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Monday, 27 March 2017 16:28
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:: LE TRASFUSIONI DI SANGUE

I TESTIMONI DI GEOVA, LE TRASFUSIONI DI SANGUE
E IL DANNO DA DICHIARAZIONE INGANNEVOLE
[*]

- Prima parte -
-Vai alla seconda parte-

di Kerry Louderback-Wood[#]

INTRODUZIONE[1]

Provate a chiedere a un giudice o a un medico americano cosa sappia delle credenze dei Testimoni di Geova in campo medico. Probabilmente la risposta sarà che i Testimoni rifiutano decisamente di accettare trasfusioni di sangue sia per sé che per i propri figli, anche se è in gioco la vita. Fin dal 1945 il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova (al quale si farà in seguito riferimento anche con i termini “Società” o “Torre di Guardia”) ha drasticamente sostenuto che accettare trasfusioni di sangue intero o di cellule ematiche violerebbe le prescrizioni bibliche - riportate in Genesi 9, 3-6; Levitico 17, 13-14 e Atti 15, 22-29 - di “astenersi dal sangue”[2]. Per un Testimone di Geova l'accettazione, consapevole e non accompagnata da pentimento, di sangue implica la perdita del favore di Geova e dell'opportunità della vita eterna nel Suo Regno[3]. In risposta a questa convinzione religiosa i tribunali statunitensi hanno sostenuto la scelta di un adulto consapevole di rifiutare il sangue nel nome della “libertà di religione”, tuttavia hanno ordinato le trasfusioni di sangue per salvaguardare la vita o la salute di un bambino[4].

La principale fonte della Società a sostegno della direttiva sul sangue, Salvare la vita col sangue: in che modo? (al quale faremo riferimento in seguito come all'“opuscolo”), presenta le ragioni del veto sul sangue sia ai Testimoni di Geova che alle persone interessate. Oltre a fornire l'interpretazione religiosa della Società, l'opuscolo riporta citazioni da storici, scienziati e medici per sostenere la propria posizione contraria all'uso del sangue. In quest'articolo si discuterà prima delle false dichiarazioni relative a queste fonti secolari, contenute nell'opuscolo, e della possibilità di intentare cause civili da parte di persone danneggiate dal fatto che un'organizzazione religiosa altera fatti secolari. Per giunta, la direttiva della Società sul sangue è sia complicata che mutevole per quel che riguarda i trattamenti emoterapici considerati accettevoli e i componenti ematici consentiti. Perciò, in quest'articolo saranno considerate pure le false dichiarazioni, insite nella divulgazione della direttiva sul sangue, che potrebbero fuorviare sia i Testimoni che gli staff medici. Quest'articolo non prende in esame l'attendibilità di altri scritti dei Testimoni di Geova e non si propone come un attacco agli insegnamenti di una religione, compreso il convincimento che il genere umano dovrebbe astenersi dal sangue. Comunque esso si prefigge di sostenere la teoria giuridica relativa al ricorso al diritto al risarcimento per danni come idoneo strumento per ottenere soddisfazione legale da parte di persone danneggiate. 

IL DIRITTO DI RICORRERE IN GIUDIZIO QUANDO 
UNA RELIGIONE PRESENTA FALSAMENTE FATTI SECOLARI

Il principale argomento legale adoperato dalla Società per difendere la propria direttiva sul sangue è la “libertà di religione” sancita dal Primo Emendamento: “Il Congresso non legifera riguardo alla costituzione di una religione o alla proibizione della sua libera pratica”[5]. Attualmente diversi tribunali interpretano la libertà religiosa nel senso che i magistrati non devono indagare sull'autenticità di un credo, sull'autonoma interpretazione dei testi religiosi, né devono entrare nel merito del processo decisionale attuato da un'organizzazione religiosa[6]. L'indisponibilità dei tribunali a decidere su queste materie può essere ricondotta a tre preoccupazioni: 1) i tribunali intendono evitare di ostacolare il libero esercizio dei diritti dell'organizzazione e dei suoi membri: 2) i tribunali temono un eccessivo coinvolgimento del governo qualora decidessero di esaminare a fondo le interpretazioni religiose; e 3) i tribunali non sono in grado di determinare un ragionevole standard da adottare nelle liti giudiziarie senza interferenze di natura personale a favore o contro le religioni[7].

Tuttavia, uno stato può intromettersi nel diritto di esercitare una prassi religiosa sia direttamente sia autorizzando un'azione legale di risarcimento, a condizione che l'azione dello stato soddisfi quattro requisiti:

  1. Il governo deve tutelare un importante o cogente interesse pubblico.

  2. Il “limite dell'espressione dev'essere indispensabile alla tutela” di quest'interesse.

  3. Il “limite deve essere tenuto al minimo necessario per garantire” quest'interesse.

  4. La misura dev'essere applicata nei confronti di chiunque, non solo nei riguardi della religione indagata[8].

L'intervento del governo nella pratica religiosa, previo soddisfacimento dei requisiti predetti, si fonda su un precedente legale. Nella causa Reynolds v. U.S., una delle prime decisioni implicanti limiti alla libertà di religione, la Corte Suprema si pronunciò a favore di una legge, redatta per punire la poligamia, per il fatto che era prevalente l'interesse statale a difesa dell'unità familiare[9]. Per giunta, attualmente i tribunali sono propensi ad accettare la chiamata il giudizio delle chiese da parte di cittadini che si sentano lesi dalla falsa rappresentazione di fatti secolari, compiuta dalle stesse[10]. Per esempio, un tribunale ha considerato un'organizzazione religiosa colpevole di aver presentato falsamente l'uso delle donazioni ricevute[11].

In modo analogo la Chiesa cattolica è stata subissata da un mare di citazioni per risarcimento danni a seguito delle rivelazioni che alcuni sacerdoti avevano abusato sessualmente di minori e che la Chiesa aveva acconsentito che questi noti sacerdoti, colpevoli di abusi, continuassero a conservare i loro posti[12]. L'estensione delle norme sul risarcimento danni fino al punto di consentire la chiamata in giudizio di organizzazioni religiose in questo particolare contesto è collegata all'erosione dell'immunità propria delle organizzazioni religiose e filantropiche, all'allargamento del diritto al risarcimento fino al punto di citare in giudizio una chiesa in quanto datore di lavoro, e all'intolleranza della nazione di fronte a chi si macchia di abusi sessuali[13]. Il parallelo tra il prevalente interesse pubblico (di prevenire atti di abuso sessuale) e gli insegnamenti della Chiesa cattolica contro tali atti ha spianato la strada ai risarcimenti richiesti per le vie legali, così come la decisione di considerare i sacerdoti imputati non più nel contesto di una questione di un impiccio religioso ma nell'ottica del diritto del lavoro[14]. Attualmente, la maggioranza dei tribunali è ancora restia a intromettersi in dispute interne ad una chiesa; tuttavia alcuni magistrati sono disposti a dar corso a cause risarcitorie laddove le vittime siano state seriamente danneggiate dalla negligenza dei responsabili della chiesa o nel caso in cui “frode, rottura di contratto, e violazione di regolamento” da parte della chiesa siano di natura squisitamente secolare[15]. Questi tribunali si rifanno al principio di neutralità che espone una chiesa alla chiamata in giudizio (per esempio, in questioni giuslavoristiche) a prescindere dal fatto che il tribunale possa decidere di esaminare “documentazione o prassi religiose”[16]. Allo stesso modo, nell'ambito della direttiva dei Testimoni sul sangue, il prevalente interesse pubblico, consistente nell'evitare inutili decessi, potrebbe essere invocato quando la religione presenta in modo falso fatti secolari relativi all'astensione dal sangue nella sua letteratura di indottrinamento e di addestramento.

