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:: MODIFICHE E CAMBIAMENTI ::

Coscienza e neutralità
La questione del servizio civile

'I Testimoni non possono accettare nessuna alternativa al servizio militare,
indipendentemente da quanto sia meritorio il lavoro assegnato'
- Annuario 1991, p. 166.

Quando viene chiesto loro come mai ora accettino di compiere il servizio civile mentre qualche anno fa andavano in carcere, i TdG generalmente rispondono in questo modo:

«Da alcuni anni anche in Italia le cose sono cambiate ... Ciò che è cambiato è stato lo sganciamento di detto servizio dal Ministero della Difesa assumendo quindi [tale servizio] caratteristiche esclusivamente sociali. Ancora una volta in questo campo sono le leggi ad essere cambiate e non la dottrina dei TdG circa la neutralità» (da un newsgroup).

Simili osservazioni sono in sintonia con la spiegazione che è stata data da un portavoce della Congregazione all'interrogativo sollevato da un'Interrogazione Parlamentare:

«Il comportamento civile dei giovani testimoni di Geova ha indotto il Parlamento a riconoscere il diritto ad esercitare l’obiezione di coscienza, il che è una grande prova di civiltà, approvando la nuova legge in materia di obiezione di coscienza (legge 8 luglio 1998, n. 230). Tale legge, riconoscendo esplicitamente l’obiezione di coscienza come diritto soggettivo e attribuendo al servizio civile natura diversa ed autonoma dal servizio militare, riconducibile direttamente al dovere costituzionale di difesa della Patria, nonché togliendo la gestione del servizio civile al Ministero della Difesa e assegnandola alla Presidenza del Consiglio, ha fornito più ampie ragioni per consentire ai giovani Testimoni di accettare, in base alla loro coscienza, tale servizio. È stata quindi trovata una soluzione che ha eliminato in linea di principio ogni conflittualità e che sta gradualmente risolvendo la questione anche dal punto di vista pratico. Infatti i giovani Testimoni sono favorevoli a svolgere un servizio a favore della collettività» (F. Corsano, risposta all'Interrogazione Parlamentare del 24 novembre 1998; Senato della Repubblica, seduta 485).

Sembra da tali dichiarazioni che i Testimoni accettino ora di compiere il servizio civile in Italia solo perché sono cambiate nel nostro Paese le norme che lo regolano. Ma le cose stanno veramente così? Per comprendere che cosa sia veramente cambiato dobbiamo esaminare quanto si leggeva nella pubblicazioni della Società Torre di Guardia di alcuni anni fa e anche tener conto delle testimonianze di chi è vissuto nel periodo in cui il servizio civile, in qualsiasi sua forma, non era consentito ai TdG.

Posso raccontare a questo proposito la mia personale esperienza in merito. Nel 1975, dopo pochi mesi dal mio battesimo come TdG, venni chiamato a prestare il servizio militare; in seguito al mio rifiuto venni condannato dal tribunale militare di Verona ad un anno di carcere che trascorsi in parte nel reclusorio militare di Peschiera e in parte in quello di Gaeta. Perché non scelsi di svolgere almeno il servizio civile? A quel tempo tale servizio era ancora alle dipendenze del Ministero della Difesa e quindi accettarlo voleva dire essere ancora di fatto dei militari. Tuttavia, anche nel caso che il servizio civile fosse stato del tutto indipendente dalle strutture militari nessun TdG avrebbe potuto compierlo senza incorrere nelle sanzioni dell'Organizzazione.[1] 


Gaeta: il Castello Angioino, visto da Torre Orlando. 
La fortezza venne usata per molti anni come reclusorio militare.

Tutti i TdG di mia conoscenza non comprendevano comunque le ragioni di questo divieto assoluto del servizio civile. Ricordo che nel carcere militare, in attesa del processo, fra i giovani Testimoni circolava un questionario in cui si suggerivano le risposte da dare al giudice. Il tono era del tipo: "Se ti viene posta questa domanda … rispondi in questo modo …". La domanda più difficile era: "Perché rifiuteresti anche il servizio civile smilitarizzato?" Veniva suggerito di rispondere: "Perché sarebbe un compromesso". Questa spiegazione non mi sembrava però molto convincente: non riuscivo infatti a capire come il servizio in una struttura che non aveva nulla a che vedere con l’esercito, consistente magari nel compiere opere umanitarie, come l’assistenza a malati, ai disabili o alle persone anziane, potesse essere considerato una violazione della neutralità cristiana. Quando venni poi processato il giudice mi rivolse appunto questa domanda e io risposi, pedissequamente, come mi era stato suggerito, augurandomi che questa risposta fosse sufficiente, dato che non avrei saputo spiegare in che cosa sarebbe consistito tale compromesso (il giudice, per mia fortuna, non approfondì la questione e non fece altre domande).

Le argomentazioni della Società Torre di Guardia a sostegno di questo divieto assoluto erano le seguenti:

1) Il lavoro è fatto in sostituzione del servizio militare.
2) La Bibbia dice: "Foste comprati a prezzo; smettete di divenire schiavi degli uomini" (1 Corinti 7:23).

Vi sembrano delle ragioni chiare, convincenti e comprensibili?

