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CONFETTI E BOMBONIERE
CONFETTI IN OCCASIONE DEL MATRIMONIO:
Vorremo farti comprendere qual è il motivo per cui
l'uso di confetti o di altre cose usate con sign.
superstizioso non è raccomandato. Naturalmente i
confetti, come pure tutti gli altri dolci, si possono
mangiare a piacere. Usandoli però con significato.
superstizioso sarebbe indice di debolezza spirituale. Ti
indichiamo come riferimento il Km 7.67. Una
pubblicazione, "Il Folklore" del Touring Club
Italiano del 67, p 22 dice: "All'uscita della
chiesa fino al luogo del pranzo di nozze, si ha il
lancio di confetti, fiori, monete, grano, riso o sale
sugli sposi, augurio di fecondità e di
abbondanza". Troviamo dunque molto ragionevole
scoraggiare l'uso di confetti o di altre cose simili in
stretta connessione con credenze religiose. Ma al di
fuori di ciò, non abbiamo obiezioni che si donino
dolci, in genere in scatolette più o meno elaborate. Se
hai compreso lo spirito, comprenderai anche il motivo
per cui, se un cristiano con qualche incarico, pur
conoscendo la veduta su certe tradizioni superstiziose,
le osservasse di proposito, dimostrerebbe debolezza spirituale
e perderebbe il suo incarico (EB:EQC 11.1.79)
È ovvio che il confetto è un dolce qualunque. La sua
forma è dovuta alla mandorla contenuta nel suo interno.
Nessuna obiezione al consumo dei confetti in quanto
tali. La questione da esaminare è il suo uso per es. in
occasione di matrimoni. Come riferiva il Km 7.67 tale
uso costituisce un augurio di fecondità agli sposi e
deriva da consuetudini pagane. Non sarebbe pertanto
appropriato seguire tale usanza in occasione del
matrimonio. La bomboniera, salvo eventuali decorazioni
idolatriche, è un contenitore artistico per dolciumi.
In sé non presenta caratteristiche che la rendano
sconsigliabile al cristiano. Perciò né i confetti né
le bomboniere sono in sé riprovevoli, ma ciò che non
si addice al cristiano è il loro uso in relazione a
usanze pagane. - G 8.2.73 p 57 (FPA 7.9.79)
Sappiamo che in passato i confetti hanno avuto relazione
con le usanze pagane della fertilità. Per questo il
cristiano saggio cercherà di evitare il loro uso per
non dare l’impressione di fare auguri di fertilità e
di sostenere pratiche di origine pagana. Comunque, se
qualcuno dovesse farne uso per le sue nozze, non è una
questione da comitato giudiziario Ad ogni modo se questo dovesse turbare
diversi fratelli nella congregazione il fratello non è
esemplare e non dovrebbe essere usato per nessun
privilegio di servizio che lo ponga come es. dinanzi
alla congregazione. Se è un SM o un A. e ciò che ha fatto o
intende fare crea turbamento nella coscienza di alcuni,
allora il corpo degli A. dovrà esaminare i suoi
requisiti e se non è più libero da accusa e
irreprensibile, dovrà essere rimosso. (SCC:SSB 24.7.81)
Di solito in Italia le bomboniere vengono riempite di
confetti. Secondo gli esperti di usi e costumi,
l’origine di questa usanza può farsi risalire
all’antico culto della fertilità, ed essa verrebbe
seguita per augurare agli sposi prosperità e fecondità.
Km 7.67 p 3 Col passar degli anni l’antico significato è
andato scomparendo e la maggioranza delle persone segue
l’usanza senza saperne il perché. Il cristiano, da
persona ragionevole, si accerta sul significato delle cose e
cerca di essere fedele anche nel minimo. Si potrebbe
comunque osservare che secondo le tradizione vigenti in
alcune regioni, per es. l’Abruzzo, almeno anni fa, i
confetti venivano lanciati e offerti agli sposi come
augurio per la loro fecondità (e non dagli sposi). Di
solito oggi avviene il contrario in quando sono gli
sposi a offrire le bomboniere con i confetti agli
invitati. Forse anche questo fatto ha contribuito a far
passare in secondo piano l’antico significato augurale.
(FPA
8.2.82)
SOSTITUIRE I CONFETTI CON I CIOCCOLATINI:
Ci chiedi se sostituendo ai confetti dei cioccolatini in
occasione del matrimonio il significato pagano dell'usanza non
resti invariato. Crediamo sia una questione personale
usare o no in tal modo i cioccolatini o altri dolciumi
in sostituzione dei confetti. (Gal 6:5) Comunque in Fil
4:5 è riportata l'esortazione: "La vostra
ragionevolezza divenga nota a tutti". La persona
ragionevole non segue un'usanza senza conoscerne il significato.
Quindi chi volesse sostituire i confetti coi
cioccolatini dovrebbe chiedersi: Perché lo faccio? Che
significato ha quest'azione? Perché penso di non dover usare
i confetti? Perché credo che sostituendoli con altri
dolciumi il problema sia risolto? Perché mi ritengo
obbligato a fare bomboniere? Che effetto potrà avere
la mia azione sugli altri, in particolare sui fratelli?
1Co 10:24, 24, 31-33; Ro 12:2. (FPA 25.8.80)
Vogliamo precisare che consideriamo la sostituzione dei
cioccolatini o delle caramelle ai confetti una questione
strettamente personale, di coscienza. Così lo lasciamo
decidere alla coppia stessa. Questo perché mentre per
quanto riguarda i confetti abbiamo la chiara prova che
hanno avuto origine da credenze pagane di fertilità,
non abbiamo tali prove per quanto riguarda cioccolatini
o caramelle. (SCC:SSF 11.11.80)
Che dire delle coppie cristiane che decidono di
sostituire i confetti con altri dolci, per es.
cioccolatini, non legati al culto della fertilità? È
una loro decisione personale. Se infatti decidono di
offrire bomboniere, non avrebbe molto senso dare un
contenitore vuoto. Alcuni decidono di donare agli ospiti
un ricordino che non sia un contenitore così da non
avere il problema della scelta dei dolci da inserirvi. (FPA
8.2.82)
CONFETTI PER NASCITE O LAUREE:
L'uso nuziale dei confetti ha a che fare con l'augurio
di fecondità. Per cui nel caso delle lauree non ci
sarebbe nessun nesso con tale augurio. La cosa potrebbe
essere diversa per le nascite, essendoci, almeno sotto
questo aspetto, un legame con gli auspici di fecondità.
Senza stabilire una norma, crediamo che si debba sapere
bene perché si fa o non si fa una cosa e quindi
accertarsi che sia conforme ai princìpi cristiani -
2Co
6:17, 18. (FPA 25.8.80)
ACCETTARE CONFETTI O BOMBONIERE CHE VENGONO REGALATI:
Riconosciamo che l'uso dei confetti è legato a
tradizioni religiose pagane collegate ai riti di
fertilità, perciò il cristiano non vorrà certo usare
i confetti nel suo matrimonio. C’è però differenza
con l'accettare i confetti che gli vengono regalati? Se
un cristiano usa i confetti per il suo matrimonio è lui
che prende l'iniziativa e in effetti promuove tale
tradizione pagana. Accettandoli invece, egli non
promuove queste tradizioni, li prende e li mangia
soltanto. Chi però li usa al suo matrimonio li ordina,
li fa preparare e li distribuisce. Comunque il fratello
che accetta i confetti potrebbe dare l'impressione di
praticare tale tradizione? La sua coscienza è turbata
sapendo l'origine della pratica? Se a queste domande
dovesse dare una risposta positiva, allora deciderebbe
di non accettarli. (SCC:SSB 26.1.82)
Rispondiamo alla domanda su che differenza c’è se un
cristiano usa i confetti per il proprio matrimonio o se
accetta confetti offertigli da un incredulo e li mangia.
Il cristiano conosce bene i legami che vi sono fra i
confetti e i riti pagani di fertilità a cui sono
legati. Quindi nel decidere se usare i confetti deve
chiedersi: desidero col mio matrimonio che è
un’istituzione divina, promuovere o incoraggiare
tradizioni che hanno relazione col paganesimo? Si deve
ammettere che se un cristiano usa confetti per il suo
matrimonio, tutta l’iniziativa per il loro uso è sua.
Egli li ordina, li paga e li distribuisce. È la stessa
cosa invece quando un incredulo gli offre da mangiare
dei confetti? In quest’ultimo caso la sola iniziativa
è di prenderli e mangiarli. Ma sarebbe sufficiente
questo perché egli incoraggi o promuova una tradizione
pagana? Non crediamo. Vale lo stesso ragionamento per
chi accetta dal datore di lavoro un dono in tempo di
Natale. Accettarlo non significa promuovere la festa
natalizia. Naturalmente un cristiano la cui coscienza lo
turba all’idea di accettare tale dono, o di mangiare
confetti offertigli da un incredulo, si asterrebbe dal
mangiarli o dall’accettare il dono. (SCC:SSB 12.2.81)
Dato che una sorella ha dato una bomboniera a un'altra
sorella, sembra che sia stato annunciato alla congregazione
che
non si possono accettare bomboniere coi confetti. In
questo caso vi è implicata la coscienza della persona
che deve decidere se accettare o no i confetti. Chi
accetta i confetti non è nella stessa posizione di chi
li distribuisce. Non è lui che ha deciso di usare i
confetti, non è lui a dare i confetti come augurio di
fecondità. può darsi quindi che non veda nulla di male
ad accettare la bomboniere come ricordo del matrimonio.
