|
:: LE TRASFUSIONI DI SANGUE I TESTIMONI DI GEOVA, LE TRASFUSIONI DI SANGUE - Prima parte - di Kerry Louderback-Wood[#] INTRODUZIONE[1] Provate a chiedere a un giudice o a un medico americano cosa sappia delle credenze dei Testimoni di Geova in campo medico. Probabilmente la risposta sarà che i Testimoni rifiutano decisamente di accettare trasfusioni di sangue sia per sé che per i propri figli, anche se è in gioco la vita. Fin dal 1945 il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova (al quale si farà in seguito riferimento anche con i termini “Società” o “Torre di Guardia”) ha drasticamente sostenuto che accettare trasfusioni di sangue intero o di cellule ematiche violerebbe le prescrizioni bibliche - riportate in Genesi 9, 3-6; Levitico 17, 13-14 e Atti 15, 22-29 - di “astenersi dal sangue”[2]. Per un Testimone di Geova l'accettazione, consapevole e non accompagnata da pentimento, di sangue implica la perdita del favore di Geova e dell'opportunità della vita eterna nel Suo Regno[3]. In risposta a questa convinzione religiosa i tribunali statunitensi hanno sostenuto la scelta di un adulto consapevole di rifiutare il sangue nel nome della “libertà di religione”, tuttavia hanno ordinato le trasfusioni di sangue per salvaguardare la vita o la salute di un bambino[4]. La principale fonte della Società a sostegno della direttiva sul sangue, Salvare la vita col sangue: in che modo? (al quale faremo riferimento in seguito come all'“opuscolo”), presenta le ragioni del veto sul sangue sia ai Testimoni di Geova che alle persone interessate. Oltre a fornire l'interpretazione religiosa della Società, l'opuscolo riporta citazioni da storici, scienziati e medici per sostenere la propria posizione contraria all'uso del sangue. In quest'articolo si discuterà prima delle false dichiarazioni relative a queste fonti secolari, contenute nell'opuscolo, e della possibilità di intentare cause civili da parte di persone danneggiate dal fatto che un'organizzazione religiosa altera fatti secolari. Per giunta, la direttiva della Società sul sangue è sia complicata che mutevole per quel che riguarda i trattamenti emoterapici considerati accettevoli e i componenti ematici consentiti. Perciò, in quest'articolo saranno considerate pure le false dichiarazioni, insite nella divulgazione della direttiva sul sangue, che potrebbero fuorviare sia i Testimoni che gli staff medici. Quest'articolo non prende in esame l'attendibilità di altri scritti dei Testimoni di Geova e non si propone come un attacco agli insegnamenti di una religione, compreso il convincimento che il genere umano dovrebbe astenersi dal sangue. Comunque esso si prefigge di sostenere la teoria giuridica relativa al ricorso al diritto al risarcimento per danni come idoneo strumento per ottenere soddisfazione legale da parte di persone danneggiate. IL DIRITTO DI RICORRERE IN GIUDIZIO QUANDO Il principale argomento legale adoperato dalla Società per difendere la propria direttiva sul sangue è la “libertà di religione” sancita dal Primo Emendamento: “Il Congresso non legifera riguardo alla costituzione di una religione o alla proibizione della sua libera pratica”[5]. Attualmente diversi tribunali interpretano la libertà religiosa nel senso che i magistrati non devono indagare sull'autenticità di un credo, sull'autonoma interpretazione dei testi religiosi, né devono entrare nel merito del processo decisionale attuato da un'organizzazione religiosa[6]. L'indisponibilità dei tribunali a decidere su queste materie può essere ricondotta a tre preoccupazioni: 1) i tribunali intendono evitare di ostacolare il libero esercizio dei diritti dell'organizzazione e dei suoi membri: 2) i tribunali temono un eccessivo coinvolgimento del governo qualora decidessero di esaminare a fondo le interpretazioni religiose; e 3) i tribunali non sono in grado di determinare un ragionevole standard da adottare nelle liti giudiziarie senza interferenze di natura personale a favore o contro le religioni[7]. Tuttavia, uno stato può intromettersi nel diritto di esercitare una prassi religiosa sia direttamente sia autorizzando un'azione legale di risarcimento, a condizione che l'azione dello stato soddisfi quattro requisiti:
L'intervento del governo nella pratica religiosa, previo soddisfacimento dei requisiti predetti, si fonda su un precedente legale. Nella causa Reynolds v. U.S., una delle prime decisioni implicanti limiti alla libertà di religione, la Corte Suprema si pronunciò a favore di una legge, redatta per punire la poligamia, per il fatto che era prevalente l'interesse statale a difesa dell'unità familiare[9]. Per giunta, attualmente i tribunali sono propensi ad accettare la chiamata il giudizio delle chiese da parte di cittadini che si sentano lesi dalla falsa rappresentazione di fatti secolari, compiuta dalle stesse[10]. Per esempio, un tribunale ha considerato un'organizzazione religiosa colpevole di aver presentato falsamente l'uso delle donazioni ricevute[11]. In modo analogo la Chiesa cattolica è stata subissata da un mare di citazioni per risarcimento danni a seguito