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Tuesday, 23 May 2017 01:15
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:: DISSENSO E SANZIONI ::

La pratica della disassociazione/dissociazione
alla luce delle Scritture

Questo studio vorrebbe assumersi il compito di valutare attentamente, alla luce della Scritture e del contesto storico in cui sono inserite, la prassi geovista della disassociazione/dissociazione.

Per svolgere adeguatamente tale trattazione in merito al fondamento scritturale di tale prassi, e volendo esaminarne la liceità in base ai principi cristiani, cominceremo col prendere in esame le scritture da cui i Testimoni di Geova (TdG) pretendono di evincere le loro norme: dalla lettura di questi passi infatti essi ricavano la giustificazione della totale emarginazione dell'espulso, trattamento che ritengono funzionale alla purezza della congregazione ed al recupero del trasgressore stesso.

Queste le parole di Cristo in Matteo 18:15-18:

«Se tuo fratello ha peccato contro di te, va' e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 17 Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano».

Chiunque sia stato TdG sa che questi passi vengono utilizzati dalla congregazione quando esistono delle discordie fra fratelli che non sono assimilabili a peccati gravi - per quei tipi di peccati esiste infatti un'altra scrittura nella prima lettera ai Corinzi, al capitolo 5, dove si parla dell'espulsione di un peccatore impenitente di cui era risaputo che commetteva immoralità, passo che tratteremo in seguito.

Qui per la Watch Tower Society (WTS) lo scopo consiste nel mostrare che nel caso in cui un individuo non ascolta la Congregazione (Chiesa), allora costui dev'essere trattato come un pagano o un pubblicano.

Il ragionamento della WTS è il seguente: Gesù in questo versetto dice che se una persona è ribelle nella comunità religiosa, e non vuole ravvedersi di fronte alla congregazione, dopo che la questione è stata affrontata anche di fronte a testimoni, tale persona deve essere trattata come un pagano.

Come venivano visti i pagani ai tempi di Gesù dalla società ebraica? Costoro erano considerati degli 'am ha-aretz ("popolo della terra") e venivano evitati. Gli ebrei infatti si inchinavano alla volontà dell'unico vero Dio, Yhwh e non si sedevano né stavano insieme a queste persone che adoravano gli idoli. Stando quindi alla volontà di Gesù, anche noi cristiani dobbiamo evitare la compagnia di questi ribelli che vengono espulsi dalla congregazione, poiché sono come dei pagani.

Fin qui il ragionamento geovista. Dov'è l'inghippo in questa successione logica? Semplicemente nel fatto che Gesù non seguiva le indicazioni dei maestri farisei cui si appoggiava la tradizione ebraica ma bensì stava insieme ai pagani e ai pubblicani, mangiando e stando a tavola con loro. Nessuno dimenticherà infatti che una delle accuse principali che venivano mosse verso il Cristo era proprio che stava insieme ai peccatori, dalla qual cosa si deduce che non seguiva le consuetudini del proprio popolo in questo frangente.

A questo punto i TdG obiettano che però Cristo stava con i peccatori perché costoro non avevano ancora avuto l'accurata conoscenza della verità, cosa diversa rispetto a chi la ha avuta come cristiano, essendosi battezzato, e poi ha deliberatamente compiuto il peccato. Questa osservazione è cavillosa, perché sebbene la responsabilità del peccatore cristiano sia superiore rispetto a quella di uno che non conosce il cristianesimo, l'uomo tuttavia non è affatto perfetto ed è incline a compiere il male. Recuperarlo con l'esilio e l'emarginazione non è un buon metodo perché invece di colpirlo sui suoi bisogni spirituali lo si colpisce negli affetti, operando in lui un vero e proprio ricatto morale. Diverso invece se gli si negano i privilegi spirituali, o, nella fattispecie della Chiesa, i sacramenti liturgici che sono simboli della comunione con Cristo. Su questo punto comunque arriveremo con calma più avanti.

Intanto mi preme osservare che Gesù non seguiva molte usanze farisaiche che a suo avviso, oltre a non essere presenti nell'Antico Testamento, finivano per annullarlo: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini!".

La discriminazione degli 'ammei ha-aretz, cioè delle persone senza istruzione rabbinica e dei pagani, era qualcosa che non proveniva certo dalla Legge Mosaica ma dall'alterazione di tali precetti della Legge secondo la legalistica regola farisaica.

