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Scacchi, francobolli e "veri cristiani"



Scacchi, francobolli e "veri cristiani"




Capita a volte di leggere in qualche libro o pagina web che ai Testimoni di Geova sarebbe vietato giocare a scacchi o collezionare francobolli. In genere di fronte a queste affermazioni molti TdG sorridono ironicamente, pensando che si tratti delle solite "calunnie di oppositori che non sanno più cosa inventare per ridicolizzare i Testimoni di Geova".

Pochi TdG infatti sono a conoscenza del fatto che una rivista del 1973 (Svegliatevi! 8/9, pp. 12-15) parlò in maniera estremamente negativa del gioco degli scacchi, inducendo quindi molti Testimoni a ritenere questo gioco poco adatto ai "veri cristiani". Ecco la trascrizione dell'articolo:
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Che specie di gioco sono gli scacchi?


IL TORNEO del campionato mondiale di scacchi tenuto nell’estate del 1972 in Islanda destò improvviso ed esteso interesse negli scacchi. Milioni di persone cominciarono a parlarne o a giocare a scacchi.

"Gli affari vanno a gonfie vele", riferì un fabbricante americano di scacchi. Un commesso di una delle principali librerie della città di New York disse: "I nostri libri di scacchi riposavano sugli scaffali prima del torneo Fischer–Spassky. Poi tutto cominciò. Passarono dall’articolo meno venduto a quello più venduto del negozio".

In alcuni paesi esisteva già grande interesse negli scacchi. La loro popolarità in Russia, ad esempio, compete con quella del calcio o della pallacanestro negli Stati Uniti. Anche in Cina, hsiang chi, la versione cinese degli scacchi, è uno del giochi preferiti del paese. Si dice che siano stati scritti più libri sugli scacchi — quasi 20.000 — che su tutti gli altri giochi messi insieme!
Perché c’è tale interesse negli scacchi? Che cosa rende il gioco così avvincente per tante persone?

Complesso gioco d’abilità


Uno degli aspetti più interessanti degli scacchi è la loro complessità, che può essere avvincente. Gli scacchi e la dama si giocano sullo stesso tipo di scacchiera, divisa in sessantaquattro quadretti, con otto file di otto quadretti ciascuna. Ma negli scacchi c’è un numero molto maggiore di possibili mosse. Ad esempio, si riferisce che ci siano
169.518.829.100.544.000.000.000.000.000.000 di modi per fare le prime dieci mosse!

‘Ma come mai sono possibili tante diverse mosse su una scacchiera di soli sessantaquattro quadretti?’ si potrebbe chiedere. Ciò è dovuto alle diverse specie di pezzi usati negli scacchi e alla varietà di mosse che ciascuno può fare.

Negli scacchi ci sono due opposti giocatori, ciascuno dei quali dispone di una serie di sedici pezzi. Essi includono otto pedoni, due cavalli, due alfieri, due torri e un re e una regina (o donna). Ciascuna di queste sei diverse specie di pezzi ha diversi valori o forza, che si rispecchiano nella varietà di mosse che ciascuno può fare.

I pedoni, ad esempio, di solito possono muoversi solo diritto davanti a sé, un passo o casa per volta. Le torri possono percorrere qualsiasi distanza avanti, indietro o di fianco in linea retta, finché hanno la strada sgombra. Gli alfieri, similmente, possono percorrere qualsiasi distanza in linea retta, ma solo in diagonale. I cavalli, a differenza degli altri pezzi, possono fare solo un movimento a L. La regina, il pezzo più forte della scacchiera, può percorrere qualsiasi distanza avanti, indietro, di lato o in diagonale, finché ha la strada sgombra.

Lo scopo di questo schieramento di pezzi è di difendere il re e di attaccare il re avversario. Si vince la partita quando si dà "scacco matto" a uno dei re, che non riesce più a difendersi. Il giocatore che ha il re sotto scacco è così costretto ad arrendersi, per cui la partita finisce.

