Tasse,
leggi di Cesare Testamenti
Trasgressioni
varie
CONFETTI
E BOMBONIERE
CONFETTI IN OCCASIONE DEL MATRIMONIO:
Vorremo farti comprendere qual è il motivo per cui l'uso di confetti
o di altre cose usate con sign. superstizioso non è raccomandato. Naturalmente
i confetti, come pure tutti gli altri dolci, si possono mangiare a piacere.
Usandoli però con significato. superstizioso sarebbe indice di debolezza
spirituale. Ti indichiamo come riferimento il Km 7.67. Una pubblicazione,
"Il Folklore" del Touring Club Italiano del 67, p 22 dice:
"All'uscita della chiesa fino al luogo del pranzo di nozze, si
ha il lancio di confetti, fiori, monete, grano, riso o sale sugli sposi,
augurio di fecondità e di abbondanza". Troviamo dunque molto ragionevole
scoraggiare l'uso di confetti o di altre cose simili in stretta connessione
con credenze religiose. Ma al di fuori di ciò, non abbiamo obiezioni
che si donino dolci, in genere in scatolette più o meno elaborate. Se
hai compreso lo spirito, comprenderai anche il motivo per cui, se un
cristiano con qualche incarico, pur conoscendo la veduta su certe tradizioni
superstiziose, le osservasse di proposito, dimostrerebbe debolezza spirituale
e perderebbe il suo incarico (EB:EQC 11.1.79)
È ovvio che il confetto è un dolce qualunque. La sua forma è dovuta
alla mandorla contenuta nel suo interno. Nessuna obiezione al consumo
dei confetti in quanto tali. La questione da esaminare è il suo uso
per es. in occasione di matrimoni. Come riferiva il Km 7.67 tale uso
costituisce un augurio di fecondità agli sposi e deriva da consuetudini
pagane. Non sarebbe pertanto appropriato seguire tale usanza in occasione
del matrimonio. La bomboniera, salvo eventuali decorazioni idolatriche,
è un contenitore artistico per dolciumi. In sé non presenta caratteristiche
che la rendano sconsigliabile al cristiano. Perciò né i confetti né
le bomboniere sono in sé riprovevoli, ma ciò che non si addice al cristiano
è il loro uso in relazione a usanze pagane. - G 8.2.73 p 57 (FPA
7.9.79)
Sappiamo che in passato i confetti hanno avuto relazione con le usanze
pagane della fertilità. Per questo il cristiano saggio cercherà di evitare
il loro uso per non dare l’impressione di fare auguri di fertilità e
di sostenere pratiche di origine pagana. Comunque, se qualcuno dovesse
farne uso per le sue nozze, non è una questione da comitato giudiziario
Ad ogni modo se questo dovesse turbare diversi fratelli nella congregazione
il fratello non è esemplare e non dovrebbe essere usato per nessun privilegio
di servizio che lo ponga come es. dinanzi alla congregazione. Se è un
SM o un A. e ciò che ha fatto o intende fare crea turbamento nella coscienza
di alcuni, allora il corpo degli A. dovrà esaminare i suoi requisiti
e se non è più libero da accusa e irreprensibile, dovrà essere rimosso.
(SCC:SSB 24.7.81)
Di solito in Italia le bomboniere vengono riempite di confetti. Secondo
gli esperti di usi e costumi, l’origine di questa usanza può farsi risalire
all’antico culto della fertilità, ed essa verrebbe seguita per augurare
agli sposi prosperità e fecondità. Km 7.67 p 3 Col passar degli anni
l’antico significato è andato scomparendo e la maggioranza delle persone
segue l’usanza senza saperne il perché. Il cristiano, da persona ragionevole,
si accerta sul significato delle cose e cerca di essere fedele anche
nel minimo. Si potrebbe comunque osservare che secondo le tradizione
vigenti in alcune regioni, per es. l’Abruzzo, almeno anni fa, i confetti
venivano lanciati e offerti agli sposi come augurio per la loro fecondità
(e non dagli sposi). Di solito oggi avviene il contrario in quando sono
gli sposi a offrire le bomboniere con i confetti agli invitati. Forse
anche questo fatto ha contribuito a far passare in secondo piano l’antico
significato augurale. (FPA 8.2.82)
SOSTITUIRE I CONFETTI CON I CIOCCOLATINI:
Ci chiedi se sostituendo ai confetti dei cioccolatini in occasione del
matrimonio il significato pagano dell'usanza non resti invariato. Crediamo
sia una questione personale usare o no in tal modo i cioccolatini o
altri dolciumi in sostituzione dei confetti. (Gal 6:5) Comunque in Fil
4:5 è riportata l'esortazione: "La vostra ragionevolezza divenga
nota a tutti". La persona ragionevole non segue un'usanza senza
conoscerne il significato. Quindi chi volesse sostituire i confetti
coi cioccolatini dovrebbe chiedersi: Perché lo faccio? Che significato
ha quest'azione? Perché penso di non dover usare i confetti? Perché
credo che sostituendoli con altri dolciumi il problema sia risolto?
Perché mi ritengo obbligato a fare bomboniere? Che effetto potrà avere
la mia azione sugli altri, in particolare sui fratelli? 1Co 10:24,
24, 31-33; Ro 12:2. (FPA 25.8.80)
Vogliamo precisare che consideriamo la sostituzione dei cioccolatini
o delle caramelle ai confetti una questione strettamente personale,
di coscienza. Così lo lasciamo decidere alla coppia stessa. Questo perché
mentre per quanto riguarda i confetti abbiamo la chiara prova che hanno
avuto origine da credenze pagane di fertilità, non abbiamo tali prove
per quanto riguarda cioccolatini o caramelle. (SCC:SSF 11.11.80)
Che dire delle coppie cristiane che decidono di sostituire i confetti
con altri dolci, per es. cioccolatini, non legati al culto della fertilità?
È una loro decisione personale. Se infatti decidono di offrire bomboniere,
non avrebbe molto senso dare un contenitore vuoto. Alcuni decidono di
donare agli ospiti un ricordino che non sia un contenitore così da non
avere il problema della scelta dei dolci da inserirvi. (FPA 8.2.82)
CONFETTI PER NASCITE O LAUREE:
L'uso nuziale dei confetti ha a che fare con l'augurio di fecondità.
Per cui nel caso delle lauree non ci sarebbe nessun nesso con tale augurio.
La cosa potrebbe essere diversa per le nascite, essendoci, almeno sotto
questo aspetto, un legame con gli auspici di fecondità. Senza stabilire
una norma, crediamo che si debba sapere bene perché si fa o non si fa
una cosa e quindi accertarsi che sia conforme ai princìpi cristiani -
2Co 6:17, 18. (FPA 25.8.80)
ACCETTARE CONFETTI O BOMBONIERE CHE VENGONO REGALATI:
Riconosciamo che l'uso dei confetti è legato a tradizioni religiose
pagane collegate ai riti di fertilità, perciò il cristiano non vorrà
certo usare i confetti nel suo matrimonio. C’è però differenza con l'accettare
i confetti che gli vengono regalati? Se un cristiano usa i confetti
per il suo matrimonio è lui che prende l'iniziativa e in effetti promuove
tale tradizione pagana. Accettandoli invece, egli non promuove queste
tradizioni, li prende e li mangia soltanto. Chi però li usa al suo matrimonio
li ordina, li fa preparare e li distribuisce. Comunque il fratello che
accetta i confetti potrebbe dare l'impressione di praticare tale tradizione?
La sua coscienza è turbata sapendo l'origine della pratica? Se a queste
domande dovesse dare una risposta positiva, allora deciderebbe di non
accettarli. (SCC:SSB 26.1.82)
Rispondiamo alla domanda su che differenza c’è se un cristiano usa i
confetti per il proprio matrimonio o se accetta confetti offertigli
da un incredulo e li mangia. Il cristiano conosce bene i legami che
vi sono fra i confetti e i riti pagani di fertilità a cui sono legati.
Quindi nel decidere se usare i confetti deve chiedersi: desidero col
mio matrimonio che è un’istituzione divina, promuovere o incoraggiare
tradizioni che hanno relazione col paganesimo? Si deve ammettere che
se un cristiano usa confetti per il suo matrimonio, tutta l’iniziativa
per il loro uso è sua. Egli li ordina, li paga e li distribuisce. È
la stessa cosa invece quando un incredulo gli offre da mangiare dei
confetti? In quest’ultimo caso la sola iniziativa è di prenderli e mangiarli.
Ma sarebbe sufficiente questo perché egli incoraggi o promuova una tradizione
pagana? Non crediamo. Vale lo stesso ragionamento per chi accetta dal
datore di lavoro un dono in tempo di Natale. Accettarlo non significa
promuovere la festa natalizia. Naturalmente un cristiano la cui coscienza
lo turba all’idea di accettare tale dono, o di mangiare confetti offertigli
da un incredulo, si asterrebbe dal mangiarli o dall’accettare il dono.
(SCC:SSB 12.2.81)
Dato che una sorella ha dato una bomboniera a un'altra sorella, sembra
che sia stato annunciato alla congregazione che non si possono accettare
bomboniere coi confetti. In questo caso vi è implicata la coscienza
della persona che deve decidere se accettare o no i confetti. Chi accetta
i confetti non è nella stessa posizione di chi li distribuisce. Non
è lui che ha deciso di usare i confetti, non è lui a dare i confetti
come augurio di fecondità. può darsi quindi che non veda nulla di male
ad accettare la bomboniere come ricordo del matrimonio. Certo se la
sua coscienza rimanesse turbata, allora sarebbe meglio non prenderli,
ma è una decisione personale. (Ro 14:23; Gal 6:5; 1Tm 1:5, 19) Naturalmente
la sorella che offre bomboniere per il suo matrimonio con confetti,
non è esemplare. Quindi gli A. potranno considerare l'effetto che ciò
ha sulla congregazione Se la cosa causa turbamento o disturba, si può
prendere in considerazione se togliere i privilegi che ha. - W
61 p 511; W 65 p 223; G 8.2.73
BOMBONIERE PER MATRIMONIO:
La bomboniera di per sé è un semplice contenitore di dolciumi. Se è
priva di simboli della falsa religione, non è un oggetto che contrasti
con i principi scritturali. Spesso gli sposi desiderano lasciare agli
invitati un ricordo della festa nuziale e a tale scopo ricorrono le
bomboniere. È una loro decisione personale. Alcuni decidono di donare
agli ospiti un ricordino che non sia un contenitore così da non avere
il problema della scelta dei dolci da inserirvi. (FPA 8.2.82)
CONFEZIONARE BOMBONIERE:
Ci chiedete se può essere proclamatore un interessato che vende bomboniere
senza raffigurazioni religiose. Riteniamo si tratti di una sua questione
di coscienza. Non è qualcosa che di per sé lo squalifichi come procl.
o gli impedisca d'essere battezzato. Potete solo aiutarlo a capire la
necessità di agire in modo tale da non rimanere turbato nella sua coscienza,
e anche dell'importanza di tener conto della coscienza altrui. (Ro 14:15,
19-22, 23) Lasciate poi che sia lui a prendere la propria decisione
mentre lo spirito santo lo aiuta a crescere verso la maturità cristiana
(FPA 30.8.79)
Ci chiedete come devono essere considerate delle sorelle che lavorano
in negozi dove vengono confezionate delle bomboniere per matrimoni,
lauree, battesimi, cresime e comunioni. Non ci è chiaro cosa intendete
con la parola "confezionare". Non sappiamo cosa fanno le sorelle
nella preparazione delle bomboniere, specialmente quelle usate per cresime,
comunioni e battesimi. Se intendete dire che le sorelle, oltre a mettere
dentro le bomboniere dei confetti e decorarle, aggiungono qualche scritta
che destina quella bomboniera allo specifico uso di battesimo, cresima
o comunione pagana, allora in questo caso diventano promotrici di false
pratiche pagane. Km 10.76 p 3 Il lavoro di queste sorelle quindi rende
chiara la destinazione di queste bomboniere per una cresima o comunione?
Se la risposta è sì, allora le sorelle sono promotrici di pratiche pagane.
