Materiale stampato dal sito INFOTDGEOVA.IT a cura di Achille Lorenzi

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:: LE TRASFUSIONI DI SANGUE

LE TRASFUSIONI DI SANGUE
Storia ed esame delle obiezioni religiose, bibliche e mediche
Terza parte

Le ragioni di Atti 15:20, 29

Atti 15:20, 29 probabilmente fu imposto ai Cristiani provenienti dal gentilesimo per attenuare le eventuali frizioni con i cristiani provenienti dal giudaismo. E questo è evidente dall’ammonizione che, se i Gentili si fossero "astenuti da queste cose avrebbero prosperato", il che significa che la congregazione avrebbe prosperato proprio perché avrebbe attratto un maggior numero di convertiti giudei. La reiterazione della proibizione relativa al "sangue" di Atti 15:21 e le scritture seguenti, viene giustificata a motivo del fatto che "la Legge di Mosè è stata predicata nelle sinagoghe del paese per generazioni" (Atti 15:21) La Legge aveva svolto un ruolo così rilevante nella vita giudaica per così tanto tempo che sarebbe stato veramente difficile per loro non tenerne più conto una volta abolita. I Giudei, perciò, continuarono a seguirla, ma i convertiti Gentili dovevano attenersi solo a ciò che era già richiesto a quelli che si convertivano al Giudaismo. Secondo le parole di Paolo in 1° Corinti 10:32, i cristiani Gentili dovevano "astenersi dal divenire cause d’inciampo ai Giudei e ai Greci e alla congregazione di Dio". Quando Paolo riconsiderò la decisione espressa in Atti 15:20. egli sottolineò che Dio "aveva reso il precedente [patto della legge] antiquato. Ora ciò che è reso antiquato e invecchia è presso a sparire". (Ebrei 8:13) La Legge, perciò, doveva gradualmente sparire fino a ridurre a nulla le cause d’inciampo per i neo convertiti Giudei. Così, nell’arco di tempo coperto da Atti 15 i convertiti Gentili dovevano osservare solo parte della legge, ma a partire dal tempo in cui fu scritto 1° Corinti, a loro non era più richiesto di osservare alcuna parte della legge eccetto quelle che potevano essere d’inciampo ad altri. Ed è questo un concetto che, come abbiamo visto in precedenza, ha costituito il punto di vista della Società [Watch Tower] per molto tempo.

"Astenersi dalle cose sacrificate agli idoli" è una delle cose chiaramente proibite in Atti 15:20, 21, che viene con altrettanta chiarezza permessa in 1° Corinti 8:1-10, se così facendo non si ferisce la coscienza degli altri. La proibizione di Atti 15:20, di cui Paolo parla in 1° Corinti 8:1-13 deve, perciò, essere temporanea, e promulgata solo allo scopo di non far inciampare altri. Sebbene le Scritture qui non proibiscano apertamente il comando riguardante la proibizione del sangue, se una delle quattro proibizioni fosse stata consentita successivamente, e lo fosse stata a motivo di non far inciampare altri, se ne deve concludere che il resto delle proibizioni, a meno che non fossero ribadite altrove, dovevano similmente essere loro pure temporanee ed avere quindi un’applicazione limitata.

La Torre di Guardia insegna che Atti 15:21 (dove è detto che "Mosè ... è letto ad alta voce") si riferisce solo a quei comandamenti che sono antecedenti la promulgazione della legge giudaica, e specificamente a Genesi 9:4 che condanna il "mangiare carne con il sangue". Essi spiegano che "Mosè" significhi i libri che Mosè scrisse (i cinque libri del Pentateuco) e non la "legge di Mosè", l’intera legge mosaica. Atti 15, comunque, si riferisce chiaramente alla Legge di Mosè. Sebbene Atti 15:1 usi l’espressione l’usanza di Mosè, Atti 15:5 si riferisce specificamente ad essa come alla Legge di Mosè e 15:21 solo come "Mosè". Come ammette Svegliatevi! dell’8 settembre 1976, pagine 26 e 27, "Ma il problema di base era se i convertiti non Giudei dovessero osservare tutta ‘la legge di Mosè’", e la soluzione fu quella di osservare solo quelle parti che avrebbero potuto essere d’inciampo a Giudei, ma solo fino a quando esse avessero costituito un problema.

La Legge di Mosè

Nel Nuovo Testamento troviamo varie espressioni come, "l’usanza di Mosè", "la Legge di Mosè", e "Mosè", ed esse sono tutte dei sinonimi per indicare la Legge di Mosè. Non vi sono ragioni per credere che a parti del Pentateuco o della Torah si facesse riferimento come a "Mosè" o che tale espressione fosse costantemente riferita ai comandi che Dio diede al genere umano prima che fosse promulgata la legge di Mosè. Nella tradizione sia ebraica che cristiana Mosè è considerato l’autore dei primi cinque libri della Bibbia (cosa che, ovviamente, non è sostenibile alla luce della moderna critica testuale) e quindi espressioni come "la Legge di Mosè", "la predicazione di Mosè", oppure "Mosè", devono tutte essere intese come riferentisi sicuramente all’intera legge che Dio diede a Mosè, cioè alla legge mosaica, e non a parti d’essa, come vedremo meglio più avanti.

Esaminando il contesto di ciascuna delle espressioni sopra menzionate nelle quali è incluso il nome di Mosè, comprendiamo chiaramente che in ciascuna d’esse "Mosè" vuol dire sempre immancabilmente la legge mosaica. Per esempio, 2° Corinti 3:13-15 contiene due volte il nome Mosè, e tutte e due le volte il riferimento è senza dubbio fatto alla "legge di Mosè". Per rendersene conto basta leggere il contesto:

E non facciamo come quando Mosè si metteva un velo sulla faccia, affinché i figli d’Israele non fissassero attentamente la fine di ciò che doveva esser soppresso. Ma la loro percezione mentale era intorpidita. Poiché fino al giorno presente lo stesso velo rimane non sollevato alla lettura del vecchio patto, perché è soppresso per mezzo di Cristo. Infatti, sino ad oggi ogni volta che si legge Mosè, un velo giace sui loro cuori.

1° Corinti 9:8 si riferisce alla legge di Mosè solo come alla Legge, ma come alla Legge di Mosè nel versetto 9. Romani 10:4, 5 mette in contrasto il fine della Legge (Cristo) con la legge mosaica, alla quale fa riferimento semplicemente con "Mosè". In Atti 6:14 si fa riferimento all’insegnamento che troviamo nel capitolo 15° dello stesso libro, con le parole: "questo Gesù il Nazareno abbatterà questo luogo e cambierà le usanze tramandateci da Mosè". Vuol forse dire qui la narrazione biblica che Gesù volesse cambiare la legge mosaica, o gli scritti di "Mosè" (che contenevano anche tutte le narrazioni storiche precedenti la promulgazione della Legge) o si riferisce soltanto alla Legge Mosaica? (Svegliatevi! 8 settembre 1976, pag. 27). Le parole di Gesù indicanti che la Legge "sarebbe passata" furono il principale motivo di scandalo per i cosiddetti "Libertini". Secondo Atti 6:11, la loro risposta a questa dichiarazione fu la seguente: "Noi l’abbiamo udito dire parole blasfeme contro Mosè e contro Dio".

