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Testamenti Trasgressioni
varie
STUDIO FAMILIARE
NON SI SEGNA QUELLO AI SINGOLI FIGLI:
Il pensiero che la Società vuole indicare nel Km 7.83
è l'impegno che ogni capo famiglia dovrebbe assumersi
nel curare la propria famiglia, spiritualmente
parlando, sia che il tempo dedicato possa segnarsi o no
sul rapporto. Tale impegno fa parte delle
responsabilità di un cristiano. (Pro 24:27) In base a
ciò in ogni casa cristiana dovrebbe esserci uno studio regolare familiare. Ciò non vuol dire però che, se è
necessario, non si debba condurre uno studio a livello
personale con un figlio. Se ciò dovesse avvenire però,
il genitore che conduce tale ulteriore studio biblico. non segnerà
né il tempo, né la visita, né lo studio. Perciò i
genitori che conducono uno studio singolo ad un figlio, ma
non hanno un regolare studio con l'intera famiglia,
dovrebbero modificare lo studio, rendendolo familiare. (SSE
6.7.84)
Il tempo che va contato è solo quello dedicato per
condurre lo studio familiare. Il Km 7.83 infatti indica
ciò. Qui non si tratta di uno studio tenuto con un singolo
membro della famiglia non battezzato, ma lo studio tenuto
con l'intera famiglia fra i quali membri vi sono figli
minorenni non battezzati. Parla anche di un solo
genitore che segna il tempo. Quindi si può contare il
tempo dedicato per un solo studio familiare. Quando
necessita per motivi di età tenere singoli studi con
altri figli, ciò rientra nelle responsabilità dei
genitori. (Efe 6:1-3) Perciò i genitori dovrebbero
essere molto lieti di dedicare il tempo per allevare i
loro figli nel favore di Geova con regolari studi
secondo le loro necessità, anche se non possono contare
quel tempo come servizio. (SCB:SSC 23.8.83)
Per quanto riguarda se fare rapporto di studio quando un
genitore tiene lo studio col figlio non battezzato, la cosa
riguarda la coscienza di ciascun genitore. Alcuni
genitori fanno rapporto e contano il tempo dedicato a
questi studi, altri invece considerandolo un dovere
verso il figlio, non si sentono di segnare lo studio né di
contare il tempo. (SCC:SSF 16.2.83)
Nel Km 7.83 viene indicato che lo studio che un genitore
può includere nel rapporto è lo studio biblico familiare. Quindi
un solo genitore dei due conterà lo studio tenuto con
l'intera famiglia. Essendo uno studio familiare sarà
presente anche la moglie che però non conterà il
servizio. Da ciò che è scritto nel suddetto Km, il
tempo e lo studio vengono contati solo se la famiglia è
riunita e vi sono figli minorenni. Per quanto riguardi
singoli studi tenuti individualmente con figli non
battezzati, questi non vengono contati come servizio ma
costituiscono parte della responsabilità che i genitori
hanno verso i loro figli in base al principio di Efe
6:4. Perciò nello studio familiare la moglie dovrà essere
presente ma non conterà il tempo. (SCB:SSA 5.10.83)
ASSISTENZA AI FIGLI DI FRATELLI E COME SEGNARE LO
STUDIO:
Se i genitori sono nella verità dovrebbero essere loro
a condurre lo studio con i propri figli. Non sarebbe
appropriato affidare i propri figli ad altri conservi in
quanto i princìpi biblici affidano tale ammaestramento
ai genitori e non a terze persone. Naturalmente vi
possono essere delle circostanze che potrebbero
richiedere che lo studio ai figli sia condotto da un altro
conservo. Potremmo avere infatti dei genitori che sono
analfabeti mentre i figli sono istruiti, o genitori che
non sono in grado di condurre con profitto uno studio In
questo caso i genitori potrebbero ritenere necessario
rivolgersi a qualche conservo qualificato perché li
assista e non vi sarebbe nulla di male che qualche altro
studiasse con i figli. Naturalmente durante lo studio sarebbe bene che i genitori fossero presenti in quanto
hanno la responsabilità di sovrintendere all'educazione
dei figli. Che fare però se genitori qualificati
chiedono che altri conducano uno studio coi propri figli?
Dove se ne vede la necessità si potrebbe disporre che
qualche altro dia un aiuto nello studio, ma essendo i
genitori qualificati sarebbe bene che lo studio fosse
condotto da loro, con la presenza di qualche conservo
che potrebbe assisterli. In altre parole, quando i
genitori sono qualificati dovrebbero essere loro a
condurre lo studio. Il conservo che è invitato ad aiutare
assisterà allo studio solo per assistere i genitori nella
loro responsabilità, ma non prenderà il loro posto. (SCA:SSF
5.3.83)
Se un procl. che fa lo studio a figli di fratelli va con un
altro procl., questo può essere necessario quando i
genitori sono nuovi nella verità o per qualche altro
preciso motivo. Se non vi è una urgente necessità che
obblighi a fare altrimenti, lo studio deve essere fatto dai
genitori. Altrimenti il tempo sarà contato solo da
colui che ha l'incarico di tenere lo studio I genitori
possono essere presenti allo studio (SCB:SSA 5.10.83)
Gli Anziani, se fosse necessario, offriranno l'aiuto quando
questo è richiesto. Tale aiuto però non sarà sotto
forma di adozione spirituale del figlio, ma sotto forma di
aiuto al padre nel curare spiritualmente i suoi figli.
Tenendo presente ciò, colui che è stato incaricato
nell'aiutare il genitore potrà segnare il tempo che
impiegherà accanto a lui nel curare il figlio o i
figli, con in criterio esposto nel Km 7.83, cioè una
sola ora la settimana. Ovviamente altrettanto farà il
genitore. (SSE 18.5.84)
Quando in una famiglia vi sono genitori nuovi nella
verità oppure incapaci di insegnare ai figli, allora
devono chiedere aiuto alla cong. Il Sorvegliante della Scuola potrà disporre
chi nella cong. potrà dare questo tipo di assistenza
nel condurre lo studio familiare in quella casa. Chi
riceve tale incarico segnerà rapporto e studio. Non lo
segnerà il genitore. Ricordiamo che lo scopo di questa
disposizione è di assistere il padre onde possa
condurre lui lo studio al più presto. (SCD 26.7.84)
Nel caso della madre che si è battezzata di recente e
che ha cinque figli, se gli A. ritengono che ha bisogno di
essere assistita, come detto nel Km 7.83, possono
disporre che una qualificata proclamatrice l'assista e tenga lo
studio. Crediamo non sia corretto dividere questi figli
disponendo che diversi fratelli studino con loro. Come
è stato detto ripetutamente nelle pubblicazioni,
l'obiettivo è quello di unire le famiglie, non di
dividerle. Comunque se ci fosse qualche particolare
circostanza che oltre a tenere un unico studio con tutta la
famiglia, si rende consigliabile tenere studi separati,
e alcuni proclamatori sono disposti a rendersi disponibili,
possono tenere questi studi ma non segneranno né il
tempo né lo studio, né la visita. (SCC:SSC 11.3.86)
Sono gli A. che localmente devono valutare se stabilire
che un fratello assista il padre, ex Servitore di Ministero, nel tenere lo
studio al proprio figlio di 17 anni. Se ritengono
necessario che un qualificato procl. tenga lo studio a
questo giovane, però si dovrà incoraggiare il padre ad
essere presente, affinché gradualmente si assuma la
responsabilità e sia poi lui in seguito a condurre lo studio
col proprio figlio. (SCC:SSC 11.3.86)
Il procl. che accompagna il genitore che tiene uno S.B.
a domicilio al figlio non battezzato non segnerà il
servizio sul suo rapporto a meno che non sia stato
appositamente incaricato dagli A. locali a causa delle
difficoltà che il genitore incontra a condurre lo studio
al proprio figlio. (SCA:SSI 27.2.86)
Le pubblicazioni rispondono chiaramente dando la
direttiva nel condurre gli S.B. ai figli dei ns.
fratelli. Come potete comprendere è bene che siano i
genitori a condurre lo studio ai propri figli. D’altra
parte, quando ciò non è possibile, ma dovrebbero
essere delle eccezioni, dietro approvazione del Sorvegliante
che Presiede o del
SS, si può incaricare un altro fratello a condurre lo
studio ai propri figli. Comunque, lo studio dovrebbe
essere fatto sempre alla presenza dei genitori perché
lo scopo è quello di addestrare i genitori affinché
divengano qualificati e in grado, nel prossimo futuro,
di condurre lo studio ai propri figli. Facendo ciò non
si creerà alcuna divisione nella famiglia, ma tutti
potranno imparare le stesse cose contemporaneamente (SSB
24.2.88)
A VOLTE LO STUDIO POTREBBE SEGNARLO LA MOGLIE:
Come viene indicato in Efe 6:4 sono primariamente i
padri credenti a doversi assumere la responsabilità di
inculcare nei figli la norma mentale di Geova. La
disposizione descritta nei Km 7.83 e 4.87 va in questa
direzione. Si comprende comunque che in alcune famiglie
vi sono circostanze particolari, perciò in base ai
princìpi della ragionevolezza e delle necessità
esistenti, si potrebbe decidere in taluni casi che tale
disposizione, sotto la direttiva del capofamiglia, possa
essere applicata anche da un diverso familiare. (SCD
6.9.91)
Essendo uno studio familiare sarà presente anche la moglie
che però non conterà il servizio, a meno che il marito
non sia in grado di tenere lo studio e non lo ceda alla
moglie. Infatti nel Km 7.83 si legge quanto segue:
"Tuttavia se un genitore cristiano dedicato conduce
regolarmente uno S.B. familiare... può fare
rapporto". (SCB:SSA 5.10.83).
SVAGO, RICREAZIONE, CACCIA, PESCA, SPORT
NOMINATI CHE NON VANNO ALLE
ADUNANZE MENTRE SONO IN
VILLEGGIATURA:
Ci chiedete cosa potete fare verso le famiglie, anche di
nominati, che vanno in vacanza, riguardo alla loro
frequenza alle ad. e alle altre attività teocratiche
mentre si trovano nei luoghi di villeggiatura.
Rispondiamo che potreste incoraggiarle a sfruttare bene
il loro tempo durante la loro vacanza e a non trascurare
le attività teocratiche. Potreste esortarle come fa il
Km 5.94 p 1. Naturalmente, una volta data
l’esortazione, lasciate a ogni famiglia la
responsabilità di decidere dove andare, in quale
periodo dell’anno e come programmare le proprie
attività durante la vacanza. (Gal 6:1) Chi è nominato
farà bene a essere scrupoloso. Se decide di andare in
vacanza con altre famiglie di fratelli, vorrà
continuare a dare un corretto esempio di devozione
cristiana. Vorrà farlo anche riguardo alla sua stessa
famiglia. (1 Pie 5:3) Potete incoraggiare i fratelli a
programmare le loro vacanze in modo da sguarnire il meno
possibile la congregazione, evitando di organizzarle in massa.
Incoraggiate la ragionevolezza, l’equilibrio e
soprattutto la devozione alla pura adorazione. Lasciate
quindi a ciascun individuo o a ciascuna famiglia la
responsabilità delle proprie decisioni. (SCD:SSD
2.2.96)
PARTITE DI CALCIO TRA FRATELLI:
Giocare a calcio è una forma di ricreazione e quindi
una questione personale del singolo individuo che deve
decidere se parteciparvi o no. (1Co 10:31) Comunque un
cristiano maturo nello scegliere la propria ricreazione
vorrà evitare qualsiasi cosa che potrebbe essere
d'inciampo per altri fratelli. (1Co 10:32) Non deve
esserci nessun dubbio nella sua coscienza per quanto
riguarda la ricreazione che sceglie. Dovrebbe in ogni
caso condursi in modo da glorificare Dio. (Ro 14:23) Nel
caso che chi deve decidere nello scegliere la forma di
ricreazione sia un minorenne, allora sono i genitori che
devono decidere. Il figlio cristiano sarà ubbidiente e
rispettoso alla decisione del padre. (Col 3:20) Un'altra
considerazione da fare è se uno sport implica qualche
pericolo per la salute o la vita per se stesso e gli
altri. In questo caso la cosa sarebbe da prendere
seriamente in considerazione. Le nostre vite sono dedicate
per servire Geova e non i nostri interessi. (Lu 10:27) Il
cristiano vorrà senz'altro evitare nello svago
l'associazione con gli increduli ed anche con quei
cristiani che non hanno una condotta in armonia con i
princìpi biblici. (1Co 15:33) Un'altra importante
considerazione è se lo svago o sport in questione
interferisce e quindi porta al secondo posto gli
interessi spirituali. (1Tm 4:8) Dopo aver fatto tutte queste
considerazioni il cristiano si assumerà la
responsabilità della decisione sul tipo di ricreazione
che sceglierà. Se qualcuno scegliesse un tipo di
ricreazione che suscitasse turbamento nella coscienza di
un discreto numero di fratelli, allora saranno gli A. che
dovranno esaminare tale persona per vedere se ha i
requisiti per ricoprire privilegi. Questa è una
responsabilità che gli A. hanno di fronte a Geova per
cui saranno loro a prendere una decisione al riguardo -
1Tm 3:2. (SCC:SSF 27.5.81)
GIOCHI BIBLICI: SORELLE POSSONO FARE DOMANDE A FRATELLI?
