Materiale stampato dal sito INFOTDGEOVA.IT a cura di Achille Lorenzi

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Sunday, 16 December 2018 07:50
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:: LIBRO CONSIGLIATO

libro: Crisi di Coscienza

Crisi di coscienza.
Fedeltà a Dio o alla propria religione?
Parole franche di un testimone di Geova

Quasi nulla si sa dei "vertici" che guidano i Testimoni di Geova, di cosa accade durante le loro sedute deliberative, dei criteri che guidano le loro decisioni, spesso di enorme impatto nella vita dei fedeli: neppure gli aderenti ne sono al corrente. Terribilmente penetrante è il controllo esercitato sui "fratelli". Il libro testimonia il meccanismo che ha condotto uno di questi uomini, membro del Corpo direttivo, a entrare in una crisi di coscienza tale da fargli abbandonare il gruppo, e in esso una posizione di grande prestigio sociale, dopo 58 anni di appartenenza. (continua)

Spigolature
Non tutti sanno che...
Russell, colui che diede origine al culto, fino alla sua morte avvenuta nel 1916 si interessò di piramidologia. Era interessato soprattutto alla Piramide di Giza. Secondo lui la Piramide nelle sue misure descriveva la cronologia biblica e profetizzava cose che sarebbero dovute accadere nel futuro. Nel terzo volume degli Studi sulle Scritture, (1890) intitolato Venga il tuo Regno , si legge: "Noi ancora crediamo che la struttura di questa Piramide, così diversa da tutte le altre piramidi, sia stata stabilita dal Signore allo scopo di farne una Piramide e un testimone sia in Egitto che ai suoi confini. (Isa. 19:19) ... Mentre l'ulteriore, corroboratrice evidenza provveduta dalla Grande Piramide alla scritta Parola di Dio sara' un motivo in piu' per far gioire i santi, e' chiaro che la sua testimonianza servira' specialmente per il mondo del genere umano durante l'eta' del millennio".

:: LETTERE DALLA BETEL ::

Lettere che la Betel - sede romana dei Testimoni di Geova - ha inviato a degli "anziani" in risposta a domande su argomenti di vario genere. Queste lettere sono state inviate da un TdG nel forum Infotdgeova

INDICE DEGLI ARGOMENTI

  • Abbigliamento-acconciatura Adunanze Asilo Assemblee  

  • Associazioni non riconosciute Barba-baffi Battesimo

  • Cassa integrazione Collette Comitato di servizio Comitati giudiziari

  • Commemorazione Confetti e bomboniere Dichiarazione di fedeltà

  • Disassociati-dissociati Divorzio-separazione Domande bibliche

  • Falsa religione Famiglia, genitori, figli Feste Fidanzamento

  • Funerali Immagini, fotografie, fumetti, tatuaggi Lavoro armato

  • Lavoro legato a religione Lavoro secolare Lutto, tradizioni sui morti

  • Matrimonio, nozze Medicina Ministri di culto Neutralità Ospedali

  • Panettone, pandoro, uova pasquali Pionieri Raccomandazioni  

  • Rapporti di servizio Registrazioni congregazione Riassociazioni

  • Rimozioni, dimissioni Sala del Regno Trasfusioni, trapianti

  • Scuola Segnati Servizio di campo, visite ulteriori Sesso

  • Sindacati, sciopero Sorvegliante Spiritismo Studi biblici

  • Studio familiare Svago, ricreazione, caccia, pesca, sport

  • Tasse, leggi di Cesare Testamenti Trasgressioni varie


    CONFETTI E BOMBONIERE

    CONFETTI IN OCCASIONE DEL MATRIMONIO:
    Vorremo farti comprendere qual è il motivo per cui l'uso di confetti o di altre cose usate con sign. superstizioso non è raccomandato. Naturalmente i confetti, come pure tutti gli altri dolci, si possono mangiare a piacere. Usandoli però con significato. superstizioso sarebbe indice di debolezza spirituale. Ti indichiamo come riferimento il Km 7.67. Una pubblicazione, "Il Folklore" del Touring Club Italiano del 67, p 22 dice: "All'uscita della chiesa fino al luogo del pranzo di nozze, si ha il lancio di confetti, fiori, monete, grano, riso o sale sugli sposi, augurio di fecondità e di abbondanza". Troviamo dunque molto ragionevole scoraggiare l'uso di confetti o di altre cose simili in stretta connessione con credenze religiose. Ma al di fuori di ciò, non abbiamo obiezioni che si donino dolci, in genere in scatolette più o meno elaborate. Se hai compreso lo spirito, comprenderai anche il motivo per cui, se un cristiano con qualche incarico, pur conoscendo la veduta su certe tradizioni superstiziose, le osservasse di proposito, dimostrerebbe debolezza spirituale e perderebbe il suo incarico (EB:EQC 11.1.79)

    È ovvio che il confetto è un dolce qualunque. La sua forma è dovuta alla mandorla contenuta nel suo interno. Nessuna obiezione al consumo dei confetti in quanto tali. La questione da esaminare è il suo uso per es. in occasione di matrimoni. Come riferiva il Km 7.67 tale uso costituisce un augurio di fecondità agli sposi e deriva da consuetudini pagane. Non sarebbe pertanto appropriato seguire tale usanza in occasione del matrimonio. La bomboniera, salvo eventuali decorazioni idolatriche, è un contenitore artistico per dolciumi. In sé non presenta caratteristiche che la rendano sconsigliabile al cristiano. Perciò né i confetti né le bomboniere sono in sé riprovevoli, ma ciò che non si addice al cristiano è il loro uso in relazione a usanze pagane. - G 8.2.73 p 57 (FPA 7.9.79)

    Sappiamo che in passato i confetti hanno avuto relazione con le usanze pagane della fertilità. Per questo il cristiano saggio cercherà di evitare il loro uso per non dare l’impressione di fare auguri di fertilità e di sostenere pratiche di origine pagana. Comunque, se qualcuno dovesse farne uso per le sue nozze, non è una questione da comitato giudiziario Ad ogni modo se questo dovesse turbare diversi fratelli nella congregazione il fratello non è esemplare e non dovrebbe essere usato per nessun privilegio di servizio che lo ponga come es. dinanzi alla congregazione. Se è un SM o un A. e ciò che ha fatto o intende fare crea turbamento nella coscienza di alcuni, allora il corpo degli A. dovrà esaminare i suoi requisiti e se non è più libero da accusa e irreprensibile, dovrà essere rimosso. (SCC:SSB 24.7.81)

    Di solito in Italia le bomboniere vengono riempite di confetti. Secondo gli esperti di usi e costumi, l’origine di questa usanza può farsi risalire all’antico culto della fertilità, ed essa verrebbe seguita per augurare agli sposi prosperità e fecondità. Km 7.67 p 3 Col passar degli anni l’antico significato è andato scomparendo e la maggioranza delle persone segue l’usanza senza saperne il perché. Il cristiano, da persona ragionevole, si accerta sul significato delle cose e cerca di essere fedele anche nel minimo. Si potrebbe comunque osservare che secondo le tradizione vigenti in alcune regioni, per es. l’Abruzzo, almeno anni fa, i confetti venivano lanciati e offerti agli sposi come augurio per la loro fecondità (e non dagli sposi). Di solito oggi avviene il contrario in quando sono gli sposi a offrire le bomboniere con i confetti agli invitati. Forse anche questo fatto ha contribuito a far passare in secondo piano l’antico significato augurale. (FPA 8.2.82)

    SOSTITUIRE I CONFETTI CON I CIOCCOLATINI:
    Ci chiedi se sostituendo ai confetti dei cioccolatini in occasione del matrimonio il significato pagano dell'usanza non resti invariato. Crediamo sia una questione personale usare o no in tal modo i cioccolatini o altri dolciumi in sostituzione dei confetti. (Gal 6:5) Comunque in Fil 4:5 è riportata l'esortazione: "La vostra ragionevolezza divenga nota a tutti". La persona ragionevole non segue un'usanza senza conoscerne il significato. Quindi chi volesse sostituire i confetti coi cioccolatini dovrebbe chiedersi: Perché lo faccio? Che significato ha quest'azione? Perché penso di non dover usare i confetti? Perché credo che sostituendoli con altri dolciumi il problema sia risolto? Perché mi ritengo obbligato a fare bomboniere? Che effetto potrà avere la mia azione sugli altri, in particolare sui fratelli?  1Co 10:24, 24, 31-33; Ro 12:2. (FPA 25.8.80)

    Vogliamo precisare che consideriamo la sostituzione dei cioccolatini o delle caramelle ai confetti una questione strettamente personale, di coscienza. Così lo lasciamo decidere alla coppia stessa. Questo perché mentre per quanto riguarda i confetti abbiamo la chiara prova che hanno avuto origine da credenze pagane di fertilità, non abbiamo tali prove per quanto riguarda cioccolatini o caramelle. (SCC:SSF 11.11.80)

    Che dire delle coppie cristiane che decidono di sostituire i confetti con altri dolci, per es. cioccolatini, non legati al culto della fertilità? È una loro decisione personale. Se infatti decidono di offrire bomboniere, non avrebbe molto senso dare un contenitore vuoto. Alcuni decidono di donare agli ospiti un ricordino che non sia un contenitore così da non avere il problema della scelta dei dolci da inserirvi. (FPA 8.2.82)

    CONFETTI PER NASCITE O LAUREE:
    L'uso nuziale dei confetti ha a che fare con l'augurio di fecondità. Per cui nel caso delle lauree non ci sarebbe nessun nesso con tale augurio. La cosa potrebbe essere diversa per le nascite, essendoci, almeno sotto questo aspetto, un legame con gli auspici di fecondità. Senza stabilire una norma, crediamo che si debba sapere bene perché si fa o non si fa una cosa e quindi accertarsi che sia conforme ai princìpi cristiani - 2Co 6:17, 18. (FPA 25.8.80)

    ACCETTARE CONFETTI O BOMBONIERE CHE VENGONO REGALATI:
    Riconosciamo che l'uso dei confetti è legato a tradizioni religiose pagane collegate ai riti di fertilità, perciò il cristiano non vorrà certo usare i confetti nel suo matrimonio. C’è però differenza con l'accettare i confetti che gli vengono regalati? Se un cristiano usa i confetti per il suo matrimonio è lui che prende l'iniziativa e in effetti promuove tale tradizione pagana. Accettandoli invece, egli non promuove queste tradizioni, li prende e li mangia soltanto. Chi però li usa al suo matrimonio li ordina, li fa preparare e li distribuisce. Comunque il fratello che accetta i confetti potrebbe dare l'impressione di praticare tale tradizione? La sua coscienza è turbata sapendo l'origine della pratica? Se a queste domande dovesse dare una risposta positiva, allora deciderebbe di non accettarli. (SCC:SSB 26.1.82)

    Rispondiamo alla domanda su che differenza c’è se un cristiano usa i confetti per il proprio matrimonio o se accetta confetti offertigli da un incredulo e li mangia. Il cristiano conosce bene i legami che vi sono fra i confetti e i riti pagani di fertilità a cui sono legati. Quindi nel decidere se usare i confetti deve chiedersi: desidero col mio matrimonio che è un’istituzione divina, promuovere o incoraggiare tradizioni che hanno relazione col paganesimo? Si deve ammettere che se un cristiano usa confetti per il suo matrimonio, tutta l’iniziativa per il loro uso è sua. Egli li ordina, li paga e li distribuisce. È la stessa cosa invece quando un incredulo gli offre da mangiare dei confetti? In quest’ultimo caso la sola iniziativa è di prenderli e mangiarli. Ma sarebbe sufficiente questo perché egli incoraggi o promuova una tradizione pagana? Non crediamo. Vale lo stesso ragionamento per chi accetta dal datore di lavoro un dono in tempo di Natale. Accettarlo non significa promuovere la festa natalizia. Naturalmente un cristiano la cui coscienza lo turba all’idea di accettare tale dono, o di mangiare confetti offertigli da un incredulo, si asterrebbe dal mangiarli o dall’accettare il dono. (SCC:SSB 12.2.81)

    Dato che una sorella ha dato una bomboniera a un'altra sorella, sembra che sia stato annunciato alla congregazione che non si possono accettare bomboniere coi confetti. In questo caso vi è implicata la coscienza della persona che deve decidere se accettare o no i confetti. Chi accetta i confetti non è nella stessa posizione di chi li distribuisce. Non è lui che ha deciso di usare i confetti, non è lui a dare i confetti come augurio di fecondità. può darsi quindi che non veda nulla di male ad accettare la bomboniere come ricordo del matrimonio. Certo se la sua coscienza rimanesse turbata, allora sarebbe meglio non prenderli, ma è una decisione personale. (Ro 14:23; Gal 6:5; 1Tm 1:5, 19) Naturalmente la sorella che offre bomboniere per il suo matrimonio con confetti, non è esemplare. Quindi gli A. potranno considerare l'effetto che ciò ha sulla congregazione Se la cosa causa turbamento o disturba, si può prendere in considerazione se togliere i privilegi che ha. - W 61 p 511; W 65 p 223; G 8.2.73