Atti 13:39 fa riferimento alla Legge di Mosè come fa anche Atti 21:21 dove si decide di non imporre la circoncisione ai convertiti: "Ma essi hanno udito a tuo riguardo la voce che tu hai insegnato a tutti i Giudei fra le nazioni l’apostasia da Mosè, dicendo loro di non camminare secondo le solenni usanze". Si noti che Atti 15:21 usa solo il termine "Mosè" e, alla luce di Atti 21:20 che recita: "Tu vedi, fratello, quante migliaia di credenti vi sono fra i Giudei; e tutti sono zelanti per la Legge", il termine "Mosè" nel versetto 21 può solo riferirsi alla Legge menzionata nel versetto 20. così, ogni volta che nelle Scritture Greche è usato il Nome "Mosè", con la sola eccezione di Marco 12:26, esso non si riferisce agli scritti precedenti la Legge Mosaica, ma solo alla Legge mosaica stessa. Ecco perché molte traduzioni di Atti 15:21 traducono: "Infatti dappertutto ci sono uomini che, ogni Sabato, nelle sinagoghe predicano la legge di Mosè". Parola del Signore LDC ABU. L’unica eccezione, come abbiamo già detto, è quella di Marco 12:26, dove è chiaro dal contesto che si fa riferimento non alla legge di Mosè per intero, ma solo ad Esodo 3:6: "Non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del rovo"? Così, la conclusione alla quale perviene la Torre di Guardia che "Mosè" in Atti 15 si riferisca ai comandamenti dati prima della Legge e non alla Legge Mosaica nel suo insieme non è sostenibile. Il che vuol dire che l’"astenersi dal sangue" di Atti capitolo 15, si riferisce solo alle proibizioni della legge mosaica, e non anche alla proibizione del sangue contenuta in Genesi 9:4 come vorrebbe far credere la Società Torre di Guardia.

Il sangue come cibo non è proibito nelle Scritture Greche Cristiane.

È importante notare che ai primi cristiani non solo era consentito mangiare ogni cibo (e sappiamo che il sangue era comunemente mangiato ai giorni di Gesù), ma era anche insegnato che tutti i cibi avrebbero dovuto essere presi "con rendimento di grazie". (1° Tim. 4:4). In Matteo 15:10, 11 Gesù disse: "Ascoltate e afferratene il significato: Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo; ma ciò che esce dalla bocca contamina l’uomo".

Seguendo la sua consolidata politica di liberare i cristiani da ogni vestigia dell’osservanza della legge mosaica, Paolo chiarì efficacemente il suo pensiero ai romani scrivendo loro queste parole:

Un uomo ha fede di mangiare di tutto, ma l’uomo che è debole mangia vegetali. Colui che mangia non disprezzi colui che mangia, poiché Dio l’ha accolto. Chi dei tu da giudicare il servo di un altro ... Ma tu perché giudichi il tuo fratello? O anche tu perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio ... Perciò non ci giudichiamo più gli uni gli altri, ma sia piuttosto questa la vostra decisione ... che nulla è contaminato in se stesso ... Poiché il regno di Dio non significa mangiare e bere, ma significa giustizia e pace e gioia con spirito santo ... Smettete di abbattere l’opera di Dio per amore del cibo ... Certo tutte le cose sono pure. — Romani 14:2-20.

Troviamo una notevole somiglianza con le parole di Gesù in Marco 7:19, pronunciate nel contesto della sua reprimenda contro i Farisei che trincerandosi dietro i cavilli della loro tradizione religiosa, contravvenivano ai principi della legge di Dio. A loro egli disse: "Giacché [il cibo] non passa nel suo cuore, ma nei suoi intestini [dell’uomo] e va a finire nella fogna. Così dichiarò puro ogni cibo". Benché queste parole non contengano alcun invito a mangiare cibi più o meno strani, più o meno proibiti da legislazioni religiose, è del tutto ovvio che da qualsiasi tipo di sostanza ingerita come cibo qui Gesù toglie formalmente ogni divieto. Un’obiezione che alcuni sollevano al riguardo è che sia Cristo che Paolo non facessero alcun riferimento al sangue quale cibo in queste loro considerazioni, perché il sangue a quel tempo non poteva essere assolutamente classificato in questa categoria. V’è però, al riguardo, da dire che Tannahil, in un suo interessante saggio sul "cibo nella storia", dopo aver approfondito per più di dieci anni l’argomento, è giunto alla conclusione che: "Uno dei cibi più caratteristici dei nomadi [e i Semiti, non dimentichiamolo, furono nomadi per gran parte della loro storia] era il sangue degli animali vivi". Il vantaggio dell’usare tale cibo come alimento per delle popolazioni che vivevano spostandosi con frequenza era che "esso non necessitava né di cure per il trasporto, né per la preparazione né per la conservazione. Per gli uomini delle steppe molto spesso il fuoco rappresentava un problema a causa della scarsità di combustibile o perché il fumo dei fuochi poteva essere visibile a grandi distanze, rivelando la loro posizione ai nemici". Tannahil quindi conclude dicendo che "Sembra che il bere sangue in una forma in un’altra, sia stato molto comune nelle comunità pastorali in tutto il corso della loro storia". (pag. 130)

Il problema delle frazioni di sangue

Nonostante gli alti proclami relativi alla sua integrità nei confronti dell’assunzione di sangue, la Società non è immune da gravi incoerenze che, esaminate attentamente, mostrano con chiarezza che essa cerca di contemperare le esigenze di tutela della salute che si fanno sempre più pressanti al suo interno, con quelle di mantenere inalterata la sua posizione dogmatica sul sangue. Il suo fallimento in questo è chiaramente mostrato dal cambiamento di attitudine nei confronti delle frazioni di sangue che rappresentano il "punctum dolens" di quest’organizzazione.

Sebbene essi ufficialmente dichiarino di aver continuato a mantenere una posizione ferma e immutabile, la realtà è che con il trascorrere del tempo hanno abbandonato molti dei loro versetti preferiti ai quali facevano ricorso per sostenere la loro posizione, come quello riguardante il racconto di Davide, che usavano per stabilire che l’interdizione relativa al sangue riguardava anche quello umano e perciò le trasfusioni. In Sangue, medicina e la legge di Dio (1969, pagg. 5, 6) essi fanno riferimento alle scritture di 2° Sam. 23:15-17 e 1° Cron. 11:16-19 a sostegno della loro vecchia veduta. Ancora nell’Ausiliario, (edizione inglese del 1971) si fa riferimento a quest’argomentazione, ma già nell’edizione italiana, riveduta e corretta del 1981 non vi è più traccia del paragrafo intitolato "Sangue Umano" contenente questo episodio e le relative scritture di sostegno. Lo stesso vale per l’edizione di Svegliatevi! del 22 novembre 1975 dove queste importanti scritture non vengono più menzionate. E da allora a quest’argomento ritenuto una volta di importanza decisiva, non si è più fatto riferimento. Nell’opuscolo I testimoni di Geova e il problema del sangue (1977), sebbene vi fosse un sottotitolo dedicato al problema del sangue umano, al vecchio argomento non veniva fatto alcun riferimento. Lo stesso discorso vale per il più recente Salvare la vita col sangue: in che modo? In essi il vecchio argomento e le scritture di sostegno furono sostituite con un discorso basato sull’uso di Giovanni 6:60-66. Parimenti, nella Torre di Guardia del 1° novembre 1978, dove si trattava principalmente della questione del sangue, non appare nemmeno un riferimento a 2° Sam. 23:15-17. Al vecchio argomento se ne associava sempre un altro, anch’esso adesso abbandonato che, nel vecchio opuscolo era così illustrato:

