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:: DISSENSO E SANZIONI ::

Testimoni di Geova e disassociati
Citazioni tratte da varie edizioni della rivista La Torre di Guardia e da discorsi pronunciati ai congressi. 
(Il grassetto nelle citazioni è aggiunto).

«Oggi non viviamo fra nazioni teocratiche in cui i membri della nostra famiglia carnale potrebbero essere sterminati da Dio e dalla sua organizzazione teocratica per apostasia come era possibile ed era ordinato di fare nella nazione d'Israele. Essendo circoscritti dalle leggi delle nazioni in cui viviamo ed anche dalle leggi di Dio mediante Gesù Cristo, possiamo agire contro gli apostati soltanto fino a un certo punto, vale a dire conformandoci alle due serie di leggi. La legge dello Stato e la legge di Dio mediante Cristo ci proibiscono di uccidere gli apostati, anche se sono membri della nostra famiglia carnale. Naturalmente, se i figli sono maggiorenni, vi può essere una separazione e una rottura vera e propria nei vincoli familiari, perché i vincoli spirituali sono già spezzati» (15/1/1954, p. 62, cliccare qui per visualizzare l'articolo originale).

«Quando le persone persistono nel fare il male, dopo che è stato chiaramente esposto loro, quando questo è così inveterato da divenire parte inseparabile della loro personalità, allora si deve sentire odio per la persona che prova piacere nel commetterlo, come per il peccato. Alcuni giungono a un punto in cui anche una disciplina severa non riesce ad estirpare il male che è diventato parte di loro, quindi non è più possibile distruggere il male e preservare le persone. Entrambi devono essere distrutti, poiché nulla li separa» (15/1/1959, p. 423).

«Oggi la vera congregazione cristiana non può infliggere [la] pena di morte ai falsi profeti che cercano di indurre ad essere sleali verso Dio e verso il suo regno. Ma la congregazione può infligger loro una battitura o percossa spirituale mediante la verità della Parola di Dio, ferendoli anche dolorosamente nel cuore e nello spirito. Devono trafiggerlo perché ha profetizzato falsamente. Devono considerarlo spiritualmente morto, uno con cui non si deve avere alcuna associazione né comunione religiosa» (15/5/1962, pagine 308, 309).

«Se una persona continua a seguire una via malvagia [come chi lascia i TdG senza poi "pentirsi" (nota personale)] dopo aver conosciuto ciò che è giusto, se il male diventa così radicato in lei da divenirne una parte inscindibile, per odiare il male il cristiano deve odiare tale persona di cui il male è divenuto una parte inscindibile» (1/1/1962, p.4).

«Nel caso del parente disassociato che non abita nella stessa casa, i rapporti con lui sono pure limitati a ciò che è assolutamente necessario. ... questi rapporti sono limitati ed anche eliminati completamente se è possibile. ... Che fare se una persona espulsa dalla congregazione visita improvvisamente parenti dedicati? Che deve fare in tal caso il cristiano? Se è la prima volta che viene fatta la visita, il cristiano dedicato può, se la coscienza glielo permette, mostrare riguardi familiari in questa particolare occasione. Ma se la coscienza non glielo permette, non ha l’obbligo di farlo. Se gli usa cortesia, il cristiano deve però specificare che questa non deve diventare un’abitudine. Se lo diventa ciò non è diverso dall’'associarsi a qualsiasi altra persona disassociata, e va contro lo spirito del decreto di disassociazione. Si dovrebbe far capire al disassociato che ora le sue visite non sono benvenute come prima, quando camminava rettamente con Geova» (15/1/1962, p. 42).

«Perciò i membri della congregazione non si assoceranno al disassociato, né nella Sala del Regno, né altrove. Non converseranno con lui né mostreranno in alcun modo di notarlo. Se il disassociato tenta di parlare ad altri nella congregazione, essi dovranno allontanarsi da lui. In tal modo capirà pienamente l'entità del suo peccato … Inoltre, il disassociato che vuol fare ciò ch’è giusto dovrebbe dire a chiunque gli si avvicina inconsapevolmente che è disassociato e che non dovrebbero parlare con lui» (15/12/1963, pagine 761, 762).