Non è vero che la donna non può insegnare. In Tito 2:3
viene detto che le donne devono essere maestre di ciò
che è bene. Quindi, insegnano. Insegnano in famiglia e
nell’opera di casa in casa. Non dovrebbero invece
insegnare in Sala parlando dal podio quando ciò può
essere fatto da un fratello dedicato. La donna
cristiana sarà pronta a seguire la direttiva impartita
dagli Anziani e non cercherà di insegnar loro come
dovrebbero agire e quali decisioni dovrebbero prendere.
Non vediamo che vi sia qualcosa di male se una sorella
partecipa a un gioco con domande bibliche e rivolge
domande, se ciò è richiesto, a un fratello. È
semplicemente un gioco. Naturalmente, dovrebbe avere
rispetto per i fratelli non mettendoli in imbarazzo e
nello stesso modo dovrebbero agire i fratelli nei
riguardi delle sorelle. Nessuno dovrebbe essere messo in
imbarazzo altrimenti si creerà uno spirito poco
piacevole non sereno. (SCB 24.4.75)
A. NON DEVONO ORG. SVAGO PER LA CONG.:
Quella dello svago è una responsabilità individuale.
Il genitore cristiano si preoccuperà di provvedere ai
propri figli e all'intera famiglia il necessario svago.
G 22.6.79 p 5 Ovviamente il cristiano si dovrà
accertare che tale divertimento sia tenuto al giusto
posto e sia controllato affinché si evitino inutili
problemi. W 15.2.78 p 8-14 Fino a che punto gli A.
dovrebbero interessarsi di org. occasioni di svago anche
se spiritualmente edificanti? A meno che non vi siano
occasioni disposte dalla C.C. come un invito a
partecipare a un discorso speciale o un’attività
direttamente collegata al ministero cristiano, gli A.
non dovrebbero interessarsi assumendosi la
responsabilità di org. attività ricreative. Così si
esprime la C 17.1.83 p 5: "Riteniamo che voi quali
A. e pastori abbiate la responsabilità di sorvegliare i
vs. conservi affinché siano sviluppati in loro gli
interessi spir. e l'interesse per lo svago sia messo ad
un posto secondario". Nel caso un fratello
prendesse l'iniziativa di org. una gita, egli si
dovrebbe assumere la responsabilità di quanto avviene
affrontandone così le conseguenze. (SCD:SSE 23.5.87)
PESCA SUBACQUEA:
Caccia e pesca sono termini che si equivalgono. Il
Zingarelli, 11a ed., alla voce "Caccia" vi
include anche la pesca subacquea praticata con armi da
fuoco ed aria compressa. Confermiamo che i princìpi
biblici riguardanti la caccia valgono anche per la
pesca. Quando nella W 1.1.84 p 14 è detto:
"Nessuno dovrebbe mai pensare che Geova approvi la
soppressione della vita animale per sport, per il
brivido di uccidere, tipica motivazione di antichi e
moderni Nimrod", si sta parlando sia della caccia
che della pesca. La G 22.7.76 p 19 indica che il
cacciatore o il pescatore può pensare che in questo
modo (cioè cacciando o pescando) si procura il cibo
mentre nello stesso tempo prova piacere camminando in
mezzo ai boschi o riposandosi presso un corso d'acqua (o
nuotando nell'acqua fonda). Ma chi va a caccia o a pesca
deve comprendere i pericoli a cui va incontro, come il
coltivare gradualmente la sete di uccidere. La W 1.7.68
p 415 presenta lo stesso punto con la domanda: "È
compatibile coi princìpi cristiani andare a caccia o a
pesca? E indica il principio di Gen 10:9 commentando:
"Dovremmo evitare lo spirito sanguinario di
uccidere solo per sport". Dovrebbe essere evidente
che se un cristiano uccide animali o pesci solo per
sport, non rispetta il suddetto principio biblico e non
può dire di manifestare l'amore da un cuore puro. (1Tm
1:5) Il problema dunque rimane per chi va a caccia o a
pesca, di evitare di incorrere nel disfavore di Dio. (DC
23.4.84)
CACCIA:
Ci chiedi se chi va a caccia può essere battezzato. Il
fatto di andare a caccia non è di per sé un fattore
che impedisce di essere battezzati. (Gen 9:3; 2 Pie
2:12) D'altra parte è bene accertarsi personalmente sui
motivi per cui la si pratica, onde esser sicuri di non
mancare di rispetto per il valore sacro della vita né
di manifestare inutile crudeltà. - W 68 p 415; G
22.7.76 p 18 (FPA 25.8.79)
Ci chiedi come dovrebbero essere considerati due Servitori
di Ministero della congtrgazione che vanno a caccia. Gli A. locali hanno la
responsabilità di determinare se questo fratelli
soddisfano o no i requisiti biblici come SM, tenendo
conto di quanto segue. Attualmente Dio non è contrario
all'idea di uccidere un animale per cibarsene. C’è
differenza fra mangiare selvaggina uccisa da un
cacciatore o il manzo ucciso da un macellaio? In ciascun
caso l'animale è stato ucciso. Se la legge divina sulla
santità del sangue è stata rispettata, quale principio
è stato violato? È vero che la caccia è stata
definita "vizio tremendo il cui effetto
narcotico" è paragonabile a quello dell'oppio, ma
tutto dipende dall'individuo, non è vero? Lo stesso si
potrebbe dire dello sport o di qualsiasi altra cosa. Non
è il fatto in sé che é criticabile, ma gli eventuali
eccessi o degenerazioni, come lo spirito sanguinario.
Cosa dicono in merito i fratelli in questione? Ci dici
che una sorella ne è turbata. Ma che dire della
maggioranza? Quali motivi adduce questa sorella per il
suo turbamento? Se per esempio dicesse che è turbata
perché 'Geova non vuole che si uccidano gli animali',
oppure che essi 'si possono uccidere solo quando non è
possibile comprare la carne dal macellaio', è ovvio che
è lei che non ha il corretto punto di vista sulla
questione. Se i motivi sono altri, quali sono? Sarebbe
ugualmente turbata se i fratelli, anziché a caccia,
andassero a pesca? I princìpi implicati sono i
medesimi, salvo quelli di scannare la preda. Gli A.
possono quindi esaminare in modo equilibrato la cosa e
chiedersi se i due SM godono della fiducia della
maggioranza della cong. Certo in base al principio di
1Co 10:23, 24, 31-33 essi sono liberi di rinunciare a
tale abitudine, se lo desiderano. G 22.7.76 p 18-21 (FPA
24.1.80)
IMBALSAMARE ANIMALI:
È una questione di coscienza imbalsamare animali, e
quindi ognuno decide come meglio crede. Desideriamo
comunque precisare a questo riguardo che Dio ha concesso
all'uomo di uccidere gli animali per servirsene come
cibo. (Gen 9:3) Quindi crediamo che non sarebbe
appropriato per un cristiano uccidere degli animali o
per divertimento o per creare degli oggetti di
abbellimento. (SCB:SSA 8.5.75)
ALLENATORE SPORTIVO:
È necessario che il cristiano eviti la competizione
estrema, ma se fare o no l'allenatore sportivo è una
questione personale. Naturalmente sarebbe diverso se
egli fosse l'allenatore di un pugile o di un altro sport
violento che fosse in contrasto con i princìpi biblici
che condannano la violenza. Ma all'infuori di questa
considerazione e di quale effetto il suo lavoro potrebbe
avere sugli altri cristiani, la cosa rimane una
questione personale. Se fosse A. o SM bisogna
considerare se fosse irreprensibile e libero da accusa,
e quindi idoneo per ricoprire tale privilegio. (SCB:SSA
29.11.85)
DANZA AEROBICA:
La G 22.5.81, p 12-18 parla di vari esercizi aerobici
utili alla salute. Probabilmente la danza aerobica
potrebbe essere inclusa fra i sud-detti esercizi.
Comunque, a una cristiana che volesse iscriversi a un
corso di danza aerobica suggeriamo di considerare vari
aspetti e situazioni che spesso si verificano quando ci
si associa a compagnie mondane. Ne fa cenno Giovinezza,
118, § 7. Quando non vi sono leggi bibliche specifiche
su un dato argomento il cristiano ricorre ai numerosi
princìpi scritturali che aiutano a risolvere i problemi
della vita. Più se ne conoscono e più si è facilitati
a prendere decisioni che permettono di avere una
coscienza pura davanti a Dio e al prossimo e
naturalmente con se stessi. Un buon articolo per la ricerca
dei princìpi biblici si trova su W 1.7.68, p 412, art.
che è intitolato 'Cerchiamo i princìpi biblici'.
(18.6.85)
COLLEZIONARE FRANCOBOLLI DEL VATICANO O MEDAGLIE CON
SIMBOLI RELIGIOSI:
Ci chiedete se un fratello che colleziona francobolli
possa tenere nella sua raccolta anche quelli del
Vaticano. Il Vaticano è uno stato riconosciuto, quindi
l'avere dei francobolli di quel luogo è da considerarsi
allo stesso livello dell'avere francobolli di qualsiasi
altro stato del mondo. Pensiamo perciò che sia una
responsabilità personale determinare se tenerli o no.
Nessuno può imporre la propria coscienza ad un
fratello. (SSE 31.10.84)
Per il cristiano fare una collezione di medaglie o
francobolli può essere un istruttivo passatempo. Ma
quando tali collezioni includono falsi simboli
religiosi, dovrebbe pensarci due volte se farlo. Se ha
già tale collezione di simboli religiosi e vorrebbe
venderla, farebbe una cosa buona, ubbidendo così al
comando divino di star lontano da cose babiloniche. (Ri
18:4) Troverai un simile consiglio in G 22.12.71 p 16. (FPA
17.4.72)
PARTECIPARE A TRASMISSIONI TELEVISIVE:
Ci chiedi quali principi sono da tenere in
considerazione nel partecipare ad un certa trasmissione
televisiva. Le Scritture indicano che il cristiano deve
evitare lo spirito competitivo e anche quello di cercare
di attirare l'attenzione su di sé cercando la propria
gloria. (Gal 5:26; Fil 2:3; Pro 25:7; Gv 5:44) Ulteriore
aiuto potrai riceverlo nel prendere la tua decisione
tenendo conto in quale ambiente dovresti partecipare e
le compagnie con le quali verrai a trovarti in contatto.
Le Scritture sono molto esplicite quando dicono di
evitare le compagnie non cristiane. (1Co 15:33; 2Co 6:14)
Anche volendo partecipare a questa trasmissione come
svago dovresti tener presente che lo svago sano dovrebbe
raggiungere due obiettivi: ritemprare e ristorare la
persona e avvicinare di più a Geova. Speriamo che
queste informazioni potranno aiutarti ad avere un quadro
più completo nel prendere la tua decisione, e imitare
sempre più il perfetto modello di Gesù che provò la
massima gioia nel fare la volontà di Dio - Gv 4:34. (SCC:SSC
12.6.91).
TASSE, LEGGI DI CESARE
GLI A. NON SONO AUTORIZZATI A CONTROLLARE I FRATELLI:
Pensiamo che non sia ns. responsabilità indagare per
appurare al riguardo la posizione dei ns. fratelli.
Questa è una responsabilità di Cesare. Ovviamente se
un fratello non fosse visto dalla cong. come esemplare
perché segue una condotta che è contro la legge, ma
viene da essa tollerata, allora non potrebbe avere
speciali privilegi nella cong. (SSE 4.12.84)
Fate bene a esortare i fratelli ad avere una buona
condotta in relazione a Ro 13:1-7. Siate sempre chiari
nel mettere in risalto i pericoli che possono correre
nel violare le leggi di Cesare. Parlate anche delle
conseguenze negative che possono ripercuotersi su loro e
la loro famiglia. Da non trascurare il fatto che la
cong. potrebbe essere biasimata. Nello stesso tempo
dovete ricordare che Geova non autorizza la cong. a
controllare tutti i fratelli affinché siano ligi nel
rispettare tutte le leggi. Questo compito Geova lo
affida a Cesare stesso. Comunque se la condotta di
alcuni in relazione alla violazione delle leggi di
Cesare dovesse turbare alcuni o nel territorio molti
criticano i testimoni di Geova per questo, allora il corpo degli A.
deve intervenire per mantenere pura la cong. Le persone
criticano la cong. e giudicano la ns. opera per questo
comportamento errato? Alcuni hanno rifiutato il
messaggio perché non si vive correttamente? Queste sono
cose che il corpo degli A. deve esaminare. Se vi sono
le prove che hanno recato uno scandalo pubblico, allora
si dovrebbero chiamare davanti ad un comitato giudiziario
Ma è logico
che devono esserci delle chiare prove e alcuni testimoni
che sostengano lo scandalo. Questo sia dentro che fuori
la congregazione. (SCC:SSB 27.1.83)
Gli A. non dovrebbero mettersi a fare indagini nella
cong. per vedere se i fratelli stanno o no violando la
legge di Cesare. Inoltre queste cose non sono da farne comitato giudiziario
Ad ogni modo dobbiamo esaminare coloro che hanno
incarichi di responsabilità perché se turbano la cong.
non sono liberi d'accusa e si dovranno esaminare i loro
requisiti come A. o SM. (SCC:SSB 23.10.82)
Il principio biblico riportato in Mar 12:17 fa
comprendere che Geova ha concesso a Cesare la facoltà
di stabilire alcune norme e che, non essendo in
contrasto con la legge di Dio, devono essere rispettate.
