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Thursday, 25 April 2019 05:47
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:: SCIENZA E TDG ::

ANCORA SULL'EVOLUZIONE

di Sergio Pollina

A volte mi coglie un senso di profonda pena quando vedo una persona al tappeto, senza la minima opportunità di risollevarsi ma che, pateticamente, cerca ancora di lottare, di non darsi per vinta, pur sapendo di avere irrimediabilmente perso.

È la stessa sensazione che mi ha colto leggendo due opuscoli editi dalla Watchtower Society nel 2010, intitolati, uno L'origine della vita, e l'altro La vita: opera di un Creatore? Entrambi si prefiggono un unico scopo - insieme a numerose loro altre pubblicazioni dello stesso tenore - quello di convincere l'ignaro lettore del fatto che tutto ciò che esiste è stato creato da Dio, che il darwinismo e l'evoluzionismo sono solo il frutto di menti alienate da Dio, e che la Bibbia, il libro sacro degli occidentali, se la si legge attentamente sotto la loro guida, contiene informazioni scientifiche attendibilissime, infinitamente più serie e probatorie delle vaghe e inconsistenti teorie di chi crede il contrario. Com'è accaduto altre volte, non ci prefiggiamo di controbattere idee che sono nate morte e nelle quali nessuno provvisto di un minimo d'istruzione si sogna di credere. No, ancora una volta cercheremo di dimostrare che il metodo a cui essi ricorrono per sostenere le loro tesi è intellettualmente scorretto e segue tecniche elusive e ingannatorie delle quali mostreremo la trama.

Uno dei sistemi più semplici ed efficaci per sostenere una determinata tesi è quello di porre le domande in un certo modo, al fine di abbattere prima che sorgano le resistente della persona contattata; domande articolate in modo che non possano condurre che ad un solo di tipo di risposta. Se un propagandista religioso chiedesse a qualcuno se crede in Dio, potrebbe ricevere un secco no! e la conversazione finirebbe lì. Ma se chiedesse: le piacerebbe vivere in un mondo pacifico, senza violenza, malvagità e morte (non menzionando inizialmente Dio), la risposta è quasi scontata, è un sì. Stabilito che con l'interlocutore so condivide un desiderio comune, ecco l'altra domanda (con risposta inclusa): È mai riuscito l'uomo a fare della terra un luogo in cui vivere con tali caratteristiche? Anche questa volta la risposta è scontata, solo che adesso è più facile introdurre la terza domanda: le piacerebbe sapere che questo desiderio suo e del genere umano può realizzarsi, anzi la sua realizzazione è più vicina di quanto lei possa pensare? Il gioco è fatto, con qualche variante, ma lo schema è questo.

Lo stesso accade con l'argomento evoluzione contro creazione, trattato nei due opuscoli di cui abbiamo detto prima. Cominciamo con l'esaminare la prefazione dell'opuscolo, La vita: opera di un Creatore? Si comincia con l'accattivarsi la benevolenza del lettore con un'affermazione che toglie subito dalla mente di chi legge che ci si trovi davanti ad un movimento fondamentalista, perché si esordisce dicendo:

«Alcuni gruppi religiosi creazionisti credono che il nostro pianeta e tutto ciò che vi si trova siano stati creati in sei giorni di 24 ore, poche migliaia di anni fa».

Ne consegue che noi, gli autori dell'opuscolo, non crediamo in simili assurdità. Sei giorni di 24 ore, ma per piacere! Chi ci crederebbe? Questo antefatto consente a chi crede nell'evoluzione o comunque si pone il problema, di continuare la lettura. Qualche riga più in giù si comincia con le domande a nassa, cioè quelle domande che man mano intrappolano il lettore fino a non consentirgli più di tornare indietro.

«Vi fiderete delle affermazioni di chi sostiene che non esiste un Creatore intelligente e che la Bibbia non è attendibile? O prenderete in esame quello che la Bibbia dice veramente? In quanti insegnamenti potete riporre fiducia, o fede: in quelli della Bibbia o in quelli degli evoluzionisti? »

Dov'è il trucco? Eccolo: ci vien detto che alcuni (empi negatori di Dio) non credono in ciò che dice la Bibbia quando essa sostiene il creazionismo, e poiché per molte persone la Bibbia, che seppure non conoscono, è ammantata di sacralità, qualcuno potrebbe pensare che, se lo dice la Bibbia, allora potrebbe essere vero. Ma il problema è che la Bibbia non ne parla proprio! Il trucco è stato quello di far credere che è la Bibbia a sostenere il creazionismo, quando invece è la loro lettura della Bibbia a farlo! Vedremo come. Intanto una notazione: in una pubblicazione che afferma che è la Bibbia a sostenere la tesi che Dio è il creatore di tutte le cose, sono quasi assenti i riferimenti biblici; il primo lo troviamo a pagina 11 (non si tiene conto di Ebrei 11:1 citato all'inizio, perché si tratta solo di un invito a munirsi della fede prima di qualsiasi accertamento, il che di per sé inficia tutto ciò che segue: se si deve credere per fede, allora è inutile esaminare prove e controprove), dove si cita il passo di Giobbe 12:7, 8, che riportiamo per intero: "Ma interroga pure le bestie, perché ti ammaestrino, gli uccelli del cielo, perché ti informino, o i rettili della terra perché ti istruiscano, o i pesci del mare perché te lo faccian sapere. Chi non sa che la mano del Signore ha fatto tutto questo?". Il commento a questa scrittura è:

«Negli ultimi anni scienziati e ingegneri si sono lasciati istruire, nel vero senso della parola, da piante e animali. (Giobbe 12:7, 8) Esiste una scienza, detta biomimesi, che studia e imita le caratteristiche dei vari esseri viventi per realizzare nuovi prodotti e migliorare le prestazioni di quelli già esistenti».

E poi ecco la domanda: A chi va veramente il merito di questi progetti? L'ignaro e ingenuo lettore già è pronto a rispondere: "A Dio!", ma non tiene conto del fatto che le parole di Giobbe prima menzionate, non hanno nulla a che vedere con la biomimesi. Basta leggere l'intero libro, e se non si vuole perdere tempo, almeno l'intero capitolo per capire come stanno le cose. Giobbe è un libro poetico, e la poesia non si esprime in termini scientifici; la poesia è lirica, è iperbole, è fantasia. Pensate che Leopardi quando nell'Infinito dice "e naufragar m'è dolce in questo mare" stesse parlando di arte della navigazione? Gli chiederemmo come si fa a pilotare un battello, o meglio di no perché poi si farebbe naufragio? Certamente no, perché lui vuole lasciarsi cullare nel mare dei suoi pensieri; così Giobbe non sta minimamente parlando di scienza (e poi, se volessero prenderlo alla lettera, gli scienziati dovrebbero conoscere la lingua degli animali per poterli interrogare); sta ponendo una domanda retorica: chi è che deve interrogare perfino gli animali, e per sapere che cosa? Forse come costruire un'ala d'aeroplano sul modello di quella di un gabbiano, o interrogare un cirripede per sapere come si fa a fare una colla più tenace dell'attack? Niente di tutto questo; una lettura dell'intero testo mostra che Giobbe, in questa lirica, sfida i sapienti, che pensano di essere la voce del popolo, ma non sanno niente della potenza retribuitrice di Dio; ed ecco che egli pone loro la domanda di sfida: chiedi perfino agli animali se non è Dio l'Onnipotente che retribuisce i malvagi che osano sfidarlo!