«Ma come possono, dunque, i genitori ubbidire al comando di disciplinare i figli in armonia con la Parola di Dio quando uno dei loro figli è disassociato? Essi possono ancora servirsi della Parola di Dio o di altre pubblicazioni bibliche per addestrare il figlio o la figlia, ma se ne servono in modo correttivo, non come se si intrattenessero piacevolmente con lui o con lei su argomenti spirituali come potrebbero fare con gli altri figli. Spetta ai genitori decidere come far questo. Non si richiede asprezza, ma essi non accordano a tale figlio o figlia disassociata la stessa approvata relazione spirituale concessa agli altri» (15/1/1975, p. 55).

«L’israelita che violava deliberatamente i comandi di Dio, … doveva essere stroncato, messo a morte. (Num. 15:30, 31; 35:31; Deut. 13:1-5; Lev. 20:10) Questa fermezza nel sostenere le ragionevoli e giuste norme di Dio era per il bene di tutti gli israeliti, perché serviva a mantenere pura la congregazione. Serviva anche da deterrente, scoraggiando il diffondersi della corruzione fra il popolo che portava il nome di Dio» (1/1/1982, p. 21).

«L’ora dei pasti è un momento di distensione e compagnia. Perciò…la Bibbia vieta di frequentare anche a scopo di compagnia una persona espulsa, per esempio partecipando insieme a un picnic, a una festa, a una partita di calcio, a una gita al mare, andando insieme a teatro o mangiando insieme. [...] Altri problemi sorgono in relazione agli affari o al lavoro. Che dire se foste dipendenti di un uomo che venisse espulso dalla congregazione o se tale persona fosse un vostro dipendente Che fare? Se per il momento foste obbligati sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare il rapporto di lavoro, certamente ora assumereste un atteggiamento diverso nei confronti del disassociato. Potrebbe essere necessario discutere con lui su questioni di lavoro o stare a contatto con lui sul posto di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d’amicizia sarebbero cose del passato. In questo modo potreste dar prova della vostra ubbidienza a Dio e sareste personalmente protetti. Inoltre questo potrebbe far capire alla persona quanto il suo peccato le sia costato caro sotto molti aspetti» (p. 24).

«Se un cristiano si schierasse dalla parte di un trasgressore che è stato rigettato da Dio e disassociato, o che si è dissociato...[se] gli anziani vedessero che è diretto in quella direzione, stando regolarmente in compagnia con una persona disassociata, cercherebbero con amore e pazienza di aiutarlo a vedere le cose dal punto di vista di Dio…Lo ammonirebbero e, se necessario, ‘lo riprenderebbero con severità’. Vogliono aiutarlo a rimanere ‘sul monte santo di Dio’. Ma se egli non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, si renderebbe in tal modo ‘partecipe (sostenitore o complice) delle sue opere malvage’ e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso» (p. 26).

«Se un parente, come un genitore, un figlio, una figlia, viene disassociato o si dissocia, i vincoli familiari e di sangue rimangono. Significa questo allora che, quando un familiare viene disassociato, nella cerchia familiare non cambia nulla? Niente affatto. [...] La persona disassociata è stata spiritualmente stroncata dalla congregazione; i precedenti vincoli spirituali sono stati completamente interrotti. Questo vale anche da parte dei suoi parenti, inclusi quelli nell’immediata cerchia familiare. Perciò gli altri componenti della famiglia - pur continuando a riconoscere i vincoli familiari - non avranno più alcuna associazione spirituale con lui» (p. 28).

«Un genitore disassociato potrebbe essere malato o non più in grado di badare a se stesso finanziariamente o fisicamente. I figli cristiani hanno il dovere scritturale e morale di assisterlo. (I Tim. 5:8) Potrebbe sembrare necessario portare il genitore a casa, temporaneamente o stabilmente. Oppure potrebbe sembrare consigliabile disporne il ricovero in un luogo in cui possa essere assistito da personale medico, ma dove bisognerebbe andare a trovarlo. Ciò che si farà può dipendere da fattori come gli effettivi bisogni del genitore, il suo atteggiamento e la considerazione che il capofamiglia ha per il benessere spirituale della famiglia […] i cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari» (pagine 29, 30).