Uno dei principali casi, in cui fu implicata una falsa rappresentazione dei fatti da parte di un'organizzazione religiosa, è stato Molko v. Holy Spirit Association for the Unification of World Christianity ("Unification")[17]. La Corte Suprema della California sentenziò che degli ex seguaci potevano citare in giudizio la chiesa per frode riscontrata nelle ingannevoli tecniche di reclutamento. La Chiesa dell'Unificazione deliberatamente dissimulava l'identità del gruppo dinanzi ai nuovi adepti negando inizialmente che essi fossero dei “Moonies”[18]. La Chiesa dell'Unificazione argomentò che, a prescindere dallo svelamento della frode posta in essere dalla chiesa, i neofiti avevano perdonato questa falsa rappresentazione divenendo comunque membri del gruppo[19]. La Corte Suprema della California non accettò questa linea di difesa perché essa ritenne che il processo d'indottrinamento in base alla persuasione coatta aveva reso i neofiti incapaci di prendere una diversa decisione[20]. In questo caso, siccome la Chiesa dell'Unificazione aveva detto a un neofita che “i suoi genitori erano agenti di Satana che stavano cercando di allontanarlo dalla Chiesa”, i familiari di costui non furono in grado di convincerlo ad abbandonare la Chiesa[21]. In maniera simile, almeno fino al 1989, La Torre di Guardia considerava ancora chiunque si opponesse alla propria posizione sul sangue o cercasse di convincere un affiliato ad accettare un'emoterapia come un soggetto che operava guidato da Satana[22]. Questo specifico, costituzionalmente tutelato precetto geovista rafforza ulteriormente la salda opposizione di ogni affiliato ad accettare trasfusioni di sangue prescritte da medici. Tuttavia, se la letteratura di indottrinamento della Società contenesse false rappresentazioni di fatti secolari, la base del credo di ciascun Testimone fondata su questa erronea presentazione sarebbe incrinata, in modo analogo al caso degli adepti della Chiesa dell'Unificazione, i quali - detto per inciso - sostenevano pure di credere sinceramente che la falsa rappresentazione della loro identità fosse un aspetto del credo costituzionalmente tutelato[23]. Comunque, la Corte Suprema della California ritenne che le pratiche di reclutamento ingannevole, adottate dalla Chiesa, non fossero una condotta motivata religiosamente né meritevole di tutela, perciò andavano sottoposte a giudizio da parte di un tribunale[24]. Il tribunale dichiarò che la soluzione migliore fosse dichiarare colpevole di falsa rappresentazione l'organizzazione religiosa, il che non implica la messa in discussione del diritto di associazione o di credere per quella chiesa o per i suoi membri, né li costringe a compiere atti contrari al loro credo religioso[25]. Il tribunale concluse che concedere un risarcimento danni per falsa rappresentazione dei fatti preclude solo il ricorso a “una discutibile strada” per reclutare adepti[26]. Il tribunale argomentò che l'estensione alle organizzazioni religiose dell'imputabilità per il tradizionale risarcimento danni protegge le persone dal subire danni e non è discriminatorio perché il principio si applica sia ai gruppi religiosi che a quelli non religiosi[27].

IL DANNO DA FALSA DICHIARAZIONE APPLICATO ALLA DIRETTIVA 
DELLA SOCIETÀ SUL RIFIUTO DEL SANGUE

Come spiega il manuale di diritto “Prosser and Keeton on Torts”, la maggior parte dei tribunali ritiene che la “falsa dichiarazione” si verifica in presenza di: 1) ambigue affermazioni fatte allo scopo di indurre l'ascoltatore a pervenire a erronee conclusioni; 2) affermazioni formalmente esatte che suscitano una falsa impressione; 3) parole o azioni che creano un'erronea impressione dissimulando la verità; oppure 4) mancanza di chiarezza quando“ le parti si trovino tra loro in un rapporto confidenziale o fiduciario, come nel caso di … amici di vecchia data, … allorquando si presuppone particolare fiducia e confidenza”[28]. Dinanzi alla mancanza di chiarezza, i tribunali prendono in considerazione “la differenza tra capacità intellettive delle parti in causa, il tipo di relazione instauratosi tra le parti, quanto formalmente l'informazione sia stata recepita, la natura del fatto non esplicitato, l'importanza del fatto non evidenziato, e se il dichiarante abbia ostacolato la comunicazione del fatto”[29].

Con quest'articolo si propongono possibili strade per addebitare alla Società Torre di Guardia il danno da falsa dichiarazione attraverso l'esplicitazione: 1) del rapporto fiduciario che lega La Torre di Guardia ai suoi seguaci; 2) delle false rappresentazioni di fatti secolari contenute nell'opuscolo; e 3) delle false dichiarazioni da parte della Società nell'attività di divulgazione della sua direttiva sull'uso del sangue.

I Testimoni si fidano vivamente della letteratura della Torre di Guardia

La Società soprannomina la sua religione come “la Verità” e i suoi seguaci si attribuiscono l'appellativo di “amici” che “studiano la Verità”[30]. I libri della Società Torre di Guardia sono letti e studiati nelle adunanze di congregazione alla stregua di studi scolastici allorché il materiale stampato, presentato da un oratore, viene inculcato attraverso il ricorso a domande scritte alle quali sono chiamati a rispondere singoli individui dell'uditorio previa alzata di mano. Alcuni Testimoni intervistati dall'Autrice hanno dichiarato di fare assegnamento sulla letteratura edita dalla Società perché “sono convinti” che la Società dia loro buone informazioni, perché la Società “va in fondo alle cose” e “è molto preparata”.

Spesso singoli Testimoni manifestano una carenza di capacità di analisi critica, che va messa in relazione alla mancanza di istruzione superiore dell'affiliato medio. Una ricerca ha appurato che “dei trenta gruppi esaminati, i Testimoni occupavano l'ultimo posto in quanto a istruzione: solo il 4,7% possiede un diploma di istruzione superiore in paragone al 49,5% degli Unitari e al 46,7% degli Ebrei”[31]. La Società non proibisce ai suoi seguaci la lettura di fonti estranee al gruppo, di altra letteratura in generale o di articoli di cronaca, tuttavia essa drasticamente dissuade i seguaci dal leggere materiale critico della propria religione[32]. La Società ammonisce i seguaci di “evitare lo spirito indipendente … (compreso) mettere in dubbio i consigli della visibile organizzazione di Dio [la Società]”[33]. La Società è profondamente convinta di essere l'unica religione odierna sulla terra a godere della guida divina[34]. La mancanza di istruzione superiore nella media dei seguaci, l'atmosfera da classe scolastica e il leale ossequio alla letteratura della Società paiono ragioni cogenti tali da imporre alla Società il dovere di non rappresentare falsamente o omettere i fatti, specialmente quando il credo religioso che si chiede di accettare implica decisioni che possono mettere a repentaglio la vita. Altri campi del diritto, come contratti, diritti di proprietà, regolamenti finanziari, sono pieni di misure legali e regolamentari idonee a prevenire false presentazioni e omissioni capaci di recare danni economici. Analogamente, a una religione che si basa in parte su fatti secolari per sostenere le proprie dottrine, non dovrebbe essere consentito impunemente di presentare falsamente questi stessi fatti secolari, necessari ad assumere decisioni critiche in campo medico.

La principale letteratura di indottrinamento sul sangue, 
edita dalla Società, presenta falsamente i fatti secolari

Nell'opera di conversione dei neofiti, la formula generale di insegnamento della Società prevede di lasciare per ultima la dottrina relativa all'uso del sangue, dopo che il neofito ha “sviluppato apprezzamento per la Verità”[35]. Prima di essere battezzato, ogni Testimone deve esprimere accettazione degli insegnamenti della Società, inclusa la direttiva sul sangue. Nella metamorfosi che conduce al rifiuto del sangue, molti affiliati si rifanno all'opuscolo della Società Salvare la vita col sangue: in che modo?[36], in cui si afferma: “A sostegno della terapia trasfusionale vengono addotte ragioni di carattere medico. Per poter compiere una scelta consapevole in merito al sangue è quindi giusto che conosciate i fatti”[37]. Questo richiamo alla veridicità precede di poco la particolare versione della Società sui rischi medici riguardanti il sangue e sulle alternative mediche ad esso, in tal modo si lascia intendere che l'informazione medica che segue sia reale.