Ecco cosa si leggeva a proposito di queste motivazioni nella rivista Svegliatevi! dell'8/6/1975, pp.12-15 [2]:

*** g75 8/6 pp. 12-13 L’Olanda libera dalla prigione i Testimoni ***

Ma i testimoni di Geova in Olanda hanno rifiutato non solo il servizio militare ma anche qualsiasi lavoro sedentario offerto in sostituzione. La ragione scritturale del loro atteggiamento sarà considerata più avanti in questo articolo. ...

Le autorità cominciano ad ascoltare

Il 26 marzo 1971, tre rappresentanti dei testimoni di Geova si riunirono con una rappresentanza dei Ministeri della Difesa e della Giustizia. La conversazione durò due ore e mezzo.

Uno dei primi punti della conversazione menzionati dalla rappresentanza fu questo: "Che non desideriate in alcun modo partecipare al servizio militare è chiaro e non ha bisogno di ulteriore spiegazione. Ma qual è realmente la vostra obiezione al servizio civile, sostitutivo?"

I Testimoni spiegarono che non è che essi siano contrari al servizio civile come tale, ma, piuttosto, è una questione di stretta neutralità. Perciò, qualsiasi lavoro che sia una semplice sostituzione del servizio militare non sarebbe accettevole ai testimoni di Geova.

Altre domande limitarono ancora di più la controversia: "Quando qualcuno fa obiezione al servizio militare", dichiararono i rappresentanti del governo, "passa dalla giurisdizione militare alla giurisdizione civile e da quel momento non ha nulla a che fare con i militari. Perché, dunque, si fa ancora obiezione all’accettazione di tale servizio civile?"

Il cristiano è contrario ad accettare volontariamente tale lavoro a motivo di ciò che dice la legge di Dio al riguardo: "Foste comprati a prezzo; smettete di divenire schiavi degli uomini". (1 Cor. 7:23) La servitù civile in sostituzione del servizio militare sarebbe altrettanto biasimevole per il cristiano. In effetti, egli diverrebbe con ciò parte del mondo invece di mantenersene separato come comandò Gesù. — Giov. 15:19; 17:14-16.

Qui l'articolo originale (p.15):
link

Come si nota chiaramente da queste dichiarazioni della Watch Tower, accettare una qualsiasi forma di servizio civile, anche se del tutto indipendente dalle strutture militari, equivaleva a "violare la neutralità cristiana", una condotta inaccettabile per qualsiasi TdG. Chi avesse acconsentito a prestare qualsiasi forma di servizio civile si sarebbe quindi trovato escluso (dissociato) dalla congregazione.[3] Si noti che non esisteva nessun margine di dubbio in merito al fatto che accettare tale servizio fosse sbagliato: «La servitù civile in sostituzione del servizio militare sarebbe altrettanto biasimevole per il cristiano». Come dire: "Accettare il servizio civile è la stessa cosa che fare il militare". E si aggiungeva: «In effetti, egli diverrebbe con ciò parte del mondo invece di mantenersene separato come comandò Gesù». Secondo la dottrina dei TdG chi 'diventa parte del mondo' incorre nel disfavore divino e sarà eternamente distrutto. Si noti anche che tale 'separazione dal mondo', attuata astenendosi dal compiere un servizio civile smilitarizzato, sarebbe stata comandata da Gesù...

Era davvero un'obiezione di coscienza?

I TdG che rifiutavano di svolgere il servizio civile lo facevano perché davvero convinti nella loro coscienza che questa scelta fosse incompatibile con la fede cristiana? Come abbiamo visto le ragioni scritturali addotte per motivare questo divieto risultavano davvero incomprensibili: fare qualcosa in sostituzione di qualcos’altro, infatti, non rende l’azione in sé sbagliata. Per esempio, i TdG, pur rifiutando le trasfusioni, non obiettano ad accettare liquidi sostitutivi al posto del sangue. Il contesto di 1 Corinti 7, parla di avvalersi dell’opportunità di rendersi liberi dalla schiavitù agli uomini, non di andare in prigione per il rifiuto di compiere dei servizi umanitari. Ancora più difficile da capire era il ragionamento secondo il quale, se un giudice imponeva il servizio civile come condanna, questo poteva essere svolto, mentre se veniva scelto era considerato un compromesso. Tale "compromesso" veniva sanzionato per "violazione della neutralità cristiana". Ciò equivale a dire che, se un giudice intima di compiere un’azione sbagliata, è consentito eseguirla. Il pensiero prevalente tra i Testimoni era che – anche se non si capiva bene il motivo – bisognava rifiutare, pena l'ostracismo, quindi tutti si conformavano a queste aspettative. In tutto questo la coscienza c’entrava poco: la motivazione di tale condotta non era la scelta personale, basata su un esame delle Scritture o su dei convincimenti consapevoli, ma erano le direttive provenienti dall’Organizzazione. [4]

Si potrebbe anche osservare che con le stesse motivazioni i TdG avrebbero dovuto rifiutare di compiere qualsiasi servizio richiesto ai cittadini dalla autorità. In alcuni paesi le autorità richiedono di collaborare a lavori socialmente utili, come scavare pozzi o costruire strade; oppure di partecipare a servizi settimanali per la manutenzione di strade, scuole o ospedali. Secondo l''intendimento' succitato i TdG non avrebbero dovuto ottemperare nemmeno a questi doveri civici, dato che loro avevano smesso di "divenire schiavi degli uomini". 