Per altre 13 pagine si va avanti senza nemmeno l'ombra di una scrittura, di un solo versetto; pagine dedicate a quello che un qualunque libro di scuola media contiene: le meraviglie della natura, le straordinarie cose che riempiono la terra di bellezza e di complessità; ma certo non c'era bisogno che i testimoni di Geova venissero a spiegarcelo, chi legge Nature, Le Scienze, Scientific American, Focus e così via, tutte queste cose le sa, ed è affascinato nello scoprirle. Alla fine della carrellata piena di citazioni di scienziati, biologi e ricercatori che il comune lettore del materiale Watchtower per il solo fatto che sono citati pensa che siano tutti d'accordo con il loro Corpo Direttivo e con il Reparto Scrittori, concludono dicendo: «Non c'è dubbio: credere nell'evoluzione è un atto di "fede"», e perché, credere in Dio no?

Finalmente a pagina 24 si arriva ad un punto meno vago e inutile dei precedenti e con un titolo che promette bene: La scienza e la Genesi. E qui si ritorna punto e a capo; si ripropone l'affermazione iniziale:

«Molti sostengono che la scienza smentisce il racconto biblico della creazione. In realtà la vera contraddizione non è fra la scienza e la Bibbia, ma fra la scienza e le idee di certi gruppi religiosi creazionisti. Alcuni di questi gruppi asseriscono, a torto, che secondo la Bibbia tutto l'universo fisico fu creato circa 10.000 anni fa in sei giorni di 24 ore. La Bibbia, però, non sostiene queste affermazioni. Se lo facesse, numerose scoperte scientifiche degli ultimi cento anni in effetti getterebbero ombra sulla sua attendibilità. Leggendo il testo biblico con attenzione si nota che non è in contrasto con i fatti scientifici dimostrati. Pertanto i testimoni di Geova dissentono da molti gruppi creazionisti. Di seguito indichiamo cosa insegna realmente la Bibbia».

Diciamo la verità: questi testimoni di Geova hanno una faccia di bronzo da medaglia olimpica! Se vogliamo essere seri e vogliamo vedere cosa insegna realmente la Bibbia, essa insegna che i giorni della creazione sono di 24 ore perché così è scritto nelle pagine di Genesi; questo è ciò che dice la Bibbia. Ciò che insegna la Bibbia, invece, per i testimoni di Geova è ciò che elaborano gli Scrittori del Corpo Direttivo e che, pur se con mille variazioni nel corso degli anni, essi devono credere che sia la Bibbia a dirlo!

Penso che adesso ci siamo resi conto del trucco. Essi dicono: "Noi non crediamo nella favoletta dei sei giorni di 24 ore della creazione"; ah, no? e in che cosa credono, allora? Lo facciamo dire a loro stessi:

«Ne consegue che ciascuno dei giorni della settimana creativa furono di uguale lunghezza, di 7.000 anni. La settimana creativa cominciò il 46.025 a.C. Tutta è lunga 49.000 anni … gli animali sono creati il 18.025 a.C.».[1]

Quindi un giorno non è di 24 ore ma di settemila anni. Se fosse di 24 ore la Bibbia non sarebbe attendibile, ma poiché è di 7.000 anni, in tal caso lo è! Ci rendiamo conto del tipo di ragionamento, del metodo usato? Senza ombra alcuna di dubbio non vi è un solo scienziato al mondo, biologo, fisico nucleare, paleontologo, archeologo e tutti gli "ologi" della terra, che non sappia e non creda che la vita è apparsa sulla terra centinaia di milioni di anni fa. Nessuno, ma proprio nessuno, in nessuna facoltà del mondo dissente da questo che è un fatto così inoppugnabile come è inoppugnabile il sorgere del sole. Dire quindi che loro sono attendibili perché credono in un giorno di 7.000 anni, mentre non lo è chi crede in un giorno di 24 ore è semplicemente insostenibile. Ma la loro disonestà consiste nel fatto che non lo dicono, o meglio non lo dicono più apertamente; lasciano credere che anche loro sono d'accordo con le scoperte scientifiche e quindi si lanciano nei loro ragionamenti. Ed ecco un altro dei versetti citati, Esodo 20:11: "Poiché in sei giorni Geova fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposava il settimo giorno. Perciò Geova benedisse il giorno del sabato e lo rendeva sacro". Sembra inoppugnabile che si stia parlando di sei giorni letterali, non è vero? Se lo dice Mosè, che è anche l'autore di Genesi, sarà vero; non solo: Mosè istituisce il sabato, che durava 24 ore dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato, e in quelle 24 ore era proibito fare qualunque lavoro pena la morte. Non poteva durare di più il sabato, ma solo 24 ore. Ebbene, per i testimoni di Geova quando Mosè dice "giorno" non vuol dire un giorno come tutti i popoli della terra lo hanno sempre conosciuto: dall'alba al tramonto, o dal tramonto al tramonto; essi dicono che il termine ebraico tradotto "giorno" può essere usato in riferimento a unità di tempo di varia durata, non solo a un periodo di 24 ore, e citano Genesi 2:4 facendo finta di dimenticare che, proprio con Genesi 2:4a comincia il racconto redazionale di Genesi, per continuare dal 4b a quasi tutto il capitolo, con la redazione Jahvistica del libro; cioè il versetto da loro citato è l'inizio di una delle due storie della creazione contenute in Genesi, scritte da mani diverse in tempi diversi e con intenti diversi [2]. Ma, anche non tenendo conto di questo, come si fa a dire che quando Mosè dice "sei", egli non vuol dire sei perché il Corpo Direttivo non è d'accordo? È così che si fa violenza alla Bibbia, non credendo a ciò che essa dice nel contesto del libro (non di scienze) quale essa è! Aggiungono poi:

«Di sicuro, nelle Scritture non ci sono elementi per affermare in modo arbitrario che i giorni creativi fossero di 24 ore ciascuno. Allora quando durarono? La Bibbia non lo dice[3]; ad ogni modo, i capitolo 1 e 2 della Genesi indicano che si trattò di periodi di tempo piuttosto lunghi».