Si può anche osservare che Cristo era stato mandato a predicare il suo messaggio di speranza proprio al "popolo dalla dura cervice", gli Ebrei, i quali nonostante possedessero la Legge di Mosè emanata da Dio spesso non la seguivano, commettendo peccato. Se perciò i princìpi cristiani avessero davvero previsto l'allontanamento totale di chi non ascoltava Dio pur essendo già venuto a conoscenza dei suoi precetti, quale occasione migliore ci sarebbe stata per lo stesso Gesù di predicare dunque ai Gentili, evitando i suoi stessi compatriotti che avevano rigettato la Legge di Dio (la Legge di Mosè), pur conoscendola?

Pare che Cristo non abbia invece seguito l'itinerario mentale suggerito dai TdG: egli per prima cosa Cristo parlò infatti proprio con gli Ebrei e solo in seguito, alla sua morte, il cristianesimo ha aperto le sue frontiere alle popolazioni pagane. Quindi i contatti con i "peccatori consapevoli" (così d'ora in avanti chiamerò coloro che peccano dopo aver avuto conoscenza della verità) Gesù li aveva senza problemi.

Veniamo adesso a una scrittura chiave che viene usata dai TdG per disassociare il "peccatore consapevole" impenitente a motivo di violazione dei principi morali cristiani.

«Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl'idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare. Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi» - 1 Corinzi 5, 9-13 9.

Questa scrittura è fondamentale nel trattare il tema della disassociazione, giacché viene usata dalla WTS proprio come testimonianza della necessità di una salvaguardia della purezza della congregazione, e come prova che l'allontanamento del peccatore è un mezzo per aiutarlo a ristabilirsi spiritualmente. In effetti la p arte che ho messo in grassetto parrebbe essere inequivocabile e non dare spazio ad altre possibili interpretazioni. Non si può nemmeno mangiare con i peccatori. Non si potrebbe essere più espliciti nel dire che vanno evitati!

In realtà, siccome era consuetudine per i cristiani del primo secolo partecipare all'eucarestia (e questo già si nota anche dai primi documenti cristiani, quali la Didachè di fine primo secolo), volendo significare con l'adesione alla mensa eucaristica di essere tutti un tutt'uno col corpo e col sangue di Cristo (la Chiesa infatti è il "corpo mistico di Cristo"), questo passo paolino sta ad indicare l'esclusione dal sacramento della comunione; in sostanza la persona peccatrice non avrebbe più dovuto accostarsi al banchetto eucaristico (l'agape fraterna) in quanto non ne era più degno. Il versetto andrà dunque inteso come un'esclusione da tutti i sacramenti ecclesiali finché la persona non si sia ristabilita (per la Chiesa il ristabilimento avviene attraverso il sacramento della confessione, che consiste nella penitenza del singolo raccolta da un sacerdote).

Questo è il funzionamento standard ancora oggi di una scomunica cattolica. Chi si trova in stato di peccato mortale infatti non ha il diritto di prendere la comunione, tanto più se il sacerdote è al corrente della sua situazione non dovrebbe dargliela (non a caso l'invito fatto è quello di confessarsi per mettersi a posto con Dio).

Il trasgressore della comunità dei Corinzi invece oltre che un peccatore era anche un sobillatore e si gloriava delle sue azioni, tant'è che tutta la chiesa locale dei Corinzi era talmente pervasa dalla sua corruzione da arrivare a vantarsi di avere un peccatore di questo tipo dentro le sue fila. Se infatti leggiamo i primi versi del capitolo 5 dei Corinzi, troviamo scritto:

«Si ode addirittura affermare che vi è tra di voi fornicazione, una tale fornicazione che non si trova neppure fra i pagani; al punto che uno si tiene la moglie di suo padre! E voi siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio, perché colui che ha commesso quell'azione fosse tolto di mezzo a voi!»

Quel "si ode" detto da Paolo sta ad indicare che la notizia del peccato di questo cristiano era diffusa in lungo e in largo per tutto il territorio, il che significa che il peccato non era nascosto ma dichiarato alla luce del sole. Inoltre Paolo prosegue dicendo "voi siete gonfi" ad indicare che i Corinzi erano fieri di avere una persona del genere dentro le loro fila, mostrandosi perciò che il livello di corruzione era pressoché totale, ed il peccato ben visibile e dichiarato dell'impenitente aveva ormai resa marcia tutta la comunità locale.

