di Cameri.

Il percorso


A 16 anni, da buon TdG, decisi di andarmene di casa poiché vedevo in mia madre il Diavolo in persona, dato era disassociata, tuttavia non avevo un posto dove andare, quindi andai prima da mia nonna TdG, e ci rimasi per un anno, per poi andare a vivere con mio padre a Rimini. In quel periodo mio padre si era risposato e per non dare gli alimenti a mia madre mi chiese di andare da lui. Fui felicissimo di questo invito. Dopo questo trasferimento mi battezzai, a 19 anni, e per i primi tempi tutto bene. Un giorno dei teppisti squarciarono le gomme della macchina di mio padre e non solo, la incisero con un coltello su tutta la carrozzeria.

Io, dato che la macchina gli serviva per lavoro, gli diedi tutti i miei risparmi per ripararla. Questo evento fece venire fuori le vere personalità di mio padre e di sua moglie e, come per miracolo, sua moglie, TdG, entrò in crisi, dicendo che io le ricordavo mia madre. Quindi mio padre mi disse che non poteva più ospitarmi e che mi sarei dovuto cercare una casa ed un lavoro. Inizialmente ero disperato perché voleva farmi andare in un albergo - ero senza una lira -, poi per fortuna trovai una casa e un lavoro e, anche se avevo paura, col tempo mi abituai e smisi di piangere.

A 22 anni mi innamorai di una sorella e decisi di ritrasferirmi a Milano per conoscerla meglio. Tuttavia da mia nonna non potevo andare e per amore (che egoista) tornai da mia madre che nel frattempo mi aveva cercato in lungo e in largo. Dopo poco tempo iniziai il servizio di pioniere. Mia madre si infuriò, anche perché io da buon TdG disapprovavo il fatto che la sua casa era diventata un covo di disassociati, ne venivano a tutte le ore, tutte le sere gente a cena, e si tiravano facilmente le 2 o le 3. Poi le amiche di mia sorella e quelle di mia zia, coetanea di mia sorella ed anche lei ex TdG, facevano di tutto per mettermi in difficoltà. fidatevi di tutto, ero diventato un obbiettivo da scardinare e da far cadere nelle tentazioni della carne. "Oggi sarei l'uomo più felice del mondo se rivivessi quelle realtà, ma allora mi turbavano la coscienza".

Infine, disperato, decisi di andarmene per l'ennesima volta di casa, solo che non sapevo dove andare, ma ligio al mio dovere di TdG andai a dormire in macchina e ci stetti per 15 giorni. Avevo un amico TdG che era l'unico che mi stava vicino, e mi portava da mangiare, mi faceva compagnia di notte da mezzanotte alle 6 per poi rientrare in casa e non far scoprire nulla ai suoi genitori, poiché suo padre non TdG era molto autoritario e protettivo della sua famiglia. In contrasto con questo amore cristiano mostratomi da un semplice fratello, gli anziani si preoccupavano solo se ero in grado di raggiungere la quota della ore, nulla di più.

Questo mio caro amico trovò una famiglia di TdG disposta ad ospitarmi, ed io, anche se volevo fare il martire, accettai. Tuttavia quella per me doveva essere solo una dimora di passaggio poiché da lì a poco sarei stato chiamato come volontario a Cameri, alla "sala delle assemblee" in provincia di Novara, a fare il cuoco, in quanto il cuoco che prestava la sua opera da lì a poco sarebbe andato alla Betel.


L'espulsione da Cameri


L'inizio del declino
Finalmente fui, per cosi dire, assunto a Cameri. Lasciai il lavoro, ringraziai la famiglia che mi aveva ospitato, e iniziai il mio servizio di volontariato. Il servizio a Cameri per un TdG è bellissimo, un ambiente spirituale, giovani che condividono le tue stesse idee, studio e lavoro. Per me che ero stato sfortunato nella vita con la famiglia, trovarmi lì significava incominciare una nuova vita con la prospettiva di fare carriera spirituale e sentirmi appagato in tutto e per tutto. Inoltre era un ottimo trampolino di lancio per arrivare alle Betel, e quella sì che era la mia aspettativa finale.

Purtroppo le rose hanno anche le spine. Dopo una giornata dedicata ognuno ai sui compiti, tra giovani ci ritrovavamo la sera in una camera e lì si parlava di tutto. Una sera in particolare si parlava dei giovani non spirituali che si prendono delle libertà con la loro fidanzata. Tra i vari pareri c'era chi diceva che era sbagliato ma che purtroppo sono cose che possono capitare, e anche io la pensavo così- Tuttavia dopo due giorni uno di questi giovani, proprio quello che aveva tirato fuori il discorso, venne da me dicendomi che si sentiva turbato da questo discorso e che ne avrebbe parlato con il responsabile del centro.