Davide aveva rispetto per la legge di Dio, e voleva evitar di fare qualsiasi cosa che perfino somigliasse alla violazione di quella legge. Fu un uomo secondo il cuore di Dio. La condotta che seguì è stata narrata per nostra guida ... Davide che in quanto al sangue, evitò di fare qualsiasi cosa che persino somigliasse alla violazione della proibizione divina (Sangue medicina e la legge di Dio, pagg. 6, 15.

La legge di Dio e l’omicidio

Sono ormai parecchi decenni che il problema del sangue costituisce un serio problema per i testimoni di Geova. E non è un problema da poco. Essi sono infatti perennemente sui corni di un tremendo dilemma: disubbidire alla legge di Dio che, secondo la loro particolarissima interpretazione, proibisce le trasfusioni, oppure, molto spesso, perdere la loro vita o quella di un loro caro. Ammettiamo che si tratta di un conflitto che esercita una notevole pressione emotiva su chi vi è sottoposto e su chi ha la responsabilità di gravi scelte che riguardano i propri figli. È per questo motivo che la Società [Watch Tower] ha scelto da un certo tempo a questa parte di privilegiare sempre più l’aspetto medico della loro posizione, come è evidente nella lettura del nuovo opuscolo Sangue del 1990, dove si tratta il problema quasi esclusivamente sotto il profilo medico, benché, nel passato, ed anche oggi, essa abbia sempre precisato che la sua è un’obiezione squisitamente religiosa, pur se ragionevole sotto il profilo scientifico.

Ma, se è vero che la stragrande maggioranza dei Testimoni subisce in perfetta buona fede i tormenti di una scelta a volte angosciante, che la Società, intesa come gruppo dirigente abbia una cattiva coscienza al riguardo è altrettanto chiaro. E ciò emerge chiaramente quasi da ogni articolo che essa pubblica sull’argomento. Poiché non è disposta, almeno per il momento, a modificare la sua ostinata posizione, essa esalta ogni novità della medicina che riguardi l’argomento del sangue con un’enfasi e un’attenzione veramente significative. Essa infatti spera che l’evoluzione della chirurgia senza sangue e qualche nuovo ritrovato sostitutivo del prezioso liquido la sollevi dal problema senza che che sia, prima o poi, costretta a recedere dalla sua intransigenza, ammettendo così d’essersi sbagliata. Che siano essi stessi i primi a non accettare le loro argomentazioni "teologiche" non è difficile capirlo. E questo perché essa, cioè il Corpo Direttivo, sa bene di insistere su una dottrina senza basi bibliche nella quale esso stesso non crede ormai più. Un esempio di notevole importanza è costituito dalla loro posizione relativa alle frazioni di sangue. Se essi dovessero essere costretti ad ammettere di essersi completamente sbagliati sulle trasfusioni di sangue (così come hanno dovuto fare con le vaccinazioni e i trapianti) gli sarebbe veramente molto difficile continuare a far credere d’essere lo "schiavo fedele e discreto" e sarebbe subito evidente che ciò di cui accusano gli altri si applica proprio a loro stessi:

Poiché i testimoni di Geova portano il nome di Dio, insudiciando in questo modo il loro nome molte persone sono state volte contro Dio e la sua Parola come irragionevoli e privi di amore (Sangue, medicina e la legge di Dio, pag. 16)

Allo scopo di costituire un tabù invalicabile contro le trasfusioni di sangue, la Società Torre di Guardia ha ritenuto di dover definire illegittimo quasi ogni uso del sangue. Tuttavia, esistono molte eccezioni, fra le quali l’albumina, il fattore VIII e IX, le immunoglobuline, il sangue che non viene fatto uscire da un sistema circolatorio chiuso ed altri. Ma, come chi legge le pubblicazioni dell’organizzazione sa bene, la Società cerca di far sì che queste sue aperture siano considerate come semplici opzioni coscienziali di alcuni dei suoi aderenti, così da potere all’occorrenza, dichiarare di non aver cambiato i suoi punti di vista, ma di lasciare che ciascuno individualmente faccia le sue scelte. La realtà è, invece, che con il trascorrere del tempo, essa è stata costretta a modificare la sua posizione originaria, per intenderci, quella precedente gli anni ‘60, quando dichiarava che il sangue e tutti i suoi derivati o le sue frazioni erano proibiti:

Il Concilio Apostolico Cristiano proibì il "sangue" senza distinguere il sangue umano dal sangue animale, in modo categorico! (La Torre di Guardia del 1° giugno 1968, pag. 334, corsivo mio). Se un medico vi dicesse di astenervi dall’alcool, significherebbe ciò semplicemente che non dovreste prenderlo per bocca ma che lo potreste trasfondere direttamente nelle vostre vene? Naturalmente no! E così, ‘astenersi dal sangue’ significa non immetterlo affatto nel nostro corpo (La verità che conduce alla vita eterna, 1968, pag. 167).

Sebbene il fatto che siano consentite ai Testimoni alcune pratiche mediche, quali gli esami del sangue, e l’uso di alcune sue frazioni come quelle elencate sopra, che essi continuano a praticare delle distinzioni fra i vari componenti del sangue, ammettendone alcuni e rigettandone altri non è più accettabile. Poiché, come abbiamo già detto, non sono disponibili ad una franca ammissione d’errore, essi sono costretti a fare ciò nonostante dei passi indietro e a giustificarli in questo modo:

La Società non approva alcuno dei moderni usi medici del sangue, come gli usi del sangue in relazione all’inoculazione. L’inoculazione, comunque, è una circostanza praticamente inevitabile in alcuni settori della società, e quindi lasciamo alla coscienza dell’individuo decidere se accettare o no un siero contenente frazioni di sangue allo scopo di dar origine alla formazione di anticorpi per combattere una malattia (La Torre di Guardia del 1° maggio 1965, pag. 283. Corsivo mio. Cfr. La Torre di Guardia del 1° giugno 1962, pag. 351).