Qual è la realtà? I testimoni di Geova che preparano il materiale scritto da distribuire ai loro associati, sanno benissimo di mentire, o per lo meno di non dire tutta la verità; cioè essi sanno che la durata di 7.000 anni o di 70.000 anni è comunque insostenibile, e allora si tengono nascosti dietro l'espressione "migliaia d'anni". In poche parole, hanno paura di fare "outing", di uscire allo scoperto e di dire come stanno le cose, perché in tal caso crollerebbe per intero tutto il loro castello di carte, tutte le loro dottrine, tutta la loro cronologia, tutto di tutto! E allora, poiché non vogliono fare outing, glielo facciamo fare noi. Ecco di seguito, in ordine cronologico dalle più antiche alle più recenti, alcune delle loro dichiarazioni ufficiali sulla durata di ciascuno dei sei giorni creativi:

(1)

«La legge di Dio data successivamente all'uomo stabilì una settimana di sette giorni, e ciascun giorno di ventiquattr'ore. Poiché ognuno di questi giorni era di uguale durata, è ragionevole che i sette giorni o periodi creativi avrebbe avuto la stessa durata. Le Scritture, insieme ai fatti evidenti che non possono essere messi in dubbio, indicano che il settimo giorno o epoca della creazione, menzionato in Genesi, copre un periodo di settemila anni del nostro tempo. Se perciò assumiamo che ciascuno dei giorni creativi aveva la stessa durata, ne concludiamo che il periodo di tempo trascorso dall'inizio alla fine dell'opera creativa è un periodo di quarantanovemila anni … Si noti che né Adamo né alcuno della sua progenie visse più di mille anni. Perché? Perché la legge di Dio data ad Adamo dichiarava: "Nel giorno in cui ne mangerai, morrai". (Genesi 2:17) Questa è la prova che Adamo cominciò gradualmente a morire, e che sarebbe completamente morto alla fine del "giorno". Tutti gli altri uomini citati, erano figli o nipoti di Adamo, ed erano nati senza il diritto alla vita; e perciò essi morirono nell'ambito di un giorno perché avevano ereditato le conseguenze del peccato di Adamo. Un "giorno" è usato per rappresentare un periodo fissato di tempo, e quando esso è in riferimento alla creazione le Scritture mostrano che ciascun giorno è lungo settemila anni. Quando invece si riferisce alla creazione dell'uomo, e quando parla del tempo in relazione all'uomo, un "giorno" nelle Scritture è di mille anni, se calcolato alla maniera in cui l'uomo calcola il tempo. "Un giorno è presso il Signore come mille anni, e mille anni sono come un giorno". - 2 Pietro 3:8.[4]»

(2)

«Nel libro chiamato Creazione, e che è offerto alle vostre porte dai testimoni di Geova, è esposta una dettagliata spiegazione del racconto biblico della creazione, mostrando che la creazione delle cose riguardanti l'uomo e la terra fu fatta da Geova in sei periodi di tempo chiamati "giorni", ciascuno dei quali era di settemila anni[5]

(3)

«Le bestie della terra non sono state sempre le stesse. Un tempo vi erano sulla terra un grande numero di mammut, alcuni dei quali erano lunghi fino a otto metri. Ne sono state trovate le prove nei loro scheletri sepolti nelle profondità della terra. Un grande numero di loro vagava sulla terra. Alcuni sono stati ritrovati fra il ghiaccio e la neve, mentre gli scheletri di altri sono trovati nel cuore della terra nelle regioni tropicali. La conclusione ragionevole è che ciascuna delle ere o periodi creativi, ciascuno di 7.000 anni, si è concluso con una grande catastrofe, causata dalla rottura e dalla caduta alle estremità della terra di uno degli anelli acquei polari. Questo a sua volta consentì l'irruzione di grandi masse di acqua, di ghiaccio e di neve che spazzarono via la vita animale e vegetale e resero la terra desolata. Nel corso del tempo altri animali e piante presero il loro posto sulla terra. Differenti specie di animali fecero la loro comparsa in diverse fasi del periodo creativo degli animali. Durante questi periodi sulla terra esistevano le condizioni di una serra riscaldata, dovute al trasparente anello acqueo al di sopra del firmamento che circondava la terra. Questa condizione di serra fu distrutta dalla neve e dal ghiaccio a suo tempo; e ciò è dimostrato dai fatti fisici che sono stati riscontrati sulla terra. Quando si considera che ciascuno dei giorni o periodi creativi è lungo settemila anni, si comprende come una specie animale apparisse per poi perire entro lo stesso giorno creativo. Al tempo giusto Dio creò il bestiame secondo la sua specie, e ogni cosa che si muove sulla superficie della terra, inclusi gli animali domestici, alcuni dei quali sono ancora sulla terra. Ciascuno di loro arrivò nel tempo stabilito dalla volontà divina, e ciascuna specie aveva la sua funzione da svolgere, ed erano tutti necessari e importanti nell'opera creativa di Geova relativa alla terra[6].» [questo brano scritto da J.F. Rutherford, mostra con disarmante chiarezza il grado di "scientificità" e di cultura possedute dal massimo esponente dei testimoni di Geova. Egli ignora del tutto anche i più elementari rudimenti di una qualunque delle scienze che studiano i fenomeni terrestri. Fa sciogliere le calotte polari ogni settemila anni; fa sparire e apparire specie dall'oggi al domani; ignora i processi di domesticazione degli animai, e poi pretende d'essere attendibile perché crede che un giorno creativo non sia di 24 ore ma di ben 7.000 anni!]

(4)

«Già son trascorsi circa sei mille anni da quel gran riposo o sabato di Dio, e la sua parola ci assicura definitivamente che vi sono ancora altri mille anni da scorrere. Quindi, questo gran giorno del Creatore verso la terra, appare che sia circa sette mila anni di durata. Questo settimo "giorno" od epoca essendo di tale durata, è molto ragionevole di concludere che i precedente sei giorni di lavoro erano ciascuno della stessa durata, i sei giorni componenti un periodo totale di quarantaduemila anni.[7]»

(5)

«Ne consegue che ciascuno dei giorni della settimana creativa furono di uguale lunghezza, di 7.000 anni. La settimana creativa cominciò il 46.025 a.C. tutta è lunga 49.000 anni … Secondo il calcolo della Bibbia si era ora 28.000 anni dopo il principio della settimana, o intorno al 18.025, per cui la vita animale è recente sulla terra in paragone con le fantastiche supposizioni della "scienza" atea[8]

(6)

Questo settimo giorno viene dopo i precedenti sei giorni creativi. La Scrittura mostra che tutti tali sei precedenti giorni furono molto più lunghi di 24 ore l'uno. Infatti, essi furono grandi periodi di tempo, lunghi migliaia d'anni. Misurati secondo la lunghezza del "settimo giorno", in cui Dio cessa di lavorare e si riposa, ognuno di quei giorni fu lungo 7.000 anni. Poiché l'uomo fu creato verso la fine del sesto giorno, Dio lo pose sulla terra verso la fine dei 42.000 anni di preparazione della terra. Nel corso del tempo il grande ciclo di sette "giorni" raggiungerà quindi la somma di 49.000 anni[9]

(7)

«Durata di circa 7.000 anni dei sette "giorni" della creazione[10]

(8)

«Riscontriamo pertanto che il settimo "giorno" della settimana creativa è lungo settemila anni. In base alla lunghezza del settimo giorno è perciò ragionevole pensare che ciascuno degli altri sei "giorni" fu pure un periodo di 7.000 anni. Questo periodo di tempo consentirebbe tutto ciò che la Bibbia ci dice ebbe luogo in ciascuno dei sei giorni della creazione[11]

(9)

«Quindi, se gli altri sei grandi "giorni" creativi di questi gruppo sono lunghi quanto l'ultimo, ciascuno deve dunque essere stato lungo 7.000 anni![12]»

(10)

«Comincia la "sera" del settimo "giorno" creativo, 4.026 A.E.V. … Comincia la "mattina" del settimo "giorno" creativo, 526 A.E.V.»[13]

(11)

«Questo indicherebbe che tale 'giorno di riposo' avrebbe la durata di settemila anni … È ragionevole concludere che ciascuno dei precedenti sei "giorni" della creazione occupasse un simile periodo di tempo[14]»