Ed ecco che a mali estremi si ricorse ad estremi rimedi. Essendo davvero un pericolo per la salvaguardia spirituale degli altri, Paolo fece togliere di mezzo questo peccatore dalla comunità attraverso una scomunica pubblica, di modo che gli altri potessero sapere che non era più un cristiano.

Ancora oggi la Chiesa Cattolica, in momenti di severa pericolosità per il gregge scomunica platealmente le persone (solitamente dei prelati, ma a volte succede anche con i laici) prendendo estremi rimedi secondo l'estrema necessità. Chi subisce questa scomunica pubblica però non subisce l'emarginazione e l'isolamento perché non è questo ciò che il vangelo di Cristo ha insegnato.

La Chiesa quindi sistema la questione dei Corinzi nell'ambito della particolare necessità contingente in cui la cosa si è venuta a verificare, e decide che tipo di durezza adottare a seconda delle circostanze. Va da sé che la scomunica comporta l'esclusione del peccatore dalla vita sacramentale e non dagli affetti dei propri amici o parenti.

Fin qui l'esame sulla disassociazione per violazione dei principi morali cristiani. Adesso passiamo al peccato di apostasia, che per i TdG coinvolge sia i disassociati per apostasia che i dissociati volontari che se ne sono liberamente andati per dissenso dottrinale. Passeremo quindi in esame la scrittura di 2 Giovanni dove si parla dell'anticristo fino ad arrivare a quelle relative a Imeneo, Fileto ed Alessandro, concernenti le divisioni nella chiesa, per poi arrivare infine a mettere in risalto un particolare del capitolo 11 di 1 Corinzi sempre sulle divisioni.

Completiamo dunque il discorso sulla disassociazione per apostasia e la dissociazione volontaria per dissenso dottrinale verso gli insegnamenti della WTS! Per questa casistica i TdG citano la seconda lettera di Giovanni, nella quale si legge:

«9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie».

Da questo passo i TdG si sentono autorizzati quindi a emarginare anche il disassociato per apostasia o il dissociato - che ovviamente se ne va per dissenso dottrinale e quindi tecnicamente rispetto al geovismo è "apostata" - in quanto a tali persone bisogna anche togliere il saluto. Non solo i TdG arrivano a questa conclusione ma estendono il concetto qui espresso collegandolo alla scrittura di 1 Corinzi capitolo 5 - esaminata precedentemente in questo stesso studio - per far comprendere come l'emarginazione o la "morte sociale" per l'ex sia un principio cristiano.

Già abbiamo spiegato abbondantemente il provvedimento disciplinare di Paolo ai Corinzi nacque per un caso di estrema necessità, contingente a quella specifica situazione, giacché vi era un rischio di disfacimento totale dell'intero tessuto connettivo della chiesa locale: i cristiani odierni dovrebbero dunque adottare simili misure estreme valutando caso per caso e solo in situazioni gravi foriere di pubblico scandalo che mettano a repentaglio la sopravvivenza della comunità.

Proprio per dimostrare che i sofismi illogici geovisti non hanno alcuno spazio, ammettiamo per puro amore del ragionamento che la Scrittura di 1 Corinzi indichi proprio quello che vogliono dire loro. È corretto prendere un verso di 2 Giovanni e collegarlo con 1 Corinzi? Siamo certi che si sta parlando in entrambi i libri di uno stesso gruppo omogeneo di persone? Per la WTS la cosa è certa: essere in dissenso con le sue dottrine teologiche parrebbe uguale ad uccidere, rubare e commettere adulterio! Non c'è alcuna differenza.

In realtà, già solo usando la logica, capiamo che non è affatto la stessa cosa, in quanto una persona può benissimo essere in disaccordo con le dottrine WTS ed essere al tempo stesso una persona integerrima e ligia ai principi morali cristiani. Il "peccato" di apostasia è quindi diverso dal peccato morale, in quanto non ha nulla a che vedere con la propria relazione con Dio, con l'onestà del proprio cuore e del proprio comportamento personale, ma ha attinenza solo per questioni relative a dissidi concettuali su temi teologico-dottrinali, ad esempio: Gesù Cristo è Dio? I giusti vivranno sulla terra o in cielo? 144000 è un numero simbolico o letterale? ecc.

Si tratta quindi di due gruppi non omogenei. I peccatori morali di 1 Corinzi non hanno nulla a che vedere con i peccatori dissidenti ideologici della seconda lettera di Giovanni. Perciò il collegamento fra i due versi operato dalla WTS è del tutto arbitrario e privo di fondamento.