Se invece le sorelle si limitano solamente a preparare la bomboniera
senza scritta e poi chi le compra le destina all'uso che ne vuole fare,
allora la cosa rientrerebbe fra i casi di coscienza. Questo perché non
sarebbero le sorelle che con il loro lavoro dispongono l'uso specifico
delle bomboniere, ma le persone che le acquistano. (SCC:SSF 28.4.81)
BOMBONIERE QUANDO NASCE UN BAMBINO:
Vuoi sapere come dev'essere considerata l'abitudine di preparare bomboniere
in occasione della nascita di un figlio e offrirle a tutti. Le bomboniere
conterrebbero cioccolatini. Questa è una questione che rientra nella
coscienza. Innanzitutto si dovrebbe esaminare attentamente se localmente
questa pratica ha relazione con pratiche pagane dell’antichità. Bisogna
vedere quale significato viene dato localmente a questa pratica. In
questo modo si evita di essere coinvolti in pratiche pagane. (2Co 6:14-17)
Inoltre sarebbe bene che ciascuno esaminasse la propria coscienza. È
bene inoltre vedere se non si stia dando troppa importanza alle creature
come nel caso dei compleanni. C’è qualche vanto da parte del padre per
ciò che ha generato? Se c’è questo indebito onore per la creatura, la
cosa non sarebbe lecita per un cristiano, non più del celebrare un compleanno.
È anche importante considerare se seguendo una tale pratica non si possa
fare inciampare qualcuno nella congregazione che forse prima la seguiva
egli stesso. 1Co 8:9-13 (16.3.81)
Per quanto riguarda il fare bomboniere quando nasce un bambino, ti invitiamo
a leggere l'art. "Dovreste seguire l'usanza?" nella W 15.9.79
p 8. Vi sono indicati i princìpi di massima per stabilire se un'usanza
ha origini pagane o no. Comunque, se localmente disponete di informazioni,
forse attingendo a pubblicazioni dalle locali biblioteche o in altro
modo, potreste prendere nota e farcelo sapere. (SCE:SSH 18.12.87).
DICHIARAZIONE
DI FEDELTA' MATRIMONIALE
FIRMA
E LEGALIZZAZIONE:
In occasione della firma della Dichiarazione di Fedeltà Matrimoniale
non si dovrebbe concedere l'uso della Sala e non vi saranno invitati
e nessun discorso nuziale. La firma può essere fatta in una casa privata
ed è logico aspettarsi che dopo tale firma i 2 sottoscriventi si comportino
da persone sposate. Non sarebbe appropriato lasciar passare un considerevole
periodo di tempo dopo la firma prima di andare a vivere insieme. Inoltre,
quando i 2 che hanno firmato la Dichiarazione si sposeranno legalmente
non sarà usata la Sala, essendo già riconosciuti come coniugi sia nella
congregazione che presso i vicini. Possono decidere di sposarsi in Comune
o avvalersi dei servizi di un M. di culto nominato dallo Stato. Ma non
sarà concesso l'uso della Sala. Se il matrimonio viene celebrato da
un M. di culto, la cerimonia nuziale come l'eventuale discorso potrà
essere tenuta in una casa privata. Vi invitiamo a seguire gli sviluppi,
incoraggiando i sottoscriventi a procedere appena possibile secondo
l'impegno assunto nel cercare di legalizzare la loro unione. (SCB:SSB
8.3.90)
CONVIVENZA EFFETTIVA PRIMA DI VENIRE IN CONTATTO CON LA VERITÀ:
Per noi il termine 'convivenza' illustra la condizione di 2 persone
le quali vivono assieme come farebbero 2 coniugi in maniera completa
e si presentano alla comunità come tali. Questa non era la condizione
dei signori in questione, dal momento che la loro convivenza si limitava
allo stare assieme solo in parte della giornata. La verità perciò non
li ha trovati a convivere assieme e quindi non possiamo accettare la
loro Dichiarazione di Fedeltà Matrimoniale. Affinché possano essere
accettati come T.d.G., dovranno lasciarsi cessando così una condotta
che non può essere apprezzata da Dio. Una volta che saranno divenuti
cristiani battezzati, allora si potrà prendere in considerazione la
possibilità che firmino la Dichiarazione. La Società non accetta la
dichiarazione presentata da persone non battezzate che non siano state
trovate dalla verità nella condizione di convivenza. Chiaramente graverà
sugli A. la responsabilità di appurare che i passi che faranno in futuro
tali signori, siano sinceri. Loro si dovranno assumere la responsabilità
di considerarli idonei o no. Se gli A. non saranno d'accordo noi non
accetteremo la Dichiarazione. (SSE 8.6.84)
NON CI SONO LIMITI AI PRIVILEGI:
Ci chiedete se ci sono limiti nei privilegi che possono avere 2 fratelli
uniti con voto di fedeltà matrimoniale. La risposta è no. Dal punto
di vista scritturale sono pienamente accettati e pertanto non possiamo
porre loro alcun limite ai privilegi di servizio da affidare se sono
altrimenti qualificati. Però, se la loro posizione, essendo conosciuta
da altri nella congregazione dovesse suscitare qualche problema nel
momento in cui viene affidata una qualche responsabilità, allora ciò
deve essere preso in considerazione dal corpo degli A. (SCB:SSD 4.4.80).
DISASSOCIATI-DISSOCIATI
USARE IL PULLMAN DELLA congregazione:
In base a quanto è detto in 1Co. 5:11 e 2 Gio. 10 i cristiani devono
cessare di mischiarsi in compagnia dei disassociati e neanche devono
salutarli. W 1.1.82 p 24; 15.7.85 p 30, 31 Rispondendo alla vs. specifica
domanda, sarebbe sicuramente errato permettere a disassociati di usare
la corriera affittata per fare il viaggio per recarsi sul luogo dell'assemblea.
Il problema deve essere risolto dai genitori dei minorenni disassociati.
Il fatto di permettere a questi disassociati di usare la corriera non
si può paragonare ad un atto umanitario, infatti non si trovano nell'estrema
necessità e inoltre non è l'unica soluzione. I genitori con figli disassociati
possono benissimo andare all'assemblea con il proprio mezzo o servendosi
di mezzi pubblici. Pertanto come A. dovreste essere esemplari nell'aderire
alla direttiva teocratica succitata (SCC:SSC 30.8.86)
PRENDONO LETTERATURA IN SALA:
È disposizione della società non permettere a un disassociato di avere
pubblicazioni bibliche se non per una sua consultazione personale mediante
un unico esemplare di ogni pezzo. Non potrà avere la possibilità di
offrire pezzi della ns. letteratura ad altri. Per ottenere tali esemplari
per uso personale, dovrà recarsi all'apposito reparto che si trova nella
locale Sala del Regno. Se non vuole fare questo non saremo certo noi
a fargli pervenire la ns. letteratura. È sbagliato che un A. si assuma
l'incarico di consegnare letteratura ad un disassociato a domicilio
(SCD:SSE 28.1.86)
Se un disassociato o dissociato fa richiesta di abbonamento o di altra
letteratura, viene indirizzato alla congregazione locale. Non è necessario
fare un abbonamento perché riceva le riviste per uso personale. Potrebbe
ritirarle personalmente nella Sala. (C 12.1.91) Casi particolari possono
comunque essere valutati dal corpo degli A. Se la persona è sincera
e ci sono validi motivi per credere che abbia serie difficoltà ad ottenere
letteratura teocratica, si potrebbe disporre localmente di inoltrare
un abbonamento tramite la congregazione Questo sarà comunque un'eccezione
e non la regola che seguiamo in genere con le persone espulse (SCD:SSD
24.11.92)
ALLE ADUNANZE, CANTARE, DIRE “AMEN” ARRIVARE QUANDO L’ADUNANZA È COMINCIATA:
Il Km 12/74 spiega: "All'individuo disassociato non è proibito
assistere alle ad. nella S.d.R. aperta al pubblico in genere finché
si comporta correttamente". Il punto importante e il comportamento
del disassociato alle ad. Egli dovrebbe starsene tranquillamente seduto,
senza intrattenere conversazioni con i fratelli, partecipare o arrecare
disturbo. Non è il caso di stabilire una regola precisa indicante quanti
minuti prima o dopo l'adunanza. il disassociato dovrebbe entrare o uscire
dalla Sala. Inoltre non c’è motivo per cui si dovrebbe impedire al disassociato
di cantare i cantici e pronunciare la parola "amen" dopo le
preghiere. Ciò rientra nelle iniziative dell'individuo. Le preghiere
e i cantici sono parte integrante delle adunanze, a cui al disassociato
è permesso assistere. (23.12.92)
ASSOCIAZIONE CON PARENTI DISASSOCIATI:
La W 1.1.82 p 31 mostra che il disassociato deve comprendere che con
la disassociazione ha perso molte cose: "La piacevole compagnia
dei fratelli, inclusa gran parte dell'associazione che aveva con i parenti
cristiani". Cosa si intende con ciò? Innanzi tutto l'associazione
spirituale? In altre parole non si intratterranno piacevolmente col
disassociato nel consultare pubblicazioni, anche se usate in modo correttivo.
Che dire dell'associazione a scopo di svago? La stessa rivista a p 30
dice: "I cristiani imparentati con un disassociato che non vive
in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l'associazione non
necessaria." Per ciò che riguarda l'intervento degli A. verso il
fratello dedicato che ha un parente disassociato che non vive in casa,
W 15.1.75 p 55 afferma: "In quanto ai disassociati che vivono fuori
casa, ciascuna famiglia deve decidere fino a che punto li frequenterà.
Questa non è una decisione che gli A. possono prendere per loro. Se
un genitore va a visitare un figlio o a trovare i nipoti e gli è permesso
entrare nella casa cristiana, questo non interessa gli A. Egli ha il
diritto naturale di visitare i suoi parenti". Perciò lo stabilire
quanto un cristiano potrà frequentare un parente disassociato è una
cosa che egli stesso dovrà determinare. Ovviamente se dovesse mantenere
un contatto evidentemente non necessario e la congregazione trovasse
da ridire sul suo comportamento, verrebbe considerato non esemplare
e gli verrebbero negati speciali privilegi di servizio (SCD:SSE 10.4.87)
Sappiamo che la disassociazione non spezza i legami familiari. Nel caso
della sorella disassociata ricoverata in ospedale per aver partorito,
lasciamo alla personale coscienza dell'individuo, essendo suo parente,
se andarla a trovare o no. Comunque non ci dovrebbe essere ragione per
cui i fratelli non parenti vadano all'ospedale a trovarla (SCB:SSC 5.8.83)
Se un fratello carnale insiste di passare le vacanze col proprio fratello
dovrebbe essere ammonito facendogli notare il pericolo che incorre nell'avere
associazione con questa persona. Se insiste nel volersi associare con
tale persona allora valgono le informazioni della W 1.1.82 dove sono
indicati i possibili motivi per cui un parente potrebbe anche associarsi
ad un disassociato, solo comunque per stretta necessità. Ma passarci
le vacanze insieme non è una di quelle cose strettamente necessarie.
Quindi la persona potrebbe essere soggetta alla disassociazione se persiste
in questo (SCB:SSC 5.8.83)
Vi invitiamo a considerare la questione del fratello A. riguardo all’ospitare
in casa propria il figlio disassociato, mantenere con lui rapporti di
lavoro, accudirlo lavandogli la biancheria, ecc., di carattere strettamente
personale. Non spetta alla congregazione valutare le circostanze e le
necessità familiari dei propri componenti o determinare se un figlio
debba o non debba essere ospitato da suo padre, anche se si tratta di
un disassociato. Non crediamo neppure sia opportuno definire il padre
complice della condotta errata del figlio perché lo ospita in casa sua.
La cosa sarebbe diversa se il padre permettesse a suo figlio di avere
una condotta riprovevole in casa, per es. se il figlio convivesse con
un’altra persona, ospitare i due conviventi come se fossero marito e
moglie. Quando si dovrebbe prendere in considerazione il comportamento
del fratello e la sua esemplarità di nominato? Nel caso egli avesse
associazione spir. con suo figlio, o tentasse di giustificare o scusare
la sua condotta errata. Ks 103, 104 Crediamo che quanto abbiamo detto
sia sufficiente per aiutarvi a ridimensionare il problema e aiutare
la congregazione a non sindacare su questioni di carattere personale
e familiare. Non è quindi il caso di concedere al fratello limiti di
tempo perché cerchi sistemazioni familiari e di alloggio diverse o modifichi
i suoi eventuali programmi di lavoro (SSD 20.12.94)
Il libro Ks alle p. 1034 spiega che nessuno può porre delle regole sull’associazione
che fratelli hanno con parenti disassociato, ameno che non vi sia associazione
spirituale. O un tentativo di giustificare o scusare la condotta errata.
La situazione attuale è che il figlio disassociato ora vive per conto
proprio e in una condizione contraria ai princìpi delle Sacre Scritture.
Il fratello dovrebbe tener conto di quanto indicato nella W 1.1.82 p.