delle rivelazioni che alcuni sacerdoti avevano abusato sessualmente di minori e che la Chiesa aveva acconsentito che questi noti sacerdoti, colpevoli di abusi, continuassero a conservare i loro posti[12]. L'estensione delle norme sul risarcimento danni fino al punto di consentire la chiamata in giudizio di organizzazioni religiose in questo particolare contesto è collegata all'erosione dell'immunità propria delle organizzazioni religiose e filantropiche, all'allargamento del diritto al risarcimento fino al punto di citare in giudizio una chiesa in quanto datore di lavoro, e all'intolleranza della nazione di fronte a chi si macchia di abusi sessuali[13]. Il parallelo tra il prevalente interesse pubblico (di prevenire atti di abuso sessuale) e gli insegnamenti della Chiesa cattolica contro tali atti ha spianato la strada ai risarcimenti richiesti per le vie legali, così come la decisione di considerare i sacerdoti imputati non più nel contesto di una questione di un impiccio religioso ma nell'ottica del diritto del lavoro[14]. Attualmente, la maggioranza dei tribunali è ancora restia a intromettersi in dispute interne ad una chiesa; tuttavia alcuni magistrati sono disposti a dar corso a cause risarcitorie laddove le vittime siano state seriamente danneggiate dalla negligenza dei responsabili della chiesa o nel caso in cui “frode, rottura di contratto, e violazione di regolamento” da parte della chiesa siano di natura squisitamente secolare[15]. Questi tribunali si rifanno al principio di neutralità che espone una chiesa alla chiamata in giudizio (per esempio, in questioni giuslavoristiche) a prescindere dal fatto che il tribunale possa decidere di esaminare “documentazione o prassi religiose”[16]. Allo stesso modo, nell'ambito della direttiva dei Testimoni sul sangue, il prevalente interesse pubblico, consistente nell'evitare inutili decessi, potrebbe essere invocato quando la religione presenta in modo falso fatti secolari relativi all'astensione dal sangue nella sua letteratura di indottrinamento e di addestramento. Uno dei principali casi, in cui fu implicata una falsa rappresentazione dei fatti da parte di un'organizzazione religiosa, è stato Molko v. Holy Spirit Association for the Unification of World Christianity ("Unification")[17]. La Corte Suprema della California sentenziò che degli ex seguaci potevano citare in giudizio la chiesa per frode riscontrata nelle ingannevoli tecniche di reclutamento. La Chiesa dell'Unificazione deliberatamente dissimulava l'identità del gruppo dinanzi ai nuovi adepti negando inizialmente che essi fossero dei “Moonies”[18]. La Chiesa dell'Unificazione argomentò che, a prescindere dallo svelamento della frode posta in essere dalla chiesa, i neofiti avevano perdonato questa falsa rappresentazione divenendo comunque membri del gruppo[19]. La Corte Suprema della California non accettò questa linea di difesa perché essa ritenne che il processo d'indottrinamento in base alla persuasione coatta aveva reso i neofiti incapaci di prendere una diversa decisione[20]. In questo caso, siccome la Chiesa dell'Unificazione aveva detto a un neofita che “i suoi genitori erano agenti di Satana che stavano cercando di allontanarlo dalla Chiesa”, i familiari di costui non furono in grado di convincerlo ad abbandonare la Chiesa[21]. In maniera simile, almeno fino al 1989, La Torre di Guardia considerava ancora chiunque si opponesse alla propria posizione sul sangue o cercasse di convincere un affiliato ad accettare un'emoterapia come un soggetto che operava guidato da Satana[22]. Questo specifico, costituzionalmente tutelato precetto geovista rafforza ulteriormente la salda opposizione di ogni affiliato ad accettare trasfusioni di sangue prescritte da medici. Tuttavia, se la letteratura di indottrinamento della Società contenesse false rappresentazioni di fatti secolari, la base del credo di ciascun Testimone fondata su questa erronea presentazione sarebbe incrinata, in modo analogo al caso degli adepti della Chiesa dell'Unificazione, i quali - detto per inciso - sostenevano pure di credere sinceramente che la falsa rappresentazione della loro identità fosse un aspetto del credo costituzionalmente tutelato[23]. Comunque, la Corte Suprema della California ritenne che le pratiche di reclutamento ingannevole, adottate dalla Chiesa, non fossero una condotta motivata religiosamente né meritevole di tutela, perciò andavano sottoposte a giudizio da parte di un tribunale[24]. Il tribunale dichiarò che la soluzione migliore fosse dichiarare colpevole di falsa rappresentazione l'organizzazione religiosa, il che non implica la messa in discussione del diritto di associazione o di credere per quella chiesa o per i suoi membri, né li costringe a compiere atti contrari al loro credo religioso[25]. Il tribunale concluse che concedere un risarcimento danni per falsa rappresentazione dei fatti preclude solo il ricorso a “una discutibile strada” per reclutare adepti[26]. Il tribunale argomentò che l'estensione alle organizzazioni religiose dell'imputabilità per il tradizionale risarcimento danni