(Ro 13:2, 4, 5) Che cosa succede al cristiano
che non ubbidisce alle leggi di Cesare? La cong.
Cristiana, rappresentata dagli A., non è autorizzata ad
intervenire quando un componente trasgredisce le leggi
di Cesare. Geova ha concesso alle “autorità
superiori” l’autorità di agire contro i
trasgressori. Quindi, la cong. cristiana non fa indagini
per sapere se i suoi componenti stanno rispettando o no
le leggi di cesare. Però, se a motivo della
trasgressione viene recato biasimo al nome di Geova e al
buon nome della cong., in questo caso la cong. Diventa
parte interessata della trasgressione, non della
violazione in se stessa perché è una questione che
riguarda soltanto Cesare, ma per le conseguenze che tale
condotta reca sul nome di Dio e della cong. (2Co 6:3, 4)
Se a motivo di ciò si crea un grave scandalo pubblico,
il cristiano dovrà rispondere di questo dinanzi ad un comitato giudiziario
(Mt 18:6; 13:41; Lu 17:1, 2) Se la persona
implicata è un A., un SM, un P. o chiunque altro
ricopra un incarico di responsabilità, perdendo la sua
irreprensibilità, sarebbe rimosso. (SCB:SSE 19.3.79)
Vi facciamo notare che non è compito degli A.
determinare se l’attività svolta da un fratello sia
entro i limiti della legalità dal punto di vista
secolare. È compito del cristiano che svolge il lavoro
assicurarsi presso le autorità della legalità del
proprio lavoro, sia perché vuole mantenere una buona
coscienza verso Dio e la cong. sia per non subire le
eventuali conseguenze derivanti da un comportamento
illegale. (Ro 13:1; W 1.11.90 p 19 § 18) In ogni caso
non sarà la cong. ad agire da agente di Cesare per far
rispettare le leggi secolari. Se qualcuno dovesse
inciampare per il comportamento di un altro perché
ritiene che non stia vivendo nella legalità, questi
dovrebbe rivolgersi direttamente alla persona che causa
il suo turbamento. Ma non dovrà pretendere di avvalersi
della cong. o insistere perché gli A. intervengano nel
correggere ciò che ritiene essere errato. Agli A.
invece, spetta determinare se il comportamento del
fratello sta causando turbamento nella cong. o se ha
perso la fiducia della cong. In questo caso egli non
sarebbe più irreprensibile e quindi non idoneo per
ricoprire speciali privilegi di servizio. Ks 137-9 Un
nominato è libero di disporre la propria attività ma
non può ignorare l'eventuale effetto che questa
potrebbe produrre nella cong. Egli deve continuare ad
essere irreprensibile ed esemplare. Se non lo fosse, il
corpo degli A. è tenuto a preoccuparsene anche per
salvaguardare la reputazione dell'intero corpo dei
nominati (SCD:SSD 3.5.93)
SE GLI A. SANNO CHE UN FRATELLO NON È ONESTO:
La denuncia dei redditi e il pagamento delle tasse sono
una questione strettamente privata. Non è compito degli
A. indagare per vedere se i fratelli rispettano la legge
di Cesare ma è compito delle autorità costituite. Se i
fratelli ci chiedono come devono comportarsi in merito,
suggeriamo loro di essere onesti e coscienziosi in ogni
cosa, poi lasciamo che essi risolvano il problema - W 73
p 670; W 15.7.79 p 30.
Nella tua lettera ci parli del fratello che trasgredisce
alcune norme stabilite da Cesare. Il suo comportamento
certo non è corretto. (Ro 13:1-7) La sua trasgressione
comunque, deve essere considerata dalle competenti
autorità governative e non dalla cong. Però se dovesse
crearsi un grave scandalo, allora la cong. dovrebbe
intervenire per mezzo di un comitato giudiziario in quanto lo scandalo
recherebbe biasimo sia al nome di Dio che sulla cong. Il
fratello comunque dimostra di non essere una persona
seria, fidata, leale. È a motivo di ciò che gli A.
responsabili in coscienza possono limitare i suoi
privilegi ad esempio non usandolo per pronunciare la
preghiera, come lettore, usciere, per le pulizie, per
l'opera di P.A. ecc. (SCB:SSD 9.4.80)
Se come A. venite a sapere che qualcuno non è onesto in
relazione al pagamento delle tasse, si può intervenire
offrendo appropriati suggerimenti. Se la cosa crea
scandalo o turbamento, sia all'interno della cong. che
fuori, allora si dovrà formare un comitato giudiziario, non perché non
si sono pagate le tasse ma per scandalo. (SSH:SSI
24.8.82)
Ogni cristiano, e ancor più coloro che hanno incarichi,
devono essere sottoposti alle leggi del governo finché
non contrastano con la legge di Dio. (Ro 13:17) Comunque
non è compito della cong. indagare per vedere se i
singoli rispettano la legge dello Stato. Se alcuni ci
fanno domande, diciamo loro che devono essere onesti e
coscienziosi. Se veniamo a sapere che alcuni non
rispettano le leggi, possiamo offrire suggerimenti e
consigli in armonia con la Parola di Dio. Se il non
rispettare le leggi di Cesare dovesse creare turbamento
all'interno della cong. e fuori d'essa, l'individuo può
essere chiamato a rendere conto dinanzi ad un comitato giudiziario
per
scandalo. (SSH:SSI 21.2.83)
I rapporti che un individuo mantiene con le autorità
rimangono una questione di natura personale, almeno fino
a che questi non creino scandalo, grave turbamento e
biasimo per la cong. Non è compito della cong.
intervenire per far rispettare le leggi di Cesare. Gli
A. faranno attenzione a rimanere entro i limiti delle
loro responsabilità. Quando è necessario, possono
offrire consigli e suggerimenti scritturali. Perché una
situazione possa considerarsi scandalosa, deve
naturalmente raggiungere un certo livello. Non deve
turbare solamente alcune persone. Il turbamento deve
riscontrarsi in molti, nella cong. o nella comunità,
inducendo più persone a inciampare e a trovare da
ridire. Deve trattarsi di un comportamento che reca
apertamente biasimo al nome di Geova e della cong., a un
punto tale da costituire un ostacolo alla predicazione
della Buona Notizia. Se esiste un tale scandalo, come diretto
risultato del comportamento del fratello, allora la
cong. farà bene a difendere il proprio nome e il nome
di Geova. Dopo alcuni ammonimenti, la persona dovrà
essere segnata. Se poi dovesse persistere nella sua
condotta disordinata, o se il grado dello scandalo
arrecato dovesse superare certi limiti, si dovrebbe
chiamare il fratello di fronte ad un comitato giudiziario
per rispondere
di scandalo pubblico. Comunque, voi come A., potreste
giustamente trovare da ridire nel caso doveste valutare
il fratello per privilegi di servizio e responsabilità
nella cong., perché in questo caso si richiederebbe da
lui irreprensibilità ed esemplarità. (SCB:SSB 28.8.91)
La Parola di Dio incoraggia ad essere sottomessi alle
leggi di Cesare e a pagare le tasse, facendolo essendo
mossi da una coscienza cristiana. (Ro 13:1, 6, 7) Chi
non lo fa “si mette contro la disposizione di Dio e ne
riceverà giudizio”. (Ro 13:2) Il giudizio di chi? Il
contesto indica che tale giudizio sarà pronunciato
dalle autorità superiori, da Cesare che ha stabilito
tali leggi. Paolo si riferisce all’autorità secolare
come ministro di Dio per esprimere ira su chi pratica il
male. Il cristiano che si comporta illegalmente verso le
autorità dovrà assumere le proprie responsabilità
subendo le conseguenze derivanti dal suo modo di fare
illegale. In ogni caso non sarà la cong. ad agire da
agente di Cesare nel fare rispettare le leggi secolari.
Comunque, il fratello e l’intera cong. dovranno essere
sensibilizzati perché conservino una buona coscienza e
mantengano una buona relazione con Geova. W 1.11.90 p 19
§ 18 Naturalmente nel caso che il comportamento di un
fratello fosse causa di turbamento per molti nella cong.,
non sarebbe più idoneo a ricevere speciali privilegi di
servizio. - Ks 137-139. (SCD:SSD 30.6.95)
NOMINATI CHE NON SONO ONESTI:
Se gli A. vengono a sapere che un fratello che ricopre
una qualsiasi responsabilità nella cong. Sta facendo
una cosa che è in contrasto con le leggi di Cesare,
hanno l’obbligo di avvertire tale fratello che dal
momento in cui la cong. o le persone di fuori troveranno
da ridire su tale modo di fare, egli si squalificherà
in quanto non sarebbe più irreprensibile, non avrebbe
un’eccellente testimonianza da quelli di fuori, non
sarebbe libero d’accusa e libertà di parola. (1Tm
3:1-13) Inoltre il fratello potrebbe essere squalificato
anche solo a motivo della coscienza degli altri A., se
è lui stesso un A., i quali essendo a conoscenza del
suo modo di operare, ritengono che non abbia più i
requisiti. (SCB:SSD 15.5.80)
Se nel corpo degli A. e SM ci dovessero essere fratelli
che non sono onesti nel rispettare le leggi di Cesare,
dovrebbero chiedersi onestamente se sono idonei per
rimanere nell'incarico. Come possono avere una buona
coscienza quando sanno di andare liberamente contro una
disposizione di Cesare? Come possono sentirsi liberi di
parola quando vanno sul podio ed esortano i fratelli a
vivere secondo i sani insegnamenti biblici? (SCC:SSB
23.10.82)
Se un nominato non è onesto nel pagare le tasse, anche
se non provoca grave scandalo pubblico, può non essere
più libero di parola né irreprensibile, per cui si
dovranno rivedere i suoi requisiti. Questo anche se la
cosa è conosciuta solo dal corpo degli A. Essi come
corpo devono valutare coscienziosamente se ha ancora i
requisiti per continuare a servire o meno. Comunque ogni
individuo è un caso a sé, dev'essere valutato secondo
i fatti e le circostanze presenti. (SSH:SSI 21.2.83)
Se la condotta di alcuni in relazione alla violazione
delle leggi di Cesare dovesse turbare, se questi
fratelli volessero essere esaminati per avere privilegi,
sarà sempre il corpo degli A. a stabilire
l’idoneità. Come mette in risalto la W 1.1.83 p 25,
gli A. della hanno una “coscienza collettiva” e la
devono seguire in questi problemi. Hanno la
responsabilità di mantenere la pace e l’armonia nella
cong. e se la vs. “coscienza collettiva” non vi
permette di fare una raccomandazione, siete liberi di
farlo. Vale lo stesso ragionamento per coloro che sono
già stati nominati in passato. (1Pt 5:3) Potete
spiegare ai fratelli che ve lo chiedono perché in
alcune cong. alcuni violatori vengono raccomandati e in
altre no. Potete solo dire che agite in base alla vs.
coscienza e non in base alla coscienza degli altri corpi
di A. Le scritture non vi autorizzano ad interessarvi
delle questioni di altre cong. Non potete giudicare la
direttiva che viene impartita altrove. Voi A. dovete
ragionare con questi fratelli che violano le leggi di
Cesare e che chiedono privilegi. Chiedetegli: Si sentono
in coscienza di andare sul podio e incoraggiare la cong.
ad applicare Ro 13:1-7 nella loro vita? Se dicono di
sì, con quale coscienza lo possono fare se loro stessi
sono violatori? Come possono sentirsi nel dire agli
altri di fare una cosa che loro stessi non fanno? (SCC:SSB
27.1.83)
Un nominato è libero di disporre la propria attività
ma non può ignorare l'eventuale effetto che questa
potrebbe produrre nella cong. Egli deve continuare ad
essere irreprensibile ed esemplare. Se non lo fosse, il
corpo degli A. è tenuto a preoccuparsene anche per
salvaguardare la reputazione dell'intero corpo dei
nominati. Se ritenete che la reputazione del fratello
sia stata in qualche modo intaccata nella cong. dovreste valutare la sua posizione in relazione ai
requisiti scritturali, alla sua esemplarità e
all’opportunità che gli è stata data di correggersi
dove era necessario. (SCD:SSD 3.5.93)
SORELLA CHE LAVORA DUE ORE COME PARRUCCHIERA:
Nel caso della sorella che lavora 2 ore al sabato
pettinando le persone, sta a lei informarsi su ciò che
esige Cesare nel suo caso dalle autorità competenti - W
15.7.79 p 30. (SCB:SSA 20.9.83)
SORELLA RISPOSATA CHE PERCEPISCE LA PENSIONE DEL PRIMO
MARITO:
Non è responsabilità della cong. fare le veci di
Cesare quando una legge dello Stato viene violata. In Ro
13:4 è detto che la responsabilità di punire i
trasgressori spetta a Cesare e non alla cong.
Naturalmente la situazione sarebbe diversa se a causa
del comportamento della sorella si creasse notevole
scandalo dentro e fuori la cong. Ma nella tua lettera ci
dici che attualmente non sembra che questo avvenga.