30, dove è spiegato che un cristiano imparentato con un disassociato
che non vive in casa con lui dovrebbe sforzarsi di evitare l’associazione
non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari. Quello
che poi aggrava la situazione è che regolarmente accoglie il figlio
con la convivente sia pranzando insieme che con altri parenti. Non dimostra
così di approvare tacitamente la condotta del figlio disassociato? Non
è questo un tentativo di scusare tacitamente una condotta errata come
una convivenza? (Ks 118) Ci sembra di capire che c’è un’ulteriore aggravante,
in quanto i contatti col figlio disassociato avvengono anche in presenza
di altri fratelli battezzati. Essendo un A. nominato, dovrebbe essere
esemplare nella sua condotta e dimostrarsi leale alle norme esposte
nella Parola di Dio mantenendo così una buona coscienza. (1Tm 1:19,
3:7, 13; Tito 1:9) Per cui desideriamo che sia esaminata la sua situazione
ed essere aggiornati sulla questione e sulle decisioni prese. (SCA:SSB
17.3.00)
DISASSOCIATO PRESENTE AL PRANZO MATRIMONIALE:
Ci informate che diversi fratelli hanno assistito ad un matrimonio nel
quale era presente una persona disassociata e si sono anche intrattenuti
al pranzo di nozze fino a perdere le adunanze della domenica. Pensiamo
sia bene parlare con questi fratelli per metterli in guardia contro
i pericoli che corrono mettendo al primo posto le cose materiali anziché
le cose spirituali, come hanno fatto. Ci chiedete se sia sufficiente
la correzione impartita o se si debba fare qualcos'altro. Questo dipende
dall'effetto che l'azione ha avuto sulla congregazione Ha turbato diversi
nella loro coscienza, suscitando forse critica verso tali fratelli?
O forse sono inciampati dei fratelli o persone nuove? Se vi è stato
qualche turbamento o inciampo nella congregazione, allora i fratelli
che lo hanno creato potrebbero perdere i loro privilegi. Quindi, è compito
degli A. determinare se esiste il turbamento e se è sì, determinare
se sia necessario togliere dei privilegi ai fratelli che lo hanno creato.
Quando le sorelle non sono esemplari, potrebbero perdere il privilegio
di fare discorsi nella SMT, partecipare a dimostrazioni o interviste
dal podio. Per quanto riguarda i SM si deve determinare se l'effetto
prodotto sulla congregazione li abbia resi non più liberi da accusa
o irreprensibilità. Dopo aver determinato questo il corpo degli A. dovrà
prendere una decisione in merito (SCB:SSA 27.12.83)
In occasione del matrimonio, se fosse presente il parente disassociato,
i cristiani che sono stati invitati, "parenti o no, potrebbero
decidere di non andarvi per non mangiare con lui e non stare in sua
compagnia". W 1.1.82 p 31. Tali invitati dovranno decidere il da
farsi. Ovviamente i fratelli dovranno essere informati in anticipo se
sarà presente al pranzo nuziale il parente disassociato, affinché possano
assumersi le loro responsabilità di decidere senza essere oggetto di
pressioni. Se venissero a conoscere della presenza del disassociato
solo una volta presenti al ricevimento, sarebbero messi in notevole
imbarazzo e difficoltà. Ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie
azioni (SSE 15.9.84)
La W 1.1.82 p 31 mostra che se una persona disassociata partecipasse
ad un pranzo matrimoniale, molti cristiani, parenti o no, potrebbero
decidere di non andarvi. Pertanto chi organizza tale pranzo, inoltrando
gli inviti agli ospiti, vorrà tener conto di questo fatto. Se decidesse
di invitare il proprio parente disassociato, si dovrebbe assumere la
responsabilità della decisione che può avere in ciò la congregazione
Inoltre per lealtà verso i suoi conservi, dovrebbe informare gli altri
invitati Testimoni che sarà presente una persona disassociata. Dopo
averli informati, sarà loro responsabilità decidere se accettare o no
l'invito. Nel caso accettassero, dovrebbero tener conto che se la congregazione
trovasse da ridire, essi verrebbero squalificati dal rivestire incarichi
di responsabilità (SCD:SSD 5.6.87)
La spiritualità di alcuni è stata messa alla prova in relazione ai parenti
disassociati. La W 1.1.82, p 31, § 23, dice: “Prendiamo il caso di un
matrimonio di una coppia cristiana che dev’essere celebrato in una S.d.R.
Che dire se c’è un ricevimento? Si permetterà al parente disassociato
di essere presente? Lo si inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani,
parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per non mangiare con
lui e non stare in sua compagnia, tenendo conto delle parole di Paolo
riportate in 1Co 5:11”. Alcuni hanno cercato di giustificare la loro
presenza a un ricevimento nuziale in cui erano presenti anche dei disassociati
ragionando cosi: “Non sono seduto al suo stesso tavolo, per cui non
sto mangiando con il disassociato”. La scrittura dice: ‘di cessar di
mischiarci in compagnia di’ tali persone. Se chi organizza un ricevimento
viola questa chiara istruzione invitando persone disassociate, ha l’obbligo
di informarne tutti gli invitati in modo che questi possano decidere
se essere presenti o meno. Se un A. o un SM manifestasse scarso giudizio
sotto questi aspetti al punto da far sorgere in altri seri dubbi, potrebbe
perdere l’idoneità scritturale a prestare servizio nell’incarico (1Tm
3:13). Non sostenendo la Parola di Dio, ha mancato di conservare la
spiritualità della congregazione (Tito 1:9). Coloro che hanno privilegi
extra nella congregazione, saranno spinti dall’amore a stabilire un
buon es. che tutti possono seguire, prendendo la direttiva nel salvaguardare
la congregazione dallo spirito del mondo (2Co 6:3). (Schema ad. A. col
CO Mar. 99–Ago. 99)
FIGLIO PUÒ PREGARE QUANDO È PRESENTE IL PADRE DISASSOCIATO?:
Alla domanda se un figlio dedicato può pregare all'ora dei pasti a tavola
quando è presente il padre disassociato, la risposta è no. Questo per
il fatto che quando uno prega alla presenza di un disassociato la preghiera
è una relazione spirituale col disassociato. Pertanto i familiari possono
fare la preghiera per proprio conto e poi prendere il pasto (SPA:SSF
11.2.85)
AVERE CONTATTI INGIUSTIFICATI CON UN DISASSOCIATO:
Chi non tenesse in nessun conto l'ammonizione di non avere un'ingiustificata
associazione con un disassociato, non sarebbe un esempio e potrebbe
perdere gli speciali privilegi nella congregazione Oltre a ciò, se malgrado
l'aiuto a vedere le cose dal punto di vista di Dio e forse ripetute
ammonizioni, non smettesse di associarsi con la persona espulsa, potrebbe
essere oggetto lui stesso alla disassociazione W 1.1.82 p 26 (SSE
15.9.84)
Ci presenti una situazione che riguarda una persona interessata che
ha contatti con un disassociato. Il principio esposto in 1Co 5:11 risponde
alla domanda. Se questa persona interessata vuole divenire un componente
della congregazione deve sostenere il punto di vista di Geova espresso
in questo versetto e troncare ogni rapporto con i disassociati. Certamente
il proclamatore che tiene lo studio dovrebbe aiutare questa persona
a capire e rispettare questo principio (SCD:SSD 27.3.91)
DISASSOCIATI PER ADULTERIO CHE CONVIVONO:
Ci portate all'attenzione il caso di 2 persone disassociate per adulterio
che convivono. Come potete ben comprendere essi devono separarsi e smettere
di convivere se desiderano essere riassociati. Le opere degne di pentimento
passano ovviamente da questa strada. Per quanto riguarda la possibilità
che lei viva insieme alla figlia nell'appartamento il cui affitto è
pagato da lui, non crediamo che in questo sia nostra. responsabilità
entrare. È una decisione che spetta a loro prendere. Naturalmente ella
non sarebbe libera di frequentare lui o di agire come se fossero dei
fidanzati. Se quando vi saranno le condizioni legali per farlo, essi
decideranno di sposarsi, la congregazione potrebbe non avere nulla da
obiettare, se si accerterà che l'ex marito, decidendo di separarsi legalmente
dalla moglie, abbia inteso indicare il suo mancato perdono per l'adulterio.
In tal caso si configurerebbero le condizioni indicate in W 1.4.75 p
223, 224. Spetterà comunque a voi determinare l’aspetto della questione
(SCD 6.8.91)
LAVORARE ASSIEME A UN DISASSOCIATO:
Riteniamo che la decisione presa dal fratello di avvalersi dell'opera
di un disassociato non sia saggia. Quindi sarà opportuno incoraggiarlo
ad interrompere il rapporto di lavoro col disassociato appena sarà possibile.
Se dovesse esistere un contratto molto probabilmente non si potrà sciogliere
immediatamente, comunque farebbe bene per la sua salute spirituale e
per il bene di tutti, ad interrompere il contratto di lavoro appena
sarà possibile. Che dire della sua posizione in seno alla congregazione?
Se dovesse venire criticato per aver assunto un disassociato non sarebbe
più libero da accusa e dovrebbero essere rivisti i suoi requisiti. Quindi
il corpo degli A. deve esaminare se il problema del fratello è divenuto
causa di disturbo in seno alla congregazione Se vi è turbamento allora
dovrebbe essere rimosso dall'incarico di SM. Ma qualora non fossero
sorti dubbi in seno alla congregazione allora sarà sufficiente assistere
il fratello perché prenda la decisione di non avvalersi più dell'opera
di un disassociato onde eviti di essere possibilmente rimosso dall'incarico
nel futuro (SCA:SSC 12.11.83)
La W 1.1.82 p 24 tratta i problemi che possono sorgere in relazione
agli affari e al lavoro quando una persona viene disassociata. Perciò
si potrebbe indicare ai fratelli che continuando a lavorare alle dipendenze
di un disassociato, che vi può essere il pericolo di poter rimanere
influenzati da lui a danno della spiritualità e della relazione con
Geova e con la sua organizzazione. Devono comprendere che la relazione
esistente tra loro è cambiata e dovranno evitare in modo assoluto qualsiasi
associazione sociale o spirituale con lui. Ma oltre a ciò devono anche
riflettere sulla possibilità che rimanendo alle dipendenze del disassociato
essi possono far inciampare qualcuno nella congregazione (1Co 10:32)
Se ciò dovesse succedere, renderebbe necessario escluderli da privilegi
speciali, non solo per quanto riguarda gli incarichi di A. o SM, ma
anche dal fare la preghiera, fare parti dal podio e qualsiasi privilegio
che li porrebbe davanti alla congregazione come esemplari. Per questo
si dovranno invitare questi fratelli a considerare la cosa in preghiera
per essere illuminati nella decisione da prendere. (Pro 2:1013) Facendo
ciò potrebbero pensare che sia saggio lasciare il posto di lavoro valutando
che sia più importante la salvaguardia della loro spiritualità che i
vantaggi e la sicurezza economica che hanno rimanendovi. (Sl 37:5, 25;
55:22) Comunque lasceremo loro la decisione, e se decidessero di rimanere,
dovranno assumersi la propria responsabilità dinanzi a Geova. (Gal 6:5)
Però se rimanessero con un atteggiamento di sfida verso la decisione
della congregazione per la disassociazione, forse criticandola presso
altri o giustificando il disassociato o cercando di diminuire la gravità
del suo peccato, allora sarà necessario parlargli in modo fermo, indicando
il pericolo che corrono insistendo in tale atteggiamento. (Gal 6:1)
Ma se decidono di rimanere solo perché non hanno sufficiente fede per
lasciare la sicurezza economica del lavoro, lasceremo loro la responsabilità
(SCB:SSA 26.3.84)
Veniamo informati che un fratello ha assunto un disassociato alle sue
dipendenze per lavoro. La W 1.1.82 p 24 e 26 parla solo di casi di chi
è dipendente di un disassociato o di un datore di lavoro T.d.G. alle
cui dipendenza lavora un disassociato. Ma non ci porta alla conclusione
che una persona sia soggetta alla disassociazione. Egli potrebbe avere
ragioni personali per l'assunzione di un disassociato, ragioni o motivi
che noi non siamo autorizzati a esaminare o giudicare. Al §27 si parla
di disassociare quelli che si associano ai disassociati, ma vi sono
condizioni che devono esistere perché la persona sia soggetta alla disassociazione.
