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:: MODIFICHE E CAMBIAMENTI :: La Trasfigurazione: Mosè, Elia ed i "cristiani unti"
Che cos'è la Trasfigurazione e qual è il significato
di questo episodio narrato nel Vangelo? Ecco cosa si legge nel Vangelo di
Matteo, al cap. 17: Fino al 1997 i Testimoni di Geova spiegavano questa visione in maniera
abbastanza simile a quella che viene data nel Cristianesimo tradizionale.
Per esempio, nel libro "Perspicacia", pp. 1134-1136, veniva detto
quanto segue: Prima di salire sul monte, Cristo aveva chiesto a tutti i discepoli: “Chi dicono gli uomini che io sia?” e Pietro aveva risposto: “Tu sei il Cristo”. Allora Gesù aveva detto ai discepoli che doveva morire ed essere risuscitato (Mr 8:27-31), ma aveva promesso che alcuni di loro ‘non avrebbero gustato affatto la morte prima di aver visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno’, o “il regno di Dio venuto con potenza”. (MT 16:28; Mr 9:1) Questa promessa si adempì “sei giorni dopo” (“otto” secondo Luca, che a quanto pare include il giorno della promessa e quello dell’adempimento) quando Pietro, Giacomo e Giovanni accompagnarono Gesù su “un alto monte” (MT 17:1; Mr 9:2; Lu 9:28) dove, mentre pregava, Gesù fu trasfigurato davanti a loro. [...] Qual è il significato della trasfigurazione? Durante la trasfigurazione di Gesù, apparvero “con gloria” anche Mosè ed Elia. (Lu 9:30, 31; MT 17:3; Mr 9:4) Era stato predetto che Geova avrebbe suscitato un profeta simile a Mosè, e quella promessa si adempì in Cristo. (De 18:15-19; At 3:19-23) Fra Mosè e Gesù c’erano diverse analogie: alla nascita di entrambi furono uccisi dei bambini, ma loro furono risparmiati (Eso 1:20–2:10; MT 2:7-23); entrambi digiunarono per 40 giorni (Eso 24:18; 34:28; De 9:18, 25; MT 4:1, 2); entrambi furono suscitati da Dio nell’interesse della vera adorazione e per portare liberazione (Eso 3:1-10; AT 7:30-37; 3:19-23); entrambi ebbero da Dio il privilegio di essere mediatori di un patto fra Lui e il suo popolo (Eso 24:3-8; Eb 8:3-6; 9:15); entrambi furono impiegati da Geova per magnificare il suo nome (Eso 9:13-16; Gv 12:28-30; 17:5, 6, 25, 26). Era pure stato predetto che Geova avrebbe mandato il profeta Elia, una delle cui opere fu di volgere persone di Israele al vero pentimento. Mentre Gesù era sulla terra, Giovanni il Battezzatore compì un’opera del genere e servì quale precursore del Messia, adempiendo Malachia 4:5, 6. (MT 11:11-15; Lu 1:11-17) Ma poiché la trasfigurazione ebbe luogo dopo la morte di Giovanni il Battezzatore, l’apparizione di Elia indica che l’istituzione del Regno di Dio nelle mani di Cristo sarebbe stata accompagnata da un’opera di restaurazione della vera adorazione e di rivendicazione del nome di Geova. Durante la trasfigurazione Gesù, Mosè ed Elia parlarono della “dipartita [forma del gr. èxodos] che [Cristo] era destinato a compiere a Gerusalemme”. (Lu 9:31) Questo èxodos, esodo o dipartita, evidentemente riguardava sia la morte di Cristo che la sua successiva risurrezione alla vita spirituale. [...] Mentre Mosè ed Elia si separavano da Gesù, Pietro, “non comprendendo ciò che diceva”, suggerì di erigere tre tende, una ciascuno per Gesù, Mosè ed Elia. (Lu 9:33) Ma mentre l’apostolo parlava si formò una nube (Lu 9:34), che evidentemente (come presso la tenda di adunanza nel deserto) simboleggiava la presenza di Geova lì sul monte della trasfigurazione. (Eso 40:34-38) Da quella nuvola la voce di Geova disse: “questi è il mio Figlio, colui che è stato eletto. Ascoltatelo”. (Lu 9:35) Anni dopo, riferendosi alla trasfigurazione, Pietro identificò la voce celeste con quella di “Dio Padre”. (2Pt 1:17, 18) Nella trasfigurazione Mosè ed Elia rappresentavano evidentemente la Legge e i Profeti, che additavano Cristo e si adempirono in lui. Mentre in passato Dio aveva parlato per mezzo dei profeti, ora indicava che avrebbe parlato per mezzo di suo Figlio. — Gal 3:24; Eb 1:1-3. L’apostolo Pietro considerava la trasfigurazione una meravigliosa conferma della parola profetica, ed essendo stato testimone oculare della gloria di Cristo poté far conoscere ai suoi lettori “la potenza e la presenza del nostro Signore Gesù Cristo”. (2Pt 1:16, 19) L’apostolo aveva constatato l’adempimento della promessa di Cristo secondo cui alcuni dei suoi seguaci non avrebbero ‘gustato affatto la morte prima di aver visto il regno di Dio venuto con potenza’. (Mr 9:1) Può darsi che anche l’apostolo Giovanni alludesse alla trasfigurazione in Giovanni 1:14. Gesù disse ai tre apostoli: “Non narrate la visione a nessuno finché il Figlio dell’uomo non sia destato dai morti”. (MT 17:9) Essi si astennero dal riferire ciò che avevano visto a chiunque, a quanto pare anche agli altri apostoli. (Lu 9:36) Mentre scendevano dal monte i tre “ragionavano fra loro su ciò che volesse dire questo sorgere dai morti”, di cui Gesù aveva parlato. (Mr 9:10) Un insegnamento religioso ebraico dell’epoca era che Elia doveva apparire prima della risurrezione dei morti che avrebbe segnato l’inizio del regno del Messia. Perciò gli apostoli chiesero: “Perché, dunque, gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” Gesù assicurò loro che Elia era venuto ed essi capirono che parlava di Giovanni il Battezzatore. — MT 17:10-13. La trasfigurazione,
sembra, servì a fortificare Cristo in vista delle sofferenze e della morte,
e anche a incoraggiare e rafforzare la fede dei suoi seguaci. Mostrò che
Gesù aveva l’approvazione di Dio e diede una visione anticipata della
sua futura gloria e potenza nel Regno. Preannunciava la presenza di Cristo,
quando la sua autorità regale sarebbe stata completa. Secondo tale spiegazione, Mosè ed Elia rappresentavano quindi
la Legge ed i Profeti. Ho evidenziato in grassetto la frase dove ciò
viene affermato senza incertezze. Tale spiegazione è anche quella che
viene sostanzialmente data da millenni nel Cristianesimo ortodosso.