Certo se la sua coscienza rimanesse turbata, allora
sarebbe meglio non prenderli, ma è una decisione
personale. (Ro 14:23; Gal 6:5; 1Tm 1:5, 19) Naturalmente
la sorella che offre bomboniere per il suo matrimonio
con confetti, non è esemplare. Quindi gli A. potranno
considerare l'effetto che ciò ha sulla congregazione Se la cosa
causa turbamento o disturba, si può prendere in
considerazione se togliere i privilegi che ha. - W 61 p
511; W 65 p 223; G 8.2.73
BOMBONIERE PER MATRIMONIO:
La bomboniera di per sé è un semplice contenitore di
dolciumi. Se è priva di simboli della falsa religione,
non è un oggetto che contrasti con i principi
scritturali. Spesso gli sposi desiderano lasciare agli
invitati un ricordo della festa nuziale e a tale scopo
ricorrono le bomboniere. È una loro decisione
personale. Alcuni decidono di donare agli ospiti un
ricordino che non sia un contenitore così da non avere
il problema della scelta dei dolci da inserirvi. (FPA
8.2.82)
CONFEZIONARE BOMBONIERE:
Ci chiedete se può essere proclamatore un interessato che
vende bomboniere senza raffigurazioni religiose.
Riteniamo si tratti di una sua questione di coscienza.
Non è qualcosa che di per sé lo squalifichi come procl.
o gli impedisca d'essere battezzato. Potete solo
aiutarlo a capire la necessità di agire in modo tale da
non rimanere turbato nella sua coscienza, e anche
dell'importanza di tener conto della coscienza altrui. (Ro
14:15, 19-22, 23) Lasciate poi che sia lui a prendere la
propria decisione mentre lo spirito santo lo aiuta a
crescere verso la maturità cristiana (FPA 30.8.79)
Ci chiedete come devono essere considerate delle sorelle
che lavorano in negozi dove vengono confezionate delle
bomboniere per matrimoni, lauree, battesimi, cresime e
comunioni. Non ci è chiaro cosa intendete con la parola
"confezionare". Non sappiamo cosa fanno le
sorelle nella preparazione delle bomboniere,
specialmente quelle usate per cresime, comunioni e
battesimi. Se intendete dire che le sorelle, oltre a
mettere dentro le bomboniere dei confetti e decorarle,
aggiungono qualche scritta che destina quella bomboniera
allo specifico uso di battesimo, cresima o comunione
pagana, allora in questo caso diventano promotrici di
false pratiche pagane. Km 10.76 p 3 Il lavoro di queste
sorelle quindi rende chiara la destinazione di queste
bomboniere per una cresima o comunione? Se la risposta
è sì, allora le sorelle sono promotrici di pratiche
pagane. Se invece le sorelle si limitano solamente a
preparare la bomboniera senza scritta e poi chi le
compra le destina all'uso che ne vuole fare, allora la
cosa rientrerebbe fra i casi di coscienza. Questo perché
non sarebbero le sorelle che con il loro lavoro
dispongono l'uso specifico delle bomboniere, ma le
persone che le acquistano. (SCC:SSF 28.4.81)
BOMBONIERE QUANDO NASCE UN BAMBINO:
Vuoi sapere come dev'essere considerata l'abitudine di
preparare bomboniere in occasione della nascita di un
figlio e offrirle a tutti. Le bomboniere conterrebbero
cioccolatini. Questa è una questione che rientra nella
coscienza. Innanzitutto si dovrebbe esaminare
attentamente se localmente questa pratica ha relazione
con pratiche pagane dell’antichità. Bisogna vedere
quale significato viene dato localmente a questa pratica. In
questo modo si evita di essere coinvolti in pratiche
pagane. (2Co 6:14-17) Inoltre sarebbe bene che ciascuno
esaminasse la propria coscienza. È bene inoltre vedere
se non si stia dando troppa importanza alle creature
come nel caso dei compleanni. C’è qualche vanto da
parte del padre per ciò che ha generato? Se c’è
questo indebito onore per la creatura, la cosa non
sarebbe lecita per un cristiano, non più del celebrare
un compleanno. È anche importante considerare se
seguendo una tale pratica non si possa fare inciampare
qualcuno nella congregazione che forse prima la seguiva egli
stesso. 1Co 8:9-13 (16.3.81)
Per quanto riguarda il fare bomboniere quando nasce un
bambino, ti invitiamo a leggere l'art. "Dovreste
seguire l'usanza?" nella W 15.9.79 p 8. Vi sono
indicati i princìpi di massima per stabilire se
un'usanza ha origini pagane o no. Comunque, se
localmente disponete di informazioni, forse attingendo a
pubblicazioni dalle locali biblioteche o in altro modo,
potreste prendere nota e farcelo sapere. (SCE:SSH
18.12.87).
DICHIARAZIONE
DI FEDELTA' MATRIMONIALE
FIRMA E LEGALIZZAZIONE:
In occasione della firma della Dichiarazione di Fedeltà
Matrimoniale non si dovrebbe concedere l'uso della Sala
e non vi saranno invitati e nessun discorso nuziale. La
firma può essere fatta in una casa privata ed è logico
aspettarsi che dopo tale firma i 2 sottoscriventi si
comportino da persone sposate. Non sarebbe appropriato
lasciar passare un considerevole periodo di tempo dopo
la firma prima di andare a vivere insieme. Inoltre,
quando i 2 che hanno firmato la Dichiarazione si
sposeranno legalmente non sarà usata la Sala, essendo
già riconosciuti come coniugi sia nella congregazione che
presso i vicini. Possono decidere di sposarsi in Comune
o avvalersi dei servizi di un M. di culto nominato dallo
Stato. Ma non sarà concesso l'uso della Sala. Se il
matrimonio viene celebrato da un M. di culto, la
cerimonia nuziale come l'eventuale discorso potrà
essere tenuta in una casa privata. Vi invitiamo a
seguire gli sviluppi, incoraggiando i sottoscriventi a
procedere appena possibile secondo l'impegno assunto
nel cercare di legalizzare la loro unione. (SCB:SSB
8.3.90)
CONVIVENZA EFFETTIVA PRIMA DI VENIRE IN CONTATTO CON LA
VERITÀ:
Per noi il termine 'convivenza' illustra la condizione
di 2 persone le quali vivono assieme come farebbero 2
coniugi in maniera completa e si presentano alla comunità
come tali. Questa non era la condizione dei signori in
questione, dal momento che la loro convivenza si
limitava allo stare assieme solo in parte della
giornata. La verità perciò non li ha trovati a
convivere assieme e quindi non possiamo accettare la
loro Dichiarazione di Fedeltà Matrimoniale. Affinché
possano essere accettati come T.d.G., dovranno lasciarsi
cessando così una condotta che non può essere
apprezzata da Dio. Una volta che saranno divenuti
cristiani battezzati, allora si potrà prendere in
considerazione la possibilità che firmino la
Dichiarazione. La Società non accetta la dichiarazione
presentata da persone non battezzate che non siano state
trovate dalla verità nella condizione di convivenza.
Chiaramente graverà sugli A. la responsabilità di
appurare che i passi che faranno in futuro tali signori,
siano sinceri. Loro si dovranno assumere la
responsabilità di considerarli idonei o no. Se gli A.
non saranno d'accordo noi non accetteremo la
Dichiarazione. (SSE 8.6.84)
NON CI SONO LIMITI AI PRIVILEGI:
Ci chiedete se ci sono limiti nei privilegi che possono
avere 2 fratelli uniti con voto di fedeltà
matrimoniale. La risposta è no. Dal punto di vista
scritturale sono pienamente accettati e pertanto non
possiamo porre loro alcun limite ai privilegi di
servizio da affidare se sono altrimenti qualificati. Però,
se la loro posizione, essendo conosciuta da altri nella congregazione
dovesse suscitare qualche problema nel momento in
cui viene affidata una qualche responsabilità, allora
ciò deve essere preso in considerazione dal corpo degli
A. (SCB:SSD 4.4.80).
DISASSOCIATI-DISSOCIATI
USARE IL PULLMAN DELLA congregazione:
In base a quanto è detto in 1Co. 5:11 e 2 Gio. 10 i
cristiani devono cessare di mischiarsi in compagnia dei
disassociati e neanche devono salutarli. W 1.1.82 p 24;
15.7.85 p 30, 31 Rispondendo alla vs. specifica domanda,
sarebbe sicuramente errato permettere a disassociati di
usare la corriera affittata per fare il viaggio per
recarsi sul luogo dell'assemblea. Il problema deve
essere risolto dai genitori dei minorenni disassociati.
Il fatto di permettere a questi disassociati di usare la
corriera non si può paragonare ad un atto umanitario,
infatti non si trovano nell'estrema necessità e inoltre
non è l'unica soluzione. I genitori con figli
disassociati possono benissimo andare all'assemblea con
il proprio mezzo o servendosi di mezzi pubblici.
Pertanto come A. dovreste essere esemplari nell'aderire
alla direttiva teocratica succitata (SCC:SSC 30.8.86)
PRENDONO LETTERATURA IN SALA:
È disposizione della società non permettere a un
disassociato di avere pubblicazioni bibliche se non per
una sua consultazione personale mediante un unico
esemplare di ogni pezzo. Non potrà avere la possibilità
di offrire pezzi della ns. letteratura ad altri. Per
ottenere tali esemplari per uso personale, dovrà
recarsi all'apposito reparto che si trova nella locale Sala
del Regno. Se non vuole fare questo non saremo certo noi a
fargli pervenire la ns. letteratura. È sbagliato che un
A. si assuma l'incarico di consegnare letteratura ad un
disassociato a domicilio (SCD:SSE 28.1.86)
Se un disassociato o dissociato fa richiesta di
abbonamento o di altra letteratura, viene indirizzato
alla congregazione locale. Non è necessario fare un abbonamento
perché riceva le riviste per uso personale. Potrebbe
ritirarle personalmente nella Sala. (C 12.1.91) Casi
particolari possono comunque essere valutati dal corpo
degli A. Se la persona è sincera e ci sono validi
motivi per credere che abbia serie difficoltà ad
ottenere letteratura teocratica, si potrebbe disporre
localmente di inoltrare un abbonamento tramite la congregazione
Questo sarà comunque un'eccezione e non la regola che
seguiamo in genere con le persone espulse (SCD:SSD
24.11.92)
ALLE ADUNANZE, CANTARE, DIRE “AMEN” ARRIVARE QUANDO
L’ADUNANZA È COMINCIATA:
Il Km 12/74 spiega: "All'individuo disassociato non
è proibito assistere alle ad. nella S.d.R. aperta al
pubblico in genere finché si comporta
correttamente". Il punto importante e il
comportamento del disassociato alle ad. Egli dovrebbe
starsene tranquillamente seduto, senza intrattenere
conversazioni con i fratelli, partecipare o arrecare
disturbo. Non è il caso di stabilire una regola precisa
indicante quanti minuti prima o dopo l'adunanza. il disassociato
dovrebbe entrare o uscire dalla Sala. Inoltre non c’è
motivo per cui si dovrebbe impedire al disassociato di
cantare i cantici e pronunciare la parola
"amen" dopo le preghiere. Ciò rientra nelle
iniziative dell'individuo. Le preghiere e i cantici sono
parte integrante delle adunanze, a cui al disassociato è
permesso assistere. (23.12.92)
ASSOCIAZIONE CON PARENTI DISASSOCIATI:
La W 1.1.82 p 31 mostra che il disassociato deve
comprendere che con la disassociazione ha perso molte
cose: "La piacevole compagnia dei fratelli,
inclusa gran parte dell'associazione che aveva con i
parenti cristiani". Cosa si intende con ciò?