D'altra parte in considerazione del fatto che la
sorella continua a percepire la pensione del primo
marito nonostante ella si sia nuovamente sposata è da
considerarsi non esemplare e di conseguenza sarebbe
privata dei privilegi di servizio. (SCA:SSI 16.10.86)
FRATELLO CHE PAGA AI DIPENDENTI UNA SOMMA E NE DICHIARA
UN'ALTRA:
Il fratello che assume un apprendista pagandolo una
somma ma dichiarando di pagarlo un'altra, deve essere
incoraggiato ad aderire a ciò che dichiara Ro 13:1-7.
Il cristiano non mente ma dice sempre la verità. (Efe
4:25) Ad ogni modo ogni caso che implica le relazioni
del cittadino con Cesare è una questione di cui
ciascuno deve decidere personalmente e non una questione
su cui gli A. dovrebbero indagare. Naturalmente se la
cosa crea un problema nella cong. o uno scandalo
pubblico nella comunità, allora gli A. dovrebbero
intervenire come comitato giudiziario - Ro 16:17. (SCB:SSA 20.9.83)
NON DICHIARARE IL VALORE EFFETTIVO DI CIÒ CHE SI VENDE
O SI COMPRA:
In relazione al dichiarare il valore effettivo di ciò
che si è pagato o è stato ricevuto per qualcosa
venduta o comprata, se gli A. vengono interpellati hanno
l'obbligo di sostenere i princìpi scritturali circa
l’onestà e il dichiarare il vero. Se tali consigli
scritturali non sono applicati l'individuo ne subirà le
conseguenze. In questo caso la cong. interviene soltanto
quando il fatto diviene di pubblico dominio e intacca la
reputazione della cong. Se nella questione sono
implicati fratelli che hanno responsabilità, come A. SM
o P.R. e il loro comportamento non può essere definito
esemplare e quindi irreprensibile, non avendo libertà
di parola e buona testimonianza da quelli di fuori,
sarebbero rimossi. È giusto dare consigli scritturali a
un fratello che sta facendo un passo falso, (Gal 6:1)
però lascerete a ciascuno la responsabilità di
prendere la propria decisione accettandone le
conseguenze. (SCB:SSB 26.2.81)
USARE IL GAS DA CUCINA COME CARBURANTE:
I fratelli che si servono del gas da cucina per riempire
il serbatoio della macchina solo perché funziona a gas,
stanno violando le leggi di Cesare, non stanno dando a
Cesare ciò che richiede. Quindi non possiamo far altro
che richiamare alla loro attenzione ciò che ha da dire
Paolo in Ro 13:1, 2. Chi viola le leggi nel modo
descritto si sta opponendo alle disposizione di Geova,
il quale richiede che i suoi servitori siano sottoposti
autorità di Cesare. Non importa che le autorità
chiudano un occhio a questa pratica illegale. Il
cristiano non deve seguire l'esempio di quelli che non fanno
il loro dovere verso la legge. Dovrebbero essere invece
un esempio in ogni cosa. Il fatto che persone che hanno
violato tale legge siano state multate, mostra che la
legge proibisce l'uso del gas da cucina per le auto.
Quindi gli A. dovrebbero parlare francamente a chi si
comporta in tal modo e dovrebbero fargli capire le
benedizioni che riceveranno seguendo le alte norme che
Geova ha stabilito per tutti. Se nel corpo degli A. e SM
alcuni fanno questo, dovrebbero chiedersi onestamente se
sono idonei per rimanere in tale incarico. Come possono
avere una buona coscienza quando sanno di andare
liberamente contro una disposizione di Cesare? Come
possono sentirsi liberi di parola quando vanno sul podio
ed esortano i fratelli a vivere secondo i sani
insegnamenti biblici? - 1Tm 3:8, 13. (SCC:SSB 23.10.82)
Sì, usare gas domestico per autotrazione è illegale.
Infatti se la Finanza ferma questo fratello che ne fa
uso e fa un prelievo, lo scoprirà, perché il GPL per
autotrazione è di colore azzurro; quindi sarà soggetto
a contravvenzione. Nel dare consigli a questo fratello -
dal momento che non te li ha chiesti - vorrai usare
molto tatto e gentilezza: puoi trovare le tue
informazioni nella W 15.7.83 p 3-7. (SSH:SSI 7.10.82)
COSTRUIRE ABUSIVAMENTE:
Il punto di vista dell’org. è questo: se un cristiano
fa una costruzione abusiva è un problema tra lui e
Cesare. però, nel momento in cui, a motivo di ciò si
viene a sapere che si parla male del nome di Dio e dei
testimoni di Geova, in quel momento la cosa interessa anche la cong.
Gli A., che fino a qual momento in si erano intromessi,
sono obbligati a intervenire no in relazione alla
trasgressione della norma di Cesare, che rimane sempre
una questione personale, ma a motivo dello scandalo o
delle chiacchiere che tale azione ha prodotto. Ci
chiedete cosa fare o come considerare quei fratelli che
hanno fatto tali costruzioni abusive in passato. Quello
che dovete considerare è la loro attuale posizione
nella cong. Al momento sono rispettati e hanno la
fiducia della cong.? Ciò che dovete guardare non è il
comportamento del passato ma l’attuale posizione nella
cong. Al momento hanno i requisiti esposti nella Sacra
Bibbia? (SCB:SSD 15.5.80)
TESTAMENTI
RELATIVO AI PROPRI FUNERALI:
Ci chiedi informazioni in merito alle disposizioni di
ultime volontà relative ai funerali da parte di un
fratello. Ti informiamo che il testamento olografo,
cioè scritto di proprio pugno e sottoscritto dal
testatore non può essere in alcun modo redatto da
altri, nemmeno davanti a testimoni. L'unica forma
possibile di testamento per coloro che sono analfabeti,
o che non sono in grado di scrivere in maniera
comprensibile le loro volontà, è quella di testamento
pubblico davanti al notaio. Qualunque altra forma non
potrebbe avere alcun valore e comporterebbe il rischio
che le volontà espresse non vengano rispettare. (SSG:CMB
23.11.82)
Ci chiedete cosa fare qualora si verificassero problemi
nel caso che un fratello analfabeta faccia testamento
presso un notaio, in relazione al proprio funerale. Per
dar luogo all'apertura del testamento, il notaio
dev'essere certo dell'avvenuta morte, e ciò non
richiede un lungo tempo, perché già dopo 24 ore,
l'ufficiale dello stato civile può essere in possesso
del certificato medico di morte che dovrà allegare al
registro anagrafico di morte. Il notaio può pertanto
avere notizia certa della morte in tempo relativamente
breve. Prima dell’accertamento medico della morte non
si può procedere alla sepoltura e nemmeno al funerale.
Se il notaio comprende l'urgenza potrà dare
tempestivamente luogo all'apertura del testamento. Nel
caso vi sia il pericolo che i parenti increduli facciano
eseguire il funerale secondo il rito della falsa
religione, mediante avvocato si può far uso dell’art.
700 e segg. del codice di procedura civile. Ciò darebbe
tempo ad un pretore di accertare quali sono le ultime
volontà del defunto e ordinare che i funerali vengano
eseguiti nel rispetto di dette volontà. (SSG 15.4.82)
Riguardo il funerale del fratello ___ ci fa piacere
sapere del vostro impegno nel cercare di far rispettare le
ultime volontà in relazione al suo funerale secondo il
culto e i princìpi cristiani della nostra confessione
religiosa. Purtroppo, questo non è stato possibile a
motivo dell’accanimento dei familiari. Allo stato
attuale delle cose non c’è altro da fare, soltanto
cercare di capire come questi problemi potevano essere
prevenuti. Ogni caso è a sé e non si può
generalizzare. Infatti, vi sono stati casi che sono
stati risolti facendo vedere ai familiari la
dichiarazione firmata delle ultime volontà del
deceduto. Inoltre, come viene spiegato nella circolare del
1.3.96, sarebbe bene consegnare una copia di tale
dichiarazione anche ai parenti in modo che siano
informati della volontà del loro caro. In altri casi si
è dovuto interpellare le autorità per far rispettare
la volontà del deceduto, rivolgendosi, tramite un
avvocato, al pretore del luogo ai sensi dell’art. 700
del codice di procedura civile. Ad ogni modo, in tutti i
casi è importante seguire attentamente le istruzioni,
per prevenire eventuali possibili problemi, specialmente
quando vi sono familiari contrari alla verità. Poi,
trovandosi a dover prendere decisioni, è importante
telefonare alla C.C., specificando la situazione che si
è venuta a creare, per ricevere dettagliate
informazioni che permetteranno di fare tutto il
possibile per far rispettare la volontà del fratello
deceduto. (SCA:SSB 27.11.99)
TESTAMENTO A FAVORE DELLA SOCIETÀ:
Ci chiedi in che modo madre e figlia testimoni di Geova. possono fare
testamento a favore della Società. Gli unici parenti
che hanno una quota dell’eredità in qualità di
legittimari sono i parenti in linea retta: genitori,
coniuge, figli, figli dei figli. Gli altri parenti come
fratelli o sorelle non possono pretendere nulla per
legge. Pertanto se le sorelle redigessero un testamento
precisando che alla morte di una delle 2 l'altra
diventerà erede, ma alla morte di entrambe sarà erede
la Società, nessuno degli altri parenti potrà opporsi
al testamento. Potranno scegliere tra il testamento
OLOGRAFO e quello per ATTO DI NOTAIO. (Art. 601 Codice
Civile) Il testamento olografo consiste in un documento
redatto per intero a mano, datato e sottoscritto dal
testatore. Il testamento per atto di notaio viene
redatto dal notaio e conservato nei suoi archivi. Nel
caso si rediga un testamento olografo sarebbe opportuno
inviarne una copia per conoscenza alla Società. (SSG:CMB
15.3.83)
Secondo quanto disposto dall'art. 606 del Codice Civile,
il testamento olografo deve essere scritto per intero,
datato e sottoscritto di mano dal testatore. Ciò significa
che le dichiarazioni testamentarie non possono essere
scritte da altri né possono essere redatte a macchina.
Se la persona che desidera fare testamento a favore
della Società si trova nell’impossibilità di
scrivere di proprio pugno è necessario avvalersi
dell'opera del notaio. Il testatore dichiara la propria
volontà al notaio il quale la mette per iscritto e
successivamente ne dà lettura al testatore in presenza
di 2 testimoni. Nel caso si volesse nominare la Società
quale erede, ti preghiamo di farci pervenire una copia
conforme all'originale del testamento, sia olografo che
pubblico, cioè redatto dal notaio. (SSG 13.10.80)
Vi sono due tipi di testamento: il testamento olografo e
quello presso notaio. Il 1° è più semplice e non
comporta alcuna spesa. Consiste in una dichiarazione
scritta direttamente a mano da testatore, sottoscritta
dal medesimo e datata. Senza uno dei 3 requisiti
sopraddetti il testamento olografo è nullo. Il
testamento presso notaio è necessario quando la persona
non sa leggere o scrivere o quanto teme di non sapere
esprimere correttamente le proprie volontà o ritiene
che il testamento possa essere scoperto e trafugato. Il
notaio tiene nei propri archivi ogni testamento da lui
redatto e ne garantisce la segretezza e la
conservazione. In entrambi i casi sarebbe opportuno che
la Società potesse avere una copia del testamento.
Precisiamo che queste informazioni vengono date solo
perché espressamente richieste ma non vogliono né
devono apparire un suggerimento a testare in favore
della Società. (SSG 11.2.82)
TRASGRESSIONI
ACCESSI D’IRA, VIOLENZA:
QUANDO INTERVENIRE:
Se una persona dedicata e battezzata è litigiosa, e
continuamente fa scenate con urla e grida, tanto che la
cosa è portata all'attenzione degli A., essi dovranno
intervenire dando appropriati e adatti consigli. Se dopo
ripetuti consigli e tentativi di aiutare questa persona
a vivere in armonia e in pace con la sua famiglia
risultassero vani, e la cosa crea scandalo e turbamento
perché è risaputa specie nella comunità dove abita,
sarà bene prendere il provvedimento di segnarlo. Se poi
come segnato dovesse persistere in tale condotta errata
creando scandalo e turbamento, si dovrà intervenire col
comitato giudiziario (SCC:SSC 24.1.86)
Considerando le cose che ci dite, ci chiediamo per quale
motivo non siate intervenuti prima per rivedere i
requisiti del fratello, dato che ha manifestato più
volte accessi d'ira e un comportamento violento. Dati
gli aspetti incresciosi della questione e
dell'atteggiamento biasimevole del fratello, vi
invitiamo come corpo di A. a fare un'ulteriore
valutazione: vorremmo che vi accertaste che oltre alla
sua rimozione non dobbiate prendere altri provvedimenti
nei suoi confronti. Il fratello dovrebbe essere segnato
nella cong.? Considerando le opportunità e gli
ammonimenti che gli sono stati dati, si dovrebbero
prendere ulteriori misure disciplinari a motivo dei suoi
accessi d'ira e del suo comportamento violento? Ks 96
Vorremmo che non si ignorasse nessun comportamento
biasimevole ma che si garantisse la purezza della cong.