protegge le persone dal subire danni e non è discriminatorio perché il principio si applica sia ai gruppi religiosi che a quelli non religiosi[27]. IL DANNO DA FALSA DICHIARAZIONE APPLICATO ALLA DIRETTIVA Come spiega il manuale di diritto “Prosser and Keeton on Torts”, la maggior parte dei tribunali ritiene che la “falsa dichiarazione” si verifica in presenza di: 1) ambigue affermazioni fatte allo scopo di indurre l'ascoltatore a pervenire a erronee conclusioni; 2) affermazioni formalmente esatte che suscitano una falsa impressione; 3) parole o azioni che creano un'erronea impressione dissimulando la verità; oppure 4) mancanza di chiarezza quando“ le parti si trovino tra loro in un rapporto confidenziale o fiduciario, come nel caso di … amici di vecchia data, … allorquando si presuppone particolare fiducia e confidenza”[28]. Dinanzi alla mancanza di chiarezza, i tribunali prendono in considerazione “la differenza tra capacità intellettive delle parti in causa, il tipo di relazione instauratosi tra le parti, quanto formalmente l'informazione sia stata recepita, la natura del fatto non esplicitato, l'importanza del fatto non evidenziato, e se il dichiarante abbia ostacolato la comunicazione del fatto”[29]. Con quest'articolo si propongono possibili strade per addebitare alla Società Torre di Guardia il danno da falsa dichiarazione attraverso l'esplicitazione: 1) del rapporto fiduciario che lega La Torre di Guardia ai suoi seguaci; 2) delle false rappresentazioni di fatti secolari contenute nell'opuscolo; e 3) delle false dichiarazioni da parte della Società nell'attività di divulgazione della sua direttiva sull'uso del sangue. I Testimoni si fidano vivamente della letteratura della Torre di Guardia La Società soprannomina la sua religione come “la Verità” e i suoi seguaci si attribuiscono l'appellativo di “amici” che “studiano la Verità”[30]. I libri della Società Torre di Guardia sono letti e studiati nelle adunanze di congregazione alla stregua di studi scolastici allorché il materiale stampato, presentato da un oratore, viene inculcato attraverso il ricorso a domande scritte alle quali sono chiamati a rispondere singoli individui dell'uditorio previa alzata di mano. Alcuni Testimoni intervistati dall'Autrice hanno dichiarato di fare assegnamento sulla letteratura edita dalla Società perché “sono convinti” che la Società dia loro buone informazioni, perché la Società “va in fondo alle cose” e “è molto preparata”. Spesso singoli Testimoni manifestano una carenza di capacità di analisi critica, che va messa in relazione alla mancanza di istruzione superiore dell'affiliato medio. Una ricerca ha appurato che “dei trenta gruppi esaminati, i Testimoni occupavano l'ultimo posto in quanto a istruzione: solo il 4,7% possiede un diploma di istruzione superiore in paragone al 49,5% degli Unitari e al 46,7% degli Ebrei”[31]. La Società non proibisce ai suoi seguaci la lettura di fonti estranee al gruppo, di altra letteratura in generale o di articoli di cronaca, tuttavia essa drasticamente dissuade i seguaci dal leggere materiale critico della propria religione[32]. La Società ammonisce i seguaci di “evitare lo spirito indipendente … (compreso) mettere in dubbio i consigli della visibile organizzazione di Dio [la Società]”[33]. La Società è profondamente convinta di essere l'unica religione odierna sulla terra a godere della guida divina[34]. La mancanza di istruzione superiore nella media dei seguaci, l'atmosfera da classe scolastica e il leale ossequio alla letteratura della Società paiono ragioni cogenti tali da imporre alla Società il dovere di non rappresentare falsamente o omettere i fatti, specialmente quando il credo religioso che si chiede di accettare implica decisioni che possono mettere a repentaglio la vita. Altri campi del diritto, come contratti, diritti di proprietà, regolamenti finanziari, sono pieni di misure legali e regolamentari idonee a prevenire false presentazioni e omissioni capaci di recare danni economici. Analogamente, a una religione che si basa in parte su fatti secolari per sostenere le proprie dottrine, non dovrebbe essere consentito impunemente di presentare falsamente questi stessi fatti secolari, necessari ad assumere decisioni critiche in campo medico. La principale letteratura di indottrinamento sul sangue, Nell'opera di conversione dei neofiti, la formula generale di insegnamento della Società prevede di lasciare per ultima la dottrina relativa all'uso del sangue, dopo che il neofito ha “sviluppato apprezzamento per la Verità”[35]. Prima di essere battezzato, ogni Testimone deve esprimere accettazione degli insegnamenti della Società, inclusa la direttiva sul sangue. Nella metamorfosi che conduce al rifiuto del sangue, molti affiliati si rifanno all'opuscolo della Società Salvare la vita col sangue: in che modo?