Compreso l'errore del collegamento scritturale passiamo ora all'errore di comprensione dei versi di Giovanni, errore motivato dalla decontestualizzazione dei versetti, che vengono estrapolati dal discorso globale della lettera (spesse volte importanti cardini della dottrina geovista vengono ottenuti da versetti isolati senza tenere minimamente conto del contesto). Leggiamo ora i versetti che vanno da 7 a 11:

«7 Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo, i quali non riconoscono pubblicamente che Gesù cristo è venuto nella carne. Quello è il seduttore e l'anticristo. 8 Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa. 9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie».

Le parti che ho messo in grassetto sono importantissime ed essenziali per la comprensione del senso del passo biblico. Innanzitutto il verso 7 ci dice di quali persone sta parlando Giovanni: coloro che non riconoscono Gesù Cristo venuto nella carne. Chi sono queste persone?

Per poter rispondere a questa domanda non si può non prendere in esame il contesto storico-religioso in cui a quel tempo la primitiva chiesa cristiana si trovava. In seno alla chiesa degli apostoli erano nati dei gruppi scismatici che rivisitavano alcuni concetti cardine della predicazione originale apostolica rielaborandoli a modo loro. Fra questi gruppi il più diffuso e influente erano gli gnostici.

Gli gnostici credevano, a modo loro, in Gesù e nel suo annuncio ma avevano, forse influenzati da correnti ellenistiche di matrice platonica, una totale avversione verso il mondo materiale e fisico, considerandolo manifestazione del male. Al male incarnato nella "carne" si contrapponeva il bene, che risiedeva nello "spirito" e nella vita spirituale (cioè ascetica) della persona.

Proprio per questa avversione alla "carne" e al mondo materiale essi erano contrari al matrimonio e alla procreazione fisica, tant'è che nelle loro fila impedivano ai propri seguaci di potersi sposare. Vi ricordate quando l'apostolo Paolo in una scrittura, parlando dei falsi cristi, disse che alcuni "vieteranno il matrimonio"? Ebbene, si riferiva proprio agli gnostici che vedevano nell'unione carnale di due sposi un'aberrazione del male (quindi la continenza dei preti in seno alla Chiesa Cattolica non c'entra nulla con questa scrittura giacché quel passo paolino dice che la proibizione non è solo per alcuni ma per tutti, mentre la Chiesa, tranne che ai sacerdoti, i quali hanno degli incarichi specifici di pastorale, non ha mai imposto ai suoi fedeli di astenersi dal matrimonio, innalzato addirittura alla dignità di sacramento). Paolo indicava gli gnostici come falsi maestri.

Proprio perché vedevano nella carne il simbolo del male e del peccato, gli gnostici non potevano assolutamente concepire che Gesù Cristo fosse sceso sulla terra incarnandosi con un corpo umano, giacché questo avrebbe significato che il santo Figlio di Dio era un peccatore e non l'immacolato agnello di Dio venuto a redimere l'umanità. Gli gnostici perciò rinnegavano l'incarnazione di Cristo e la sua corporalità, sostenendo che la venuta di Gesù sulla terra fosse stata apparenza ed illusione. Pensavano che Gesù sulla terra fosse esistito solo come spirito, e che le finte carni sotto cui s'era celato fossero un mero inganno sensibile allestito per le menti deboli. In tal modo venivano necessariamente a rigettare la risurrezione carnale di Cristo e la risurrezione dei cristiani nel Giorno del Giudizio. Questa era una demolizione della dottrina portante del cristianesimo, in quanto la risurrezione di Cristo era alla base del kerygma apostolico. In sostanza le idee gnostiche distruggevano il cristianesimo alla base e quindi erano viste come vere e proprie pericolose eresie da condannare. Da questo già possiamo capire che non tutte le eresie erano dannose allo stesso livello ma che quella descritta nella seconda lettera di Giovanni era letale perché distruggeva il cristianesimo alla base.

