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:: MODIFICHE E CAMBIAMENTI :: Coscienza e neutralità
'I Testimoni non possono accettare nessuna alternativa al servizio militare, Quando viene chiesto loro come mai ora accettino di compiere
il servizio civile mentre qualche anno fa andavano in carcere, i TdG generalmente
rispondono in questo modo: «Da alcuni anni anche in Italia le cose sono
cambiate ... Ciò che è cambiato è stato lo sganciamento di detto servizio
dal Ministero della Difesa assumendo quindi [tale servizio]caratteristiche
esclusivamente sociali. Ancora una volta in questo campo sono le leggi
ad essere cambiate e non la dottrina dei TdG circa la neutralità» (da
un newsgroup).
Simili osservazioni sono in sintonia con la spiegazione che è stata data da un portavoce della Congregazione all'interrogativo sollevato da un'Interrogazione Parlamentare: «Il
comportamento civile dei giovani testimoni di Geova ha indotto
il Parlamento a riconoscere il diritto ad esercitare l’obiezione
di coscienza, il che è una grande prova di civiltà, approvando
la nuova legge in materia di obiezione di coscienza (legge 8
luglio 1998, n. 230). Tale legge, riconoscendo esplicitamente
l’obiezione di coscienza come diritto soggettivo e attribuendo
al servizio civile natura diversa ed autonoma dal servizio militare,
riconducibile direttamente al dovere costituzionale di difesa
della Patria, nonché togliendo la gestione del servizio civile
al Ministero della Difesa e assegnandola alla Presidenza del
Consiglio, ha fornito più ampie ragioni per consentire ai giovani
Testimoni di accettare, in base alla loro coscienza, tale servizio.
È stata quindi trovata una soluzione che ha eliminato in linea
di principio ogni conflittualità e che sta gradualmente risolvendo
la questione anche dal punto di vista pratico. Infatti i giovani
Testimoni sono favorevoli a svolgere un servizio a favore della
collettività» (F. Corsano, risposta all'Interrogazione Parlamentare
del 24 novembre 1998; Senato della Repubblica, seduta 485).
Sembra da tali dichiarazioni che i Testimoni accettino ora di compiere il servizio civile in Italia solo perché sono cambiate nel nostro Paese le norme che lo regolano. Ma le cose stanno veramente così? Per comprendere che cosa sia veramente cambiato dobbiamo esaminare quanto si leggeva nella pubblicazioni della Società Torre di Guardia di alcuni anni fa e anche tener conto delle testimonianze di chi è vissuto nel periodo in cui il servizio civile, in qualsiasi sua forma, era tassativamente vietato ai TdG. Posso raccontare a questo proposito la mia personale esperienza in merito. Nel 1975, dopo pochi mesi dal mio battesimo come TdG, venni chiamato a prestare il servizio militare; in seguito al mio rifiuto venni condannato dal tribunale militare di Verona ad un anno di carcere che trascorsi in parte nel reclusorio militare di Peschiera e in parte in quello di Gaeta. Perché non scelsi di svolgere almeno il servizio civile? A quel tempo tale servizio era ancora alle dipendenze del Ministero della Difesa e quindi accettarlo voleva dire essere ancora di fatto dei militari. Tuttavia, anche anche nel caso che il servizio civile fosse stato del tutto indipendente dalle strutture militari nessun TdG avrebbe potuto compierlo senza incorrere nelle sanzioni dell'Organizzazione. Tutti i TdG di mia conoscenza non comprendevano comunque le ragioni di questo divieto assoluto del servizio civile. Ricordo che nel carcere militare, in attesa del processo, fra i giovani Testimoni circolava un questionario in cui si suggerivano le