Innanzi tutto l'associazione spirituale? In altre parole non
si intratterranno piacevolmente col disassociato nel
consultare pubblicazioni, anche se usate in modo
correttivo. Che dire dell'associazione a scopo di svago?
La stessa rivista a p 30 dice: "I cristiani
imparentati con un disassociato che non vive in casa con
loro dovrebbero sforzarsi di evitare l'associazione non
necessaria." Per ciò che riguarda l'intervento
degli A. verso il fratello dedicato che ha un parente
disassociato che non vive in casa, W 15.1.75 p 55
afferma: "In quanto ai disassociati che vivono
fuori casa, ciascuna famiglia deve decidere fino a che
punto li frequenterà. Questa non è una decisione che
gli A. possono prendere per loro. Se un genitore va a
visitare un figlio o a trovare i nipoti e gli è
permesso entrare nella casa cristiana, questo non
interessa gli A. Egli ha il diritto naturale di visitare
i suoi parenti". Perciò lo stabilire quanto un
cristiano potrà frequentare un parente disassociato è
una cosa che egli stesso dovrà determinare. Ovviamente
se dovesse mantenere un contatto evidentemente non
necessario e la congregazione trovasse da ridire sul suo
comportamento, verrebbe considerato non esemplare e gli
verrebbero negati speciali privilegi di servizio (SCD:SSE
10.4.87)
Sappiamo che la disassociazione non spezza i legami
familiari. Nel caso della sorella disassociata
ricoverata in ospedale per aver partorito, lasciamo
alla personale coscienza dell'individuo, essendo suo
parente, se andarla a trovare o no. Comunque non ci
dovrebbe essere ragione per cui i fratelli non parenti
vadano all'ospedale a trovarla (SCB:SSC 5.8.83)
Se un fratello carnale insiste di passare le vacanze col
proprio fratello dovrebbe essere ammonito facendogli
notare il pericolo che incorre nell'avere associazione
con questa persona. Se insiste nel volersi associare con
tale persona allora valgono le informazioni della W
1.1.82 dove sono indicati i possibili motivi per cui un
parente potrebbe anche associarsi ad un disassociato,
solo comunque per stretta necessità. Ma passarci le
vacanze insieme non è una di quelle cose strettamente
necessarie. Quindi la persona potrebbe essere soggetta
alla disassociazione se persiste in questo (SCB:SSC
5.8.83)
Vi invitiamo a considerare la questione del fratello A.
riguardo all’ospitare in casa propria il figlio
disassociato, mantenere con lui rapporti di lavoro,
accudirlo lavandogli la biancheria, ecc., di carattere
strettamente personale. Non spetta alla congregazione valutare
le circostanze e le necessità familiari dei propri
componenti o determinare se un figlio debba o non debba
essere ospitato da suo padre, anche se si tratta di un
disassociato. Non crediamo neppure sia opportuno
definire il padre complice della condotta errata del
figlio perché lo ospita in casa sua. La cosa sarebbe
diversa se il padre permettesse a suo figlio di avere
una condotta riprovevole in casa, per es. se il figlio
convivesse con un’altra persona, ospitare i due conviventi come se fossero marito e moglie. Quando si
dovrebbe prendere in considerazione il comportamento del
fratello e la sua esemplarità di nominato? Nel caso
egli avesse associazione spir. con suo figlio, o
tentasse di giustificare o scusare la sua condotta
errata. Ks 103, 104 Crediamo che quanto abbiamo detto
sia sufficiente per aiutarvi a ridimensionare il
problema e aiutare la congregazione a non sindacare su questioni
di carattere personale e familiare. Non è quindi il
caso di concedere al fratello limiti di tempo perché
cerchi sistemazioni familiari e di alloggio diverse o
modifichi i suoi eventuali programmi di lavoro (SSD
20.12.94)
Il libro Ks alle p. 1034 spiega che nessuno può porre
delle regole sull’associazione che fratelli hanno con
parenti disassociato, ameno che non vi sia associazione
spirituale. O un tentativo di giustificare o scusare la
condotta errata. La situazione attuale è che il figlio
disassociato ora vive per conto proprio e in una
condizione contraria ai princìpi delle Sacre Scritture.
Il fratello dovrebbe tener conto di quanto indicato
nella W 1.1.82 p. 30, dove è spiegato che un cristiano
imparentato con un disassociato che non vive in casa con
lui dovrebbe sforzarsi di evitare l’associazione non
necessaria, riducendo al minimo anche i contatti
d’affari. Quello che poi aggrava la situazione è che
regolarmente accoglie il figlio con la convivente sia
pranzando insieme che con altri parenti. Non dimostra
così di approvare tacitamente la condotta del figlio
disassociato? Non è questo un tentativo di scusare
tacitamente una condotta errata come una convivenza? (Ks
118) Ci sembra di capire che c’è un’ulteriore
aggravante, in quanto i contatti col figlio disassociato
avvengono anche in presenza di altri fratelli
battezzati. Essendo un A. nominato, dovrebbe essere
esemplare nella sua condotta e dimostrarsi leale alle
norme esposte nella Parola di Dio mantenendo così una
buona coscienza. (1Tm 1:19, 3:7, 13; Tito 1:9) Per cui
desideriamo che sia esaminata la sua situazione ed
essere aggiornati sulla questione e sulle decisioni
prese. (SCA:SSB 17.3.00)
DISASSOCIATO PRESENTE AL PRANZO MATRIMONIALE:
Ci informate che diversi fratelli hanno assistito ad un
matrimonio nel quale era presente una persona
disassociata e si sono anche intrattenuti al pranzo di
nozze fino a perdere le adunanze della domenica. Pensiamo sia
bene parlare con questi fratelli per metterli in guardia
contro i pericoli che corrono mettendo al primo posto le
cose materiali anziché le cose spirituali, come hanno fatto.
Ci chiedete se sia sufficiente la correzione impartita
o se si debba fare qualcos'altro. Questo dipende
dall'effetto che l'azione ha avuto sulla congregazione Ha
turbato diversi nella loro coscienza, suscitando forse
critica verso tali fratelli? O forse sono inciampati dei
fratelli o persone nuove? Se vi è stato qualche
turbamento o inciampo nella congregazione, allora i fratelli che
lo hanno creato potrebbero perdere i loro privilegi.
Quindi, è compito degli A. determinare se esiste il
turbamento e se è sì, determinare se sia necessario
togliere dei privilegi ai fratelli che lo hanno creato.
Quando le sorelle non sono esemplari, potrebbero perdere
il privilegio di fare discorsi nella SMT, partecipare a
dimostrazioni o interviste dal podio. Per quanto
riguarda i SM si deve determinare se l'effetto prodotto
sulla congregazione li abbia resi non più liberi da accusa o
irreprensibilità. Dopo aver determinato questo il corpo
degli A. dovrà prendere una decisione in merito (SCB:SSA
27.12.83)
In occasione del matrimonio, se fosse presente il
parente disassociato, i cristiani che sono stati
invitati, "parenti o no, potrebbero decidere di
non andarvi per non mangiare con lui e non stare in sua
compagnia". W 1.1.82 p 31. Tali invitati dovranno
decidere il da farsi. Ovviamente i fratelli dovranno
essere informati in anticipo se sarà presente al pranzo
nuziale il parente disassociato, affinché possano
assumersi le loro responsabilità di decidere senza
essere oggetto di pressioni. Se venissero a conoscere
della presenza del disassociato solo una volta presenti
al ricevimento, sarebbero messi in notevole imbarazzo e
difficoltà. Ognuno si assumerà la responsabilità
delle proprie azioni (SSE 15.9.84)
La W 1.1.82 p 31 mostra che se una persona disassociata
partecipasse ad un pranzo matrimoniale, molti cristiani,
parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi.
Pertanto chi organizza tale pranzo, inoltrando gli
inviti agli ospiti, vorrà tener conto di questo fatto.
