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:: LE TRASFUSIONI DI SANGUE Russell e il sangue Ecco cosa pensava Charles Taze Russell, il fondatore della Wacth Tower Society, del "decreto apostolico" di Atti capitolo 15, secondo ciò che si legge nella Torre di Guardia di Sion del 15 aprile 1909, pagina 4374 (Reprints):
"Un pensiero simile è valido anche per quanto riguarda la
proibizione dell'uso del sangue. Ai Giudei esso era proibito,
e sotto il suo patto fu reso simbolo della vita: prenderne comportava
responsabilità per la vita tolta. Inoltre, nelle tipiche cerimonie
della Legge il sangue proibito era usato come simbolo rappresentando
l'offerta per il peccato; poiché mediante il sangue si effettuava
l'espiazione dei peccati. Per mettere in risalto queste lezioni
tipiche, ai Giudei era stato proibito l'uso del sangue. E possono
esserci altre ragioni, ragioni sanitarie, in relazione con la
cosa, che non ci sono ancora note. Tale divieto non riguardò
mai i Gentili, perché essi non erano mai stati sotto il Patto
della Legge; ma esso era così profondamente radicato nella
mentalità giudaica che per la pace della chiesa fu necessario
che anche i Gentili vi si conformassero. Le cose soffocate
erano gli animali catturati con le trappole, il cui sangue non
era stato versato o scolato mediante dissanguamento, com'era richiesto
dalla Legge Mosaica per tutti i tipi di carne usati nell'alimentazione.
Questa restrizione si rese necessaria per mantenere l'armonia
fra i due rami dell'Israele spirituale, quello proveniente dal
giudaismo e quello proveniente dal gentilesimo". (Il
grassetto è aggiunto).
Nulla di nuovo
sotto il sole. Già Agostino di Ippona, infatti, aveva detto cose simili.
Nella sua opera Contro Fausto Manicheo, XXXII,13, Agostino affermò
che la regola aurea sul sangue enunciata dal Concilio di Gerusalemme rimase
valida solo fino a quando la chiesa fu composta da gentili e giudei per
non scandalizzare i giudei; in seguito, avendo i giudei rifiutato Gesù
Cristo ed essendo la chiesa composta solo da gentili nessuno sarebbe più
stato tenuto ad osservare né la circoncisione né la legge del sangue né
alcuna pratica giudaica. La sacrosanta chiesa cattolica, quindi,
dichiara apertamente che, da quel tempo, tutti quelli che osservano la
circoncisione, il sabato e le altre prescrizioni legali, sono fuori della
fede di Cristo, e non possono partecipare della salvezza eterna, a meno
che non si ricredano finalmente dei loro errori. Ancora, comanda assolutamente
a tutti quelli che si gloriano del nome di cristiani, che si deve cessare
dal praticare la circoncisione sia prima che dopo il battesimo perché,
che vi si confidi o meno, non si può in nessun modo praticarla senza perdere
la salvezza eterna.... Crede fermamente, confessa e predica che ogni creatura
Dio è buona e niente dev'essere respinto quando è accettato con rendimento
di grazie (1 Timoteo 4,4); poiché, secondo l'espressione del Signore non
ciò che entra nella bocca contamina l'uomo (Matteo 15,11). E afferma che
la differenza tra cibi puri e impuri della legge mosaica deve considerarsi
cerimoniale e che col sopravvenire del Vangelo è passata e ha perso efficacia.
Anche la proibizione degli apostoli delle cose immolate ai simulacri,
del sangue e delle carni soffocate (Atti 15,29) era adatta al tempo
in cui dai giudei e gentili, che prima vivevano praticando diversi riti
e secondo diversi costumi, sorgeva una sola chiesa. In tal modo giudei
e gentili avevano osservanze in comune e l'occasione di trovarsi d'accordo
in un solo culto e in una sola fede in Dio, e veniva tolta materia di
dissenso. Infatti ai Giudei per la loro lunga tradizione potevano sembrare
abominevoli il sangue e gli animali soffocati, e poteva sembrare che i
gentili tornassero all'idolatria col mangiare cose immolate agli idoli.
Ma quando la religione cristiana si fu talmente affermata da non esservi
più in essa alcun Giudeo carnale, ma anzi tutti d'accordo erano passati
alla chiesa, condividendo gli stessi riti e cerimonie del Vangelo, persuasi
che per quelli che sono puri ogni cosa è pura (Tito 1,15), allora venne
meno la causa di quella proibizione, e perciò anche l'effetto. Essa dichiara,
quindi, che nessun genere di cibo in uso tra gli uomini deve essere condannato,
e che nessuno, uomo o donna, deve far differenza di animali, qualunque
sia il genere di morte che abbiano incontrato, quantunque per riguardo
alla salute del corpo, per l'esercizio della virtù, per la disciplina
regolare ed ecclesiastica, molte cose, anche se permesso, possano e debbano
non mangiarsi. Secondo l'apostolo, infatti, tutto è lecito, ma non tutto
conviene (Romani 14,2-3; 1 Corinzi 6,12 e 1 Corinzi 10,22). [Sessione
XI del 4 febbraio 1442 del Concilio di Basilea - Ferrara - Firenze - Roma,
il grassetto è aggiunto].
Tutte le sessioni di questo concilio sono visualizzabili cliccando qui (link esterno). È chiaro quindi che sotto questo aspetto il "pastore" Russell aveva lo stesso intendimento che viene condiviso da secoli dalle chiese cristiane. Per un'ampia considerazione dell'argomento, si veda: |