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:: LE TRASFUSIONI DI SANGUE

LE TRASFUSIONI DI SANGUE
Storia ed esame delle obiezioni religiose, bibliche e mediche
Seconda parte

Genesi 9:4

È l'unica scrittura in tutto il Vecchio Testamento alla quale la Torre di Guardia può fare riferimento per sostenere la sua tesi, poiché tutte le altre appartengono alle norme del codice sacerdotale. Un attento esame di questo versetto che tanta importanza assume per i testimoni di Geova mostra che esso, a stretto rigore di termini non proibisce il mangiare sangue, ma, piuttosto, ciò che esso vieta è il mangiare carne con il sangue al suo interno. Quasi tutte le traduzioni di Genesi concordano su ciò. Esse infatti dicono: "Non mangerai la carne con la vita ancora in essa, cioè con il suo sangue". Un esame rigoroso del testo, quindi, mostra che ciò che qui è espressamente proibito non è il mangiare il sangue, ma la carne con il sangue ancora al suo interno. In poche parole sarebbe proibito anche mangiare la carne, quando essa non è ancora stata dissanguata. È la combinazione dei due elementi che reca con sé la proibizione, non il mangiarli singolarmente. Ma non è possibile che sia proibito mangiare la carne, dopo che nel versetto 3 è stato esplicitamente consentito nutrirsene. Pertanto è ovvio concluderne che il divieto non riguarda nessuno dei due elementi, di per sé, ma ciò che essi simboleggiavano una volta associati insieme.

La parola ebraica basar, significa "carne" o "corpo"[1] e, per estensione, l’intero essere umano. Così nell’originale ebraico Genesi 9:4 non dice che sia proibito mangiare la carne con il sangue, ma che lo è il mangiare la carne o meglio il "corpo" con il sangue ancora in esso. Se l’antico redattore avesse voluto indicare semplicemente la carne in se stessa, avrebbe fatto certamente uso del termine ebraico mazown che significa cibo o carne in generale. In questo passo, invece, le parole "sangue" e "anima" sono sinonimi. Esso sta quindi ad insegnare che si può mangiare il corpo degli animali, ma solo i corpi di quegli animali nei quali non vi è più la loro anima, o nei quali sia ancora la vita. Al riguardo, in Sangue e antropologia biblica [2], troviamo questa osservazione: "Nel suo commento a Genesi e, in particolare, a Gen 9,3 lo scrittore più famoso afferma: "Solo ... la carne, in cui è la sua anima, non mangiate, cioè la carne che non sia macellata e il cui sangue, che è la sua anima, non sarà scorso, non mangiate" ... "Però la carne strappata da una bestia viva mentre la sua anima vi si trova ancora o che è strappata da una bestia uccisa prima che il suo sangue se ne sia uscito voi non mangerete". È quindi chiaro il reale significato di Genesi 9:4: Dio nel concedere al genere umano di nutrirsi della carne degli animali, impone che ci si assicuri che prima di essere mangiato l’animale sia morto. E ciò allo scopo di assicurarsi che gli uomini non si nutrano di animali ancora vivi, e ciò, ovviamente, per mostrare il dovuto rispetto per la vita, oltre che per una forma di umanità nei loro confronti. Per migliaia di anni gli uomini avevano mangiato gli animali ancora vivi, ed era questa una crudeltà che qui si intendeva prevenire.

La conclusione che la proibizione di Genesi 9:4 era finalizzata a prevenire abusi del genere, pur non essendo l’unica, è probabilmente quella che trova maggior credito presso gli studiosi. Non si tratta, d’altronde, di una nuova interpretazione. Era stata già avanzata da Martin Lutero, del quale riportiamo una citazione sul soggetto, per i motivi che saranno meglio compresi un po’ più avanti. Ecco come si espresse Lutero:

... in questo passo il Signore proibisce di mangiare di un corpo che ha ancora in se un’anima attiva e operante, proprio come il falco che divora un uccello, e il lupo che divora una pecora, lo fanno mentre le loro vittime sono ancora vive. È questa procedura crudele che il Signore quì proibisce, regolamentando il permesso di uccidere. Egli non consente più di perpetuare un comportamento disumano che comporta lo smembramento di esseri viventi mentre i loro corpi ancora palpitano; così viene stabilita una nuova maniera di togliere la vita, che si conforma a quella che ha luogo presso l’altare del sacrificio, dove l’animale è ucciso senza nessuna crudeltà ed è infine offerto a Dio dopo essere stato accuratamente privato del suo sangue. Questo, io credo, è il semplice e chiaro significato della Scrittura, sul quale concordano anche alcuni studiosi ebrei, e cioè che non dobbiamo mangiare pezzi di carne e di membra che ancora fremono di vita, come facevano i Lestrigoni o i Ciclopi. (Bergman 1994:92).