Ad es. venivano indicati questi 3 punti: (1) una persona che si è schierata
dalla parte del trasgressore; (2) deve essere ammonita e se necessario
ripresa con severità; (3) se dopo l'ammonizione non smettesse di accompagnarsi
con la persona espulsa, potrebbe essere chiamata davanti ad un comitato
giudiziario Ora, tornando al caso che stiamo considerando, sembra che
non vi siano indicazioni che facciano pensare che il rapporto sia più
che un rapporto di lavoro. Non ci sono evidenze che il fratello tenga
compagnia al disassociato anche dopo l'orario di lavoro o che abbia
rapporti sociali o spir. con lui. Quindi egli non potrebbe essere definito
come quelli menzionati al §27. Perciò non dovrebbe essere chiamato davanti
ad un comitato giudiziario Comunque, pensiamo che sarebbe opportuno
che parliate con questo fratello per fargli vedere il pericolo che può
correre stando tanto tempo con un disassociato anche se per lavoro.
Se poi vi fossero molti fratelli che sono rimasti turbati da ciò che
il fratello ha fatto, tanto che egli ha perduto la stima della congregazione,
non sarebbe esemplare e non gli si dovrebbero dare privilegi. Se è un
A. o un SM ciò si potrebbe riflettere anche sui suoi requisiti e voi
A. potreste pensare che sia necessario esaminarli (SCB:SSA 20.4.84)
ESSERE CLIENTI O FARSI CURARE DA UN DISASSOCIATO:
Ci chiedete se è giusto farsi curare da un disassociato. Come voi sapete
bene, coloro che sono leali a Geova non rivolgono ai disassociati né
il saluto né la parola, questo perché seguono il consiglio di 2Gv 911.
Ora nel caso in cui un cristiano fosse obbligato sotto il profilo contrattuale
o finanziario a continuare un determinato rapporto con un disassociato,
allora potrà discutere con lui su questioni di lavoro, ma le conversazioni
spirituali e i rapporti d'amicizia sarebbero cose del passato. Coloro
che sono implicati nel problema farebbero bene a chiedersi: È indispensabile
che mi rivolga a questo disassociato per ricevere i suoi trattamenti?
Potrei rivolgermi altrove? Che cosa penseranno i miei fratelli del fatto
che mi faccio curare da un disassociato? Potrei col mio comportamento
influenzarli in maniera negativa? Potrei io essere in qualche modo influenzato
dal comportamento di questo disassociato? (SSC 24.2.84)
Ci chiedi se i fratelli possono continuare ad essere clienti di un disassociato.
Con questi fratelli possiamo ragionare se sia indispensable servirsi
del negozio del disassociato e se non sarebbe meglio troncare ogni rapporto
per evitare il pericolo di essere influenzati da lui in qualche modo.
Poi lasceremo la decisione a loro. Naturalmente sempre che non abbiamo
associazione spirituale o sociale col disassociato (SCB:SSA 26.2.84)
QUANDO IL PROPRIO FIDANZATO VIENE DISASSOCIATO:
Quanto esposto nella W 15.1.64 p 43 non è più da ritenere corretto.
Rimane una responsabilità della persona credente decidere se sciogliere
il proprio fidanzamento con una persona che è stata disassociata, anche
se sotto certi aspetti potrebbe essere suggeribile. Dal momento che
il credente decide di mantenere il fidanzamento, quali princìpi dovrebbero
guidare coloro che si vengono a trovare ad avere un certo tipo di relazione
col disassociato? La W 1.1.82 tratta tali princìpi che valgono sia per
i genitori del disassociato, quanto per i genitori della sorella che
desidera mantenere il suo fidanzamento. La rivista dice che potrebbe
essere necessario discutere col disassociato questioni, per es. che
riguardano il matrimonio o altre cose legate al fatto che verranno acquisiti
dei legami di parentela, ma "le conversazioni spir. e i rapporti
di amicizia sarebbero cose del passato". Parlando di coloro che
rientrano nell'immediata cerchia familiare del disassociato, viene detto
che "pur continuando a riconoscere i vincoli familiari, non avranno
più alcuna relazione spir. con lui". Infine, riferendosi ai parenti
che non vivono in casa col disassociato, aggiunge che "dovrebbero
sforzarsi di evitare l'associazione non necessaria". (p 24, 28,
30) Questa dovrebbe essere la linea di condotta da rispettare. E responsabilità
degli A. aiutare singolarmente coloro che sono interessati al problema
a tener conto dei princìpi scritturali. È responsabilità degli A. determinare
quando un'associazione con un disassociato va oltre il limite consentito
dalla norma di Dio e intervenire, dopo ripetuti ammonimenti, con qualche
misura disciplinare (SCD:SSD 14.1.92)
Essendosi lui volontariamente dissociato, sarebbe bene consigliare la
fidanzata di interrompere il fidanzamento. Comunque spetta a lei decidere
visto che aveva già dato la sua parola al fidanzato prima che si dissociasse.
Se ritiene di tener fede alla parola data è libera di farlo, è la sua
decisione. La congregazione non interverrà. La situazione sarebbe diversa
se uno si fidanzasse con una persona già disassociata. Naturalmente
nel mantenere fede alla parola data la sorella non farebbe la scelta
migliore spiritualmente parlando (SCA:SSF 10.2.83)
Ci dite che una persona che studia la Bibbia al momento dell'inizio
dello st. era fidanzata con un disassociato. Sembra che sia stato detto
che se ella si battezzasse in questa condizione verrebbe disassociata,
perciò è stato interrotto lo st. Crediamo che le circostanze richiedano
una diversa soluzione del problema. Dato che questa persona non era
a conoscenza della verità quando si è fidanzata col disassociato, la
cosa rimane una sua decisione di coscienza. Sarà lei a decidere se continuare
a rimanere fidanzata col disassociato e poi sposarlo. Quindi sarebbe
appropriato continuare lo st., spiegandogli quali rischi spir. corre
sposando un disassociato e lasciando la decisione finale a lei.
VISITE DEGLI A. AI DISASSOCIATI:
NON SI SEGNA IL TEMPO COME SERVIZIO:
Riguardo alla domanda sulle visite annuali ai disassociati, la W che
spiega la disposizione delle visite ai disassociati non specifica che
si debba contare il tempo come servizio di campo. Quindi, è bene attenersi
alla regola indicata da Paolo in 1Co. 4:6 di ‘non andare altre ciò che
è scritto’. La W 15.4.91 p 223, spiega che gli A. fanno queste visite
con lo scopo di mostrare quanto sia misericordioso Dio e come si preoccupa
di coloro che si sono allontanati da Lui. Gli A. considerano quindi
queste visite come una parte della loro opera pastorale. Con questa
ottica, crediamo non si debba segnare il tempo dedicato a tali visite
come se fosse attività di evangelizzazione. (SCB:SSB 19.12.96)
DIVORZIO-SEPARAZIONE
DIVORZIO: BASTA LA CONFESSIONE DEL
MARITO INCREDULO?
Ci informi di essere separata legalmente da tuo marito e ti chiedi se
il tuo legame è stato sciolto anche in senso scritturale. Come sai,
solo l'adulterio può porre fine a detto legame in senso scritturale.
(Mt 19:9) È necessario che l'adulterio si effettivamente avvenuto e
non si tratti semplicemente di un sospetto. Ci vogliono prove concrete
come la confessione del coniuge o dei testimoni. Nel tuo caso non disponi
di testimoni. Comunque dici di aver registrato una telefonata di tuo
marito nella quale egli afferma di essersi reso colpevole di adulterio.
Il tuo caso è previsto nella W 1.4.78 p 31 che ti invitiamo a leggere
per intero. Quindi, alla luce di quanto è indicato nella suindicata
rivista, potresti consegnare una lettera al corpo degli A. precisando
le tue intenzioni e confermando quanto ti ha comunicato tuo marito a
proposito del suo comportamento immorale. Il locale corpo degli A. esaminerà
la tua lettera e deciderà se ritenere valido quanto vi è scritto. In
tal caso il tuo legame matrimoniale sarà considerato sciolto anche in
senso scritturale e tu potrai, volendo, contrarre un nuovo matrimonio
(SCA 9.4.87)
LA MOGLIE HA OBBLIGHI DI ASSISTENZA VERSO IL MARITO SEPARATO?:
Dici che tu e tuo marito siete separati legalmente. Ci chiedi se è ancora
un membro della famiglia. Dal momento che la separazione non è avvenuta
per adulterio siete scritturalmente ancora marito e moglie. Però, se
egli non desidera vivere con te (lo dimostra avendo chiesto la separazione)
tu devi decidere se vuoi presentarti alla congregazione come una donna
sposata o separata. Il comportamento da tenere verso tuo marito si può
determinare solo dopo che avrai deciso se considerarti una donna separata
o sposata. Dici che non desideri tornare con lui. Ciò vuol dire che
accetti la separazione legale. Ufficialmente quindi sei una donna separata.
Devi quindi vivere in armonia con tale dichiarazione ufficiale. Se non
dovessi far ciò potresti creare uno scandalo in quanto a tenere una
condotta ambigua. Le domande: "In caso di bisogno è giusto che
gli presti denaro? Quando si ammala gli devo fare assistenza?"
non possono semplicemente avere come risposta un sì o un no. Come abbiamo
detto scritturalmente egli è tuo marito in quanto non esiste un motivo
scritturale per sciogliere il vs. matrimonio. A questo punto dovresti
decidere o di ritornare a vivere con lui assumendoti e assolvendo tutte
le responsabilità che il matrimonio comporta o di vivere come una donna
separata accettando le conseguenze positive e negative che tale condizione
comporta. Devi agire con determinazione per mantenere una buona coscienza
(SCB:SSB 11.3.81)
AVERE RAPPORTI SESSUALI COL CONIUGE SEPARATO:
Ci chiedete se è necessario formare un comitato giudiziario per una
sorella che, sebbene separata legalmente dal marito, continua ad avere
rapporti sessuali con lui. Come noterete nella W 15.2.83 p. 31, essendo
la coppia ancora sposata legalmente, che continuino ad avere rapporti
sessuali fra loro non costituisce fornicazione. Pertanto la situazione
non richiede l'intervento di un comitato giudiziario Nondimeno la W
fa capire che se intendono continuare ad avere rapporti insieme, dovrebbero
annullare la loro separazione legale, come è del resto possibile fare
in Italia. Che dire se i 2 coniugi non fossero disponibili ad annullare
la loro separazione e, nello stesso tempo, continuassero a frequentarsi
e ad avere rapporti sessuali fra loro? Agendo in tale modo non mostrerebbero
serietà. Nel caso specifico, la sorella, tollerando una tale situazione
non sarebbe esemplare. Ciò potrebbe turbare la coscienza dei fratelli
e suscitare critiche dentro e fuori la congregazione (1Co 10:31, 32)
Per questo è necessario che parliate in modo chiaro alla sorella facendole
capire che la sua condotta è equivoca. Dovrebbe chiedersi come la congregazione
dovrebbe considerarla, se come una donna sposata o separata. Ella dovrebbe
decidersi e definire la sua posizione, se non vuole recare biasimo sul
nome di Geova e la sua congregazione Nel caso dovesse persistere in
tale condotta equivoca, dovrebbe essere segnata. Se dopo essere stata
segnata, persistendo nella sua condotta dovesse creare scandalo o grave
turbamento nella congregazione si dovrebbe chiamare davanti ad un comitato
giudiziario non per fornicazione, ma per scandalo e condotta dissoluta. -
W 1.3.74 "Dom. Let." (SCB:SSB 11.6.91)
FRATELLO CHE DESIDERA SEPARARSI DALLA MOGLIE INCREDULA:
Se il fratello decidesse per sue ragioni di separarsi dalla moglie,
è un suo problema personale. Noi non incoraggiamo il coniuge cristiano
a lasciare l'altro coniuge solamente perché non è nella verità, infatti
la Bibbia non incoraggia questo. Tuttavia se il fratello ha delle ragioni
personali da mettere in evidenza che mostrino perché ha dovuto separarsi
da sua moglie è un suo problema personale. Logicamente gli A. dovranno
valutare la cosa per stabilire la maturità del fratello e se poterlo
usare per avere incarichi nella congregazione Dovrà essere chiaro il
fatto che se egli promuovesse la separazione legale da sua moglie, non
mostra molta maturità, a meno che non ci siano delle ragioni scritturali.