[36], in cui si afferma: “A sostegno della terapia trasfusionale vengono addotte ragioni di carattere medico. Per poter compiere una scelta consapevole in merito al sangue è quindi giusto che conosciate i fatti”[37]. Questo richiamo alla veridicità precede di poco la particolare versione della Società sui rischi medici riguardanti il sangue e sulle alternative mediche ad esso, in tal modo si lascia intendere che l'informazione medica che segue sia reale. In questa sezione sottoporremo al vaglio la veridicità dell'opuscolo analizzando le molteplici citazioni fuorvianti da parte della Società di specifici autori secolari tra i quali: 1) scienziati e storici della Bibbia; 2) valutazioni della comunità medica a proposito dei rischi di malattie trasmesse dal sangue; 3) affermazioni di medici a proposito della qualità delle alternative al sangue, compresa la portata dei rischi derivanti dalla rinuncia a una trasfusione di sangue. Quindi si documenterà il quasi totale silenzio dell'opuscolo a proposito dell'accettazione di frazioni di sangue da parte della Società, un'eccezione che si cerca di far passare inosservata, come si noterà. La falsa rappresentazione da parte della Società degli scritti di storici L'opuscolo cita scienziati e storici a sostegno della propria opinione secondo la quale i primi cristiani non mangiavano assolutamente sangue. L'argomento più solido dell'opuscolo è la citazione della “conclusione” di Joseph Priestley. L'opuscolo afferma (senza citare alcun riferimento): «Lo scienziato Joseph Priestley scrisse: “La proibizione di mangiar sangue data a Noè sembra sia vincolante per tutti i suoi discendenti . . . Se interpretiamo [la] proibizione degli apostoli partendo dalle abitudini dei primi cristiani, i quali difficilmente si può ritenere non ne avessero compreso correttamente la natura e la portata, non possiamo far altro che concludere che essa era destinata ad essere assoluta e perpetua; infatti per molti secoli nessun cristiano mangiò sangue”.»[38]. La Società ha grossolanamente frainteso gli scritti di Joseph Priestley. Vissuto nel diciottesimo secolo, Priestley fu sia uno scienziato che uno scrittore religioso. La citazione menzionata dalla Società è ricavata dagli scritti religiosi di quest'autore, The Theological and Miscellaneous Works of Joseph Priestley. Priestley inizia il suo scritto, intitolato “Sull'astinenza dal sangue” con le seguenti parole: “La questione relativa alla legittimità del mangiare sangue dovrebbe essere trattata nell'ambito di quei precetti che non sono di natura morale; tuttavia, anche se si tratta di un tema decisamente meno importante di altri, e di più dubbia natura, ho ritenuto opportuno discuterlo in quest'Appendice in cui mi sforzerò di affrontare entrambi i tipi di argomenti”[39]. In effetti Priestley concludeva la sua trattazione affermando: “Anche se nell'esame di questo soggetto, in genere, ho menzionato gli argomenti a favore della proibizione del sangue prima di quelli contrari ad essa, ed ho discusso più di questi ultimi che dei primi, non vorrei che il lettore giungesse alla conclusione che io sia pienamente convinto di una tesi piuttosto che di un'altra. Valuti il lettore la consistenza degli argomenti a favore o contro la proibizione, senza dimenticare che questo problema riguarda il minore di tutti i precetti assoluti e che tutti i precetti sia assoluti che cerimoniali sono di scarsa importanza se confrontati con il più piccolo dovere morale”[40]. Altrove Priestley affermava che i cristiani potevano mangiare sangue perché il Nuovo Testamento afferma che nulla di quello che entra nella bocca contamina l'uomo, che quanti credono di poter mangiare di tutto sono più zelanti, e che il Regno di Dio non si predica in base a ciò che si mangia o beve[41]. Perciò è una falsa rappresentazione da parte della Società il citare Priestley come sostenitore di una proibizione assoluta, mentre in effetti egli non propendeva né per il mangiare sangue né per il non mangiarne e non riteneva che l'argomento fosse tanto importante da meritare di essere incluso nel testo principale dei suoi scritti. Anche se la Società fa una citazione diretta delle parole di Priestley, queste espressioni sono state prese fuori contesto e inducono nel lettore la falsa impressione che Priestley sostenesse la totale astinenza dal sangue. A sostegno della tesi della Società secondo la quale i primi veri cristiani non mangiavano sangue, l'opuscolo cita pure lo storico Eusebio - studioso cristiano vissuto tra il 263 e il 339 d.C. - il quale «narra di una giovane vissuta verso la fine del II secolo che, prima di morire sotto le torture, ribadì che ai cristiani “è proibito persino di cibarsi del sangue di animali senza ragione”. … Questa giovane non stava esercitando il cosiddetto diritto di morire. Voleva vivere, ma non intendeva rinunciare ai suoi princìpi»[42]. La Società non dice ai suoi lettori che Eusebio stava parlando di una donna di nome Biblide e che nel Libro 5, Capitolo 1, lo stesso scriveva di lei: «[Biblide] recisamente smentì i diffamatori: “Come possono mangiare i bambini delle persone alle quali non è consentito neppure di mangiare il sangue di bestie selvagge?”»