Già in questo possiamo notare che la condanna di Giovanni era ben diversa dal senso di condanna che la WTS usa nei confronti dei suoi dissidenti, in quanto quest'ultima applica la condanna a chiunque dissenta anche se minimamente e da qualunque aspetto, anche secondario, delle sue dottrine. Ad esempio se non si è d'accordo circa il divieto di festeggiare i compleanni, o sull'interdizione al voto politico, e lo si affermi apertamente, si sarebbe per questo già passibili di disassociazione per apostasia. Questo anche se su tutto il resto si fosse d'accordo con gli insegnamenti della stessa WTS. Giovanni invece esprime parole di condanna a coloro che attaccavano l'insegnamento cristiano alle sue basi.

La seconda parte che ho evidenziato in grassetto nel verso 10 dice "se qualcuno viene a voi". La preoccupazione di Giovanni quindi era che gli gnostici andassero sistematicamente nella case dei cristiani per strapparli alla fede vera, facendoli cadere nell'apostasia. Non è un caso che egli specifici "se qualcuno viene a voi" onde indicare che l'estremo gesto di togliere il saluto va dato ai demolitori della dottrina fondamentale cristiana della risurrezione se questi vanno nelle case dei cristiani per strapparli alla loro fede. Anche qui, è da notare che spesso i disassociati per apostasia o i dissociati volontari non vanno a predicare nella case dei loro ex correligionari per strapparli alla fede geovista. Al massimo creano dei siti di analisi critica sulla dottrina TdG ai quali una persona si iscrive volontariamente per confrontarsi. Perciò non vanno nella case dei TdG per deviarli. Ancora una volta quindi la scrittura di Giovanni viene compresa a sproposito della WTS.

C'è anche da dire che alcuni esegeti hanno avanzato l'ipotesi che il "togliere il saluto" comandato dall'apostolo Giovanni fosse un'iperbole, ossia un artificio retorico onde evidenziare l'importanza di non lasciarsi deviare mentalmente dalle credenze degli gnostici. Un po' come quando Gesù disse "se il tuo occhio ti fa inciampare, cavatelo e gettalo via da te". E' ovvio che il discorso di Gesù non va preso alla lettera, come così non va preso alla lettera il discorso di Giovanni ma ne va capito il senso. Il verbo tradotto normalmente con "salutare" infatti, in greco "chairô", significa in primo luogo "rallegrarsi, gioire", questo perché in teoria quando salutiamo una persona ci rallegriamo con lei. Tanto per fare un esempio, il saluto dell'arcangelo a Maria venuto ad annunciarle il concepimento di Gesù, utilizza questo verbo greco. La Nuova CEI ha significativamente scelto di tradurre quel "salve Maria" (chaire Maria) con un "rallegrati Maria!", a causa del particolare verbo usato. È probabile dunque che Giovanni voglia intendere che non bisogna intrattenersi in convivialità cogli eretici gnostici, cioè non rallegrarsi con loro, non gioire con loro, e non si riferisca invece a quello che noi definiamo banalmente un "saluto".

Detto questo occorre specificare che molto spesso la WTS si fa scudo con vari avvenimenti scritturali per giustificare la sua posizione sulla dissociazione, uno fra i quali è l'episodio di Imeneo, Fileto e Alessandro. Queste persone però rigettavano la risurrezione, dicendo che la risurrezione era già avvenuta con il battesimo (intendendo come risurrezione simbolica la morte alla vita precedente e la rinascita ad una nuova vita cristiana). Costoro quindi si configuravano, come gli gnostici, quali demolitori della dottrina portante del cristianesimo: la risurrezione. Chiarito quindi il senso della seconda lettera a Giovanni, capiamo anche perché Paolo era così duro con questi tre uomini. Il prendere gli esempi di Imeneo, Fileto e Alessandro da parte della WTS come modello di qualsiasi dissidenza dottrinale è dunque scorretto ed assolutamente inconcludente, oltre che privo di carità.

La modalità di attuazione della dottrina geovista della "morte sociale" sia per la disassociazione che per la dissociazione non trova basi consistenti nella Scrittura, se non interpretazioni estremizzanti e faziose di versetti decontestualizzati, ed è perciò sostanzialmente priva di fondamento.

I veri cristiani infatti non dovrebbero essere spinti nelle loro decisioni dallo spirito farisaico del legalismo, ma dallo Spirito che sta dietro alla legge. Cristo spesso criticava i farisei per avere con il loro modo di fare dato più importanza alla legge stessa che allo spirito della legge, trasformandola in qualcosa che uccide anziché in una regola al servizio dell'uomo. Anche con il Nuovo Testamento avviene la stessa cosa: più che applicare in maniera letteralista, fondamentalista, e cieca certi passi, bisogna scavare a fondo a compenetrarne lo spirito così da capire il perché e il per come si è giunti a una determinata conclusione, onde recuperare lo spirito che la animava, e non rischiare di tradirlo. Una volta compenetratone lo spirito bisogna poi farlo nostro, sempre secondo l'ottica e l'insegnamento dell'amore di Gesù.