    BOMBONIERE PER MATRIMONIO:
    La bomboniera di per sé è un semplice contenitore di dolciumi. Se è priva di simboli della falsa religione, non è un oggetto che contrasti con i principi scritturali. Spesso gli sposi desiderano lasciare agli invitati un ricordo della festa nuziale e a tale scopo ricorrono le bomboniere. È una loro decisione personale. Alcuni decidono di donare agli ospiti un ricordino che non sia un contenitore così da non avere il problema della scelta dei dolci da inserirvi. (FPA 8.2.82)

    CONFEZIONARE BOMBONIERE:
    Ci chiedete se può essere proclamatore un interessato che vende bomboniere senza raffigurazioni religiose. Riteniamo si tratti di una sua questione di coscienza. Non è qualcosa che di per sé lo squalifichi come procl. o gli impedisca d'essere battezzato. Potete solo aiutarlo a capire la necessità di agire in modo tale da non rimanere turbato nella sua coscienza, e anche dell'importanza di tener conto della coscienza altrui. (Ro 14:15, 19-22, 23) Lasciate poi che sia lui a prendere la propria decisione mentre lo spirito santo lo aiuta a crescere verso la maturità cristiana (FPA 30.8.79)

    Ci chiedete come devono essere considerate delle sorelle che lavorano in negozi dove vengono confezionate delle bomboniere per matrimoni, lauree, battesimi, cresime e comunioni. Non ci è chiaro cosa intendete con la parola "confezionare". Non sappiamo cosa fanno le sorelle nella preparazione delle bomboniere, specialmente quelle usate per cresime, comunioni e battesimi. Se intendete dire che le sorelle, oltre a mettere dentro le bomboniere dei confetti e decorarle, aggiungono qualche scritta che destina quella bomboniera allo specifico uso di battesimo, cresima o comunione pagana, allora in questo caso diventano promotrici di false pratiche pagane. Km 10.76 p 3 Il lavoro di queste sorelle quindi rende chiara la destinazione di queste bomboniere per una cresima o comunione? Se la risposta è sì, allora le sorelle sono promotrici di pratiche pagane. Se invece le sorelle si limitano solamente a preparare la bomboniera senza scritta e poi chi le compra le destina all'uso che ne vuole fare, allora la cosa rientrerebbe fra i casi di coscienza. Questo perché non sarebbero le sorelle che con il loro lavoro dispongono l'uso specifico delle bomboniere, ma le persone che le acquistano. (SCC:SSF 28.4.81)

    BOMBONIERE QUANDO NASCE UN BAMBINO:
    Vuoi sapere come dev'essere considerata l'abitudine di preparare bomboniere in occasione della nascita di un figlio e offrirle a tutti. Le bomboniere conterrebbero cioccolatini. Questa è una questione che rientra nella coscienza. Innanzitutto si dovrebbe esaminare attentamente se localmente questa pratica ha relazione con pratiche pagane dell’antichità. Bisogna vedere quale significato viene dato localmente a questa pratica. In questo modo si evita di essere coinvolti in pratiche pagane. (2Co 6:14-17) Inoltre sarebbe bene che ciascuno esaminasse la propria coscienza. È bene inoltre vedere se non si stia dando troppa importanza alle creature come nel caso dei compleanni. C’è qualche vanto da parte del padre per ciò che ha generato? Se c’è questo indebito onore per la creatura, la cosa non sarebbe lecita per un cristiano, non più del celebrare un compleanno. È anche importante considerare se seguendo una tale pratica non si possa fare inciampare qualcuno nella congregazione che forse prima la seguiva egli stesso.  1Co 8:9-13 (16.3.81)

    Per quanto riguarda il fare bomboniere quando nasce un bambino, ti invitiamo a leggere l'art. "Dovreste seguire l'usanza?" nella W 15.9.79 p 8. Vi sono indicati i princìpi di massima per stabilire se un'usanza ha origini pagane o no. Comunque, se localmente disponete di informazioni, forse attingendo a pubblicazioni dalle locali biblioteche o in altro modo, potreste prendere nota e farcelo sapere. (SCE:SSH 18.12.87).

    DICHIARAZIONE DI FEDELTA' MATRIMONIALE

    FIRMA E LEGALIZZAZIONE:
    In occasione della firma della Dichiarazione di Fedeltà Matrimoniale non si dovrebbe concedere l'uso della Sala e non vi saranno invitati e nessun discorso nuziale. La firma può essere fatta in una casa privata ed è logico aspettarsi che dopo tale firma i 2 sottoscriventi si comportino da persone sposate. Non sarebbe appropriato lasciar passare un considerevole periodo di tempo dopo la firma prima di andare a vivere insieme. Inoltre, quando i 2 che hanno firmato la Dichiarazione si sposeranno legalmente non sarà usata la Sala, essendo già riconosciuti come coniugi sia nella congregazione che presso i vicini. Possono decidere di sposarsi in Comune o avvalersi dei servizi di un M. di culto nominato dallo Stato. Ma non sarà concesso l'uso della Sala. Se il matrimonio viene celebrato da un M. di culto, la cerimonia nuziale come l'eventuale discorso potrà essere tenuta in una casa privata. Vi invitiamo a seguire gli sviluppi, incoraggiando i sottoscriventi a procedere appena possibile secondo l'impegno assunto nel cercare di legalizzare la loro unione. (SCB:SSB 8.3.90)

    CONVIVENZA EFFETTIVA PRIMA DI VENIRE IN CONTATTO CON LA VERITÀ:
    Per noi il termine 'convivenza' illustra la condizione di 2 persone le quali vivono assieme come farebbero 2 coniugi in maniera completa e si presentano alla comunità come tali. Questa non era la condizione dei signori in questione, dal momento che la loro convivenza si limitava allo stare assieme solo in parte della giornata. La verità perciò non li ha trovati a convivere assieme e quindi non possiamo accettare la loro Dichiarazione di Fedeltà Matrimoniale. Affinché possano essere accettati come T.d.G., dovranno lasciarsi cessando così una condotta che non può essere apprezzata da Dio. Una volta che saranno divenuti cristiani battezzati, allora si potrà prendere in considerazione la possibilità che firmino la Dichiarazione. La Società non accetta la dichiarazione presentata da persone non battezzate che non siano state trovate dalla verità nella condizione di convivenza. Chiaramente graverà sugli A. la responsabilità di appurare che i passi che faranno in futuro tali signori, siano sinceri. Loro si dovranno assumere la responsabilità di considerarli idonei o no. Se gli A. non saranno d'accordo noi non accetteremo la Dichiarazione. (SSE 8.6.84)

    NON CI SONO LIMITI AI PRIVILEGI:
    Ci chiedete se ci sono limiti nei privilegi che possono avere 2 fratelli uniti con voto di fedeltà matrimoniale. La risposta è no. Dal punto di vista scritturale sono pienamente accettati e pertanto non possiamo porre loro alcun limite ai privilegi di servizio da affidare se sono altrimenti qualificati. Però, se la loro posizione, essendo conosciuta da altri nella congregazione dovesse suscitare qualche problema nel momento in cui viene affidata una qualche responsabilità, allora ciò deve essere preso in considerazione dal corpo degli A. (SCB:SSD 4.4.80).

    DISASSOCIATI-DISSOCIATI

    USARE IL PULLMAN DELLA congregazione:
    In base a quanto è detto in 1Co. 5:11 e 2 Gio. 10 i cristiani devono cessare di mischiarsi in compagnia dei disassociati e neanche devono salutarli. W 1.1.82 p 24; 15.7.85 p 30, 31 Rispondendo alla vs. specifica domanda, sarebbe sicuramente errato permettere a disassociati di usare la corriera affittata per fare il viaggio per recarsi sul luogo dell'assemblea. Il problema deve essere risolto dai genitori dei minorenni disassociati. Il fatto di permettere a questi disassociati di usare la corriera non si può paragonare ad un atto umanitario, infatti non si trovano nell'estrema necessità e inoltre non è l'unica soluzione. I genitori con figli disassociati possono benissimo andare all'assemblea con il proprio mezzo o servendosi di mezzi pubblici. Pertanto come A. dovreste essere esemplari nell'aderire alla direttiva teocratica succitata (SCC:SSC 30.8.86)

    PRENDONO LETTERATURA IN SALA:
    È disposizione della società non permettere a un disassociato di avere pubblicazioni bibliche se non per una sua consultazione personale mediante un unico esemplare di ogni pezzo. Non potrà avere la possibilità di offrire pezzi della ns. letteratura ad altri. Per ottenere tali esemplari per uso personale, dovrà recarsi all'apposito reparto che si trova nella locale Sala del Regno. Se non vuole fare questo non saremo certo noi a fargli pervenire la ns. letteratura. È sbagliato che un A. si assuma l'incarico di consegnare letteratura ad un disassociato a domicilio (SCD:SSE 28.1.86)

    Se un disassociato o dissociato fa richiesta di abbonamento o di altra letteratura, viene indirizzato alla congregazione locale. Non è necessario fare un abbonamento perché riceva le riviste per uso personale. Potrebbe ritirarle personalmente nella Sala. (C 12.1.91) Casi particolari possono comunque essere valutati dal corpo degli A. Se la persona è sincera e ci sono validi motivi per credere che abbia serie difficoltà ad ottenere letteratura teocratica, si potrebbe disporre localmente di inoltrare un abbonamento tramite la congregazione Questo sarà comunque un'eccezione e non la regola che seguiamo in genere con le persone espulse (SCD:SSD 24.11.92)

    ALLE ADUNANZE, CANTARE, DIRE “AMEN” ARRIVARE QUANDO L’ADUNANZA È COMINCIATA:
    Il Km 12/74 spiega: "All'individuo disassociato non è proibito assistere alle ad. nella S.d.R. aperta al pubblico in genere finché si comporta correttamente". Il punto importante e il comportamento del disassociato alle ad. Egli dovrebbe starsene tranquillamente seduto, senza intrattenere conversazioni con i fratelli, partecipare o arrecare disturbo. Non è il caso di stabilire una regola precisa indicante quanti minuti prima o dopo l'adunanza. il disassociato dovrebbe entrare o uscire dalla Sala. Inoltre non c’è motivo per cui si dovrebbe impedire al disassociato di cantare i cantici e pronunciare la parola "amen" dopo le preghiere. Ciò rientra nelle iniziative dell'individuo. Le preghiere e i cantici sono parte integrante delle adunanze, a cui al disassociato è permesso assistere. (23.12.92)

    ASSOCIAZIONE CON PARENTI DISASSOCIATI:
    La W 1.1.82 p 31 mostra che il disassociato deve comprendere che con la disassociazione ha perso molte cose: "La piacevole compagnia dei fratelli, inclusa gran parte dell'associazione che aveva con i parenti cristiani". Cosa si intende con ciò? Innanzi tutto l'associazione spirituale? In altre parole non si intratterranno piacevolmente col disassociato nel consultare pubblicazioni, anche se usate in modo correttivo. Che dire dell'associazione a scopo di svago? La stessa rivista a p 30 dice: "I cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l'associazione non necessaria." Per ciò che riguarda l'intervento degli A. verso il fratello dedicato che ha un parente disassociato che non vive in casa, W 15.1.75 p 55 afferma: "In quanto ai disassociati che vivono fuori casa, ciascuna famiglia deve decidere fino a che punto li frequenterà. Questa non è una decisione che gli A. possono prendere per loro. Se un genitore va a visitare un figlio o a trovare i nipoti e gli è permesso entrare nella casa cristiana, questo non interessa gli A. Egli ha il diritto naturale di visitare i suoi parenti". Perciò lo stabilire quanto un cristiano potrà frequentare un parente disassociato è una cosa che egli stesso dovrà determinare. Ovviamente se dovesse mantenere un contatto evidentemente non necessario e la congregazione trovasse da ridire sul suo comportamento, verrebbe considerato non esemplare e gli verrebbero negati speciali privilegi di servizio (SCD:SSE 10.4.87)