Se decidesse di invitare il proprio parente
disassociato, si dovrebbe assumere la responsabilità
della decisione che può avere in ciò la congregazione Inoltre
per lealtà verso i suoi conservi, dovrebbe informare
gli altri invitati Testimoni che sarà presente una
persona disassociata. Dopo averli informati, sarà loro
responsabilità decidere se accettare o no l'invito. Nel
caso accettassero, dovrebbero tener conto che se la congregazione
trovasse da ridire, essi verrebbero squalificati
dal rivestire incarichi di responsabilità (SCD:SSD
5.6.87)
La spiritualità di alcuni è stata messa alla prova in
relazione ai parenti disassociati. La W 1.1.82, p 31, §
23, dice: “Prendiamo il caso di un matrimonio di una
coppia cristiana che dev’essere celebrato in una
S.d.R. Che dire se c’è un ricevimento? Si permetterà
al parente disassociato di essere presente? Lo si
inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani,
parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per
non mangiare con lui e non stare in sua compagnia,
tenendo conto delle parole di Paolo riportate in 1Co
5:11”. Alcuni hanno cercato di giustificare la loro
presenza a un ricevimento nuziale in cui erano presenti
anche dei disassociati ragionando cosi: “Non sono
seduto al suo stesso tavolo, per cui non sto mangiando
con il disassociato”. La scrittura dice: ‘di cessar
di mischiarci in compagnia di’ tali persone. Se chi
organizza un ricevimento viola questa chiara istruzione
invitando persone disassociate, ha l’obbligo di
informarne tutti gli invitati in modo che questi possano decidere se essere presenti o meno. Se un A. o
un SM manifestasse scarso giudizio sotto questi aspetti
al punto da far sorgere in altri seri dubbi, potrebbe
perdere l’idoneità scritturale a prestare servizio
nell’incarico (1Tm 3:13). Non sostenendo la Parola di
Dio, ha mancato di conservare la spiritualità della congregazione
(Tito 1:9). Coloro che hanno privilegi extra nella congregazione, saranno spinti dall’amore a stabilire un buon
es. che tutti possono seguire, prendendo la direttiva
nel salvaguardare la congregazione dallo spirito del mondo (2Co
6:3). (Schema ad. A. col CO Mar. 99–Ago. 99)
FIGLIO PUÒ PREGARE QUANDO È PRESENTE IL PADRE
DISASSOCIATO?:
Alla domanda se un figlio dedicato può pregare all'ora
dei pasti a tavola quando è presente il padre
disassociato, la risposta è no. Questo per il fatto
che quando uno prega alla presenza di un disassociato la
preghiera è una relazione spirituale col disassociato.
Pertanto i familiari possono fare la preghiera per
proprio conto e poi prendere il pasto (SPA:SSF 11.2.85)
AVERE CONTATTI INGIUSTIFICATI CON UN DISASSOCIATO:
Chi non tenesse in nessun conto l'ammonizione di non
avere un'ingiustificata associazione con un
disassociato, non sarebbe un esempio e potrebbe perdere gli
speciali privilegi nella congregazione Oltre a ciò, se malgrado
l'aiuto a vedere le cose dal punto di vista di Dio e
forse ripetute ammonizioni, non smettesse di associarsi
con la persona espulsa, potrebbe essere oggetto lui
stesso alla disassociazione W 1.1.82 p 26 (SSE
15.9.84)
Ci presenti una situazione che riguarda una persona
interessata che ha contatti con un disassociato. Il
principio esposto in 1Co 5:11 risponde alla domanda. Se
questa persona interessata vuole divenire un componente
della congregazione deve sostenere il punto di vista di Geova
espresso in questo versetto e troncare ogni rapporto con
i disassociati. Certamente il proclamatore che tiene lo studio
dovrebbe aiutare questa persona a capire e rispettare
questo principio (SCD:SSD 27.3.91)
DISASSOCIATI PER ADULTERIO CHE CONVIVONO:
Ci portate all'attenzione il caso di 2 persone
disassociate per adulterio che convivono. Come potete
ben comprendere essi devono separarsi e smettere di
convivere se desiderano essere riassociati. Le opere
degne di pentimento passano ovviamente da questa strada.
Per quanto riguarda la possibilità che lei viva insieme
alla figlia nell'appartamento il cui affitto è pagato
da lui, non crediamo che in questo sia nostra. responsabilità
entrare. È una decisione che spetta a loro prendere.
Naturalmente ella non sarebbe libera di frequentare lui
o di agire come se fossero dei fidanzati. Se quando vi
saranno le condizioni legali per farlo, essi decideranno
di sposarsi, la congregazione potrebbe non avere nulla da
obiettare, se si accerterà che l'ex marito, decidendo
di separarsi legalmente dalla moglie, abbia inteso
indicare il suo mancato perdono per l'adulterio. In tal
caso si configurerebbero le condizioni indicate in W
1.4.75 p 223, 224. Spetterà comunque a voi determinare
l’aspetto della questione (SCD 6.8.91)
LAVORARE ASSIEME A UN DISASSOCIATO:
Riteniamo che la decisione presa dal fratello di
avvalersi dell'opera di un disassociato non sia saggia.
Quindi sarà opportuno incoraggiarlo ad interrompere il
rapporto di lavoro col disassociato appena sarà
possibile. Se dovesse esistere un contratto molto
probabilmente non si potrà sciogliere immediatamente,
comunque farebbe bene per la sua salute spirituale e per il
bene di tutti, ad interrompere il contratto di lavoro
appena sarà possibile. Che dire della sua posizione in
seno alla congregazione? Se dovesse venire criticato per aver
assunto un disassociato non sarebbe più libero da
accusa e dovrebbero essere rivisti i suoi requisiti.
Quindi il corpo degli A. deve esaminare se il problema
del fratello è divenuto causa di disturbo in seno alla congregazione
Se vi è turbamento allora dovrebbe essere rimosso
dall'incarico di SM. Ma qualora non fossero sorti dubbi
in seno alla congregazione allora sarà sufficiente assistere il
fratello perché prenda la decisione di non avvalersi più
dell'opera di un disassociato onde eviti di essere
possibilmente rimosso dall'incarico nel futuro (SCA:SSC
12.11.83)
La W 1.1.82 p 24 tratta i problemi che possono sorgere
in relazione agli affari e al lavoro quando una persona
viene disassociata. Perciò si potrebbe indicare ai
fratelli che continuando a lavorare alle dipendenze di
un disassociato, che vi può essere il pericolo di poter
rimanere influenzati da lui a danno della spiritualità e della
relazione con Geova e con la sua organizzazione. Devono comprendere
che la relazione esistente tra loro è cambiata e
dovranno evitare in modo assoluto qualsiasi associazione
sociale o spirituale con lui. Ma oltre a ciò devono anche
riflettere sulla possibilità che rimanendo alle
dipendenze del disassociato essi possono far inciampare
qualcuno nella congregazione (1Co 10:32) Se ciò dovesse
succedere, renderebbe necessario escluderli da
privilegi speciali, non solo per quanto riguarda gli
incarichi di A. o SM, ma anche dal fare la preghiera,
fare parti dal podio e qualsiasi privilegio che li
porrebbe davanti alla congregazione come esemplari. Per questo
si dovranno invitare questi fratelli a considerare la
cosa in preghiera per essere illuminati nella decisione
da prendere. (Pro 2:1013) Facendo ciò potrebbero
pensare che sia saggio lasciare il posto di lavoro
valutando che sia più importante la salvaguardia della
loro spiritualità che i vantaggi e la sicurezza economica che
hanno rimanendovi. (Sl 37:5, 25; 55:22) Comunque
lasceremo loro la decisione, e se decidessero di
rimanere, dovranno assumersi la propria responsabilità
dinanzi a Geova. (Gal 6:5) Però se rimanessero con un
atteggiamento di sfida verso la decisione della congregazione
per la disassociazione, forse criticandola presso altri
o giustificando il disassociato o cercando di diminuire
la gravità del suo peccato, allora sarà necessario
parlargli in modo fermo, indicando il pericolo che
corrono insistendo in tale atteggiamento. (Gal 6:1) Ma
se decidono di rimanere solo perché non hanno
sufficiente fede per lasciare la sicurezza economica del
lavoro, lasceremo loro la responsabilità (SCB:SSA
26.3.84)
Veniamo informati che un fratello ha assunto un
disassociato alle sue dipendenze per lavoro. La W 1.1.82
p 24 e 26 parla solo di casi di chi è dipendente di un
disassociato o di un datore di lavoro T.d.G. alle cui
dipendenza lavora un disassociato. Ma non ci porta alla
conclusione che una persona sia soggetta alla
disassociazione. Egli potrebbe avere ragioni personali
per l'assunzione di un disassociato, ragioni o motivi
che noi non siamo autorizzati a esaminare o giudicare.
Al §27 si parla di disassociare quelli che si associano
ai disassociati, ma vi sono condizioni che devono
esistere perché la persona sia soggetta alla
disassociazione. Ad es. venivano indicati questi 3
punti: (1) una persona che si è schierata dalla parte
del trasgressore; (2) deve essere ammonita e se
necessario ripresa con severità; (3) se dopo
l'ammonizione non smettesse di accompagnarsi con la
persona espulsa, potrebbe essere chiamata davanti ad un comitato giudiziario
Ora, tornando al caso che stiamo considerando,
sembra che non vi siano indicazioni che facciano pensare
che il rapporto sia più che un rapporto di lavoro. Non
ci sono evidenze che il fratello tenga compagnia al
disassociato anche dopo l'orario di lavoro o che abbia
rapporti sociali o spir. con lui. Quindi egli non
potrebbe essere definito come quelli menzionati al §27.
Perciò non dovrebbe essere chiamato davanti ad un comitato giudiziario
Comunque, pensiamo che sarebbe opportuno che parliate
con questo fratello per fargli vedere il pericolo che può
correre stando tanto tempo con un disassociato anche se
per lavoro. Se poi vi fossero molti fratelli che sono
rimasti turbati da ciò che il fratello ha fatto, tanto
che egli ha perduto la stima della congregazione, non sarebbe
esemplare e non gli si dovrebbero dare privilegi. Se è
un A. o un SM ciò si potrebbe riflettere anche sui suoi
requisiti e voi A. potreste pensare che sia necessario
esaminarli (SCB:SSA 20.4.84)
ESSERE CLIENTI O FARSI CURARE DA UN DISASSOCIATO:
Ci chiedete se è giusto farsi curare da un
disassociato. Come voi sapete bene, coloro che sono
leali a Geova non rivolgono ai disassociati né il
saluto né la parola, questo perché seguono il
consiglio di 2Gv 911. Ora nel caso in cui un cristiano
fosse obbligato sotto il profilo contrattuale o
finanziario a continuare un determinato rapporto con un
disassociato, allora potrà discutere con lui su
questioni di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i
rapporti d'amicizia sarebbero cose del passato. Coloro
che sono implicati nel problema farebbero bene a
chiedersi: È indispensabile che mi rivolga a questo
disassociato per ricevere i suoi trattamenti? Potrei
rivolgermi altrove? Che cosa penseranno i miei fratelli
del fatto che mi faccio curare da un disassociato?