Anche la trasfusione di sangue è praticamente inevitabile in alcune circostanze in alcuni settori della società, di conseguenza, se si vuol essere coerenti, neanche essa dovrebbe essere condannata. Un’altra delle ragioni a cui la Società [Watch Tower] fa ricorso per difendere questo suo cambiamento di posizione è che un’iniezione di siero contiene solo una "piccola quantità di una frazione di sangue ... una minuta frazione di sangue ... una piccola quantità di un derivato del sangue" (La Torre di Guardia del 1° dicembre 1974, pagg. 735, 736; La Torre di Guardia del 1° novembre 1978, pag. 31). Non è difficile vedere come in questa circostanza ricorrano ad un’argomentazione che in altre circostanze rifiutano senza appello. Conosciamo bene la posizione di totale rigetto della Società nei confronti del Natale. Il fatto che essi rifiutino l’albero, consentirebbe loro di approvare un alberello, specialmente in considerazione del fatto che questa tradizione è universalmente accettata e virtualmente inevitabile in tutto il mondo occidentale, se solo si desidera farne parte? Ovviamente, la risposta sarebbe no, specialmente in considerazione del fatto che la Scrittura dice che "chi è fedele nelle piccole cose lo è anche nelle grandi" (Luca 16:10). Questo punto di vista sulle vaccinazioni (che in alcune vecchie edizioni della Torre di Guardia sono chiamate "inoculazioni") contraddice apertamente il precedente insegnamento della Torre di Guardia, e mostra la difficoltà di sostenere la loro posizione sul sangue. Il problema della loro mancanza di coerenza non è di poco rilievo, specialmente se si tiene conto del fatto che oggi viviamo in una società in cui l’uso del sangue e dei suoi derivati è virtualmente universale. La Torre di Guardia del 15 dicembre 1966, pag. 755, in base a 1 Sam. 15:22 condannò vigorosamente il "sacrificare solo un po’ del proprio sangue per preservare la vita di un altro, specialmente se colui che ha bisogno è la propria carne e il proprio sangue". La Torre di Guardia spiegò ai Testimoni come dovevano comportarsi quando veniva chiesto loro di accettare derivati del sangue, come il plasma o i globuli rossi:

Forse il cristiano non s’intende molto di medicina. Chiamerà il servitore di congregazione o la Società? Non sarà necessario, se è preparato a portare il suo carico di responsabilità. Deve solo chiedere al medico: "Da che cosa è tratto il plasma?" "Come sono ottenuti i globuli rossi?" "Da che cosa è stata tratta questa sostanza?" Se la risposta è "Dal sangue", sa quale condotta deve seguire, poiché questo principio non si applica solo al sangue intero, ma a qualsiasi cosa tratta dal sangue e usata per sostenere la vita o rafforzare la persona. (1° settembre 1963, pag. 540, corsivo mio).

Logicamente, il principio summenzionato esclude categoricamente l’uso delle frazioni di sangue, proprio a motivo del fatto che sono tratte dal sangue. Si noti inoltre un aspetto di rilievo. Sono chiaramente esposti i motivi per cui sono banditi i derivati del sangue: sia l’uso per "sostenere la vita" che quello avente come scopo quello di "rafforzare la persona". Questa distinzione fu fatta evidentemente per escludere dal bando i derivati del sangue come il siero. Poche righe più avanti, la Società infatti conclude che, una trasfusione "non è la stessa cosa come quando viene inoculato in una persona sana un vaccino per scongiurare una malattia. Viene dato il sangue alla persona debole o malata per rafforzarla, come le viene dato il cibo per nutrirla".

La Società [Watch Tower] ha quindi stabilito che la funzione svolta dai globuli bianchi del sangue o di altri suoi componenti allo scopo di scongiurare le malattie, è solo una funzione secondaria "insignificante del sangue" e perciò i sieri sono consentiti. In effetti, la funzione più importante del sangue è proprio quella di salvaguardare la salute!

Che dire dunque dell’impiego di un siero contenente solo una minuta frazione di sangue e impiegato allo scopo di fornire una difesa supplementare contro qualche infezione e non impiegato allo scopo di svolgere la funziona svolta normalmente dal sangue che è quella di mantenere la vita? Crediamo che in questo caso debba decidere la coscienza di ciascun cristiano (La Torre di Guardia del 1° dicembre 1974, pagg. 735, 736).

Se il sangue intero o alcuni suoi derivati, come per esempio i globuli rossi sono iniettati o trasfusi nel torrente sanguigno, per la Torre di Guardia ciò equivale alla funzione nutritiva del cibarsi ed è perciò assimilabile al "mangiare". Quando sono invece iniettati "altri" derivati del sangue, poiché essi non "svolgono la funzione svolta normalmente dal sangue che è quella di mantenere la vita", la loro inoculazione non equivale a "mangiare". In effetti questo nuovo loro atteggiamento era stato già preso in considerazione alla fine degli anni ‘50, e mostra le lampanti contraddizioni che esistono all’interno del corpo degli scrittori. Non furono pochi i Testimoni che si sorpresero leggendo La Torre di Guardia del 15 giugno 1959, pag. 382 nella quale erano adesso esclusi dal divieto relativo al sangue quei suoi componenti che svolgono funzioni difensive. Così fu presentato il ragionamento:

Ogni volta che la proibizione di prendere sangue è menzionata nelle Scritture è sempre in relazione a prenderlo come cibo, e quindi è in qualità di alimento che a noi interessa tale proibizione.

Si noti che essi fanno riferimento al contesto della proibizione. Abbiamo già visto, comunque, che il contesto nel quale Dio promulgò le sue leggi sul sangue, consente ampiamente alla moderna scienza medica il suo uso nelle terapie senza per questo venir meno al comando divino, cosa che la Società ignora del tutto.

Poiché la Società consente l’uso del siero di sangue che, per sua stessa ammissione è "ottenuto dal sangue di uomini o di animali" (La Torre di Guardia del 1° dicembre 1974, pag. 735) la sua incoerenza è chiaramente evidente talché difficilmente essa può sostenere di "evitare di fare qualcosa che persino somigli alla violazione della" legge sul sangue. Per essere coerente nella sua interpretazione essa dovrebbe rifiutare qualsiasi tipo di siero di sangue. Se era sbagliato mangiare qualunque sorta di sangue, lo sarebbe certamente anche l’impiego del siero di sangue, specialmente in considerazione dell’importanza dell’"essere fedeli nelle piccole cose".

Che la Torre di Guardia continui a mostrare una colpevole leggerezza nei confronti della salute e della vita degli appartenenti alla sua organizzazione è evidenziato anche da ciò che è accaduto nel caso degli emofiliaci. È noto che l’unica soluzione medica attualmente disponibile per questo problema ematico è la somministrazione regolare di un fattore di coagulazione del sangue, chiamato fattore VIII, che ha la funzione di bloccare le emorragie. Mentre per un lungo periodo di tempo anche la somministrazione di questo rimedio era rigorosamente vietata, ad un certo momento vi fu un cambiamento anche in questo tipo di terapia. La modifica consisté nel fatto che adesso la Società consentiva alla somministrazione, per una volta sola, del fattore VIII, poiché tale somministrazione una tantum non avrebbe costituito una pratica regolare, e non avrebbe potuto essere considerata alla stregua del mangiare (che è notoriamente una pratica necessariamente ripetitiva). Ci si rese ben presto conto, però, che la somministrazione per una sola volta sarebbe servita a poco, sicché poco dopo si stabilì che poiché non si trattava di sangue intero ma solo di una frazione di sangue, l’assunzione del fattore VIII non era apertamente condannata dalle Scritture. Non sappiamo esattamente cosa determinò questo notevole cambiamento di rotta, ma sicuramente deve avervi avuto un ruolo non indifferente la pressione da parte delle madri che vedevano morire i loro figli, ben sapendo che sarebbe bastata, per salvarli, la somministrazione di una fiala di preparato. Anche in questa circostanza, però, il comportamento della Società fu moralmente riprovevole, poiché non infornò ufficialmente i testimoni di Geova del cambiamento, ma soltanto chi le scriveva per avere informazioni. Un approfondito esame di ciò che accadde si può trovare nel libro di Raymond Franz, Crisi di coscienza, alle pagine 161, 162.