[43]. In buona sostanza, Biblide stava sostenendo che non si potevano mangiare i bambini, quindi argomentava che siccome i cristiani non mangiavano sangue animale, non avrebbero neppure potuto mangiare i bambini[44]. Biblide non sosteneva che i cristiani non avrebbero mai mangiato sangue o carne impura in una situazione di fame estrema. Cercando ulteriore sostegno alla propria argomentazione, l'opuscolo cita pure Tertulliano (155-225 d.C.), un'autorità alla quale la Società rimanda pure nel periodico La Torre di Guardia del 15 giugno 2004[45]: «Tertulliano scrisse: “E dove mettete tutti quelli che durante uno spettacolo gladiatorio corrono a bere ingordamente, per curarsi il morbo comiziale [l'epilessia], il sangue ancor caldo … dei delinquenti sgozzati nell'arena?” Egli fece notare il contrasto con i cristiani, dicendo: “Noi non abbiamo tra i nostri alimenti neppure il sangue degli animali . . . Per torturare i cristiani porgete loro anche dei sanguinacci, perché siete ben certi che sono un cibo a loro proibito”. … Pertanto i primi cristiani erano disposti a rischiare la vita pur di non prendere sangue»[46]. Anche se è possibile che Tertulliano si stesse riferendo alla superstizione pagana secondo la quale il sangue avrebbe potuto curare l'epilessia, alcuni invece sostengono che il ragionamento di Tertulliano fosse il seguente: come è sbagliato l'omicidio, allo stesso modo mangiare il sangue di persone assassinate è altrettanto errato[47]. La citazione completa del passo di Tertulliano conferma questa spiegazione: «Parimenti, dove si trovano coloro
che, per guarire dall'epilessia, succhiano, durante uno spettacolo di
gladiatori, con avidità sitibonda, il sangue ancor caldo scorrente dalla
gola dei prigionieri sgozzati nel circo? Tertulliano sosteneva che i cristiani aborrivano il genocidio dei loro confratelli, praticato nelle arene, e che essi non avrebbero mangiato né il sangue di queste persone né la carne delle bestie di cui ci si era serviti per uccidere i gladiatori. Evidentemente Tertulliano non stava affermando che fosse contrario ai comandamenti divini mangiare sangue in una situazione di emergenza. In un pasto normale i primi cristiani (molti dei quali erano ebrei) non erano soliti mangiare carne non dissanguata o sangue; ma da questo fatto non deriva che, comunque, costoro avrebbero rifiutato quel genere di alimenti se si fossero trovati in situazione di estrema penuria di viveri. Come evidenzia l'analisi precedente, la Società travisa le effettive parole degli autori estrapolandole dal contesto. Mentre Priestley prese in esame entrambi gli aspetti della questione del sangue e precisò di non essere a favore di una delle due posizioni, la Società ha trasformato Priestley in un sostenitore della causa della Società. Inoltre, sia Eusebio che Tertulliano sostenevano che sia l'omicidio che il mangiare sangue di persone assassinate erano pratiche errate, tuttavia nessuno dei due ha affermato che i primi cristiani avrebbero o meno violato una norma alimentare se si fossero trovati in condizioni di estrema penuria di viveri. La Società amplifica i rischi medici derivanti dall'accettare una trasfusione di sangue L'opuscolo, inoltre, fa una valutazione dei rischi odierni
di incappare in patologie, derivanti dall'accettare l'emoterapia, e si
sforza di convincere i lettori che i rischi medici sono un argomento a
favore del rifiuto dell'emoterapia. Come prova che le emotrasfusioni sarebbero
pericolose la Società cita uno studio del 1960 secondo il quale si verificherebbe
un decesso ogni 13.000 flaconi di sangue trasfuso[49]. L'opuscolo, poi, affronta l'argomento secondo il quale le trasfusioni di sangue danneggerebbero il sistema immunitario sulla base di una citazione del periodico Cancer: «Nei pazienti affetti da cancro del colon è stato riscontrato un significativo effetto sfavorevole delle trasfusioni sulla sopravvivenza a lungo termine. In questo gruppo la sopravvivenza globale cumulativa in un periodo di 5 anni è stata del 48% nei pazienti trasfusi e del 74% nei non trasfusi»[50]. La Società non dice che lo stesso studio aveva preso in esame gli effetti dell'emotrasfusione in pazienti affetti da cancro alla mammella e che questi pazienti non avevano evidenziato alcuna correlazione tra l'emoterapia e la morte a causa della ricomparsa del cancro[51]. I medici autori di questa ricerca cercarono di spiegare la differenza valutando se il sistema immunitario giocasse ruoli diversi nello sviluppo dei differenti tipi di cancro[52]. L'opuscolo, quindi, menziona un articolo sull'incidenza di cancro alla testa e al collo in pazienti che avevano ricevuto emotrasfusioni: «La recidività di tutti i carcinomi laringei è stata del 14% per i non trasfusi e del 65% per i trasfusi. Per i tumori del cavo orale, della faringe e del naso o dei seni paranasali, il tasso di recidive è stato del 31% senza trasfusioni e del 71% con le trasfusioni»[53]. L'opuscolo omette di far notare che gli autori dello studio avevano concluso che sarebbe stata necessaria realizzare ulteriori ricerche perché i medici erano incerti se la correlazione fosse dovuta ad un nesso di causalità diretto o ad altra variabile[54]. Comunque, a difesa della Società, va detto che molti studi attestano che