Per illustrare quanto la questione non venisse compresa dai TdG in generale si può riportare anche la testimonianza autorevole di Raymond V. Franz (ex componente del Direttivo mondiale dei TdG). Franz ha fatto conoscere l’esistenza di un rapporto riservato dei vertici della filiale italiana del Movimento, inviato all’Organizzazione-madre statunitense alla fine degli anni Settanta, in cui si asseriva tra l'altro: «Da contatti diretti avuti con fratelli (Testimoni di Geova italiani) che affrontavano il problema del servizio militare, abbiamo notato che nella maggioranza dei casi essi non comprendevano il motivo per cui non avrebbero potuto accettare di fare il servizio civile alternativo». Sorge quindi spontanea la domanda su come tale rifiuto potesse essere considerato "obiezione di coscienza": la coscienza di chi? Dei giovani TdG che andavano in carcere senza comprendere pienamente le ragioni del loro rifiuto? o la coscienza del Corpo Direttivo che aveva emanato tali 'intendimenti' incomprensibili?

A proposito della testimonianza autorevole di R. Franz, ecco cosa si legge alle pagine da 154 a 160 del suo libro Crisi di coscienza:

La posizione ufficiale della Società Torre di Guarda ... è che se un Testimone di Geova accetta di svolgere il servizio sostitutivo, egli «fa compromesso»: infrange la propria integrità verso Dio. Il ragionamento è il seguente: poiché questo servizio è una «sostituzione», per questo semplice fatto, esso prende il posto di ciò che sostituisce (così procede in apparenza il discorso) e finisce per diventare la stessa cosa. Siccome esso è concesso in sostituzione del servizio militare e poiché il servizio militare implica (almeno potenzialmente) lo spargimento di sangue, allora chiunque accetta il servizio diventa «colpevole di spargimento di sangue».

Vi sembra un ragionamento logico? Franz prosegue mostrando che i rapporti giunti da tutto il mondo indicavano che tali direttive non erano comprese da molti TdG:

Per anni, in obbedienza a questa direttiva, letteralmente migliaia di Testimoni di Geova in varie nazioni del mondo sono stati imprigionati per aver rifiutato di avvalersi del servizio sostitutivo ...

Nel novembre del 1977, una lettera inviata da un Testimone del Belgio mise in discussione il criterio su cui si basava questa direttiva. Ciò richiamò l'attenzione del Corpo Direttivo sulla questione, che fu esaminata per la prima volta il 28 gennaio 1978, poi il 1° marzo, ed ancora il 26 settembre, l'11 e il 18 ottobre e il 15 novembre. Fu fatta un'indagine su scala mondiale e giunsero lettere da circa novanta filiali. Molte di esse indicarono che i Testimoni, nelle rispettive nazioni, difficilmente comprendevano dove fosse il fondamento biblico per la loro presa di posizione.

Di fronte all'evidenza che le direttive emanate risultavano incomprensibili, il Corpo Direttivo decise di modificare il suo 'intendimento'. Notate cosa accadde al suo interno:

Nella sessione dell'11 ottobre 1978, dei tredici membri presenti, nove votarono a favore di un cambiamento della direttiva tradizionale proponendo che la decisione di accettare o rifiutare il servizio sostitutivo fosse lasciata alla coscienza individuale, quattro votarono contro. Il risultato? Giacché i membri del Corpo erano allora sedici, e siccome nove non costituiva i due terzi di sedici [così come il CD aveva deciso dovesse avvenire per rendere valida una loro decisione, ndr], non ebbe luogo alcun cambiamento.

Il 15 novembre erano presenti tutti e sedici i membri ed undici votarono a favore del cambiamento della direttiva, sicché il Testimone che in tutta coscienza fosse stato convinto di poter accettare il servizio sostitutivo non sarebbe stato automaticamente etichettato come infedele a Dio e non sarebbe stato considerato dissociato dalla congregazione: c'era la maggioranza dei due terzi. Si verificò il cambiamento?

No, perché, dopo un breve intervallo, uno dei membri del Corpo Direttivi annunciò di aver cambiato idea; il che intaccò la maggioranza dei due terzi. Si votò nuovamente e, su quindici presenti, nove votarono a favore del cambiamento, cinque contro ed uno si astenne.

Anche se in tutte queste votazioni una netta maggioranza del Corpo Direttivo si era espressa a favore dell'annullamento della direttiva vigente, questa conservò la sua validità e, di conseguenza, i Testimoni dovevano continuare a rischiare la prigione piuttosto che accettare il servizio sostitutivo, anche se essi ritenevano in coscienza che questo fosse giusto dal punto di vista di Dio. Per quanto possa sembrare incredibile, così andarono le cose, e la maggior parte dei membri del Corpo sembrò accettarle senza scomporsi. Dopo tutto essi si erano semplicemente adeguati alle norme in vigore. ...

Pertanto, negli anni, migliaia di Testimoni si erano sottoposti alla direttiva della Società anche se ciò aveva imposto loro un pesante fardello, forse aveva comportato l'imprigionamento o altre sofferenze. Si faceva notare che, ora, un cambiamento avrebbe indotto costoro a ritenere che le prove che avevano sopportato, erano state affrontate inutilmente e, mentre essi erano stati lieti di soffrire in quel modo, pensando che «avevano sofferto per amore della giustizia», ora si sarebbero sentiti frustrati, forse avrebbero considerato ingiusto aver sopportato una specie di martirio mentre altri ora lo potevano evitare.