Se abbiamo citato l’opinione di Lutero non è perché la consideriamo particolarmente autorevole, anche se si tratta di un’opinione in linea con quella di molti commentatori moderni, bensì per mostrare un sistema di [il]logico ragionamento seguito dalla Torre di Guardia. Nel suo più recente opuscolo sul sangue, intitolato Salvare la vita col sangue: in che modo? a pagina 5, in un riquadro dove appare una vecchia incisione del grande riformatore, viene presentata questa dichiarazione:

Martin Lutero illustrò le implicazioni del decreto apostolico dicendo: "Ora se vogliamo avere una chiesa che si conformi a questo concilio ... dobbiamo insegnare e insistere che da ora in poi nessun principe, signore, cittadino o contadino mangi oca, coniglio, cervo o maiale cotti nel sangue ... E i cittadini e i contadini devono specialmente astenersi dalle salsicce rosse e dalle salsicce di sangue.

Lette così, le parole di Lutero, con le omissioni e i trattini di sospensione, non possono che avere un significato: Lutero condivideva appieno le posizioni del Corpo Direttivo. Ma era proprio questo il pensiero dell’ex monaco agostiniano? Lasciamo che a darci la risposta sia la stessa Società [Watch Tower] in una sua precedente pubblicazione, e cioè La Torre di Guardia del 1° novembre 1978, dove la stessa citazione viene però riportata con delle omissioni in meno:

Se vogliamo avere una chiesa che si conformi a questo concilio (com’è giusto, giacché è il primo concilio e il più importante, e fu tenuto dagli stessi apostoli), dobbiamo insegnare e insistere che da ora in poi nessun principe, signore, cittadino o contadino mangi oca, coniglio, cervo o maiale cotto nel sangue, ... [e] devono specialmente astenersi dalle salsicce di sangue, ... Or dunque, cominci chi vuole o chi può a mettere la cristianità in armonia con questo concilio; allora io sarò lieto di seguirlo". Egli pensava che, essendo difficile rispettare la decisione di Atti 15:28, 29 ed essendo essa largamente ignorata, era impossibile esigere che tutti i membri della chiesa la seguissero. Per cui non l’avrebbe rispettata neppure lui.

Come si vede, le conclusioni cui era pervenuta la Società nel 1978 non erano le stesse che avrebbe presentato nel 1990. Nella citazione più antica, che è anche più completa, la posizione di Lutero è di non aderenza alla disposizione, ed è coerente con quella che abbiamo più sopra riportato, nella quale presentava la sua reale opinione che non era di rifiuto totale del sangue come alimento, ma, piuttosto, era quella di attribuire al divieto noetico un significato profondamente diverso, e cioè quello dell’esercizio della benignità nei confronti degli animali adesso concessi come cibo. Anche Lutero, quindi, condivideva l’opinione universalmente accettata che il divieto di nutrirsi di sangue aveva un solo, grande significato: quello, cioè di mostrare rispetto per la vita e il suo datore. Anche l’impianto grammaticale del passo di Genesi 9:4 ci orienta in tal senso, che è quello, poi, chiaramente indicato dalla traduzione biblica dei Testimoni, la Traduzione del Nuovo Mondo, che in questo passo così, testualmente, recita: "Solo non dovete mangiare la carne con la sua anima, il suo sangue". L’autorevole commento della Torah aggiunge peso al nostro assunto:

Il detto della Torah ... "Perché il sangue è l’anima" (Deut. XII, 23) non vuol dire che il sangue e l’anima siano la stessa cosa, ma solo che il sangue è la sede della vita, che a sua volta è governata dall’anima. Il sangue è presente in tutte le parti del corpo, ed è così il visibile messaggero dell’onnipresente, e invisibile anima che presiede a tutte le funzioni della vita ... È a questo tipo di rapporto che le Scritture fanno riferimento con le parole [in ebraico] ... che vogliono in effetti dire: "in quanto il sangue è governato dall’anima". Il corpo degli animali può essere usato come cibo solo dopo che esso non è più sotto il controllo dell’anima; ma la vita o anima dell’animale che ha la sua sede nel sangue non dovrebbe mai divenire parte dell’anima o della personalità umana [3].

Prima di continuare il nostro esame relativo alla validità o meno dell’interpretazione della Watch Tower Society sull’uso del sangue, che ci porterà adesso a confrontare la sua posizione con quella degli Ebrei moderni che dell’antico popolo d’Israele sono i discendenti e le cui leggi e ordinanze tutt’oggi osservano con pedissequa scrupolosità, ci sembra opportuno fare una digressione e dedicarvi un po’ di spazio, perché essa non solo illustra l’opinione dell’autore sulla formazione e trasmissione del testo biblico, ma può essere d’aiuto per una migliore comprensione del suo significato.

Quando fu scritto realmente Genesi 9:4?

Pur se i testimoni di Geova e con loro tutti i fondamentalisti in generale respingono a pie’ pari l’ipotesi a suo tempo formulata da Wellhausen, conosciuta meglio come "teoria documentaria", ed anche se dal tempo del grande studioso tedesco ad oggi vi sono stati notevoli passi avanti nello studio della formazione e trasmissione del testo biblico, la sua impostazione resta uno dei dati fondamentali della critica del Pentateuco in cui quasi tutti gli studiosi accettano l’esistenza di tradizioni diverse identificate dalle varie sigle J[ahwista], E[lohista], P[sacerdotale], D[euteronomista]. Il che vuol dire che quando ci accingiamo ad esaminare il contenuto ed il significato delle parole di Genesi 9:4 (come di ogni altro passo del Pentateuco) non possiamo prescindere dalla data della loro composizione e dall’ambiente in cui esse furono elaborate.