risposte da dare al giudice. Il tono era del tipo: "Se ti viene posta questa domanda … rispondi in questo modo …". La domanda più difficile era: "Perché rifiuteresti anche il servizio civile smilitarizzato?" Veniva suggerito di rispondere: "Perché sarebbe un compromesso". Questa spiegazione non mi sembrava però molto convincente: non riuscivo infatti a capire come il servire in una struttura che non aveva nulla a che vedere con l’esercito, consistente magari nel compiere opere umanitarie, come l’assistenza a malati, ai disabili o alle persone anziane, potesse essere considerato una violazione della neutralità cristiana. Quando venni poi processato il giudice mi rivolse appunto questa domanda e io risposi, pedissequamente, come mi era stato suggerito, augurandomi che questa risposta fosse sufficiente, dato che non avrei saputo spiegare in che cosa sarebbe consistito tale compromesso (il giudice, per mia fortuna, non fece altre domande). Le argomentazioni della Società Torre di Guardia a sostegno di questo divieto assoluto erano le seguenti: 1) Il lavoro è
fatto in sostituzione del servizio militare. Vi sembrano delle ragioni chiare, convincenti e comprensibili? Ecco cosa si leggeva a proposito di queste motivazioni nella rivista Svegliatevi! dell'8/6/1975, pp.12-15 (vi si parla di come di come venne affrontata la questione in Olanda ma le direttive erano le stesse in tutto il mondo):
*** g75 8/6 pp. 12-13 L’Olanda libera dalla prigione i Testimoni ***
Ma i testimoni di Geova in Olanda hanno rifiutato non solo il servizio militare ma anche qualsiasi lavoro sedentario offerto in sostituzione. La ragione scritturale del loro atteggiamento sarà considerata più avanti in questo articolo. ... Le autorità cominciano ad ascoltare Il 26 marzo 1971, tre rappresentanti dei testimoni di Geova si riunirono con una rappresentanza dei Ministeri della Difesa e della Giustizia. La conversazione durò due ore e mezzo. Uno dei primi punti della conversazione menzionati dalla rappresentanza fu questo: "Che non desideriate in alcun modo partecipare al servizio militare è chiaro e non ha bisogno di ulteriore spiegazione. Ma qual è realmente la vostra obiezione al servizio civile, sostitutivo?" I Testimoni spiegarono che non è che essi siano contrari al servizio civile come tale, ma, piuttosto, è una questione di stretta neutralità. Perciò, qualsiasi lavoro che sia una semplice sostituzione del servizio militare non sarebbe accettevole ai testimoni di Geova. Altre domande limitarono ancora di più la controversia: "Quando qualcuno fa obiezione al servizio militare", dichiararono i rappresentanti del governo, "passa dalla giurisdizione militare alla giurisdizione civile e da quel momento non ha nulla a che fare con i militari. Perché, dunque, si fa ancora obiezione all’accettazione di tale servizio civile?" Il cristiano è contrario ad accettare volontariamente tale lavoro a motivo di ciò che dice la legge di Dio al riguardo: "Foste comprati a prezzo; smettete di divenire schiavi degli uomini". (1 Cor. 7:23) La servitù civile in sostituzione del servizio militare sarebbe altrettanto biasimevole per il cristiano. In effetti, egli diverrebbe con ciò parte del mondo invece di mantenersene separato come comandò Gesù. — Giov. 15:19; 17:14-16. Qui l'articolo
originale (p.15): Le stesse ragioni vennero ribadite anche in altre pubblicazioni; per esempio, nell'Annuario del 1991, p. 166 si leggeva che «i Testimoni non potevano accettare nessuna alternativa al servizio militare, indipendentemente da quanto fosse meritorio il lavoro assegnato».