Si tengano presente queste parole conclusive di Franz. Come vedremo, anni dopo, il CD cercò proprio di attenuare questa comprensibile reazione da parte dei suoi seguaci.

Le pagine da 154 a 160 del libro Crisi di coscienza,
nelle quali si considera questo argomento:

Legge sull'obiezione di coscienza

 Art. 1.

1. I cittadini che, per obbedienza alla coscienza, nell'esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, opponendosi all'uso delle armi, non accettano l'arruolamento nelle Forze armate e nei Corpi armati dello Stato, possono adempiere gli obblighi di leva prestando, in sostituzione del servizio militare, un servizio civile, diverso per natura e autonomo dal servizio militare, ma come questo rispondente al dovere costituzionale di difesa della Patria e ordinato ai fini enunciati nei "Principi fondamentali" della Costituzione. Tale servizio si svolge secondo le modalità e le norme stabilite nella presente legge.

Link

 Un nuovo intendimento

Nel 1996 il Corpo Direttivo modifica quello che era un  'comando di Gesù' e consente il servizio civile

La Torre di Guardia del 1/5/1996, pp. 19-20 (il grassetto è aggiunto).

Servizio civile

Ci sono tuttavia paesi in cui lo Stato, pur non concedendo l’esonero ai ministri religiosi, riconosce che alcuni possano fare obiezione al servizio militare. Molti di questi paesi hanno preso provvedimenti affinché costoro non siano costretti a prestare servizio militare contro la loro coscienza. In certi luoghi viene richiesto di compiere un servizio civile, ad esempio un lavoro di pubblica utilità a favore della collettività, che viene considerato come un servizio nazionale non militare. Può un cristiano dedicato svolgere un tale servizio? Anche in questo caso il cristiano dedicato e battezzato deve prendere la propria decisione in base alla sua coscienza addestrata secondo la Bibbia.

Sembra che il servizio obbligatorio esistesse anche nei tempi biblici. Un testo di storia afferma: "Oltre alle tasse e ai dazi imposti agli abitanti della Giudea, esisteva anche una corvè [una prestazione d’opera non retribuita richiesta dalle autorità pubbliche]. In Oriente questa era un’istituzione antica, che le autorità ellenistiche e romane tennero in vigore. . . . Anche il Nuovo Testamento menziona esempi di corvè in Giudea, a conferma di quanto fosse diffusa. In conformità di questa consuetudine, i soldati costrinsero Simone il Cireneo a portare la croce [il palo di tortura] di Gesù (Matteo 5:41; 27:32; Marco 15:21; Luca 23:26)".

Similmente oggi in alcuni paesi lo Stato o le autorità locali richiedono che i cittadini partecipino a varie forme di servizio a favore della collettività. A volte si tratta di un compito specifico, come scavare pozzi o costruire strade; altre volte si svolge su base regolare, ad esempio partecipando ogni settimana alla manutenzione di strade, scuole o ospedali. Nei casi in cui tale servizio civile è per il bene della collettività e non ha relazione con la falsa religione né va in qualche altro modo contro la loro coscienza, spesso i testimoni di Geova accettano di farlo. (1 Pietro 2:13-15) Di solito questo dà luogo a un’eccellente testimonianza e a volte mette a tacere quelli che accusano falsamente i Testimoni di essere contro il governo. — Confronta Matteo 10:18.

Che dire, però, se lo Stato richiede che per un certo periodo di tempo il cristiano svolga un servizio civile che fa parte di un servizio nazionale sotto un’amministrazione civile? Anche in questo caso i cristiani devono prendere la propria decisione basata su una coscienza informata. "Tutti compariremo davanti al tribunale di Dio". (Romani 14:10) Davanti a una richiesta di Cesare, i cristiani dovrebbero studiare la cosa in preghiera e meditarvi sopra. Può essere anche saggio parlarne con cristiani maturi nella congregazione. Dopo di che occorre prendere una decisione personale. — Proverbi 2:1-5; Filippesi 4:5.

Nel fare tale ricerca, i cristiani considereranno alcuni princìpi biblici. Paolo disse che dobbiamo "essere ubbidienti ai governi e alle autorità come governanti, . . . pronti per ogni opera buona, . . . ragionevoli, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini". (Tito 3:1, 2) Nello stesso tempo i cristiani faranno bene a esaminare il lavoro civile proposto. Se lo accettano, potranno mantenere la neutralità cristiana? (Michea 4:3, 5; Giovanni 17:16) Verrebbero coinvolti nelle attività di qualche falsa religione? (Rivelazione 18:4, 20, 21) Svolgere tale lavoro impedirebbe forse loro di adempiere le proprie responsabilità cristiane o li limiterebbe in misura irragionevole? (Matteo 24:14; Ebrei 10:24, 25) Dall’altro lato, sarebbero in grado di continuare a fare progresso spirituale, magari compiendo anche il ministero a tempo pieno mentre svolgono il servizio richiesto? — Ebrei 6:11, 12.