«Prendiamo il caso di un matrimonio di una coppia cristiana che dev'essere celebrato in una Sala del Regno. Se un parente disassociato viene nella Sala del Regno per il matrimonio, ovviamente lì non potrebbe far parte del gruppo nuziale né essere l'accompagnatore della sposa. Che dire se c'è una festa nuziale o un ricevimento? Può essere una felice occasione per stare in compagnia, come lo fu a Cana quella volta che vi partecipò Gesù. (Giov. 2:1, 2) Ma si permetterà al parente disassociato di essere presente? Lo si inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia, tenendo conto delle parole di Paolo riportate in I Corinti 5:11. [...] La realtà è che quando un cristiano si dà al peccato e dev’essere disassociato, perde molte cose: la sua posizione approvata dinanzi a Dio; l’appartenenza alla felice congregazione dei cristiani; la piacevole compagnia dei fratelli, inclusa gran parte dell’associazione che aveva con i parenti cristiani. (I Piet. 2:17) I problemi che egli ha causato possono addirittura continuare dopo la sua morte. Se morisse mentre è disassociato, le disposizioni per il suo funerale potrebbero costituire un problema. I suoi parenti cristiani forse gradirebbero un discorso nella Sala del Regno, se tale è l’usanza locale. Ma ciò non sarebbe appropriato nel caso di una persona espulsa dalla congregazione» (p. 31).

«…una moglie cristiana fedele comprende che il fatto che suo marito sia stato disassociato significa che i legami spirituali precedentemente esistenti sono stati recisi […] Un’altra sorta di perdita può essere sentita dai nonni cristiani leali i cui figli siano stati disassociati. Forse avevano l’abitudine di visitare regolarmente i loro figli, avendo così occasione di stare con i loro nipoti. Ora i genitori sono disassociati perché hanno rigettato le norme e le vie di Geova. Quindi le cose non sono le stesse nella famiglia. Senza dubbio, i nonni devono determinare se qualche necessaria questione familiare richieda un limitato contatto con i figli disassociati. E a volte i nipoti potrebbero visitarli. Com’è triste, però, che con la loro condotta non cristiana i figli interferiscano col normale piacere che provavano i nonni! […] A volte un cristiano il cui coniuge sia stato disassociato si sente isolato. Com’è stato menzionato sopra, il coniuge espulso ha mostrato di non essere la sorta di persona che vogliamo avere attorno. E dobbiamo stare attenti per non essere implicati nell’associazione con lui solo perché vogliamo visitare o aiutare il coniuge cristiano. Perciò la visita si può fare forse quando il disassociato è fuori di casa» (15/6/1983, p. 31).

«L’espulsione dalla congregazione cristiana non comporta la morte immediata, per cui i vincoli familiari sussistono. Pertanto un disassociato o dissociato può continuare a vivere a casa con la moglie cristiana e i figli fedeli. Il rispetto verso i giudizi di Dio e il provvedimento preso dalla congregazione spingerà la moglie e i figli a riconoscere che con la sua condotta egli ha alterato il legame spirituale che precedentemente li univa. Ma, dato che la sua disassociazione non pone fine al vincolo coniugale o alla parentela, i normali rapporti familiari e affettivi possono continuare. La situazione è diversa se il disassociato o dissociato è un parente che vive fuori di casa o non è dell’immediata cerchia familiare. Potrebbe essere possibile non avere quasi nessun contatto col parente. Anche se eventuali questioni di famiglia richiedessero qualche contatto, è certo che questi contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo, in armonia col principio divino di "non mischiarsi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore [o colpevole di un altro peccato grave] … con un tale non dovete neppur mangiare". - 1 Corinti 5:11. Si capisce che questo può essere difficile, a causa dei sentimenti e dei vincoli familiari, ad esempio dell’ amore che i nonni provano verso i nipoti. Tuttavia questa è una prova di lealtà a Dio [...] Chiunque provi la tristezza e il dolore che il parente disassociato ha in tal modo causato, può trovare conforto ed essere incoraggiato dall’ esempio di alcuni parenti di Cora» (15/4/1988, p. 28).

