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Non molti sanno che la congregazione dei TdG disassociava un tempo quelle persone che, avendo fatto un certo "progresso" - consistente nell'andare di porta in porta e nell'avere ottenuto altri privilegi, come l'essere iscritti alla "Scuola Teocratica" - commettevano poi delle trasgressioni, vere o presunte che fossero.
Ecco cosa poteva comportare tale disposizione disciplinare: se una persona di religione cattolica, dopo aver compiuto un certo percorso con i TdG, avesse deciso di ritornare sui suoi passi e rimanere semplicemente cattolica, ritornando a frequentare attivamente la chiesa, i TdG l'avrebbero "disassociata" come apostata, interrompendo completamente ogni contato con lei. Anche i "proclamatori non battezzati" infatti dovevano essere trattati «in modo simile a come son trattate le persone battezzate» che venivano disassociate. Il libro "Organizzazione" spiegava in quale modo dovevano essere trattate tali persone: «...nessuno nella congregazione dovrebbe salutare tali persone quando le incontra in pubblico né le dovrebbe accogliere nella propria casa» (p. 172, § 2); «... nessuno naturalmente lo saluterà, e non potrà assistere a nessuna della adunanze che si tengono in case private» (p. 174, § 1). L'annuncio pubblico fatto per i "proclamatori non battezzati - "La sua condotta non si addice al cristiano" (p. 174, § 3), parole che venivano pronunciate dal podio nel corso di un'adunanza - era lo stesso che veniva fatto per i membri battezzati, con l'eccezione che non si poteva parlare di disassociazione formale, dato che l'associazione ufficiale non era mai avvenuta (p. 171, § 2). Questo avrebbe coinvolto anche gli eventuali familiari che fossero stati TdG, i quali avrebbero dovuto comportarsi in questo modo nei confronti del "proclamatore non battezzato" che era stato "disassociato: «Nel caso del parente disassociato che non abita nella stessa casa, i rapporti con lui sono pure limitati a ciò che è assolutamente necessario. ... questi rapporti sono limitati ed anche eliminati completamente se è possibile. ... Che fare se una persona espulsa dalla congregazione visita improvvisamente parenti dedicati? Che deve fare in tal caso il cristiano? Se è la prima volta che viene fatta la visita, il cristiano dedicato può, se la coscienza glielo permette, mostrare riguardi familiari in questa particolare occasione. Ma se la coscienza non glielo permette, non ha lobbligo di farlo. Se gli usa cortesia, il cristiano deve però specificare che questa non deve diventare unabitudine. Se lo diventa ciò non è diverso dallassociarsi a qualsiasi altra persona disassociata, e va contro lo spirito del decreto di disassociazione. Si dovrebbe far capire al disassociato che ora le sue visite non sono benvenute come prima, quando camminava rettamente con Geova» (La Torre di Guardia del 15/1/1962, p. 42. Il grassetto è aggiunto). «Se qualcuno persiste in un'associazione che non è assolutamente necessaria con un familiare disassociato che vive fuori di casa, il comitato dovrebbe amorevolmente aiutarlo a capire i princìpi inerenti e a conformarsi ai consigli biblici. Se un disassociato non abita nella casa, 2 Giovanni 9-11 mostra che non lo dovremmo "mai ricevere nella nostra casa né rivolgergli un saluto". L'insistenza a trascurare il comando biblico di "cessar di mischiarci in compagnia" di tale persona può condurre alla disassociazione, ma questa non dovrebbe essere la ragione della nostra ubbidienza, non è vero? Se amiamo Geova, ubbidiamo alla sua Parola. - 1 Giov. 5:3» (Il Ministero del Regno del febbraio 1971. Il grassetto e aggiunto). Questi "disassociati" avrebbero quindi visto compromettere in maniera irreparabile i loro rapporti con i parenti ed i familiari. L'unico modo per riportare la situazione alla normalità sarebbe stato un loro eventuale "pentimento", cioè il ritorno nel gruppo, nonostante potessero non credere e non condividere più le idee dei TdG: ormai avevano fatto alcuni passi verso l'adesione e il loro ritornare alle convinzioni precedenti, secondo i TdG, equivaleva ad aver apostatato dal "vero cristianesimo".
Questa persona, come si legge nel resto della sua esperienza (link) si era resa "colpevole" di non accettare più non quello che insegna la Bibbia ma le particolari ed erronee interpretazioni dei TdG sulla "cronologia". Quindi la sua decisione di non continuare ad associarsi ai TdG e di non "proclamare" più il loro messaggio era motivata da validi argomenti. Tuttavia venne "disassociata" ed ostracizzata per anni, fino a che venne pubblicato un "nuovo intendimento"... Episodi del genere furono piuttosto frequenti. Ricordo, per esempio, una ragazza che si associò per qualche tempo alla congregazione a cui appartenevo, la quale divenne "proclamatrice" e si iscrisse alla "Scuola Teocratica". Dopo qualche tempo si fidanzò con giovane che non era TdG, smise di frequentare le adunanze e alla fine decise di sposarsi in chiesa, secondo il rito cattolico. I parenti TdG si rifiutarono di andare non solo al matrimonio ma perfino al pranzo di nozze e smisero di avere dei contatti sociali con lei, proprio come accade quando un TdG viene disassociato.
Le cose poi cambiarono...
Cito dal nuovo libro "Organizzati per compiere il nostro ministero" (ed. italiana 1989), p. 148:
Prima di tale cambiamento, come abbiamo visto, era sempre la Bibbia a richiedere ai TdG di comportarsi con queste persone come se fossero state disassociate. Quindi niente saluto o frequentazioni sociali, «in modo simile a come son trattate le persone battezzate» ("Organizzazione", p.174). Che dire di tutte le privazioni e le sofferenze e dei legami familiari e sociali compromessi da tale 'intendimento'? Non ci fu nessuna parola di scusa da parte della Società per tali problemi, come si è visto. È davvero triste pensare che la stessa cosa potrebbe accadere nei confronti dei "proclamatori" battezzati che hanno deciso di lasciare il gruppo. Queste persone possono magari aver fatto scelte diverse, essendosi convinte che determinati insegnamenti dei TdG sono sbagliati; oppure possono aver semplicemente cambiato idea dopo il loro battesimo. Anche se continuassero ad avere un comportamento corretto e rispettabile, forse seguendo in maniera sincera e convinta qualche altra fede cristiana, ebbene, anche nei loro confronti i TdG manifesteranno l'ostracismo che viene mostrato verso tutti coloro che, per qualsiasi motivo, lasciano l'organizzazione. Certamente non è la Bibbia o il cristianesimo a richiedere o a raccomandare un simile modo di fare; tuttavia i TdG si atterranno alle direttive della WTS, così come avveniva nei confronti dei "proclamatori non battezzati" prima che la Società modificasse il suo 'intendimento'. Solo dopo le modifiche apportate dalla Congregazione tutti i TdG, in massa, si adeguarono immediatamente alle nuove direttive. Anche questo esempio quindi può essere una dimostrazione che i Testimoni seguono non tanto ciò che si afferma con chiarezza ed inequivocabilmente nella Scrittura - oppure le indicazioni della loro coscienza (che dovrebbe in ogni caso suggerire comportamenti umani ed amorevoli) - ma ubbidiscono pedissequamente alle mutevoli decisioni degli uomini che guidano la loro organizzazione.
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