Genesi 9:4 appartiene alla redazione che è stata definita "Sacerdotale", cioè quella che sembra essersi formata al di fuori di Israele, e la cui preoccupazione fondamentale è legalistico-religiosa. Essa viene comunemente attribuita al periodo postesilico, all’incirca tra il 538 e il 450 a.C. Il che non vuol dire di certo che anche il materiale raccolto dalla tradizione sacerdotale sia databile nello stesso periodo. Anzi, è proprio nella redazione più recente che troviamo tutta una massa di materiali antichi ed antichissimi. La redazione sacerdotale, che certamente non è attribuibile alla mano di Mosè, non è un’opera narrativa; si tratta, piuttosto, di un vero e proprio scritto sacerdotale, cioè interamente dottrinale, e trascrizione di un pensiero densissimo e teologicamente articolato. Tutto quello che in essa è presentato è pensato in funzione teologica, il suo interesse è concentrato esclusivamente su ciò che procede da Dio, sulla sua parola, i suoi disegni, i mandati, gli ordinamenti. La redazione di questo documento, dato lo sviluppo infinitamente lento delle tradizioni sacre, non può essere stata completata nel giro di un anno e neppure di un secolo. La sua forma definitiva può averla ricevuta soltanto in epoca postesilica; però, come abbiamo già detto, accanto a materiali più recenti e fortemente elaborati dal punto di vista teologico, essa conserva ancora materiale antichissimo, che riporta quasi intatto, nella sua veste molto arcaica.

È alla luce delle considerazioni che abbiamo appena presentato, che può comprendersi meglio il significato della disposizione descritta in Genesi 9:1-6. L’epoca noachica, che si è ora iniziata nella storia che Dio intesse con l’uomo, viene descritta dalla fonte ‘Sacerdotale’ con precisione e finezza teologica. È fondamentale, per comprenderla a dovere, notare che "P" non parla di cose lontane, riguardanti l’umanità primordiale, ma risponde a certi problemi elementari che avevano importanza attuale per la fede d’Israele. Anzi, l’oggetto di cui parla questa sezione è proprio l’era presente. Ciò che il discorso di Dio presuppone come un dato, è un grave disordine e una degenerazione della creazione, che era uscita ‘assolutamente perfetta’ dalla mano divina. Violenza e uccisioni reciproche caratterizzano la convivenza delle creature; la condizione di pace tra loro è scomparsa. Ecco quindi delineate le questioni teologiche a cui Gen. 9 dà una risposta. Tali risposte per Israele scaturivano da una complessa e penetrante riflessione su ciò che costituiva il patrimonio della sua fede e dalle conclusioni teologiche che ne venivano tratte. anche qui perciò abbiamo a che fare con una dottrina teologica, cioè con materiali che erano trattati in tale forma solo dai sacerdoti.