Che dire se le oneste risposte del cristiano a queste domande lo portassero a concludere che il servizio civile nazionale è un’"opera buona" che egli può compiere ubbidendo alle autorità? Questa è una decisione che deve prendere lui dinanzi a Geova. Gli anziani nominati e gli altri dovrebbero rispettare pienamente la coscienza del fratello e continuare a considerarlo un cristiano con una buona reputazione. Comunque, se un cristiano ritiene di non poter compiere questo servizio civile, anche la sua posizione dovrebbe essere rispettata. Anche lui continuerà ad avere una buona reputazione e dovrebbe ricevere amorevole sostegno. — 1 Corinti 10:29; 2 Corinti 1:24; 1 Pietro 3:16.

Si noti l'osservazione secondo cui gli "anziani nominati e gli altri dovrebbero rispettare pienamente la coscienza del fratello e continuare a considerarlo un cristiano con una buona reputazione". È chiaro che prima di questa modifica il TdG che avesse accettato il servizio civile, anche se del tutto indipendente dalle strutture militari, ritenendolo compatibile con la propria coscienza, avrebbe dovuto rendere conto alla congregazione di questa sua decisione. Fino al 1996, la domanda posta nel paragrafo - «Che dire, però, se lo Stato richiede che per un certo periodo di tempo il cristiano svolga un servizio civile che fa parte di un servizio nazionale sotto un’amministrazione civile?» - avrebbe avuto come risposta solo un deciso ed inequivocabile: "NO, il cristiano non può acconsentire a tale tipo di servizio". Nel 1996, evidentemente, i membri del Corpo Direttivo sono riusciti ad accordarsi e a raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria per decidere in maniera diversa, e finalmente positiva, sulla questione.

"Impressione di aver sofferto inutilmente"

Come si è notato i giovani Testimoni rifiutavano il servizio civile, anche se completamente indipendente dalle strutture militari, perché questo era quello che veniva insegnato dalla Società Torre di Guardia. Chi voleva rimanere TdG doveva ubbidire a queste direttive, anche se non riusciva a comprenderle. Un articolo pubblicato qualche tempo dopo il "nuovo intendimento" suona quasi come una presa in giro per tutti coloro che - per ubbidire alle direttive della Società! - avevano affrontato lunghi anni di carcere piuttosto che svolgere un servizio alternativo. Ecco come si espresse il Corpo Direttivo (CD) nella Torre di Guardia del 15/8/1998, p.17 (il grassetto è aggiunto):

Nel passato alcuni Testimoni hanno sofferto per non aver voluto partecipare ad attività che ora la coscienza permetterebbe loro di compiere. Per esempio, forse anni fa hanno fatto una scelta del genere in relazione a certi tipi di servizio civile. Ora un fratello potrebbe pensare che in coscienza avrebbe potuto svolgerli senza violare la sua neutralità cristiana nei confronti del sistema di cose attuale.

È stata forse un’ingiustizia da parte di Geova permettere che soffrisse per aver rifiutato di fare ciò che ora potrebbe fare senza conseguenze? La maggioranza di quelli che hanno vissuto questa esperienza non la pensano così. Anzi, sono felici di aver avuto l’opportunità di dimostrare pubblicamente e in maniera inequivocabile la loro determinazione di rimanere saldi nella contesa della sovranità universale. (Confronta Giobbe 27:5). Perché mai si dovrebbero rammaricare di aver seguito la propria coscienza assumendo una ferma presa di posizione a favore di Geova? Sostenendo lealmente i princìpi cristiani così come li comprendevano o ascoltando la voce della coscienza si sono dimostrati degni dell’amicizia di Geova. Certo è saggio evitare di agire in un modo che turberebbe la propria coscienza o che rischia di far inciampare altri. Possiamo riflettere sull’esempio che diede l’apostolo Paolo a questo riguardo. — 1 Corinti 8:12, 13; 10:31-33. ... Nei tempi moderni alcuni Testimoni sono stati molto rigidi su ciò che erano o non erano disposti a fare. Per questa ragione hanno sofferto più di altri. Successivamente un’accresciuta conoscenza li ha aiutati ad ampliare le loro vedute. Ma non hanno motivo di rammaricarsi di aver agito in armonia con la propria coscienza, anche se forse per questo hanno subìto ulteriori sofferenze. È davvero encomiabile che si siano dimostrati disposti a soffrire per rimanere fedeli a Geova, a ‘fare tutto per amore della buona notizia’. Geova benedice questo genere di santa devozione. (1 Corinti 9:23; Ebrei 6:10) L’apostolo Pietro scrisse con discernimento: "Se, quando fate il bene e soffrite, lo sopportate, questa è cosa gradita presso Dio". — 1 Pietro 2:20.

Davvero sconcertante, non vi pare? La responsabilità per tanti anni di sofferenze, che hanno coinvolto migliaia di giovani i quali, per ubbidire ad un intendimento del CD, sono finiti in carcere, viene addossata interamente alla coscienza di alcuni: «...alcuni Testimoni sono stati molto rigidi su ciò che erano o non erano disposti a fare»! E addirittura si coinvolge "Geova" negli errori commessi dai dirigenti geovisti: «È stata forse un’ingiustizia da parte di Geova permettere che soffrisse per aver rifiutato di fare ciò che ora potrebbe fare senza conseguenze?». Si vuole anche far credere che non vi fosse alcun veto o sanzione nei confronti di chi avesse accettato il servizio civile, attribuendo il suo rifiuto unicamente alla coscienza troppo rigida di alcuni: «Nel passato alcuni Testimoni hanno sofferto per non aver voluto partecipare ad attività che ora la coscienza permetterebbe loro di compiere». Il CD avrebbe dovuto, onestamente, esprimersi in questo modo: «Nel passato migliaia di Testimoni hanno sofferto per non aver potuto partecipare ad attività che ora il Corpo Direttivo consente», e non dare la colpa, come fa di consueto, ad "alcuni Testimoni" troppo zelanti! 