Noi al riguardo vogliamo però esporre alcune considerazioni. La Società Torre di Guardia sull’argomento dell’emofilia non ha mai preso una posizione chiaramente definita, ma ha solo trattato l’argomento dedicandovi poche righe. Una posizione abbastanza chiara la ritroviamo su Svegliatevi! dell’8 agosto 1975, pagina 29. In essa, nella rubrica "Uno sguardo al mondo" era detto:

Certi "fattori" coagulanti ricavati dal sangue sono ora estesamente impiegati nella cura dell’emofilia, affezione che causa emorragie incontrollabili. comunque, quelli a cui è somministrata questa cura corrono un altro rischio mortale: il settimanale svizzero Schweizer Med Wocheschrift riferisce che questi il 40 per cento dei 113 emofiliaci esaminati erano affetti da epatite. "Tutti questi pazienti avevano ricevuto sangue intero, plasma o derivati del sangue contenenti i fattori]", osserva la relazione. Certo i veri cristiani non impiegano questo pericoloso trattamento, dando ascolto al comando biblico di ‘astenersi dal sangue’. — Atti 15:20, 28, 29 (la sottolineatura è mia).

È solo ipotizzabile lo sconcerto del Testimone che, dopo aver appreso che "i veri cristiani" non possono accettare questo componente piccolissimo del sangue chiamato fattore VIII, apprende solo tre anni dopo, quanto apparve sulla Torre di Guardia del 1° novembre 1978:

Che dire però di accettare iniezioni di sieri per combattere malattie, come il siero antidifterico, antitetanico, antirabbico, il siero contro l’epatite virale, l’emofilia e l’incompatibilità da fattore Rh? Pare che rientrino in una ‘zona grigia’. alcuni cristiani credono che accettando a tale scopo una piccola quantità di un derivato del sangue non si manchi di rispetto alla legge di Dio; la loro coscienza glielo permetterebbe ... Quindi si ritiene che ciascuno debba risolvere personalmente tale questione (pag. 31).

C’è una notevole differenza tra il dire che "i veri cristiani non impiegano" e dire invece che "alcuni cristiani" possono impiegarlo, se credono. Si tratta, com’è chiaramente evidente, di due posizioni antitetiche.

Sta di fatto che, alla luce di quanto detto nella più recente edizione del 1978 ed alle lettere private spedite su richiesta dalla Società a chi desiderava informazioni, i Testimoni emofiliaci hanno continuato a curarsi con il fattore VIII che ha contribuito a tenerli in vita. Appare all’orizzonte, però, un’ulteriore virata sull’argomento, foriera di gravi conseguenze per i portatori di questo grave handicap; essa è rappresentata da ciò che è stato pubblicato sulla Svegliatevi! dell’8 giugno 1995, pagina 21, dove, in un articolo intitolato "L’inchiesta sul "sangue contaminato" in Canada" è narrata l’esperienza di un testimone di Geova emofiliaco di 75 anni il quale "Essendo testimone di Geova ... ha evitato il sangue e i fattori della coagulazione a motivo della sua coscienza religiosa". Sembra quindi che, ancora una volta, il Corpo Direttivo abbia deciso di recidere la tenue speranza che animava i suoi conservi affetti da questo male, per ritornare ad una posizione draconiana e mortale.

L’immunizzazione ottenuta dall’uso consentito del sangue

Un’altra delle eccezioni di notevole rilievo che la Società ha fatto sull’uso del sangue, e che continua ad essere tuttora valida è quella relativa all’immunizzazione ottenuta dall’utilizzazione di sangue. Sulla rivista Svegliatevi! dell’8 agosto 1993 vi è un articolo, intitolato "Dovrei far vaccinare la mia famiglia?", attribuito alla penna (anonima) di un medico che, presumibilmente è un testimone di Geova. In esso si spiega che in contrasto con l’immunizzazione attiva, con l’unica eccezione dell’Heptavax-B, tutte le immunizzazioni passive vengono fatte con siero iperimmune "che è stato ottenuto dal sangue". I sistemi di immunizzazione passiva in questo caso sono quelli che conferiscono un’immunità passiva ottenuta artificialmente, o quelli nei quali ad una persona sono inoculati anticorpi già pronti, portatori di immunità contro una determinata malattia. In questi casi poiché gli anticorpi non sono prodotti dallo stesso organismo che li riceve l’immunità che essi conferiscono è molto breve e non supera le due settimane. Questo tipo di terapia viene comunemente adottata per le persone con gravi immunodeficienze e per le quali non si può attendere il tempo necessario perché sviluppino normalmente i loro anticorpi. Un esempio è quello delle donne incinte che vengono a contatto con il virus della rosolia durante i primi mesi della gravidanza. In casi del genere vengono praticate delle iniezioni di gamma globuline per provvedere immediatamente la necessaria immunità nei primi mesi dello sviluppo fetale. La rivista spiega anche che sia dopo essersi feriti con un chiodo arrugginito che dopo essere stati morsi da un cane, è necessario proteggere la persona con "un siero iperimmune che è stato ottenuto dal sangue".

La Società fa quindi un elenco degli immunizzanti ottenuti dal sangue come l’Heptavax-B, il Rhogam, le antitossine, gli antiveleni, le gammaglobuline, le immunoglobuline, e i sieri iperimmuni. Essa insegna che l’uso di questi immunizzanti dipende dalla coscienza individuale di ciascun Testimone, il che, nel suo linguaggio significa che i testimoni di Geova possono accettarli.

Essa inoltre aggiunge che "precedenti articoli di questa rivista e della rivista ad essa abbinata, La Torre di Guardia, hanno presentato una posizione coerente: sta alla coscienza del singolo cristiano, addestrata con la Bibbia, decidere se accettare questo trattamento per sé o per i propri familiari". Fa quindi riferimento alla Torre di Guardia del 1° novembre 1978, pagina 31 che contiene la risposta alla domanda, "Le iniezioni di sieri sono compatibili con la fede cristiana?". In tale articolo era spiegato che "i medici ricorrono sempre meno alle trasfusioni di sangue intero. Invece, il sangue umano è suddiviso nelle parti principali che si possono trasfondere: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e plasma". Si passa poi a condannare l’uso trasfusionale di tali componenti perché essi sono usati per sostenere la vita (un motivo piuttosto strano per condannarli!). La rivista continua poi il suo ragionamento piuttosto complicato cercando di far accettare ai suoi lettori il concetto che l’accettare iniezioni di siero per combattere contro alcune malattie come la difterite, il tetano, l’epatite virale, la rabbia, l’emofilia e l’incompatibilità Rh "Pare che rientri in una zona grigia". Dopo aver fatto notare che alcuni testimoni di Geova "si sentono in coscienza obbligati a rifiutare i sieri perché contengono sangue, sebbene in piccola quantità", essa conclude che poiché si tratta di una quantità molto piccola, spetta al singolo testimone di Geova decidere se accettare o no un trattamento medico del genere. Certo è che un ragionamento simile ci fa pensare seriamente che alla sede centrale dei Brooklyn sconoscano ciò che disse Gesù circa l’essere fedeli nelle piccole cose.