Non ci troviamo di fronte, pertanto, a formulazioni astratte che avevano la funzione di prevenire e di disciplinare le future azioni dell’uomo, ma, viceversa, di fronte a risposte a domande che incombevano sull’uomo e alle quali bisognava dare un’acconcia formulazione. Una delle domande più cogenti era: quali ordinamenti devono ormai valere nei rapporti, irrigiditi dalla violenza, delle creature fra loro? Soprattutto, come si poteva conciliare il potere sulla terra e l’uccisione, con il diritto divino di sovranità assoluta su tutte le creature? Il rapporto dell’uomo verso gli animali non è più simile a quello descritto nel primo capitolo del Genesi. Il regno animale è pieno di terrore e di paura di fronte all’uomo. Manifestamente, il versetto 2 presuppone che fino allora abbia dominato la pace paradisiaca fra le creature. L‘uomo ora diventa carnivoro. Ed ecco la risposta di "P": all’umanità discendente da Noè Dio come ha rinnovato il comando della procreazione, così rinnova anche il diritto di dominio sugli animali. Ma c’è, di nuovo, che Dio vuole permettere all’uomo di uccidere gli animali; gli sarà consentito cibarsi di carne, purché non tocchi il sangue, che per la mentalità antica era la sede peculiare della vita. Della proibizione di gustare il sangue umano parlano, sotto diversi aspetti, le leggi cultuali dall’Antico Testamento. Originariamente il sangue era ritenuto in qualche modo la parte essenziale, spettante alla divinità, nel sacrificio o nella macellazione, di cui troviamo tracce nel Levitico (7:26 segg.) Con la rigida distinzione tra sacrificio e macellazione profana operata dal Deuteronomio, nacque, per questo secondo caso la necessità di un altro regolamento, e cioè che anche nella macellazione profana non si doveva gustare il sangue; esso doveva essere versato ‘come acqua’ (Deut. 12:16-24; 15:23). Al rito, quindi, veniva chiaramente negato un carattere sacro in senso stretto (‘come acqua’), pur conservando l’azione un rapporto generico con un postulato della fede, questa ‘secolarizzazione’ dell’antico costume è chiaramente presupposta dal divieto del versetto 4, che si presenta, quindi, dal punto di vista generale della storia del sacro, come una riflessione tardiva. La novità tuttavia è questa: il precetto viene preso dal culto israelitico e applicato all’umanità in genere, e nella sua nuova interpretazione viene ridotto, per così dire, al suo denominatore universale: il diritto sovrano di Dio su ogni vita. Abbiamo quindi a che fare con tutt’altra cosa che con un isolato ‘comandamento alimentare’; si tratta di un ordinamento che riguarda l’intera umanità. Anche quando colpisce e uccide, l’uomo deve sapere che colpisce qualcosa che, essendo vita, è proprietà particolare di Dio; per significarlo, dovrà astenersi dal sangue. Questo regolamento del rapporto dell’uomo con la vita animale potrebbe essere definito un ordinamento di emergenza. Ma vi è un’altra caratteristica in questa nuova disposizione che ci mostra con chiarezza che piuttosto che trattarsi di una novità nei rapporti che adesso devono intercorrere tra gli uomini e tra gli uomini e gli animali, tradisce il fatto che ci si trova in una fase della storia dell’uomo molto avanzata, e cioè come abbiamo detto nel periodo postesilico. L’indizio ci è fornito dal versetto 6, che è certamente di fonte antichissima, ma che pur presentandosi come innovativo, non fa altro che ricalcare ciò che in tempi prenoetici già era una norma giuridica che si perdeva nella notte dei tempi e che si trova menzionata in Genesi 4:14 dove è espresso il timore di Caino di poter cadere vittima del ‘vendicatore del sangue’; disposizione, questa, che dimostra come già al tempo dei cainiti esistesse la legge che regolava la punizione dell’omicidio. Genesi 9:4, quindi, vuole, data la natura crudele dell’uomo, porre un freno allo spargimento di sangue, attribuendo, come già dalla remotissima antichità, un particolare stigma, un significato su di esso sì da prevenire sia la crudeltà contro l’uomo che contro gli animali.

Una rilettura del testo ebraico originale di Genesi 9:1-4 ci aiuterà a meglio collocare l’intera vicenda.

Elohim benedisse Nòach e i suoi figli e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore di voi, il terrore di voi sia su tutti gli animali della terra e su tutti i volatili del cielo. Tutto ciò che striscia sul suolo e tutti i pesci del mare, sono dati nelle vostre mani. Ogni rettile che vive sarà a voi di cibo, come la verzura dell’erba: vi do tutto questo. Solo la carne che ha la sua vita, il suo sangue, non mangerete, solo del sangue vostro, cioè della vostra vita, ne chiederò conto. Alla mano di ogni animale ne chiederò conto; alla mano dell’uomo, alla mano di ogni suo fratello chiederò conto della vita dell’uomo. (testo tratto da La Bibbia, a cura di Mario Nordio, Longanesi, Milano 1975)

Si noti la differenza che esiste fra le due proposizioni: nella prima è stabilito ciò che si può mangiare senza regole particolari e cioè i rettili, i pesci e la vegetazione. Nella seconda viene introdotta la limitazione, relativa, però, solo alla "carne che ha la sua vita". Cosa vuol dire?

Dopo il diluvio niente è più come prima. Il rapporto dell’uomo con gli animali superiori (cioè gli animali della terra e volatili del cielo) è impostato su timore e terrore. Dopo l’età dell’oro, quella della convivenza paradisiaca, si sancisce la rottura dell’armonia del creato. Gli animali inferiori (i rettili e i pesci) sono adesso dati "nelle mani dell’uomo", espressione che in altre parti della Bibbia indica il potere di vita e di morte. Si apre, così, all’uomo la possibilità di cibarsi di carne. I rettili, ritenuti con i pesci privi di sangue, possono esser mangiati alla stessa stregua dei vegetali. Il "tutto questo vi do" sembra quì sancire il limite posto all’uomo e non alludere ai pesci nominati nel versetto precedente.

In che cosa consiste, dunque, la nuova disposizione? Viene espressamente proibito di cibarsi di "carne che ha la sua vita". Sangue e vita, per i semiti, erano la stessa cosa. In aramaico, la parola dam significa sangue e vita. Solo più tardi verrà dato il permesso di cibarsi di questi animali. Ma anche quando si potrà mangiare della carne degli animali che hanno il sangue, questi devono essere dissanguati, e il loro sangue dovrà ritornare alla terra ed esser coperto, cioè rispettato. Ritorneremo più avanti sul problema del dissanguamento del pesce. Per il momento esaminiamo in che modo l’attuale giudaismo che ha scrupolosamente preservato tutte le sfumature della lingua ebraica, considera la trasfusione di sangue.