Ricordate inoltre le parole di Franz, riportate nel libro Crisi di coscienza? «Si faceva notare che, ora, un cambiamento avrebbe indotto costoro a ritenere che le prove che avevano sopportato, erano state affrontate inutilmente e, mentre essi erano stati lieti di soffrire in quel modo, pensando che "avevano sofferto per amore della giustizia", ora si sarebbero sentiti frustrati, forse avrebbero considerato ingiusto aver sopportato una specie di martirio mentre altri ora lo potevano evitare». È evidente che nella rivista succitata la Società Torre di Guarda ha cercato proprio di attenuare questa comprensibile reazione.

Grazie fratelli per il ritardo!
Il potere della persuasione...

*** w96 1/11 p. 27 "Un meraviglioso dono di Geova" ***

"Un meraviglioso dono di Geova"

NEL numero del 1° maggio 1996 La Torre di Guardia conteneva una trattazione approfondita del soggetto della neutralità cristiana e di come bilanciare le nostre responsabilità verso Geova con quelle che abbiamo nei confronti di "Cesare". (Matteo 22:21) Sono state ricevute numerose espressioni di apprezzamento per queste nuove informazioni, fra cui la seguente lettera, scritta da un Testimone della Grecia e indirizzata al Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova:

"Desidero esprimere a voi tutti cari fratelli la mia più sincera gratitudine per la cura che avete di noi in senso spirituale. Avendo trascorso circa nove anni in prigione a motivo della mia fede cristiana, ho davvero apprezzato i meravigliosi concetti esposti nella Torre di Guardia del 1° maggio 1996. (Isaia 2:4) È stato un meraviglioso dono di Geova. — Giacomo 1:17.

"Mentre leggevo questi articoli, mi è venuto in mente un pensiero espresso in una precedente Torre di Guardia (1° agosto 1994, pagina 14): ‘È chiaro che la ragionevolezza è una qualità preziosa, che ci fa amare Geova ancora di più’. Sì, fratelli, ringrazio Geova di far parte di questa organizzazione premurosa e amorevole, che rispecchia chiaramente la Sua sapienza. — Giacomo 3:17.

"L’accresciuta luce contenuta nella Torre di Guardia del 1° maggio è stata accolta molto favorevolmente qui in Grecia, specialmente da coloro che hanno scontato vari anni di prigione o che tuttora sono in prigione a motivo della loro fede. Ancora una volta grazie. Geova vi rafforzi mediante il suo spirito affinché continuiate a provvederci prezioso cibo spirituale in questi tempi difficili".

Non ci sono parole! Sorgono seri dubbi perfino sulla sanità mentale di qualcuno che riesce a scrivere cose simili! E ci si domanda anche con quale coraggio, o spudoratezza, il CD abbia potuto pubblicare questa lettera!

Questa persona avrebbe dovuto più appropriatamente scrivere: «Sono stato in prigione nove anni finora; avrei magari potuto evitare di finire in carcere se avessi svolto qualche forma di servizio civile, che voi però fino all'aprile del 1996, avete tassativamente vietato. Vi ringrazio per avere ora cambiato idea anche se a questo punto mi viene il dubbio di aver trascorso nove anni in prigione per niente»...

Sbaglia chi potrà pensare che questa lettera sia una spudorata copertura delle lotte interne del Corpo Direttivo, che per questioni di procedura burocratica lascia in prigione per decenni ignari Testimoni? Oppure chi, data per autentica la lettera citata, potrà pensare che essa rappresenti un'ulteriore conferma del fatto che "la percentuale di malattie mentali, riscontrata fra i Testimoni, supera la media nazionale"? (J. Bergman, I Testimoni di Geova e la salute mentale, pag. 74).

Da Cogito, n.° 24, dicembre 2000

Un articolo di cronaca



Giovedì 26 Febbraio 2004
______________

È un testimone di Geova
Si rifiuta di prestare il servizio civile  Due mesi di carcere
Un 19enne aveva chiesto di essere esonerato dalla leva militare.
Destinato a una comunità terapeutica, non si è presentato comunque.