Ecco, questa è la realtà di ciò che credono e insegnano da quasi 140 anni i testimoni di Geova, anche se oggi, vergognandosene, cercano di nascondere come stanno in realtà le cose in casa loro; infatti dalla citazione tratta dal loro libro del 1976, La buona notizia per rendervi felice in poi, sembrano scomparire da tutte le loro pubblicazioni tutti i riferimenti alla durata di 7.000 anni di un giorno creativo; da allora fino ad oggi si dice soltanto "molte migliaia d'anni" per dare ad intendere che le molte migliaia forse sono centinaia di migliaia, ma mai, in nessuna pubblicazione è apparsa (né può apparire) una dichiarazione formale e chiara sul cambiamento perché, come già detto, ciò scardinerebbe alla base tutto il loro pericolante sistema di cronologie. Ecco perché con le loro ultime pubblicazioni sull'argomento, non troviamo altro che frasi come "periodi di tempo piuttosto lunghi". Però, prima di andare avanti, vorremmo sottolineare come sia vero il proverbio secondo il quale "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi"; ai testimoni di Geova, nel tentativo inane di negare le schiaccianti evidenze, una loro rivista[15] dedicata allo stesso argomento, dopo aver titolato "L'evoluzione batte in ritirata", scrisse:

«Anche la documentazione fossile addita la creazione. Simpson scrive in The Meaning of Evolution: "Le rocce del Cambriano inferiore, che risalgono a circa 500.000.000 di anni fa, sono ricche di fossili. Ovunque sulla terra si trovano abbondanti depositi di fossili di quasi tutte le ere successive al Cambriano. Ma nelle rocce anteriori al Cambriano, che abbracciano un grande arco di 1.500.000.000 di anni, i fossili sono generalmente rari e di solito contestati. Fossili di tutti i maggiori gruppi o phyla, eccetto i vertebrati, compaiono all'improvviso nella documentazione fossile, e Simpson lo definisce "un grande mistero nella storia della vita". - Pp. 16-19».

È quindi sfuggito al Reparto Scrittori della Watchtower il particolare insignificante che le rocce del Cambriano[16], vecchie di 500 milioni di anni, sono ricche di fossili; i fossili, ovviamente, sono i resti di animali estinti; pertanto, a prescindere da quello che dicono più avanti, rimane il fatto che - suppongo per una maliziosa disattenzione (non dimentichiamo che questa rivista uscì nel periodo delle turbolenze alla Betel di Brooklyn e della fuoriuscita di Ray Franz) - la rivista ammette che ci siano resti di esseri viventi vecchi di 500 milioni di anni, con buona pace dei 49.000 anni di tutte le epoche creative!

Sempre nell'opuscolo La vita: opera di un creatore, troviamo poi uno dei tanti esempi del metodo di travisamento tipici di questa organizzazione. A pag. 26 essi scrivono:

«Mosè scrisse il libro [la Genesi] in ebraico e lo scrisse dal punto di vista di un osservatore sulla terra. Tenere conto di questi due fattori, oltre a sapere che l'universo esisteva prima dell'inizio dei periodi (o giorni) creativi, consente di fare chiarezza sulle perplessità che sono state sollevate intorno al racconto della creazione … In altre parole, dal punto di vista di un osservatore sulla terra, il sole e la luna iniziarono a essere visibili».

Poi spiegano che se non si assumesse questo punto di vista sarebbe difficile conciliare gli strafalcioni (aggettivo mio) del racconto biblico che fa apparire la luce prima della creazione del sole e amenità del genere. Ma lasciando da parte questi particolari secondari, la domanda che ancora una volta va posta loro è: ma dove dice la Bibbia che Mosè scriveva l'ebraico e non l'egiziano? Non dimentichiamo che secondo l'autore di Atti 7:22 "Mosè fu istruito in tutta la sapienza degli egiziani", quindi scriveva in geroglifico e non in ebraico che ancora non esisteva. E dove dice la Bibbia che Mosè scrisse Genesi "dal punto di vista di un osservatore sulla terra". Si dice che Genesi fu scritto da Adamo [sempre in perfetto ebraico, secondo i testimoni di Geova][17], ma poiché quando Dio creava sole, luna, stelle, mari e tutto il resto, lui non c'era, ciò che scrisse lo scrisse sotto dettatura di Dio. Dio non aveva certo creato tutto quanto stando sulla terra, e non si vede il motivo per cui Adamo abbia dovuto trasmettere a Mosè una storia vecchia di migliaia d'anni confezionandola come se l'avesse scritta dal punto di vista di uno che sulla terra ci stava già. Dio non aveva nessun motivo di raccontare ad Adamo come aveva creato il mondo, narrandogli le cose come se Adamo o chiunque altro fosse stato sulla terra a vedere ciò che accadeva; nessun uomo aveva e avrebbe mai visto i processi creativi, quindi raccontarli come dal punto di vista di uno che li vedeva in pieno svolgimento è una balla colossale, che serve solo a nascondere alcune cose: primo che Genesi è pieno di errori, incongruenze e inesattezze, se lo si considera un resoconto scientifico; secondo, che Dio usò Adamo come suo segretario, dettandogli ciò che aveva fatto e, terzo, che Adamo dopo aver messo in ebraico ineccepibile il suo scritto, ne consegnasse i rotoli a uno dei cinque anelli umani che poi lo fecero avere a Mosè[18] che non doveva fare altro che ricopiare così com'era[19], altrimenti si sarebbe permesso di alterare (pensa, pensa!) la stessa parola dell'Onnipotente.

C'è qualcuno che ancora pensa che la lettura di un opuscolo del genere possa dimostrare, anche per un breve istante, la validità delle idee più che tardo medioevali dei testimoni di Geova? Qualcuno che può, anche con tutta la buona volontà del mondo, prenderli sul serio? Ai lettori l'ardua sentenza!

Andiamo avanti. A pagina 27 si dice:

«il fatto che piante e animali siano comparsi gradualmente significa forse che Dio si sia servito dell'evoluzione per ottenere la grande varietà di esseri viventi che conosciamo? No. il racconto dice chiaramente che Dio creò tutte le fondamentali "specie" di flora e fauna. (Genesi 1:11, 12, 20-25) È possibile che queste "specie" originali di piante e animali siano state programmate con la capacità di adattarsi ai cambiamenti delle condizioni ambientali? Come si stabilisce quali sono i confini di una "specie" nel senso biblico del termine?»