Come si nota chiaramente da queste dichiarazioni della Watch Tower, accettare una qualsiasi forma di servizio civile, anche se del tutto indipendente dalle strutture militari, equivaleva a "violare la neutralità cristiana", una condotta inaccettabile per qualsiasi TdG. Chi avesse acconsentito a prestare qualsiasi forma di servizio civile si sarebbe quindi trovato escluso (dissociato) dalla congregazione. Si noti che non esisteva nessun margine di dubbio in merito al fatto che accettare tale servizio fosse sbagliato: «La servitù civile in sostituzione del servizio militare sarebbe altrettanto biasimevole per il cristiano». Come dire: "Accettare il servizio civile è la stessa cosa che fare il militare". E si aggiungeva: «In effetti, egli diverrebbe con ciò parte del mondo invece di mantenersene separato come comandò Gesù». Secondo la dottrina dei TdG chi 'diventa parte del mondo' incorre nel disfavore divino e sarà eternamente distrutto. Si noti anche che tale 'separazione dal mondo', attuata astenendosi dal compiere un servizio civile smilitarizzato, sarebbe stata comandata da Gesù... Era davvero un'obiezione di coscienza? I TdG che rifiutavano di svolgere il servizio civile lo facevano perché davvero convinti nella loro coscienza che questa scelta fosse incompatibile con la fede cristiana? Come abbiamo visto le ragioni scritturali addotte per motivare questo divieto risultavano davvero incomprensibili: fare qualcosa in sostituzione di qualcos’altro, infatti, non rende l’azione in sé sbagliata. Per esempio, i TdG, pur rifiutando le trasfusioni, non obiettano ad accettare liquidi sostitutivi al posto del sangue. Il contesto di 1 Corinti 7, parla di avvalersi dell’opportunità di rendersi liberi dalla schiavitù agli uomini, non di andare in prigione per il rifiuto di compiere dei servizi umanitari. Ancora più difficile da capire era il ragionamento secondo il quale, se un giudice imponeva il servizio civile come condanna, questo poteva essere svolto, mentre se veniva scelto era considerato un compromesso. Tale "compromesso" veniva sanzionato per "violazione della neutralità cristiana". Ciò equivale a dire che, se un giudice intima di compiere un’azione sbagliata, è consentito eseguirla. Il pensiero prevalente tra i Testimoni era che – anche se non si capiva bene il motivo – bisognava rifiutare, pena l'ostracismo, quindi tutti si conformavano a queste aspettative. In tutto questo la coscienza c’entrava poco: la motivazione di tale condotta non era la scelta personale, basata su un esame delle Scritture o su dei convincimenti consapevoli, ma erano le direttive provenienti dall’Organizzazione. Si potrebbe anche osservare che con le stesse motivazioni i TdG avrebbero dovuto rifiutare di compiere qualsiasi servizio richiesto ai cittadini dalla autorità. In alcuni paesi le autorità richiedono di collaborare a lavori socialmente utili, come scavare pozzi o costruire strade; oppure di partecipare a servizi settimanali per la manutenzione di strade, scuole o ospedali. Secondo l''intendimento' succitato i TdG non avrebbero dovuto ottemperare nemmeno a questi doveri civici, dato che loro avevano smesso di "divenire schiavi degli uomini". Per illustrare quanto la questione non venisse compresa dai TdG in generale si può riportare anche la testimonianza autorevole di Raymond V. Franz (ex componente del Direttivo mondiale dei TdG). Franz ha fatto conoscere l’esistenza di un rapporto riservato dei vertici della filiale italiana del Movimento, inviato all’Organizzazione-madre statunitense alla fine degli anni Settanta, in cui si asseriva tra l'altro: «Da contatti diretti avuti con fratelli (Testimoni di Geova italiani) che affrontavano il problema del servizio militare, abbiamo notato che nella maggioranza dei casi essi non comprendevano il motivo per cui non avrebbero potuto accettare di fare il servizio civile alternativo». Sorge quindi spontanea la domanda su come tale rifiuto potesse essere considerato "obiezione di coscienza": la coscienza di chi? Dei giovani TdG che andavano in carcere senza comprendere pienamente le ragioni del loro rifiuto? o la coscienza del Corpo Direttivo che aveva emanato tali 'intendimenti' incomprensibili? A proposito della testimonianza autorevole di R. Franz, ecco cosa si legge alle pagine da 154 a 160 del suo libro Crisi di coscienza:
La posizione ufficiale della Società Torre di Guarda ... è che
se un Testimone di Geova accetta di svolgere il servizio sostitutivo,
egli «fa compromesso»: infrange la propria integrità verso Dio.