In questa sezione sottoporremo al vaglio la veridicità dell'opuscolo analizzando le molteplici citazioni fuorvianti da parte della Società di specifici autori secolari tra i quali: 1) scienziati e storici della Bibbia; 2) valutazioni della comunità medica a proposito dei rischi di malattie trasmesse dal sangue; 3) affermazioni di medici a proposito della qualità delle alternative al sangue, compresa la portata dei rischi derivanti dalla rinuncia a una trasfusione di sangue. Quindi si documenterà il quasi totale silenzio dell'opuscolo a proposito dell'accettazione di frazioni di sangue da parte della Società, un'eccezione che si cerca di far passare inosservata, come si noterà.

La falsa rappresentazione da parte della Società degli scritti di storici

L'opuscolo cita scienziati e storici a sostegno della propria opinione secondo la quale i primi cristiani non mangiavano assolutamente sangue. L'argomento più solido dell'opuscolo è la citazione della “conclusione” di Joseph Priestley. L'opuscolo afferma (senza citare alcun riferimento):

   «Lo scienziato Joseph Priestley scrisse: “La proibizione di mangiar sangue data a Noè sembra sia vincolante per tutti i suoi discendenti . . . Se interpretiamo [la] proibizione degli apostoli partendo dalle abitudini dei primi cristiani, i quali difficilmente si può ritenere non ne avessero compreso correttamente la natura e la portata, non possiamo far altro che concludere che essa era destinata ad essere assoluta e perpetua; infatti per molti secoli nessun cristiano mangiò sangue”.»[38].

La Società ha grossolanamente frainteso gli scritti di Joseph Priestley. Vissuto nel diciottesimo secolo, Priestley fu sia uno scienziato che uno scrittore religioso. La citazione menzionata dalla Società è ricavata dagli scritti religiosi di quest'autore, The Theological and Miscellaneous Works of Joseph Priestley. Priestley inizia il suo scritto, intitolato “Sull'astinenza dal sangue” con le seguenti parole:

   “La questione relativa alla legittimità del mangiare sangue dovrebbe essere trattata nell'ambito di quei precetti che non sono di natura morale; tuttavia, anche se si tratta di un tema decisamente meno importante di altri, e di più dubbia natura, ho ritenuto opportuno discuterlo in quest'Appendice in cui mi sforzerò di affrontare entrambi i tipi di argomenti”[39].

In effetti Priestley concludeva la sua trattazione affermando:

   “Anche se nell'esame di questo soggetto, in genere, ho menzionato gli argomenti a favore della proibizione del sangue prima di quelli contrari ad essa, ed ho discusso più di questi ultimi che dei primi, non vorrei che il lettore giungesse alla conclusione che io sia pienamente convinto di una tesi piuttosto che di un'altra. Valuti il lettore la consistenza degli argomenti a favore o contro la proibizione, senza dimenticare che questo problema riguarda il minore di tutti i precetti assoluti e che tutti i precetti sia assoluti che cerimoniali sono di scarsa importanza se confrontati con il più piccolo dovere morale”[40].

Altrove Priestley affermava che i cristiani potevano mangiare sangue perché il Nuovo Testamento afferma che nulla di quello che entra nella bocca contamina l'uomo, che quanti credono di poter mangiare di tutto sono più zelanti, e che il Regno di Dio non si predica in base a ciò che si mangia o beve[41]. Perciò è una falsa rappresentazione da parte della Società il citare Priestley come sostenitore di una proibizione assoluta, mentre in effetti egli non propendeva né per il mangiare sangue né per il non mangiarne e non riteneva che l'argomento fosse tanto importante da meritare di essere incluso nel testo principale dei suoi scritti. Anche se la Società fa una citazione diretta delle parole di Priestley, queste espressioni sono state prese fuori contesto e inducono nel lettore la falsa impressione che Priestley sostenesse la totale astinenza dal sangue.

A sostegno della tesi della Società secondo la quale i primi veri cristiani non mangiavano sangue, l'opuscolo cita pure lo storico Eusebio - studioso cristiano vissuto tra il 263 e il 339 d.C. - il quale «narra di una giovane vissuta verso la fine del II secolo che, prima di morire sotto le torture, ribadì che ai cristiani “è proibito persino di cibarsi del sangue di animali senza ragione”. … Questa giovane non stava esercitando il cosiddetto diritto di morire. Voleva vivere, ma non intendeva rinunciare ai suoi princìpi»[42].

La Società non dice ai suoi lettori che Eusebio stava parlando di una donna di nome Biblide e che nel Libro 5, Capitolo 1, lo stesso scriveva di lei:

   «[Biblide] recisamente smentì i diffamatori: “Come possono mangiare i bambini delle persone alle quali non è consentito neppure di mangiare il sangue di bestie selvagge?”»[43].

In buona sostanza, Biblide stava sostenendo che non si potevano mangiare i bambini, quindi argomentava che siccome i cristiani non mangiavano sangue animale, non avrebbero neppure potuto mangiare i bambini[44]. Biblide non sosteneva che i cristiani non avrebbero mai mangiato sangue o carne impura in una situazione di fame estrema.

Cercando ulteriore sostegno alla propria argomentazione, l'opuscolo cita pure Tertulliano (155-225 d.C.), un'autorità alla quale la Società rimanda pure nel periodico La Torre di Guardia del 15 giugno 2004[45]:

   «Tertulliano scrisse: “E dove mettete tutti quelli che durante uno spettacolo gladiatorio corrono a bere ingordamente, per curarsi il morbo comiziale [l'epilessia], il sangue ancor caldo … dei delinquenti sgozzati nell'arena?” Egli fece notare il contrasto con i cristiani, dicendo: “Noi non abbiamo tra i nostri alimenti neppure il sangue degli animali . . . Per torturare i cristiani porgete loro anche dei sanguinacci, perché siete ben certi che sono un cibo a loro proibito”. … Pertanto i primi cristiani erano disposti a rischiare la vita pur di non prendere sangue»[46].

Anche se è possibile che Tertulliano si stesse riferendo alla superstizione pagana secondo la quale il sangue avrebbe potuto curare l'epilessia, alcuni invece sostengono che il ragionamento di Tertulliano fosse il seguente: come è sbagliato l'omicidio, allo stesso modo mangiare il sangue di persone assassinate è altrettanto errato[47]. La citazione completa del passo di Tertulliano conferma questa spiegazione:

   «Parimenti, dove si trovano coloro che, per guarire dall'epilessia, succhiano, durante uno spettacolo di gladiatori, con avidità sitibonda, il sangue ancor caldo scorrente dalla gola dei prigionieri sgozzati nel circo?
    Ed ancora, quelli che cenano con le carni di belve provenienti dal circo, e chi chiede del cinghiale, chi del cervo? Quel cinghiale si insozzò del sangue di chi egli dilaniò; quel cervo si rotolò nel sangue di un gladiatore. Sono particolarmente chiesti gli stomachi degli stessi orsi, che non hanno ancora digerito le carni umane; un uomo si rimpinza di una carne che si è pasciuta di un uomo. Voi che mangiate di queste cose, di quanto siete lontani da quei festini che imputate ai Cristiani? Ed è minore la colpa di coloro che, per selvaggia passione, desiderano ardentemente le membra degli uomini solo perché le divorano viventi? E sono meno consacrati dal sangue umano alla laidezza, questi che bevono ciò che sangue diventerà? Non si nutrono certo di bambini, ma piuttosto di uomini fatti.
    Arrossisca la vostra aberrazione davanti a noi Cristiani, che non consideriamo il sangue degli animali neppure come cibo ammesso nei pranzi, e per questa ragione ci asteniamo dagli animali uccisi per soffocamento o morti naturalmente, per non essere in alcun modo contaminati dal sangue, anche se giace sepolto fra le viscere. Infatti, per torturare i Cristiani, voi presentate loro delle salsicce ripiene di sangue, ben sapendo che quei cibi non sono loro permessi, e che è questo un mezzo sicuro per farli deviare dalla loro fede….»[48]

Tertulliano sosteneva che i cristiani aborrivano il genocidio dei loro confratelli, praticato nelle arene, e che essi non avrebbero mangiato né il sangue di queste persone né la carne delle bestie di cui ci si era serviti per uccidere i gladiatori. Evidentemente Tertulliano non stava affermando che fosse contrario ai comandamenti divini mangiare sangue in una situazione di emergenza. In un pasto normale i primi cristiani (molti dei quali erano ebrei) non erano soliti mangiare carne non dissanguata o sangue; ma da questo fatto non deriva che, comunque, costoro avrebbero rifiutato quel genere di alimenti se si fossero trovati in situazione di estrema penuria di viveri.