Esaminiamo queste poche righe. Si dice che "Dio creò tutte le fondamentali "specie" di flora e fauna. Spiacenti, ma la Bibbia non usa la parola "fondamentali", questa è un'aggiunta che serve per sostenere il loro assunto. E poi: che vuol dire "specie nel senso biblico del termine"? C'è un senso biblico e un senso non biblico quando si parla di specie? E se quello biblico è diverso, da dove lo si trae, se non dalla mente ingarbugliata degli epigoni della Watch Tower che non sanno più come contorcere il povero testo biblico per fargli dire quello che vogliono loro? È chiaro a chiunque legga la Bibbia senza gli occhiali Watchtower, che quando il redattore (VIII secolo a.C.) dell'espressione "brulicarono secondo la loro specie" scrisse quelle parole, non essendo uno zoologo, né un biologo, né un tassonomista, ma soltanto un uomo di quasi 3.000 anni fa che scriveva ciò che sapeva, disse semplicemente che gli animali venivano creati nelle varie specie in cui lui li conosceva. Si potrebbe comodamente tradurre: "li creò una specie dopo l'altra", e sarebbe lo stesso; estrarre a forza dalle parole dello scrittore un significato che tenga conto delle caratteristiche del DNA e della sua valicabilità o invalicabilità è veramente fuori luogo! Più avanti, a pagina 28, ritornano sul loro costante ritornello:

«Contrariamente a quanto affermano alcuni gruppi religiosi, la Genesi non insegna che l'universo, compresi la terra e gli esseri viventi che la abitano, fu creato in un breve periodo di tempo in un passato relativamente recente. Tutt'altro. Menziona aspetti relativi alla creazione dell'universo e alla comparsa della vita sulla terra che concordano con ciò che gli scienziati hanno scoperto di recente»

Di recente, e negli ultimi cento anni, gli scienziati hanno scoperto moltissime cose, non sappiamo a quali d'esse faccia riferimento l'opuscolo, ma assumiamo, escludendo la creazione dell'universo, che ci si riferisca solo ad un aspetto: la creazione degli animali. Vediamo in che modo sotto questo aspetto la Genesi (così com'è spiegata dai testimoni di Geova, ovviamente) concorda con il punto di vista degli scienziati (è chiaro che per scienziati intendiamo quelli veri, non quei tuttologi senza titoli che la Società cita spesso senza darci nessun riferimento per poterli individuare).

«A motivo delle proprie convinzioni filosofiche, molti scienziati respingono la dichiarazione della Bibbia che Dio creò tutte le cose. È interessante notare, però, che nell'antico libro della Genesi Mosé scrisse che l'universo ebbe un inizio e che la vita comparve per gradi nel corso di varie epoche. Come faceva Mosè, 3.500 anni fa, ad avere informazioni così accurate dal punto di vista scientifico? Colui che ebbe il potere e la sapienza necessari per creare i cieli e la terra era certamente in grado di dare a Mosè una conoscenza così avanzata».

Questo è quanto dice l'opuscolo a pagina 28. "Mosè scrisse che l'universo ebbe un inizio e che la vita comparve per gradi"; questa è la prova dell'ispirazione divina. Se le cose stanno così, allora chi ispirò un anonimo babilonese, prima di Mosè a scrivere quanto segue?

«Marduk coprì le acque di uno strato di canne quindi creò la terra e ve le sparse sopra. Per dare agli dei delle belle case, credò gli uomini e gli esseri viventi sulla terra. Creò l'Eufrate e il Tigri, ne stabilì il corso e diede loro il nome; creò il grano e l'erba, i cespugli e il canneto, la buona terra, i prati e le paludi, la vacca vagabonda e il suo piccolo, il vitello; la pecora e il suo piccolo, l'agnellino del gregge. Creò i campi e le foreste, il capro e la gazzella».

Si può notare che anche nel poema babilonese, anteriore a quello ebraico, gli animali sono "creati secondo la loro specie", si parla infatti della "vacca e del suo piccolo", della "pecora e del suo piccolo", esattamente come in Genesi. Come mai? È molto semplice, come spiega il professor J. Alberto Soggin[20]: "Partiremo dunque dalla constatazione che Israele ha in comune con gli altri popoli dell'antico Vicino Oriente tutta una serie di teorie sulle origini e sulla topografia del cosmo".

Parliamo di dinosauri. Questo è un argomento tremendo per i testimoni di Geova: si abbatte come una ghigliottina su tutte le loro teorie, eppure, come abbiamo detto all'inizio, con patetica tenacia tentano di cavarsela. All'argomento hanno dedicato quasi un intero numero di Svegliatevi![21]. Tutto il mondo scientifico è assolutamente concorde sulla datazione dell'esistenza dei dinosauri: quelli carnivori, i dinosauri teropodi, hanno popolato la terra da 225 a 65 milioni di anni fa! Questo, come si suol dire, è vangelo! Come si può conciliare con la dichiarazione solenne dei testimoni di Geova secondo i quali essi sono stati creati il quinto giorno, cioè circa 18.000 anni fa? Ecco come si sforzano di uscirne:

«Come si data l'età dei dinosauri

Le ossa di dinosauro si trovano regolarmente in strati della terra più bassi di quelli dove si trovano ossa umane, il che induce molti a pensare che appartengano a un periodo di tempo precedente. I geologi lo chiamano Mesozoico e lo suddividono in Cretaceo, Giurassico e Triassico. Gli intervalli di tempo riferiti a questi periodi sono nell'ordine di decine di milioni di anni. Ma questo è stato stabilito con certezza? Un metodo impiegato per misurare l'età dei fossili è detto metodo del radiocarbonio. Questo sistema di datazione misura la velocità di decadimento del carbonio radioattivo partendo dalla morte dell'organismo. "Quando un organismo muore, non assorbe più dall'ambiente anidride carbonica, e la proporzione dell'isotopo diminuisce col tempo man mano che subisce il decadimento radioattivo", afferma Science and Technology Illustrated. Questo sistema, però, presenta serie difficoltà. Primo, in un fossile che si reputa che abbia circa 50.000 anni, il livello di radioattività è sceso a tal punto che si può individuare solo con gran fatica. Secondo, anche in campioni più recenti, questo livello è sceso a tal punto che è ancora molto difficile misurarlo accuratamente. Terzo, gli scienziati possono misurare la velocità con cui si forma il carbonio radioattivo al presente, ma non sono in grado di misurare le concentrazioni di carbonio nel remoto passato. Perciò, sia che usino il metodo del radiocarbonio per datare i fossili o altri metodi, come quello del potassio, dell'uranio o del torio radioattivo, per datare le rocce, gli scienziati non sono in grado di stabilire i livelli originari di quegli elementi nel corso delle ere. Pertanto il professore di metallurgia Melvin A. Cook osserva: "Si possono solo fare congetture su queste concentrazioni [di materiali radioattivi], e le età così ottenute non possono essere migliori delle congetture". Questo specialmente se si considera che il Diluvio dei giorni di Noè, avvenuto oltre 4.300 anni fa, provocò enormi cambiamenti nell'atmosfera e sulla terra. … sebbene il metodo di datazione basato sulla radioattività sia innovativo, si fonda ancora su congetture e supposizioni. Invece il racconto biblico contenuto nel primo capitolo di Genesi enuncia semplicemente l'ordine generale della creazione … Il fatto che [i dinosauri] scompaiano senza lasciare nessun fossile di collegamento, testimonia contro l'idea che tali animali si siano evoluti gradualmente in un arco di milioni di anni. Pertanto la documentazione fossile non sostiene la teoria dell'evoluzione. Invece è in armonia con il punto di vista biblico circa gli atti creativi di Dio».

Mai così tante inesattezze, scempiaggini, falsità, e una macroscopica assenza di ogni forma di indagine scientifica vera, sono state concentrate in così poco spazio. Che gli antichi sauri abbiano popolato la terra centinaia di milioni di anni fa è così certo e scientificamente dimostrato che questo concetto è perfino più autorevole del primo dei dieci comandamenti. Non è revocabile in dubbio!