certi ammalati di cancro, ai quali si praticano emotrasfusioni, vanno incontro a immunodepressione, la quale può causare un'incapacità ad eliminare le restanti cellule tumorali[55]. L'opuscolo riassume la questione del sistema immunitario con le parole del dott. John S. Spratt, il quale ha affermato: «Il chirurgo oncologo potrebbe dover rinunciare alle trasfusioni»[56]. Comunque, l'opuscolo non spiega una fondamentale differenza tra la definizione di “chirurgia senza sangue” adottata dal dott. Spratt e quella usata dalla Società. Il dott. Spratt raccomanda che “i chirurghi ongologi dovrebbero valutare di somministrare solo unità di emazie concentrate e purificate o surgelate e purificate per far fronte a urgenti emorragie”[57]. In altre parole, il dott. Spratt raccomanda non di astenersi dal sangue in situazioni di emergenza, ma di trasfondere emazie messe al bando dalla Società. La citazione del commento del dott. Spratt circa il fatto che “il chirurgo oncologo potrebbe dover rinunciare alle trasfusioni”, fatta dalla Società, è il classico esempio di come una citazione formalmente corretta possa creare un'erronea impressione a motivo di un equivoco, in questo caso l'equivoco è su ciò che va inteso come “chirurgia senza sangue”. 2. Emotrasfusioni associate a un alto rischio di complicazioni infettive Una delle dichiarazioni generali contenute nell'opuscolo sostiene che le persone emotrasfuse probabilmente saranno più esposte a subire infezioni, e viene citata una ricerca in cui un medico affermava: «Trasfusioni di sangue somministrate prima, durante o dopo l'intervento sono state associate a complicanze infettive . . . Il rischio di contrarre un'infezione postoperatoria aumentava proporzionalmente al numero di unità di sangue trasfuse»[58]. Tuttavia la Società non dice ai suoi lettori perché le emotrasfusioni venivano somministrate ad alcuni pazienti e non ad altri, né l'effettiva incidenza delle complicazioni infettive. L'articolo citato afferma: «La somministrazione di sangue è stata associata in modo significativo (P<0,05) ad un basso valore di ematocrito, ad un'elevata perdita di sangue durante l'operazione, ad un'infiltrazione del tumore nei visceri (classificazione B2 o più elevata), alla scarsa differenziazione del tumore, e all'ampiezza del campione»[59]. Perciò, i medici erano più propensi a prescrivere emotrasfusioni a pazienti in condizioni peggiori che a quelli in condizioni meno critiche. I componenti del gruppo di controllo non erano pazienti che avevano rifiutato l'emotrasfusione a motivo delle proprie credenze. Nel caso che i pazienti scrutinati si fossero rifiutati di accettare il sangue e fossero morti, il loro decesso avrebbe ovviamente impedito la loro inclusione in una ricerca incentrata sull'immunosoppressione postoperatoria. Lo studio ha evidenziato che l'effettivo tasso di infezione era di 33 su 134 (24,6%) in coloro che erano stati trasfusi a fronte di 9 su 209 (4,3%) in quanti non era stato necessario trasfondere sangue[60]. Delle 42 persone che svilupparono infezioni, 13 avevano ferite infette, 12 avevano contratto infezioni delle vie urinarie, 6 avevano infezioni pelvicoaddominali, 6 avevano la polmonite, 4 presentavano sepsi aspecifica, e 1 aveva la flebite[61]. Di questi 42 pazienti, 38 sopravvissero grazie alla somministrazione di antibiotici[62]. La Società omette di informare i lettori circa la prognosi favorevole di quei pazienti che pure avevano contratto infezioni con l'emotrasfusione. 3. Le emotrasfusioni sono associate alle malattie Successivamente la Società sfrutta l'effettivo rischio e la paura comunemente diffusa di contrarre malattie note o sconosciute attraverso una trasfusione di sangue. L'opuscolo sostiene l'argomento citando un articolo del New York Times: «“Morbo di Lyme da trasfusioni? È improbabile, ma gli esperti lo sospettano”. È sicuro il sangue di un donatore risultato positivo al test per il morbo di Lyme? A un gruppo di medici è stato chiesto se avrebbero accettato di farsi trasfondere quel sangue. “Tutti hanno risposto di no, anche se nessuno ha raccomandato di scartare il sangue di questi donatori”.»[63] La Società omette i commenti dell'articolo circa la remota possibilità di contrarre questa malattia attraverso una trasfusione di sangue. L'articolo del New York Times cita due scienziati che presentano opinioni opposte sul tempo durante il quale il sangue di una persona può essere infetto: uno sostiene che il rischio è sconosciuto e l'altro afferma che il rischio dura solo per un breve tempo[64]. L'articolo spiega che i test disponibili avevano rilevato gli anticorpi della malattia, che possono impiegare tre o più mesi per presentarsi[65]. Come precauzione aggiuntiva la Croce Rossa effettuava un esame obiettivo dei donatori per rilevare febbre e esantemi[66]. Il dott. S. Gerald Sandler, direttore medico dei servizi trasfusionali della Croce Rossa, ha dichiarato: «Si pensa che se il microbo può diffondersi con la trasfusione, ciò può accadere solo negli stadi iniziali della malattia. Nei casi in cui la spirocheta è stata isolata dal