È noto che gli Israeliti moderni accettano senza difficoltà le trasfusioni di sangue senza per questo ritenere di violare in alcun modo la legge. Essi non hanno infatti mai considerato che la legislazione mosaica relativa al sangue potesse in qualche modo applicarsi alle utilizzazioni mediche del sangue. Persino gli scrupolosissimi ebrei ortodossi che fino ad oggi osservano con maniacale ortodossia i precetti della legge, non hanno mai ritenuto che quella sul sangue si possa applicare al suo uso in medicina. Attualmente la moderna interpretazione giudaica al riguardo ritiene che la proibizione della legge riguardasse principalmente il mangiare il sangue di quegli animali che normalmente erano sacrificati nel corso delle cerimonie religiose. Per questo motivo, sebbene gli insetti, i pesci ed altri animali posseggano un sistema circolatorio, potevano essere mangiati senza scolarne il sangue. Non troviamo mai nelle Scritture Ebraiche la proibizione indiscriminata relativa al mangiare il sangue di ogni tipo di animale perché, secondo la legge giudaica, molti tipi di animali (pesci e insetti, per esempio) non erano idonei per i sacrifici, e quindi il loro fluido circolatorio poteva essere ingerito. È vero che secondo la traduzione che fa di Levitico 17:14 la Traduzione del Nuovo Mondo, il versetto in questione proibisce di mangiare "ogni sorta di sangue", ma la parola ebraica in questione è lì "basar", ed essa normalmente si riferisce a ciò che noi classifichiamo come mammiferi, o grandi animali. La radice di questo termine ci aiuta in tale comprensione in quanto evidenzia che parole quali genere umano, nudità, pelle, ed altre derivano tutte da essa [4]. I dizionari della lingua ebraica in generale precisano che "basar" normalmente si riferisce alla "comune definizione di animale, e non alla sua definizione biologica". In italiano la parola "animale" generalmente esclude i batteri, i pesci, gli insetti, i nematodi, i ragni ed altri simili, in quanto principalmente fa riferimento ai mammiferi.

Inoltre, non esiste alcuna evidenza scritturale o storica che possa anche solo far pensare che il sangue (o fluido interstiziale) degli insetti, dei pesci, ecc. non potesse essere mangiato. Esistono, invece, testimonianze del contrario, e cioè del fatto che gli Ebrei si cibavano comunemente sia di insetti che di pesci senza averli preventivamente dissanguati. La Bibbia non solo non dispone di scolare il sangue o i fluidi vettori di ossigeno dai pesci o dagli insetti, ma apertamente consente di cibarsi di queste specie tutte intere. Chiaramente, né la legge ebraica né gli insegnamenti cristiani hanno mai proibito di mangiare tutte le sorta di sangue, ma solo quello di certi animali.

La posizione della Torre di Guardia sul cibarsi di pesci, uccelli e altri animali.

Allineandosi alla norma valida per gli ebrei, nemmeno la Società Torre di Guardia ha mai proibito direttamente la consumazione del sangue degli insetti, dei molluschi o dei pesci, sebbene, molto stranamente, essa insegni che la proibizione del sangue riguardi gli uccelli (vedi Perspicacia, pag. 1152). La sua posizione in merito alla eliminazione del sangue dai pesci è piuttosto ambigua, e spesso incoerente. Essa infatti dichiara che "Evidentemente non richiedeva alcuna speciale attenzione per dissanguare il pesce, dato che non c’è alcuna regola al riguardo; ma le esigenze concernenti la cacciagione di uccelli e animali sono specifiche e devono essere osservate"[5]. Levitico 17:13, 14 specifica che chiunque "prende nella caccia una bestia selvaggia o un volatile che si può mangiare, ne deve versare in tal caso il sangue e lo deve coprire di polvere. D’altra parte, la Società così traduce Levitico 17: " ... L’anima d’ogni sorta di carne è il suo sangue ... non dovete mangiare il sangue il sangue di nessuna sorta di carne perché l’anima d’ogni sorta di carne è il suo sangue" (TNM) Qui la Torre di Guardia fa un’applicazione a ogni sorta di animali viventi inclusi gli esseri umani, includendovi in tal modo molto di più di ciò che comunemente viene inteso nella definizione di "animale", ed è pertanto scorretta. Così secondo l’uso che essa fa della parola "basar", la legge si applicherebbe al pesce e ad ogni sorta di insetti e di molluschi, e per essere coerente essa dovrebbe applicarla anche oggi. Tuttavia i testimoni di Geova non si comportano così e consentono senza alcuna restrizione, di mangiare il sangue di molte specie di animali. Come abbiamo già visto gli Ebrei non proibirono mai indiscriminatamente di mangiare il sangue di tutti gli animali, ma solo quello di alcuni animali, primariamente destinati ai sacrifici ed in determinate circostanze.