Io gli dissi che se l'avesse fatto perché si sentiva colpevole di qualcosa avrebbe sbagliato, ma se l'avesse fatto per accusare qualcuno non sarebbe stato giusto, poiché nessuno aveva commesso nulla. Per quella sera si convisse e tutto terminò cosi come era nato. La sera successiva riaprì ancora il discorso sul sesso, dicendo a tutti che ne avrebbe parlato con il sorvegliante responsabile del centro.

Noi basiti ci preoccupammo, perché a parer nostro era un po' deficiente, e non sapevamo che cosa avrebbe detto. Lui andò a parlare con il sorvegliante. Il responsabile del centro ci chiamò a tutti e ci disse: "Domani mattina facciamo i bisogni locali tra i giovani". Tornati tutti nelle nostre camere lui si mise a piangere e i ragazzi come me erano tutti preoccupati, io mi alzai dal letto e andai in camera sua, e gli dissi: "Tu qui sei arrivato da una settimana, noi siamo qui da diverso tempo. Arrivi, parli di sesso, poi ci inquisisci e dici che siamo noi ad essere poco spirituali....".

Lui, ancora in lacrime, andò di nuovo dal responsabile del centro, che, dopo averlo ricevuto in mutande, chiamò me ed il mio compagno di camera e ci disse: "Tagliamo la testa al toro: voi due domani fate le valigie e ve ne tornate a casa". Io risposi: "A casa? E quale casa? Non ho nemmeno più la macchine né il lavoro. Cosa farò?".

Cosimo (il sorvegliante): "Non mi interessa. Qui non si viene ad imparare, ci dovevate pensare prima".

Io: "A cosa dovevamo pensare prima?".

Cosimo: "Ciò che è deciso è deciso. Inoltre ne informeremo i vostri anziani e scriveremo una bella letterina dicendo loro di prendere i giusti provvedimenti...".

Disperato


Il mattino dopo chiamai i fratelli che mi avevano ospitato e loro mi confermano l'affetto per me e decisero di ospitarmi di nuovo. Poi chiamai il mio ex datore di lavoro e anche lui mi riconfermò l'assunzione.
Arrivai finalmente in sala e parlai con gli anziani, raccontando tutta la storia. Gli anziani mi credettero, tuttavia non potevo avere nessun privilegio. Allora li chiamai di nuovo e loro mi dissero: "Lui [il responsabile di Cameri] è un anziano, tu non sei nessuno, può darsi che tu dica il vero, ma noi dobbiamo credere a lui".

Inoltre mi dissero di confidare in Geova e di andare avanti. Infine mi chiesero se volevo che leggessimo la lettera scritta dall'anziano di Cameri. Io dissi di sì, ma non lo fecero mai. Io dentro di me mi sentivo morire, avevo abbandonato tutto per la verità ed in cambio avevo ricevuto un calcio nel sedere. Potevo solo rispondere alle adunanze ed uscire in servizio.

Sempre a Cameri


La sera prima di quel comitato, io con un nuovo volontario eravamo entrati nella camera di uno di questi due anziani inquisitori, e lo avevamo scorto mentre si guardava un filmino osé. Quando lui si accorse che eravamo dentro la camera cercò freneticamente il telecomando e ci urlò: "Non si bussa?" E noi, scusa, scusa. bla, bla, bla. Comunque cercavamo di far finta di niente, e di non aver visto nulla. Lui poco dopo ci chiamò e ci disse: "Se un fratello si guarda un film pornografico, non può essere giudicato, perché è una questione di coscienza".

Noi non ribattemmo nulla al momento, ma durante il processo del giorno dopo io tuonai: "Ma se guardare un film porno è una questione di coscienza, parlare di cristiani poco esemplari che si prendono delle libertà con la propria futura moglie è degno di un comitato?".
Cosimo: "Ma chi lo ha detto che guardare un film porno è una questione di coscienza?" Io: "Lui", indicando l'anziano.

Cosa che poi confermò anche il mio compagno. A quel punto si misero a ridere e Cosimo disse: "Tagliamo la testa al toro", ecc.

Il crollo mentale


Dopo otto mesi di inutilità trovai una stanza in una corte senza luce né riscaldamento, con solo un lavandino. Le prime notti faceva un freddo terribile, per dormire dovevo tenere addosso due cappotti, e dato che era completamente vuota, dovetti recuperare una branda, e pian piano mi attrezzai in tutto e per tutto per renderla più umana.