La loro incoerenza è ulteriormente mostrata da una delle loro più recenti pubblicazioni. Nel libro Proclamatori, del 1993, è detto in modo inequivocabile che "in base alle Scritture solo l’uso sacrificale del sangue era approvato da Dio" e che "disprezzare il requisito secondo cui i cristiani devono ‘astenersi dal sangue’ sarebbe stata una prova di grave mancanza di rispetto per il sacrificio di riscatto di Gesù Cristo" (pag. 183). Come abbiamo già detto, qui il problema è rappresentato dal fatto che i Testimoni usano enormi quantità di sangue per usi tutt’altro che sacrificali, come quello impiegato per il controllo del diabete, del colesterolo e per dozzine di altri esami di laboratorio che, se essi fossero coerenti, dovrebbero essere vietati. Ogni anno sono letteralmente milioni gli esami del genere a cui si sottopongono i Testimoni in tutto il mondo. E non vi è dubbio che se l’uso del sangue per le trasfusioni è errato, lo è pure quello che, in enormi quantità, viene usato per i test di laboratorio.

Inoltre, se è condannato l’uso dei globuli rossi del sangue, che dire di questi ultimi quando sono prodotti da processi di ricombinazione genetica? Essi possono essere prodotti mediante batteri, ma sono pur sempre globuli rossi provenienti da esseri umani.. E i globuli rossi prodotti con tecniche particolari? Anche in questo caso vi sarebbe violazione del principio? Sempre in ossequio alla coerenza, dovrebbe essere così. Sarebbe sbagliata anche la produzione chimica in laboratorio di cellule del sangue (anche se i progressi a tutt’oggi compiuti in questa direzione non sono molto avanzati, tuttavia un rilevante numero di ricercatori stanno studiando la possibilità di produrre sangue mediante alcune tecniche di crescita cellulare). Il fattore VIII può adesso essere prodotto mediante la ricombinazione genica del DNA, anche se questo è irrilevante, in quanto il fattore VIII è il fattore VIII a prescindere dal metodo di ottenimento, sia che esso provenga dal sangue o dai batteri. Chimicamente è identico. L’attuale insegnamento della Torre di Guardia è che ciò che è sbagliato non è l’uso del sangue, ma ciò che conta è la sua provenienza. Cioè, se è derivato da sangue umano, allora è peccato, se proviene dai batteri, va bene. È singolare che nei tribunali la Società faccia credere di non obiettare all’autotrasfusione, ma solo alle trasfusione eterologhe, anche se sappiamo benissimo che anche questa tecnica terapeutica è da essi assolutamente vietata. Di seguito, indichiamo quali sono e in che ammontare, le quantità di prodotti del sangue che i Testimoni sono attualmente autorizzati ad usare:

Albumine: Vi sono circa 45 grammi di albumina in ogni litro di plasma, ma possono esserne estratti solo 25 grammi per litro circa. Per ottenerne, quindi, 600 grammi, sono necessari 45 litri di sangue. Una persona con ustioni di terzo grado sul 30-50% ha bisogno di non meno di 600 grammi di albumina.

Immunoglobuline (gamma globuline): Per produrre gamma globulina in quantità sufficiente per una iniezione (indispensabile per chi si reca all’estero, in paesi dove vi sono malattie infettive, compresi i testimoni di Geova) sono necessari quasi tre litri di sangue per ottenerne una quantità accettabile. Si tratta di una quantità di sangue molto maggiore di quella che generalmente viene usata in una comune trasfusione di sangue. E ancora una volta, la gamma globulina è tratta dal sangue conservato e non "versato per terra".

Preparati per emofiliaci: Per produrre solo 3 grammi di fattore VIII, sono necessarie 150 tonnellate di plasma, e cioè più di 270 tonnellate di sangue intero! Una dose (un’iniezione) contiene 0,1 grammi di Fattore VIII, per il quale sono state necessarie 5 tonnellate di plasma (equivalenti a nove tonnellate di sangue intero). Un emofiliaco grave può aver bisogno di un gran numero di dosi, corrispondenti a decine di tonnellate o addirittura a centinaia di tonnellate di sangue, annualmente, per poter continuare a vivere! La Società accetta (anche se con tutti i distinguo e le recenti modifiche) l’uso di enormi quantità di sangue, ma non consente di accettare l’uso di pochi litri del proprio sangue per un’autotrasfusione, perché, essa spiega, si tratta di sangue conservato!

Sangue per usi agricoli, colle e altri usi

Abbiamo visto che la Società Torre di Guardia non proibisce in modo assoluto l’uso del sangue, ma solo se esso serve a nutrire, cioè a sostentare la persona, ecco perché — essa spiega — l’uso dei sieri e dei vaccini è ammissibile. Ma se lo sono questi ultimi dovrebbero esserlo anche molti altri usi del sangue per scopi medici e non, che, invece, la Società etichetta come "non appropriati dal punto di vista biblico". La Torre di Guardia del 1° maggio 1965, dice che l’uso del sangue negli "adesivi per il legno compensato", nel "bitume emulsionato", e nei "fertilizzanti" (pag. 282) è sbagliato sia per chi lo produce che per chi lo compra (per quanto riguarda il suo uso come concime vedi a pagina 8). Poiché l’uso del sangue in tali prodotti non serve certamente come cibo, sottolineiamo ancora una volta come la coerenza richiederebbe che gli argomenti citati prima a favore dei sieri consentissero l’impiego di questi prodotti.

Il divieto della Torre di Guardia sull’uso del sangue quale fertilizzante crea diversi problemi. La Torre di Guardia del 15 ottobre 1964 (già citata in precedenza) tratta in dettaglio il problema se sia "consentito usare concimi che contengono sangue". Invece di consentire a tale uso, cosa che ci si attenderebbe alla luce del suo atteggiamento sui sieri, essa invece lo condanna considerandolo una "violazione della Parola di Dio", asserendo che "colui che vuole mostrare rispetto per la legge di Dio sul sangue non lo consentirà". Le sue spiegazioni, comunque, sono in netto contrasto con le ragioni spiegate in precedenza per consentire l’uso dei sieri di sangue:

Ai servitori di Dio è stato detto nelle Scritture che cosa si deve fare col sangue. così essi sanno che sarebbero ritenuti responsabili da Geova di qualsiasi cattivo uso del sangue su cui avessero controllo. Ciò che più conta, poiché amano Dio sono spinti a osservare le leggi e i principi della sua Parola. Sono quindi stimolati a osservare la legge di Geova sul sangue e anche in modi che ad alcuni potrebbero sembrare insignificanti (La Torre di Guardia del 15 ottobre 1964, pagg. 639, 640).