Il ragionamento è il seguente: poiché questo servizio è una
«sostituzione», per questo semplice fatto, esso prende il posto
di ciò che sostituisce (così procede in apparenza il discorso)
e finisce per diventare la stessa cosa. Siccome esso è concesso
in sostituzione del servizio militare e poiché il servizio militare
implica (almeno potenzialmente) lo spargimento di sangue, allora
chiunque accetta il servizio diventa «colpevole di spargimento
di sangue».
Vi sembra un ragionamento logico? Franz prosegue mostrando
che i rapporti giunti da tutto il mondo indicavano che tali direttive
non erano comprese da molti TdG:
Per anni, in obbedienza a questa direttiva, letteralmente migliaia di Testimoni
di Geova in varie nazioni del mondo sono stati imprigionati per aver rifiutato
di avvalersi del servizio sostitutivo ...
Nel novembre del 1977, una lettera inviata da un Testimone del Belgio mise in discussione il criterio su cui si basava questa direttiva. Ciò richiamò l'attenzione del Corpo Direttivo sulla questione, che fu esaminata per la prima volta il 28 gennaio 1978, poi il 1° marzo, ed ancora il 26 settembre, l'11 e il 18 ottobre e il 15 novembre. Fu fatta un'indagine su scala mondiale e giunsero lettere da circa novanta filiali. Molte di esse indicarono che i Testimoni, nelle rispettive nazioni, difficilmente comprendevano dove fosse il fondamento biblico per la loro presa di posizione. Di fronte all'evidenza che le direttive emanate risultavano incomprensibili, il Corpo Direttivo decise di modificare il suo 'intendimento'. Notate cosa accadde al suo interno: Nella sessione dell'11 ottobre 1978, dei tredici membri presenti, nove votarono a favore di un cambiamento della direttiva tradizionale proponendo che la decisione di accettare o rifiutare il servizio sostitutivo fosse lasciata alla coscienza individuale, quattro votarono contro. Il risultato? Giacché i membri del Corpo erano allora sedici, e siccome nove non costituiva i due terzi di sedici [così come il CD aveva deciso dovesse avvenire per rendere valida una loro decisione, ndr], non ebbe luogo alcun cambiamento. Il 15 novembre erano presenti tutti e sedici i membri ed undici votarono a favore del cambiamento della direttiva, sicché il Testimone che in tutta coscienza fosse stato convinto di poter accettare il servizio sostitutivo non sarebbe stato automaticamente etichettato come infedele a Dio e non sarebbe stato considerato dissociato dalla congregazione: c'era la maggioranza dei due terzi. Si verificò il cambiamento? No, perché, dopo un breve intervallo, uno dei membri del Corpo Direttivi annunciò di aver cambiato idea; il che intaccò la maggioranza dei due terzi. Si votò nuovamente e, su quindici presenti, nove votarono a favore del cambiamento, cinque contro ed uno si astenne. Anche se in tutte queste votazioni una netta maggioranza del Corpo Direttivo si era espressa a favore dell'annullamento della direttiva vigente, questa conservò la sua validità e, di conseguenza, i Testimoni dovevano continuare a rischiare la prigione piuttosto che accettare il servizio sostitutivo, anche se essi ritenevano in coscienza che questo fosse giusto dal punto di vista di Dio. Per quanto possa sembrare incredibile, così andarono le cose, e la maggior parte dei membri del Corpo sembrò accettarle senza scomporsi. Dopo tutto essi si erano semplicemente adeguati alle norme in vigore. ... Pertanto, negli anni, migliaia di Testimoni si erano sottoposti alla direttiva della Società anche se ciò aveva imposto loro un pesante fardello, forse aveva comportato l'imprigionamento o altre sofferenze. Si faceva notare che, ora, un cambiamento avrebbe indotto costoro a ritenere che le prove che avevano sopportato, erano state affrontate inutilmente e, mentre essi erano stati lieti di soffrire in quel modo, pensando che «avevano sofferto per amore della giustizia», ora si sarebbero sentiti frustrati, forse avrebbero considerato ingiusto aver sopportato una specie di martirio mentre altri ora lo potevano evitare. Si tengano presente queste parole conclusive di Franz. Come vedremo, anni dopo, il CD cercò proprio di attenuare questa comprensibile reazione da parte dei suoi seguaci. Le pagine da 154 a 160 del libro Crisi di coscienza, Legge sull'obiezione