    Sappiamo che la disassociazione non spezza i legami familiari. Nel caso della sorella disassociata ricoverata in ospedale per aver partorito, lasciamo alla personale coscienza dell'individuo, essendo suo parente, se andarla a trovare o no. Comunque non ci dovrebbe essere ragione per cui i fratelli non parenti vadano all'ospedale a trovarla (SCB:SSC 5.8.83)

    Se un fratello carnale insiste di passare le vacanze col proprio fratello dovrebbe essere ammonito facendogli notare il pericolo che incorre nell'avere associazione con questa persona. Se insiste nel volersi associare con tale persona allora valgono le informazioni della W 1.1.82 dove sono indicati i possibili motivi per cui un parente potrebbe anche associarsi ad un disassociato, solo comunque per stretta necessità. Ma passarci le vacanze insieme non è una di quelle cose strettamente necessarie. Quindi la persona potrebbe essere soggetta alla disassociazione se persiste in questo (SCB:SSC 5.8.83)

    Vi invitiamo a considerare la questione del fratello A. riguardo all’ospitare in casa propria il figlio disassociato, mantenere con lui rapporti di lavoro, accudirlo lavandogli la biancheria, ecc., di carattere strettamente personale. Non spetta alla congregazione valutare le circostanze e le necessità familiari dei propri componenti o determinare se un figlio debba o non debba essere ospitato da suo padre, anche se si tratta di un disassociato. Non crediamo neppure sia opportuno definire il padre complice della condotta errata del figlio perché lo ospita in casa sua. La cosa sarebbe diversa se il padre permettesse a suo figlio di avere una condotta riprovevole in casa, per es. se il figlio convivesse con un’altra persona, ospitare i due conviventi come se fossero marito e moglie. Quando si dovrebbe prendere in considerazione il comportamento del fratello e la sua esemplarità di nominato? Nel caso egli avesse associazione spir. con suo figlio, o tentasse di giustificare o scusare la sua condotta errata. Ks 103, 104 Crediamo che quanto abbiamo detto sia sufficiente per aiutarvi a ridimensionare il problema e aiutare la congregazione a non sindacare su questioni di carattere personale e familiare. Non è quindi il caso di concedere al fratello limiti di tempo perché cerchi sistemazioni familiari e di alloggio diverse o modifichi i suoi eventuali programmi di lavoro (SSD 20.12.94)

    Il libro Ks alle p. 1034 spiega che nessuno può porre delle regole sull’associazione che fratelli hanno con parenti disassociato, ameno che non vi sia associazione spirituale. O un tentativo di giustificare o scusare la condotta errata. La situazione attuale è che il figlio disassociato ora vive per conto proprio e in una condizione contraria ai princìpi delle Sacre Scritture. Il fratello dovrebbe tener conto di quanto indicato nella W 1.1.82 p. 30, dove è spiegato che un cristiano imparentato con un disassociato che non vive in casa con lui dovrebbe sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari. Quello che poi aggrava la situazione è che regolarmente accoglie il figlio con la convivente sia pranzando insieme che con altri parenti. Non dimostra così di approvare tacitamente la condotta del figlio disassociato? Non è questo un tentativo di scusare tacitamente una condotta errata come una convivenza? (Ks 118) Ci sembra di capire che c’è un’ulteriore aggravante, in quanto i contatti col figlio disassociato avvengono anche in presenza di altri fratelli battezzati. Essendo un A. nominato, dovrebbe essere esemplare nella sua condotta e dimostrarsi leale alle norme esposte nella Parola di Dio mantenendo così una buona coscienza. (1Tm 1:19, 3:7, 13; Tito 1:9) Per cui desideriamo che sia esaminata la sua situazione ed essere aggiornati sulla questione e sulle decisioni prese. (SCA:SSB 17.3.00)

    DISASSOCIATO PRESENTE AL PRANZO MATRIMONIALE:
    Ci informate che diversi fratelli hanno assistito ad un matrimonio nel quale era presente una persona disassociata e si sono anche intrattenuti al pranzo di nozze fino a perdere le adunanze della domenica. Pensiamo sia bene parlare con questi fratelli per metterli in guardia contro i pericoli che corrono mettendo al primo posto le cose materiali anziché le cose spirituali, come hanno fatto. Ci chiedete se sia sufficiente la correzione impartita o se si debba fare qualcos'altro. Questo dipende dall'effetto che l'azione ha avuto sulla congregazione Ha turbato diversi nella loro coscienza, suscitando forse critica verso tali fratelli? O forse sono inciampati dei fratelli o persone nuove? Se vi è stato qualche turbamento o inciampo nella congregazione, allora i fratelli che lo hanno creato potrebbero perdere i loro privilegi. Quindi, è compito degli A. determinare se esiste il turbamento e se è sì, determinare se sia necessario togliere dei privilegi ai fratelli che lo hanno creato. Quando le sorelle non sono esemplari, potrebbero perdere il privilegio di fare discorsi nella SMT, partecipare a dimostrazioni o interviste dal podio. Per quanto riguarda i SM si deve determinare se l'effetto prodotto sulla congregazione li abbia resi non più liberi da accusa o irreprensibilità. Dopo aver determinato questo il corpo degli A. dovrà prendere una decisione in merito (SCB:SSA 27.12.83)

    In occasione del matrimonio, se fosse presente il parente disassociato, i cristiani che sono stati invitati, "parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia". W 1.1.82 p 31. Tali invitati dovranno decidere il da farsi. Ovviamente i fratelli dovranno essere informati in anticipo se sarà presente al pranzo nuziale il parente disassociato, affinché possano assumersi le loro responsabilità di decidere senza essere oggetto di pressioni. Se venissero a conoscere della presenza del disassociato solo una volta presenti al ricevimento, sarebbero messi in notevole imbarazzo e difficoltà. Ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie azioni (SSE 15.9.84)

    La W 1.1.82 p 31 mostra che se una persona disassociata partecipasse ad un pranzo matrimoniale, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi. Pertanto chi organizza tale pranzo, inoltrando gli inviti agli ospiti, vorrà tener conto di questo fatto. Se decidesse di invitare il proprio parente disassociato, si dovrebbe assumere la responsabilità della decisione che può avere in ciò la congregazione Inoltre per lealtà verso i suoi conservi, dovrebbe informare gli altri invitati Testimoni che sarà presente una persona disassociata. Dopo averli informati, sarà loro responsabilità decidere se accettare o no l'invito. Nel caso accettassero, dovrebbero tener conto che se la congregazione trovasse da ridire, essi verrebbero squalificati dal rivestire incarichi di responsabilità (SCD:SSD 5.6.87)

    La spiritualità di alcuni è stata messa alla prova in relazione ai parenti disassociati. La W 1.1.82, p 31, § 23, dice: “Prendiamo il caso di un matrimonio di una coppia cristiana che dev’essere celebrato in una S.d.R. Che dire se c’è un ricevimento? Si permetterà al parente disassociato di essere presente? Lo si inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia, tenendo conto delle parole di Paolo riportate in 1Co 5:11”. Alcuni hanno cercato di giustificare la loro presenza a un ricevimento nuziale in cui erano presenti anche dei disassociati ragionando cosi: “Non sono seduto al suo stesso tavolo, per cui non sto mangiando con il disassociato”. La scrittura dice: ‘di cessar di mischiarci in compagnia di’ tali persone. Se chi organizza un ricevimento viola questa chiara istruzione invitando persone disassociate, ha l’obbligo di informarne tutti gli invitati in modo che questi possano decidere se essere presenti o meno. Se un A. o un SM manifestasse scarso giudizio sotto questi aspetti al punto da far sorgere in altri seri dubbi, potrebbe perdere l’idoneità scritturale a prestare servizio nell’incarico (1Tm 3:13). Non sostenendo la Parola di Dio, ha mancato di conservare la spiritualità della congregazione (Tito 1:9). Coloro che hanno privilegi extra nella congregazione, saranno spinti dall’amore a stabilire un buon es. che tutti possono seguire, prendendo la direttiva nel salvaguardare la congregazione dallo spirito del mondo (2Co 6:3). (Schema ad. A. col CO Mar. 99–Ago. 99)

    FIGLIO PUÒ PREGARE QUANDO È PRESENTE IL PADRE DISASSOCIATO?:
    Alla domanda se un figlio dedicato può pregare all'ora dei pasti a tavola quando è presente il padre disassociato, la risposta è no. Questo per il fatto che quando uno prega alla presenza di un disassociato la preghiera è una relazione spirituale col disassociato. Pertanto i familiari possono fare la preghiera per proprio conto e poi prendere il pasto (SPA:SSF 11.2.85)

    AVERE CONTATTI INGIUSTIFICATI CON UN DISASSOCIATO:
    Chi non tenesse in nessun conto l'ammonizione di non avere un'ingiustificata associazione con un disassociato, non sarebbe un esempio e potrebbe perdere gli speciali privilegi nella congregazione Oltre a ciò, se malgrado l'aiuto a vedere le cose dal punto di vista di Dio e forse ripetute ammonizioni, non smettesse di associarsi con la persona espulsa, potrebbe essere oggetto lui stesso alla disassociazione  W 1.1.82 p 26 (SSE 15.9.84)

    Ci presenti una situazione che riguarda una persona interessata che ha contatti con un disassociato. Il principio esposto in 1Co 5:11 risponde alla domanda. Se questa persona interessata vuole divenire un componente della congregazione deve sostenere il punto di vista di Geova espresso in questo versetto e troncare ogni rapporto con i disassociati. Certamente il proclamatore che tiene lo studio dovrebbe aiutare questa persona a capire e rispettare questo principio (SCD:SSD 27.3.91)

    DISASSOCIATI PER ADULTERIO CHE CONVIVONO:
    Ci portate all'attenzione il caso di 2 persone disassociate per adulterio che convivono. Come potete ben comprendere essi devono separarsi e smettere di convivere se desiderano essere riassociati. Le opere degne di pentimento passano ovviamente da questa strada. Per quanto riguarda la possibilità che lei viva insieme alla figlia nell'appartamento il cui affitto è pagato da lui, non crediamo che in questo sia nostra. responsabilità entrare. È una decisione che spetta a loro prendere. Naturalmente ella non sarebbe libera di frequentare lui o di agire come se fossero dei fidanzati. Se quando vi saranno le condizioni legali per farlo, essi decideranno di sposarsi, la congregazione potrebbe non avere nulla da obiettare, se si accerterà che l'ex marito, decidendo di separarsi legalmente dalla moglie, abbia inteso indicare il suo mancato perdono per l'adulterio. In tal caso si configurerebbero le condizioni indicate in W 1.4.75 p 223, 224. Spetterà comunque a voi determinare l’aspetto della questione (SCD 6.8.91)

    LAVORARE ASSIEME A UN DISASSOCIATO:
    Riteniamo che la decisione presa dal fratello di avvalersi dell'opera di un disassociato non sia saggia. Quindi sarà opportuno incoraggiarlo ad interrompere il rapporto di lavoro col disassociato appena sarà possibile. Se dovesse esistere un contratto molto probabilmente non si potrà sciogliere immediatamente, comunque farebbe bene per la sua salute spirituale e per il bene di tutti, ad interrompere il contratto di lavoro appena sarà possibile. Che dire della sua posizione in seno alla congregazione? Se dovesse venire criticato per aver assunto un disassociato non sarebbe più libero da accusa e dovrebbero essere rivisti i suoi requisiti. Quindi il corpo degli A. deve esaminare se il problema del fratello è divenuto causa di disturbo in seno alla congregazione Se vi è turbamento allora dovrebbe essere rimosso dall'incarico di SM. Ma qualora non fossero sorti dubbi in seno alla congregazione allora sarà sufficiente assistere il fratello perché prenda la decisione di non avvalersi più dell'opera di un disassociato onde eviti di essere possibilmente rimosso dall'incarico nel futuro (SCA:SSC 12.11.83)