(d. n.) È un testimone di Geova e di fare il servizio civile, in una comunità terapeutica di solida ispirazione cattolica, non ne voleva sapere. Ieri mattina ha scelto, davanti al giudice, la via del patteggiamento piuttosto che recedere dai suoi propositi di ispirazione religiosa e famigliare. Manuel Regnard, 19 anni, residente a Schio in via Corte de Gioro 9/4, si è presentato ieri davanti al gip Massimo Gerace. Il giovane doveva rispondere dell’accusa di non aver risposto alla chiamata dello stato che, dopo la sua richiesta di non prestare servizio militare di leva, gli concesse l’opportunità di darsi da fare con la pratica del servizio civile.
Da disposizioni del ministero, il giovane avrebbe dovuto iniziare la sua attività il 3 giugno scorso nella sede di Schio del Centro vicentino di solidarietà (Ceis), per lavorare nella comunità a fianco delle persone in difficoltà che vengono seguite dall’associazione.
In realtà, Regnard preferì non presentarsi per motivi personali. Venne contattato sia dal Ceis che dall’amministrazione comunale, ma a tutti il ragazzo precisò di essere testimone di Geova e di non volere svolgere il servizio per motivi di carattere religioso e famigliare.
Inevitabile, a quel punto, che scattasse la segnalazione in procura. Dopo le indagini, ieri mattina si è celebrata l’udienza. Regnard, assistito dagli avv. Franceschetti e Lanza, ha scelto la via del patteggiamento, col parere positivo del pm e accolta dal giudice dopo la presentazione di un certificato di partecipazione alle comunità Geova del Vicentino: per lui due mesi e venti giorni di reclusione.
«Non fare non solo il servizio militare ma anche quello civile è una scelta personale - precisano i suoi legali -, che è argomento di dibattito all’interno delle congregazioni dei testimoni di Geova. Nel caso del ragazzo di Schio la sua è una decisione maturata per valori che sono suoi propri».

Un breve commento a questa notizia:

1. È molto probabile che questo rifiuto di prestare il servizio civile dipenda dal fatto che tale servizio sarebbe stato svolto in una "comunità terapeutica di solida ispirazione cattolica": per molti TdG è sicuramente preferibile il carcere piuttosto che collaborare in qualche modo con i cattolici!;
2. In ogni caso, che si tratti di una scelta personale, come viene dimostrato in questa pagina, è vero solo dal 1996. Chi avesse scelto diversamente, prima di tale data, si sarebbe auto escluso dall'organizzazione.

Testimonianza

Prima del 1996, se qualche TdG avesse voluto fare il servizio civile, doveva passare dal carcere.

Quella che segue è la testimonianza di un giovane TdG che non riusciva a capire le ragioni per cui - prima del 1996 - non fosse consentito scegliere di compiere direttamente il servizio civile:

Nel 1990, anzichè andare in carcere, volevo intraprendere il servizio civile ed ebbi parecchie discussioni con gli anziani e il Sorvegliante di Circoscrizione. Infatti non capivo perchè sarei dovuto andare in carcere preventivamente e poi da quel luogo chiedere di svolgere il servizio civile che veniva chiamato in questo caso "affidamento in prova". Non riuscivo proprio a capire quale fosse la differenza. Il Sorvegliante mi disse: "Devi andare in carcere per dar prova della tua neutralità a Geova e dimostrarti fedele, dopo questa prova puoi chiedere l'affidamento in prova in una struttura civile".

Così, a malincuore andai in carcere (Peschiera) e da lì feci domanda per il servizio civile. La mia domanda venne esaminata da alcuni assistenti sociali che dopo quattro mesi mi concessero di prestare servizio civile nella provincia di BG. C'era una differenza però, ovvero ero considerato come un individuo sotto libertà vigilata. Non potevo lasciare il comune dove ero stato affidato se non per le mansioni lavorative, dovevo rientrare nel mio alloggio entro le 22 ed ero sotto la custodia di un tutore.

La cosa assurda è che svolgevo una mansione del tutto uguale (mi occupavo dei giardini dell'ospedale di Cassano d'Adda e aiutavo degli aducatori in un centro per ragazzi disabili) a quella che avrei avuto facendo domanda per il servizio civile. Se non avessi seguito tale iter procedurale sarei stato disassociato.

Poter fare liberamente il servizio civile mi avrebbe risparmiato quasi tre anni di processi e controprocessi (a Roma), soldi versati all'avvocato della Società (circa 7.500.000 di lire) e un grande disagio in campo lavorativo. Infatti senza aver svolto gli oneri militari nessuno ti assumeva in forma definitiva. Ah, dimenticavo, in carcere, dove eravamo circa 140 detenuti testimoni di Geova, quasi nessuno faceva domanda per il servizio di affidamento in prova. Chi faceva tale domanda veniva considerato "poco spirituale" e come un individuo che si voleva sottrarre alla "prova cristiana". Quando poi, in tempi sucessivi lessi il libro di Franz che raccontava le medesime situazioni mi ci rispecchiai perfettamente.

In quegli anni quindi era obbligatorio per tutti quei TdG che avessero voluto compiere un servizio civile:

1- Rifiutare il servizio militare al CAR
2- Subire il processo
3- Andare in carcere
4- Fare domanda per l'affidamento in prova

Dopo aver fatto domanda, quest'ultima veniva esaminata da una commissione che valutava la tua richiesta e solitamente si sosteneva un colloquio con un'assistente sociale e con uno psicologo.

La cosa divertente era che in quel periodo più di un individuo si era spacciato per testimone di Geova per evitare la galera dopo aver rifiutato il servizio militare per ottenere la libertà. In pratica eri un detenuto a cui veniva concessa una specie di libertà vigilata dove in realtà svolgevi un servizio civile a tutti gli effetti. Eri sotto la responsabilità di un tutore che aveva il dovere di controllare i tuoi movimenti (di fatto non lo faceva mai).

Nessun Sorvegliante si chiedeva dove eri stato affidato, se eri in una struttura cattolica ect. Quello che contava era essere passato dal carcere. Per il primo mese, ogni tanto, i carabinieri passavano dopo le 22 a controllare se ero nel mio alloggio. Io andai persino all'assemblea di Distretto di Brescia, trasgredendo di fatto l'ordinananza di non lasciare il comune di assegnazione. Gli anziani mi dissero che l'assemblea era più importante di un comando di uomini...