Se, come la Società adesso insegna, Genesi 9:4 vietava di mangiare il sangue di tutti gli animali viventi, ciò dovrebbe includere i pesci, gli insetti, ed anche i molluschi. Genesi 9:3 chiaramente parla di "ogni cosa che si muove e che ha vita", o come dice la versione della Società [Watch Tower] , "ogni animale che si muove ed è in vita", ma qui non usa la parola ebraica "basar", limitando così la proibizione del versetto 4 ai "mammiferi o grandi animali". Il termine è uguale a quello che troviamo in Levitico 17:14, ma quì vi è un’espressione che fa riferimento a tutte le creature viventi eccettuate le piante, volendo indicare l’intero regno animale secondo l’uso che se ne fa in campo scientifico. La Società ha insegnato fino agli anni cinquanta che Genesi 9:4 proibiva solo di mischiare sangue umano con quello animale. La loro dottrina in dettaglio, è spiegata sulla Golden Age del 4 febbraio 1931, pagine 292, 293 [6]

Genesi 9:10 ci dice che il patto stipulato con Noè vincolava non solo Dio e gli esseri umani, ma anche gli animali. Se attribuiamo a Genesi 9:4 il valore di proibizione solo contro il mangiare sangue, e se questo fa parte del patto, perché Dio stesso avrebbe creato molte specie animali con una specifica predisposizione a nutrirsi normalmente di sangue, come per esempio accade per i pipistrelli, le lamprede, le sanguisughe, le zanzare e moltissimi altri? Anche i carnivori mangiano sempre carne con il sangue ancora in essa, e sembra strano che Dio abbia predisposto una parte notevole della sua creazione in modo che essa violasse sistematicamente la Sua stessa legge. Possiamo dunque comprendere Genesi 9:4, 5 nel senso che lì si proibisca a tutti gli animali di mangiare sangue e di fare tuttavia parte della legge che viene promulgata a partire da Genesi 9:8?

Mentre sono solo alcuni animali che si nutrono di sangue, tutti quanti sia che uccidano la loro preda prima di divorarla, o che la ingoino per intero, evitano di mangiarla mentre è ancora in vita. Essi di solito prima uccidono la loro preda, spesso con delle tecniche che ne causano la morte immediata, e anche se sono molto affamati essi attendono che la loro vittima sia senza vita prima di iniziare il pasto. Soltanto quando si rendono conto che la loro preda è ormai morta essi se ne nutrono. Se Genesi 9:4 si applicasse sia agli esseri umani che agli animali proibendo a entrambi solo di mangiare la carne di animali ancora in vita, non vi sarebbe nessun problema di comprensione.

L’edizione di Svegliatevi! del 22 luglio 1963, pagina 31, diceva che "Il mandato menzionato in Genesi 9:7 è separato e distinto dalla promessa divina del patto dell’arcobaleno. Quel mandato fu semplicemente una ripetizione del mandato che Dio aveva dato ad Adamo ed Eva ... ". Il "patto dell’arcobaleno" inizia con il versetto 10, ed è vincolante per "ogni anima vivente che è con voi, fra i volatili, fra le bestie e fra tutte le creature viventi della terra con voi". Così, se Genesi 9:4 si applica agli animali, questo non viene insegnato in questo versetto.

Tutto sommato, è chiaro che Genesi 9:4 non poteva far parte della legislazione sacrificale che fu emanata molto più tardi. È probabile, invece, che si lo si debba leggere come parte della legge data al genere umano e che inizia con Genesi 9:1. Genesi 9:8 sembra invece voler precisare soltanto che tipo di comando era quello dato in Genesi 9:1-6. La sua universalità si desume chiaramente dai versetti 10, 12 e 17.

Il danno arrecato al donatore e il problema del pesce

La distinzione fra il sangue che si ottiene privando della vita colui che lo provvede e quello che si può ottenere senza danneggiare il donatore è di grande rilievo. Poiché le moderne donazioni di sangue non richiedono assolutamente che si uccida o si faccia alcun male al donatore, è del tutto pacifico che esse non incorrono nella violazione della legge a suo tempo data a Noè. Non vi è nulla nelle Scritture che faccia riferimento a perdite di sangue di piccola entità. A tal riguardo il sangue trasfuso si potrebbe paragonare all’uso del sangue proveniente dalle carcasse; si trattava di un sangue per così dire, meno "sacro" di quello degli animali scannati, ed oggi, poi, non è sacro del tutto. La Società [Watch Tower] ritiene che la proibizione del sangue riguardasse indiscriminatamente "ogni sorta di sangue", pena la morte, ma ciò che abbiamo mostrato in precedenza fa comprendere che il contesto modificava la proibizione. E questo non può non avere un peso di rilievo sulla comprensione del decreto apostolico di Atti 15, in quanto le "cose strangolate" probabilmente si riferiscono alla legge di Mosè sulle carcasse non dissanguate, ed è difficile che i cristiani d’allora potessero considerare gli animali non dissanguati più rigidamente di quanto non lo facesse la Legge.