Apro una piccola parentesi: rispetto ad altre religioni cristiane che pensano che i miracoli e le opere di guarigioni siano continuate dal primo secolo fino ad oggi, i TdG affermano che l'azione diretta dello Spirito Santo si è fermata nel primo secolo e che oggi occorre limitarsi allo sforzo di seguire le indicazioni della Bibbia.

A parte che questa considerazione taglia completamente le gambe ai membri del Corpo Direttivo perché, se non esiste ispirazione né guida diretta di Dio, allora non è nemmeno necessario il loro ruolo di dispensatori di "cibo a suo tempo" visto che la Bibbia praticamente ce l'abbiamo tutti e tutti possiamo sforzarci di analizzarla e capirla; ma, a parte questo dicevo, se oggi avvengono determinati peccati e violazioni della morale cristiana, stando al loro ragionamento che vorrebbe limitare i miracoli al solo primo secolo, visto che lo Spirito Santo non agirebbe più in maniera diretta, allora anche il tempo della scomunica e dell'ostracismo dovrebbe essere cessato nel primo secolo!

La scomunica infatti era un provvedimento che gli apostoli adottavano agendo in nome e per conto di Dio, usando lo Spirito Santo che era loro stato calato alla Pentecoste: quindi loro non giudicavano di per se stessi ma era Dio a giudicare usando loro come strumento! Tale giudizio perciò era perfetto e inappellabile.

Non si può dire la stessa cosa degli anziani che giudicano nei comitati giudiziari, e con sì gravi conseguenze, in quanto non hanno la guida diretta dello Spirito di Dio come lo avevano gli apostoli nel primo secolo e non ritengono il loro giudizio perfetto o infallibile. Tant'è che la WTS prevede l'istituzione del comitato giudiziario d'appello, segno evidente che ipotizzano benissimo che il primo comitato possa aver commesso degli errori. A margine una domanda: dove mai nella Bibbia si legge della pratica dei "comitati d'appello"? Non erano forse i Testimoni di Geova ad essersi proclamati scrupolosi seguaci del "Sola Scriptura"? Anche questo può essere ravvisato come un allontanamento dei TdG da quanto la Bibbia espone chiaramente, cosa grave visto che loro dicono di seguire precisamente tutte le Scritture e rigettare ogni tradizione umana.

Adesso passiamo all'analisi di un paio di passi biblici che la WTS usa per avvalorare la sua prassi di "caccia alle streghe" quando sente odore di apostasia.

«Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro» - Romani 16,17.

Come evince chiaramente da questo passo, colui che crea divisioni andando contro gli insegnamenti cristiani dev'essere allontanato. Questo versetto è spesso usato dalla WTS per giustificare le disassociazioni di persone che festeggiano il proprio compleanno, oppure votano liberamente alle elezioni facendo tutto alla luce del sole e dicendo ai loro fratelli che non c'è niente di male.

Intanto si può notare che il passo parla anche qui di "scandali", termine che potrebbe richiamare situazioni limite come gli avvenimenti "scandalosi" su cui si dilunga Paolo nella prima lettera ai Corinzi, e di cui già abbiamo parlato allorché dicemmo che il peccatore veniva espulso dalla comunità locale dinnanzi ad una situazione estrema ed incontrollabile che minacciava la sopravvivenza stessa della comunità. Sembra perciò che l'elemento distintivo debba essere lo "scandalo" per comportare l'allontanamento. Ma va da sé che in questo passo non si dice di "rimuovere l'uomo malvagio", né si usa qualsivoglia espressione similare che potrebbe indicare l'espulsione, ragion per cui la WTS va oltre lo scritto pretendo di ottemperare a questo versetto con le sue espulsioni, specie se si tratta di persone che sono "fattori di scandalo" assai modesto, visto che si limitano a festeggiare il compleanno o vanno a votare.

Inoltre non dimentichiamo che coloro che dalla scrittura risultano espulsi sono sempre quelli che rigettano dottrine legate al fondamento del cristianesimo, cioè l'incarnazione di Cristo, giacché saltando l'incarnazione salta necessariamente anche la resurrezione di questa carne mortale di cui il Logos s'era intessuto.