Una citazione tratta dal Ministero del Regno (un bollettino ad uso interno) del febbraio 1971. Vi vengono riportate delle istruzioni sui contenuti di una parte dell'Adunanza di servizio (il grassetto e aggiunto): 

«Lealtà a Dio quando un familiare è disassociato. Il servitore di congregazione considera i consigli contenuti alle pagine 700-702 de "La Torre di Guardia" del 15 novembre 1970 e nel libro "Lampada", pag. 178. L'amore verso Dio e la lealtà verso la vera adorazione ci dovrebbero spingere a rispettare il decreto di disassociazione. Se qualcuno persiste in un'associazione che non è assolutamente necessaria con un familiare disassociato che vive fuori di casa, il comitato dovrebbe amorevolmente aiutarlo a capire i princìpi inerenti e a conformarsi ai consigli biblici. Se un disassociato non abita nella casa, 2 Giovanni 9-11 mostra che non lo dovremmo "mai ricevere nella nostra casa né rivolgergli un saluto". L'insistenza a trascurare il comando biblico di "cessar di mischiarci in compagnia" di tale persona può condurre alla disassociazione, ma questa non dovrebbe essere la ragione della nostra ubbidienza, non è vero? Se amiamo Geova, ubbidiamo alla sua Parola. - 1 Giov. 5:3».

Citazione tratta dal libro Organizzazione per predicare il Regno e fare discepoli, pagine 172, 173:

«Con fedeltà verso Dio, nessuno della congregazione dovrebbe salutare tali persone quando le incontra in pubblico né dovrebbe accoglierle nella propria casa. Anche i parenti consanguinei che non abitano nella stessa casa con un parente disassociato, siccome valutano la parentela spirituale più di quella carnale, evitano il contatto con tale parente dissociato il più possibile. E quelli che possono essere membri della stessa casa di un individuo disassociato cessano di avere associazione spirituale con il trasgressore impenitente. In questo modo il trasgressore è indotto a sentire l'enormità del suo errore, e, nello stesso tempo Geova sostiene il buon nome della sua organizzazione terrestre, e protegge il benessere spirituale dei suoi servitori sulla terra ... non c'è nessuna ragione per ascoltare un figlio o il coniuge disassociato se tenta di giustificarsi o tenta di trarre il fedele dalla sua parte per farlo pensare o agire come lui. Né dovrebbe essere ascoltato riguardo a obiezioni sul modo in cui il suo caso è stato considerato dal comitato giudiziario».

Da un sito ufficiale in lingua inglese: «As for disfellowshipped relatives not living in the same household, Jehovah's Witnesses apply the Bible's counsel: "Quit mixing with them."» («Per quanto riguarda i parenti disassociati che non vivono nella stessa famiglia, i testimoni di Geova applicano il consiglio della Bibbia: "Cessate di mischiarvi con loro"». Il link del sito).

Nella "Torre di Guardia" del gennaio 2013 (edizione per lo studio) la congregazione vieta di avere perfino contatti via e-mail con i familiari disassociati (il grassetto è aggiunto):

Rapporti con i familiari

...Ciò che il vostro familiare deve vedere in voi è la ferma determinazione a mettere Geova al di sopra di qualsiasi altra cosa, compresi i legami di parentela. Pertanto nell’affrontare la situazione prendetevi cura della vostra spiritualità. Non vi isolate dai vostri fedeli fratelli e sorelle (Prov. 18:1). Aprite il cuore a Geova in preghiera (Sal. 62:7, 8). Non cercate scuse per frequentare un familiare disassociato, ad esempio tramite e-mail (1 Cor. 5:11). Continuate a impegnarvi nelle attività spirituali (1 Cor. 15:58). La sorella già citata dice: “So che devo tenermi occupata servendo Geova e rimanere spiritualmente forte, così quando mia figlia tornerà a Geova sarò in grado di aiutarla”. 20 La Bibbia dice che l’amore “spera ogni cosa” (1 Cor. 13:4, 7). Non è sbagliato sperare che una persona cara rientri nell’organizzazione di Geova. Ogni anno molti trasgressori si pentono e fanno ritorno. Geova non è riluttante ad accogliere chi si pente; al contrario, è “pronto a perdonare” (Sal. 86:5).

L'articolo originale

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Estratto dell'articolo pubblicato nella "Torre di Guardia" del 15 aprile 2012, p. 12, paragrafi 16-18:

Lealtà a Geova

Ci sono componenti della congregazione che hanno commesso peccati gravi e che sono stati ripresi “con severità, affinché [fossero] sani nella fede”. (Tito 1:13) Nel caso di alcuni, la loro condotta ha portato alla disassociazione. Per “quelli che ne sono stati addestrati”, la disciplina `e stata di aiuto per ristabilirsi spiritualmente. (Ebr. 12:11) E se il disassociato è un parente o un caro amico? Allora a essere in gioco è la nostra lealtà, non verso quella persona, ma verso Dio. Geova senz’altro nota se ci atteniamo al comando di non avere contatti con nessun disassociato. — Leggi 1 Corinti 5:11-13.