    La W 1.1.82 p 24 tratta i problemi che possono sorgere in relazione agli affari e al lavoro quando una persona viene disassociata. Perciò si potrebbe indicare ai fratelli che continuando a lavorare alle dipendenze di un disassociato, che vi può essere il pericolo di poter rimanere influenzati da lui a danno della spiritualità e della relazione con Geova e con la sua organizzazione. Devono comprendere che la relazione esistente tra loro è cambiata e dovranno evitare in modo assoluto qualsiasi associazione sociale o spirituale con lui. Ma oltre a ciò devono anche riflettere sulla possibilità che rimanendo alle dipendenze del disassociato essi possono far inciampare qualcuno nella congregazione (1Co 10:32) Se ciò dovesse succedere, renderebbe necessario escluderli da privilegi speciali, non solo per quanto riguarda gli incarichi di A. o SM, ma anche dal fare la preghiera, fare parti dal podio e qualsiasi privilegio che li porrebbe davanti alla congregazione come esemplari. Per questo si dovranno invitare questi fratelli a considerare la cosa in preghiera per essere illuminati nella decisione da prendere. (Pro 2:1013) Facendo ciò potrebbero pensare che sia saggio lasciare il posto di lavoro valutando che sia più importante la salvaguardia della loro spiritualità che i vantaggi e la sicurezza economica che hanno rimanendovi. (Sl 37:5, 25; 55:22) Comunque lasceremo loro la decisione, e se decidessero di rimanere, dovranno assumersi la propria responsabilità dinanzi a Geova. (Gal 6:5) Però se rimanessero con un atteggiamento di sfida verso la decisione della congregazione per la disassociazione, forse criticandola presso altri o giustificando il disassociato o cercando di diminuire la gravità del suo peccato, allora sarà necessario parlargli in modo fermo, indicando il pericolo che corrono insistendo in tale atteggiamento. (Gal 6:1) Ma se decidono di rimanere solo perché non hanno sufficiente fede per lasciare la sicurezza economica del lavoro, lasceremo loro la responsabilità (SCB:SSA 26.3.84)

    Veniamo informati che un fratello ha assunto un disassociato alle sue dipendenze per lavoro. La W 1.1.82 p 24 e 26 parla solo di casi di chi è dipendente di un disassociato o di un datore di lavoro T.d.G. alle cui dipendenza lavora un disassociato. Ma non ci porta alla conclusione che una persona sia soggetta alla disassociazione. Egli potrebbe avere ragioni personali per l'assunzione di un disassociato, ragioni o motivi che noi non siamo autorizzati a esaminare o giudicare. Al §27 si parla di disassociare quelli che si associano ai disassociati, ma vi sono condizioni che devono esistere perché la persona sia soggetta alla disassociazione. Ad es. venivano indicati questi 3 punti: (1) una persona che si è schierata dalla parte del trasgressore; (2) deve essere ammonita e se necessario ripresa con severità; (3) se dopo l'ammonizione non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, potrebbe essere chiamata davanti ad un comitato giudiziario Ora, tornando al caso che stiamo considerando, sembra che non vi siano indicazioni che facciano pensare che il rapporto sia più che un rapporto di lavoro. Non ci sono evidenze che il fratello tenga compagnia al disassociato anche dopo l'orario di lavoro o che abbia rapporti sociali o spir. con lui. Quindi egli non potrebbe essere definito come quelli menzionati al §27. Perciò non dovrebbe essere chiamato davanti ad un comitato giudiziario Comunque, pensiamo che sarebbe opportuno che parliate con questo fratello per fargli vedere il pericolo che può correre stando tanto tempo con un disassociato anche se per lavoro. Se poi vi fossero molti fratelli che sono rimasti turbati da ciò che il fratello ha fatto, tanto che egli ha perduto la stima della congregazione, non sarebbe esemplare e non gli si dovrebbero dare privilegi. Se è un A. o un SM ciò si potrebbe riflettere anche sui suoi requisiti e voi A. potreste pensare che sia necessario esaminarli (SCB:SSA 20.4.84)

    ESSERE CLIENTI O FARSI CURARE DA UN DISASSOCIATO:
    Ci chiedete se è giusto farsi curare da un disassociato. Come voi sapete bene, coloro che sono leali a Geova non rivolgono ai disassociati né il saluto né la parola, questo perché seguono il consiglio di 2Gv 911. Ora nel caso in cui un cristiano fosse obbligato sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare un determinato rapporto con un disassociato, allora potrà discutere con lui su questioni di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d'amicizia sarebbero cose del passato. Coloro che sono implicati nel problema farebbero bene a chiedersi: È indispensabile che mi rivolga a questo disassociato per ricevere i suoi trattamenti? Potrei rivolgermi altrove? Che cosa penseranno i miei fratelli del fatto che mi faccio curare da un disassociato? Potrei col mio comportamento influenzarli in maniera negativa? Potrei io essere in qualche modo influenzato dal comportamento di questo disassociato? (SSC 24.2.84)

    Ci chiedi se i fratelli possono continuare ad essere clienti di un disassociato. Con questi fratelli possiamo ragionare se sia indispensable servirsi del negozio del disassociato e se non sarebbe meglio troncare ogni rapporto per evitare il pericolo di essere influenzati da lui in qualche modo. Poi lasceremo la decisione a loro. Naturalmente sempre che non abbiamo associazione spirituale o sociale col disassociato (SCB:SSA 26.2.84)

    QUANDO IL PROPRIO FIDANZATO VIENE DISASSOCIATO:
    Quanto esposto nella W 15.1.64 p 43 non è più da ritenere corretto. Rimane una responsabilità della persona credente decidere se sciogliere il proprio fidanzamento con una persona che è stata disassociata, anche se sotto certi aspetti potrebbe essere suggeribile. Dal momento che il credente decide di mantenere il fidanzamento, quali princìpi dovrebbero guidare coloro che si vengono a trovare ad avere un certo tipo di relazione col disassociato? La W 1.1.82 tratta tali princìpi che valgono sia per i genitori del disassociato, quanto per i genitori della sorella che desidera mantenere il suo fidanzamento. La rivista dice che potrebbe essere necessario discutere col disassociato questioni, per es. che riguardano il matrimonio o altre cose legate al fatto che verranno acquisiti dei legami di parentela, ma "le conversazioni spir. e i rapporti di amicizia sarebbero cose del passato". Parlando di coloro che rientrano nell'immediata cerchia familiare del disassociato, viene detto che "pur continuando a riconoscere i vincoli familiari, non avranno più alcuna relazione spir. con lui". Infine, riferendosi ai parenti che non vivono in casa col disassociato, aggiunge che "dovrebbero sforzarsi di evitare l'associazione non necessaria". (p 24, 28, 30) Questa dovrebbe essere la linea di condotta da rispettare. E responsabilità degli A. aiutare singolarmente coloro che sono interessati al problema a tener conto dei princìpi scritturali. È responsabilità degli A. determinare quando un'associazione con un disassociato va oltre il limite consentito dalla norma di Dio e intervenire, dopo ripetuti ammonimenti, con qualche misura disciplinare (SCD:SSD 14.1.92)

    Essendosi lui volontariamente dissociato, sarebbe bene consigliare la fidanzata di interrompere il fidanzamento. Comunque spetta a lei decidere visto che aveva già dato la sua parola al fidanzato prima che si dissociasse. Se ritiene di tener fede alla parola data è libera di farlo, è la sua decisione. La congregazione non interverrà. La situazione sarebbe diversa se uno si fidanzasse con una persona già disassociata. Naturalmente nel mantenere fede alla parola data la sorella non farebbe la scelta migliore spiritualmente parlando (SCA:SSF 10.2.83)

    Ci dite che una persona che studia la Bibbia al momento dell'inizio dello st. era fidanzata con un disassociato. Sembra che sia stato detto che se ella si battezzasse in questa condizione verrebbe disassociata, perciò è stato interrotto lo st. Crediamo che le circostanze richiedano una diversa soluzione del problema. Dato che questa persona non era a conoscenza della verità quando si è fidanzata col disassociato, la cosa rimane una sua decisione di coscienza. Sarà lei a decidere se continuare a rimanere fidanzata col disassociato e poi sposarlo. Quindi sarebbe appropriato continuare lo st., spiegandogli quali rischi spir. corre sposando un disassociato e lasciando la decisione finale a lei. 

    VISITE DEGLI A. AI DISASSOCIATI:

    NON SI SEGNA IL TEMPO COME SERVIZIO:
    Riguardo alla domanda sulle visite annuali ai disassociati, la W che spiega la disposizione delle visite ai disassociati non specifica che si debba contare il tempo come servizio di campo. Quindi, è bene attenersi alla regola indicata da Paolo in 1Co. 4:6 di ‘non andare altre ciò che è scritto’. La W 15.4.91 p 223, spiega che gli A. fanno queste visite con lo scopo di mostrare quanto sia misericordioso Dio e come si preoccupa di coloro che si sono allontanati da Lui. Gli A. considerano quindi queste visite come una parte della loro opera pastorale. Con questa ottica, crediamo non si debba segnare il tempo dedicato a tali visite come se fosse attività di evangelizzazione. (SCB:SSB 19.12.96)

    DIVORZIO-SEPARAZIONE

    DIVORZIO: BASTA LA CONFESSIONE DEL MARITO INCREDULO?
    Ci informi di essere separata legalmente da tuo marito e ti chiedi se il tuo legame è stato sciolto anche in senso scritturale. Come sai, solo l'adulterio può porre fine a detto legame in senso scritturale. (Mt 19:9) È necessario che l'adulterio si effettivamente avvenuto e non si tratti semplicemente di un sospetto. Ci vogliono prove concrete come la confessione del coniuge o dei testimoni. Nel tuo caso non disponi di testimoni. Comunque dici di aver registrato una telefonata di tuo marito nella quale egli afferma di essersi reso colpevole di adulterio. Il tuo caso è previsto nella W 1.4.78 p 31 che ti invitiamo a leggere per intero. Quindi, alla luce di quanto è indicato nella suindicata rivista, potresti consegnare una lettera al corpo degli A. precisando le tue intenzioni e confermando quanto ti ha comunicato tuo marito a proposito del suo comportamento immorale. Il locale corpo degli A. esaminerà la tua lettera e deciderà se ritenere valido quanto vi è scritto. In tal caso il tuo legame matrimoniale sarà considerato sciolto anche in senso scritturale e tu potrai, volendo, contrarre un nuovo matrimonio (SCA 9.4.87)

    LA MOGLIE HA OBBLIGHI DI ASSISTENZA VERSO IL MARITO SEPARATO?:
    Dici che tu e tuo marito siete separati legalmente. Ci chiedi se è ancora un membro della famiglia. Dal momento che la separazione non è avvenuta per adulterio siete scritturalmente ancora marito e moglie. Però, se egli non desidera vivere con te (lo dimostra avendo chiesto la separazione) tu devi decidere se vuoi presentarti alla congregazione come una donna sposata o separata. Il comportamento da tenere verso tuo marito si può determinare solo dopo che avrai deciso se considerarti una donna separata o sposata. Dici che non desideri tornare con lui. Ciò vuol dire che accetti la separazione legale. Ufficialmente quindi sei una donna separata. Devi quindi vivere in armonia con tale dichiarazione ufficiale. Se non dovessi far ciò potresti creare uno scandalo in quanto a tenere una condotta ambigua. Le domande: "In caso di bisogno è giusto che gli presti denaro? Quando si ammala gli devo fare assistenza?" non possono semplicemente avere come risposta un sì o un no. Come abbiamo detto scritturalmente egli è tuo marito in quanto non esiste un motivo scritturale per sciogliere il vs. matrimonio. A questo punto dovresti decidere o di ritornare a vivere con lui assumendoti e assolvendo tutte le responsabilità che il matrimonio comporta o di vivere come una donna separata accettando le conseguenze positive e negative che tale condizione comporta. Devi agire con determinazione per mantenere una buona coscienza (SCB:SSB 11.3.81)

    AVERE RAPPORTI SESSUALI COL CONIUGE SEPARATO:
    Ci chiedete se è necessario formare un comitato giudiziario per una sorella che, sebbene separata legalmente dal marito, continua ad avere rapporti sessuali con lui. Come noterete nella W 15.2.83 p. 31, essendo la coppia ancora sposata legalmente, che continuino ad avere rapporti sessuali fra loro non costituisce fornicazione. Pertanto la situazione non richiede l'intervento di un comitato giudiziario Nondimeno la W fa capire che se intendono continuare ad avere rapporti insieme, dovrebbero annullare la loro separazione legale, come è del resto possibile fare in Italia. Che dire se i 2 coniugi non fossero disponibili ad annullare la loro separazione e, nello stesso tempo, continuassero a frequentarsi e ad avere rapporti sessuali fra loro? Agendo in tale modo non mostrerebbero serietà. Nel caso specifico, la sorella, tollerando una tale situazione non sarebbe esemplare. Ciò potrebbe turbare la coscienza dei fratelli e suscitare critiche dentro e fuori la congregazione (1Co 10:31, 32) Per questo è necessario che parliate in modo chiaro alla sorella facendole capire che la sua condotta è equivoca. Dovrebbe chiedersi come la congregazione dovrebbe considerarla, se come una donna sposata o separata. Ella dovrebbe decidersi e definire la sua posizione, se non vuole recare biasimo sul nome di Geova e la sua congregazione Nel caso dovesse persistere in tale condotta equivoca, dovrebbe essere segnata. Se dopo essere stata segnata, persistendo nella sua condotta dovesse creare scandalo o grave turbamento nella congregazione si dovrebbe chiamare davanti ad un comitato giudiziario non per fornicazione, ma per scandalo e condotta dissoluta. - W 1.3.74 "Dom. Let." (SCB:SSB 11.6.91)