Vogliate pertanto andare a fondo del problema. Vi
invitiamo a rincontrarvi col fratello. Aiutatelo a
capire che siamo preoccupati per il suo comportamento
poco cristiano e fate appello al suo amore per la
verità. Ragionate quindi con l'intera famiglia
evidenziando la necessità di mantenere una condotta
eccellente che dia una buona testimonianza al nome di
Geova. Il fratello deve capire che non si possono
tollerare nell'org. di Dio comportamenti violenti.
Dovreste preoccuparvi sia di guadagnare il fratello che
di salvaguardare lo spirito della cong. perché continui
a beneficiare della benedizione di Dio. (SCD:SSD
20.6.94).
ADULTERIO, FORNICAZIONE:
ADULTERIO - CONFESSARLO AL CONIUGE CREDENTE:
Se ambedue i coniugi sono nella verità è giusto che il
coniuge innocente sia informato della trasgressione e
questo specialmente se si tratta di adulterio. Sarebbe
anche bene che il coniuge innocente sia presente
nell'udienza in cui viene considerato il caso. (SCA:SSF
24.7.80)
Se un componente della cong. che si rende colpevole di
adulterio confessa la cosa agli A. ma non desidera che
il coniuge sia informato, sarebbe opportuno considerare
con lui la W 15.10.68 p 639 o la W 15.1.74 p 62. Sono
indicati diversi motivi per cui il trasgressore dovrebbe
confessare al coniuge il peccato commesso. Non ha
peccato solo contro Geova - e per questo lo ha
confessato agli A. - ma anche contro il proprio coniuge.
È quindi tenuto a confessargli il peccato. Questo può
indicare sincero pentimento da parte sua. Se si rifiuta
di farlo bisogna cercare di comprendere cosa glielo
impedisce. C'è da tenere presente che il non voler
confessare non significa sempre mancare di vero
pentimento.
È necessario aiutalo a capire che vergogna, timore o
altro non devono impedirgli di fare ciò che è giusto.
Non deve aggiungere un'altra azione malvagia a quella
già commessa. Se le ripetute esortazioni non sortiscono
l'effetto sperato, e il coniuge innocente è un
credente, potrebbero essere gli A. stessi a doverlo
informare del peccato commesso dal coniuge. Non è
necessario scendere nei particolari o riferire tutto
quello che è accaduto. Si inviterà il coniuge
innocente a rivolgersi direttamente al colpevole per
conoscere i particolari del caso. Riteniamo comunque
molto improbabile che un cristiano sinceramente pentito
si rifiuti di confessare l'accaduto al coniuge innocente
che è credente. Che fare se l'adultero non mostrando
alcun pentimento, minaccia rappresaglie legali contro
gli A. se riferiscono l'accaduto al coniuge credente?
Ogni caso è diverso e va affrontato con cautela e buon
senso. Gli A. saranno molto cauti nell'affrontare il
problema, ma comprenderanno che, in ogni caso il coniuge
innocente credente ha il diritto di sapere
dell'adulterio del proprio coniuge - Mt 19:9. (SCD:SSD
24.11.92)
ADULTERIO: SE IL CONIUGE È INCREDULO:
In relazione al confessare l'adulterio commesso al
proprio coniuge incredulo, potete trovare utili
informazioni in G 8.4.75 p 28, 29 in cui si legge questa
interessante domanda: Se una persona ha commesso
adulterio, come si può attendere che Dio la perdoni a
meno che il peccato non sia stato confessato al proprio
coniuge? La W 15.10.68 p 639 afferma: Se il colpevole
non è disposto a mostrare umiltà in questo modo e a
portare la responsabilità del suo peccato, si può
realmente dire che è pentito? Difficilmente! Sta a voi
A. stabilire e decidere se la sorella in questione è
realmente pentita. In ogni caso la sorella dovrebbe
assumersi le sue responsabilità e informare il marito
del suo peccato. (Mt 19:5, 6; 1Co 6:16) Spetta a lei
comunque decidere e trovare il tempo e il modo per
confessare il suo peccato al marito incredulo. (SCA:SSA
30.8.90)
Il comitato giudiziario suggerirà al colpevole di confessare la sua
trasgressione al coniuge innocente che non è nella
verità. Sarà poi il colpevole a determinare se fare
la confessione al coniuge innocente oppure no.
Naturalmente non sarà necessario invitare il coniuge
innocente che non è nella verità all'udienza col comitato giudiziario
a meno che il colpevole non ne faccia specifica
richiesta. (SCA:SSF 24.7.80)
Che fare se il coniuge innocente non è credente e il
coniuge adultero non desidera confessargli il suo
adulterio? Ogni caso è diverso e va affrontato con
cautela e buon senso. Se il coniuge innocente non è
credente, possiamo, dopo aver incoraggiato l'adultero a
confessare, lasciare a questi la responsabilità della
decisione finale. (SCD:SSD 24.11.92)
ADULTERIO: SORELLA NON VUOLE PIÙ AVERE RAPPORTI COL
MARITO ADULTERO:
Il problema che ci presentate è di carattere
strettamente personale. La sorella finché vive col
marito, anche se è un adultero, ha degli obblighi che
deve adempiere. (1Co 7:1-5) Non possiamo dire se la
sorella può astenersi dal pagare il suo debito
coniugale, poiché la Bibbia non lo indica. Se lei non
vuole più pagare il suo debito coniugale perché il
marito è un adultero, allora deve prendere la sua
personale decisione e regolarsi in merito. Poiché la
sorella pare abbia già preso la sua decisione di non
volersi separare perché altrimenti incontrerebbe
notevoli difficoltà per lei e per i figli, anche di
natura finanziaria e pratica, allora abbia la forza di
adempiere il ruolo che le è richiesto come moglie. Voi
come A. potreste incoraggiare questa sorella a parlare
chiaramente col marito e poi lasciare la cosa nelle mani
di Geova. Esortatela a pregare e a studiare affinché
abbia la forza per affrontare i problemi che attualmente
incontra - W 15.2.82 p 13. (SCD:SSF 19.7.84)
FORNICAZIONE COMMESSA DIVERSI ANNI FA:
Il fratello ... attualmente utilizzato come A. presso di
voi, ha confessato di aver commesso un'azione che
rientra nella pornèia compiuta con la fidanzata, ora
sua moglie. Dal momento che non è stato formato nessun comitato giudiziario
perché esaminasse la cosa, occorre che ora ne
venga costituito uno. In questo caso specifico, se i
numerosi anni trascorsi hanno rivelato sia il
ristabilirsi del fratello in senso spir. che il perdono
e la conseguente benedizione da parte di Geova, il comitato giudiziario
potrebbe anche concludere non solo di non disassociare
il fratello e la moglie, ma anche di non rimuoverli da
speciali incarichi di servizio che ora possono aver
ricevuto - Km 10.73 p 3. (SCD:SSD 10.2.89)
FORNICAZIONE - ESSERE COMPLICI:
Stiamo prendendo in considerazione la lettera sul caso
dell'A. che ha ospitato in casa sua una sua sorella
carnale, insieme ad un uomo non sposato, che convive con
lei in uno stato di fornicazione. Desiderate sapere
quali princìpi sono stati violati e se, come A. è
ancora idoneo per servire nella cong. Certo se un
fratello ospita in modo permanente una persona che
convive in uno stato di fornicazione sotto il suo tetto,
egli in effetti diventa complice di tale peccato. (Efe
5:11) Sta permettendo il libero uso della sua casa per
commettere questa violazione. In questo caso sarebbe
soggetto alla disciplina di un comitato giudiziario Però ci sembra di
capire che queste due persone si sono fermate solo
temporaneamente presso questo A. dato che erano di
passaggio. In tal caso si dovrebbe parlare seriamente
con lui e fagli capire la gravità della cosa in modo
che non si ripeta più. Se il fratello mostra di capire
la gravità della questione, la cosa può essere
lasciata lì. Il corpo degli A. dovrà determinare se
egli, a causa di quanto accaduto, sia ancora idoneo per
ricoprire l'incarico di A. Dovete perciò prendere in
considerazione i requisiti richiesti per gli A. e
vedere se i fatti dimostrano che il fratello ha perso la
stima della cong. se ha turbato la coscienza dei
fratelli per cui sarebbe divenuto riprensibile e non
più libero da accusa. In altre parole dovrete misurare
l'effetto che l'accaduto ha avuto sui suoi requisiti. Se
risultasse non libero da accusa e che molti sono
turbati a causa di questo fatto, si dovrebbe
raccomandare la sua rimozione. (SCC:SSI 16.8.82)
Ci chiedete quale atteggiamento dovrebbero assumere i
genitori cristiani di una giovane, non Testimone, verso
di lei dopo che è fuggita di casa e vive in
fornicazione con un giovane del mondo. La Bibbia
condanna la fornicazione e comanda di attenersi alle
alte norme morali stabilite da Geova. (Ri 21:8; 1Co 6:9,
10) I cristiani devono guardarsi bene dal condonare chi
viola tali norme morali, anche se i trasgressori sono
intimi familiari. (Sl 97:10; Deu 21:18-21) Questi
genitori non devono dare assolutamente motivo di dubbio
sulla loro lealtà a Geova con in loro modo di trattare
i due giovani fornicatori. Se permettessero loro di vivere
in questa condizione nella loro casa, nonostante i
ripetuti avvertimenti degli A. si dovrebbe prendere in
esame la loro posizione con un comitato giudiziario per complicità in
fornicazione. Comunque anche se i due vivono altrove, che
dire del fatto di invitarli regolarmente a pranzo e
trascorrere del tempo insieme? Non sarebbe come dare
consenso alla loro condotta o tollerare il loro modo di
vivere? Le persone dentro e fuori della cong. a quale
conclusione potrebbero arrivare? La predicazione ne
potrà ricevere un beneficio? (2Co 6:3) Perché cedere
alle tendenze di questo mondo accettando come normale
ciò che non lo è? Dato che i due giovani hanno voluto
fare la loro scelta, perché la famiglia dovrebbe
soccombere alle pressioni, forse a causa del modo di
pensare di questo mondo? Siano loro stessi a pagarne le
conseguenze. Sarebbe bene parlare ai genitori implicati
e assisterli spiritualmente prima che siano indotti a fare
qualche passo falso. (Gal 6:1) Esaminate alcuni aspetti
concernenti la lealtà a Geova. Offrite loro uno studio se
spiritualmente hanno questa necessità. (SCD:SSB 19.12.83)
Ci presentato il caso della sorella il cui figlio vive
in casa sua in fornicazione. Desiderate sapere se ella
è complice della condotta del figlio. Qualsiasi caso
come questo deve essere portato davanti ad un comitato giudiziario
che
deve determinare il da farsi. Un genitore che permette
al figlio di vivere in uno stato di fornicazione in casa
sua commette un peccato e pone la sua casa in una
condizione impura di fronte a Geova. È quindi
appropriata un’azione giudiziaria. All’inizio
potrebbe essere appropriata una riprensione, ma se la
situazione non viene corretta, allora è necessaria la
disassociazione. La Bibbia ci esorta a mantenersi puri
dai peccati altrui. (1Tm 5:22; 2Gv 11) Come madre se
tollera la fornicazione del figlio sotto il suo tetto
viola la legge di Geova, ma come testimone di Geova dà al figlio e
alla sua compagna l’impressione che i testimoni di
Goeva. seguono
le vie del mondo per quanto riguarda la fornicazione.
Questo è un ostacolo all’operato dello spirito santo
sulla cong. e sulla sorella. Sforzatevi ad aiutare la
sorella a comprendere la gravità della situazione,
facendo appello al suo desiderio di essere approvata da
Geova mantenendosi pura al suo cospetto e difendere
anche la purezza della cong., correggendo la situazione
mandando via il figlio. Se dopo vari tentativi e sforzi
ella persiste nel tollerare la fornicazione, dovreste
procedere alla disassociazione. (SCB:SSA 22.5.85)
I coniugi ... permettendo alla loro figlia e al
fidanzato di dormire un periodo di 7 mesi nella stessa
stanza in due letti a castello anche se le porte erano
aperte, hanno agito con molta leggerezza, andando in
cerca di guai. Ora che il fidanzato è tornato a casa
sua, se non vi è scandalo, e non vi è stata pornèia,
non vi sarebbero le basi per intervenire
giudiziariamente. Comunque crediamo sia il caso che due A.
parlino a questi fidanzati e vadano a fondo con domande
pertinenti per indagare sulla loro condotta in questi
sette mesi. Se dovesse risultare che hanno commesso pornèia,
si dovrà formare un comitato giudiziario Sarà inoltre bene che
ribadiate ai genitori il poco giudizio che hanno
manifestato nel permettere ai fidanzati di dormire
insieme. Il loro permesso li ha messi in una posizione
di commettere un serio peccato al cospetto di Dio.