Cominciamo con il precisare che nessuno scienziato al mondo si servirebbe del carbonio 14 per datare un fossile di dinosauro o un qualunque fossile che abbia più di 50.000 anni, e questo lo si sa da decenni. Quindi mettere in dubbio l'età dei fossili di dinosauro con questo argomento fa solo ridere.

Come dice infatti uno dei più noti nomi del mondo accademico attuale, il professor Richard Dawkins[22]:

"La datazione con il carbonio-14 è un magnifico strumento per datare reperti relativamente recenti, ma non serve per le epoche più antiche, in quanto quasi tutto il carbonio-14 è decaduto in carbonio-12 e il residuo è troppo esiguo per consentire misurazioni precise. Esistono altri metodi di datazione assoluta e ne vengono inventati in continuazione di nuovi. È bello che ci sia una tale molteplicità di metodi, perché così si copre un'enorme gamma di scale temporali e perché li si può usare per un controllo incrociato. È assai difficile contestare datazioni che sono corroborate dalla verifica incrociata di diversi criteri d'indagine".

Alcuni di questi metodi, lo suggeriamo sommessamente alla Watchtower, sono la datazione radiometrica, la datazione dendrocronologia, la datazione con il metodo paleomagnetico, la datazione tramite orologio molecolare, e così via. Tutte queste consentono una precisione pressoché assoluta; come dice lo stesso Dawkins, si può sbagliare di qualche decina di migliaia di anni su un periodo di due o trecento milioni di anni! Infine, un ultimo particolare: sul fatto che molte specie di dinosauri fossero carnivore non esiste l'ombra del dubbio; ma se furono creati il quinto giorno, e a loro Dio diede da mangiare "tutta la verde vegetazione per cibo" (Gen. 1:30), come si spiega? La spiegazione pietosa dei testimoni è che gli animali in Eden mangiavano erba, ma dopo il Diluvio le cose cambiarono e cominciarono anche loro a scannarsi gli uni gli altri. Ma il fatto è che i dinosauri si sono estinti 60 milioni di anni prima del Diluvio e non ebbero così l'opportunità di modificare la loro dieta. Anche questa è una tegola per i poveri Testimoni!

La chiusura elenca le solite affermazioni retoriche e senza fondamento; essa dice:

«Molti che credono nell'evoluzione sostengono che Dio non esiste o che comunque non interviene negli affari umani. In un caso o nell'altro, il nostro futuro sarebbe nella mani di leader politici o religiosi e di esponenti del mondo intellettuale. A giudicare da come sono andate le cose finora, la società umana continuerebbe ad essere nel caos e piagata da guerre e corruzione. Se l'evoluzione fosse un fatto avremmo ampie ragioni per vivere secondo questo motto fatalistico: "Mangiamo, beviamo, poiché domani moriremo". - 1 Corinti 15:32. La Bibbia, invece, insegna: "Presso Dio è la fonte della vita". (Salmo 36:9)».

Qualcuno si è preso la fatica di riflettere che in tutto l'opuscolo, dopo aver cercato inutilmente di smontare le prove di una vita costruita secondo modelli affatto diversi da quelli da loro proposti, dopo avere criticato le prove, a loro dire insufficienti dell'evoluzione, non hanno fornito una, ma solo una prova che sia stato Dio a creare tutto ciò che esiste! È singolare, ma proviamo a ribaltare la domanda e a porla noi: "Come ha fatto Dio a fare tutto ciò che esiste, quale prova ne abbiamo? La scienza, seppure faticosamente e passo dopo passo, dà delle risposte che si fanno sempre più sicure e dà anche la dimostrazione completa di ciò in cui ci chiede di credere; la fede, invece, non spiega niente; essi dicono: ci devi credere per fede, punto e basta! E chi lo dice, potremmo chiedere? La Bibbia, rispondono. E la Bibbia chi l'ha scritta? Chiediamo. Dio, naturalmente, è la risposta. E Chi lo dice che Dio ha scritto la Bibbia? Ma la Bibbia stessa, naturalmente!

Torniamo adesso al triste futuro che attende chi crede nell'evoluzione, eliminando Dio dal quadro; caos, guerre, malvagità e corruzione, che disastro. Ma, chiediamo ai testimoni di Geova, ai fondamentalisti e a tutti i religiosi in generale: vogliamo dare un'occhiata alla storia degli ultimi diecimila anni? Cosa mostra? Ad un certo punto della storia Yahweh decise di svegliarsi e di creare un popolo tutto per se; gli diede delle leggi, lo governò, lo protesse, gli fece conoscere il suo nome, e come andò a finire? Andò a finire che il popolo d'Israele è stato il popolo più sfortunato del mondo. Al tempo antico subì un'invasione dopo l'altra, guerre esterne e guerre intestine lo hanno lacerato per secoli, la sua città sacra è stata ripetutamente data alle fiamme, il suo tempio, dove Yahweh risiedeva, più volte profanato, i suoi capi politici e religiosi si sono macchiati delle peggiori infamie e crudeltà che la storia ricordi, non una sola delle profezie dei suoi profeti si sono adempiute, se non quelle che profetizzavano disgrazie, ma quello era facile. Allora, ci chiediamo, che vantaggio ha avuto il popolo che portava il nome di Dio a credere in lui e a sperare nel suo intervento? Passiamo ai cristiani. Se vogliamo essere sinceri dobbiamo chiederci, a parte lo viluppo della tecnologia e del pensiero, che non hanno a che fare con la religione, che anzi è stata una forza ostacolante, che differenza si nota nel dopo Cristo rispetto all'avanti Cristo? Guerre prima e guerre dopo; carestie prima e dopo; spargimenti di sangue, illegalità e tutti i mali del genere umano sia prima che dopo. Se a fronte di tutto questo l'unica risposta che possono dare i fondamentalisti e la "fede" è: aspettate e vedrete, Dio interverrà! Allora è meglio cambiare canale e vedere Paperino.

L'esame dell'altro opuscolo, L'origine della vita, cinque domande su cui riflettere, è quasi inutile perché al 90 per cento non fa che ripetere le stesse cose del primo. In questo ci sono ancora meno riferimenti alle Scritture: una decina in tutto. Anche in questo, dopo aver elencato le mirabilia della natura, della cellula, del DNA e di tutto il resto, a pagina 9 ci si chiede:

Cosa dice la Bibbia? La Bibbia afferma che la vita sulla terra è stata prodotta da una mente intelligente. La sua logica è stringente: "Naturalmente, ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio". (Ebrei 3:4)".

Alla faccia della logica stringente! L'unico straccio di risposta è sempre lo stesso disco rotto: lo dice la Bibbia, ma la Bibbia è meno degna di fede di Collodi quando inventa Pinocchio e lo manda nel paese dei balocchi, o degli allocchi, sarebbe meglio dire. Ancora una volta chiediamo: un uomo ignorante di tutto ciò che la scienza ha scoperto faticosamente in secoli di progresso scientifico, per essere precisi, un fabbricante di tende chiamato Saulo di Tarso, se ne esce con una domanda peregrina, e da ciò dobbiamo dedurre che Dio esiste e ha creato lui tutte le cose. A Saulo chiediamo: e chi ha creato Dio? Boh, ci si può credere solo per fede. I dinosauri hanno denti da dieci centimetri e mangiavano erba; Adamo parlava fluentemente l'ebraico e lo scriveva; era meglio di Linneo perché nomenclò tutti gli animali[23] (forse pure con nomi latini, oltre che ebraici). Gli angeli si accoppiarono con le donne e nacquero i semidei e così all'infinito; e questo lo dovremmo credere per fede? Ma fede in che? Coraggio, Testimoni e fondamentalisti tutti: Svegliatevi!