sangue del paziente, il soggetto è già ammalato, il che rende improbabile che una persona del genere si senta in grado di donare sangue»[67]. Anche se esiste la possibilità teorica che i trasfusi contraggano il morbo di Lyme, il fatto è che al tempo in cui fu scritto l'articolo non si aveva notizia di alcuno che avesse contratto il morbo di Lyme a causa di una trasfusione di sangue[68]. L'opuscolo mette pure in evidenza la potenziale comparsa del morbo di Chagas (infezione, talvolta fatale, causata da parassiti che molto probabilmente infestano abitazioni malsane fatte di fango, mattoni e paglia[69]) affermando: «Il morbo di Chagas illustra come il sangue può diffondere una malattia a distanza. Il Medical Post (16 gennaio 1990) riferisce che “nell'America Latina ci sono dai 10 ai 12 milioni di persone affette da questa malattia nella sua forma cronica”. Questo morbo è stato definito “uno dei principali rischi trasfusionali nell'America del Sud”. Un insetto “assassino” punge sul viso una vittima che dorme, ne succhia il sangue e depone i suoi escrementi nella ferita. La vittima può essere portatrice del morbo di Chagas per anni (e nel frattempo donare sangue) prima di manifestare complicazioni cardiache letali. Perché la cosa dovrebbe preoccupare chi vive in continenti distanti? Sul New York Times del 23 maggio 1989, parlando di pazienti - uno dei quali deceduto - che avevano contratto il morbo di Chagas in seguito a una trasfusione, il dott. L. K. Altman ha scritto: “Altri casi potrebbero essere passati inosservati perché [qui i medici] non hanno dimestichezza col morbo di Chagas, né si rendono conto che può essere trasmesso con le trasfusioni”»[70]. Ancora una volta la Società omette ogni riferimento a quanto sia remota la possibilità di ammalarsi del morbo di Chagas attraverso una trasfusione di sangue o al fatto che le riserve di sangue possono facilmente essere depurate attraverso l'uso del violetto di genziana[71]. L'articolo afferma che l'insetto responsabile è presente pure in una “vasta area degli Stati Uniti [tuttavia] sono stati riferiti solo cinque casi di morbo di Chagas negli Stati Uniti”, due dei quali collegati a emoterapia[72]. La minaccia proviene da circa 100.000 immigrati infetti provenienti da paesi ad alto rischio[73]. L'opuscolo menziona pure l'epatite, la più comune malattia contratta attraverso il sangue, affermando (senza una nota o un riferimento bibliografico): «Per un decennio essa fu il terrore di chi doveva ricevere trasfusioni, colpendo dall'8 al 17 per cento dei trasfusi in Giappone, Israele, Italia, Spagna, Svezia e Stati Uniti». Siccome non si cita la fonte di questa notizia, è impossibile verificarne l'autenticità. Comunque, l'opuscolo cita subito dopo un articolo del New York Times: «“Autorevoli esperti”, osserva l'Harvard Medical School Health Letter (novembre 1989),“temono che A, B, C e D non rappresentino l'intero alfabeto dei virus dell'epatite; potrebbero saltarne fuori degli altri”. Il New York Times del 13 febbraio 1990 affermava: “Gli esperti sospettano fortemente che altri virus possano provocare epatiti; se verranno scoperti, si parlerà di epatite E, e via dicendo”.»[74] L'articolo menzionato, “Quandary for Patients: Have Surgery or Await Test for Hepatitis C?”, prima del riferimento al test dell'epatite C affermava che: «Circa uno su 200 donatori di sangue è affetto da epatite C, e il rischio di contrarla aumenta con ciascuna trasfusione. Chi riceve quattro trasfusioni da differenti donatori ha il 2% di possibilità di contrarre l'epatite C»[75]. Siccome il test per l'epatite C sarebbe stato approvato dalla FDA entro pochi mesi, l'argomento principale dell'articolo era di incoraggiare chi stava valutando di sottoporsi a interventi chirurgici di elezione, a rischio, a posporre di qualche mese l'intervento[76]. L'articolo dichiara inoltre che la migliore iniziativa per prevenire la trasmissione di malattie è quella di conservare parte del proprio sangue, processo chiamato emoterapia autologa[77]. La Società non ha mai approvato la conservazione preoperatoria del proprio sangue perché ritiene che il sangue, una volta lasciato il corpo, non dev'essere riutilizzato.[78] Naturalmente, nessuna discussione sulle malattie infettive sarebbe completa se si prescindesse dall'AIDS. L'opuscolo ripropone un resoconto secondo il quale gli attuali test sul sangue non rivelano accuratamente l'AIDS o l'HIV, e che non si può mai esser certi che le donazioni siano sicure[79]. L'opuscolo mette in evidenza pure un più recente tipo di AIDS: «Il virus dell'AIDS è stato chiamato HIV, ma ora alcuni esperti lo chiamano HIV-1. Perché? Perché è stato scoperto un altro virus (HIV-2), della stessa famiglia, che può provocare gli stessi sintomi ed è diffuso in certe zone. Per di più, questo virus “non viene sempre individuato dai test per l'AIDS attualmente in uso qui”, riferisce il New York Times (27 giugno 1989)»[80]. L'articolo del New York Times, al quale fa riferimento
la Società, s'intitola “4 Cases Found of Rare Strain of AIDS Virus-Standard
Test Fail to Detect the HIV-2”[81].