Come evidenzia l'analisi precedente, la Società travisa le effettive parole degli autori estrapolandole dal contesto. Mentre Priestley prese in esame entrambi gli aspetti della questione del sangue e precisò di non essere a favore di una delle due posizioni, la Società ha trasformato Priestley in un sostenitore della causa della Società. Inoltre, sia Eusebio che Tertulliano sostenevano che sia l'omicidio che il mangiare sangue di persone assassinate erano pratiche errate, tuttavia nessuno dei due ha affermato che i primi cristiani avrebbero o meno violato una norma alimentare se si fossero trovati in condizioni di estrema penuria di viveri.

La Società amplifica i rischi medici derivanti dall'accettare una trasfusione di sangue

L'opuscolo, inoltre, fa una valutazione dei rischi odierni di incappare in patologie, derivanti dall'accettare l'emoterapia, e si sforza di convincere i lettori che i rischi medici sono un argomento a favore del rifiuto dell'emoterapia. Come prova che le emotrasfusioni sarebbero pericolose la Società cita uno studio del 1960 secondo il quale si verificherebbe un decesso ogni 13.000 flaconi di sangue trasfuso[49].

1. Le trasfusioni di sangue intaccano il sistema immunitario

L'opuscolo, poi, affronta l'argomento secondo il quale le trasfusioni di sangue danneggerebbero il sistema immunitario sulla base di una citazione del periodico Cancer: «Nei pazienti affetti da cancro del colon è stato riscontrato un significativo effetto sfavorevole delle trasfusioni sulla sopravvivenza a lungo termine. In questo gruppo la sopravvivenza globale cumulativa in un periodo di 5 anni è stata del 48% nei pazienti trasfusi e del 74% nei non trasfusi»[50].

La Società non dice che lo stesso studio aveva preso in esame gli effetti dell'emotrasfusione in pazienti affetti da cancro alla mammella e che questi pazienti non avevano evidenziato alcuna correlazione tra l'emoterapia e la morte a causa della ricomparsa del cancro[51]. I medici autori di questa ricerca cercarono di spiegare la differenza valutando se il sistema immunitario giocasse ruoli diversi nello sviluppo dei differenti tipi di cancro[52].

L'opuscolo, quindi, menziona un articolo sull'incidenza di cancro alla testa e al collo in pazienti che avevano ricevuto emotrasfusioni: «La recidività di tutti i carcinomi laringei è stata del 14% per i non trasfusi e del 65% per i trasfusi. Per i tumori del cavo orale, della faringe e del naso o dei seni paranasali, il tasso di recidive è stato del 31% senza trasfusioni e del 71% con le trasfusioni»[53]. L'opuscolo omette di far notare che gli autori dello studio avevano concluso che sarebbe stata necessaria realizzare ulteriori ricerche perché i medici erano incerti se la correlazione fosse dovuta ad un nesso di causalità diretto o ad altra variabile[54]. Comunque, a difesa della Società, va detto che molti studi attestano che certi ammalati di cancro, ai quali si praticano emotrasfusioni, vanno incontro a immunodepressione, la quale può causare un'incapacità ad eliminare le restanti cellule tumorali[55].

L'opuscolo riassume la questione del sistema immunitario con le parole del dott. John S. Spratt, il quale ha affermato: «Il chirurgo oncologo potrebbe dover rinunciare alle trasfusioni»[56]. Comunque, l'opuscolo non spiega una fondamentale differenza tra la definizione di “chirurgia senza sangue” adottata dal dott. Spratt e quella usata dalla Società. Il dott. Spratt raccomanda che “i chirurghi ongologi dovrebbero valutare di somministrare solo unità di emazie concentrate e purificate o surgelate e purificate per far fronte a urgenti emorragie”[57]. In altre parole, il dott. Spratt raccomanda non di astenersi dal sangue in situazioni di emergenza, ma di trasfondere emazie messe al bando dalla Società. La citazione del commento del dott. Spratt circa il fatto che “il chirurgo oncologo potrebbe dover rinunciare alle trasfusioni”, fatta dalla Società, è il classico esempio di come una citazione formalmente corretta possa creare un'erronea impressione a motivo di un equivoco, in questo caso l'equivoco è su ciò che va inteso come “chirurgia senza sangue”.

2. Emotrasfusioni associate a un alto rischio di complicazioni infettive

Una delle dichiarazioni generali contenute nell'opuscolo sostiene che le persone emotrasfuse probabilmente saranno più esposte a subire infezioni, e viene citata una ricerca in cui un medico affermava: «Trasfusioni di sangue somministrate prima, durante o dopo l'intervento sono state associate a complicanze infettive . . . Il rischio di contrarre un'infezione postoperatoria aumentava proporzionalmente al numero di unità di sangue trasfuse»[58]. Tuttavia la Società non dice ai suoi lettori perché le emotrasfusioni venivano somministrate ad alcuni pazienti e non ad altri, né l'effettiva incidenza delle complicazioni infettive. L'articolo citato afferma:

   «La somministrazione di sangue è stata associata in modo significativo (P<0,05) ad un basso valore di ematocrito, ad un'elevata perdita di sangue durante l'operazione, ad un'infiltrazione del tumore nei visceri (classificazione B2 o più elevata), alla scarsa differenziazione del tumore, e all'ampiezza del campione»[59].

Perciò, i medici erano più propensi a prescrivere emotrasfusioni a pazienti in condizioni peggiori che a quelli in condizioni meno critiche. I componenti del gruppo di controllo non erano pazienti che avevano rifiutato l'emotrasfusione a motivo delle proprie credenze.

Nel caso che i pazienti scrutinati si fossero rifiutati di accettare il sangue e fossero morti, il loro decesso avrebbe ovviamente impedito la loro inclusione in una ricerca incentrata sull'immunosoppressione postoperatoria. Lo studio ha evidenziato che l'effettivo tasso di infezione era di 33 su 134 (24,6%) in coloro che erano stati trasfusi a fronte di 9 su 209 (4,3%) in quanti non era stato necessario trasfondere sangue[60]. Delle 42 persone che svilupparono infezioni, 13 avevano ferite infette, 12 avevano contratto infezioni delle vie urinarie, 6 avevano infezioni pelvicoaddominali, 6 avevano la polmonite, 4 presentavano sepsi aspecifica, e 1 aveva la flebite[61]. Di questi 42 pazienti, 38 sopravvissero grazie alla somministrazione di antibiotici[62]. La Società omette di informare i lettori circa la prognosi favorevole di quei pazienti che pure avevano contratto infezioni con l'emotrasfusione.