Al termine di questo nostro esame degli opuscoli della Watchtower sull'origine della vita e sull'evoluzione, ci sembra appropriato sottolineare un ultimo, importante aspetto del loro metodo: quello di far dire ai personaggi che essi citano cose che questi non pensano, estrapolando frasi dal contesto o mutilandole, o interpretandole. Abbiamo voluto trarre dall'opuscolo un paio di queste citazioni una è quella della dottoressa Carol Cleland, astrobiologa della NASA, alla quale, a pagina 6 fanno dire: «Sembra incommensurabilmente improbabile che, partendo da un miscuglio casuale di proteine e RNA, questo evento si sia verificato per caso", dice la dott. Carol Cleland che fa parte del NASA Astrobiology Institute. "Tuttavia", aggiunge, "molti ricercatori sembrano partire dal presupposto che, se riescono a spiegare come proteine e RNA si siano formati indipendentemente l'uno dall'altro nelle condizioni naturali primordiali, in qualche modo si capirà come fecero a interagire". Quanto alle teorie attuali su come tali mattoni della vita siano comparsi per caso, la Cleland dichiara: "Nessuna di esse ha fornito una versione molto convincente di come siano andate le cose».

Messa così il lettore - in particolare il lettore Testimone, predisposto a credere a tutto ciò che scrive la Società Torre di Guardia - ne trae la conclusione che siccome la dott.ssa Cleland non è convinta di alcune spiegazioni scientifiche, essa creda che a creare la vita sia stato Dio; e anche se non viene detto proprio così si induce a pensarlo. Ma come stanno le cose? Siamo andati a dare un'occhiata a quello che ha realmente detto la dott.ssa in questione, nel sito della NASA, e abbiamo trovato una sua intervista, che riportiamo, dalla quale emerge che questa scienziata è una sostenitrice dell'origine della vita da materia inorganica, forse anche extraterrestre, e che il suo dissenso non è sul fatto che ci sia Dio o meno nel mezzo, ma che non è del tutto convinta delle spiegazioni dei suoi colleghi ed è alla ricerca di un'altra.

«Intervista alla dott.ssa Carol Cleland

Sono interessata nella formulazione di una strategia per la ricerca della vita extraterrestre che ci permetta di andare oltre i confini del nostro concetto terra-centrico del concetto di vita.

D: Che opinione si è fatta dei tentativi di dare una definizione del termine "vita"?

R: In un recente articolo pubblicato su Origini della vita ed evoluzione della biosfera, Christopher Cyba ed io riteniamo che sia un errore cercare di definire la "vita". Sforzi del genere riflettono il basilare fraintendimento della natura e del potere delle definizioni. Le definizioni ci danno il significato delle parole nella nostra lingua, invece di spiegarci qualcosa sulla natura del mondo. Nel caso della vita gli scienziati sono interessati alla natura della vita; a loro non importa ciò che la parola "vita" significa nel nostro modo di parlare. Ciò che dobbiamo invece mettere realmente a fuoco è il fatto di produrre una teoria generale dei sistemi viventi adeguata, invece della definizione di "vita". Ma, per poter formulare una teoria generale dei sistemi viventi, è necessario esaminare più che un solo esempio di vita. Com'è stato mostrato dalle sue rimarchevoli similarità biochimiche e microbiologiche, la vita sulla terra ha un'origine comune. Nonostante le sorprendenti diversità morfologiche, la vita sulla terra rappresenta solo un caso singolo. Al fine di poter formulare una teoria generale dei sistemi viventi si devono esplorare possibilità di vita alternative. Quello di cui mi occupo è la formulazione di una strategia per la ricerca della vita extraterrestre che ci consenta di andare oltre i confini del nostro concetto terra-centrico di vita.

D: Dalla categoria di ciò che è "vivente", lei escluderebbe quelli che definiamo i casi limite, cioè i virus, le proteine auto replicanti, o anche gli oggetti non tradizionali che contengono delle informazioni, che si riproducono, si consumano e muoiono (come i programmi dei computer, ecc.?)

R: Questa è una questione complessa. Il linguaggio è vago, e tutti i termini si prestano a situazioni "borderline". Un dodicenne single è un "celibe"? E che dire di un diciottenne? Quanti capelli si devono avere per fare di un uomo pelato un uomo non pelato? 20, 100 o 1.000? Il fatto che vi siano dei casi limite, che non possiamo definire con precisione, non significa che non vi sia una differenza fra un celibe e un uomo sposato, o fra un uomo con i capelli e uno calvo. Questo non presenta grandi difficoltà; semplicemente spiega il fatto che il linguaggio ha un certo grado di flessibilità. Così io non penso che entità come i virus rappresentino una sfida veramente interessante in merito alla definizione di "vita". Per fare un'analogia, gli alchimisti del medioevo classificavano differenti tipi di sostanze come acqua, incluso l'acido nitrico (che era chiamato "aqua fortis"). Facevano così perché l'acido nitrico possiede molte delle qualità specifiche dell'acqua, e fra le più importanti, quella d'essere un buon solvente. Ma non fu fino alla teoria molecolare che gli scienziati poterono capire perché l'acido nitrico, che ha molte delle proprietà dell'acqua, cionondimeno non è acqua. La teoria molecolare spiega in modo chiaro e convincente il perché: l'acqua è H2O - due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. L'acido nitrico ha una diversa composizione molecolare. Una buona teoria della vita andrebbe bene anche per l'esempio che lei ha fatto, quello dei programmi dei computer …

D: Qual è la sua teoria preferita della nascita della vita sulla terra, quella dei cristalli d'argilla, del mondo dell'RNA, delle membrane, o altre opzioni?

R: Mi sembra che tutte le teorie sull'origine della vita presentino due grandi problemi. Il più grande è quello di spiegare l'origine del complesso schema cooperativo che si attiva fra le proteine e gli acidi nucleici, la produzione controllata di sistemi catalitici autoreplicanti di biomolecole. Tutti i racconti popolari sull'origine della vita mi colpiscono in quanto qui si bloccano. Invece, essi si concentrano sull'altra difficoltà, la produzione di aminoacidi e di nucleotidi e il loro combinarsi mediante la polimerizzazione, in proteine, e al vertice di questo problema vi è la fragilità della molecola del RNA … che la vita sia potuta nascere diverse volte da materiali non viventi potrebbe essere accaduto anche fuori dalla Terra, ma potrebbe anche essersi verificata sulla Terra. È possibile che esista della vita extraterrestre e che la vita abbia un comune antenato. Gli scienziati ora credono che i microbi possano sopravvivere ai viaggi interplanetari trasportati comodamente dalle meteoriti che si formano dall'impatto degli asteroidi con i corpi planetari sui quali c'è la vita. In altre parole potremmo essere tutti discendenti dai marziani se essi esistessero, potremmo avere un antenato comune e, in breve, la semplice scoperta della vita extraterrestre non garantisce che la vita abbia avuto più di un'origine"».