Con quella sorella di cui ero innamorato perso e per la quale ero tornato a Milano, ho battuto tutti i record: siamo stati insieme per tre ore, il tempo di partire da Rimini per arrivare a Milano, poi nulla più. meno male. Comunque dato che avevo l'innamoramento facile, mi innamorai di una ragazza del mondo che però studiava coni TdG. Stemmo insieme per tre anni, lei non si battezzo mai, e dato che non ero esemplare perché stavo con una che non si era dedicata a Geova il mio stato di crescita spirituale era nullo, non potevo essere invitato ad uscire con i fratelli, non potevo fare i discorsi, ero comunque emarginato.

Io e lei decidemmo di stare insieme e lei si trasferì a casa di mia madre. Ora io non potevo uscire con i fratelli, mentre lei sì, ma se io ero con lei neanche lei poteva stare con i fratelli.
Ovviamente io e lei per decidere se sposarci o meno dovevamo stare insieme, e da cosa nasce cosa, abbiamo fatto l'amore, io stavo da cani. Ero indeciso se parlarne con gli anziani o no, tuttavia i dubbi sugli uomini avevano inciso il mio cuore, e soprattutto i dubbi sulla assoluta lealtà degli anziani, quindi decisi di non farlo, gli aspetti negativi erano troppi, comunque mi ripromisi di farlo dopo il matrimonio. Tuttavia una volta superata una porta, la seconda volta diventa più facile, la terza una passeggiata, la quarta iniziai a cercarlo io e da li in poi mi incallii, e mi dissi: "Va beh, tante me ne hanno fatte, tante ne farò, poi se ne confesso una o cinquantamilioni, che differenza fa?".

Il problema è che dopo utilizzai questo metro un po' per tutto, e così iniziai a fumare, prima una sigaretta, poi due poi un pacchetto, ecc. Per scaldarmi la sera mi ubriacavo a manetta e l'unico amico che potevo avere era il mio vicino di casa, che era agli arresti domiciliari. Presi tutti i suoi vizi, iniziai con una canna, poi due, ecc. Poi lo stesso con la cocaina. Ero diventato un tossicodipendente e nessuno in sala se ne era accorto, solo la mia ragazza, che mi tradì e rimase incinta di un altro, e poi mi lasciò. Ovviamente lei non poteva capire la mia disperazione e delusione.
Come avevo deciso in cuor mio chiamai gli anziani raccontai loro tutto, e mi disassociarono.

Per un anno ancora feci la marionetta andai in sala non parlai con nessuno, e da solo riuscii a disintossicarmi. Finalmente fui riassociato. Questa volta dissi in cuor mio "Non cadrò più", tuttavia avevo un'esperienza di vita che non mi faceva vedere le cose come prima, non credevo a tutto come oro colato, quando andavo in sala ascoltavo i discorsi e mi veniva da ridere, per le baggianate che si dicevano.

Inoltre dopo tanti anni potevo finalmente uscire in compagnia con i giovani della congregazione, e indovinate dove mi portano? In discoteca!!! NO, non potevo crederci! Decisi quindi di dedicarmi ad altre attività, ad esempio il lavoro, e lì finalmente mi realizzo... Mi sono fatto disassociare di nuovo, e infine sono entrato in questo sito, cominciando ad accusare a destra e a manca, e ad Achille avrei voluto tagliare i baffi, poi capisco di aver torto pieno, e glieli vorrei riattaccare.

Ora vorrei ringraziare personalmente Achille perché mi ha fatto capire che quella che credevo verità in realtà non lo è, ma mi sento un pesce fuor d'acqua, perché a me ora dei TdG non me ne frega assolutamente niente, e ripensare al passato mi fa star male, io non farei mai una ricerca cosi accurata e non riuscirei a farlo senza soffrire. Ho cancellato il passato per vivere il futuro.

Conclusione


Forse il fatto di aver sofferto tanto in tenera età per motivi familiari, forse per aver perso la ragazza che amavo, forse il fatto di essere riuscito ad uscire dalla droga, mi ha fatto superare con un trauma minore l'uscita dai TdG, trauma che oggi non ricordo neppure, mi sento felice di essere fuori. L'unico rimpianto? Quella famiglia che mi ospitò e quel mio caro amico Nicola che non dimenticherò mai. Se un giorno dovesse anche lui conoscere la vera verità vorrei che leggesse questo messaggio che in parte dedico a lui, e gli voglio dire: Ciao Niko, ti voglio bene fratellino mio, mi manchi.
Stefano



Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova
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