Inoltre, Gesù e gli apostoli, l’esempio dei quali è certamente illuminante, in effetti si cibarono spesso di animali "strangolati" (e pertanto non dissanguati), cioè dei pesci. Il pesce che i pescatori pescano normalmente muore per mancanza di ossigeno, esattamente come accade nel processo di strangolamento. Se fosse valido il punto di vista che i Testimoni assumono riguardo alla comprensione della Legge, ci troveremmo di fronte ad una trasgressione di rilevante entità. Tuttavia, le Scritture tacciono assolutamente sul dissanguamento del pesce, né vi è menzione del fatto che i primi cristiani se ne preoccupassero. Le leggi relative al sangue ponevano restrizioni solo per quanto riguardava il sangue "dei volatili che quello della bestia" (Lev. 7:26), e quello di una "bestia selvaggia o di un volatile che si può mangiare" (Lev. 17:13). Non vi è menzione alcuna del sangue né dei pesci né degli esseri umani. Se è vero che il sangue dei mammiferi non è meno sacro di quello di un essere umano, lo stesso dev’essere anche per il sangue dei pesci, dei rettili o degli insetti. Tuttavia, se ci limitiamo a leggere semplicemente ciò che dicono le Scritture, emerge chiaramente il fatto che sia Cristo che gli apostoli, così come tutti gli israeliti timorati di Dio, regolarmente si cibavano di pesce. E se il pesce si poteva mangiare senza incorrere nella violazione della legge, sembra ragionevole che la stessa cosa valga anche per la trasfusione di sangue umano, che non richiede né l’uccisione né il ferimento del donatore.

Nel 1955 la Società riconobbe formalmente per la prima volta che le leggi sul sangue non includevano il pesce, e perciò i cristiani non avrebbero dovuto preoccuparsene: "Evidentemente non richiedeva alcuna speciale attenzione per dissanguare il pesce, dato che non c’è alcuna regola al riguardo" (La Torre di Guardia del 15 marzo 1955, pag. 191). Questa posizione fu in parte modificata in una risposta che la Torre di Guardia diede nel 1973, nella quale dichiarò che: "Il sangue di ogni sorta di creatura ne rappresenta la vita ed è perciò sacro. Se, dunque, aprendo un pesce, si vede un accumulo di sangue, lo si dovrebbe eliminare". (La Torre di Guardia del 1° ottobre 1973, pag. 608; vedi anche La Torre di Guardia del 15 luglio 1962, pagg. 447, 448). A tutt’oggi non vi è stata alcuna modifica di questa dichiarazione. La legge di Mosè, comunque, non dice questo quando consente di nutrirsi di "ogni cosa che ha pinne e scaglie nelle acque, nei mari e nei fiumi" (Lev. 11:9; cfr. Deut. 14:9). Se era sbagliato mangiare il sangue di questi animali scannati, se ne sarebbe certamente fatta menzione quando agli esseri umani fu dato il permesso di mangiare il pesce. L’assenza di qualsiasi regola al riguardo può solo significare che non si doveva prestare assolutamente nessuna attenzione al sangue di questi animali. Non vi è dubbio che anche i pesci hanno in sé la "vita" o "anima" esattamente come tutti gli altri esseri viventi, ed essa risiede nel loro sangue (Gen. 1:20, 21; Riv. 16:3) Così, se la legge di Mosè avesse voluto attribuire al sangue lo stesso valore che gli attribuisce la Società Torre di Guardia, avrebbe dovuto proibire di cibarsi di pesce o per lo meno richiedere delle forme di purificazione o di dissanguamento.

Il motivo per cui nulla di tutto ciò esiste nelle Scritture non può essere dovuto al fatto che i pesci " ... non contenevano una quantità di sangue sufficiente da essere versato e coperto di polvere" come vorrebbe far credere la Torre di Guardia (La Torre di Guardia del 1° ottobre 1973, pag. 608). Infatti sono molte le specie di pesci che contengono una considerevole quantità di sangue, ed il sangue dei pesci, come quello di tutti i vertebrati, contiene una considerevole quantità di plasma e di globuli rossi, ed è in effetti più denso di quello umano. Il vero motivo è molto verosimilmente dovuto al fatto che questa legge non riguardava il sangue di per sé, ma solo in relazione ai sacrifici che richiedevano la morte degli animali validi come offerte. La nota Cyclopedia di McClintock e Strong, cui la Società [Watch Tower] molto spesso fa riferimento così scrive al riguardo:

Michelis (Mos. Recht. iv.45) ha osservato che il sangue dei pesci non sembra essere proibito. Le parole di Lev. vii, 26, menzionano espressamente solo quello degli uccelli e del bestiame. Questo è in armonia con il motivo per il quale esisteva la proibizione relativa al sangue, in quanto che i pesci non potevano essere offerti al Signore, sebbene essi costituissero uno dei sacrifici offerti alla divinità nelle religioni pagane.