Gabriele Traggiai

E' evidente che in tutto ciò non esisteva un'effettiva libertà (obiezione) di coscienza. Le parole del "sorvegliante" sono inequivocabili sotto questo aspetto: «Devi andare in carcere per dar prova della tua neutralità a Geova e dimostrarti fedele, dopo questa prova puoi chiedere l'affidamento in prova in una struttura civile». I TdG dovevano quindi ubbidire alle direttive dalla Watch Tower, anche se non le comprendevano e le ritenevano assurde. Se si fossero rifiutati di farlo, seguendo effettivamente la loro coscienza, sarebbero stati considerati infedeli e trattati come dei disassociati.

Note:

[1] Questo è il punto fondamentale da tenere presente mentre si legge questa pagina: è vero che in quegli anni il servizio civile in Italia, come avviene ancora oggi in molti altri paesi, era alle dipendenze del Ministero della Difesa, ed è quindi comprensibile che in tali circostanze i TdG si sarebbero sentiti accomunati - se avessero accettato di compiere il servizio civile - alla struttura militare. Ma quello che qui si vuole mettere in risalto è che i TdG avrebbero rifiutato qualsiasi genere di servizio civile, anche se questo fosse stato del tutto indipendente dall'esercito o dalla struttura militare; e questo perché tale rifiuto assoluto era richiesto dal loro Corpo Direttivo. I seguaci si allineavano pedissequamente alle posizioni "suggerite" dall'Organizzazione, anche se non ne comprendevano pienamente il significato.

[2] In questo articolo si parla di come di come venne affrontata la questione in Olanda ma le direttive della Congregazione erano le stesse in tutto il mondo. Prima del 1996, in ogni paese del mondo, il Corpo Direttivo richiedeva che non si svolgesse alcun genere di servizio civile, anche se questo fosse stato completamente indipendente dalle struture militari.

Per citare un altro esempio, in Germania, dove il servizio civile non era alle dipendenze del ministero della difesa né di enti militari (link) i Testimoni di Geova, prima del diverso intendimento da parte del CD, si dichiaravano obiettori totali, cioè rifiutavano sia il servizio militare che quello civile. Un TdG, nel 1966, provò ad appellarsi alla Commissione Europea dei Diritti Umani (caso Grandrath v. Germania) invocando il fatto che i ministri di altre religioni erano esentati sia dal servizio civile che da quello militare e sostenendo quindi di avere subito discriminazione religiosa (link). La Commissione rigettò il caso, poiché a tutti i paesi firmatari della Convenzione sui Diritti Umani era lasciata facoltà di imporre il servizio militare o un servizio civile e le relative esenzioni.

[3] Ci sono lettere dove si parla di casi di persone espulse per aver "violato la neutralità": link. Da notare in questa lettera il tentativo di tenere nascosta la sanzione, per evitare di esporre la congregazione a delle "difficoltà" (l'accusa di insegnamenti sediziosi).

In un'altra lettera la Watchtower afferma che «... la Società Torre di Guardia non ha mai detto che non si debba prestare servizio militare o il servizio civile sostitutivo ... Qualora un testimone di Geova accetti il servizio militare o il servizio sostitutivo non viene disassociato». In realtà i TdG consideravano "dissociato" (cioè auto espulso), non "disassociato" (espulso in seguito ad un comitato giudiziario), chi faceva il servizio militare o civile. Chi legge queste parole non si rende conto di come i TdG giocano sul significato tecnico di un termine (la dissociazione non è esattamente la disassociazione, anche se le conseguenze sono le stesse). Questo modo di esprimersi - in cui in si cercano di negare dei fatti e delle verità in qualche modo "scomode", ingannando di fatto chi non conosce bene al realtà interna - i TdG lo considerano "strategia teocratica". La lettera originale: link.

[4] Era chiaro a tutti i TdG che compiere un servizio civile che dipendeva dall'esercito era una sorta di compromesso, in quanto, di fatto, gli "obiettori" erano ancora considerati dei militari. Questo, per esempio, è ciò che avveniva in Svezia, come si legge nell'Annuario del 1991, p. 161: « ... la Svezia conserva un forte esercito e il servizio di leva è obbligatorio. Questo ha messo alla prova l’integrità dei fratelli in relazione alla loro neutralità cristiana. Prima della seconda guerra mondiale di solito i fratelli espletavano servizio civile sostitutivo, in qualità di pompieri o boscaioli, facendo lavori di scavo in zone archeologiche e compiendo diversi altri servizi alternativi. Poi, durante la seconda guerra mondiale, compresero che in realtà venivano classificati come soldati e tenuti a disposizione delle autorità militari. Perciò si rifiutarono di svolgere questo servizio». Questo rifiuto era comprensibile ed è a questo genere di "servizio civile" che i TdG si opponevano, come si legge nello stesso Annuario, qualche pagina più avanti: «... i Testimoni non potevano accettare nessuna alternativa al servizio militare, indipendentemente da quanto fosse meritorio il lavoro assegnato» (p.166). Non era per niente chiaro invece come si potesse parlare ancora di compromesso o di "violazione della neutralità" quando tale servizio civile poteva essere compiuto in una struttura che non era in alcun modo collegata o dipendente dall'esercito o dalle strutture militari.

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