Potrei col mio comportamento influenzarli in maniera
negativa? Potrei io essere in qualche modo influenzato
dal comportamento di questo disassociato? (SSC 24.2.84)
Ci chiedi se i fratelli possono continuare ad essere
clienti di un disassociato. Con questi fratelli possiamo
ragionare se sia indispensable servirsi del negozio
del disassociato e se non sarebbe meglio troncare ogni
rapporto per evitare il pericolo di essere influenzati
da lui in qualche modo. Poi lasceremo la decisione a
loro. Naturalmente sempre che non abbiamo associazione
spirituale o sociale col disassociato (SCB:SSA 26.2.84)
QUANDO IL PROPRIO FIDANZATO VIENE DISASSOCIATO:
Quanto esposto nella W 15.1.64 p 43 non è più da
ritenere corretto. Rimane una responsabilità della
persona credente decidere se sciogliere il proprio
fidanzamento con una persona che è stata disassociata,
anche se sotto certi aspetti potrebbe essere
suggeribile. Dal momento che il credente decide di
mantenere il fidanzamento, quali princìpi dovrebbero
guidare coloro che si vengono a trovare ad avere un
certo tipo di relazione col disassociato? La W 1.1.82
tratta tali princìpi che valgono sia per i genitori del
disassociato, quanto per i genitori della sorella che
desidera mantenere il suo fidanzamento. La rivista dice
che potrebbe essere necessario discutere col
disassociato questioni, per es. che riguardano il
matrimonio o altre cose legate al fatto che verranno
acquisiti dei legami di parentela, ma "le
conversazioni spir. e i rapporti di amicizia sarebbero
cose del passato". Parlando di coloro che rientrano
nell'immediata cerchia familiare del disassociato, viene
detto che "pur continuando a riconoscere i vincoli
familiari, non avranno più alcuna relazione spir. con
lui". Infine, riferendosi ai parenti che non vivono
in casa col disassociato, aggiunge che "dovrebbero
sforzarsi di evitare l'associazione non
necessaria". (p 24, 28, 30) Questa dovrebbe essere
la linea di condotta da rispettare. E responsabilità
degli A. aiutare singolarmente coloro che sono
interessati al problema a tener conto dei princìpi
scritturali. È responsabilità degli A. determinare
quando un'associazione con un disassociato va oltre il
limite consentito dalla norma di Dio e intervenire, dopo
ripetuti ammonimenti, con qualche misura disciplinare (SCD:SSD
14.1.92)
Essendosi lui volontariamente dissociato, sarebbe bene
consigliare la fidanzata di interrompere il
fidanzamento. Comunque spetta a lei decidere visto che
aveva già dato la sua parola al fidanzato prima che si
dissociasse. Se ritiene di tener fede alla parola data
è libera di farlo, è la sua decisione. La congregazione
non
interverrà. La situazione sarebbe diversa se uno si
fidanzasse con una persona già disassociata.
Naturalmente nel mantenere fede alla parola data la
sorella non farebbe la scelta migliore spiritualmente
parlando (SCA:SSF 10.2.83)
Ci dite che una persona che studia la Bibbia al momento
dell'inizio dello st. era fidanzata con un disassociato.
Sembra che sia stato detto che se ella si battezzasse in
questa condizione verrebbe disassociata, perciò è
stato interrotto lo st. Crediamo che le circostanze
richiedano una diversa soluzione del problema. Dato che
questa persona non era a conoscenza della verità quando
si è fidanzata col disassociato, la cosa rimane una sua
decisione di coscienza. Sarà lei a decidere se
continuare a rimanere fidanzata col disassociato e poi
sposarlo. Quindi sarebbe appropriato continuare lo st.,
spiegandogli quali rischi spir. corre sposando un
disassociato e lasciando la decisione finale a lei.
VISITE DEGLI A. AI DISASSOCIATI:
NON SI SEGNA IL TEMPO COME SERVIZIO:
Riguardo alla domanda sulle visite annuali ai
disassociati, la W che spiega la disposizione delle
visite ai disassociati non specifica che si debba
contare il tempo come servizio di campo. Quindi, è bene
attenersi alla regola indicata da Paolo in 1Co. 4:6 di
‘non andare altre ciò che è scritto’. La W 15.4.91
p 223, spiega che gli A. fanno queste visite con lo
scopo di mostrare quanto sia misericordioso Dio e come
si preoccupa di coloro che si sono allontanati da Lui.
Gli A. considerano quindi queste visite come una parte
della loro opera pastorale. Con questa ottica, crediamo
non si debba segnare il tempo dedicato a tali visite
come se fosse attività di evangelizzazione. (SCB:SSB
19.12.96)
DIVORZIO-SEPARAZIONE
DIVORZIO: BASTA LA CONFESSIONE DEL MARITO INCREDULO?
Ci informi di essere separata legalmente da tuo marito e
ti chiedi se il tuo legame è stato sciolto anche in
senso scritturale. Come sai, solo l'adulterio può porre
fine a detto legame in senso scritturale. (Mt 19:9) È
necessario che l'adulterio si effettivamente avvenuto e
non si tratti semplicemente di un sospetto. Ci vogliono
prove concrete come la confessione del coniuge o dei
testimoni. Nel tuo caso non disponi di testimoni.
Comunque dici di aver registrato una telefonata di tuo
marito nella quale egli afferma di essersi reso
colpevole di adulterio. Il tuo caso è previsto nella W
1.4.78 p 31 che ti invitiamo a leggere per intero.
Quindi, alla luce di quanto è indicato nella suindicata
rivista, potresti consegnare una lettera al corpo degli
A. precisando le tue intenzioni e confermando quanto ti
ha comunicato tuo marito a proposito del suo
comportamento immorale. Il locale corpo degli A.
esaminerà la tua lettera e deciderà se ritenere valido
quanto vi è scritto. In tal caso il tuo legame
matrimoniale sarà considerato sciolto anche in senso
scritturale e tu potrai, volendo, contrarre un nuovo
matrimonio (SCA 9.4.87)
LA MOGLIE HA OBBLIGHI DI ASSISTENZA VERSO IL MARITO
SEPARATO?:
Dici che tu e tuo marito siete separati legalmente. Ci
chiedi se è ancora un membro della famiglia. Dal
momento che la separazione non è avvenuta per adulterio
siete scritturalmente ancora marito e moglie. Però, se
egli non desidera vivere con te (lo dimostra avendo
chiesto la separazione) tu devi decidere se vuoi
presentarti alla congregazione come una donna sposata o
separata. Il comportamento da tenere verso tuo marito si
può determinare solo dopo che avrai deciso se
considerarti una donna separata o sposata. Dici che non
desideri tornare con lui. Ciò vuol dire che accetti la
separazione legale. Ufficialmente quindi sei una donna
separata. Devi quindi vivere in armonia con tale
dichiarazione ufficiale. Se non dovessi far ciò
potresti creare uno scandalo in quanto a tenere una
condotta ambigua. Le domande: "In caso di bisogno
è giusto che gli presti denaro? Quando si ammala gli
devo fare assistenza?" non possono semplicemente
avere come risposta un sì o un no. Come abbiamo detto
scritturalmente egli è tuo marito in quanto non esiste
un motivo scritturale per sciogliere il vs. matrimonio.
A questo punto dovresti decidere o di ritornare a
vivere con lui assumendoti e assolvendo tutte le
responsabilità che il matrimonio comporta o di vivere
come una donna separata accettando le conseguenze
positive e negative che tale condizione comporta. Devi
agire con determinazione per mantenere una buona
coscienza (SCB:SSB 11.3.81)
AVERE RAPPORTI SESSUALI COL CONIUGE SEPARATO:
Ci chiedete se è necessario formare un comitato giudiziario
per una
sorella che, sebbene separata legalmente dal marito,
continua ad avere rapporti sessuali con lui. Come
noterete nella W 15.2.83 p. 31, essendo la coppia ancora
sposata legalmente, che continuino ad avere rapporti
sessuali fra loro non costituisce fornicazione.