    FRATELLO CHE DESIDERA SEPARARSI DALLA MOGLIE INCREDULA:
    Se il fratello decidesse per sue ragioni di separarsi dalla moglie, è un suo problema personale. Noi non incoraggiamo il coniuge cristiano a lasciare l'altro coniuge solamente perché non è nella verità, infatti la Bibbia non incoraggia questo. Tuttavia se il fratello ha delle ragioni personali da mettere in evidenza che mostrino perché ha dovuto separarsi da sua moglie è un suo problema personale. Logicamente gli A. dovranno valutare la cosa per stabilire la maturità del fratello e se poterlo usare per avere incarichi nella congregazione Dovrà essere chiaro il fatto che se egli promuovesse la separazione legale da sua moglie, non mostra molta maturità, a meno che non ci siano delle ragioni scritturali. Se la causa è invece della moglie che non ha voluto seguire il marito e non lo vuole seguire tuttora nel luogo dove egli risiede è evidente allora che una certa responsabilità è anche della moglie, per aver causato la divisione della famiglia. Ora se il fratello dovesse avere la separazione legale e le sue figlie minorenni vengano assegnate alla moglie, è evidente che egli si trova nell'impossibilità di poter dar loro un valido aiuto spir. Quindi sono gli A. che devono stabilire fra l'altro, come è considerato nella congregazione perché potrebbe anche darsi che abbia delle ragioni valide per separarsi e che se il tribunale assegnerà le figlie minori alla madre egli non sia in grado di poter dare il dovuto addestramento, e questo è logico da capire. Però se la congregazione non ritiene di poter accettare il fratello come maturo a causa delle sue difficoltà familiari, egli non potrebbe ricevere responsabilità per quest'ultima ragione e non perché è separato dalla moglie. Quindi oltre a stabilire qual è la sua posizione in seno alla famiglia c'è anche da vedere come è considerato nella congregazione In base a ciò gli A. potranno stabilire quali privilegi il fratello potrà avere nella congregazione (SCA:CAB 31.10.75)

    SEPARARSI PERCHÉ È IN PERICOLO LA PROPRIA SPIRITUALITÀ:
    Quando di parla di serio pericolo della propria spiritualità, intendiamo che si possono verificare situazioni in cui, ed es. la moglie cristiana è impedita dal coniuge a frequentare le ad. oppure ad andare in servizio o comunque a studiare, o può darsi che il marito incredulo cerchi con la forza di costringerla a fare compromesso. Quando questo avviene, la spiritualità della moglie è messa seriamente in pericolo. A questo punto e non essendovi alcuna possibilità di soluzione, la donna cristiana potrebbe decidere di separarsi. Naturalmente, dovrà essere una decisione che prenderà dopo aver lungamente meditato sull’intera faccenda comprendendo che separandosi potrà risolvere alcuni problemi, ma è probabile che ne sorgano altri (SCA:SSF 1.10.79)

    CONIUGI CRISTIANI CHE DESIDERANO DIVORZIARE PERCHÉ NON VANNO D'ACCORDO:
    Siamo molto spiacenti che i problemi familiari abbiano fatto prendere la decisione a tali fratelli di ricorrere alla separazione. Ci informi che per il cattivo es. sono stati segnati nella congregazione e questo nonostante tutti gli aiuti offerti loro dal corpo degli A. Ci chiedi fino a che punto devono essere considerati segnati. Secondo Om 152, “quando sarà chiaramente evidente che l’individuo ha abbandonato la sua condotta disordinata”. Nel caso specifico potrebbe voler dire fino a che non si riconcilieranno tornando a vivere insieme. Oppure fino a quando il matrimonio non sarà stato sciolto dal punto di vista scritturale. Allora il coniuge innocente (o il coniuge vivente) potrebbe essere nuovamente accettato come un normale conservo. Comprendiamo che la situazione non sia alquanto facile. D’altra parte Gal 6:7 dice: “qualunque cosa l’uomo semini, questa pure mieterà”. W 1.11.88 p 2030 (SSB 1.2.89)

    Siamo spiacenti di sentire le difficoltà che hai avuto e che stai avendo col tuo coniuge che, da quanto abbiamo appreso dalla tua lettera, è anch'egli un fratello dedicato. Sappiamo che può non essere sempre facile tirare avanti con il proprio coniuge nella vita a motivo dell'imperfezione. Comunque sappiamo che Geova benedice coloro che si sforzano di applicare i Suoi santi princìpi nella vita coniugale. Quando succedono cose come quelle che ci hai descritto, spesso si scopre che ambedue le parti non stavano evidentemente applicando certi princìpi scritturali essenziali per la felice vita coniugale. Rispondiamo alla tua domanda, se divorziare da tuo marito sia antiscritturale. L'ap. Paolo affronta estesamente questi problemi in 1Co cap. 7. Paolo non incoraggia la separazione o il divorzio fra coniugi, benché riconosca che ciò potrebbe eccezionalmente accadere anche fra cristiani. (Ver. 10 e 11) Egli, benché riconosca la possibilità della separazione o del divorzio fra cristiani, fa nondimeno notare che a meno che non vi siano implicati precisi motivi scritturali, il matrimonio dinanzi a Dio rimane valido anche se legalmente sciolto. I 2 non potrebbero contrarre nuove nozze con un'altra persona, senza incorrere nel peccato della fornicazione. Per questo è importante che tu rifletta sui possibili problemi che potrebbero sorgere. Potresti correre il pericolo, non potendo risposarti, di commettere ciò che è in contrasto con la morale cristiana. Potrebbero sorgere difficoltà di natura economica, dovendoti sostenere in gran parte da te e questo potrebbe costituire un gravoso peso. Perciò mentre il divorzio potrebbe risolvere qualche problema, senz'altro te ne ritroveresti altri, forse maggiori. Con questo non vogliamo dire che tu non debba divorziare, perché rimane una tua personale decisione di cui sei tenuta ad assumerti la piena responsabilità. Ti diciamo quanto sopra solo per indurti a riflettere sulle possibili conseguenze che ne potrebbero derivare. Un'altra cosa dovresti considerare: dato che tu e tuo marito siete cristiani, divorziando non sareste esemplari davanti alla congregazione Per questo motivo alcuni privilegi potrebbero non esservi concessi a motivo della vs. mancanza di esemplarità. Pertanto potresti chiederti: se avessi applicato più pienamente le norme cristiane, alcune delle principali cause d'urto fra te e tuo marito si sarebbero evitate? Con uno sforzo coscienziosa da parte tua, la situazione potrebbe essere risanata? È solo giusto, prima di prendere qualsiasi decisione, che tu esamini te stessa per prima, per vedere sotto quali aspetti potresti adoperarti per trovare soluzioni alternative alla separazione o al divorzio. Quindi dopo aver riflettuto, dovrai prendere la tua decisione, accettando le responsabilità e le conseguenze che ne deriveranno. (SCB:SSB 10.4.90)

    Anche se la separazione dal proprio coniuge è una decisione di carattere personale, è saggio che gli A. offrano a chi si trova in queste situazioni, ripetuti consigli aiutandolo a capire il pensiero di Geova sull'istituzione matrimoniale. (Gen 2:24) Geova ci ha chiamati alla pace e dice di 'odiare il divorzio', e i suoi servitori dovrebbero avere lo stesso atteggiamento. (1Co 7:15; Mal 2:16) Nel ragionare con tali fratelli riconsiderate le informazioni della W 1.11.88 p 20-30. Naturalmente essendoci già una situazione di fatto che dura da anni, non può essere facile aiutarli a ragionare in maniera costruttiva. Ovviamente tali fratelli dovrebbero capire che qualsiasi sentenza di carattere legale possa essere espressa, essi rimangono scritturalmente legati come coniugi e non avranno la facoltà di risposarsi in base all'attuale situazione. Inoltre il loro atteggiamento potrebbe influire sulla possibilità che possano ricevere speciali privilegi nella congregazione non avendo un comportamento esemplare. (SCF:SSF 29.3.90)

    Ci dispiace apprendere che questi fratelli non applicano nella loro vita i princìpi biblici affinché la loro casa sia un luogo di pace e ristoro. Siete da lodare per gli sforzi che avete fatto per cercare di riconciliare tali coniugi e perché smettano di litigare. Desideriamo offrirvi alcuni consigli, onde possiate affrontare questo caso. Avete già fatto appello all'importanza di imitare Geova e applicare i Suoi consigli? (Efe 5:1, 2233)  W 1.11.88 p 15-30. Li avete ammoniti severamente perché stanno vituperando il nome di Dio? Hanno continuato a recare biasimo sul nome di Geova? Sono già stati segnati per la loro condotta disordinata? La situazione è degenerata al punto da recare notevole scandalo nella comunità e nella congregazione? Cosa dimostrano i fatti? Se la faccenda sta creando notevole scandalo dovreste chiamarli davanti ad un comitato giudiziario? Desideriamo anche parlarvi dei genitori del fratello. Stanno cercando di coinvolgere in queste beghe familiari del figlio, anche altri componenti della congregazione? Ritenete che la congregazione è danneggiata da questo vociferare? Se sì, parlate loro amorevolmente ma in modo fermo, avvertendoli di non parlare della questione con altri nella congregazione e fuori. Se persistessero, dovreste analizzare se sia il caso di segnarli. (1 Tess. 3:13-15) Se dopo la segnatura seguitassero in modo sfacciato e deliberato nel cercare di coinvolgere membri della congregazione nella disputa familiare del figlio, dovreste decidere di convocarli davanti a un comitato giudiziario per condotta dissoluta - W 1.3.74 "Dom. Let." (SCB:SSB 24.1.90)

    Ci dispiace apprendere che nonostante l'aiuto consistente che avete dato alla famiglia, il fratello abbia deciso di separarsi legalmente dalla moglie. Ci chiedete cosa dovreste fare al riguardo. Come detto nella W 15.4.85 p 30, se un componente della congregazione nonostante i ripetuti ammonimenti e consigli dovesse seguire una condotta non scritturale creando grande turbamento sia nella congregazione che nella comunità, allora forse sarebbe necessario prendere in considerazione la possibilità di segnarlo. Essendo sul posto e conoscendo tutti i particolari se riteneste che per proteggere il buon nome della congregazione è necessario intervenire in tal senso potete farlo. (SCC:SSC 14.6.91)

    CONIUGI CRISTIANI SEPARATI E MANTENIMENTO:
    Dal punto di vista legale, indipendentemente dalla richiesta di divorzio, in qualsiasi momento la legge consente alla sorella la facoltà di richiedere la revisione degli accordi stabiliti al momento della separazione consensuale sul mantenimento, visto che ella afferma di essere stata raggirata. Per¬tanto il fratello potrà trovarsi di fronte a nuove richieste economiche da parte della sua ex moglie, la quale comunque potrebbe approfittare della richiesta di divorzio per richiedere al giudice in tale contesto l’assegnazione del mantenimento economico. Se non troveranno un accordo, logicamente il fratello non ha la facoltà di scegliere tra divorzio giudiziale o consensuale, in quanto non può che chiedere di ottenere il secondo tipo. Dal punto di vista scritturale è chiaro che né il fratello né la sorella vorranno violare il principio di 1Co 6:17, rivolgendosi al tribunale per ottenere quanto desiderano. Per questo abbiamo scritto di incoraggiare la sorella a non procedere legalmente nei riguardi dell’ex marito, ma di procedere eventualmente secondo i passi di Mt 18:15-17. Pertanto se la sorella ritiene di essere stata ingannata e frodata potrà seguire la procedura di Mt 18 e se le evidenze sono indubbie il fratello dovrà sentirsi in obbligo di assumere le proprie responsabilità nei suoi confronti. Contrariamente se non dovessero emergere comportamenti scorretti da parte del fratello, la sorella dovrebbe rammentare che a suo tempo giunse già ad un accordo preciso con suo marito e quindi ora dovrebbe sentirsi moralmente obbligata ad onorare la parola data. (Sl 15:4; Mt 5:37) Non dovrebbe neppure ritenere che il fratello sia al presente moralmente obbligato a mantenerla sulla base di 1Tm 5:8, giacché scritturalmente non è più suo marito. È bene comunque ricordare che se vi fosse da parte del tribunale qualche provvedimento a favore della sorella, egli non dovrebbe sottrarsene. È necessario pertanto incoraggiare i fratelli ad affrontare il problema con spirito cristiano, altruismo e ragionevolezza. (SCD:SSD 8.6.94)