Se la causa è invece della moglie che non ha voluto seguire il marito
e non lo vuole seguire tuttora nel luogo dove egli risiede è evidente
allora che una certa responsabilità è anche della moglie, per aver causato
la divisione della famiglia. Ora se il fratello dovesse avere la separazione
legale e le sue figlie minorenni vengano assegnate alla moglie, è evidente
che egli si trova nell'impossibilità di poter dar loro un valido aiuto
spir. Quindi sono gli A. che devono stabilire fra l'altro, come è considerato
nella congregazione perché potrebbe anche darsi che abbia delle ragioni
valide per separarsi e che se il tribunale assegnerà le figlie minori
alla madre egli non sia in grado di poter dare il dovuto addestramento,
e questo è logico da capire. Però se la congregazione non ritiene di
poter accettare il fratello come maturo a causa delle sue difficoltà
familiari, egli non potrebbe ricevere responsabilità per quest'ultima
ragione e non perché è separato dalla moglie. Quindi oltre a stabilire
qual è la sua posizione in seno alla famiglia c'è anche da vedere come
è considerato nella congregazione In base a ciò gli A. potranno stabilire
quali privilegi il fratello potrà avere nella congregazione (SCA:CAB
31.10.75)
SEPARARSI PERCHÉ È IN PERICOLO LA PROPRIA SPIRITUALITÀ:
Quando di parla di serio pericolo della propria spiritualità, intendiamo
che si possono verificare situazioni in cui, ed es. la moglie cristiana
è impedita dal coniuge a frequentare le ad. oppure ad andare in servizio
o comunque a studiare, o può darsi che il marito incredulo cerchi con
la forza di costringerla a fare compromesso. Quando questo avviene,
la spiritualità della moglie è messa seriamente in pericolo. A questo
punto e non essendovi alcuna possibilità di soluzione, la donna cristiana
potrebbe decidere di separarsi. Naturalmente, dovrà essere una decisione
che prenderà dopo aver lungamente meditato sull’intera faccenda comprendendo
che separandosi potrà risolvere alcuni problemi, ma è probabile che
ne sorgano altri (SCA:SSF 1.10.79)
CONIUGI CRISTIANI CHE DESIDERANO DIVORZIARE PERCHÉ NON VANNO D'ACCORDO:
Siamo molto spiacenti che i problemi familiari abbiano fatto prendere
la decisione a tali fratelli di ricorrere alla separazione. Ci informi
che per il cattivo es. sono stati segnati nella congregazione e questo
nonostante tutti gli aiuti offerti loro dal corpo degli A. Ci chiedi
fino a che punto devono essere considerati segnati. Secondo Om 152,
“quando sarà chiaramente evidente che l’individuo ha abbandonato la
sua condotta disordinata”. Nel caso specifico potrebbe voler dire fino
a che non si riconcilieranno tornando a vivere insieme. Oppure fino
a quando il matrimonio non sarà stato sciolto dal punto di vista scritturale.
Allora il coniuge innocente (o il coniuge vivente) potrebbe essere nuovamente
accettato come un normale conservo. Comprendiamo che la situazione non
sia alquanto facile. D’altra parte Gal 6:7 dice: “qualunque cosa l’uomo
semini, questa pure mieterà”. W 1.11.88 p 2030 (SSB 1.2.89)
Siamo spiacenti di sentire le difficoltà che hai avuto e che stai avendo
col tuo coniuge che, da quanto abbiamo appreso dalla tua lettera, è
anch'egli un fratello dedicato. Sappiamo che può non essere sempre facile
tirare avanti con il proprio coniuge nella vita a motivo dell'imperfezione.
Comunque sappiamo che Geova benedice coloro che si sforzano di applicare
i Suoi santi princìpi nella vita coniugale. Quando succedono cose come
quelle che ci hai descritto, spesso si scopre che ambedue le parti non
stavano evidentemente applicando certi princìpi scritturali essenziali
per la felice vita coniugale. Rispondiamo alla tua domanda, se divorziare
da tuo marito sia antiscritturale. L'ap. Paolo affronta estesamente
questi problemi in 1Co cap. 7. Paolo non incoraggia la separazione o
il divorzio fra coniugi, benché riconosca che ciò potrebbe eccezionalmente
accadere anche fra cristiani. (Ver. 10 e 11) Egli, benché riconosca
la possibilità della separazione o del divorzio fra cristiani, fa nondimeno
notare che a meno che non vi siano implicati precisi motivi scritturali,
il matrimonio dinanzi a Dio rimane valido anche se legalmente sciolto.
I 2 non potrebbero contrarre nuove nozze con un'altra persona, senza
incorrere nel peccato della fornicazione. Per questo è importante che
tu rifletta sui possibili problemi che potrebbero sorgere. Potresti
correre il pericolo, non potendo risposarti, di commettere ciò che è
in contrasto con la morale cristiana. Potrebbero sorgere difficoltà
di natura economica, dovendoti sostenere in gran parte da te e questo
potrebbe costituire un gravoso peso. Perciò mentre il divorzio potrebbe
risolvere qualche problema, senz'altro te ne ritroveresti altri, forse
maggiori. Con questo non vogliamo dire che tu non debba divorziare,
perché rimane una tua personale decisione di cui sei tenuta ad assumerti
la piena responsabilità. Ti diciamo quanto sopra solo per indurti a
riflettere sulle possibili conseguenze che ne potrebbero derivare. Un'altra
cosa dovresti considerare: dato che tu e tuo marito siete cristiani,
divorziando non sareste esemplari davanti alla congregazione Per questo
motivo alcuni privilegi potrebbero non esservi concessi a motivo della
vs. mancanza di esemplarità. Pertanto potresti chiederti: se avessi
applicato più pienamente le norme cristiane, alcune delle principali
cause d'urto fra te e tuo marito si sarebbero evitate? Con uno sforzo
coscienziosa da parte tua, la situazione potrebbe essere risanata? È
solo giusto, prima di prendere qualsiasi decisione, che tu esamini te
stessa per prima, per vedere sotto quali aspetti potresti adoperarti
per trovare soluzioni alternative alla separazione o al divorzio. Quindi
dopo aver riflettuto, dovrai prendere la tua decisione, accettando le
responsabilità e le conseguenze che ne deriveranno. (SCB:SSB 10.4.90)
Anche se la separazione dal proprio coniuge è una decisione di carattere
personale, è saggio che gli A. offrano a chi si trova in queste situazioni,
ripetuti consigli aiutandolo a capire il pensiero di Geova sull'istituzione
matrimoniale. (Gen 2:24) Geova ci ha chiamati alla pace e dice di 'odiare
il divorzio', e i suoi servitori dovrebbero avere lo stesso atteggiamento.
(1Co 7:15; Mal 2:16) Nel ragionare con tali fratelli riconsiderate le
informazioni della W 1.11.88 p 20-30. Naturalmente essendoci già una
situazione di fatto che dura da anni, non può essere facile aiutarli
a ragionare in maniera costruttiva. Ovviamente tali fratelli dovrebbero
capire che qualsiasi sentenza di carattere legale possa essere espressa,
essi rimangono scritturalmente legati come coniugi e non avranno la
facoltà di risposarsi in base all'attuale situazione. Inoltre il loro
atteggiamento potrebbe influire sulla possibilità che possano ricevere
speciali privilegi nella congregazione non avendo un comportamento esemplare.
(SCF:SSF 29.3.90)
Ci dispiace apprendere che questi fratelli non applicano nella loro
vita i princìpi biblici affinché la loro casa sia un luogo di pace e
ristoro. Siete da lodare per gli sforzi che avete fatto per cercare
di riconciliare tali coniugi e perché smettano di litigare. Desideriamo
offrirvi alcuni consigli, onde possiate affrontare questo caso. Avete
già fatto appello all'importanza di imitare Geova e applicare i Suoi
consigli? (Efe 5:1, 2233) W 1.11.88 p 15-30. Li avete ammoniti
severamente perché stanno vituperando il nome di Dio? Hanno continuato
a recare biasimo sul nome di Geova? Sono già stati segnati per la loro
condotta disordinata? La situazione è degenerata al punto da recare
notevole scandalo nella comunità e nella congregazione? Cosa dimostrano
i fatti? Se la faccenda sta creando notevole scandalo dovreste chiamarli
davanti ad un comitato giudiziario? Desideriamo anche parlarvi dei genitori
del fratello. Stanno cercando di coinvolgere in queste beghe familiari
del figlio, anche altri componenti della congregazione? Ritenete che
la congregazione è danneggiata da questo vociferare? Se sì, parlate
loro amorevolmente ma in modo fermo, avvertendoli di non parlare della
questione con altri nella congregazione e fuori. Se persistessero, dovreste
analizzare se sia il caso di segnarli. (1 Tess. 3:13-15) Se dopo la
segnatura seguitassero in modo sfacciato e deliberato nel cercare di
coinvolgere membri della congregazione nella disputa familiare del figlio,
dovreste decidere di convocarli davanti a un comitato giudiziario per
condotta dissoluta - W 1.3.74 "Dom. Let." (SCB:SSB 24.1.90)
Ci dispiace apprendere che nonostante l'aiuto consistente che avete
dato alla famiglia, il fratello abbia deciso di separarsi legalmente
dalla moglie. Ci chiedete cosa dovreste fare al riguardo. Come detto
nella W 15.4.85 p 30, se un componente della congregazione nonostante
i ripetuti ammonimenti e consigli dovesse seguire una condotta non scritturale
creando grande turbamento sia nella congregazione che nella comunità,
allora forse sarebbe necessario prendere in considerazione la possibilità
di segnarlo. Essendo sul posto e conoscendo tutti i particolari se riteneste
che per proteggere il buon nome della congregazione è necessario intervenire
in tal senso potete farlo. (SCC:SSC 14.6.91)
CONIUGI CRISTIANI SEPARATI E MANTENIMENTO:
Dal punto di vista legale, indipendentemente dalla richiesta di divorzio,
in qualsiasi momento la legge consente alla sorella la facoltà di richiedere
la revisione degli accordi stabiliti al momento della separazione consensuale
sul mantenimento, visto che ella afferma di essere stata raggirata.
Per¬tanto il fratello potrà trovarsi di fronte a nuove richieste economiche
da parte della sua ex moglie, la quale comunque potrebbe approfittare
della richiesta di divorzio per richiedere al giudice in tale contesto
l’assegnazione del mantenimento economico. Se non troveranno un accordo,
logicamente il fratello non ha la facoltà di scegliere tra divorzio
giudiziale o consensuale, in quanto non può che chiedere di ottenere
il secondo tipo. Dal punto di vista scritturale è chiaro che né il fratello
né la sorella vorranno violare il principio di 1Co 6:17, rivolgendosi
al tribunale per ottenere quanto desiderano. Per questo abbiamo scritto
di incoraggiare la sorella a non procedere legalmente nei riguardi dell’ex
marito, ma di procedere eventualmente secondo i passi di Mt 18:15-17.
Pertanto se la sorella ritiene di essere stata ingannata e frodata potrà
seguire la procedura di Mt 18 e se le evidenze sono indubbie il fratello
dovrà sentirsi in obbligo di assumere le proprie responsabilità nei
suoi confronti. Contrariamente se non dovessero emergere comportamenti
scorretti da parte del fratello, la sorella dovrebbe rammentare che
a suo tempo giunse già ad un accordo preciso con suo marito e quindi
ora dovrebbe sentirsi moralmente obbligata ad onorare la parola data.
(Sl 15:4; Mt 5:37) Non dovrebbe neppure ritenere che il fratello sia
al presente moralmente obbligato a mantenerla sulla base di 1Tm 5:8,
giacché scritturalmente non è più suo marito. È bene comunque ricordare
che se vi fosse da parte del tribunale qualche provvedimento a favore
della sorella, egli non dovrebbe sottrarsene. È necessario pertanto
incoraggiare i fratelli ad affrontare il problema con spirito cristiano,
altruismo e ragionevolezza. (SCD:SSD 8.6.94)
DOMANDE
BIBLICHE
ESISTERÀ LA MORTE DOPO IL MILLENNIO?
Siamo lieti di rispondere alla tua lettera con la quale ci chiedi se
dopo il millennio esisterà ancora la morte. Le Scritture parlano dell'eliminazione
della morte adamica alla fine del millennio, ma non dell'eliminazione
della seconda morte. È infatti una prerogativa dell'Iddio Onnipotente
avere la possibilità, in qualsiasi tempo, di eliminare eventuali ribelli.