È dunque la diversa mobilità dei vari pezzi a rendere possibile una così straordinaria varietà di mosse. Alcuni dicono che la complessità del gioco e il fatto che si richiede abilità dal giocatore rendono gli scacchi interessanti per quelli il cui lavoro secolare non è all’altezza delle loro capacità intellettive. "Negli scacchi nessun elemento è lasciato al caso", spiega Burt Hochenberg, direttore di Chess Life & Review. "Non si può dire che la palla è rimbalzata male".

Gioco molto competitivo


Comunque, opponendo una mente all’altra, ed essendo interamente eliminato l’elemento del caso, si tende a suscitare uno spirito di competizione nei giocatori di scacchi. Infatti, gli scacchi sono di frequente definiti ‘combattimento intellettualizzato’. Ad esempio, il detronizzato campione mondiale di scacchi Boris Spassky notò: "Per natura non ho uno spirito combattivo. . . . Ma negli scacchi devi essere un combattente, e lo sono divenuto per necessità".

Questo aiuta a spiegare perché non ci siano fra le donne giocatrici di scacchi che eccellono, essendo gli oltre ottanta grandi esperti di scacchi del mondo tutti uomini. L’attrice Sylvia Miles osservò a questo riguardo: "Per essere un giocatore di scacchi professionista bisogna saper uccidere. Se mai lo spirito competitivo delle donne americane diverrà così forte, allora penso che avremo alcune importanti giocatrici".

Lo spirito competitivo negli scacchi può essere stimolato fino a divenire febbrile, il che si rispecchia nelle attitudini e nel linguaggio dei giocatori di scacchi. "Non c’è paragone in qualsiasi altro sport nel tentativo di distruggere la psiche dell’avversario", spiega il giocatore di scacchi Stuart Marguiles. "Non ho mai udito nessuno dire che aveva battuto il suo avversario. Diceva sempre che l’aveva annientato, schiacciato, distrutto o sbaragliato".

È vero che forse i giocatori che conosciamo non usano tale linguaggio. Ma, ciò nondimeno, lo spirito di competizione fra i giocatori può provocare sgradevoli conseguenze, come riferì Il Times di New York nell’estate del 1972: "La maggioranza delle famiglie riescono a contenere gli inevitabili conflitti che sorgono nelle partite a scacchi. Ma in alcune case, la tensione persiste a lungo dopo lo scacco matto".

Naturalmente, sotto questo aspetto, gli scacchi non sono molto diversi da altri giochi competitivi. I partecipanti che desiderano piacere a Dio, indipendentemente dal gioco che fanno, devono stare attenti a non trasgredire il principio biblico: "Non diveniamo egotisti, suscitando competizione gli uni con gli altri, invidiandoci gli uni gli altri". — Gal. 5:26.
Comunque, c’è qualcos’altro riguardo agli scacchi che merita considerazione.

Relazione con la guerra


Si tratta degli aspetti militari del gioco, che sono ovvi. Le forze avversarie si chiamano "il nemico". Esse sono "attaccate" e "prese"; lo scopo è di far "arrendere" il re avversario. Pertanto Horowitz e Rothenberg dicono nel loro libro The Complete Book of Chess sotto l’intestazione "Gli scacchi equivalgono alla guerra": "Le funzioni assegnate [ai pezzi degli scacchi], i termini usati per descrivere queste funzioni, la mira finale, la brutalità giustificata per conseguire l’obiettivo, tutto equivale a niente meno che alla guerra".

Si riconosce in genere che gli scacchi si possono far risalire a un gioco che si giocava in India verso il 600 E.V. chiamato chaturanga, o gioco dell’esercito. I quattro elementi dell’esercito indiano — carri, elefanti, cavalleria e fanteria — erano rappresentati dai pezzi che nel corso dei secoli diedero origine a torri, alfieri, cavalli e pedoni. Pertanto, il Times di New York del 31 agosto 1972 osservò:

"Gli scacchi sono un gioco di guerra da quando ebbero origine 1.400 anni fa. La scacchiera è stata un’arena di battaglie fra corti reali, fra eserciti, fra ogni sorta di contrastanti ideologie. La più familiare opposizione è stata quella creata nel Medioevo con una serie di re, regina, cavalli, alfieri, torri e pedoni contro un’altra.