di coscienza
1. I cittadini che, per obbedienza alla coscienza, nell'esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, opponendosi all'uso delle armi, non accettano l'arruolamento nelle Forze armate e nei Corpi armati dello Stato, possono adempiere gli obblighi di leva prestando, in sostituzione del servizio militare, un servizio civile, diverso per natura e autonomo dal servizio militare, ma come questo rispondente al dovere costituzionale di difesa della Patria e ordinato ai fini enunciati nei "Principi fondamentali" della Costituzione. Tale servizio si svolge secondo le modalità e le norme stabilite nella presente legge. Un nuovo intendimento Nel 1996 il Corpo Direttivo modifica quello che era un 'comando di Gesù' e consente il servizio civile La Torre di Guardia del 1/5/1996, pp. 19-20 (il grassetto è aggiunto). Servizio civile
Ci sono tuttavia paesi in cui lo Stato, pur non concedendo l’esonero ai ministri religiosi, riconosce che alcuni possano fare obiezione al servizio militare. Molti di questi paesi hanno preso provvedimenti affinché costoro non siano costretti a prestare servizio militare contro la loro coscienza. In certi luoghi viene richiesto di compiere un servizio civile, ad esempio un lavoro di pubblica utilità a favore della collettività, che viene considerato come un servizio nazionale non militare. Può un cristiano dedicato svolgere un tale servizio? Anche in questo caso il cristiano dedicato e battezzato deve prendere la propria decisione in base alla sua coscienza addestrata secondo la Bibbia. Sembra che il servizio obbligatorio esistesse anche nei tempi biblici. Un testo di storia afferma: "Oltre alle tasse e ai dazi imposti agli abitanti della Giudea, esisteva anche una corvè [una prestazione d’opera non retribuita richiesta dalle autorità pubbliche]. In Oriente questa era un’istituzione antica, che le autorità ellenistiche e romane tennero in vigore. . . . Anche il Nuovo Testamento menziona esempi di corvè in Giudea, a conferma di quanto fosse diffusa. In conformità di questa consuetudine, i soldati costrinsero Simone il Cireneo a portare la croce [il palo di tortura] di Gesù (Matteo 5:41; 27:32; Marco 15:21; Luca 23:26)". Similmente oggi in alcuni paesi lo Stato o le autorità locali richiedono che i cittadini partecipino a varie forme di servizio a favore della collettività. A volte si tratta di un compito specifico, come scavare pozzi o costruire strade; altre volte si svolge su base regolare, ad esempio partecipando ogni settimana alla manutenzione di strade, scuole o ospedali. Nei casi in cui tale servizio civile è per il bene della collettività e non ha relazione con la falsa religione né va in qualche altro modo contro la loro coscienza, spesso i testimoni di Geova accettano di farlo. (1 Pietro 2:13-15) Di solito questo dà luogo a un’eccellente testimonianza e a volte mette a tacere quelli che accusano falsamente i Testimoni di essere contro il governo. — Confronta Matteo 10:18. Che dire, però, se lo Stato richiede che per un certo periodo di tempo il cristiano svolga un servizio civile che fa parte di un servizio nazionale sotto un’amministrazione civile? Anche in questo caso i