Che poi dopo il millennio ci sia qualcuno che si ribelli o no, questo
è un altro discorso. Senza meno la prova a cui Dio sottoporrà il genere
umano perfetto al termine dei mille anni sarà all'altezza del suo scopo,
per cui chi ne uscirà vittorioso verrà scritto nel "libro della
vita". Non abbiamo quindi alcun motivo per pensare che dopo il
millennio qualcuno si ribellerà a Geova Dio. Tuttavia, almeno a livello
di principio " anche dopo il millennio, come Geova conserverà la
sua prerogativa di applicare la seconda morte ad eventuali ribelli"
così gli uomini conserveranno il loro libero arbitrio. Che poi, come
abbiamo già detto, nessuno più si ribellerà, non cambia la questione
in linea di principio. Non è detto che una possibilità debba mai tramutarsi
in un fatto. Possiamo quindi dire che dopo il millennio il genere umano
diverrà immortale? È questione di intendersi sui termini. Biblicamente
parlando, se per immortalità intendiamo avere vita in se stessi, senza
dipendere dall'esterno, questa qualità, a parte Geova Dio, sarà prerogativa
di Gesù e dei 144.000 membri della sua sposa. Il genere umano, come
possibilmente anche gli angeli, dipende per la vita dall'ambiente esterno,
ricava energia da fonti esterne. Nelle creature perfette questo processo
si perpetua senza interruzione a meno che, per volontà di Dio, esso
non venga a interrompersi. Non risulta che dopo il millennio l'uomo
non avrà più bisogno di mangiare, bere, dormire, respirare, ecc. Possiamo
quindi dire che avrà la vita eterna, ma non l'immortalità, anche se
all'atto pratico la cosa possa non costituire una grande differenza.
(9.1.82)
USARE L'ESPRESSIONE "BUONA FORTUNA":
In Gen 30:11 si legge che Lea pronuncia l'espressione "Con buona
fortuna" in occasione della nascita del figlio Gad, nome che sign.
"Buona fortuna". Evidentemente Lea si rallegrava della nascita
di un figlio, e considerava ciò una buona fortuna, ossia una buona sorte
o lieto evento. Che debba essere inteso così lo si capisce consultando
varie versioni della Bibbia, come quella di Ricciotti che dice: "Disse
allora Lia: 'Che felicita'. E gli mise nome Gad". Consultando qualche
buon vocabolario risulta che la parola 'fortuna' assume vari significati
come "buona sorte, complesso di circostanze, successo, ricchezza",
ecc. Poi nella mitologia, cioè la dottrina dei miti e delle leggende,
la fortuna era deificata, rappresentata cieca, coi piedi alati su una
ruota. È in questo senso che se ne parla in Isa 65:11 "... quelli
che mettete in ordine la tavola per il dio della Buona Fortuna".
E siccome l'espressione 'buona fortuna' è comunemente associata dalla
gente alla mitologia, il cristiano che vuole evitare di apparire superstizioso
usa piuttosto espressioni diverse come 'buon successo, buona riuscita',
ecc. (EB 11.3.82)
DURATA DEI GIORNI CREATIVI:
Ci chiedi delucidazioni in merito alla durata dei giorni creativi. Puoi
consultare It-1 p 595 al sottotitolo “Durata dei giorni creativi”. Il
computo do 7.000 anni per ogni giorno creativo è deducibile dalle evidenze
circostanziali citabili, cioè dalla durata del 7° giorno di riposo di
Dio. Il libro Buona Notizia 60, indica i vari riferimenti scritturali
dai quali si deduce ragionevolmente, senza per questo essere dogmatici,
la durata dei giorni creativi. Quando certi particolari sono soltanto
deducibili da evidenze circostanziali, non crediamo sia saggio usare
un linguaggio dogmatico. La Bibbia non contiene tutti i particolari
che vorremo sapere, ma è un libro completo per far ottenere la salvezza.
Risulta che la mancanza di interessanti particolari rende difficile
a certe persone accettare la Bibbia come libro di verità. Questo è un
modo in cui Dio mette alla prova le persone per conoscere se veramente
cercano la verità. Vedi Vita scopo 12-67. (DC 27.12.90)
GESÙ È MEDIATORE DI TUTTI?
Ci chiedi se sia corretto usare il termine mediatore in riferimento
a Cristo quando si dicono preghiere personali e pubbliche. Il libro
Sicurezza mondiale, 101 dice: “Cristo non è il Mediatore fra Geova e
l’umanità. È il Mediatore fra il suo Padre e la nazione dell’Israele
spirituale, limitata a 144.000 membri”. Ora, se un cristiano non fa
parte dell’Israele spir. farebbe bene ad attenersi alla spiegazione
del libro. Uno potrebbe argomentare che il termine mediatore secondo
i vocabolari può significare ‘opera svolta da chi interpone i suoi buoni
uffici al fine di comporre una vertenza fra 2 contendenti o di facilitare
a qualcuno il conseguimento di un determinato scopo’. Comunque, non
è meglio attenersi ai termini biblici e dimostrare coerenza con le spiegazioni
provvedute dallo schiavo fedele e discreto? In 1Gv 2:1, 2 Gesù viene
definito “soccorritore, sacrificio propiziatorio” per tutto il mondo.
Usando i termini biblici secondo il sign. dato dalla Parola di Dio si
potranno elevare preghiere in modo appropriato (DC 14.5.87)
ANDANDO IN AUTOMOBILE NON SI “ROVINA LA TERRA”?
Non crediamo che ci possa riferire a Ri 11:18 all’automobilista che
usa la macchina per andare al lavoro o al contadino che usa il trattore,
o al passeggero che prende l’aereo, ecc., per quanto anche queste cose
contribuiscono all’inquinamento. Sarebbe praticamente impossibile vivere
oggi nel mondo senza contribuire involontariamente all’inquinamento.
I cristiani non potrebbero nemmeno assolvere il loro dovere di proclamare
la B.N. in tutta la terra se non potessero valersi dei moderni mezzi
di comunicazione o stampa. La questione è indubbiamente diversa nel
caso di coloro che per amore del profitto egoistico rovinano consapevolmente
la terra. Basti pensare al potenziale di morte accumulato negli arsenali
nucleari e a tutti gli esperimenti delle superpotenze. Certo nel nuovo
ordine si troveranno metodi e tecnologie che non turberanno il paradisiaco
ambiente naturale. L’avidità e le divisive barriere fra nazioni saranno
cosa del passato e tutto questo faciliterà l’umanità ubbidiente nel
rispettare le leggi della creazione fisica di Dio. Crediamo che si possa
fare appello alla ragione, altrimenti, come disse l’ap. Paolo in 1Co
5:10 “dovremmo effettivamente uscire dal mondo”, nel qual caso non potremmo
più assolvere il ns. mandato di predicazione. (FPA 14.1.82)
STRATEGIA TEOCRATICA:
Nella tua lettera ci fai la domanda se si può mentire per sviare i persecutori.
Come soldati di Cristo prendiamo parte a una guerra teocratica. Quindi
dobbiamo essere estremamente cauti nel trattare con i nemici di Dio.
È giusto nascondere la verità ai nemici di Dio. Il caso di Raab ne è
un es. Essa nascose le spie non solo con le azioni, ma anche con le
parole. Giacomo la loda per aver manifestato la sua fede in Dio in questo
modo indicando che essa ebbe l'approvazione di Dio per quello che aveva
fatto. Gsè 2:4,5; Gia 2:25. Ciò sarebbe incluso nel termine 'strategia
di guerra', come fu spiegato in W 1.8.56. Agire in questo modo è in
armonia con le parole di Gesù in Matteo "mostratevi cauti come
serpenti e innocenti core colombe". (Mt 10:16) Però, se in tribunale
giuriamo di dire la verità e decidiamo di parlare allora si deve dire
la verità. Ma in questo caso sé vi è l'alternativa fra parlare e tradire
i ns. fratelli e tacere ed essere denunciati dal tribunale, metteremo
il ns. benessere al 2° posto a favore dei ns. fratelli. Gv 15:13. (20.9.87).
FALSA
RELIGIONE
FARSI CANCELLARE DAGLI ELENCHI:
Ci chiedi se una persona che viene alla verità è necessario che si faccia
cancellare dagli elenchi della religione a cui era associato. Il libro
Verità 135 dice: "Dobbiamo comunicare loro che ci ritiriamo dalle
loro org.". Questo non vuol dire che in ogni caso dobbiamo scrivere
una simile comunicazione. Se non vi sono dubbi nella comunità di cui
facciamo parte che ora siamo T.d.G. e non più cattolici, può non essere
necessario comunicare la cosa per iscritto. In questo caso dipende dalla
propria coscienza. Vi sono però delle nazioni in cui viene imposta una
tassa per la religione. Il denaro raccolto dallo Stato viene poi versato
alla chiesa di cui uno fa parte. In paesi dove esiste una tale tassa
tutti i T.d.G. dovrebbero senz'altro farsi cancellare dagli elenchi
della chiesa per evitare di contribuire a finanziare la falsa religione
(CAD:SSC 5.5.78)
Per quanto riguarda la necessità o meno di scrivere una lettera di dimissioni
alla chiesa in cui si apparteneva in precedenza, potete notare ciò che
viene indicato sul Km 7.66 p 3 (SCF:SSC 12.10.88)
Nella ns. nazione italiana non è obbligatorio dover inviare una comunicazione
scritta alla chiesa alla quale un cristiano era associato per puntualizzare
la propria dissociazione, dal momento che, nel caso non lo facesse,
non resterebbe alcun sostegno alla falsa religione. La cosa è diversa
in quelle nazioni dove esiste per legge la disposizione di detrarre
da ogni cittadino una percentuale di denaro da evolvere alla religione
di appartenenza. Nel caso però l'individuo che vuol divenire un T.d.G.
era una persona particolarmente conosciuta come attivista nell'ambito
della religione alla quale apparteneva, allora sarebbe consigliabile
che facesse notifica scritta della sua decisione (SCD:SSE 19.11.86).
FAMIGLIA,
GENITORI, FIGLI
FIGLIA CHE MENTE E DISUBBIDISCE
AI GENITORI:
Voi disassociate ... per menzogna e continui sotterfugi, ma a quanto
pare il problema riguarda i suoi genitori. Conveniamo che il suo comportamento
è riprensibile, ma ella sta mentendo ai suoi genitori. Disassociandola
perché mente ai genitori o non ubbidisce loro, ci si chiede che cosa
hanno fatto i genitori per correggere la situazione e disciplinare la
figlia. Non spetta al comitato giudiziario intervenire nelle questioni
familiari per risolvere, è responsabilità dei genitori. La congregazione
potrebbe ritenere segnata la sorella e non considerarla un es. da seguire.
Gli A. potrebbero aiutare i genitori con appropriati suggerimenti e
consigli affinché questi intervengano presso la figlia in modo più insistente
e la disciplinino ma non crediamo che si debba andare oltre. Quand’è
che il problema diventerebbe di competenza di un comitato giudiziario?
Quando nella faccenda fossero implicati fratelli e sorelle della congregazione
e il comportamento riprensibile della sorella fosse causa di inciampo
e disturbo. Il comitato giudiziario potrebbe quindi anche disassociarla,
ma il motivo sarebbe quello di scandalo pubblico, scandalo che si dovrebbe
provare. Oppure può darsi che nella pratica di menzogna della sorella,
vengano coinvolti fratelli della congregazione In tal caso sarebbe ugualmente
giustificato l'intervento del comitato giudiziario Comunque in queste
circostanze, prima di far intervenire il comitato giudiziario si dovrebbe
fare ogni cosa per aiutarla, segnandola, privandola dei privilegi, intervenendo
presso i genitori e disponendo di tenere con lei uno st. Se dopo ciò
non si perviene ad un risultato positivo e la condotta della sorella
nell'ambito della congregazione crea scandalo e turbamento, allora il
comitato giudiziario sarebbe giustificato ad intervenire prendendo la
decisione più opportuna. (SCA:SSF 26.1.81)
Ci chiedete se per peccati come menzogna, architettare cose nocive o
ribellione, se compiuti contro i genitori, è previsto l'interessamento
di un comitato giudiziario La risposta è no. Il motivo è che il figlio
non ubbidisce ai suoi genitori i quali hanno l'obbligo di disciplinarlo
come indicano le scritture. (Efe 6:4; Pro 22:13, 14) In caso che i genitori
non riescano a disciplinare il figlio possono ricorrere all'aiuto degli
A. In caso di grave trasgressione, come immoralità, furto verso persone
fuori della famiglia che di conseguenza coinvolge la congregazione allora
vi è una base per l'intervento del comitato giudiziario Le trasgressioni
che non creano scandalo o non coinvolgono la congregazione compiute
da minorenni, implicano la responsabilità dei genitori ai quali i figli
devono essere sottomessi (SCA:SSL 22.2.82)
SCAPPARE DI CASA PERCHÉ NON VIENE AUTORIZZATO IL MATRIMONIO:
Chi scappa di casa facendo le normali scappatelle solo perché i genitori
non autorizzano il matrimonio, si rende colpevole di scandalo pubblico.