Per esempio: «La Trasfigurazione di Gesù è uno degli avvenimenti più misteriosi e significativi in cui Gesù è protagonista di fronte a due testimoni, Mosé, rappresentante della Legge di Israele, ed Elia, il profeta per eccellenza» (link). «Insieme a Gesù, nella stessa gloria appaiono anche Mosè ed Elia, i due maggiori esponenti dell’Antico Testamento, che rappresentavano la Legge ed i Profeti. Parlano con Gesù dell’ “esodo che avrebbero portato a compimento a Gerusalemme”. Così, davanti ai discepoli, la Legge ed i Profeti confermano che Gesù è veramente il Messia Glorioso, promesso nell’Antico Testamento ed atteso da tutto il popolo» (link). «Il significato della presenza accanto a Gesù di questi personaggi celesti ben noti e che nella storia biblica rappresentano rispettivamente i Profeti e la Legge con tutta probabilità vuol indicare che in Gesù i tempi sono compiuti e che Gesù è il Messia» (link). «Ora appaiono Mosè ed Elia e parlano con Gesù. Ciò che il Risorto spiegherà ai discepoli sulla via di Emmaus è qui un'apparizione visibile. La Legge e i Profeti parlano con Gesù, parlano di Gesù» (link). «Con Gesù apparvero
Mosè e Elia, che rappresentavano la legge e i profeti dell'antico patto,
e parlarono insieme – secondo Luca della sua dipartita, letteralmente
del suo "esodo"» (link). Questo era sempre stato l'insegnamento "tradizionale" anche dei Testimoni di Geova, sin dai tempi di Russell. Ecco, per esempio, cosa scrisse Russell nella "Torre di Guardia" del 1° luglio 1900:
La trascrizione del testo: *** Dal 1997 non è più così Nella Torre di Guardia del 15/5/1997 è stato presentato
un "nuovo intendimento" che contraddice quello che la Watch Tower, fin
dalle sue origini, aveva scritto su tale argomento: Ho evidenziato quell'"evidentemente". Qualche anno prima, come abbiamo visto, usando lo stesso "criterio esegetico", scrivevano: «Nella trasfigurazione Mosè ed Elia rappresentavano evidentemente la Legge e i Profeti, che additavano Cristo e si adempirono in lui». "Evidentemente" significa "in modo evidente, cioè: «Che si vede con chiarezza ... Che non si può mettere in dubbio, che non ha bisogno di dimostrazioni ... Certo, chiaro, manifesto» (Diz. Zingarelli). «1 In modo evidente, con evidenza. 2 A quanto risulta, senza dubbio. ~ certo. Sinonimi: certamente, chiaramente, indubbiamente, manifestamente, palesemente, sicuramente, visibilmente» (link). Come è possibile quindi che, a distanza di poco tempo, ciò che era "evidente" nel libro "Perspicacia" non lo sia più nella Torre di Guardia del 1997, nella quale viene presentata una nuova "evidenza" che contraddice la precedente? Come è possibile che una verità evidente ne contraddica un'altra, altrettanto evidente? I fatti dimostrano che con questo loro "nuovo intendimento" i TdG si differenziano ancora di più dal Cristianesimo tradizionale, allontandandosi di fatto dalla verità anziché progredire nella "luce". E' anche piuttosto sconcertante, per chi osserva dall'esterno, constatare come improvvisamente "verità" che erano state sostenute e diffuse per decenni, vengano di punto in bianco cambiate. E se qualche TdG dovesse magari ritenere più logiche e credibili (come in questo caso) le verità precedenti, e insistesse nel credervi e nel diffonderle, verrebbe espulso come apostata. Mentre sarebbe accaduta la stessa cosa se, prima della "nuova luce", avesse osato sostenere che "evidentemente" Mosè ed Elia raffigurano i "cristiani unti". Una riflessione Oltre alla recente modifica in cui la "generazione" è diventata la "classe degli "unti" (link), anche questo "intendimento" sulla trasfigurazione contribuisce a mettere i cosiddetti "unti", di cui il CD si ritiene portavoce, in una posizione estremamente privilegiata: gli "unti" (e quindi il CD) sono raffigurati accanto a Cristo mentre Egli viene nella nella Sua gloria. Una forma di divinizzazione che influirà ancora di più sull'atteggiamento di assoluta sottomissione che la stragrande maggioranza dei TdG mostra nei confronti dei dirigenti di Brooklyn. Già prima di queste ultime modifiche, per i TdG osare mettere in discussione quello che insegnava il CD equivaleva a mettere in discussione la volontà stessa di Dio e di Cristo. Ora tale atteggiamento di assoluta sottomissione sarà ancora più manifesto. |