Consideriamo solo un esempio del bene che può derivare quando una famiglia sostiene lealmente il comando di Geova di non stare in compagnia di parenti disassociati. Un ragazzo era disassociato da più di dieci anni, durante i quali i genitori e i quattro fratelli avevano ‘cessato dimischiarsi’ in sua compagnia. A volte cercava di prendere parte alle attività della famiglia ma, lodevolmente, tutti i familiari erano decisi a non avere alcun contatto con lui. Dopo la sua riassociazione disse che la compagnia della famiglia gli era sempre mancata, specie di sera quando si ritrovava da solo. Ammise comunque che se i familiari avessero trascorso del tempo con lui, anche solo per brevi periodi, questo avrebbe soddisfatto il suo bisogno di stare in loro compagnia. Tuttavia, poiché la famiglia non aveva avuto alcun contatto con lui, l’ardente desiderio di stare con loro era diventato una delle ragioni che lo avevano indotto a ristabilire la sua relazione con Geova. Teniamone conto se mai fossimo tentati di violare il comando di Dio di non stare in compagnia di parenti disassociati.

Viviamo in un mondo caratterizzato da tradimenti e slealtà. Ciò nondimeno nella congregazione cristiana troviamo molti esempi di persone leali che possiamo imitare. Con la loro vita è come se dicessero: “Voi siete testimoni, Dio pure lo è, di come provammo a voi credenti d’essere leali e giusti e non biasimevoli”. (1 Tess. 2:10) Tutti noi vogliamo essere incrollabili nella nostra lealtà a Dio e gli uni verso gli altri.

L'articolo originale

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Questo giovane quindi ritornò quindi anche perché voleva ritrovare i contatti con la sua famiglia: «... poiché la famiglia non aveva avuto alcun contatto con lui, l’ardente desiderio di stare con loro era diventato una delle ragioni che lo avevano indotto» a ritornare nella congregazione. A questo proposito vale la pena di ricordare ciò che si legge in un articolo pubblicato dalla Watchtower:

«Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a seguire una forma di adorazione che considera inaccettabile o a scegliere fra le proprie credenze e la propria famiglia» (Svegliatevi! 7/09 p. 29).

Questo è quanto afferma la Società Torre di Guardia. Ma i TdG, ostracizzando chi decide di lasciare il loro culto, non stanno facendo proprio questo? Non obbligano cioè a "scegliere fra le proprie credenze e la propria famiglia"? Il fatto che ci siano persone - come ammettono essi stessi - che ritornano nel gruppo per ritrovare i legami familiari di un tempo, non dimostra che in effetti esiste questa forma di ricatto/costrizione?

Articolo pubblicato nella "Torre di Guardia" del 15 giugno 2013, p. 28, paragrafo 17:

Un’altra forma di disciplina che Geova impartisce è la disassociazione, che protegge la congregazione da cattive influenze e può aiutare il peccatore a ristabilirsi (1 Cor. 5:6, 7, 11). Robert è rimasto disassociato per quasi 16 anni, durante i quali i suoi genitori e i suoi fratelli hanno seguito con fermezza e lealtà il comando della Parola di Dio di evitare la compagnia di chi pratica il peccato e di non rivolgergli nemmeno un saluto. Ora sono alcuni anni che Robert è stato riassociato, e sta facendo un buon progresso spirituale. Quando gli è stato chiesto cosa lo ha spinto a tornare a Geova e al Suo popolo dopo tanto tempo, ha risposto che è stato anche grazie alla presa di posizione della sua famiglia. “Se la mia famiglia avesse cercato la mia compagnia anche solo per poco tempo, ad esempio per sapere come stavo, quei brevi momenti insieme sarebbero stati sufficienti per me, e probabilmente il desiderio di stare con loro non sarebbe stato una forza motivante per tornare a Dio”.