Se si rende colpevole anche di fornicazione verrà chiamato a rispondere
anche di questo peccato. Non bisogna permettere che queste abitudini
tollerate dal mondo, siano tollerate o scusate nella congregazione Gal
5:9 (SSB 28.3.83)
FIGLI MAGGIORENNI SONO RESPONSABILI DELLE PROPRIE AZIONI:
Mentre ogni cristiano deve avere profondo rispetto e onorare sempre
i genitori, giunta l’età maggiorenne egli è dinanzi a Dio autorizzato
a prendere le sue proprie decisioni, anche se queste dovessero contrastare
il parere dei suoi genitori. Mentre sotto la legge mosaica l’autorità
dei genitori era molto ampia, oggi non siamo sotto tale legge. In questi
casi per determinare quando i figli sono maggiorenni accettiamo ciò
che dice la legge di Cesare. In Italia l’età in cui si diviene maggiorenni
è 18 anni. Perciò dai 18 anni in poi il cristiano assume le proprie
responsabilità per le decisioni che prende. In questo non deve però
mai mancare di onorare e rispettare i genitori (SCC:SSB 28.4.81)
CONIUGI CRISTIANI HANNO FATTO ADOTTARE LA FIGLIA:
Ci dite che 2 coniugi della vs. congregazione hanno fatto adottare la
loro figlia da coniugi di un'altra congregazione e ora, vorrebbero riavere
la loro figlia. Comprendiamo che far adottare i propri figli da altri
è una grave responsabilità e soltanto i genitori possono addossarsela.
È vero che i genitori possono pensare che facendo adottare i propri
figli da altri abbiano in senso materiale qualcosa in più di ciò che
loro potrebbero dare. Forse tali coniugi possono aver pensato che facendo
adottare la loro figlia da altri che sono T.d.G., possa ricevere di
più materialmente senza essere trascurata in senso spir. Ovviamente
quando un figlio viene adottato da un'altra famiglia, il merito familiare
verso la bambina non è più della famiglia originale, ma di quella che
adotta. I genitori carnali dovranno sperare che i genitori adottivi
si mantengano fedeli a Geova e provvedano addestramento alla figlia
data in adozione. Una tale decisione non è mai da prendere alla leggera,
comunque tale decisione è sempre e solo dei genitori carnali e non degli
A. Non crediamo che gli A. debbano intervenire, a meno che la cosa crei
scandalo. In tal caso dovranno vedere come proteggere la congregazione
Se i coniugi a causa di questo fatto hanno perso la reputazione nella
congregazione allora gli A. dovranno vedere se possono avere privilegi
di servizio o no (SSL 8.3.82)
GENITORI CHE SI MOSTRANO NUDI AI FIGLI:
Alcuni genitori seguono i consigli di riviste mondane e si mostrano
nudi davanti ai figli mentre essi fanno il bagno, con la giustificazione
che agendo così aiuterebbero i figli ad evitare il complesso della morbosità.
La Bibbia non insegna che per vincere pensieri sessuali illeciti si
debba mostrare la propria nudità, ma insegna il contrario. (Pro 6:23)
Chi pratica il cosiddetto nudo familiare non potrà evitare di incorrere
nei guai che la Bibbia condanna, cioè condotta vergognosa, impurità,
fornicazione, incesto, e simili. La Bibbia insegna che la prima coppia
non provava timore e vergogna della propria nudità. Ma dopo il peccato
essa cominciò a provare vergogna, nascondendosi e coprendosi le parti
intime. (Gen 3:6-13) Era sorta in loro quella condizione d'animo chiamata
pudore, definito dai vocabolari "Sentimento di riserbo e di vergogna
nei confronti di tutto quello che riguarda la sfera sessuale".
È ovvio che tale sentimento non si può vincere se non con la perfezione.
Pertanto tutte le teorie umane sono sottili inganni. Difatti nella Bibbia
è presentata come una cosa vergognosa, come in Ri 3:18. È vero che il
sign. primario di tale scrittura ha relazione alle cose spir., ma tale
consiglio non avrebbe valore se la nudità fisica fosse approvata. Utili
osservazioni in merito si possono trovare nella G 22.11.82 p 7. La vigorosa
esortazione della Parola di Dio che ogni cristiano deve ricordare è
quella di Efe 5:35 che ogni genitore vorrà applicare per condursi nella
purezza e nella santità (SCC:SSF 28.6.84).
FESTE
ACCETTARE DONI O CIBO IN OCCASIONE
DI FESTE:
Rispondiamo se è lecito o no che i bambini dei T.d.G. accettino un dono
dal municipio in occasione dell'Epifania. Che un cristiano accetti in
dono del cibo o altre cose è una cosa che deve decidere personalmente.
Un cristiano potrebbe pensare che essendo il dono legato alla festa
del 6 gennaio e cioè una festa religiosa pagana, accettarlo sarebbe
contro i princìpi cristiani. Naturalmente, nessun cristiano vorrebbe
in qualsiasi modo partecipare attivamente alla celebrazione di una festa
religiosa. Perciò, mentre potrebbe pensare che non viola princìpi cristiani
accettando il dono, non vorrebbe partecipare attivamente alla festa
stessa. I cristiani non prendono parte a ricevimenti nei giorni festivi
e quindi sarebbe sbagliato per un cristiano partecipare alla festa.
Ma anche se è lasciato alla coscienza decidere se accettare o no questi
doni, dovrebbe prendere in considerazione l'effetto che può avere la
sua azione sulla congregazione e sulla comunità che lo conoscono come
T.d.G. Potrebbero ricevere l'impressione che i T.d.G. celebrano il 6
gennaio? Potrebbe essere questo un motivo per biasimarli quando stampano
riviste con art. che mostrano come queste feste sono di origine pagana
ed evitate dai cristiani? Certo nessun cristiano vorrebbe dare l'impressione
che sostiene pratiche pagane o della falsa religione e dovrà riflettere
anche su questa possibilità prima di accettare tali doni. Comunque è
responsabilità di ogni cristiano stabilire se sarà appropriato accettare
tale dono Gal. 6:5 (SCB:SSA 24.3.86)
Rispondiamo alla domanda se è lecito mangiare cibo comunemente usato
per celebrare festività pagane. Accettare dal datore di lavoro un dono
in tempo di Natale, non sign. promuovere la festa natalizia. Ciò è dato
al dipendente del datore di lavoro in riconoscimento del fatto che è
stato alle sue dipendenze per un certo periodo di tempo. Naturalmente
il cristiano la cui coscienza lo turba all’idea di accettare tale dono,
si asterrebbe dall’accettarlo. Paolo in 1Co 10:25 dice: “ Continuate
a mangiare ogni cosa che si vende al macello, senza informarvi a motivo
della vs. coscienza”. Che dire quando si tratta di un cibo come il panettone
o l’uovo di pasqua, che sono comunemente associati o usati per celebrare
feste pagane? Paolo risponde: “Ora circa il mangiare cibi offerti agli
idoli, sappiamo che l’idolo non è nulla ...” (1Co 8:4; 10:30) Il cibo
quindi non è contaminato solo perché è usato per celebrare feste pagane.
Chi lo mangia non per festeggiare, ma per cibarsi, non diventa idolatra
od apostata semplicemente mangiandolo. Mangiandolo infatti non promuove
tale festa pagana. Naturalmente se abbiamo dubbi circa il mangiare o
pensiamo che mangiandone potremo far inciampare qualcuno, non lo mangeremo
anche se è lecito mangiarne. (Ro 14:22, 23; 1Co 10:23, 32) Così, in
questi casi prima di mangiare qualsiasi cosa, chiediamoci: perché lo
mangio? Come mi sento nella coscienza quando lo mangio? C’è pericolo
di far inciampare qualcuno mangiando in quell’occasione? (SCC:SSB 12.2.81)
Per quanto riguarda il fratello che riceve visita da parenti del mondo
i quali gli portano cibi che hanno relazione con una festa della falsa
religione e desiderano mangiarli insieme, ti preghiamo di consultare
la G 8.2.73 p 7. Vi troverai indicato il principio implicato. Se il
fratello ricopre incarichi di responsabilità, ha una ragione in più
per stare molto attento a quello che fa. Se perdesse il rispetto della
congregazione potrebbe forse non avere più i requisiti per assolvere
il suo speciale incarico di servizio 1Co 8;12; Tito 1:6 (FPA 14.10.81)
ESSERE PRESENTE A FUNZIONI O PARTECIPARE A BANCHETTI:
Sappiamo che i riti religiosi sono pagani con cui un cristiano non vorrebbe
mai immischiarsi partecipando attivamente o in qualche modo. Il fatto
di assistere come semplice osservatore, mentre in un luogo della falsa
religione si svolge un rito pagano, non è in se stesso peccato. Ad es.
Naaman doveva entrare in un tempio pagano per accompagnare il re ed
assisterlo personalmente mentre adorava. Però Naaman stesso non avrebbe
partecipato al rito al quale partecipava il suo re. (2 Re 5:1719) Il
semplice fatto di essere nel tempio non lo rendeva reo di aver compiuto
un atto di falsa adorazione. La stessa cosa si può dire di mangiare
ad un banchetto fatto in associazione a questi riti falsi. Il semplice
mangiare ciò che si potrebbe dire carne sacrificata agli idoli perché
associata a questi riti pagani, non renderebbe una persona partecipe.
A questo riguardo ricorderai che Paolo mangiava carne che era stata
sacrificata agli idoli, e in 1Co egli ne spiega perché si sentiva incoscienza
di fare ciò. Però anche se tutto ciò non costituisce un atto di apostasia,
ogni cristiano ed in particolar modo quelli che occupano una posizione
di responsabilità, deve considerare fattori come la propria coscienza
e quella altrui. Ad es. il fatto che si è presenti a certi riti, potrebbe
turbare la coscienza del cristiano stesso e in questo peccherebbe. (Ro
14:23) Inoltre c'è il pericolo di essere coinvolti nel rito stesso o
per debolezza o per timore, essendo circondati da falsi adoratori. In
tal caso la persona diverrebbe un apostata. Specialmente se è un A.
o SM che deve essere un es., è importante considerare i fattori ora
detti ed anche la coscienza altrui. (1Co 10:32) Paolo sentì molto la
responsabilità di non far inciampare i suoi fratelli. quindi benché
non considerasse peccato mangiare carne sacrificata agli idoli, dichiarò
che si sarebbe astenuto se avrebbe fatto inciampare un fratello. (1Co
8:13) Potrebbero esserci dei fratelli che nella congregazione vedendo
un A. o un SM o qualcun altro che ha responsabilità entrare in un tempio
di idoli, potrebbero perdere la fiducia e la stima, considerando inappropriato
il suo comportamento. In tal caso il fratello verrebbe a perdere i suoi
requisiti e quindi potrebbe essere rimosso dall'incarico 1Tm 3:2,
10 (SCC:SSB 11.9.81)
La scrittura di 2Co 6:14 indica che il cristiano non può partecipare
ad atti apostati. Essendo presente però ad una funzione della falsa
religione non vuol dire automaticamente partecipare. Può essere un silenzioso
osservatore, mentre chi partecipa è uno che si unisce agli altri compiendo
atti che lo identificano parte della falsa religione. Comunque, un A.
o un SM, un P. o chiunque abbia una responsabilità nella congregazione
che è presente ad una cerimonia della falsa religione deve tener conto
dell'influenza che la sua decisione ha sugli altri, nella congregazione
e al di fuori. Se qualcuno dovesse inciampare o dovesse criticarlo per
la sua azione, perdendo la libertà di parola, l'irreprensibilità, sarebbe
rimosso dall’incarico. (1Co 8:8-13) Tali circostanze devono essere considerate
attentamente per non mettersi in difficoltà, essendo indotti a commettere
un'azione errata, e per non creare motivo di scandalo o inciampo. Il
cristiano maturo saprà agire di conseguenza (SCB:SSD 10.10.80)
SORELLA CHE È OBBLIGATA DAL MARITO A PARTECIPARE AL BANCHETTO FESTIVO:
Ci chiedi come dovrebbe comportarsi la sorella il cui marito la obbliga
a consumare un pasto in occasione del festeggiamento in casa sua di
un compleanno o un battesimo. Naturalmente il marito è capo della casa.