cristiani devono prendere la propria decisione basata su una coscienza informata. "Tutti compariremo davanti al tribunale di Dio". (Romani 14:10) Davanti a una richiesta di Cesare, i cristiani dovrebbero studiare la cosa in preghiera e meditarvi sopra. Può essere anche saggio parlarne con cristiani maturi nella congregazione. Dopo di che occorre prendere una decisione personale. — Proverbi 2:1-5; Filippesi 4:5. Nel fare tale ricerca, i cristiani considereranno alcuni princìpi biblici. Paolo disse che dobbiamo "essere ubbidienti ai governi e alle autorità come governanti, . . . pronti per ogni opera buona, . . . ragionevoli, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini". (Tito 3:1, 2) Nello stesso tempo i cristiani faranno bene a esaminare il lavoro civile proposto. Se lo accettano, potranno mantenere la neutralità cristiana? (Michea 4:3, 5; Giovanni 17:16) Verrebbero coinvolti nelle attività di qualche falsa religione? (Rivelazione 18:4, 20, 21) Svolgere tale lavoro impedirebbe forse loro di adempiere le proprie responsabilità cristiane o li limiterebbe in misura irragionevole? (Matteo 24:14; Ebrei 10:24, 25) Dall’altro lato, sarebbero in grado di continuare a fare progresso spirituale, magari compiendo anche il ministero a tempo pieno mentre svolgono il servizio richiesto? — Ebrei 6:11, 12. Che dire se le oneste risposte del cristiano a queste domande lo portassero a concludere che il servizio civile nazionale è un’"opera buona" che egli può compiere ubbidendo alle autorità? Questa è una decisione che deve prendere lui dinanzi a Geova. Gli anziani nominati e gli altri dovrebbero rispettare pienamente la coscienza del fratello e continuare a considerarlo un cristiano con una buona reputazione. Comunque, se un cristiano ritiene di non poter compiere questo servizio civile, anche la sua posizione dovrebbe essere rispettata. Anche lui continuerà ad avere una buona reputazione e dovrebbe ricevere amorevole sostegno. — 1 Corinti 10:29; 2 Corinti 1:24; 1 Pietro 3:16. Si noti l'osservazione secondo cui gli "anziani nominati e gli altri dovrebbero rispettare pienamente la coscienza del fratello e continuare a considerarlo un cristiano con una buona reputazione". È chiaro che prima di questa modifica il TdG che avesse accettato il servizio civile, ritenendolo compatibile con la propria coscienza, avrebbe dovuto rendere conto alla congregazione di questa sua decisione. Nel 1996, evidentemente, i membri del Corpo Direttivo sono riusciti ad accordarsi e a raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria per decidere sulla questione. "Impressione di aver sofferto inutilmente" Come si è notato i giovani Testimoni rifiutavano il servizio civile, anche se completamente indipendente dalle strutture militari, perché questo era quello che veniva insegnato dalla Società Torre di Guardia. Chi voleva rimanere TdG doveva ubbidire a queste direttive, anche se non riusciva a comprenderle. Un articolo pubblicato qualche tempo dopo il "nuovo intendimento" suona quasi come una presa in giro per tutti coloro che - per ubbidire alle direttive della Società! - avevano affrontato lunghi anni di carcere piuttosto che svolgere un servizio alternativo. Ecco come si espresse il Corpo Direttivo (CD) nella Torre di Guardia del 15/8/1998, p.17 (il grassetto è aggiunto): Nel passato alcuni
Testimoni hanno sofferto per non aver voluto partecipare ad attività
che ora la coscienza permetterebbe loro di compiere. Per esempio,
forse anni fa hanno fatto una scelta del genere in relazione a certi
tipi di servizio civile. Ora un fratello potrebbe pensare che in coscienza
avrebbe potuto svolgerli senza violare la sua neutralità cristiana nei
confronti del sistema di cose attuale.