Il paragrafo originale

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Articolo pubblicato nella "Torre di Guardia" (edizione per lo studio) del mese di febbraio 2016, p.27:

Quando un parente stretto viene disassociato, può essere difficile decidere a chi dimostrare lealtà. Ad esempio una sorella di nome Anne ricevette una telefonata dalla madre disassociata, che voleva andare a trovarla perché il fatto di essere isolata dalla famiglia la faceva soffrire molto. Anne fu molto turbata da questa supplica della madre, e le promise che le avrebbe risposto per lettera. Prima di scriverle, Anne rifletté su alcuni princìpi biblici (1 Cor. 5:11; 2 Giov. 9-11). Nella lettera ricordò con tatto alla madre che era stata lei con il suo comportamento errato e con la sua mancanza di pentimento a tagliare i ponti con la famiglia. Anne le scrisse: “L’unico modo in cui potrai stare meglio è quello di tornare a Geova” (Giac. 4:8).

Il paragrafo originale:

Parte di un discorso pronunciato a Roma il 5 gennaio 2014 da un membro del Corpo direttivo dei TdG:

Il discorso completo è visualizzabile qui:

https://www.youtube.com/watch?v=td22FGFywv8&hd=1

La trascrizione di questa parte del discorso:

Le famiglie spirituali mettono in pratica quello che Gesù disse in Matteo cap. 10 e questa è una questione a cui le famiglie qui in Italia, le famiglie sotto la sorveglianza della filiale italiana, dovrebbero pensare seriamente. Leggiamo i versetti da 32 a 38 di Matteo cap. 10:

“Chiunque confesserà dunque di essere unito a me davanti agli uomini, anch’io confesserò di essere unito a lui davanti al Padre mio che è nei cieli; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettere pace, ma spada. Poiché sono venuto a causare divisione, ponendo un uomo contro suo padre, e la figlia contro sua madre, e la giovane nuora contro sua suocera. In realtà, i nemici dell’uomo saranno quelli della sua propria casa. Chi ha più affetto per padre o madre che per me non è degno di me; e chi ha più affetto per figlio o figlia che per me non è degno di me. E chi non accetta il suo palo di tortura e non mi segue non è degno di me".

Tenete un segno qui in Matteo cap. 10 e ora aprite la Bibbia in 1 Corinti cap. 5 versetto 11:

"Ma ora vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo".

Avete notato che la Bibbia non dice “cessate di mischiarvi in compagnia di queste persone a meno che non siano vostri parenti". Non dice da nessuna parte “si tratta di mia figlia o di mio figlio che è stato disassociato”. Non dice da nessuna parte: “Ma tu non capisci perché è mio padre o mia madre che è stata disassociata”. La Bibbia dice “cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno”, nel senso di “chiunque”.

Torniamo a Matteo cap. 10. E devo dirvi che io e mia moglie abbiamo fatto questa esperienza, quella di avere familiari disassociati. I membri del corpo direttivo hanno fatto questa esperienza e noi ci rendiamo conto che qui si parla di una spada e abbiamo anche accettato il nostro palo di tortura perché vogliamo essere degni di Gesù. Non voglio che Gesù mi chieda: “Ma tu hai più affetto per lui o per lei che per me?”, perché questo sarebbe sbagliato.

E un mio buon amico mi ha raccontato questa esperienza. Si tratta di una famiglia che era molto unita, proprio come possono essere unite le famiglie qui in Italia. E a questo punto uno di loro, un fratello carnale, viene disassociato e ovviamente in quel momento la famiglia viene colpita da questa spada.

E ricordate che quando una persona viene disassociata è lei che ha sbagliato, non l’organizzazione, perché quando una persona accetta di diventare Testimone sa che compiendo certi peccati sarà disassociata. Nessuno ci ha costretto, nessuno ci ha legato alla sedia della sala del regno. Ci siamo offerti noi, abbiamo deciso noi di servire il Regno.

Ora questa famiglia il cui membro era stato disassociato aveva l’abitudine di riunirsi, di fare una bella riunione una volta all’anno. Purtroppo, ci dispiace dirlo, il parente, il familiare disassociato, veniva invitato ogni anno. E uno dei suoi fratelli carnali, che si mantenne fedele, per 20 anni non andò mai a questa riunione di famiglia.

Alla fine il disassociato torno in sé e fu riassociato. E a quel punto, alla riunione della famiglia successiva, andò anche il fratello carnale che non c’era stato per i 20 anni precedenti. E a quella riunione di famiglia l’ex disassociato che era stato appena riassociato, disse a tutti i presenti, a tutta la famiglia riunita: «L’unico che è stato leale a Geova in tutti questi anni è stato questo mio fratello. Voi siete stati tutti sleali».