Vorrete così aiutarli onde nel futuro si comportino in
maniera tale da camminare al centro della stretta via di
Geova. Ad ogni modo se non risulta che vi siano stati
peccati gravi, i vigorosi consigli saranno stati
sufficienti. (SCC:SSA 4.6.86)
Nel caso del fratello titolare del piccolo albergo,
dovrebbe essere aiutato a capire la gravità della sua
posizione. Se quello di alloggiare presso il suo albergo
coppie non sposate è da addebitarsi al fatto che non ha
controllato con scrupolosità la posizione che avevano
le persone ospitate, egli dovrebbe ricevere chiari
consigli. Nel caso egli fosse stato consapevole della
condizione delle persone ospitate, ma ugualmente le
avesse accettate nel suo albergo, dovrebbe ricevere
energici e vigorosi consigli per fargli comprendere la
posizione errata nella quale è venuto a trovarsi. Nel
caso egli continuasse ad accettare nella sua proprietà
individui che convivono insieme senza il beneficio del
matrimonio, potrebbe essere accusato di complicità a
tale azione e rispondere di fronte ad un comitato giudiziario
(SCD:SSE
19.11.86)
Siamo d'accordo che il procl. sia reo di complicità in
fornicazione. Crediamo che debba comparire davanti ad un
comitato giudiziario Si dovrà valutare fino a che punto è consapevole
della gravità del suo gesto di dare ospitalità in casa
propria a due fornicatori. Dopo che lo avete avvertito del
pericolo di incorrere nell'espulsione, come ha reagito?
Era contristato e determinato a non dare più
ospitalità ai due giovani? È una vs. responsabilità
considerare ciò alla luce delle norme morali esposte
nella Bibbia. (SCE:SSH 2.7.87)
Portate alla ns. attenzione il caso della sorella che ha
accettato di ospitare in casa propria la figlia
disassociata col suo convivente. Non sappiamo se tale
decisione sia stata presa dal marito incredulo della
sorella o ella abbia apertamente manifestato la sua
disapprovazione. Se la decisione di ospitare la figlia e
il convivente è stata presa da lei, allora ella
dovrebbe essere aiutata a comprendere la gravità del
suo comportamento. Potrebbe darsi che non si sia resa
conto di questo. A seguito della vs. visita potrebbe
anche prendere immediatamente disposizioni per
aggiustare la sua posizione in seno alla cong. Se però
questo non avvenisse e la sorella continuasse ad
ospitare in casa propria i due conviventi, allora dovrebbe
essere chiamata da un comitato giudiziario perché ne dia spiegazione. (SCD:SSE
8.7.87)
I coniugi ... permetterebbero alla loro figlia di
convivere con un uomo in una roulotte all’interno del
loro giardino. Il fratello si scusa col rischio di
perdere il nipotino che abita con loro. Ma nello stesso
tempo sta permettendo che si compia un’azione
contraria alla legge di Dio. Se così stanno le cose è
necessario chiamare i coniugi dinanzi a un comitato giudiziario
per
complicità in fornicazione, affinché possano
rispondere della loro trasgressione. La questione si
potrebbe risolvere se i coniugi non permettessero più
all’uomo di entrare nella loro casa o giardino.
Altrimenti il comitato giudiziario dovrà assumersi pienamente ogni
responsabilità, mantenendo pura la cong. (SCA:SSB
7.10.87)
Il CO, con la sua lettera firmata anche da voi, porta
alla ns. attenzione il caso relativo al fratello che ha
ospitato la figlia col convivente. Desidereremmo sapere
ora come avete affrontato la questione. Nel passato
avete avuto modo di consigliano in merito alla
situazione che lo ha visto coinvolto? Se la risposta è
affermativa, allora dovreste disporre che un comitato giudiziario
esamini la questione. Se, invece, siete venuti a sapere
del problema solo recentemente, quali disposizioni ha
preso il fratello per risolverlo? Le ha attuate?
Restiamo in attesa di avere da voi ulteriori
informazioni in merito.. (SCA:SSB 28.9.99)
Dato che non ci dite nulla in relazione al marito della
sorella, non sappiamo fino a che punto la sorella è
responsabile di quanto succede in casa sua. Se la
sorella avesse l’autorità di quanto succede in casa
sua, allora avete fatto bene a consigliarla in merito
alla situazione della figlia. È vero che i due giovani
dormono in camere separate, ma dato che, come dite, sia
nella cong. che nella comunità si comincia a parlare
della cosa, dovreste senza meno, dopo averla
ulteriormente consigliata e ammonita, disporre di
segnarla. Tale condizione sussisterebbe fintantoché la
sorella permette tale situazione in casa sua. (SCA:SSB
23.5.00)
ALCOLISMO:
COME INTERVENIRE:
In relazione al problema del fratello alcolizzato,
possiamo dire che la Bibbia condanna l'ubriachezza. (1Co
5:11; 6:9, 10; Ks 95) Ma che dire dell'alcolismo? La G
8.12.82 p 6 risponde alla seguente domanda:
"Alcolismo e ubriachezza sono la stessa cosa?"
A tale domanda l'articolo risponde di no, dal momento che
non è detto che l'alcolizzato debba ubriacarsi, come non
è detto che chi si ubriaca sia un alcolizzato.
L'alcolismo viene definito una malattia. Ovviamente
ciò non vuol dire che non vi siano situazioni che
potrebbero portare la cong. ad intervenire. Come la
succitata rivista indica, se l'alcolizzato,
"pienamente consapevole della sua condizione,
decide di continuare a bere e continua ad ubriacarsi,
allora ha un problema morale: quello
dell'ubriachezza". Essendo sul posto gli A. sono in
grado di fare la loro valutazione conoscendo l'individuo
e il suo stile di vita. (SCF:SSF 15.7.91)
Siamo lieti della premura che hai mostrato assistendo il
fratello ... affinché continui a perseverare nella via
della verità mantenendo una condotta eccellente.
Speriamo che applichi i consigli ricevuti. Una cosa che
desideriamo comunque portare alla tua attenzione
riguarda il portare il fratello dinanzi a un comitato giudiziario
È
necessario innanzi tutto stabilire se il fratello si
ubriaca o è dato a molto vino. Siamo a conoscenza del
problema che vi è nella zona in quanto molti sono
coloro che fin da piccoli sono abituati all'alcool. Per
tale ragione, il fratello ... non essendo un nominato,
sarà opportuno accertarsi se sia il caso di offrire
semplicemente dei consigli e assisterlo in quello che è
necessario anziché convocarlo giudiziariamente.
Infatti la cong. stessa non è turbata dalla sua
condotta pur non vedendolo come un es. Con questo non
desideriamo minimamente sminuire le gravi trasgressioni,
ma prima bisognerà stabilire di che tipo di
trasgressioni si tratta. (25.5.88)
APOSTASIA:
SIGNIFICATO:
Con la vs. lettera voi dite che un fratello nutre seri
dubbi e sostiene idee apostate non accettando lo schiavo
fedele e discreto e dicendo che l'opera di predicazione
non sia necessaria. It-1 159, dice che il termine
"Apostasia" significa "star lontano da”. Il
sostantivo ha il senso di "diserzione, abbandono,
ribellione". Ks 167 nell'identificare chi sono gli
apostati, dice: "Individui che si ostinano a
sostenere e a parlare o a divulgare intenzionalmente
dottrine contrarie alla verità biblica insegnata dai Testimoni
di Geova" Da quanto voi dite, anche se sembra non
prenda l'iniziativa nel divulgare le sue idee,
ciononostante si ostina a sostenerle malgrado i numerosi
sforzi per aiutarlo e ne parla liberamente con coloro
che lo visitano, come è avvenuto con voi. Vorrete
pertanto accertarvi che la posizione del fratello sia
effettivamente come sopra descritto. Se così
risultasse, egli dovrebbe renderne conto ad un comitato giudiziario
Vedi
Ks77 58. (SCF:SSF 19.6.91)
Il Ks 94-5 indica che l'apostata non è solo colui che
propaga le proprie idee errate. Il significato effettivo del
temine è: "allontanamento, diserzione, defezione,
ribellione". Se una persona "testardamente
sostiene ... insegnamenti contrari alla verità
insegnata dai Testimoni di Geova" è da ritenere un apostata. A
questo punto occorre distinguere colui che malvagiamente
sostiene insegnamenti falsi contro Geova e la sua organizzazione
(essendone pienamente convinto, pur non propagandandoli)
da colui che ha dubbi. Il discepolo Giuda indica la
necessità di mostrare misericordia verso coloro che
hanno dubbi. (Giuda 22) Sebbene non vi siano elementi
per affermare che il fratello prenda l'iniziativa di
diffondere le proprie idee, ciò nonostante le sostiene
con convinzione e, quando ne ha l'opportunità, ne parla
apertamente. Dovreste quindi determinare se ha preso
posizione nel rifiutare la verità. Nel qual caso
dovreste agire nei suoi confronti, dopo aver fatto ogni
tentativo possibile per aiutarlo. (SCD:SSD 23.9.92)
C'è senz'altro differenza fra l'apostata e il dubbioso.
L'apostata è chi abbandona o non riconosce più quanto
prima professato; diserta dai princìpi o dalla fede.
Mancare di fede è una della maggiori causa
dell'apostasia. Il dubbioso analizza con modestia le
proprie idee col desiderio di attenersi a ciò che è
corretto. (2Co 13:5) È disposto a farsi aiutare e si
mostra disponibile. L'apostata ha già preso posizione.
Rivela una precisa e volontaria deviazione dal sentiero
della giustizia. (1Gv 3:4-8; 5:16, 17) Evita qualsiasi
aiuto e sostiene con convinzione e tenacia le proprie
idee, rivelando uno spirito indipendente e presuntuoso.
Rigetta la conoscenza stessa. (Pro 11:9) È ovvio che
l'insistere irragionevolmente sui propri dubbi rivela
una profonda convinzione. Dubitare o negare
testardamente la verità, equivale a rigettarla. (SCD
12.11.92)
BESTEMMIA:
COME INTERVENIRE:
La parola bestemmia deriva dalla parola greca "blasphemia".
Questo termine significa "linguaggio irriverente,
diffamatorio, ingiurioso" e si riferiva a un
linguaggio del genere contro Dio o contro esseri umani.
Quindi di solito, quando si parla di bestemmia, si
tratta di parole ingiuriose oppure oscene che implicano
Dio o il suo nome. Quando invece si usano parole oscene
che però non implicano Dio ma sono rivolte a persone o
a cose, allora si parla di linguaggio osceno. Anzi, per
usare l'espressione biblica, in Col 3:8 si parla di
"discorso osceno" e "parlare
ingiurioso". In quanto al caso specifico del figlio
di un A. che si dice bestemmi, per stabilire se il padre
ha i requisiti o no, si dovrà esaminare quanta
responsabilità ha lui per la condotta del figlio. In
altre parole, ha trascurato di addestrare e correggere
il figlio che per questo è caduto nel peccato? Gli A.
devono determinare in base ai fatti disponibili se il
padre è irreprensibile e libero da accusa. (SCB:SSA
25.10.83)
Riguardo al linguaggio osceno o alle bestemmie, vi
rimandiamo alla W 15.7.83. In tale art. è chiaramente
indicato cosa si intende per bestemmia, o imprecazione
verso ciò che viene considerato normalmente sacro o
santo, e ciò che potrebbe essere un linguaggio osceno e
non opportuno per un cristiano. Viene detto: "Si
mostra irriverenza per le cose sacre, incluso Dio e ciò
che ha a che fare con le sue qualità e le sue vie.
Consiste in un'invocazione a una divinità perché
maledica qualcuno. Con il linguaggio blasfemo si possono
anche offendere e insultare persone o cose che Dio
considera sante". Qualsiasi tipo di turpiloquio il
cristiano dovrà evitarlo. Se dovesse cadere in tale
errore dovrà essere aiutato, consigliato e ammonito
affinché non vi ricada. Se ne dovesse fare una pratica,
cadendo in tale errore più volte, dovrà rispondere
dinanzi ad un comitato giudiziario Molto può dipendere anche
dall'atteggiamento mostrato da colui che può aver
ceduto ad una forma di turpiloquio. (SCE:SSH 23.1.87)
Il Zingarelli alla voce "Bestemmia" dice:
"Invettiva o parola oltraggiosa contro la
divinità, le persone venerati da una religione...
maledizione." Il cristiano deve evitare di inveire
o di dire parole oltraggiose contro chiunque e, anche
contro i cosiddetti santi della cristianità, i morti o
le persone in generale. Un motivo per cui questo sarebbe
un grave errore per il cristiano ce lo spiega Gia 3:9
11. Il cristiano deve quindi dire sempre cose che
edificano e non maledizioni e parole oltraggiose. Tito
3:2. L'apostolo Paolo dichiara che gli oltraggiatori non
erediteranno il regno di Dio. Da questo si comprende
che chi pratica la bestemmia, che è una forma di
oltraggio può essere disassociato, se non si pente e
non di spoglia di questa caratteristica della vecchia
personalità. (Efe 4:22 24) La persona che persiste
nella bestemmia o oltraggio corre il grave pericolo di
peccare contro lo spirito santo, come Paolo ci fa
comprendere in Efe 4:29,30. (20.9.87)
CONDOTTA DISSOLUTA
Descrivete il comportamento di un membro della cong.
come ribelle ed esageratamente tracotante che potrebbe
diventare calunnioso o oltraggioso. Ma non specificate
con quali atti o con quali parole si manifesta tale
ribellione o irriverenza. Inoltre, dite che uno dei
ribelli o irriverenti è stato influenzato, benché non
ne abbiate prove dirette. Pensiamo che ciò che ci avete
descritto possa essere definito "condotta dissoluta". Vi invitiamo a notare W 1.3.74, p 158,
riguardo alla definizione della condotta dissoluta.