È stata forse un’ingiustizia da parte di Geova permettere che soffrisse per aver rifiutato di fare ciò che ora potrebbe fare senza conseguenze? La maggioranza di quelli che hanno vissuto questa esperienza non la pensano così. Anzi, sono felici di aver avuto l’opportunità di dimostrare pubblicamente e in maniera inequivocabile la loro determinazione di rimanere saldi nella contesa della sovranità universale. (Confronta Giobbe 27:5). Perché mai si dovrebbero rammaricare di aver seguito la propria coscienza assumendo una ferma presa di posizione a favore di Geova? Sostenendo lealmente i princìpi cristiani così come li comprendevano o ascoltando la voce della coscienza si sono dimostrati degni dell’amicizia di Geova. Certo è saggio evitare di agire in un modo che turberebbe la propria coscienza o che rischia di far inciampare altri. Possiamo riflettere sull’esempio che diede l’apostolo Paolo a questo riguardo. — 1 Corinti 8:12, 13; 10:31-33. ... Nei tempi moderni alcuni Testimoni sono stati molto rigidi su ciò che erano o non erano disposti a fare. Per questa ragione hanno sofferto più di altri. Successivamente un’accresciuta conoscenza li ha aiutati ad ampliare le loro vedute. Ma non hanno motivo di rammaricarsi di aver agito in armonia con la propria coscienza, anche se forse per questo hanno subìto ulteriori sofferenze. È davvero encomiabile che si siano dimostrati disposti a soffrire per rimanere fedeli a Geova, a ‘fare tutto per amore della buona notizia’. Geova benedice questo genere di santa devozione. (1 Corinti 9:23; Ebrei 6:10) L’apostolo Pietro scrisse con discernimento: "Se, quando fate il bene e soffrite, lo sopportate, questa è cosa gradita presso Dio". — 1 Pietro 2:20. Davvero sconcertante, non vi pare? La responsabilità per tanti anni di sofferenze, che hanno coinvolto migliaia di giovani i quali, per ubbidire ad un intendimento del CD, sono finiti in carcere, viene addossata interamente alla coscienza di alcuni: «...alcuni Testimoni sono stati molto rigidi su ciò che erano o non erano disposti a fare»! E addirittura si coinvolge "Geova" negli errori commessi dai dirigenti geovisti: «È stata forse un’ingiustizia da parte di Geova permettere che soffrisse per aver rifiutato di fare ciò che ora potrebbe fare senza conseguenze?». Si vuole anche far credere che non vi fosse alcun veto o sanzione nei confronti di chi avesse accettato il servizio civile, attribuendo il suo rifiuto unicamente alla coscienza troppo rigida di alcuni: «Nel passato alcuni Testimoni hanno sofferto per non aver voluto partecipare ad attività che ora la coscienza permetterebbe loro di compiere». Il CD avrebbe dovuto, onestamente, esprimersi in questo modo: «Nel passato migliaia di Testimoni hanno sofferto per non aver potuto partecipare ad attività che ora il Corpo Direttivo consente», e non dare la colpa, come fa di consueto, ad "alcuni Testimoni" troppo zelanti! Ricordate inoltre le parole di Franz, riportate nel libro Crisi di coscienza? «Si faceva notare che, ora, un cambiamento avrebbe indotto costoro a ritenere che le prove che avevano sopportato, erano state affrontate inutilmente e, mentre essi erano stati lieti di soffrire in quel modo, pensando che "avevano sofferto per amore della giustizia", ora si sarebbero sentiti frustrati, forse avrebbero considerato ingiusto aver sopportato una specie di martirio mentre altri ora lo potevano evitare». È evidente che nella rivista succitata la Società Torre di Guarda ha cercato proprio di attenuare questa comprensibile reazione. Grazie fratelli per il ritardo! *** w96 1/11 p. 27 "Un meraviglioso dono di
Geova" ***