Anche se l’uso dei concimi animali oggi è regolato dalle stesse norme che vigevano al tempo d’Israele in quanto al dissanguamento degli animali, secondo la Società esso è comunque antiscritturale:

È vero che secondo la legge mosaica il sangue preso da un corpo doveva essere versato in terra e coperto di polvere. (Lev. 17:13, 14) L’obiettivo, tuttavia, era che il sangue così usato non servisse a nessuno scopo utile. Non era messo per terra con l’idea che servisse da concime. Quindi, oggi nessun contadino cristiano può giustamente spargere sangue sui campi per concimare il suolo, né userà un fertilizzante commerciale contenente sangue. Tale uso del sangue significherebbe commerciare con qualcosa che Dio ha riservato a sé. Sarebbe una violazione della Parola di Dio (La Torre di Guardia del 15 ottobre 1964, pag. 639; il corsivo è mio).

Il fatto è che il sangue che viene interrato non può non servire come concime, e le parole di J. Jeremias che abbiamo citato in precedenza, mostrano chiaramente che era abitudine del popolo d’Israele fare proprio questo con il sangue degli animali. Anche se i sieri possono essere considerati differentemente dagli altri derivati del sangue, in contrasto con il sangue intero, il punto di vista relativo al valore "nutritivo" del sangue adottato dalla Società per consentire al loro uso, non regge, poiché tali sieri servono "allo scopo importante di sostenere la vita", esattamente la stessa funzione che svolgono i fertilizzanti messi al bando perché contengono sangue! Nel condannare anche l’autotrasfusione, la Società ha spiegato che "il sangue rappresenta la vita" e che pertanto "non può essere usato per qualche scopo personale" (La Torre di Guardia del 1° novembre 1978, pag. 30). Tuttavia, l’uso medico del siero ovviamente è quello di usare il sangue "per qualche scopo personale". E le argomentazioni usate per proibire l’uso dei fertilizzanti a base di sangue oltre che le trasfusioni di sangue autologo, dovrebbero valere per proibire, similmente, l’uso dei sieri.

Il ragionamento geovista posto a base della condanna dell’uso dei fertilizzanti contenenti sangue si basa sul fatto che questo "uso del sangue costituirebbe commerciare con qualcosa che Dio ha riservato a se". Secondo la Società [Watch Tower] , l’espressione "Dio ha riservato a se", nel caso del sangue vuol dire che:

Il sangue che rappresentava la vita non apparteneva a Dio e alla sua famiglia ma al Datore della vita ... Egli può far notare che agli antichi Israeliti fu detto che il sangue tolto doveva essere ‘versato sulla terra come l’acqua’, per mostrare che era di Dio e che non doveva servire a sostenere la vita di una creatura terrena (Deut. 12:24). (La Torre di Guardia del 1° novembre 1978, pag. 30).

Non si doveva mangiare, non si doveva conservare. L’anima, la vita, era nel sangue; apparteneva a Dio ed Egli aveva comandato che si versasse a terra. (Sangue, medicina e la legge di Dio, pag. 4).

La serietà con la quale la Società ufficialmente considerata "peccato" conservare il sangue per la trasfusione autologa è chiaramente presentata nell’opuscolo Sangue, medicina e la legge di Dio:

Non pensano che se prendono parte del loro proprio sangue conservato per una trasfusione sia più accettevole del sangue di un’altra persona. Sanno che Dio richiede di versare a terra il sangue. Né pensano che una piccola infrazione come quella , come quella di conservare momentaneamente il sangue in una siringa quando è stato estratto da una parte del corpo per iniettarlo in un’altra parte, sia in un certo senso meno riprovevole che se si conserva per un periodo di tempo più lungo (1969, pag. 15; corsivo mio).

Le summenzionate citazioni non sono in armonia con l’attuale posizione della Società sui sieri. Se il sangue (che include anche il siero) "appartiene a Dio" e dovrebbe essere versato a terra" invece di essere conservato e iniettato, coloro che ne fanno uso non sarebbero responsabili davanti a Geova, anche se si tratta solo di una parte del sangue, di aver usato in "modo non appropriato" tale sangue di esclusiva proprietà di Dio?

Naturalmente, il siero di sangue richiede una conservazione molto più lunga di quella "momentanea" di una siringa usata per prelevare del sangue "da una parte del corpo per iniettarlo in un’altra parte". Né si può sostenere che il siero non svolga la "normale" funzione del sangue, cercando così di una scappatoia per non classificare il siero fra quei componenti del sangue di cui è vietata la conservazione. I sieri sono tratti dal sangue intero, che dev’essere prima prelevato da un donatore, conservato, separato, e nuovamente conservato prima di essere iniettato. Tuttavia, secondo la Società, il sangue appartiene esclusivamente a Dio, e perciò non può essere conservato, nemmeno per un secondo, ma dev’essere versato a terra, così ritornando al suo proprietario, Dio.

Inoltre, la Società condanna l’uso del sangue e di tutte le sue frazioni quando vi sono implicati aspetti commerciali. Allo stato attuale non vi è nulla che è collegato al sangue che non sia implicato in aspetti "commerciali" Né il sangue intero, che è la materia di base, né i suoi derivati fra i quali i sieri sono esclusi dai grossi circuiti commerciali. L’uso dei sieri equivale a "commerciare con qualcosa che Dio ha riservato a se", e quindi dovrebbe costituire una "violazione della Parola di Dio" secondo il punto di vista dei Testimoni. Mentre da una parte essi si avventurano in bizantini e tortuosi ragionamenti allo scopo di dimostrare che l’uso del sangue come fertilizzante sia sbagliato, benché esso consista proprio nel versarlo per terra, esattamente come la legge mosaica imponeva agli Israeliti, dall’altra, sebbene l’uso dei sieri non sia assolutamente conforme alle disposizioni mosaiche, essi lo consentono. La Torre di Guardia spiega che usando i sieri i Testimoni non lo "conservano o vendono". Ma se questo può essere vero per ciascuno di loro individualmente, in quanto possono non conservarlo o venderlo direttamente, poiché essi sono costretti a comprarlo, pagandolo, inevitabilmente prendono parte alla commercializzazione di "qualcosa che Dio ha riservato a se" proprio come avviene per i concimi a base di sangue. Inoltre, una persona che sa d’acquistare un’auto rubata da chi non ha alcun diritto di vendergliela è altrettanto colpevole quanto chi gliel’ha venduta. Né la colpa è minore se la macchina gli viene venduta pezzo a pezzo. Accettare del siero di sangue è esattamente la stessa cosa che acquistare il provento di un furto se si vuole seguire nella sua interezza il ragionamento della Società Torre di Guardia. E, certamente, un cristiano non vorrebbe cooperare con chi infrange la legge prendendo per se qualcosa che appartiene legittimamente a qualcun altro, che in questo caso è Dio stesso.