“Atti oltraggiosi, 'licenziosità, sfrenata violenza',
'insolenza', 'volgari ingiurie', 'brutalità'; 'eccesso,
intemperanza, in qualsiasi cosa, come lingua, condotta,
insolenza'; 'scatenata lussuria, oltraggio,
sfrontatezza".
È descritta come 'lo spirito che non conosce limiti e
che osa qualsiasi cosa suggeriscano il capriccio e la
sfrenata insolenza'. Quindi la ribellione e le
irriverenze di cui parli è paragonabile alla condotta
dissoluta piuttosto che alla calunnia. Comunque, se
oltre ad oltraggiare, dite che queste persone
calunniano, allora se la calunnia è contro individui,
questi dovrebbero fare i passi di Mt 18:15, 16 prima di
portare la questione all'attenzione della cong. E la
cong. non dovrebbe intervenire finché non vengono fatti
questi passi. Se invece si tratta di condotta dissoluta,
e ne avete le chiare prove, le persone implicate
potrebbero essere chiamate davanti ad un comitato giudiziario
ed
eventualmente essere disassociate. Però, prima di fare
questo passo, sarebbe meglio segnare queste persone.
Ciò verrebbe fatto tramite un discorso alla cong.,
senza menzionare il nome o i nomi delle persone,
descrivendo tale condotta e come la Bibbia la condanna,
e mettendo in guardia l'intera cong. affinché segnino
tali persone per non avere una intima e stretta
relazione con loro. Occorre anche prendere in
considerazione quale effetto avrà sulla cong. questo
modo di agire e comportarsi. Crea delle divisioni in
mezzo ad essa? Vi sono altri tentati o portati ad
imitare questa condotta dissoluta da parte di questi
individui? Se vi sono chiare prove che si creano delle
divisioni all'interno della cong., allora in base a Ro
16:17 essi potrebbero essere chiamati davanti ad un comitato giudiziario
per aver creato divisioni. Riassumendo, se vi sono
chiare prove di questa condotta dissoluta o questa
condotta fomenta divisioni nella cong., allora si può
agire con un comitato giudiziario Con la differenza che con la condotta
dissoluta occorre prima segnare l’individuo. E se
dopo averlo segnato, persistesse nella condotta errata,
chiamarlo davanti ad un comitato giudiziario che prenderà il
provvedimento di disassociarlo se non sarà pentito.
(Ottobre 86)
QUANDO ERA TENUTA NASCOSTA
Generalmente, prima di agire giudiziariamente nei
confronti di una persona per condotta dissoluta si
compiranno ripetuti tentativi di offrire amorevoli
consigli e ammonimenti scritturali. Se necessario, si
segnerà la persona a motivo della sua condotta
disordinata. Se persiste nel suo comportamento, potrà
rendersi necessario intraprendere un’azione
giudiziaria nei suoi confronti. (Ks 100). Alcune volte
non è possibile offrire ripetuti consigli perché la
condotta biasimevole è tenuta nascosta. Comunque, se
tale comportamento perdura sfrontatamente, non esclude
il peccato di condotta dissoluta. Pur essendo mantenuta
segreta, se la condotta risulta essere stata
sconcertante e sfacciata rispetto alle note norme morali
di Dio, e risulta evidente la deliberata intenzione di
praticare il peccato, può configurarsi la condotta
dissoluta. Naturalmente, l'atteggiamento della persona
chiamata a rendere conto sarà determinante. Se, dopo
essere stata scoperta, essa mantiene una posizione di
sfida e noncuranza per i princìpi scritturali, potrebbe
essere soggetta a un’azione giudiziaria. Ogni caso,
comunque, e diverso. - Ks 93. (23.12.92)
CONTRASTI TRA FRATELLI:
FRATELLI CHE NON VOGLIONO RISOLVERE CONTRASTI E NON SI
SALUTANO:
Le Scritture indicano che per cercare di risolvere i
contrasti sorti tra fratelli ci sono vari modi. Uno è
la procedura riportata in Mt 18:15-17. Anche se questo
si applica in particolare a questioni molto serie, è
anche un principio generale che i cristiani possono
seguire in questioni di secondaria importanza. Un altro
modo è che chi ha provocato l’offesa agisca in base
al suggerimento di Gesù riportato in Mt 5:23, 24. In
entrambi i casi il motivo che dovrebbe spingere i
fratelli è l’amore altruistico per cercare di fare
pace. Sarà bene che almeno due A., di volta in volta,
stabiliscano di visitare i fratelli che continuano a non
salutarsi parlando loro chiaramente e aiutandoli a
comprendere che quello di fare la pace è un obbligo
cristiano. Se dopo svariati e ripetuti tentativi per
aiutarli dando loro vigorosi consigli e avvertimenti,
dovessero persistere nella condotta disordinata, si
potrebbe doverli segnare. Come segnati perderebbero
tutti i privilegi compreso probabilmente anche quello di
essere iscritti alla Scuola Teocratica se è necessario.
Ad ogni modo anche prima di arrivare a segnarli, se ciò
si renderà necessario, può darsi dobbiate provare
alcuni di questi fratelli di certi privilegi. Dite che
la maggioranza della cong. è a conoscenza del
comportamento sbagliato di questi fratelli. La
maggioranza come li considera? Li vedono ancora come es.
e modelli, o invece sono perplessi e turbati per la loro
condotta? Per continuare ad avere il privilegio di
servire come P. ausiliari o regolari, si richiede che
siano esemplari. Siete voi che dovete valutare
attentamente la loro posizione tenendo conto di tutti
questi aspetti. Naturalmente voi A. dovrete essere
esemplari in questo, essendo in perfetta pace e in buona
relazione con tutti per quanto dipende da voi. W 1.12.80
p 28-30 (SCC:SSC 7.10.85)
SFRATTO TRA FRATELLI:
Stiamo considerando la vs. lettera, nella quale ci
chiedete riguardo a due fratelli che hanno stipulato un
contratto d'affitto casa fra loro, qual è la procedura
da seguire per ottenere la restituzione della casa al
legittimo proprietario. Ci chiedete se è lecito per un
cristiano dare lo sfratto ad un altro fratello. I
cristiani devono avere sempre dinanzi il principio
espresso da Paolo in 1Co 6:1, che dice: "Osa alcuno
di voi che ha una causa contro un altro andare alla
corte, dinanzi a uomini ingiusti, e non dinanzi ai
santi?". In linea di massima, da queste parole si
comprende che i cristiani dovrebbero evitare di avere
cause fra loro e mai dovrebbero ricorrere a tribunali
mondani per risolverle, qualora sorgessero. Questo significa
forse che un fratello non potrebbe mai andare in
tribunale, per risolvere una causa con un conservo
credente? W 15.7.75, p 448, dice: "Ci possono anche
essere occasioni in cui fratelli cristiani riterranno
coscienziosamente di poter andare in tribunale con
conservi credenti". Dalla vs. lettera comprendiamo
che è il fratello che deve lasciare la casa a chiedere
lo sfratto dal fratello proprietario, per usare tale
sfratto come base per chiedere una casa all'istituto
delle case popolari. Non conosciamo la legge per questo
caso, però, può darsi che la legge richieda che chi
riceve una casa da tale istituto sia uno sfrattato, come
lo è il fratello in questo caso. Se le cose stessero
così, possiamo dire che vi sia una vera disputa fra i
due? O invece, si tratta semplicemente di aderire alle
necessità del fratello che deve lasciare la casa,
affinché possa chiedere e ricevere un'altra casa? A
questo punto, il fratello proprietario della casa
potrebbe decidere coscienziosamente di dare lo sfratto
all'altro, pensando che così lo aiuterà a trovare una
casa, mentre lui potrà tornare in possesso della
propria. Naturalmente, entrambi i fratelli dovrebbero
pensare se agendo in questo modo, getteranno discredito
sulla cong. Se così fosse, vorranno fare tutto il
possibile per proteggere il buon nome e la reputazione
della cong. Un'altra domanda che ci fate è: Chi
dovrebbe pagare le spese connesse a tale sfratto? È
bene vedere se la legge è specifica in questo caso.
Cioè, stabilisce specificamente chi deve pagare tale
sfratto, se chi è sfrattato o chi fa lo sfratto? Se la
legge specifica chi dovrebbe farlo, allora in armonia
con Ro 13:1 quel fratello ha un dovere cristiano da
assolvere. Se invece la legge non è specifica,
lasciando ai due la decisione di chi deve assumersi le
spese, allora saranno i fratelli stessi a mettersi
d'accordo. In quest'ultimo caso, le due parti interessate
dovrebbero ragionare sulla cosa con lo stesso spirito
con cui Abraamo ragionò con Lot, sul territorio che
ciascuno avrebbe dovuto occupare. Abraamo non fu
insistente nel far prevalere i suoi diritti, come per
es. quello della sua anzianità rispetto a Lot o quello
della sua posizione di preminenza su di lui. Egli fu
pronto a lasciare a Lot il diritto di scegliere per
primo dove andare. Quindi, nessuno dei due dovrebbe
insistere sui propri diritti, ma perseguire la pace,
come la Bibbia ci esorta a fare, in 1Pie 3;10, 11. Siamo
fiduciosi che due cristiani dedicati a fare la volontà di
Geova e che mettono al primo posto nella loro vita il
Regno di Dio, si metteranno d'accordo. Comunque,
qualora sorgessero dispute fra loro, e uno dei due pensa
che l'altro ha peccato nei suoi confronti, gli si deve
consigliare di seguire i passi indicati in Mt 18:15-17,
per risolvere il problema. Altrimenti, se entrambi sono
d'accordo e vogliono l'aiuto degli A. potrebbero
rivolgersi a voi quale corpo degli A., per cercare di
essere aiutati ad appianare la questione. Voi potrete
assisterli secondo le istruzioni riportate nell'opuscolo
degli A. Ks, 93, ultima riga. (16.1.81)
FURTO, FRODE:
RESTITUIRE CIÒ CHE SI È RUBATO:
Crediamo che il comitato giudiziario debba assicurarsi che esista il
pentimento sincero da parte di questa sorella e che
esistano le 'opere degne di pentimento'. (Mt 3:8) Dalla
lettera traiamo la conclusione che la sorella mostra
un'appropriata attitudine mentale e di cuore essendo
sinceramente pentita. Risulta inoltre che ha restituito
il maltolto, anche se il datore di lavoro che ha subìto
il furto non è stato messo al corrente della cosa.
Comunque trattandosi di una persona del mondo lasciamo
alla sorella determinare come il denaro dev'essere
restituito. Se ella ritiene di non dover informare il
datore di lavoro di quanto ha commesso, è libera di
farlo, è una sua responsabilità, e il comitato giudiziario
non
pretenderà che vada oltre quanto ha determinato di
fare, cioè consegnare quanto ha detratto nel modo da
lei preferito. (SCA:SSH 24.9.81)
FALSIFICARE LA FIRMA NELLE CAMBIALI:
Abbiamo ricevuto la vs. lettera riguardante un fratello
che ha falsificato le firme della moglie e dei figli
sopra delle cambiali, coinvolgendoli nei suoi problemi.
Per quanto riguarda il fratello, dovrebbe essere
chiamato davanti ad un comitato giudiziario per il falso commesso. La
questione dei familiari danneggiati è più difficile da
considerare. Se essi nella cong. hanno perduto la loro
buona reputazione malgrado siano innocenti, sarebbe
saggio che non stessero davanti come esempi. Comprendiamo la
penosità della cosa, ma la buona reputazione della
cong. è più importante. Naturalmente a chi dovesse
chiedere in merito potreste spiegare che essi sono
implicati nella questione ma sono innocenti. Cercate con
tatto e gentilezza di spiegare ai fratelli che questa è
la cosa più saggia perché la questione sia risolta.
Nel frattempo i fratelli implicati possono godere di
tutti i privilegi dei procl. rendendo sacro servizio nel
campo. (SCB:SSA 12.11.85)
GIOCO D’AZZARDO:
INVESTIRE DENARO IN BORSA È GIOCO D'AZZARDO?:
È una questione personale come un cristiano usa o
investe il suo denaro come lo è il lavoro che fa per
mantenere la sua famiglia. Non vi è alcun principio che
contrasti l'investire il proprio denaro in azioni per
permettere il proprio mantenimento. Chi investe in borsa
non dovrebbe essere criticato. Si dovrebbe solo essere
attenti a quali azioni si acquistano. Sarebbe
inappropriato acquistare azioni di industrie o società
che sono interamente impegnate in attività moralmente
errate. Si violerebbe la propria coscienza cristiana.
Altrimenti non ci sarebbe nulla di male lasciare che il
proprio denaro operi in quella determinata società,
come non ci sarebbe nulla in contrario essere alle
dipendenze di quella stessa società. Comunque, in
qualsiasi attività un cristiano sia impegnato per
vivere, il suo interesse principale dovrebbe essere il
ministero cristiano e non il perseguimento di guadagni.
Eserciterà padronanza di sé in qualunque affare
commerciale parteciperà, preoccupandosi di mantenere
una buona relazione con Geova e bilanciando il servizio
cristiano col guadagnarsi da vivere. Per quanto riguarda
il rischio di perdere il denaro investito in borsa,
vale per qualunque impresa commerciale si intraprende.
Per es. se si ha un negozio di frutta e verdura e gli
ortaggi che si acquistano non vengono venduti, si
rischia di perdere il denaro investito in quei prodotti.