3. Le emotrasfusioni sono associate alle malattie

Successivamente la Società sfrutta l'effettivo rischio e la paura comunemente diffusa di contrarre malattie note o sconosciute attraverso una trasfusione di sangue. L'opuscolo sostiene l'argomento citando un articolo del New York Times

   «“Morbo di Lyme da trasfusioni? È improbabile, ma gli esperti lo sospettano”. È sicuro il sangue di un donatore risultato positivo al test per il morbo di Lyme? A un gruppo di medici è stato chiesto se avrebbero accettato di farsi trasfondere quel sangue. “Tutti hanno risposto di no, anche se nessuno ha raccomandato di scartare il sangue di questi donatori”.»[63] 

La Società omette i commenti dell'articolo circa la remota possibilità di contrarre questa malattia attraverso una trasfusione di sangue. L'articolo del New York Times cita due scienziati che presentano opinioni opposte sul tempo durante il quale il sangue di una persona può essere infetto: uno sostiene che il rischio è sconosciuto e l'altro afferma che il rischio dura solo per un breve tempo[64]. L'articolo spiega che i test disponibili avevano rilevato gli anticorpi della malattia, che possono impiegare tre o più mesi per presentarsi[65]. Come precauzione aggiuntiva la Croce Rossa effettuava un esame obiettivo dei donatori per rilevare febbre e esantemi[66]. Il dott. S. Gerald Sandler, direttore medico dei servizi trasfusionali della Croce Rossa, ha dichiarato:

   «Si pensa che se il microbo può diffondersi con la trasfusione, ciò può accadere solo negli stadi iniziali della malattia. Nei casi in cui la spirocheta è stata isolata dal sangue del paziente, il soggetto è già ammalato, il che rende improbabile che una persona del genere si senta in grado di donare sangue»[67].

Anche se esiste la possibilità teorica che i trasfusi contraggano il morbo di Lyme, il fatto è che al tempo in cui fu scritto l'articolo non si aveva notizia di alcuno che avesse contratto il morbo di Lyme a causa di una trasfusione di sangue[68].

L'opuscolo mette pure in evidenza la potenziale comparsa del morbo di Chagas (infezione, talvolta fatale, causata da parassiti che molto probabilmente infestano abitazioni malsane fatte di fango, mattoni e paglia[69]) affermando:

   «Il morbo di Chagas illustra come il sangue può diffondere una malattia a distanza. Il Medical Post (16 gennaio 1990) riferisce che “nell'America Latina ci sono dai 10 ai 12 milioni di persone affette da questa malattia nella sua forma cronica”. Questo morbo è stato definito “uno dei principali rischi trasfusionali nell'America del Sud”. Un insetto “assassino” punge sul viso una vittima che dorme, ne succhia il sangue e depone i suoi escrementi nella ferita. La vittima può essere portatrice del morbo di Chagas per anni (e nel frattempo donare sangue) prima di manifestare complicazioni cardiache letali. Perché la cosa dovrebbe preoccupare chi vive in continenti distanti? Sul New York Times del 23 maggio 1989, parlando di pazienti - uno dei quali deceduto - che avevano contratto il morbo di Chagas in seguito a una trasfusione, il dott. L. K. Altman ha scritto: “Altri casi potrebbero essere passati inosservati perché [qui i medici] non hanno dimestichezza col morbo di Chagas, né si rendono conto che può essere trasmesso con le trasfusioni”»[70]

Ancora una volta la Società omette ogni riferimento a quanto sia remota la possibilità di ammalarsi del morbo di Chagas attraverso una trasfusione di sangue o al fatto che le riserve di sangue possono facilmente essere depurate attraverso l'uso del violetto di genziana[71]. L'articolo afferma che l'insetto responsabile è presente pure in una “vasta area degli Stati Uniti [tuttavia] sono stati riferiti solo cinque casi di morbo di Chagas negli Stati Uniti”, due dei quali collegati a emoterapia[72]. La minaccia proviene da circa 100.000 immigrati infetti provenienti da paesi ad alto rischio[73].

L'opuscolo menziona pure l'epatite, la più comune malattia contratta attraverso il sangue, affermando (senza una nota o un riferimento bibliografico): «Per un decennio essa fu il terrore di chi doveva ricevere trasfusioni, colpendo dall'8 al 17 per cento dei trasfusi in Giappone, Israele, Italia, Spagna, Svezia e Stati Uniti». Siccome non si cita la fonte di questa notizia, è impossibile verificarne l'autenticità. Comunque, l'opuscolo cita subito dopo un articolo del New York Times:

   «“Autorevoli esperti”, osserva l'Harvard Medical School Health Letter (novembre 1989),“temono che A, B, C e D non rappresentino l'intero alfabeto dei virus dell'epatite; potrebbero saltarne fuori degli altri”. Il New York Times del 13 febbraio 1990 affermava: “Gli esperti sospettano fortemente che altri virus possano provocare epatiti; se verranno scoperti, si parlerà di epatite E, e via dicendo”.»[74]

L'articolo menzionato, “Quandary for Patients: Have Surgery or Await Test for Hepatitis C?”, prima del riferimento al test dell'epatite C affermava che: «Circa uno su 200 donatori di sangue è affetto da epatite C, e il rischio di contrarla aumenta con ciascuna trasfusione. Chi riceve quattro trasfusioni da differenti donatori ha il 2% di possibilità di contrarre l'epatite C»[75]. Siccome il test per l'epatite C sarebbe stato approvato dalla FDA entro pochi mesi, l'argomento principale dell'articolo era di incoraggiare chi stava valutando di sottoporsi a interventi chirurgici di elezione, a rischio, a posporre di qualche mese l'intervento[76]. L'articolo dichiara inoltre che la migliore iniziativa per prevenire la trasmissione di malattie è quella di conservare parte del proprio sangue, processo chiamato emoterapia autologa[77]. La Società non ha mai approvato la conservazione preoperatoria del proprio sangue perché ritiene che il sangue, una volta lasciato il corpo, non dev'essere riutilizzato.[78]

Naturalmente, nessuna discussione sulle malattie infettive sarebbe completa se si prescindesse dall'AIDS. L'opuscolo ripropone un resoconto secondo il quale gli attuali test sul sangue non rivelano accuratamente l'AIDS o l'HIV, e che non si può mai esser certi che le donazioni siano sicure[79]. L'opuscolo mette in evidenza pure un più recente tipo di AIDS:

   «Il virus dell'AIDS è stato chiamato HIV, ma ora alcuni esperti lo chiamano HIV-1. Perché? Perché è stato scoperto un altro virus (HIV-2), della stessa famiglia, che può provocare gli stessi sintomi ed è diffuso in certe zone. Per di più, questo virus “non viene sempre individuato dai test per l'AIDS attualmente in uso qui”, riferisce il New York Times (27 giugno 1989)»[80].

L'articolo del New York Times, al quale fa riferimento la Società, s'intitola “4 Cases Found of Rare Strain of AIDS Virus-Standard Test Fail to Detect the HIV-2”[81]. L'articolo prende in esame il fatto che il virus è molto diffuso nell'Africa Occidentale e che delle sei persone infette nell'area di New York City, due erano vissute nell'Africa Occidentale (delle altre quattro si avevano informazioni incomplete)[82]. L'articolo afferma pure che “Molte società europee hanno sviluppato dei nuovi test sull'AIDS che coprono entrambi i tipi di virus” e che questi test sarebbero stati adottati subito dopo l'approvazione della FDA[83]. Il test sull'HIV allora adoperato negli U.S.A. forniva dati “non concludenti” tra il 45% e il 90% delle volte in cui era presente l'HIV-2[84]. Le banche del sangue scartavano il sangue con risultati non concludenti e a chi veniva dall'Africa Occidentale era chiesto di astenersi dal donare sangue[85]. 