Non ci si sognerebbe nemmeno di sollevare obiezioni del genere se la Società fosse coerente e assumesse una posizione uniforme su tutti i derivati del sangue e tutti gli usi medici del sangue, incluse le trasfusioni. Nel consentire l’uso dei sieri la Società alla fine asserisce che, se una persona si sottopone all’"inoculazione di un siero contenente frazioni di sangue allo scopo di dar origine alla formazione di anticorpi per combattere una malattia", potrebbe " trarre conforto nelle circostanze derivanti dal fatto che egli non mangia direttamente sangue, cosa espressamente proibita nella Parola di Dio" (La Torre di Guardia del 1° maggio 1965, pag. 283). Non sarebbe illogico estendere "questo ragionamento confortante" alle trasfusioni di globuli rossi o perfino al sangue intero. Come abbiamo già notato, la Società insegna che ciò che non è consentito è "l’uso del sangue come alimento". Di conseguenza, l’uso del sangue per qualsiasi ragione medica che non equivalga a tale uso potrebbe essere consentito ed è ovvio che le iniezioni di anticorpi tratti dal sangue non sono "la stessa cosa che prendere sangue, per bocca o mediante trasfusione, come alimento per ricostituire le forze vitali del corpo (La Torre di Guardia del 15 giugno 1959, pag. 382). Se la Società insiste sul fatto che alcune iniezioni di sangue o di parti del sangue devono essere considerate come cibo, tale ragionamento deve valere anche per i sieri. Se le iniezioni di sangue intero e di alcuni derivati del sangue sono fatti equivalere al "nutrimento" sebbene non passino assolutamente per il sistema digestivo, in tal caso si devono condannare le iniezioni di tutte le frazioni di sangue in quanto equivalenti al "mangiare". I sieri, come i globuli rossi o il sangue intero, sono prodotti dal corpo per mantenerlo in buona salute, e svolgono così la stessa funzione del cibo. Non si può in alcun modo separare le funzioni del sangue in "normali" e "non normali". Se si stabilisce che una trasfusione di sangue equivale a "mangiare" il sangue, allora anche l’iniezione di un siero di sangue è anche "mangiare" il sangue. Se, come la Società ha deciso, tale azione equivale al "cannibalismo", allora anche le iniezioni del siero di sangue sono cannibalismo. E anche se fosse garantito che permettere l’assunzione di siero nel proprio corpo non equivale a ricevere sangue, ciò equivarrebbe comunque ad un trapianto d’organo che, se proviene da fonte umana, sarebbe anche condannata come cannibalismo dalla società (La Torre di Guardia del 15 marzo 1968), ma tale opinione fu del tutto ribaltata nel 1980 (La Torre di Guardia del 15 settembre 1980).

Emerge da quanto abbiamo fin qui presentato un quadro sufficientemente chiaro di quanto ci eravamo prefissi di illustrare in questo studio. Ci eravamo impegnati a presentare la storia delle trasfusioni, e, inoltre, una valutazione delle obiezioni religiose, bibliche e mediche che possono essere mosse a questa dottrina così peculiare del geovismo.

Per quanto riguarda la sua storia, è veramente singolare l’aver riscontrato che per quasi metà dell’intera vita del movimento il problema non era nemmeno conosciuto. Russell, il fondatore, non se l’era posto, né Rutherford vi dedicò mai soverchia attenzione. Per quanto riguarda, poi, le basi religiose e bibliche, abbiamo potuto determinarne l’assoluta inconsistenza, comprendendo che hanno lo stesso sostegno scritturale delle due dottrine che l’hanno accompagnata per un certo periodo di tempo: quelle delle vaccinazioni e dei trapianti, e cioè dottrine per le quali la stessa organizzazione ha dovuto riconoscere che non esistevano assolutamente le basi dottrinali perché si continuasse a riporvi fede. L’atteggiamento dei testimoni di Geova sul sangue, a ben pensarci, non è che la fusione di parte delle due dottrine ormai scomparse. Dalla prima, quella sulle vaccinazioni, ha tratto la convinzione che si tratti di una violazione del patto noetico, avendola infatti più volte spiegata quasi con le stesse motivazioni e le stesse scritture. Dalla seconda, quella sui trapianti ha derivato la convinzione che la trasfusione, in realtà, non è altro che il trapianto di un organo allo stato liquido: il sangue. A stretto rigor di termini, pertanto, con la dottrina delle trasfusione non abbiamo visto altro che la trasformazione e la fusione delle due precedenti. Così come non ve n’è più traccia, così accadrà con quella sul sangue.

Dal punto di vista medico ci sembra superfluo ribadire ancora una volta l’assoluta necessità del sangue in determinate circostanze, e l’inconsistenza delle obiezioni del geovismo basate sulla sua pericolosità. Il fatto che la scorrettezza umana abbia arrecato gravi difficoltà al settore, non diminuisce in alcuna misura l’importanza che la somministrazione del sangue o di sue parti, quando si tratta di un prodotto immune da contaminazioni, costituisce un presidio terapeutico tuttora insostituibile e pertanto di fondamentale importanza dal punto di vista medico.

Non sappiamo quando accadrà, ma sappiamo per certo, in base alle passate esperienze, che quando questo divieto sarà finalmente tolto, i testimoni di Geova di tutto il mondo si riapproprieranno delle trasfusioni di sangue con la stessa rapidità e disinvoltura con le quali si sono riappropriati delle vaccinazioni e dei trapianti, a significare quanto estraneo al loro vero sentire questa dottrina sia stata. Essa è infatti lontana dall’essere una dottrina profondamente condivisa da tutti loro. Ed è facile dimostrarlo. Quando un testimone di Geova si allontana dall’organizzazione difficilmente riesce a riaccostarsi a dottrine nelle quali ha veramente creduto e ad accostarsi nuovamente a quelle della sua chiesa di provenienza.Egli nutre un’insopprimibile ripugnanza per la croce, per la Trinità, per la Madonna, per la comunione e per tutto quello che rappresenta l’odiata meretrice: Babilonia la Grande. Ma è prontissimo a dimenticare che per anni ha ritenuto l’assunzione di sangue un gravissimo peccato, disponibile ad accettarlo, come ormai accetta i trapianti, senza alcun senso di colpa.

È quindi nell’intento di aiutare i testimoni di Geova ad una matura riflessione sull’argomento che sono state preparate queste note, anche se sappiamo già che il leggerle rappresenterà per la maggior parte di loro un compito difficilissimo se non impossibile, e questo proprio per il divieto che incombe su di loro di non poter leggere alcunché provenga da fonti avverse o, peggio ancora, "apostate". Il loro "Grande Fratello", l’onnipresente Corpo Direttivo di Brooklyn, ha stabilito che nulla deve turbare l’acritica e pedissequa accettazione delle sue dottrine, sicché solo alcuni di mente più aperta e disponibile a correre gravi rischi riusciranno ad approdare alla lettura di informazioni poste al bando.

Crediamo comunque, che se c’è una cosa che non può essere nascosta per sempre è l’informazione e che anche questa informazione, prima o poi, arriverà dove deve arrivare.

È con questa speranza che completiamo questo scritto dedicato alla dottrina più aberrante del geovismo: quella sul sangue!

Sergio Pollina

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