Pertanto la situazione non richiede l'intervento di un comitato giudiziario
Nondimeno la W fa capire che se intendono
continuare ad avere rapporti insieme, dovrebbero
annullare la loro separazione legale, come è del resto
possibile fare in Italia. Che dire se i 2 coniugi non
fossero disponibili ad annullare la loro separazione e,
nello stesso tempo, continuassero a frequentarsi e ad
avere rapporti sessuali fra loro? Agendo in tale modo
non mostrerebbero serietà. Nel caso specifico, la
sorella, tollerando una tale situazione non sarebbe
esemplare. Ciò potrebbe turbare la coscienza dei
fratelli e suscitare critiche dentro e fuori la congregazione
(1Co 10:31, 32) Per questo è necessario che parliate in
modo chiaro alla sorella facendole capire che la sua
condotta è equivoca. Dovrebbe chiedersi come la congregazione
dovrebbe considerarla, se come una donna sposata o
separata. Ella dovrebbe decidersi e definire la sua
posizione, se non vuole recare biasimo sul nome di Geova
e la sua congregazione Nel caso dovesse persistere in tale
condotta equivoca, dovrebbe essere segnata. Se dopo
essere stata segnata, persistendo nella sua condotta
dovesse creare scandalo o grave turbamento nella congregazione
si dovrebbe chiamare davanti ad un comitato giudiziario non per
fornicazione, ma per scandalo e condotta dissoluta. -
W
1.3.74 "Dom. Let." (SCB:SSB 11.6.91)
FRATELLO CHE DESIDERA SEPARARSI DALLA MOGLIE INCREDULA:
Se il fratello decidesse per sue ragioni di separarsi
dalla moglie, è un suo problema personale. Noi non
incoraggiamo il coniuge cristiano a lasciare l'altro
coniuge solamente perché non è nella verità, infatti
la Bibbia non incoraggia questo. Tuttavia se il fratello
ha delle ragioni personali da mettere in evidenza che
mostrino perché ha dovuto separarsi da sua moglie è un
suo problema personale. Logicamente gli A. dovranno
valutare la cosa per stabilire la maturità del fratello
e se poterlo usare per avere incarichi nella congregazione
Dovrà
essere chiaro il fatto che se egli promuovesse la
separazione legale da sua moglie, non mostra molta
maturità, a meno che non ci siano delle ragioni
scritturali. Se la causa è invece della moglie che non
ha voluto seguire il marito e non lo vuole seguire
tuttora nel luogo dove egli risiede è evidente allora
che una certa responsabilità è anche della moglie, per
aver causato la divisione della famiglia. Ora se il
fratello dovesse avere la separazione legale e le sue
figlie minorenni vengano assegnate alla moglie, è
evidente che egli si trova nell'impossibilità di poter
dar loro un valido aiuto spir. Quindi sono gli A. che
devono stabilire fra l'altro, come è considerato nella congregazione
perché potrebbe anche darsi che abbia delle
ragioni valide per separarsi e che se il tribunale
assegnerà le figlie minori alla madre egli non sia in
grado di poter dare il dovuto addestramento, e questo è
logico da capire. Però se la congregazione non ritiene di poter
accettare il fratello come maturo a causa delle sue
difficoltà familiari, egli non potrebbe ricevere
responsabilità per quest'ultima ragione e non perché
è separato dalla moglie. Quindi oltre a stabilire qual
è la sua posizione in seno alla famiglia c'è anche da
vedere come è considerato nella congregazione In base a ciò
gli A. potranno stabilire quali privilegi il fratello
potrà avere nella congregazione (SCA:CAB 31.10.75)
SEPARARSI PERCHÉ È IN PERICOLO LA PROPRIA
SPIRITUALITÀ:
Quando di parla di serio pericolo della propria
spiritualità, intendiamo che si possono verificare
situazioni in cui, ed es. la moglie cristiana è
impedita dal coniuge a frequentare le ad. oppure ad
andare in servizio o comunque a studiare, o può darsi
che il marito incredulo cerchi con la forza di
costringerla a fare compromesso. Quando questo avviene,
la spiritualità della moglie è messa seriamente in
pericolo. A questo punto e non essendovi alcuna
possibilità di soluzione, la donna cristiana potrebbe
decidere di separarsi. Naturalmente, dovrà essere una
decisione che prenderà dopo aver lungamente meditato
sull’intera faccenda comprendendo che separandosi potrà
risolvere alcuni problemi, ma è probabile che ne
sorgano altri (SCA:SSF 1.10.79)
CONIUGI CRISTIANI CHE DESIDERANO DIVORZIARE PERCHÉ NON
VANNO D'ACCORDO:
Siamo molto spiacenti che i problemi familiari abbiano
fatto prendere la decisione a tali fratelli di ricorrere
alla separazione. Ci informi che per il cattivo es. sono
stati segnati nella congregazione e questo nonostante tutti gli
aiuti offerti loro dal corpo degli A. Ci chiedi fino a
che punto devono essere considerati segnati. Secondo Om
152, “quando sarà chiaramente evidente che
l’individuo ha abbandonato la sua condotta
disordinata”. Nel caso specifico potrebbe voler dire
fino a che non si riconcilieranno tornando a vivere
insieme. Oppure fino a quando il matrimonio non sarà
stato sciolto dal punto di vista scritturale. Allora il
coniuge innocente (o il coniuge vivente) potrebbe essere
nuovamente accettato come un normale conservo.
Comprendiamo che la situazione non sia alquanto facile.
D’altra parte Gal 6:7 dice: “qualunque cosa l’uomo
semini, questa pure mieterà”. W 1.11.88 p 2030 (SSB
1.2.89)
Siamo spiacenti di sentire le difficoltà che hai avuto
e che stai avendo col tuo coniuge che, da quanto abbiamo
appreso dalla tua lettera, è anch'egli un fratello
dedicato. Sappiamo che può non essere sempre facile
tirare avanti con il proprio coniuge nella vita a motivo
dell'imperfezione. Comunque sappiamo che Geova benedice
coloro che si sforzano di applicare i Suoi santi princìpi
nella vita coniugale. Quando succedono cose come quelle
che ci hai descritto, spesso si scopre che ambedue le
parti non stavano evidentemente applicando certi princìpi
scritturali essenziali per la felice vita coniugale.
Rispondiamo alla tua domanda, se divorziare da tuo
marito sia antiscritturale. L'ap. Paolo affronta
estesamente questi problemi in 1Co cap. 7. Paolo non
incoraggia la separazione o il divorzio fra coniugi,
benché riconosca che ciò potrebbe eccezionalmente
accadere anche fra cristiani. (Ver. 10 e 11) Egli, benché
riconosca la possibilità della separazione o del
divorzio fra cristiani, fa nondimeno notare che a meno
che non vi siano implicati precisi motivi scritturali,
il matrimonio dinanzi a Dio rimane valido anche se
legalmente sciolto. I 2 non potrebbero contrarre nuove
nozze con un'altra persona, senza incorrere nel peccato
della fornicazione. Per questo è importante che tu
rifletta sui possibili problemi che potrebbero sorgere.
Potresti correre il pericolo, non potendo risposarti, di
commettere ciò che è in contrasto con la morale
cristiana. Potrebbero sorgere difficoltà di natura
economica, dovendoti sostenere in gran parte da te e
questo potrebbe costituire un gravoso peso. Perciò
mentre il divorzio potrebbe risolvere qualche problema,
senz'altro te ne ritroveresti altri, forse maggiori. Con
questo non vogliamo dire che tu non debba divorziare,
perché rimane una tua personale decisione di cui sei
tenuta ad assumerti la piena responsabilità. Ti diciamo
quanto sopra solo per indurti a riflettere sulle
possibili conseguenze che ne potrebbero derivare.
Un'altra cosa dovresti considerare: dato che tu e tuo
marito siete cristiani, divorziando non sareste
esemplari davanti alla congregazione Per questo motivo alcuni
privilegi potrebbero non esservi concessi a motivo della
vs. mancanza di esemplarità. Pertanto potresti
chiederti: se avessi applicato più pienamente le norme
cristiane, alcune delle principali cause d'urto fra te e
tuo marito si sarebbero evitate? Con uno sforzo
coscienziosa da parte tua, la situazione potrebbe
essere risanata? È solo giusto, prima di prendere
qualsiasi decisione, che tu esamini te stessa per
prima, per vedere sotto quali aspetti potresti
adoperarti per trovare soluzioni alternative alla
separazione o al divorzio. Quindi dopo aver riflettuto,
dovrai prendere la tua decisione, accettando le
responsabilità e le conseguenze che ne deriveranno. (SCB:SSB
10.4.90)
Anche se la separazione dal proprio coniuge è una
decisione di carattere personale, è saggio che gli A.
offrano a chi si trova in queste situazioni, ripetuti
consigli aiutandolo a capire il pensiero di Geova
sull'istituzione matrimoniale. (Gen 2:24) Geova ci ha
chiamati alla pace e dice di 'odiare il divorzio', e i
suoi servitori dovrebbero avere lo stesso atteggiamento.
(1Co 7:15; Mal 2:16) Nel ragionare con tali fratelli
riconsiderate le informazioni della W 1.11.88 p 20-30.
Naturalmente essendoci già una situazione di fatto che
dura da anni, non può essere facile aiutarli a
ragionare in maniera costruttiva. Ovviamente tali
fratelli dovrebbero capire che qualsiasi sentenza di
carattere legale possa essere espressa, essi rimangono
scritturalmente legati come coniugi e non avranno la
facoltà di risposarsi in base all'attuale situazione.
Inoltre il loro atteggiamento potrebbe influire sulla
possibilità che possano ricevere speciali privilegi
nella congregazione non avendo un comportamento esemplare.
(SCF:SSF
29.3.90)
Ci dispiace apprendere che questi fratelli non applicano
nella loro vita i princìpi biblici affinché la loro
casa sia un luogo di pace e ristoro. Siete da lodare per
gli sforzi che avete fatto per cercare di riconciliare
tali coniugi e perché smettano di litigare. Desideriamo
offrirvi alcuni consigli, onde possiate affrontare
questo caso. Avete già fatto appello all'importanza di
imitare Geova e applicare i Suoi consigli? (Efe 5:1,
2233) W 1.11.88 p 15-30. Li avete ammoniti
severamente perché stanno vituperando il nome di Dio?
Hanno continuato a recare biasimo sul nome di Geova?
Sono già stati segnati per la loro condotta
disordinata? La situazione è degenerata al punto da
recare notevole scandalo nella comunità e nella congregazione?
Cosa dimostrano i fatti? Se la faccenda sta creando
notevole scandalo dovreste chiamarli davanti ad un comitato giudiziario?
Desideriamo anche parlarvi dei genitori del fratello.