4. Gli effettivi rischi da emotrasfusioni negli Stati Uniti secondo la Croce Rossa

Stima dei rischi di infezione da trasfusione

Anno

Stima del rischio di epatite B   (HBV) da trasfusione

Stima del rischio di epatite C (HCV) da trasfusione

Stima del rischio di HIV da trasfusione

1971-1983

Realizzato lo screening dell’HBsAG

10,3 su 1001

Virus non ancora scoperto

1984

 

1 su 2.6322

 

1985

   

Realizzato il primo test per l’HIV

1986

Si aggiunge lo screening Anti-HBc

Nbsp;

 

1987

   

1 su 250.0003

1988

     

1989

     

1990

 

Realizzato il primo test per l’HCV

 

1991

1 su 200.0004

1 su 3.3005

 

1992

1 su 63.0006

1 su 103.0007

1 su 493.0008
1 su 225.000
9

1993

 

Migliorato il test for l’HCV

 

1994

     

1995

1 su 205.00010

1 su 276.00011

 

1996

 

Ulteriore miglioramento del test per l’HCV

 

1998

   

1 su 1.468.00012

1999

 

Si aggiunge il test HCV NAT

Si aggiunge il test HIV NAT

2000

 

1 su 1.935.00013

1 su 2.135.00014


All'epoca in cui l'opuscolo fu pubblicato, nel 1990, il rischio di malattia (non di morte), tranne per l'epatite C, era di gran lunga più remoto di quello citato dalla Società e riferito a un'epoca precedente, indicante un decesso ogni 13.000 flaconi di sangue trasfuso. Com'è stato già considerato, il test per l'epatite C fu realizzato entro breve tempo, riducendo il rischio a 1 su 100.000 per gli U.S.A.[86]

5. Quali sono in definitiva i rischi medici?

L'opuscolo comincia con il dichiarare che la media di mortalità nel 1960 era di un decesso su 13.000 flaconi di sangue e quindi prosegue dando molto rilievo ai danni dovuti a trasfusioni di sangue menzionando anche gli studi sul morbo di Chagas, quello di Lyme, e diversi tipi di epatite e AIDS.[87] Dopo aver letto la sezione sui rischi medici, il lettore ne potrebbe concludere che oggi l'uso del sangue, a parte l'insorgenza di nuove malattie, è molto più letale di un decesso su 13.000 flaconi. Se gli argomenti della Società fossero validi, le malattie dovute al suo uso farebbero veramente del sangue un veleno medico. La Società in effetti altera il rischio effettivo di contrarre l'epatite o l'HIV. Informare i lettori è importante perché omettere fatti rilevanti che possono infine portare ad una falsa rappresentazione degli stessi induce chi legge a trarne delle conclusioni errate.

L'opuscolo presenta una veduta estremistica del rischio delle trasfusioni di sangue e presenta ai suoi seguaci un'interpretazione miope e deviate della letteratura medica che cita. Mentre per un verso la letteratura della Società indica alcuni dei rischi medici, dall'altro non informa esaurientemente il lettore, inducendolo in un ingiustificato timore di poter morire a causa di una trasfusione di sangue. Il rischio di malattie che si possono contrarre in seguito ad una trasfusione è reale, ma esso dev'essere equilibrato con un resoconto veritiero sulle percentuali di sopravvivenza dovute ad esse e del tasso di mortalità per chi non le accetta. Nel prossimo paragrafo si esaminerà la sezione dell'opuscolo intitolata “Valide alternative all'emotrasfusione” e si stabilirà se essa offre al lettore false speranze di sopravvivere senza ricorrere all'emoterapia.

Fine della prima parte

Seconda parte>>

Note:

[*] Titolo originale dell’articolo: Jehovah’s Witnesses, Blood Transfusions, and the Tort of Misrepresentation, pubblicato nel numero dell’Autunno 2005 del periodico Journal of Church and State, edito dalla Baylor University di Waco, Texas. La traduzione italiana è a cura di Sergio Pollina e Achille Aveta, realizzata previo consenso dell’Editore americano

[#] Kerry A. Louderback - laureata in Business Administration presso la Georgia State University e laureata in giurisprudenza alla Florida State University - esprime particolari ringraziamenti ai suoi docenti di diritto, ai bibliotecari della Florida State University e agli amici. Quest'articolo è dedicato alla memoria di tutti i fanciulli Testimoni di Geova, morti per essersi adeguati al divieto del sangue da parte della Società (Torre di Guardia di Bibbie e Trattati, NdT), inclusi quelli menzionati nella rivista Svegliatevi! del 22 maggio 1994.