"Un meraviglioso dono di Geova" NEL numero del 1° maggio 1996 La Torre di Guardia conteneva una trattazione approfondita del soggetto della neutralità cristiana e di come bilanciare le nostre responsabilità verso Geova con quelle che abbiamo nei confronti di "Cesare". (Matteo 22:21) Sono state ricevute numerose espressioni di apprezzamento per queste nuove informazioni, fra cui la seguente lettera, scritta da un Testimone della Grecia e indirizzata al Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova: "Desidero esprimere a voi tutti cari fratelli la mia più sincera gratitudine per la cura che avete di noi in senso spirituale. Avendo trascorso circa nove anni in prigione a motivo della mia fede cristiana, ho davvero apprezzato i meravigliosi concetti esposti nella Torre di Guardia del 1° maggio 1996. (Isaia 2:4) È stato un meraviglioso dono di Geova. — Giacomo 1:17. "Mentre leggevo questi articoli, mi è venuto in mente un pensiero espresso in una precedente Torre di Guardia (1° agosto 1994, pagina 14): ‘È chiaro che la ragionevolezza è una qualità preziosa, che ci fa amare Geova ancora di più’. Sì, fratelli, ringrazio Geova di far parte di questa organizzazione premurosa e amorevole, che rispecchia chiaramente la Sua sapienza. — Giacomo 3:17. "L’accresciuta luce contenuta nella Torre di Guardia del 1° maggio è stata accolta molto favorevolmente qui in Grecia, specialmente da coloro che hanno scontato vari anni di prigione o che tuttora sono in prigione a motivo della loro fede. Ancora una volta grazie. Geova vi rafforzi mediante il suo spirito affinché continuiate a provvederci prezioso cibo spirituale in questi tempi difficili". Non ci sono parole! Sorgono seri dubbi perfino sulla sanità mentale di qualcuno che riesce a scrivere cose simili! E ci si domanda anche con quale coraggio, o spudoratezza, il CD abbia potuto pubblicare questa lettera! Questa persona avrebbe dovuto più appropriatamente scrivere: «Sono stato in prigione nove anni finora; avrei magari potuto evitare di finire in carcere se avessi svolto qualche forma di servizio civile, che voi però fino all'aprile del 1996, avete tassativamente vietato. Vi ringrazio per avere ora cambiato idea anche se a questo punto mi viene il dubbio di aver trascorso nove anni in prigione per niente»... Sbaglia chi potrà pensare che questa lettera sia
una spudorata copertura delle lotte interne del Corpo Direttivo,
che per questioni di procedura burocratica lascia in prigione per
decenni ignari Testimoni? Oppure chi, data per autentica la lettera
citata, potrà pensare che essa rappresenti un'ulteriore conferma
del fatto che "la percentuale di malattie mentali, riscontrata
fra i Testimoni, supera la media nazionale"? (J. Bergman, I
Testimoni di Geova e la salute mentale, pag. 74).
Da Cogito, n.° 24, dicembre 2000 Un articolo di cronaca ![]() Giovedì
26 Febbraio 2004 È un testimone di Geova (d. n.) È un testimone di Geova e di fare
il servizio civile, in una comunità terapeutica di solida ispirazione
cattolica, non ne voleva sapere. Ieri mattina ha scelto, davanti
al giudice, la via del patteggiamento piuttosto che recedere dai
suoi propositi di ispirazione religiosa e famigliare. Manuel Regnard,
19 anni, residente a Schio in via Corte de Gioro 9/4, si è presentato
ieri davanti al gip Massimo Gerace. Il giovane doveva rispondere
dell’accusa di non aver risposto alla chiamata dello stato che,
dopo la sua richiesta di non prestare servizio militare di leva,
gli concesse l’opportunità di darsi da fare con la pratica del servizio
civile. Un breve commento a questa notizia: 1. È molto probabile che questo
rifiuto di prestare il servizio civile dipenda dal fatto che tale servizio
sarebbe stato svolto in una "comunità terapeutica di solida ispirazione
cattolica": per molti TdG è sicuramente preferibile
il carcere piuttosto che collaborare in qualche modo con i cattolici!; |