Ed ecco un'altra scrittura usata sempre dalla WTS:

«Ma quanto alle questioni stolte, alle genealogie, alle contese, e alle dispute intorno alla legge, evitale, perché sono inutili e vane. Ammonisci l'uomo settario una volta e anche due; poi evitalo; sapendo che un tal uomo è traviato e pecca, condannandosi da sé» - Tito 3, 9-11 9.

Chiunque contesti anche solo minimamente un insegnamento secondario e minuscolo dell'organizzazione - come ad esempio la letteralità del numero 144000 - trova questa scrittura usata contro di lui ed applicata al suo caso. Intanto si può ravvisare che qui si parla di persone che vogliono creare nuove sette dentro il cristianesimo, cercando dunque di strappare i cristiani alla loro fede; quindi, come per la scrittura di 2 Giovanni, vale sempre il fatto che ci dev'essere la deliberata intenzione di strappare le persone alla fede per giustificare provvedimenti gravi. In secondo luogo è da ravvisare il fatto che all'interno dell'elenco delle questioni che portano al settarismo si elenchino "le genealogie". Infatti a quei tempi c'erano alcuni che contestavano le genealogie in relazione a Gesù Cristo e alla sua attività messianica, disconoscendo quindi il Messia: ovvio che questo distrugge completamente il messaggio cristiano e che quindi vengano prese misure più drastiche nei confronti di chi propugna simili idee.

Ricordiamoci però che in tutti i casi in cui gli apostoli sono stati duri verso i dissidenti è stato perché costoro abbattevano i cardini del cristianesimo (contestando la messianicità di Cristo o la dottrina irrinunciabile della risurrezione), volendo per di più portarsi a tutti i costi discepoli dietro. La reazione della Chiesa in questo caso è una sorta di legittima difesa contro un comportamento aggressivo. Ma se uno non abbatte gli insegnamenti fondamentali del cristianesimo e soprattutto non si trae dietro discepoli, ma semplicemente contesta aspetti secondari di una religione rispetto agli insegnamenti principali, non merita affatto di essere emarginato e ostracizzato perché l'insegnamento dell'amore di Cristo, ossia sullo spirito che deve animare l'applicazione della legge, contrasta questo sistema farisaico e legalistico di agire, i cui danni superano di gran lunga i presunti benedici, visto che prescrive la morte sociale, con grave ferimento emotivo dell'ostracizzato, anche dinnanzi a manchevolezze lievi, e che non costituiscono per di più un pericolo per la comunità.

A dimostrazione che non tutte le divisioni erano viste automaticamente come pericolose e vissute in un clima di "caccia alle streghe" contro l'apostasia mi sia lecito citare la scrittura di 1 Corinzi 11, 17-19, che presenta per l'appunto un caso di dissenso rispetto a questioni marginali e secondarie rispetto all'insegnamento cristiano di base. Anche per dissidenze di entità così lieve, la WTS comminerebbe la disassociazione con relativo ostracismo. Si comportavano così le prime comunità cristiane dinnanzi a fatti simili, che non intaccavano la fede cristiana? Leggendo 1 Corinzi 11, 17-19 parrebbe proprio di no:

«Nel darvi queste istruzioni non vi lodo del fatto che vi radunate, non per il meglio, ma per il peggio. Poiché, prima di tutto, sento che quando vi riunite in assemblea ci sono divisioni tra di voi, e in parte lo credo; infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi.

E' pur vero che Paolo dice che questo confronto tra fratelli consente di distinguere i cristiani approvati da coloro che non lo sono, ma il punto fondamentale è che non si legge da nessuna parte che egli intimi ai cristiani della chiesa locale di espellere o buttare fuori coloro che creano divisioni. Ci troviamo evidentemente in contestazioni di secondaria importanza dove non vengono infrante le basi stesse del cristianesimo come invece accadeva in altre circostanze. Tra i TdG odierni invece la contestazione, palesata in sala, di qualsiasi precetto, anche fosse insignificante, porterebbe immediatamente alla scomunica! Ecco invece un contro modello rappresentato dalla descrizione che fa Paolo di quest'assemblea. Non essendoci una necessità cogente, l'Apostolo si limita solo a parlare del problema ma non arriva a prendere estreme misure scomunicando o disassociando le persone come fossero degli apostati pericolosi.

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