Stanno cercando di coinvolgere in queste beghe familiari
del figlio, anche altri componenti della congregazione? Ritenete
che la congregazione è danneggiata da questo vociferare? Se sì,
parlate loro amorevolmente ma in modo fermo,
avvertendoli di non parlare della questione con altri
nella congregazione e fuori. Se persistessero, dovreste
analizzare se sia il caso di segnarli. (1 Tess. 3:13-15)
Se dopo la segnatura seguitassero in modo sfacciato e
deliberato nel cercare di coinvolgere membri della congregazione
nella disputa familiare del figlio, dovreste decidere di
convocarli davanti a un comitato giudiziario per condotta dissoluta -
W
1.3.74 "Dom. Let." (SCB:SSB 24.1.90)
Ci dispiace apprendere che nonostante l'aiuto
consistente che avete dato alla famiglia, il fratello
abbia deciso di separarsi legalmente dalla moglie. Ci
chiedete cosa dovreste fare al riguardo. Come detto
nella W 15.4.85 p 30, se un componente della congregazione
nonostante i ripetuti ammonimenti e consigli dovesse
seguire una condotta non scritturale creando grande
turbamento sia nella congregazione che nella comunità, allora
forse sarebbe necessario prendere in considerazione la
possibilità di segnarlo. Essendo sul posto e conoscendo
tutti i particolari se riteneste che per proteggere il
buon nome della congregazione è necessario intervenire in tal
senso potete farlo. (SCC:SSC 14.6.91)
CONIUGI CRISTIANI SEPARATI E MANTENIMENTO:
Dal punto di vista legale, indipendentemente dalla
richiesta di divorzio, in qualsiasi momento la legge
consente alla sorella la facoltà di richiedere la
revisione degli accordi stabiliti al momento della
separazione consensuale sul mantenimento, visto che ella
afferma di essere stata raggirata. Per¬tanto il
fratello potrà trovarsi di fronte a nuove richieste
economiche da parte della sua ex moglie, la quale
comunque potrebbe approfittare della richiesta di
divorzio per richiedere al giudice in tale contesto
l’assegnazione del mantenimento economico. Se non
troveranno un accordo, logicamente il fratello non ha la
facoltà di scegliere tra divorzio giudiziale o
consensuale, in quanto non può che chiedere di
ottenere il secondo tipo. Dal punto di vista scritturale
è chiaro che né il fratello né la sorella vorranno
violare il principio di 1Co 6:17, rivolgendosi al
tribunale per ottenere quanto desiderano. Per questo
abbiamo scritto di incoraggiare la sorella a non
procedere legalmente nei riguardi dell’ex marito, ma
di procedere eventualmente secondo i passi di Mt 18:15-17. Pertanto se la sorella ritiene di essere stata
ingannata e frodata potrà seguire la procedura di Mt 18
e se le evidenze sono indubbie il fratello dovrà
sentirsi in obbligo di assumere le proprie
responsabilità nei suoi confronti. Contrariamente se
non dovessero emergere comportamenti scorretti da parte
del fratello, la sorella dovrebbe rammentare che a suo
tempo giunse già ad un accordo preciso con suo marito e
quindi ora dovrebbe sentirsi moralmente obbligata ad
onorare la parola data. (Sl 15:4; Mt 5:37) Non dovrebbe
neppure ritenere che il fratello sia al presente
moralmente obbligato a mantenerla sulla base di 1Tm 5:8,
giacché scritturalmente non è più suo marito. È bene
comunque ricordare che se vi fosse da parte del
tribunale qualche provvedimento a favore della sorella,
egli non dovrebbe sottrarsene. È necessario pertanto
incoraggiare i fratelli ad affrontare il problema con
spirito cristiano, altruismo e ragionevolezza. (SCD:SSD
8.6.94)
DOMANDE
BIBLICHE
ESISTERÀ LA MORTE DOPO IL MILLENNIO?
Siamo lieti di rispondere alla tua lettera con la quale
ci chiedi se dopo il millennio esisterà ancora la
morte. Le Scritture parlano dell'eliminazione della
morte adamica alla fine del millennio, ma non
dell'eliminazione della seconda morte. È infatti una
prerogativa dell'Iddio Onnipotente avere la possibilità,
in qualsiasi tempo, di eliminare eventuali ribelli. Che
poi dopo il millennio ci sia qualcuno che si ribelli o
no, questo è un altro discorso. Senza meno la prova a
cui Dio sottoporrà il genere umano perfetto al termine
dei mille anni sarà all'altezza del suo scopo, per cui
chi ne uscirà vittorioso verrà scritto nel "libro
della vita". Non abbiamo quindi alcun motivo per
pensare che dopo il millennio qualcuno si ribellerà a
Geova Dio. Tuttavia, almeno a livello di principio
" anche dopo il millennio, come Geova conserverà
la sua prerogativa di applicare la seconda morte ad
eventuali ribelli" così gli uomini conserveranno
il loro libero arbitrio. Che poi, come abbiamo già
detto, nessuno più si ribellerà, non cambia la
questione in linea di principio. Non è detto che una
possibilità debba mai tramutarsi in un fatto. Possiamo
quindi dire che dopo il millennio il genere umano diverrà
immortale? È questione di intendersi sui termini.
Biblicamente parlando, se per immortalità intendiamo
avere vita in se stessi, senza dipendere dall'esterno,
questa qualità, a parte Geova Dio, sarà prerogativa di
Gesù e dei 144.000 membri della sua sposa. Il genere
umano, come possibilmente anche gli angeli, dipende per
la vita dall'ambiente esterno, ricava energia da fonti
esterne. Nelle creature perfette questo processo si
perpetua senza interruzione a meno che, per volontà di
Dio, esso non venga a interrompersi. Non risulta che
dopo il millennio l'uomo non avrà più bisogno di
mangiare, bere, dormire, respirare, ecc. Possiamo quindi
dire che avrà la vita eterna, ma non l'immortalità,
anche se all'atto pratico la cosa possa non costituire
una grande differenza. (9.1.82)
USARE L'ESPRESSIONE "BUONA FORTUNA":
In Gen 30:11 si legge che Lea pronuncia l'espressione
"Con buona fortuna" in occasione della nascita
del figlio Gad, nome che sign. "Buona
fortuna". Evidentemente Lea si rallegrava della
nascita di un figlio, e considerava ciò una buona
fortuna, ossia una buona sorte o lieto evento. Che debba
essere inteso così lo si capisce consultando varie
versioni della Bibbia, come quella di Ricciotti che
dice: "Disse allora Lia: 'Che felicita'. E gli mise
nome Gad". Consultando qualche buon vocabolario
risulta che la parola 'fortuna' assume vari significati
come "buona sorte, complesso di circostanze,
successo, ricchezza", ecc. Poi nella mitologia, cioè
la dottrina dei miti e delle leggende, la fortuna era
deificata, rappresentata cieca, coi piedi alati su una
ruota. È in questo senso che se ne parla in Isa 65:11
"... quelli che mettete in ordine la tavola per il
dio della Buona Fortuna". E siccome l'espressione
'buona fortuna' è comunemente associata dalla gente
alla mitologia, il cristiano che vuole evitare di
apparire superstizioso usa piuttosto espressioni diverse
come 'buon successo, buona riuscita', ecc. (EB 11.3.82)
DURATA DEI GIORNI CREATIVI:
Ci chiedi delucidazioni in merito alla durata dei giorni
creativi. Puoi consultare It-1 p 595 al sottotitolo
“Durata dei giorni creativi”. Il computo do 7.000
anni per ogni giorno creativo è deducibile dalle
evidenze circostanziali citabili, cioè dalla durata del
7° giorno di riposo di Dio. Il libro Buona Notizia 60,
indica i vari riferimenti scritturali dai quali si
deduce ragionevolmente, senza per questo essere
dogmatici, la durata dei giorni creativi. Quando certi
particolari sono soltanto deducibili da evidenze
circostanziali, non crediamo sia saggio usare un
linguaggio dogmatico. La Bibbia non contiene tutti i
particolari che vorremo sapere, ma è un libro completo
per far ottenere la salvezza. Risulta che la mancanza di
interessanti particolari rende difficile a certe persone
accettare la Bibbia come libro di verità. Questo è un
modo in cui Dio mette alla prova le persone per
conoscere se veramente cercano la verità. Vedi Vita
scopo 12-67. (DC 27.12.90)
GESÙ È MEDIATORE DI TUTTI?
Ci chiedi se sia corretto usare il termine mediatore in
riferimento a Cristo quando si dicono preghiere
personali e pubbliche. Il libro Sicurezza mondiale, 101 dice: “Cristo non è il Mediatore fra Geova e
l’umanità. È il Mediatore fra il suo Padre e la
nazione dell’Israele spirituale, limitata a 144.000
membri”. Ora, se un cristiano non fa parte
dell’Israele spir. farebbe bene ad attenersi alla
spiegazione del libro. Uno potrebbe argomentare che il
termine mediatore secondo i vocabolari può significare
‘opera svolta da chi interpone i suoi buoni uffici al
fine di comporre una vertenza fra 2 contendenti o di
facilitare a qualcuno il conseguimento di un determinato
scopo’. Comunque, non è meglio attenersi ai termini
biblici e dimostrare coerenza con le spiegazioni
provvedute dallo schiavo fedele e discreto? In 1Gv 2:1,
2 Gesù viene definito “soccorritore, sacrificio
propiziatorio” per tutto il mondo. Usando i termini
biblici secondo il sign. dato dalla Parola di Dio si
potranno elevare preghiere in modo appropriato (DC
14.5.87)
ANDANDO IN AUTOMOBILE NON SI “ROVINA LA TERRA”?
Non crediamo che ci possa riferire a Ri 11:18
all’automobilista che usa la macchina per andare al
lavoro o al contadino che usa il trattore, o al
passeggero che prende l’aereo, ecc., per quanto anche
queste cose contribuiscono all’inquinamento. Sarebbe
praticamente impossibile vivere oggi nel mondo senza
contribuire involontariamente all’inquinamento. I
cristiani non potrebbero nemmeno assolvere il loro
dovere di proclamare la B.N. in tutta la terra se non
potessero valersi dei moderni mezzi di comunicazione o
stampa. La questione è indubbiamente diversa nel caso
di coloro che per amore del profitto egoistico rovinano
consapevolmente la terra. Basti pensare al potenziale di
morte accumulato negli arsenali nucleari e a tutti gli
esperimenti delle superpotenze. Certo nel nuovo ordine
si troveranno metodi e tecnologie che non turberanno il
paradisiaco ambiente naturale. L’avidità e le
divisive barriere fra nazioni saranno cosa del passato e
tutto questo faciliterà l’umanità ubbidiente nel
rispettare le leggi della creazione fisica di Dio.
Crediamo che si possa fare appello alla ragione,
altrimenti, come disse l’ap. Paolo in 1Co 5:10
“dovremmo effettivamente uscire dal mondo”, nel qual
caso non potremmo più assolvere il ns. mandato di
predicazione. (FPA 14.1.82)
STRATEGIA TEOCRATICA:
Nella tua lettera ci fai la domanda se si può mentire
per sviare i persecutori. Come soldati di Cristo
prendiamo parte a una guerra teocratica. Quindi
dobbiamo essere estremamente cauti nel trattare con i
nemici di Dio. È giusto nascondere la verità ai nemici
di Dio. Il caso di Raab ne è un es. Essa nascose le
spie non solo con le azioni, ma anche con le parole.