    DOMANDE BIBLICHE

    ESISTERÀ LA MORTE DOPO IL MILLENNIO?
    Siamo lieti di rispondere alla tua lettera con la quale ci chiedi se dopo il millennio esisterà ancora la morte. Le Scritture parlano dell'eliminazione della morte adamica alla fine del millennio, ma non dell'eliminazione della seconda morte. È infatti una prerogativa dell'Iddio Onnipotente avere la possibilità, in qualsiasi tempo, di eliminare eventuali ribelli. Che poi dopo il millennio ci sia qualcuno che si ribelli o no, questo è un altro discorso. Senza meno la prova a cui Dio sottoporrà il genere umano perfetto al termine dei mille anni sarà all'altezza del suo scopo, per cui chi ne uscirà vittorioso verrà scritto nel "libro della vita". Non abbiamo quindi alcun motivo per pensare che dopo il millennio qualcuno si ribellerà a Geova Dio. Tuttavia, almeno a livello di principio " anche dopo il millennio, come Geova conserverà la sua prerogativa di applicare la seconda morte ad eventuali ribelli" così gli uomini conserveranno il loro libero arbitrio. Che poi, come abbiamo già detto, nessuno più si ribellerà, non cambia la questione in linea di principio. Non è detto che una possibilità debba mai tramutarsi in un fatto. Possiamo quindi dire che dopo il millennio il genere umano diverrà immortale? È questione di intendersi sui termini. Biblicamente parlando, se per immortalità intendiamo avere vita in se stessi, senza dipendere dall'esterno, questa qualità, a parte Geova Dio, sarà prerogativa di Gesù e dei 144.000 membri della sua sposa. Il genere umano, come possibilmente anche gli angeli, dipende per la vita dall'ambiente esterno, ricava energia da fonti esterne. Nelle creature perfette questo processo si perpetua senza interruzione a meno che, per volontà di Dio, esso non venga a interrompersi. Non risulta che dopo il millennio l'uomo non avrà più bisogno di mangiare, bere, dormire, respirare, ecc. Possiamo quindi dire che avrà la vita eterna, ma non l'immortalità, anche se all'atto pratico la cosa possa non costituire una grande differenza. (9.1.82)

    USARE L'ESPRESSIONE "BUONA FORTUNA":
    In Gen 30:11 si legge che Lea pronuncia l'espressione "Con buona fortuna" in occasione della nascita del figlio Gad, nome che sign. "Buona fortuna". Evidentemente Lea si rallegrava della nascita di un figlio, e considerava ciò una buona fortuna, ossia una buona sorte o lieto evento. Che debba essere inteso così lo si capisce consultando varie versioni della Bibbia, come quella di Ricciotti che dice: "Disse allora Lia: 'Che felicita'. E gli mise nome Gad". Consultando qualche buon vocabolario risulta che la parola 'fortuna' assume vari significati come "buona sorte, complesso di circostanze, successo, ricchezza", ecc. Poi nella mitologia, cioè la dottrina dei miti e delle leggende, la fortuna era deificata, rappresentata cieca, coi piedi alati su una ruota. È in questo senso che se ne parla in Isa 65:11 "... quelli che mettete in ordine la tavola per il dio della Buona Fortuna". E siccome l'espressione 'buona fortuna' è comunemente associata dalla gente alla mitologia, il cristiano che vuole evitare di apparire superstizioso usa piuttosto espressioni diverse come 'buon successo, buona riuscita', ecc. (EB 11.3.82)

    DURATA DEI GIORNI CREATIVI:
    Ci chiedi delucidazioni in merito alla durata dei giorni creativi. Puoi consultare It-1 p 595 al sottotitolo “Durata dei giorni creativi”. Il computo do 7.000 anni per ogni giorno creativo è deducibile dalle evidenze circostanziali citabili, cioè dalla durata del 7° giorno di riposo di Dio. Il libro Buona Notizia 60, indica i vari riferimenti scritturali dai quali si deduce ragionevolmente, senza per questo essere dogmatici, la durata dei giorni creativi. Quando certi particolari sono soltanto deducibili da evidenze circostanziali, non crediamo sia saggio usare un linguaggio dogmatico. La Bibbia non contiene tutti i particolari che vorremo sapere, ma è un libro completo per far ottenere la salvezza. Risulta che la mancanza di interessanti particolari rende difficile a certe persone accettare la Bibbia come libro di verità. Questo è un modo in cui Dio mette alla prova le persone per conoscere se veramente cercano la verità. Vedi Vita scopo 12-67. (DC 27.12.90)

    GESÙ È MEDIATORE DI TUTTI?
    Ci chiedi se sia corretto usare il termine mediatore in riferimento a Cristo quando si dicono preghiere personali e pubbliche. Il libro Sicurezza mondiale, 101 dice: “Cristo non è il Mediatore fra Geova e l’umanità. È il Mediatore fra il suo Padre e la nazione dell’Israele spirituale, limitata a 144.000 membri”. Ora, se un cristiano non fa parte dell’Israele spir. farebbe bene ad attenersi alla spiegazione del libro. Uno potrebbe argomentare che il termine mediatore secondo i vocabolari può significare ‘opera svolta da chi interpone i suoi buoni uffici al fine di comporre una vertenza fra 2 contendenti o di facilitare a qualcuno il conseguimento di un determinato scopo’. Comunque, non è meglio attenersi ai termini biblici e dimostrare coerenza con le spiegazioni provvedute dallo schiavo fedele e discreto? In 1Gv 2:1, 2 Gesù viene definito “soccorritore, sacrificio propiziatorio” per tutto il mondo. Usando i termini biblici secondo il sign. dato dalla Parola di Dio si potranno elevare preghiere in modo appropriato (DC 14.5.87)

    ANDANDO IN AUTOMOBILE NON SI “ROVINA LA TERRA”?
    Non crediamo che ci possa riferire a Ri 11:18 all’automobilista che usa la macchina per andare al lavoro o al contadino che usa il trattore, o al passeggero che prende l’aereo, ecc., per quanto anche queste cose contribuiscono all’inquinamento. Sarebbe praticamente impossibile vivere oggi nel mondo senza contribuire involontariamente all’inquinamento. I cristiani non potrebbero nemmeno assolvere il loro dovere di proclamare la B.N. in tutta la terra se non potessero valersi dei moderni mezzi di comunicazione o stampa. La questione è indubbiamente diversa nel caso di coloro che per amore del profitto egoistico rovinano consapevolmente la terra. Basti pensare al potenziale di morte accumulato negli arsenali nucleari e a tutti gli esperimenti delle superpotenze. Certo nel nuovo ordine si troveranno metodi e tecnologie che non turberanno il paradisiaco ambiente naturale. L’avidità e le divisive barriere fra nazioni saranno cosa del passato e tutto questo faciliterà l’umanità ubbidiente nel rispettare le leggi della creazione fisica di Dio. Crediamo che si possa fare appello alla ragione, altrimenti, come disse l’ap. Paolo in 1Co 5:10 “dovremmo effettivamente uscire dal mondo”, nel qual caso non potremmo più assolvere il ns. mandato di predicazione. (FPA 14.1.82)

    STRATEGIA TEOCRATICA:
    Nella tua lettera ci fai la domanda se si può mentire per sviare i persecutori. Come soldati di Cristo prendiamo parte a una guerra teocratica. Quindi dobbiamo essere estremamente cauti nel trattare con i nemici di Dio. È giusto nascondere la verità ai nemici di Dio. Il caso di Raab ne è un es. Essa nascose le spie non solo con le azioni, ma anche con le parole. Giacomo la loda per aver manifestato la sua fede in Dio in questo modo indicando che essa ebbe l'approvazione di Dio per quello che aveva fatto. Gsè 2:4,5; Gia 2:25. Ciò sarebbe incluso nel termine 'strategia di guerra', come fu spiegato in W 1.8.56. Agire in questo modo è in armonia con le parole di Gesù in Matteo "mostratevi cauti come serpenti e innocenti core colombe". (Mt 10:16) Però, se in tribunale giuriamo di dire la verità e decidiamo di parlare allora si deve dire la verità. Ma in questo caso sé vi è l'alternativa fra parlare e tradire i ns. fratelli e tacere ed essere denunciati dal tribunale, metteremo il ns. benessere al 2° posto a favore dei ns. fratelli. Gv 15:13. (20.9.87).

    FALSA RELIGIONE

    FARSI CANCELLARE DAGLI ELENCHI:
    Ci chiedi se una persona che viene alla verità è necessario che si faccia cancellare dagli elenchi della religione a cui era associato. Il libro Verità 135 dice: "Dobbiamo comunicare loro che ci ritiriamo dalle loro org.". Questo non vuol dire che in ogni caso dobbiamo scrivere una simile comunicazione. Se non vi sono dubbi nella comunità di cui facciamo parte che ora siamo T.d.G. e non più cattolici, può non essere necessario comunicare la cosa per iscritto. In questo caso dipende dalla propria coscienza. Vi sono però delle nazioni in cui viene imposta una tassa per la religione. Il denaro raccolto dallo Stato viene poi versato alla chiesa di cui uno fa parte. In paesi dove esiste una tale tassa tutti i T.d.G. dovrebbero senz'altro farsi cancellare dagli elenchi della chiesa per evitare di contribuire a finanziare la falsa religione (CAD:SSC 5.5.78)

    Per quanto riguarda la necessità o meno di scrivere una lettera di dimissioni alla chiesa in cui si apparteneva in precedenza, potete notare ciò che viene indicato sul Km 7.66 p 3 (SCF:SSC 12.10.88)

    Nella ns. nazione italiana non è obbligatorio dover inviare una comunicazione scritta alla chiesa alla quale un cristiano era associato per puntualizzare la propria dissociazione, dal momento che, nel caso non lo facesse, non resterebbe alcun sostegno alla falsa religione. La cosa è diversa in quelle nazioni dove esiste per legge la disposizione di detrarre da ogni cittadino una percentuale di denaro da evolvere alla religione di appartenenza. Nel caso però l'individuo che vuol divenire un T.d.G. era una persona particolarmente conosciuta come attivista nell'ambito della religione alla quale apparteneva, allora sarebbe consigliabile che facesse notifica scritta della sua decisione (SCD:SSE 19.11.86).

    FAMIGLIA, GENITORI, FIGLI

    FIGLIA CHE MENTE E DISUBBIDISCE AI GENITORI:
    Voi disassociate ... per menzogna e continui sotterfugi, ma a quanto pare il problema riguarda i suoi genitori. Conveniamo che il suo comportamento è riprensibile, ma ella sta mentendo ai suoi genitori. Disassociandola perché mente ai genitori o non ubbidisce loro, ci si chiede che cosa hanno fatto i genitori per correggere la situazione e disciplinare la figlia. Non spetta al comitato giudiziario intervenire nelle questioni familiari per risolvere, è responsabilità dei genitori. La congregazione potrebbe ritenere segnata la sorella e non considerarla un es. da seguire. Gli A. potrebbero aiutare i genitori con appropriati suggerimenti e consigli affinché questi intervengano presso la figlia in modo più insistente e la disciplinino ma non crediamo che si debba andare oltre. Quand’è che il problema diventerebbe di competenza di un comitato giudiziario? Quando nella faccenda fossero implicati fratelli e sorelle della congregazione e il comportamento riprensibile della sorella fosse causa di inciampo e disturbo. Il comitato giudiziario potrebbe quindi anche disassociarla, ma il motivo sarebbe quello di scandalo pubblico, scandalo che si dovrebbe provare. Oppure può darsi che nella pratica di menzogna della sorella, vengano coinvolti fratelli della congregazione In tal caso sarebbe ugualmente giustificato l'intervento del comitato giudiziario Comunque in queste circostanze, prima di far intervenire il comitato giudiziario si dovrebbe fare ogni cosa per aiutarla, segnandola, privandola dei privilegi, intervenendo presso i genitori e disponendo di tenere con lei uno st. Se dopo ciò non si perviene ad un risultato positivo e la condotta della sorella nell'ambito della congregazione crea scandalo e turbamento, allora il comitato giudiziario sarebbe giustificato ad intervenire prendendo la decisione più opportuna. (SCA:SSF 26.1.81)