Ciò che dice il Nuovo Testamento

Come sappiamo, il solo luogo dove nel Nuovo Testamento si parla dell’argomento del sangue è negli Atti degli Apostoli capitolo 15:20, 29 e capitolo 21:25, che in aggiunta alla richiesta di "astenersi" dal sangue, comanda, altresì, ai cristiani di "astenersi dalle cose sacrificate agli idoli". A dire il vero queste scritture sono un po’ oscure su ciò che voglia veramente dire il comando di "astenersi" dal sangue. Alcuni credono che voglia dire di "non fare bagni di sangue", cosa che era comune nell’antica Roma (molte donne romane ritenevano che un bagno nel sangue — normalmente si trattava di sangue di maiale — facesse bene alla pelle). Altri ritengono che esso voglia dire "non uccidere". La Torre di Guardia è dell’opinione che la proibizione sia un permanente divieto che si applica a tutti i cristiani fino ad oggi. Che, invece, quell’ingiunzione non rappresenti un comando permanente, vincolante tutti i cristiani di ogni tempo lo si evince chiaramente dalle parole dell’apostolo Paolo che, circa 5 o 7 anni più tardi, troviamo in 1° Corinti 8:4, 7, 8: "Ora circa i cibi offerti agli idoli ... essendo finora abituati ... [a mangiare] il cibo come qualcosa sacrificata all’idolo, e la loro coscienza, essendo debole, è contaminata [dal far questo]. Ma il cibo non ci raccomanderà a Dio; se non mangiamo, non veniamo meno, e se mangiamo, non ne abbiamo nessun credito". Paolo si spiega ulteriormente in 1° Corinti 10:25-30:

Continuate a mangiare ogni cosa che si vende al macello, senza informarvi a motivo della vostra coscienza; poiché "a Geova appartengono la terra e ciò che la empie". Se qualcuno degli increduli vi invita e desiderate andarvi, mangiate di ogni cosa che vi è posta davanti senza informarvi a motivo della vostra coscienza. Ma se qualcuno vi dicesse: "Questo è qualche cosa offerta in sacrificio", non ne mangiate a motivo di colui che ha avvertito e a motivo della coscienza. "Coscienza", dico, non la tua, ma quella dell’altra persona. Difatti, perché sarebbe la mia libertà giudicata dalla coscienza di un’altra persona? Se io partecipo rendendo grazie, perché si parlerebbe di me ingiuriosamente a motivo di ciò per cui rendo grazie?

Qui Paolo chiarisce oltre ogni dubbio che la proibizione relativa al mangiare le "cose sacrificate agli idoli" di cui si parlava in Atti 15:20, 29, non era già più vincolante per i cristiani, sebbene lo fosse quanto era stato emanato il decreto di Atti 15. Inoltre, ed è degno di nota, il codice Efraim Rescritto omette l’inciso "e dalle cose strangolate", di Atti 15:20. Se questa porzione di Atti 15 non era più vincolante (come è chiaro, sebbene la Società asserisca il contrario), come possiamo arguirne che lo sia il resto di Atti 15:20, 29?

Tutte e quattro le proibizioni probabilmente riguardano l’adorazione dei "falsi dei". La fornicazione potrebbe riferirsi sia alla fornicazione sacra che ai matrimoni irregolari e gli altri divieti chiariscono il loro significato all’interno del loro contesto. In effetti, secondo la cronologia indicata nella Traduzione del Nuovo Mondo, la prima lettera ai Corinti sarebbe stata completata verso il 55 E.V. ed il libro degli Atti nel 61 E.V., ma gli eventi di cui si parla nel capitolo 15 di quest’ultimo libro, secondo il dizionario biblico della Società, l’Ausiliario, avrebbero avuto luogo nel 49 E.V., cioè sei anni prima che fosse completata la lettera ai Corinti. Alcuni studiosi collocano gli eventi discussi in Atti fra il 46 e il 48 E.V. Poiché la prima ai Corinti fu redatta in forma di lettera, l’ammonizione di Paolo avrebbe avuto il suo effetto al tempo in cui essa fu posta per iscritto, non necessariamente quando fu ricopiata nel libro degli Atti. Il contesto di Atti 15 indica che i quattro divieti rappresentavano a grandi linee una summa delle leggi giudaiche che i proseliti convertiti ai giudaismo erano tenuti ad osservare. I Gentili convertiti al giudaismo dovevano osservare solo quegli aspetti della legge che riguardavano i "residenti forestieri", incluso quello relativo al non mangiare sangue (Lev. 17:10). Atti 15:20, 29 in fondo ci dice che i primi convertiti Gentili dovevano osservare solo quelle parti della legge giudaica che erano vincolanti per i proseliti giudei.

Terza parte>>

Note:

[1] Vedi il Grande Lessico dell’Antico Testamento, Paideia 1988, coll. 1731-1763.[Torna al testo]

[2]A cura di Bruno Vattioni. Edizioni Pia Unione Preziosissimo Sangue, Roma 1981, pagina 10. [Torna al testo]

[3]Grunfeld, Dayan I. The Jewish Dietary Laws, New York: Soncino Press, 1972.[Torna al testo]

[4] Vedi il Grande lessico dell’Antico Testamento, coll. 1721-1766, Paideia, Brescia 1988.[Torna al testo]

[5]La Torre di Guardia del 15 marzo 1955, pag. 191.[Torna al testo]

[6] Per un approfondimento sull’argomento vedi "Alluminio e vaccinazioni". [Torna al testo]

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