[1] Molti componenti della famiglia della Louderback-Wood sono Testimoni di Geova e la stessa Autrice ha frequentato le adunanze gestite da questa religione fino al raggiungimento dell’età adulta. Sua madre ha affrontato il problema del sangue per ben due volte: in una prima occasione, un medico le somministrò delle piastrine per fermare un’emorragia post partum; dopo alcuni anni i medici misero in guardia la madre dell’Autrice riguardo al rischio di cardiopatia che ella correva a causa della sua grave anemia e dei valori pressori decisamente bassi, perciò i medici raccomandarono una trasfusione di sangue. La madre respinse il consiglio e subì un letale attacco cardiaco nel giro di 48 ore dall’avvertimento da parte dei medici. I medici, l’ospedale, i parenti e i componenti della locale congregazione che avevano fatto visita alla madre dell’Autrice non sapevano che la Società autorizzava i seguaci ad accettare l’emoglobina derivata dal sangue, perciò questo rimedio non fu somministrato alla donna. Invece un familiare ordinò all’ospedale di somministrare un’iniezione di eritropoietina, basando questa decisione sulla letteratura della Società la quale sosteneva che essa agiva “molto velocemente” nella produzione di emazie. I medici spiegarono che tale iniezione non avrebbe funzionato così velocemente come sosteneva il familiare. Questi fatti hanno rappresentato lo spunto per la realizzazione del presente articolo.
[2]
The Watchtower del 1° luglio 1945, pp. 198-201, disponibile online al sito www.ajwrb.org/watchtower/data1.shtml; Awake! del 22 ottobre 1948, p. 12, disponibile online al sito www.ajwrb.org/watchtower/data1.shtml; Salvare la vita col sangue: in che modo?, Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Roma 1990, pp. 3-5.
[3]
 “Lasciatevi guidare dall’Iddio vivente” in La Torre di Guardia del 15 giugno 2004, p. 24: “[Accettare frazioni di sangue è una questione seria] perché vi è implicata la vostra relazione con l’ ‘Iddio vivente’. Tale relazione è l’unica che può condurre alla vita eterna…”.
[4]
Wons v. Public Health Trust of Dade County, 541 So. 2d 96 (1989) (Sentenza in cui si sosteneva che la scelta di rifiutare un trattamento sanitario a base di sangue da parte di un adulto Testimone di Geova, anche in presenza di due figli minori, fosse prevalente rispetto all’interesse statale di imporre il trattamento per il fatto che ai minori sarebbe comunque rimasto l’altro genitore); Fosmire v. Nicoleau, 75 NY2d 218 (1989) (Sentenza in cui si sosteneva che la scelta, motivata sul piano religioso e medico, di rifiutare il sangue da parte di una donna adulta Testimone di Geova non dovesse essere sacrificata all’interesse pubblico per il fatto che c’era il marito in grado di prendersi cura del neonato); vedere pure Jehovah’s Witnesses of Washington v. King County Hospital, 278 F. Supp. 488 (W.D. Wash. 1967) confermata in 390 U.S. 598 (1968) (Si tratta di una causa collettiva in cui la sentenza sosteneva che lo Stato poteva ordinare di praticare trasfusioni di sangue su minori nonostante l’opposizione dei genitori dei minori); Novak v. Cobb County Kennestone Hosp. Auth., 74 F.3d 1173, (11th Cir. 1996) (Sentenza in cui si sosteneva che l’ospedale, il medico curante e il tutore avevano agito correttamente ordinando di praticare una trasfusione di sangue su un sedicenne vittima di un incidente automobilistico dopo che la madre si era rifiutata di sottoscrivere l’autorizzazione alla trasfusione e aveva dichiarato che anche il figlio minore avrebbe rifiutato la trasfusione, se cosciente, in quanto egli era Testimone di Geova); In the Matter of Baby Girl Newton, 1990 De. Ch. Lexis 48 (Del. Ch. Apr. 24, 1990) (Caso non ancora pubblicato) (Il tribunale ha sostenuto che era competenza dello Stato ordinare una trasfusione di sangue su un neonato prematuro di 2 giorni, anemico); In re McCauley, 409 Mass. 134 (1991) (Il tribunale ha sostenuto che rientrava nella potestà dello Stato ordinare la somministrazione di una trasfusione di sangue a una bambina di 8 anni affetta da leucemia); Muhlenberg Hospital v. Patterson, 128 N.J. Super 498 (N.J. Super. Ct. 1974) (Il tribunale ha autorizzato una trasfusione di sangue su un neonato di sei giorni ammalato per il fatto che l’emoterapia avrebbe ragionevolmente prevenuto gravi danni alla salute); O.G. v. Baum, 490 S.W. 2d 839 (Tex. App. Houston 1st Dist. 1990).
[5]
Applicabile ai governi statali grazie al Quattordicesimo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
[6]
Scott C. Idleman, “Tort Liability, Religious Entities, and the Decline of Constitutional Protection,” Indiana Law Journal 75 (Winter 2000), pp. 219-23.
[7]
Ibid.; si vedano pure: Lemon v. Kurtzman, 403 U.S. 602, (1970) at 612-613; Committee for Public Education v. Nyquist, 413 U.S. 756 (1973) at 773; Abington School Dist. v. Schempp, 374 U.S. 203 (1963) at 222.
[8]
Wollersheim v. Church of Scientology, 212 Cal. App. 3d 872, 884 (2d Dist. Div 7 1989).
[9]
Reynolds v. United States, 98 U.S. 145 (1878).
[10]
Stephen Senn, “The Prosecution of Religious Fraud,” Florida State University Law Review 17 (Inverno 1990), p. 328.
[11]
Ibid., 342, con riferimento alla causa In re Heritage Village Church and Missionary Fellowship, Inc., 92 Bankr. 1000, 1006-07 (Bankr. D.S.C. 1988)  (PTL si serviva di “conti bancari separati, riservati” per pagare i funzionari di più alto livello senza rivelare le notevoli somme versate a dipendenti e collaboratori della chiesa e mise in atto “studiati tentavivi di tenere celata la situazione finanziaria dell’opera”).
[12]
Ira C. Lupu e Robert W. Tuttle, “Church Autonomy Conference, February 6-7, 2004, J. Rueben Clark Law School, Brigham Young University: Church Autonomy and Religious Group Liability: Articolo: Sexual Misconduct and Ecclesiastical Immunity,” Brigham Young Law Review (2004), p. 1789.
[13]
Ibid., pp. 1797-1800.
[14]
Ibid., p. 1818.
[15]
Ibid., p. 1850.
[16]
Ibid., p. 1851.  Si veda pure Jones v. Wolf, 443 U.S. 595 (1979).
[17]
Molko v. Holy Spirit Association for the Unification of World Christianity, 46 Cal. 3d 1092 (Cal. 1988).
[18]
Ibid., p. 1102.
[19]
Ibid., p. 1109.
[20]
Ibid., pp. 1104 e 1109.
[21]
Ibid., p. 1104.
[22]
La Torre di Guardia del 1° dicembre 1989, p. 12: “La fede dei testimoni di Geova viene attaccata da ogni lato: …, da medici che vogliono imporre trasfusioni di sangue a noi e ai nostri figli, … . A orchestrare tutta questa opposizione c’è Satana, il governante delle tenebre e dell’ignoranza, il nemico dell’accurata conoscenza” (consultabile in rete al sito: http://www.ajw-rb.org/watchtower/data1.shtml ).
[23]
Molko v. Holy Spirit Association for the Unification of World Christianity,  46 Cal. 3d 1092, 1115 (Cal. 1988).
[24]
Ibid., pp. 1117-118.
[25]
Ibid., p. 1117.
[26]
Ibid.
[27]
Ibid., p. 1119.
[28]
Robert F. Keeton ed altri, Prosser and Keeton on Torts, par. 106, V ed., 1984.
[29]
Ibid.
[30]
L’Autrice ha presenziato di persona a molte adunanze dei Testimoni di Geova e annovera tra i propri familiari persone che sono attivamente impegnate in questa religione.
[31]
Jerry Bergman, “Dealing with Jehovah’s Witness Custody Cases” in Creighton Law Review 29 (giugno 1996), p.1500, che cita Barry A. Kosmin e Seymour P. Lachman, “One Nation Under God,” p. 258 (1993) [quest’ultimo lavoro sarà di seguito citato con il solo riferimento a “Kosmin”];  Jerry Bergman, “Understanding Educational Measurement and Evaluation” (1991).
[32]
Guardiamoci dai pericoli insiti nell’uso di Internet!” in Il ministero del Regno del novembre 1999, pp. 3-6; si veda pure “Attenetevi fermamente all’insegnamento divino” in La Torre di Guardia del 1° maggio 2000, pp. 8-10, (“Tuttavia alcuni hanno abbandonato le nostre file e qualcuno fra loro è determinato a diffamare i testimoni di Geova diffondendo menzogne e travisando i fatti. … Così facendo si schierano col primo apostata, Satana. … Evitando ogni contatto con questi oppositori saremo protetti dai loro ragionamenti corrotti. Esporsi all’influenza di insegnamenti apostati tramite i vari mezzi di comunicazione moderni è dannoso quanto far entrare un apostata in casa. Non dovremmo mai permettere che la curiosità ci porti a intraprendere una simile condotta calamitosa! — Proverbi 22:3.”), consultabile online: http://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/2000322 . Si veda pure Diane Wilson, Awakening of a Jehovah’s Witness (Amherst, N.Y., Prometheus Books 2002), p. 153 (I Testimoni considerano la letteratura apostata come “pornografia spirituale”).
[33] Osama  Muramoto, “Bioethics of the refusal of blood by Jehovah’s Witnesses; parte 1ª. Should bioethical deliberation consider dissidents’ views?” in Journal of Medical Ethics n° 24 (agosto 1998), p. 225, in cui si cita l’articolo “Smascheriamo i sottili disegni del Diavolo” in La Torre di Guardia del 1° luglio 1983, p. 18.