Ciò non lo rende gioco d'azzardo. In ogni rapporto
commerciale vi è un rischio. Questo non sign. che i
cristiani non vi possano impegnarsi. Comunque, dobbiamo
mettere al primo posto il Regno, e questo vale per
qualsiasi impresa commerciale siamo impegnati. (10.9.86)
Comprare delle azioni in borsa non è un gioco
d’azzardo, ma un investimento di denaro, nella
speranza che ciò che oggi si compra ad un prezzo domani
lo si possa vendere ad un prezzo più alto, percependo
un guadagno. Comprare o no azioni è una cosa che ogni
singolo cristiano deve determinare a seconda della
propria coscienza (SCC:SSB 18.2.82)
FARE SORTEGGI IN UN NEGOZIO PER CONSEGNARE UN PREMIO:
Ci chiedete se è lecito fare un sorteggio per scegliere
uno dei vari clienti di una ditta e consegnarli un
modesto omaggio. Riteniamo che si tratti di una
questione strettamente personale decidere se fare o no
un tale sorteggio. Non si tratta di gioco d'azzardo
perché i clienti non pagano alcuna quota di
partecipazione e il fine è la scelta imparziale di uno
dei clienti a cui dare il dono a scopo pubblicitario. G
22.12.75 p 27 Esaminando la pubblicazione citata potrete
vedere quali sono i princìpi implicati e valutare
equilibratamente il vs. caso - 1Tim 1:5; Ebr 13:18. (FPA
4.2.80)
BENZINAIO DA’ FOGLI PUBBLICITARI PER ESTRAZIONI:
Ci chiedi se vi è qualche obiezione nel caso di un
fratello che gestisce un distributore di benzina e che
distribuisce un foglio pubblicitario della Mobil.
Pensiamo che W 1.8.83 "Dom. Let." risponda
esaurientemente. Inoltre il Ks 146 tratta informazioni
per poter analizzare la situazione di questo fratello.
Come noterai li viene detto: "Il linguaggio usato
nel pubblicizzare l'estrazione o l’identità dei
patrocinatori, possono implicare elementi con cui il
cristiano non vuole essere identificato, per motivi
personali o per timore di fare inciampare altri". Notiamo che la pubblicità che distribuisce il fratello
parla di tentare la fortuna alla Mobil. Qui viene usata
la parola fortuna. Quindi è il fratello che deve
analizzare la sua coscienza e vedere se gli permette di
invitare persone mediante questo foglio pubblicitario a
tentare la fortuna o la sorte. Dovresti considerare col
fratello ciò che dice la W summenzionata affinché lui
prenda una decisione in merito. Però è una decisione
personale che deve prendere e assumersi tutte le
responsabilità che possono derivarne. Se quello che fa
reca turbamento nella cong. a diversi fratelli, questo
potrebbe influire sui suoi requisiti. (SCB:SSC 20.8.83)
GIOCARE PICCOLE SOMME A CARTE:
Per quanto riguarda il fatto di aver giocato a carte con
una posta di una piccola somma di denaro, vedete W
15.2.81 “Dom. Let.” Come potete notare non è detto
che sia meritevole di disassociazione e che quindi si
debba formare un comitato giudiziario. Però potrebbe diventare tale, se
non si pone rimedio alla cosa evitando di farla
diventare un pratica che potrebbe far diventare avidi di
guadagno a danno del prossimo. Pertanto se non vi sono
evidenze che la sorella non ha manifestato forte
avidità per il guadagno disonesto, non si dovrebbe
formare nessun comitato giudiziario Il ns. consiglio è che
due A. parlino
con lei mettendola in guardia contro il pericolo che
corre agendo poco saggiamente e senza discernimento. (SCC:6.1.82)
GIOCO A CATENA:
Ci portate alla ns. attenzione il caso di un fratello
che sta partecipando ad un gioco a catena che ha come
obiettivo la vincita di una somma di denaro. Alcune
domande che potranno aiutarvi a considerare sotto la
giusta luce questo argomento permettendovi di vedere
quali princìpi vi possono essere implicati, sono le
seguenti: Per partecipare al gioco si richiede la
partecipazione attiva della persona? In che misura? Il
gioco spinge a desiderare di ottenere del denaro per il
quale non si è faticato e questo forse a danno di
altri? Se fosse così fino a che punto non vi sarebbe
implicata l’avidità? È un gioco che incita a sperare
nella cosiddetta 'fortuna'? Ciò renderebbe la persona
esemplare e pertanto, potrebbe ricevere speciali
incarichi di responsabilità nella cong.? - W 15.3.75 p
164, W 1.8.73 p 478, W 15.2.81 p 29. (SCD:SSE 9.4.88)
GIOCO DELLA MORRA:
Il gioco della morra è proibito dalle leggi dello stato
italiano. Per cui chi pratica tale gioco commette una
illegalità. La cong. considera la trasgressione a tale
legge come a qualsiasi altra legge di Cesare. (Rom
13:1-7) Chi pratica tale gioco in genere non lo fa per
divertimento. Viene messo in gioco qualche cosa. In
questo caso diventa gioco d'azzardo. Se esiste gioco
d'azzardo la cosa interessa anche la cong. che chiamerà
l'individuo dinanzi ad un comitato giudiziario (1Cor 5:10, 11; 6:10;
1Tim 3:8) W 15.3.75 p 163. Se non esiste il gioco
d'azzardo il fratello è da considerare come qualsiasi
altro trasgressore della legge di Cesare. E se a motivo
di ciò egli ha perso la sua reputazione, non ha
libertà di parola e ha turbato la coscienza degli A. o
della cong., avendo perso i requisiti, dovrebbe essere
richiesta la sua rimozione dall'incarico che ricopre. Se
invece sussiste anche il gioco d'azzardo, allora, oltre
a richiedere la rimozione, deve essere formato un comitato giudiziario
perché esamini la sua posizione. (SCB:SSF 21.8.80)
ACCETTARE VIAGGIO VINTO IN UNA LOTTERIA:
Siamo d'accordo con la risposta data al fratello se
accettare o meno il viaggio offerto dalla madre, vinto a
una specie di lotteria. Si tratta di una questione di
coscienza, e come in tutte le questioni di coscienza, se
nella cong. crea notevole disturbo gli A. vorranno
prendere i dovuti provvedimenti. (SCA:SSB 26.11.87)
MENZOGNA:
QUANDO INTERVENIRE:
Ks 131 dice chiaramente che "benché qualsiasi
menzogna sia errata, nel trattare i casi di menzogna gli
A. dovrebbero usare buon giudizio, equilibrio e
ragionevolezza per determinare la gravità del peccato e
se si tratta di una pratica". Ciò che non dovrebbe
essere trascurato nel caso del fratello in questione, è
che sebbene possa all'inizio "aver mentito sotto la
pressione del momento o per timore dell'uomo", è
pur vero che ora sta dimostrando di fare della menzogna
una pratica deliberata. Ciò sarebbe errato dal punto di
vista cristiano. Se egli ammette la sua colpa e
nonostante i consigli e gli ammonimenti dimostra
d'essere pienamente determinato a proseguire nel vivere
la menzogna, con dichiarazioni e giuramenti fatti
pubblicamente e di fronte ad autorità, egli
dimostrerebbe di non voler farsi guidare dai princìpi
cristiani. La cong. potrebbe quindi determinare di dover
difendere la propria purezza. Naturalmente la cong. non
deve sentirsi in obbligo di intervenire ogni qualvolta
le azioni di un fratello potrebbero danneggiare
qualcuno. (Lc 12:14) Ogni individuo dovrà assumere la
responsabilità di ciò che fa e ne dovrà rendere conto
a Dio, oltre che alle autorità costituite. Se la cosa
dovesse implicare un altro conservo cristiano, gli A.
incoraggeranno chi si sente frodato o danneggiato a
seguire i passi indicati da Gesù in Mt 18:15-17. (SCD:SSD
28.6.93)
TENTATO SUICIDIO
Siamo spiacenti dei problemi che hanno interessato la
situazione familiare della sorella. Comprendiamo che per
lei vivere la verità in una famiglia divisa sotto
l’aspetto spirituale e con gravose responsabilità da
assolvere non è una cosa semplice. Com’è
indispensabile aiutarla ad acquistare la pace di Dio per
affrontare con successo le varie prove. Per quanto
riguarda il problema direttamente, ci chiediamo se il
tentato suicidio c’è stato veramente. Se sì, allora
è necessario formare un comitato giudiziario che si interessi della
questione (SSB 1.3.89)
TABACCO:
VENDERE TABACCO SALTUARIAMENTE:
Ci chiedete come considerare la sorella che in certe
occasioni vende sigarette sostituendo i figli che sono i
diretti responsabili avendo essi la licenza. Dal momento
che la licenza di vendere tabacchi è stata concessa ai
figli della sorella ed ella lavora regolarmente nel
negozio di alimentari e non nella vendita di tabacchi,
sotto questo aspetto ella non è direttamente
responsabile. La cosa può rimanere una questione di
coscienza se la sorella occasionalmente e
incidentalmente si trova a dover servire qualche cliente
che chiede sigarette. Ma se la sorella dovesse dedicare
regolare tempo alla vendita di tabacco diverrebbe
responsabile e sarebbe soggetta alla disciplina della
cong. L’argomento è stato trattato nel Km 3.74 (SCB:SSD
9.9.80)
TRASPORTARE TABACCO:
Il fratello che è proprietario di un camion e che
trasporta per circa un mese o due tabacco col suo mezzo di
trasporto, viola la legge di Dio, in quanto questo
lavoro lo rende complice e promotore di un’azione
condannata da Dio. Dovreste parlargli affinché lasci il
suo lavoro errato. Se dovesse persistere in esso, dovrà
essere chiamato a rendere conto dinanzi a un comitato giudiziario
e se
fosse impenitente, dovrebbe essere espulso dalla cong. W
1.1.83 p 26 Si applicherebbero a questo fratello il
punto 2 e 4 riportati nello specchietto (SSH:SSI
21.2.82)
LAVORARE ALL'ASILO DELLA MANIFATTURA TABACCHI:
Chiedete la differenza che c’è tra lavorare
nell'asilo nido provveduto dalla Manifattura Tabacchi e
lavorare alla mensa, nel reparto pulizie o uscieri. La
differenza è sottile ma esiste. Perché il lavoro
dell'azienda vada avanti è necessario che ci siano gli
uscieri, quelli che puliscono i locali, chi cucina per i
lavoratori, ecc. Questi servizi sono direttamente legati
all’attività principale che è la manifattura del
tabacco. Dare da mangiare ai lavoratori, pulire i locali
e portare i documenti da un ufficio all'altro è
indispensabile per la ditta, non se ne può fare a meno
e sono parte integrante della produzione. L'asilo nido
non è un servizio essenziale alla manifattura del
tabacco. La ditta può avere l'asilo nido ma può non
averlo e ugualmente essere in grado di compiere il suo
lavoro. Quindi mentre le altre attività sono
direttamente legate al lavoro antiscritturale, lavorare
all'asilo nido non è direttamente legato a tale
attività, anche se si tratta di un'agevolazione per i
dipendenti. Ecco perché è una questione di coscienza.
È al limite di ciò che può essere considerata
un’attività corretta e ciò che è di per sé
un’attività antiscritturale. (SCB:SSB 12.6.81)
USCIERE AL MONOPOLIO DI STATO:
È vero che nel Monopolio dello Stato oltre alle
sigarette si fanno anche fiammiferi e sale. Di solito
questi reparti sono distinti e separati tra loro.
Bisogna vedere dove tale persona fa l'usciere. È
necessario considerare se il suo incarico di usciere
riguarda tutte le produzioni del Monopolio o solo alcune
non contrarie alla Bibbia. Oppure, se riguarda anche le
produzioni antiscritturali, in che percentuale? Quale
percentuale del lavoro riguarda il tabacco? Se tale
percentuale è alta, allora dovrebbe considerare la
possibilità di farsi cambiare posto in qualche reparto
che non ha a che fare col tabacco. Magari in un reparto
dove si tratta il sale. Altrimenti, se ciò non fosse
possibile, dovrebbe considerare di cambiare lavoro. (SCB:SSA
1.11.84)
LAVORARE IN UNA FABBRICA DI PIPE:
Chiedete se il lavorare in una fabbrica di pipe da fumo
sia appropriato per un cristiano. Secondo le
informazioni riportate nel Km 10.76 al sottotitolo
"Le principali domande", tale attività non
può essere svolta da un cristiano. (SCB:SSB 13.3.81)
COMPRARE LE SIGARETTE AI PROPRI FAMILIARI:
Vuoi sapere se un cristiano viola dei principi biblici comprando le sigarette per il proprio coniuge o per i
propri genitori. Alcuni hanno pensato di sì e per
coscienza hanno rifiutato di farlo. Invece, altri
cristiani, ragionando che ciò non sarebbe come far uso
di tabacco, venderlo e coltivarlo, lo hanno fatto.
Alcuni possono aver ragionato che le Scritture comandano
alla donna di essere sottomessa al suo marito, o se
minorenni, di dover essere sottomessi ai loro genitori e
così comandati dal marito o dal padre di comprargli le
sigarette, lo hanno fatto. Ad ogni modo, anche in questo
caso si deve evitare di far inciampare i fratelli della
cong. (CAD 21.11.77).
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