È nei suoi diritti stabilire di celebrare compleanni, battesimi se questo
è il suo desiderio. Mentre è vero che il pasto è dedicato agli idoli
essendo disposto per questa speciale occasione, l'ap. Paolo mangiava
carne sacrificata agli idoli ma non per questo diventava apostata. Comunque
questa è una decisione personale che la sorella affronterà. Essa dovrà
decidere in coscienza se si sentirà di mangiare questo pasto sapendo
che è stato preparato proprio in onore a riti pagani. Se lei decidesse
di farlo, perché la sua coscienza glielo permette, nessuno dovrebbe
obiettare W 1.11.80 (SCC:SSB 11.9.81)
FAMILIARI INCREDULI VOGLIONO FARE L'ALBERO DI NATALE IN CASA:
Secondo le Scritture il marito e capofamiglia ha la responsabilità di
fare in modo che la sua famiglia riceva la dovuta assistenza e guida
sia spir. che materiale. (1Tm 5:8) Anche se la moglie è incredula deve
fare in modo che i figli piccoli ricevano la dovuta educazione e ammaestramento
spir., sia in casa che nella S.d.R. D'altra parte però dovrà concedere
alla moglie la libertà di adorare Dio a modo suo. Ciò può significare
lasciarle tenere le immagini, e anche fare l'albero di Natale. Comunque
non le permetterà di tenere gli idoli per tutta la casa o all'esterno
d'essa. Cosa può fare se non l'ascolta nonostante il fatto che egli
le abbia fatto capire, in maniera decisa, che non è d'accordo e che
è dispiaciuto che lei tenga le immagini o faccia l'albero di Natale?
Può concederle di tenere tali immagini dal suo lato del letto, cioè
deve essere evidente che il fratello non vi ha niente a che fare. Lo
stesso dicasi per l'albero di Natale. Non le permetterà di addobbarlo
in un luogo dove sembra che tutta la famiglia sia d'accordo, ma in un
luogo riservato solo a lei. Per esaminare la posizione del fratello,
chiedetevi: le ha permesso più di una volta di addobbare tale albero
in un luogo che coinvolgeva tutta la famiglia? Chi ha comprato e portato
a casa l'albero e le cose necessarie per l'addobbo? Ha collaborato in
qualche modo o ha permesso ai figli di parteciparvi? Se ha fatto compromesso,
dovrete chiamarlo a rendere conto dinanzi ad un comitato giudiziario
(SCC:SSF 2.4.84)
Ci informate che una sorella ha permesso alla figlia maggiorenne di
allestire un albero di natale in casa sua. Dicendo in casa sua pensiamo
che questa sorella è affittuaria o proprietaria della casa e che la
figlia abiti con lei e non viceversa. Se le cose stessero così, la sorella
si è resa complice nel promuovere una festa pagana. In tal caso la questione
dovrebbe essere trattata da un comitato giudiziario L'albero di natale
ha origine pagane e chi ne allestisce uno in casa sua o permette ciò,
essendo in autorità in quella casa, diventa partecipe con un idolo.
(2Co 6:14-18; 1Co 10:18-22) Nel libro "Le due Babilonie",
è scritto: "L'albero di natale è Nimrod redivivo, il dio ucciso
ma tornato a vivere". La cosa però assumerebbe un aspetto diverso
se la madre ha permesso alla figlia di allestire l'albero nella camera
dove dorme la figlia. Questo perché essendo una camera privata, usata
dalla figlia, lei potrebbe solo aver concesso la libertà di seguire
la propria adorazione alla figlia, rispettando la sua libertà come anche
noi desideriamo di essere liberi di praticare la ns. adorazione. Ciò
è simile al caso in cui un marito cristiano permette alla moglie incredula
di avere nella camera da letto, dalla parte del letto o della camera,
le sue immagini religiose, rispettandone così la libertà religiosa.
Non sarebbe una questione giudiziaria - Gsè 23:15 (SCC:SSB 9.2.82)
ANDARE ALLA FESTA DELL’UNITÀ:
Se uno si limita semplicemente a pagare un biglietto per entrare ad
una festa dell'Unità per vedere gli spettacoli che sono presentati,
senza partecipare attivamente ad alcuna forma di politica, come contribuendo
per la festa facendo qualche lavoro o facendone pubblicità, la cosa
rimane una questione personale. Però anche in questo caso se la sua
condotta fa inciampare diversi nella congregazione tale persona non
dovrebbe ricevere privilegi. Se non fa nulla che violi la sua neutralità
ma paga semplicemente un biglietto come pagherebbe per andare al cinema,
non è una questione giudiziaria (SCB:SSA 20.9.83)
Crediamo che sia poco saggio che i fratelli assistano a feste dell'Unità,
comprino giornali di partito o frequentino Bar gestiti da partiti, anche
se si limitano a prendere un caffè o partecipare ai divertimenti provveduti
in tali feste locali. Questa associazione potrebbe portarli a violare
il principio di 1Co 15:33. Inoltre, quale impressione potremmo dare
sia ai fratelli che a quelli del mondo che ci vedono a tali feste o
che frequentiamo tali locali? Potrebbero concludere che siamo noi membri
di tali partiti? E se vi è questa possibilità, vorrebbe un cristiano
interessato di mantenersi senza macchia dal mondo, correre un tale rischio?
(Gia 1:27) Non potrebbero quelli del mondo essere indotti a credere
che anche i T.d.G. appartengono a partiti politici? Non potrebbero i
fratelli inciampare? (1Co 10:32, 33) Perciò pensiamo che voi A. fate
bene a scoraggiare tali abitudini, appellandovi al desiderio dei fratelli
di non fare inciampare nessuno, né quelli del mondo, né tantomeno i
loro fratelli di fede. Comunque una volta che li consigliate, lasciate
a ciascuno il proprio carico di responsabilità se decidesse di non aderire
ad esso. (Gal 6:5) Però, nel caso tali fratelli persistessero in queste
abitudini causassero turbamento di diversi nella congregazione o nel
caso cercassero di persuadere altri a fare altrettanto, allora gli A.
dovranno prendere in considerazione se non sia il caso di segnarli (SCB:SSA
14.11.84)
ANDARE A LUNA PARK O FIERE DURANTE FESTE DELLA FALSA RELIGIONE:
Desideriamo innanzitutto dirti che andare o meno al Luna Park o Fiere
organizzate in occasione di certe festività religiose pagane, si tratta
di una questione personale e di coscienza. Naturalmente quando questo
non violi direttamente la legge di Dio sull'idolatria, partecipando
per es. a sfilate e cortei religiosi o essendo implicati in qualche
altra cosa che ha a che fare direttamente con la falsa religione. Viceversa,
sarà ogni singolo cristiano a decidere come comportarsi, agendo in armonia
non solo alla sua coscienza, ma vorrà evitare di fare inciampare la
coscienza altrui sia nella congregazione che fuori d'essa. A questo
riguardo ricorderai un caso analogo accaduto presso la congregazione
di Corinto nel 1° sec. Ti invitiamo a leggere W 1.1.83 p 24 al sottotitolo:
"Che effetto avrà su gli altri" che oltre a presentare il
problema dà utili suggerimenti su come comportarsi in situazioni simili.
Inoltre leggendo tutti e 2 gli art. di st. avrai un'idea più chiara
sul come agisce la ns. e l'altrui coscienza. Infine per quanto riguarda
i nominati a maggior ragione vorranno sempre assicurarsi che quello
che dicono o fanno non rechi qualche disturbo all'interno della congregazione
Si potrebbe arrivare anche alla disamina dei requisiti qualora la condotta
di un nominato ha recato un certo scandalo. (15.1.87)
NOME DI UN A. È APPARSO SUL PROGRAMMA DI UNA FESTA:
Rispondiamo alla lettera in relazione al fatto che il tuo nome è apparso
sui programmi della "fiera di S. Lucia". Ci chiedi qual è
la tua posizione presso la congregazione e rispetto alla verità. Dici
che comprendi come la cosa potrebbe aver influito negativamente sugli
altri. Avendo compreso ciò devi agire in armonia con Ro 14:23. Non devi
permettere in alcun modo che il tuo nome sia stampato su alcun programma
o manifesto che ha relazione con avvenimenti legati alla falsa religione
o alla politica. Da quanto ci hai raccontato non possiamo dire che ti
sei reso colpevole di apostasia. Comunque non hai agito con saggezza.
Sarebbe stato opportuno che tu non fossi stato per nulla presente. La
cosa che il corpo degli A. deve determinare è se a motivo di tale atteggiamento
hai ancora i requisiti per servire come A. o no. Pur comprendendo la
tua buona fede è necessario determinare fino a che punto la cosa ha
creato scandalo. Con ciò non vogliamo dire che gli A. debbano andare
in giro a chiedere ai procl. cosa ne pensano sulla faccenda. Devono
tener conto di ciò che già sanno e della propria coscienza (SCB:SSB
10.3.81)
BALLARE E MASCHERARSI A CARNEVALE:
Perché vi sia apostasia devono esserci le prove delle azioni descritte
nel Ks voce "Apostasia" dove si legge: "Insegnare false
dottrine, sostenere o promuovere una falsa religione o le sue feste".
Il carnevale, benché sia un festeggiamento mondano, non è religioso,
è piuttosto una tradizione. Per questo anche se vi si mischiano la religione
e coloro che la praticano, rimane una festa mondana. Il fatto di aver
ballato durante il carnevale non costituisce apostasia. Con questo non
intendiamo approvare ciò che questi fratelli hanno fatto. La loro condotta
non è esemplare. Per un cristiano ciò che hanno fatto è pericoloso e
non saggio. Il cristiano non deve far parte del mondo. (1Gv 2:15-17;
Gv 17:4) Dato che queste persone non sono esemplari non dovrebbero ricevere
privilegi nella congregazione Se sono iscritti alla SMT e sono stati
usati alle ad. di servizio per dimostrazioni e interviste, gli A. dovranno
determinare se togliergli questi privilegi. Comunque ripetiamo che il
semplice fatto di ballare anche in occasione di una festa tradizionale
non è apostasia, come non lo è il mascherarsi. Per cui se non ci sono
prove di effettive gravi violazioni che richiedono l'intervento di un
comitato giudiziario la disassociazione dei coniugi ... dovrebbe quindi
essere annullata (SCC:SSF 28.4.81)
Articoli come G 22.1.79 p 29; 22.1.86 p 24; 8.4.74 p 17, e l'op. Scuola
p 20 aiutano a capire qual è l'origine del Carnevale. Se un fratello
dovesse immischiarsi in tale festa, sostenendo alcune sue pratiche,
potrebbe essere aiutato a riflettere su quanto c'è da dire sul Carnevale
e a non sostenere alcuna pratica che dispiaccia a Dio. Tale persona
dinanzi a schietti suggerimenti e ammonimenti potrebbe capire la necessità
di astenersi dal partecipare anche solo allo spirito di tale festa.
Nel caso desideri continuare a sostenere la festa del Carnevale e le
sue pratiche, continuando a promuovere e sostenere le attività legate
a tale festa, allora dovrà rispondere davanti ad un comitato giudiziario
(SCE:SSH 23.1.87)
COMPLEANNI:
Da quando scrivemmo la ns. lettera del 18.6.81 abbiamo ricevuto ulteriori
chiarimenti sull’argomento dal corpo direttivo. Benché il fatto di celebrare
un compleanno non diventa automaticamente o immediatamente una questione
da comitato giudiziario, potrebbe diventarlo qualora una persona persista
nel raccomandarne ad altri il festeggiamento, oppure se cerca attivamente
di trarre un guadagno incoraggiandoli apertamente. Quindi il corpo direttivo
ci fa comprendere che se qualcuno celebra il suo compleanno o quello
di un altro, si deve cercare benignamente e con mitezza di recuperarlo,
mostrandogli che i compleanni hanno la loro origine nella falsa religione
e che frequentemente sono associati con l’astrologia. Ad 237 Questi
casi, però, possono diventare questioni che richiedono la formazione
di un comitato giudiziario qualora il fratello non riconosce l’errore
dopo che sono stati fatti diversi tentavi per recuperarlo. (15.1.82)
I T.d.G. non celebrano il proprio compleanno né quello di qualche altra
persona perché sanno che queste celebrazioni sono di origine pagana.
Quindi, quando tali festeggiamenti avvengono e scuola un T.d.G. farà
tutto il possibile per farsi esonerare e se ciò non fosse possibile
rimarrebbe quietamente seduto non partecipando in alcun modo a queste
attività religiose. Un cristiano infatti vuol mantenersi separato da
questo mondo e non si associa in queste festività pagane per non essere
colpevole di toccare la cosa impura. ( 2 Co 6:14-18) Per una considerazione
più dettagliata di questo argomento vi preghiamo di leggere la W 15.9.65
p 564, l'articolo "Giovani proteggete la vs. spiritualità".
(26.1.82)

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