    Ci chiedete se per peccati come menzogna, architettare cose nocive o ribellione, se compiuti contro i genitori, è previsto l'interessamento di un comitato giudiziario La risposta è no. Il motivo è che il figlio non ubbidisce ai suoi genitori i quali hanno l'obbligo di disciplinarlo come indicano le scritture. (Efe 6:4; Pro 22:13, 14) In caso che i genitori non riescano a disciplinare il figlio possono ricorrere all'aiuto degli A. In caso di grave trasgressione, come immoralità, furto verso persone fuori della famiglia che di conseguenza coinvolge la congregazione allora vi è una base per l'intervento del comitato giudiziario Le trasgressioni che non creano scandalo o non coinvolgono la congregazione compiute da minorenni, implicano la responsabilità dei genitori ai quali i figli devono essere sottomessi (SCA:SSL 22.2.82)

    SCAPPARE DI CASA PERCHÉ NON VIENE AUTORIZZATO IL MATRIMONIO:
    Chi scappa di casa facendo le normali scappatelle solo perché i genitori non autorizzano il matrimonio, si rende colpevole di scandalo pubblico. Se si rende colpevole anche di fornicazione verrà chiamato a rispondere anche di questo peccato. Non bisogna permettere che queste abitudini tollerate dal mondo, siano tollerate o scusate nella congregazione Gal 5:9 (SSB 28.3.83)

    FIGLI MAGGIORENNI SONO RESPONSABILI DELLE PROPRIE AZIONI:
    Mentre ogni cristiano deve avere profondo rispetto e onorare sempre i genitori, giunta l’età maggiorenne egli è dinanzi a Dio autorizzato a prendere le sue proprie decisioni, anche se queste dovessero contrastare il parere dei suoi genitori. Mentre sotto la legge mosaica l’autorità dei genitori era molto ampia, oggi non siamo sotto tale legge. In questi casi per determinare quando i figli sono maggiorenni accettiamo ciò che dice la legge di Cesare. In Italia l’età in cui si diviene maggiorenni è 18 anni. Perciò dai 18 anni in poi il cristiano assume le proprie responsabilità per le decisioni che prende. In questo non deve però mai mancare di onorare e rispettare i genitori (SCC:SSB 28.4.81)

    CONIUGI CRISTIANI HANNO FATTO ADOTTARE LA FIGLIA:
    Ci dite che 2 coniugi della vs. congregazione hanno fatto adottare la loro figlia da coniugi di un'altra congregazione e ora, vorrebbero riavere la loro figlia. Comprendiamo che far adottare i propri figli da altri è una grave responsabilità e soltanto i genitori possono addossarsela. È vero che i genitori possono pensare che facendo adottare i propri figli da altri abbiano in senso materiale qualcosa in più di ciò che loro potrebbero dare. Forse tali coniugi possono aver pensato che facendo adottare la loro figlia da altri che sono T.d.G., possa ricevere di più materialmente senza essere trascurata in senso spir. Ovviamente quando un figlio viene adottato da un'altra famiglia, il merito familiare verso la bambina non è più della famiglia originale, ma di quella che adotta. I genitori carnali dovranno sperare che i genitori adottivi si mantengano fedeli a Geova e provvedano addestramento alla figlia data in adozione. Una tale decisione non è mai da prendere alla leggera, comunque tale decisione è sempre e solo dei genitori carnali e non degli A. Non crediamo che gli A. debbano intervenire, a meno che la cosa crei scandalo. In tal caso dovranno vedere come proteggere la congregazione Se i coniugi a causa di questo fatto hanno perso la reputazione nella congregazione allora gli A. dovranno vedere se possono avere privilegi di servizio o no (SSL 8.3.82)

    GENITORI CHE SI MOSTRANO NUDI AI FIGLI:
    Alcuni genitori seguono i consigli di riviste mondane e si mostrano nudi davanti ai figli mentre essi fanno il bagno, con la giustificazione che agendo così aiuterebbero i figli ad evitare il complesso della morbosità. La Bibbia non insegna che per vincere pensieri sessuali illeciti si debba mostrare la propria nudità, ma insegna il contrario. (Pro 6:23) Chi pratica il cosiddetto nudo familiare non potrà evitare di incorrere nei guai che la Bibbia condanna, cioè condotta vergognosa, impurità, fornicazione, incesto, e simili. La Bibbia insegna che la prima coppia non provava timore e vergogna della propria nudità. Ma dopo il peccato essa cominciò a provare vergogna, nascondendosi e coprendosi le parti intime. (Gen 3:6-13) Era sorta in loro quella condizione d'animo chiamata pudore, definito dai vocabolari "Sentimento di riserbo e di vergogna nei confronti di tutto quello che riguarda la sfera sessuale". È ovvio che tale sentimento non si può vincere se non con la perfezione. Pertanto tutte le teorie umane sono sottili inganni. Difatti nella Bibbia è presentata come una cosa vergognosa, come in Ri 3:18. È vero che il sign. primario di tale scrittura ha relazione alle cose spir., ma tale consiglio non avrebbe valore se la nudità fisica fosse approvata. Utili osservazioni in merito si possono trovare nella G 22.11.82 p 7. La vigorosa esortazione della Parola di Dio che ogni cristiano deve ricordare è quella di Efe 5:35 che ogni genitore vorrà applicare per condursi nella purezza e nella santità (SCC:SSF 28.6.84).

    FESTE

    ACCETTARE DONI O CIBO IN OCCASIONE DI FESTE:
    Rispondiamo se è lecito o no che i bambini dei T.d.G. accettino un dono dal municipio in occasione dell'Epifania. Che un cristiano accetti in dono del cibo o altre cose è una cosa che deve decidere personalmente. Un cristiano potrebbe pensare che essendo il dono legato alla festa del 6 gennaio e cioè una festa religiosa pagana, accettarlo sarebbe contro i princìpi cristiani. Naturalmente, nessun cristiano vorrebbe in qualsiasi modo partecipare attivamente alla celebrazione di una festa religiosa. Perciò, mentre potrebbe pensare che non viola princìpi cristiani accettando il dono, non vorrebbe partecipare attivamente alla festa stessa. I cristiani non prendono parte a ricevimenti nei giorni festivi e quindi sarebbe sbagliato per un cristiano partecipare alla festa. Ma anche se è lasciato alla coscienza decidere se accettare o no questi doni, dovrebbe prendere in considerazione l'effetto che può avere la sua azione sulla congregazione e sulla comunità che lo conoscono come T.d.G. Potrebbero ricevere l'impressione che i T.d.G. celebrano il 6 gennaio? Potrebbe essere questo un motivo per biasimarli quando stampano riviste con art. che mostrano come queste feste sono di origine pagana ed evitate dai cristiani? Certo nessun cristiano vorrebbe dare l'impressione che sostiene pratiche pagane o della falsa religione e dovrà riflettere anche su questa possibilità prima di accettare tali doni. Comunque è responsabilità di ogni cristiano stabilire se sarà appropriato accettare tale dono  Gal. 6:5 (SCB:SSA 24.3.86)

    Rispondiamo alla domanda se è lecito mangiare cibo comunemente usato per celebrare festività pagane. Accettare dal datore di lavoro un dono in tempo di Natale, non sign. promuovere la festa natalizia. Ciò è dato al dipendente del datore di lavoro in riconoscimento del fatto che è stato alle sue dipendenze per un certo periodo di tempo. Naturalmente il cristiano la cui coscienza lo turba all’idea di accettare tale dono, si asterrebbe dall’accettarlo. Paolo in 1Co 10:25 dice: “ Continuate a mangiare ogni cosa che si vende al macello, senza informarvi a motivo della vs. coscienza”. Che dire quando si tratta di un cibo come il panettone o l’uovo di pasqua, che sono comunemente associati o usati per celebrare feste pagane? Paolo risponde: “Ora circa il mangiare cibi offerti agli idoli, sappiamo che l’idolo non è nulla ...” (1Co 8:4; 10:30) Il cibo quindi non è contaminato solo perché è usato per celebrare feste pagane. Chi lo mangia non per festeggiare, ma per cibarsi, non diventa idolatra od apostata semplicemente mangiandolo. Mangiandolo infatti non promuove tale festa pagana. Naturalmente se abbiamo dubbi circa il mangiare o pensiamo che mangiandone potremo far inciampare qualcuno, non lo mangeremo anche se è lecito mangiarne. (Ro 14:22, 23; 1Co 10:23, 32) Così, in questi casi prima di mangiare qualsiasi cosa, chiediamoci: perché lo mangio? Come mi sento nella coscienza quando lo mangio? C’è pericolo di far inciampare qualcuno mangiando in quell’occasione? (SCC:SSB 12.2.81)

    Per quanto riguarda il fratello che riceve visita da parenti del mondo i quali gli portano cibi che hanno relazione con una festa della falsa religione e desiderano mangiarli insieme, ti preghiamo di consultare la G 8.2.73 p 7. Vi troverai indicato il principio implicato. Se il fratello ricopre incarichi di responsabilità, ha una ragione in più per stare molto attento a quello che fa. Se perdesse il rispetto della congregazione potrebbe forse non avere più i requisiti per assolvere il suo speciale incarico di servizio  1Co 8;12; Tito 1:6 (FPA 14.10.81)

    ESSERE PRESENTE A FUNZIONI O PARTECIPARE A BANCHETTI:
    Sappiamo che i riti religiosi sono pagani con cui un cristiano non vorrebbe mai immischiarsi partecipando attivamente o in qualche modo. Il fatto di assistere come semplice osservatore, mentre in un luogo della falsa religione si svolge un rito pagano, non è in se stesso peccato. Ad es. Naaman doveva entrare in un tempio pagano per accompagnare il re ed assisterlo personalmente mentre adorava. Però Naaman stesso non avrebbe partecipato al rito al quale partecipava il suo re. (2 Re 5:1719) Il semplice fatto di essere nel tempio non lo rendeva reo di aver compiuto un atto di falsa adorazione. La stessa cosa si può dire di mangiare ad un banchetto fatto in associazione a questi riti falsi. Il semplice mangiare ciò che si potrebbe dire carne sacrificata agli idoli perché associata a questi riti pagani, non renderebbe una persona partecipe. A questo riguardo ricorderai che Paolo mangiava carne che era stata sacrificata agli idoli, e in 1Co egli ne spiega perché si sentiva incoscienza di fare ciò. Però anche se tutto ciò non costituisce un atto di apostasia, ogni cristiano ed in particolar modo quelli che occupano una posizione di responsabilità, deve considerare fattori come la propria coscienza e quella altrui. Ad es. il fatto che si è presenti a certi riti, potrebbe turbare la coscienza del cristiano stesso e in questo peccherebbe. (Ro 14:23) Inoltre c'è il pericolo di essere coinvolti nel rito stesso o per debolezza o per timore, essendo circondati da falsi adoratori. In tal caso la persona diverrebbe un apostata. Specialmente se è un A. o SM che deve essere un es., è importante considerare i fattori ora detti ed anche la coscienza altrui. (1Co 10:32) Paolo sentì molto la responsabilità di non far inciampare i suoi fratelli. quindi benché non considerasse peccato mangiare carne sacrificata agli idoli, dichiarò che si sarebbe astenuto se avrebbe fatto inciampare un fratello. (1Co 8:13) Potrebbero esserci dei fratelli che nella congregazione vedendo un A. o un SM o qualcun altro che ha responsabilità entrare in un tempio di idoli, potrebbero perdere la fiducia e la stima, considerando inappropriato il suo comportamento. In tal caso il fratello verrebbe a perdere i suoi requisiti e quindi potrebbe essere rimosso dall'incarico  1Tm 3:2, 10 (SCC:SSB 11.9.81)

    La scrittura di 2Co 6:14 indica che il cristiano non può partecipare ad atti apostati. Essendo presente però ad una funzione della falsa religione non vuol dire automaticamente partecipare. Può essere un silenzioso osservatore, mentre chi partecipa è uno che si unisce agli altri compiendo atti che lo identificano parte della falsa religione. Comunque, un A. o un SM, un P. o chiunque abbia una responsabilità nella congregazione che è presente ad una cerimonia della falsa religione deve tener conto dell'influenza che la sua decisione ha sugli altri, nella congregazione e al di fuori. Se qualcuno dovesse inciampare o dovesse criticarlo per la sua azione, perdendo la libertà di parola, l'irreprensibilità, sarebbe rimosso dall’incarico. (1Co 8:8-13) Tali circostanze devono essere considerate attentamente per non mettersi in difficoltà, essendo indotti a commettere un'azione errata, e per non creare motivo di scandalo o inciampo. Il cristiano maturo saprà agire di conseguenza (SCB:SSD 10.10.80)