L'articolo prende in esame il fatto che il virus è molto diffuso nell'Africa
Occidentale e che delle sei persone infette nell'area di New York City,
due erano vissute nell'Africa Occidentale (delle altre quattro si avevano
informazioni incomplete)[82].
L'articolo afferma pure che “Molte società europee hanno sviluppato dei
nuovi test sull'AIDS che coprono entrambi i tipi di virus” e che questi
test sarebbero stati adottati subito dopo l'approvazione della FDA[83].
Il test sull'HIV allora adoperato negli U.S.A. forniva dati “non concludenti”
tra il 45% e il 90% delle volte in cui era presente l'HIV-2[84].
Le banche del sangue scartavano il sangue con risultati non concludenti
e a chi veniva dall'Africa Occidentale era chiesto di astenersi dal donare
sangue[85]. Stima dei rischi di infezione da trasfusione
5. Quali sono in definitiva i rischi medici? L'opuscolo comincia con il dichiarare che la media di mortalità nel 1960 era di un decesso su 13.000 flaconi di sangue e quindi prosegue dando molto rilievo ai danni dovuti a trasfusioni di sangue menzionando anche gli studi sul morbo di Chagas, quello di Lyme, e diversi tipi di epatite e AIDS.[87] Dopo aver letto la sezione sui rischi medici, il lettore ne potrebbe concludere che oggi l'uso del sangue, a parte l'insorgenza di nuove malattie, è molto più letale di un decesso su 13.000 flaconi. Se gli argomenti della Società fossero validi, le malattie dovute al suo uso farebbero veramente del sangue un veleno medico. La Società in effetti altera il rischio effettivo di contrarre l'epatite o l'HIV. Informare i lettori è importante perché omettere fatti rilevanti che possono infine portare ad una falsa rappresentazione degli stessi induce chi legge a trarne delle conclusioni errate. L'opuscolo presenta una veduta estremistica del rischio delle trasfusioni di sangue e presenta ai suoi seguaci un'interpretazione miope e deviate della letteratura medica che cita. Mentre per un verso la letteratura della Società indica alcuni dei rischi medici, dall'altro non informa esaurientemente il lettore, inducendolo in un ingiustificato timore di poter morire a causa di una trasfusione di sangue. Il rischio di malattie che si possono contrarre in seguito ad una trasfusione è reale, ma esso dev'essere equilibrato con un resoconto veritiero sulle percentuali di sopravvivenza dovute ad esse e del tasso di mortalità per chi non le accetta. Nel prossimo paragrafo si esaminerà la sezione dell'opuscolo intitolata “Valide alternative all'emotrasfusione” e si stabilirà se essa offre al lettore false speranze di sopravvivere senza ricorrere all'emoterapia. Fine della prima parte
Note: [*]
Titolo originale dell’articolo: Jehovah’s
Witnesses, Blood Transfusions, and the Tort of Misrepresentation,
pubblicato nel numero dell’Autunno 2005 del periodico Journal
of Church and State, edito dalla Baylor
University di Waco, Texas. La traduzione italiana è a cura di
[#] Kerry A. Louderback - laureata in Business Administration presso la Georgia State University e laureata in giurisprudenza alla Florida State University - esprime particolari ringraziamenti ai suoi docenti di diritto, ai bibliotecari della Florida State University e agli amici. Quest'articolo è dedicato alla memoria di tutti i fanciulli Testimoni di Geova, morti per essersi adeguati al divieto del sangue da parte della Società (Torre di Guardia di Bibbie e Trattati, NdT), inclusi quelli menzionati nella rivista Svegliatevi! del 22 maggio 1994. [1]
Molti componenti della famiglia della Louderback-Wood sono Testimoni
di Geova e la stessa Autrice ha frequentato le adunanze gestite da questa
religione fino al raggiungimento dell’età adulta. Sua madre ha affrontato
il problema del sangue per ben due volte: in una prima occasione, un medico
le somministrò delle piastrine per fermare un’emorragia post partum;
dopo alcuni anni i medici misero in guardia la madre dell’Autrice riguardo
al rischio di cardiopatia che ella correva a causa della sua grave anemia
e dei valori pressori decisamente bassi, perciò i medici raccomandarono
una trasfusione di sangue. La madre respinse il consiglio e subì un letale
attacco cardiaco nel giro di 48 ore dall’avvertimento da parte dei medici.
I medici, l’ospedale, i parenti e i componenti della locale congregazione
che avevano fatto visita alla madre dell’Autrice non sapevano che la Società
autorizzava i seguaci ad accettare l’emoglobina derivata dal sangue, perciò
questo rimedio non fu somministrato alla donna. Invece un familiare ordinò
all’ospedale di somministrare un’iniezione di eritropoietina, basando
questa decisione sulla letteratura della Società la quale sosteneva che
essa agiva “molto velocemente” nella produzione di emazie. I medici spiegarono
che tale iniezione non avrebbe funzionato così velocemente come sosteneva
il familiare. Questi fatti hanno rappresentato lo spunto per la realizzazione
del presente articolo. |