[34] Wilson, Awakening of a Jehovah’s Witness, pp. 54-55, in cui si cita La Torre di Guardia del 1° aprile 1988, p. 28:  “Quando parla il nostro Padre celeste, Geova Dio, sia per mezzo della sua Parola, la Bibbia, che tramite la sua organizzazione terrena, è più importante che mai ascoltare e ubbidire”; e La Torre di Guardia del 15 dicembre 1973, p. 754: “Considerate inoltre il fatto che la sola organizzazione di Geova, in tutta la terra, è diretta dallo spirito santo o forza attiva di Dio. … Solo per essa la sacra Parola di Dio, la Bibbia, non è un libro sigillato”.
[35] Wilson, Awakening of a Jehovah’s Witness, p. 187.
[36] Disponibile online www.watchtower.org .
[37] Salvare la vita col sangue: in che modo?, Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Roma 1990, p. 7.
[38] Ibid., p. 5.
[39] Joseph Priestley, The Theological and Miscellaneous Works of Joseph Priestley, vol. 2, J.T. Rutt & Kraus Reprint Company eds., 1972, p. 376, “Appendix, Section II–Of Abstinence from Blood / The Doctrines of Revealed Religion”.
[40] Ibid., p. 380.
[41] Ibid.
[42] Salvare la vita col sangue: in che modo?, p. 5.
[43] Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, Libro V, Capitolo 1 (Nel 177 d.C. a Lione (Francia), quando i cristiani furono falsamente accusati di mangiare i bambini, una donna di nome Biblide dichiarò:“Come potrebbero mangiare bambini costoro, cui è proibito persino di cibarsi del sangue di animali senza ragione?"). Rusconi Editore, Milano 1979, pag. 270. Si veda pure Andrew W. Lusk, “How the Watchtower Distorts the Writings of Eusebius to Justify a Blood Transfusion Ban”, consultabile online: http://corior.blogspot.com/2006/02/how-watchtower-distorts-writings-of.html
[44]Si veda Lusk, “How the Watchtower Distorts the Writings of Eusebius to Justify a Blood Transfusion Ban.”
[45] “Date il giusto valore al dono della vita”, pp. 14-24.
[46] Salvare la vita col sangue: in che modo?, p. 6.
[47] Si veda Lusk, “How the Watchtower Distorts the Writings of Eusebius to Justify a Blood Transfusion Ban.”
[48] Tertulliano, Apologia del Cristianesimo, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1956, Traduzione di Luigi Rusca.
[49] Salvare la vita col sangue: in che modo?, pp. 7-8.
[50] Ibid., pp. 7-8 in cui si cita la ricerca di Paul J. Voogt ed altri, “Perioperative Blood Transfusion and Cancer Prognosis” in Cancer 59 (15 febbraio 1987), p. 836.
[51] Voogt ed altri, “Perioperative Blood Transfusion and Cancer Prognosis”, p. 836.
[52] Ibid., p. 842. («Un’altra spiegazione potrebbe essere che l’effetto della trasfusione riscontrato nei pazienti affetti da carcinoma del colon sia dovuto ad un effetto di immunodepressione causato dall’emotrasfusione e che l’assenza di un effetto del genere in pazienti affetti da carcinoma mammario rifletta una differenza nel ruolo che il sistema immunitario svolge nella storia naturale di entrambe le malattie. Attualmente non sono disponibili dati idonei a spiegare perché gli effetti immunodepressivi dell’emoterapia possano influenzare lo sviluppo del cancro del colon e non quello del cancro della mammella»).
[53] Salvare la vita col sangue: in che modo?, pp. 8-9, in cui si cita lo studio di Robert J. Jackson e Dale H. Rice, “Blood Transfusions and Recurrence in Head and Neck Cancer,” Annals of Otology, Rhinology, & Laryngology 98 (marzo 1989), p. 171;  si veda pure “Salvare la vita col sangue: In che modo?” in La Torre di Guardia del 15 giugno 1991, p. 9.
[54] Ibid., pp. 171,173.
[55] John S. Spratt, “Blood Transfusions and Surgery for Cancer” in The American Journal of Surgery 152 (settembre 1986), p. 337.
[56] Salvare la vita col sangue: in che modo?, pp. 8-9, in cui si cita l’articolo di Spratt, “Blood Transfusions and Surgery for Cancer”.
[57] Spratt, “Blood Transfusions and Surgery for Cancer”.
[58] Salvare la vita col sangue: in che modo?, pp. 8-9, in cui si cita l’articolo di Tarter, “Blood transfusion and infectious complication following colorectal cancer surgery”, p. 789.
[59] Tarter, “Blood transfusion and infectious complication following colorectal cancer surgery”, p. 790.
[60] Ibid.
[61] Ibid.
[62] Ibid.
[63] Salvare la vita col sangue: in che modo?, p. 11.
[64] Lawrence K. Altman, “Lyme Disease from a Transfusion? It’s Unlikely, but Experts are Wary”, New York Times, 18 luglio 1989, C3.
[65] Ibid.
[66] Ibid.
[67] Ibid.
[68] Ibid. L’Autrice ha svolto una ricerca che ha confermato il fatto che nessuno, a tutt’oggi, ha contratto il morbo di Lyme per effetto di un’emotrasfusione. Si veda http://www.aabb.org/Content/About_Blood/Facts_About_Blood_and_Blood_Banking/aabb_faqs.htm (American Association of Blood Banks – Lyme Disease: “Anche se non sono stati riferiti casi correlati all’emoterapia, le agenzie per la salute pubblica e l’AABB effettuano monitoraggi su questa malattia a motivo della remota possibilità che essa potrebbe interferire con la sicurezza delle trasfusioni. Il morbo di Lyme è associato al morso di certe specie di zecche dei cervi e può causare una malattia che colpisce molti sistemi del corpo. I donatori con una pregressa storia di infezione di Lyme possono donare sangue a condizione che abbiano praticato un ciclo completo di trattamento antibiotico e non accusino più alcun sintomo”).
[69] http://www.cdc.gov/ncidod/dpd/parasites/chagasdisease/factsht_chagas_disease-.htm
[70] Salvare la vita col sangue: in che modo?, p. 11, in cui si citano un “articolo del The Medical Post del 16 gennaio 1990” e Lawrence Altman, “Scientists Fear that a Parasite Will Spread in Transfusion” in New York Times, 23 maggio 1989, C3.
[71] Altman, “Scientists Fear that a Parasite Will Spread in Transfusion”, cit.
[72] Ibid.
[73] Ibid.
[74] Salvare la vita col sangue: in che modo?, p. 10.
[75] Lawrence Altman, “Quandary for Patients: Have Surgery, or Await Test for Hepatitis C?” in New York Times del 13 febbraio 1990.
[76] Ibid.
[77] Ibid.
[78] La Torre di Guardia del 15 maggio 1960, p. 319: «Quindi prelevando il sangue di una persona, conservandolo e poi iniettandolo di nuovo alla stessa persona, si violerebbero i princìpi scritturali che regolano l’uso del sangue. … se il sangue fosse conservato, anche per breve tempo, questa sarebbe una violazione delle Scritture» - fonte consultabile online: www.ajwrb.org/watchtower/data1.shtml ; si veda pure Sangue, Medicina e la Legge di Dio, Watchtower Bible and Tract Society of New York, inc., 1969, p. 15: «I maturi cristiani … non pensano che se prendono parte del loro proprio sangue conservato per la trasfusione, sia più accettevole del sangue di un’altra persona»; La Torre di Guardia  del 1° novembre 1978, p. 30: «Quindi, se il personale medico suggerisce al cristiano di farsi prelevare un po’ di sangue da depositare in una banca del sangue per essere poi utilizzato nelle trasfusioni, il cristiano può seguire la guida della Bibbia per comportarsi nel modo giusto. … il sangue tolto doveva essere ‘versato sulla terra come l’acqua’, per mostrare che era di Dio e che non doveva servire a sostenere la vita di una creatura terrena. (Deut. 12:24)»; La Torre di Guardia del 1° marzo 1989, p. 30: «Leggiamo che quando un cacciatore uccideva un animale per mangiarlo ‘ne doveva versare il sangue e lo doveva coprire di polvere’. (Levitico 17:13, 14; Deuteronomio 12:22-24) Pertanto il sangue non andava usato per altri scopi, alimentari o non». 
[79] Salvare la vita col sangue: in che modo?, p. 10.
[80] Salvare la vita col sangue: in che modo?, p. 12.
[81] Bruce Lambert, “4 Cases Found of Rare Strain of AIDS Virus—Standard Test Fail to Detect the HIV-2” in New York Times del 27 giugno 1989, B1.
[82] Ibid.
[83] Ibid.
[84] Ibid.
[85] Ibid.
[86] Disponibile in rete al sito http://www.bloodsafety.org/safesupply.asp. Seguono gli studi relativi alle note in calce: 1 Aach RD, et al. NEJM 1981; 304, pp. 989-94, 2 Schorr et al. NEJM 1985 ; 313, pp. 384-5, 3 Bove J. NEJM 1987; 317, pp. 242-5, 4 Bove J. NEJM 1987; 317, pp. 242-5, 5 Donahue et al. NEJM, 1992; 327, pp. 369-73, 6 Schreiber et al. NEJM 1996; 334, pp. 1685-90, 7 Schreiber et al. NEJM 1996; 334, pp. 1685-90, 8 Schreiber et al. NEJM 1996; 334, pp. 1685-90, 9 Dodd, NEJM 1992; 327, pp. 419-21, 10 Dodd et al. Tranfsusion 2002; 42, pp. 975-9, 11 Dodd et al. Tranfsusion 2002; 42, pp. 975-9, 12 Dodd et al. Transfusion 2002; 42, pp. 975-9, 13 Dodd et al. Transfusion 2002; 42, pp. 975-9, 14 Dodd et al. Transfusion 2002; 42, pp. 975-9.
[87] Salvare la vita col sangue: in che modo?

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