Giacomo la loda per aver manifestato la sua fede in Dio
in questo modo indicando che essa ebbe l'approvazione di
Dio per quello che aveva fatto. Gsè 2:4,5; Gia 2:25. Ciò
sarebbe incluso nel termine 'strategia di guerra', come
fu spiegato in W 1.8.56. Agire in questo modo è in
armonia con le parole di Gesù in Matteo
"mostratevi cauti come serpenti e innocenti core
colombe". (Mt 10:16) Però, se in tribunale
giuriamo di dire la verità e decidiamo di parlare
allora si deve dire la verità. Ma in questo caso sé vi
è l'alternativa fra parlare e tradire i ns. fratelli e
tacere ed essere denunciati dal tribunale, metteremo il
ns. benessere al 2° posto a favore dei ns. fratelli. Gv
15:13. (20.9.87).
FALSA
RELIGIONE
FARSI CANCELLARE DAGLI ELENCHI:
Ci chiedi se una persona che viene alla verità è
necessario che si faccia cancellare dagli elenchi della
religione a cui era associato. Il libro Verità 135
dice: "Dobbiamo comunicare loro che ci ritiriamo
dalle loro org.". Questo non vuol dire che in ogni
caso dobbiamo scrivere una simile comunicazione. Se non
vi sono dubbi nella comunità di cui facciamo parte che
ora siamo T.d.G. e non più cattolici, può non essere
necessario comunicare la cosa per iscritto. In questo
caso dipende dalla propria coscienza. Vi sono però
delle nazioni in cui viene imposta una tassa per la
religione. Il denaro raccolto dallo Stato viene poi
versato alla chiesa di cui uno fa parte. In paesi dove
esiste una tale tassa tutti i T.d.G. dovrebbero
senz'altro farsi cancellare dagli elenchi della chiesa
per evitare di contribuire a finanziare la falsa
religione (CAD:SSC 5.5.78)
Per quanto riguarda la necessità o meno di scrivere una
lettera di dimissioni alla chiesa in cui si apparteneva
in precedenza, potete notare ciò che viene indicato sul
Km 7.66 p 3 (SCF:SSC 12.10.88)
Nella ns. nazione italiana non è obbligatorio dover
inviare una comunicazione scritta alla chiesa alla quale
un cristiano era associato per puntualizzare la propria
dissociazione, dal momento che, nel caso non lo facesse,
non resterebbe alcun sostegno alla falsa religione. La
cosa è diversa in quelle nazioni dove esiste per legge
la disposizione di detrarre da ogni cittadino una
percentuale di denaro da evolvere alla religione di
appartenenza. Nel caso però l'individuo che vuol
divenire un T.d.G. era una persona particolarmente
conosciuta come attivista nell'ambito della religione
alla quale apparteneva, allora sarebbe consigliabile che
facesse notifica scritta della sua decisione (SCD:SSE
19.11.86).
FAMIGLIA,
GENITORI, FIGLI
FIGLIA CHE MENTE E DISUBBIDISCE AI GENITORI:
Voi disassociate ... per menzogna e continui sotterfugi,
ma a quanto pare il problema riguarda i suoi genitori.
Conveniamo che il suo comportamento è riprensibile, ma
ella sta mentendo ai suoi genitori. Disassociandola
perché mente ai genitori o non ubbidisce loro, ci si
chiede che cosa hanno fatto i genitori per correggere la
situazione e disciplinare la figlia. Non spetta al comitato giudiziario
intervenire nelle questioni familiari per risolvere, è
responsabilità dei genitori. La congregazione potrebbe ritenere
segnata la sorella e non considerarla un es. da seguire.
Gli A. potrebbero aiutare i genitori con appropriati
suggerimenti e consigli affinché questi intervengano
presso la figlia in modo più insistente e la
disciplinino ma non crediamo che si debba andare oltre.
Quand’è che il problema diventerebbe di competenza di
un comitato giudiziario? Quando nella faccenda fossero implicati
fratelli e sorelle della congregazione e il comportamento
riprensibile della sorella fosse causa di inciampo e
disturbo. Il comitato giudiziario potrebbe quindi anche disassociarla,
ma il motivo sarebbe quello di scandalo pubblico,
scandalo che si dovrebbe provare. Oppure può darsi che
nella pratica di menzogna della sorella, vengano
coinvolti fratelli della congregazione In tal caso sarebbe
ugualmente giustificato l'intervento del comitato giudiziario
Comunque
in queste circostanze, prima di far intervenire il comitato giudiziario
si dovrebbe fare ogni cosa per aiutarla, segnandola,
privandola dei privilegi, intervenendo presso i genitori
e disponendo di tenere con lei uno st. Se dopo ciò non
si perviene ad un risultato positivo e la condotta della
sorella nell'ambito della congregazione crea scandalo e
turbamento, allora il comitato giudiziario sarebbe giustificato ad
intervenire prendendo la decisione più opportuna. (SCA:SSF
26.1.81)
Ci chiedete se per peccati come menzogna, architettare
cose nocive o ribellione, se compiuti contro i genitori,
è previsto l'interessamento di un comitato giudiziario La risposta è
no. Il motivo è che il figlio non ubbidisce ai suoi
genitori i quali hanno l'obbligo di disciplinarlo come
indicano le scritture. (Efe 6:4; Pro 22:13, 14) In caso
che i genitori non riescano a disciplinare il figlio
possono ricorrere all'aiuto degli A. In caso di grave
trasgressione, come immoralità, furto verso persone
fuori della famiglia che di conseguenza coinvolge la congregazione
allora vi è una base per l'intervento del comitato giudiziario
Le trasgressioni che non creano scandalo o non
coinvolgono la congregazione compiute da minorenni, implicano la
responsabilità dei genitori ai quali i figli devono
essere sottomessi (SCA:SSL 22.2.82)
SCAPPARE DI CASA PERCHÉ NON VIENE AUTORIZZATO IL
MATRIMONIO:
Chi scappa di casa facendo le normali scappatelle solo
perché i genitori non autorizzano il matrimonio, si
rende colpevole di scandalo pubblico. Se si rende
colpevole anche di fornicazione verrà chiamato a
rispondere anche di questo peccato. Non bisogna
permettere che queste abitudini tollerate dal mondo,
siano tollerate o scusate nella congregazione Gal 5:9 (SSB
28.3.83)
FIGLI MAGGIORENNI SONO RESPONSABILI DELLE PROPRIE
AZIONI:
Mentre ogni cristiano deve avere profondo rispetto e
onorare sempre i genitori, giunta l’età maggiorenne
egli è dinanzi a Dio autorizzato a prendere le sue
proprie decisioni, anche se queste dovessero contrastare
il parere dei suoi genitori. Mentre sotto la legge
mosaica l’autorità dei genitori era molto ampia, oggi
non siamo sotto tale legge. In questi casi per
determinare quando i figli sono maggiorenni accettiamo
ciò che dice la legge di Cesare. In Italia l’età in
cui si diviene maggiorenni è 18 anni. Perciò dai 18
anni in poi il cristiano assume le proprie
responsabilità per le decisioni che prende. In questo
non deve però mai mancare di onorare e rispettare i
genitori (SCC:SSB 28.4.81)
CONIUGI CRISTIANI HANNO FATTO ADOTTARE LA FIGLIA:
Ci dite che 2 coniugi della vs. congregazione hanno fatto
adottare la loro figlia da coniugi di un'altra congregazione
e
ora, vorrebbero riavere la loro figlia. Comprendiamo che
far adottare i propri figli da altri è una grave
responsabilità e soltanto i genitori possono
addossarsela. È vero che i genitori possono pensare che
facendo adottare i propri figli da altri abbiano in
senso materiale qualcosa in più di ciò che loro
potrebbero dare. Forse tali coniugi possono aver pensato
che facendo adottare la loro figlia da altri che sono
T.d.G., possa ricevere di più materialmente senza
essere trascurata in senso spir. Ovviamente quando un
figlio viene adottato da un'altra famiglia, il merito
familiare verso la bambina non è più della famiglia
originale, ma di quella che adotta. I genitori carnali
dovranno sperare che i genitori adottivi si mantengano
fedeli a Geova e provvedano addestramento alla figlia
data in adozione. Una tale decisione non è mai da
prendere alla leggera, comunque tale decisione è sempre
e solo dei genitori carnali e non degli A. Non crediamo
che gli A. debbano intervenire, a meno che la cosa crei
scandalo. In tal caso dovranno vedere come proteggere la
congregazione Se i coniugi a causa di questo fatto hanno perso
la reputazione nella congregazione allora gli A. dovranno vedere
se possono avere privilegi di servizio o no (SSL 8.3.82)
GENITORI CHE SI MOSTRANO NUDI AI FIGLI:
Alcuni genitori seguono i consigli di riviste mondane e
si mostrano nudi davanti ai figli mentre essi fanno il
bagno, con la giustificazione che agendo così
aiuterebbero i figli ad evitare il complesso della
morbosità. La Bibbia non insegna che per vincere
pensieri sessuali illeciti si debba mostrare la propria
nudità, ma insegna il contrario. (Pro 6:23) Chi pratica
il cosiddetto nudo familiare non potrà evitare di
incorrere nei guai che la Bibbia condanna, cioè
condotta vergognosa, impurità, fornicazione, incesto, e
simili. La Bibbia insegna che la prima coppia non
provava timore e vergogna della propria nudità. Ma dopo
il peccato essa cominciò a provare vergogna,
nascondendosi e coprendosi le parti intime. (Gen 3:6-13)
Era sorta in loro quella condizione d'animo chiamata
pudore, definito dai vocabolari "Sentimento di
riserbo e di vergogna nei confronti di tutto quello che
riguarda la sfera sessuale". È ovvio che tale
sentimento non si può vincere se non con la perfezione.
Pertanto tutte le teorie umane sono sottili inganni.
Difatti nella Bibbia è presentata come una cosa
vergognosa, come in Ri 3:18. È vero che il sign.