    SORELLA CHE È OBBLIGATA DAL MARITO A PARTECIPARE AL BANCHETTO FESTIVO:
    Ci chiedi come dovrebbe comportarsi la sorella il cui marito la obbliga a consumare un pasto in occasione del festeggiamento in casa sua di un compleanno o un battesimo. Naturalmente il marito è capo della casa. È nei suoi diritti stabilire di celebrare compleanni, battesimi se questo è il suo desiderio. Mentre è vero che il pasto è dedicato agli idoli essendo disposto per questa speciale occasione, l'ap. Paolo mangiava carne sacrificata agli idoli ma non per questo diventava apostata. Comunque questa è una decisione personale che la sorella affronterà. Essa dovrà decidere in coscienza se si sentirà di mangiare questo pasto sapendo che è stato preparato proprio in onore a riti pagani. Se lei decidesse di farlo, perché la sua coscienza glielo permette, nessuno dovrebbe obiettare  W 1.11.80 (SCC:SSB 11.9.81)

    FAMILIARI INCREDULI VOGLIONO FARE L'ALBERO DI NATALE IN CASA:
    Secondo le Scritture il marito e capofamiglia ha la responsabilità di fare in modo che la sua famiglia riceva la dovuta assistenza e guida sia spir. che materiale. (1Tm 5:8) Anche se la moglie è incredula deve fare in modo che i figli piccoli ricevano la dovuta educazione e ammaestramento spir., sia in casa che nella S.d.R. D'altra parte però dovrà concedere alla moglie la libertà di adorare Dio a modo suo. Ciò può significare lasciarle tenere le immagini, e anche fare l'albero di Natale. Comunque non le permetterà di tenere gli idoli per tutta la casa o all'esterno d'essa. Cosa può fare se non l'ascolta nonostante il fatto che egli le abbia fatto capire, in maniera decisa, che non è d'accordo e che è dispiaciuto che lei tenga le immagini o faccia l'albero di Natale? Può concederle di tenere tali immagini dal suo lato del letto, cioè deve essere evidente che il fratello non vi ha niente a che fare. Lo stesso dicasi per l'albero di Natale. Non le permetterà di addobbarlo in un luogo dove sembra che tutta la famiglia sia d'accordo, ma in un luogo riservato solo a lei. Per esaminare la posizione del fratello, chiedetevi: le ha permesso più di una volta di addobbare tale albero in un luogo che coinvolgeva tutta la famiglia? Chi ha comprato e portato a casa l'albero e le cose necessarie per l'addobbo? Ha collaborato in qualche modo o ha permesso ai figli di parteciparvi? Se ha fatto compromesso, dovrete chiamarlo a rendere conto dinanzi ad un comitato giudiziario (SCC:SSF 2.4.84)

    Ci informate che una sorella ha permesso alla figlia maggiorenne di allestire un albero di natale in casa sua. Dicendo in casa sua pensiamo che questa sorella è affittuaria o proprietaria della casa e che la figlia abiti con lei e non viceversa. Se le cose stessero così, la sorella si è resa complice nel promuovere una festa pagana. In tal caso la questione dovrebbe essere trattata da un comitato giudiziario L'albero di natale ha origine pagane e chi ne allestisce uno in casa sua o permette ciò, essendo in autorità in quella casa, diventa partecipe con un idolo. (2Co 6:14-18; 1Co 10:18-22) Nel libro "Le due Babilonie", è scritto: "L'albero di natale è Nimrod redivivo, il dio ucciso ma tornato a vivere". La cosa però assumerebbe un aspetto diverso se la madre ha permesso alla figlia di allestire l'albero nella camera dove dorme la figlia. Questo perché essendo una camera privata, usata dalla figlia, lei potrebbe solo aver concesso la libertà di seguire la propria adorazione alla figlia, rispettando la sua libertà come anche noi desideriamo di essere liberi di praticare la ns. adorazione. Ciò è simile al caso in cui un marito cristiano permette alla moglie incredula di avere nella camera da letto, dalla parte del letto o della camera, le sue immagini religiose, rispettandone così la libertà religiosa. Non sarebbe una questione giudiziaria - Gsè 23:15 (SCC:SSB 9.2.82)

    ANDARE ALLA FESTA DELL’UNITÀ:
    Se uno si limita semplicemente a pagare un biglietto per entrare ad una festa dell'Unità per vedere gli spettacoli che sono presentati, senza partecipare attivamente ad alcuna forma di politica, come contribuendo per la festa facendo qualche lavoro o facendone pubblicità, la cosa rimane una questione personale. Però anche in questo caso se la sua condotta fa inciampare diversi nella congregazione tale persona non dovrebbe ricevere privilegi. Se non fa nulla che violi la sua neutralità ma paga semplicemente un biglietto come pagherebbe per andare al cinema, non è una questione giudiziaria (SCB:SSA 20.9.83)

    Crediamo che sia poco saggio che i fratelli assistano a feste dell'Unità, comprino giornali di partito o frequentino Bar gestiti da partiti, anche se si limitano a prendere un caffè o partecipare ai divertimenti provveduti in tali feste locali. Questa associazione potrebbe portarli a violare il principio di 1Co 15:33. Inoltre, quale impressione potremmo dare sia ai fratelli che a quelli del mondo che ci vedono a tali feste o che frequentiamo tali locali? Potrebbero concludere che siamo noi membri di tali partiti? E se vi è questa possibilità, vorrebbe un cristiano interessato di mantenersi senza macchia dal mondo, correre un tale rischio? (Gia 1:27) Non potrebbero quelli del mondo essere indotti a credere che anche i T.d.G. appartengono a partiti politici? Non potrebbero i fratelli inciampare? (1Co 10:32, 33) Perciò pensiamo che voi A. fate bene a scoraggiare tali abitudini, appellandovi al desiderio dei fratelli di non fare inciampare nessuno, né quelli del mondo, né tantomeno i loro fratelli di fede. Comunque una volta che li consigliate, lasciate a ciascuno il proprio carico di responsabilità se decidesse di non aderire ad esso. (Gal 6:5) Però, nel caso tali fratelli persistessero in queste abitudini causassero turbamento di diversi nella congregazione o nel caso cercassero di persuadere altri a fare altrettanto, allora gli A. dovranno prendere in considerazione se non sia il caso di segnarli (SCB:SSA 14.11.84)

    ANDARE A LUNA PARK O FIERE DURANTE FESTE DELLA FALSA RELIGIONE:
    Desideriamo innanzitutto dirti che andare o meno al Luna Park o Fiere organizzate in occasione di certe festività religiose pagane, si tratta di una questione personale e di coscienza. Naturalmente quando questo non violi direttamente la legge di Dio sull'idolatria, partecipando per es. a sfilate e cortei religiosi o essendo implicati in qualche altra cosa che ha a che fare direttamente con la falsa religione. Viceversa, sarà ogni singolo cristiano a decidere come comportarsi, agendo in armonia non solo alla sua coscienza, ma vorrà evitare di fare inciampare la coscienza altrui sia nella congregazione che fuori d'essa. A questo riguardo ricorderai un caso analogo accaduto presso la congregazione di Corinto nel 1° sec. Ti invitiamo a leggere W 1.1.83 p 24 al sottotitolo: "Che effetto avrà su gli altri" che oltre a presentare il problema dà utili suggerimenti su come comportarsi in situazioni simili. Inoltre leggendo tutti e 2 gli art. di st. avrai un'idea più chiara sul come agisce la ns. e l'altrui coscienza. Infine per quanto riguarda i nominati a maggior ragione vorranno sempre assicurarsi che quello che dicono o fanno non rechi qualche disturbo all'interno della congregazione Si potrebbe arrivare anche alla disamina dei requisiti qualora la condotta di un nominato ha recato un certo scandalo. (15.1.87)

    NOME DI UN A. È APPARSO SUL PROGRAMMA DI UNA FESTA:
    Rispondiamo alla lettera in relazione al fatto che il tuo nome è apparso sui programmi della "fiera di S. Lucia". Ci chiedi qual è la tua posizione presso la congregazione e rispetto alla verità. Dici che comprendi come la cosa potrebbe aver influito negativamente sugli altri. Avendo compreso ciò devi agire in armonia con Ro 14:23. Non devi permettere in alcun modo che il tuo nome sia stampato su alcun programma o manifesto che ha relazione con avvenimenti legati alla falsa religione o alla politica. Da quanto ci hai raccontato non possiamo dire che ti sei reso colpevole di apostasia. Comunque non hai agito con saggezza. Sarebbe stato opportuno che tu non fossi stato per nulla presente. La cosa che il corpo degli A. deve determinare è se a motivo di tale atteggiamento hai ancora i requisiti per servire come A. o no. Pur comprendendo la tua buona fede è necessario determinare fino a che punto la cosa ha creato scandalo. Con ciò non vogliamo dire che gli A. debbano andare in giro a chiedere ai procl. cosa ne pensano sulla faccenda. Devono tener conto di ciò che già sanno e della propria coscienza (SCB:SSB 10.3.81)

    BALLARE E MASCHERARSI A CARNEVALE:
    Perché vi sia apostasia devono esserci le prove delle azioni descritte nel Ks voce "Apostasia" dove si legge: "Insegnare false dottrine, sostenere o promuovere una falsa religione o le sue feste". Il carnevale, benché sia un festeggiamento mondano, non è religioso, è piuttosto una tradizione. Per questo anche se vi si mischiano la religione e coloro che la praticano, rimane una festa mondana. Il fatto di aver ballato durante il carnevale non costituisce apostasia. Con questo non intendiamo approvare ciò che questi fratelli hanno fatto. La loro condotta non è esemplare. Per un cristiano ciò che hanno fatto è pericoloso e non saggio. Il cristiano non deve far parte del mondo. (1Gv 2:15-17; Gv 17:4) Dato che queste persone non sono esemplari non dovrebbero ricevere privilegi nella congregazione Se sono iscritti alla SMT e sono stati usati alle ad. di servizio per dimostrazioni e interviste, gli A. dovranno determinare se togliergli questi privilegi. Comunque ripetiamo che il semplice fatto di ballare anche in occasione di una festa tradizionale non è apostasia, come non lo è il mascherarsi. Per cui se non ci sono prove di effettive gravi violazioni che richiedono l'intervento di un comitato giudiziario la disassociazione dei coniugi ... dovrebbe quindi essere annullata (SCC:SSF 28.4.81)

    Articoli come G 22.1.79 p 29; 22.1.86 p 24; 8.4.74 p 17, e l'op. Scuola p 20 aiutano a capire qual è l'origine del Carnevale. Se un fratello dovesse immischiarsi in tale festa, sostenendo alcune sue pratiche, potrebbe essere aiutato a riflettere su quanto c'è da dire sul Carnevale e a non sostenere alcuna pratica che dispiaccia a Dio. Tale persona dinanzi a schietti suggerimenti e ammonimenti potrebbe capire la necessità di astenersi dal partecipare anche solo allo spirito di tale festa. Nel caso desideri continuare a sostenere la festa del Carnevale e le sue pratiche, continuando a promuovere e sostenere le attività legate a tale festa, allora dovrà rispondere davanti ad un comitato giudiziario (SCE:SSH 23.1.87)

    COMPLEANNI:
    Da quando scrivemmo la ns. lettera del 18.6.81 abbiamo ricevuto ulteriori chiarimenti sull’argomento dal corpo direttivo. Benché il fatto di celebrare un compleanno non diventa automaticamente o immediatamente una questione da comitato giudiziario, potrebbe diventarlo qualora una persona persista nel raccomandarne ad altri il festeggiamento, oppure se cerca attivamente di trarre un guadagno incoraggiandoli apertamente. Quindi il corpo direttivo ci fa comprendere che se qualcuno celebra il suo compleanno o quello di un altro, si deve cercare benignamente e con mitezza di recuperarlo, mostrandogli che i compleanni hanno la loro origine nella falsa religione e che frequentemente sono associati con l’astrologia. Ad 237 Questi casi, però, possono diventare questioni che richiedono la formazione di un comitato giudiziario qualora il fratello non riconosce l’errore dopo che sono stati fatti diversi tentavi per recuperarlo. (15.1.82)

    I T.d.G. non celebrano il proprio compleanno né quello di qualche altra persona perché sanno che queste celebrazioni sono di origine pagana. Quindi, quando tali festeggiamenti avvengono e scuola un T.d.G. farà tutto il possibile per farsi esonerare e se ciò non fosse possibile rimarrebbe quietamente seduto non partecipando in alcun modo a queste attività religiose. Un cristiano infatti vuol mantenersi separato da questo mondo e non si associa in queste festività pagane per non essere colpevole di toccare la cosa impura. ( 2 Co 6:14-18) Per una considerazione più dettagliata di questo argomento vi preghiamo di leggere la W 15.9.65 p 564, l'articolo "Giovani proteggete la vs. spiritualità". (26.1.82)



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