"Altri conflitti che sono stati raffigurati sono quelli di cristiani contro barbari, Americani contro Inglesi, cowboy contro Indiani e capitalisti contro comunisti. . . . Si riferisce che uno stilista americano ne sta ora creando una serie che illustra la guerra nel Vietnam".

Probabilmente la maggioranza dei moderni giocatori di scacchi non pensa di manovrare un esercito in battaglia. Tuttavia non sono ovvi i legami del gioco con la guerra? La parola pedone deriva da una parola latina medievale che significa "soldato a piedi". I cavalli erano usati dai guerrieri nel periodo feudale europeo. Gli alfieri erano quelli che portavano gli stendardi. E le torri, luoghi di protezione, furono importanti nella guerra medievale.

Pertanto Reuben Fine, giocatore di scacchi di levatura internazionale, scrisse nel suo libro ThePsychology of the Chess Player: "È del tutto ovvio che gli scacchi sono un gioco in sostituzione dell’arte della guerra". E la rivista Time riferì: "Gli scacchi ebbero origine come gioco di guerra. È l’adulto equivalente intellettualizzato delle manovre compiute da ragazzini con soldatini di piombo".

Benché alcuni giocatori di scacchi siano contrari a tale paragone, altri riconosceranno subito la somiglianza. Infatti, in un articolo su un esperto giocatore di scacchi, il Times di New York notò: "Quando il sig. Lyman guarda una scacchiera, il suo disegno a scacchi sparisce a volte per cedere il posto ai colli e alle valli e agli isolati sentieri di un inseguimento nella foresta, o al suolo segnato di un campo di battaglia inglese".

Se si considerano i complessi movimenti, mentre gli eserciti avversari della scacchiera si contendono la posizione, ci si può chiedere se gli scacchi non abbiano contribuito allo sviluppo della strategia militare. Secondo V. R. Ramachandra Dikshitar è così. Nel suo libro War inAncient India egli esaminò a fondo la cosa e concluse: "I princìpi degli scacchi fornirono idee al progressivo sviluppo delle usanze e degli elementi costituenti dell’esercito".

Bisogna fare attenzione


Alcuni giocatori di scacchi hanno riconosciuto che può derivare danno dal giocare a scacchi. Secondo The Encyclopædia Britannica, il riformatore religioso "John Huss, . . . mentre era in prigione, deplorò di aver giocato a scacchi, perché aveva perso tempo e aveva corso il rischio d’esser soggetto a violente passioni".

L’essere troppo affascinati dagli scacchi può far perdere grandi quantità di tempo e d’attenzione a esclusione di cose più importanti, evidentemente una ragione per cui Huss si rammaricò d’avere giocato a scacchi. Inoltre, giocando a scacchi c’è il pericolo di ‘suscitare competizione gli uni con gli altri’, dando anche luogo a ostilità verso un altro, cosa che la Bibbia avverte i cristiani di non fare.

Inoltre, gli adulti possono non considerare corretto che bambini si trastullino con giocattoli di guerra o facciano giochi di natura militare. È dunque coerente che essi facciano un gioco che, secondo alcuni, è l’"equivalente intellettualizzato delle manovre compiute da ragazzini con soldatini di piombo"? Che effetto ha realmente sulla persona il giocare a scacchi? Ha un effetto salutare?

Certo quello degli scacchi è un gioco avvincente. Ma riguardo ad esso ci sono aspetti che chiunque giochi a scacchi fa bene a considerare.
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Dopo aver letto questo articolo, molti TdG avranno evitato o smesso di giocare a scacchi - anche se non si trattava di un divieto, nel senso più stretto del termine - per seguire le indicazioni della Società Torre di Guardia.
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E che dire dei francobolli?...