Spero che si siano pentiti. Perché è un segno di slealtà.

Per cui abbiamo molto su cui riflettere. Geova ha affetto per coloro che gli sono leali. E Gesù ha affetto per coloro che accettano il palo di tortura. E se per qualche motivo fino ad oggi non avete aderito alla legge di Geova sulla disassociazione, fate sapere al vostro familiare che d’ora in avanti voi sarete leali a Geova. Il modo migliore, quello che da più possibilità che loro un giorno tornino alla verità, è quello di vedere il vostro esempio di lealtà.

Anche in questo caso siamo in presenza di una strumentalizzazione della Scrittura. Basta leggere il cap. 10 di Matteo per capire che a "mettere la spada", a dividere le famiglie, sarebbero stati i persecutori, coloro che non avrebbero accettato il cristianesimo. La divisione sarebbe stata una conseguenza indiretta del fatto che alcuni avrebbero creduto mentre altri no. E i non credenti, come avvenne, avrebbero perseguitato i credenti, facendoli addirittura condannare a morte. Questo è il senso del discorso di Gesù rivolto ai suoi seguaci.

In questo caso invece è il corpo direttivo che divide le famiglie, insegnando ad ostracizzare crudelmente i familiari che hanno lasciato il gruppo: i ruoli si sono rovesciati. Non è lecito incontrare un figlio o un familiare disassociato nemmeno una volta all'anno in una riunione di famiglia. Ma questo non è quello che insegna la Bibbia e nemmeno quello che è scritto in 1 Cor. 5:11, passo che, letto nel suo contesto, non parla dei normali rapporti con i familiari, ma di come la comunità avrebbe dovuto relazionarsi con qualcuno che si definiva cristiano e che aveva provocato un grave scandalo anche al di fuori della chiesa.

I rapporti con i familiari disassociati dovrebbero, in ogni caso, tenendo conto dell'esempio di Gesù, essere improntati sull'umanità e l'amore. Come si può dire di amare qualcuno e nello stesso tempo evitarlo, come se fosse un appestato, e questo anche se si tratta di un figlio, di una figlia o di un genitore? E tutto ciò per anni, per decenni o per tutta la vita, nel caso non ci sia un ritorno nel gruppo.

Un discorso del genere è di una durezza incredibile e al tempo di Cristo parole come queste potevano forse essere pronunciate da un Fariseo, non certo da un seguace di Gesù.

Congresso 2016: come comportarsi con i familiari disassociati

Come si comportano i testimoni di Geova con i familiari disassociati? Alla domanda di un giornalista, il loro addetto stampa (ricalcando quello che viene detto anche nel loro sito ufficiale) afferma che i rapporti familiari non vengano intaccati, mentre al congresso ai fedeli viene insegnato tutt'altro... Una doppia verità quindi, una rivolta agli esterni, in cui appaiono ragionevoli, comprensivi e tolleranti, ed un'altra verità (reale) interna, dove esprimono invece tutta la loro intransigenza, esortando ad interrompere del tutto i rapporti con i familiari che escono, anche se si tratta di figli o genitori.

Si veda anche questa pagina:
I testimoni di Geova e la disassociazione

Si confronti quanto sopra con la seguente citazione, tratta del libro Mentalmente liberi: come uscire da una setta, di Steven Hassan (ed. Avverbi, Roma, 1999), p.158:

«Cosa provi nei confronti degli ex membri del tuo gruppo? Ti sei mai seduto a parlare con uno di loro per capire come mai se ne sia andato? E se non l'hai fatto, perché? Il tuo gruppo proibisce forse la comunicazione con gli ex adepti? [...] Qualsiasi associazione pienamente legittima non scoraggia mai il contatto con gli ex affiliati. Allo stesso modo i gruppi regolari, pur essendone dispiaciuti, non sollevano obiezioni nei confronti di chiunque se ne voglia andare. I culti distruttivi, invece, non accettano mai i motivi che un affiliato adduce per la sua dissociazione, mentre fanno di tutto per instillare nei discepoli paure e fobie, in modo da assicurarsi che si tengano lontani da persone critiche ed ex membri».
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