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*** g71 22/12 p. 18 La filatelia come passatempo ***
Temi religiosi


Alcune persone raccolgono francobolli relativi a soggetti biblici o alla geografia della Terra Santa. Il ben noto fiume Giordano, famoso per le menzioni che ne fa la Bibbia, è mostrato su un francobollo della Transgiordania emesso nel 1933. Alcuni francobolli hanno onorato la Sacra Bibbia; uno commemorò il 300° anniversario della sua stampa in lingua finlandese. L'Islanda raffigurò un antico manoscritto che narrava la costruzione dell'arca di Noè.

Un francobollo d'Israele raffigurò la controversia di Elia con i sacerdoti di Baal sul monte Carmelo in quanto a chi è il vero Dio. (1 Re, cap. 18) E un'edizione d'Israele di data recente riporta il Tetragramma, le quattro lettere ebraiche del nome di Dio, Geova.

Comunque, la maggioranza dei francobolli con un tema religioso e messi in circolazione dalle cosiddette nazioni cristiane han glorificato dèi pagani e insegnamenti falsi. I francobolli di almeno trentasette paesi della cristianità hanno dato risalto alla venerazione della madre di Gesù, nonostante che i suoi insegnamenti non sostengano tale pratica.

Francobolli dell'Eire e dell'Italia hanno illustrato la dottrina della Trinità, sebbene essa fosse dapprima promulgata nell'antica Babilonia migliaia di anni avanti che fosse adottata dalla cristianità per mezzo del Concilio di Nicea sotto la direttiva dell'imperatore romano pagano Costantino.

Germania, Spagna, Portogallo e altri paesi hanno messo in circolazione francobolli che raffigurano l'adorazione della croce. Neanche questa pratica è di origine cristiana, ma affonda le sue radici nel paganesimo. Che questo sia vero è ben illustrato da un francobollo messicano che mostra la "Croce di Palenque", un simbolo usato nell'antica adorazione maya prima ancora che Gesù Cristo fosse appeso a un semplice palo. - Atti 5:30; 10:39; Gal. 3:13.

Sorprendente è pure il fatto che una notevole percentuale delle nazioni che professano il cristianesimo hanno virtualmente percorso l'intero panteon degli dèi e delle dee pagane di Roma nei loro francobolli. Nonostante che i francobolli non siano oggetti religiosi, i veri cristiani dovrebbero pensarci due volte se, come passatempo, stanno raccogliendo una serie di falsi simboli religiosi e dèi pagani.
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Si noti questa affermazione: «... i veri cristiani dovrebbero pensarci due volte se, come passatempo, stanno raccogliendo una serie di falsi simboli religiosi e dèi pagani».

Di sicuro, subito dopo la pubblicazione di questi articoli in cui si parlava in maniera fortemente critica di scacchi e filatelia, tutti i TdG che avevano a che fare con queste attività misero zelantemente in pratica quanto era stato scritto in quelle riviste, così come avviene ogni qualvolta il Corpo Direttivo "suggerisce" determinati comportamenti.

Se qualcuno avesse continuato a giocare a scacchi o a collezionare un certo tipo di francobolli, ignorando i consigli che erano stati pubblicati, non avrebbe certamente dato un buon esempio. Ora quando qualcuno non da un buon esempio, e può contribuire con la sua condotta a "far inciampare altri", non è più idoneo per ottenere dei "privilegi" (= incarichi nella congregazione), e nel caso avesse tali privilegi gli possono essere tolti.

La Watchtower non ha più sollevato ufficialmente l'argomento in riviste o libri più recenti e quasi tutti gli attuali TdG, a quanto pare, se ne sono dimenticati. Probabilmente la Società non ne ha più parlato perché non sono poi molti i giocatori di scacchi o i collezionisti di francobolli...

Altre regole simili, di cui si è parlato solo pochissime volte in riviste pubblicate molti anni fa ma che riguardano indubbiamente un maggior numero di persone, sono invece rimaste in vigore, come, per esempio, il divieto per i "fratelli" di farsi crescere la barba. Pare che vi sia stato in alcuni luoghi un certo ammorbidimento su questo punto (link) ma in moltissime congregazioni avere la barba non consente tuttora ai "fratelli" di ottenere dei privilegi.


Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova
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14/10/2019
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