L'altra è quella dello zoologo Henry Gee, di cui viene riportato il seguente commento:

«Prendere una serie di fossili e sostenere che rappresentano una linea evolutiva non è un'ipotesi scientifica sostenibile, bensì un'affermazione che ha lo stesso valore di una favola della buona notte: divertente, forse anche istruttiva, ma non scientifica».

Nella fretta di trovare i commenti più sfavorevoli all'ipotesi loro avversa, gli autori dell'opuscolo trascurano di informarci di un fatto importante: il dott. Gee è il fondatore di una teoria evoluzionistica, il Cladismo[24], teoria spesso contestata e duramente attaccata da molti altri scienziati, ma comoda per i fanatici creazionisti che si appoggiano sulle dichiarazioni di Gee proprio per questa sua critica radicale al darwinismo; infatti un suo fan è proprio il dott. Phillip Johnson, il "cristiano rinato" che conduce un'aspra battaglia negli Stati Uniti per inserire nei programmi scolastici la teoria del Disegno Intelligente. Ovviamente né Johnson né i testimoni di Geova si sono presi la cura di farci sapere quali sono le teorie che Gee oppone al darwinismo!

Lo stesso discorso vale per tutte le altre citazioni. Se si legge attentamente tutto l'opuscolo si comprende che gli scienziati, praticamente tutti gli scienziati, credono nell'origine della vita dalla materia inorganica, solo che fra loro vi sono moltissimi contrasti sul come ciò sia avvenuto. Ed è sui contrasti fra gli scienziati che loro si poggiano per confondere le idee dei loro lettori. Quando si leggono per intero gli scritti delle persone che essi citano si comprende con chiarezza che questi si accapigliano perché ritengono la loro idea migliore di quella del collega, ma su una cosa sono tutti d'accordo: che l'evoluzione è un fatto che non si può mettere in dubbio. La storia della scienza è fatta così. Per secoli ci si è arrovellati sul modello del sistema solare, se fosse giusto il modello Tolemaico o quello Copernicano; se la terra girasse intorno al sole o il sole intorno alla terra; infine solo una delle idee prevalse: quella corretta, ma le dispute erano servite al loro scopo: tenere desta la fiamma della ricerca. Con i testimoni di Geova si è ritornati al tempo di Galileo quando l'interpretazione della Bibbia data dalla gerarchia ecclesiastica escludeva che qualsiasi ricerca scientifica potesse modificare quell'arcaico insegnamento, ma per fortuna alcuni, e poi molti altri non si stancarono di cercare. Gli scienziati sbagliano, ma vanno avanti; i fondamentalisti e i creazionisti sono fermi a 4.000 anni fa e credono che denigrando la scienza questo dia loro ragione, ma basta riflettere: la vita ha avuto alcuni miliardi di anni di tempo in condizioni oggi non più esistenti per svilupparsi e produrre le prime elementari forme viventi; gli scienziati studiano il problema da meno di 100 anni, e particolarmente dagli anni 70 con Jacques Monod e il suo celebre libro Il caso e la necessità. Cento anni sono un po' pochi per capire processi che ci hanno impiegato qualche miliardo di anni in più per svilupparsi. La disputa fra diverse teorie scientifiche è il vero motore della scienza, che non si ferma mai ed esplora sempre nuovi orizzonti. Basti pensare al campo della medicina per rendersi conto che idee di medici accreditatissimi, da Esculapio in poi, si sono rivelate perfino assurde; ma era necessario averle queste idee, confrontarle, criticarle e non fermarsi alla risposta più banale del mondo, la risposta che spegne ogni interesse scientifico: È stato Dio, smetti di affannarti a cercare. Con questo sistema non avremmo avuto Newton, Galileo, Leonardo, Hawking e migliaia di altri nomi più o meno conosciuti che ci hanno portato ad andare nello spazio, a esplorare l'atomo, a trovare la cura per molte malattie e infinitamente altro. Cosa hanno prodotto, invece, gli uomini del Creazionismo e del Disegno Intelligente? Non voglio dare una mia risposta, ma quella di Iris Fry, una delle più brillanti menti moderne nello studio della filosofia della scienza. La Fry insegna al Cohn Institute of Science and Ideas al Technion-Israel Institute of Technology di Haifa[25].

«I nuovi creazionisti, fra i quali c'è un certo numero di scienziati, sostengono che il ricorso a un intervento soprannaturale è giustificato dall'assoluta incapacità della scienza di fornire una spiegazione naturalistica dell'origine e dell'evoluzione della vita. Essi affermano inoltre che la loro fede in un artefice intelligente si fonda su "prove scientifiche" o sull'"esperienza", e che una causa intelligente è altrettanto legittima delle cause naturali, essendo solo una scelta fra altre, anche se decisamente migliore. Quanto all'origine della vita i nuovi creazionisti adottano la tattica seguente. Innanzitutto sottolineano giustamente la complessità unica dei sistemi biologici molecolari, rifiutando la possibilità che possano essere emersi per caso. In secondo luogo, riferendosi in modo rapido e superficiale ad alcuni fra i modelli più recenti sull'origine della vita, senza darsi la pena di prenderne in considerazione il contenuto, si limitano a enumerare le molte difficoltà empiriche e teoriche (esattamente come fanno i testimoni di Geova) che si pongono a questo campo di studio, concludendo che la vita non può aver avuto origine per opera di un meccanismo naturalistico … In Darwin on Trial, Phillip Johnson[26] conduce un attacco erroneo e scarsamente informato alla teoria dell'evoluzione, sostenendo che le tesi principali della teoria sono destituite di ogni fondamento empirico … La tesi di Johnson che l'evoluzione non sia stata dimostrata riflette la sua concezione distorta della natura del lavoro scientifico. Ignorando la fallibilità della scienza - il fatto che gli scienziati sono soggetti a sbagliare ma possono sottoporre le proprie convinzioni alla prova dell'esperienza -, egli considera le controversie fra gli evoluzionisti e le nuove valutazioni ricorrenti sui meccanismi dell'evoluzione e su sviluppi evoluzionistici specifici come una chiara prova del fallimento della teoria dell'evoluzione … L'adozione della visione filosofica evoluzionistica del mondo significa che l'unico modo per risolvere il problema dell'origine della vita è quello di continuare le ricerche scientifiche. È così, anche se - come abbiamo visto nei capitoli precedenti - nessuna teoria finora proposta ha conseguito l'approvazione generale dei ricercatori. Pare che i primi stadi dell'evoluzione chimica siano stati stabiliti con successo. Sono state trovate prove dell'esistenza di organismi primitivi nelle rocce più antiche della Terra. Recenti studi molecolari hanno inoltre portato in luce una documentazione genetica della convergenza a ritroso della vita verso un progenitore comune, e le richieste fisiche e chimiche di quella popolazione postulata di cellule ancestrali sembrano corrispondere alla nostra conoscenza delle condizioni vigenti sulla Terra primitiva. Nessun singolo scenario ha però condotto finora a una riproduzione in laboratorio di una possibile sintesi di un sistema vivente[27]. I ricercatori non considerano comunque questo stato di cose un buon motivo per abbandonare la nave della ricerca scientifica. L'ottimismo degli anni Sessanta e Settanta è stato sostituito da una valutazione più seria delle difficoltà implicite in ogni tentativo di soluzione. Una comprensione migliore sia del contesto geochimico primordiale sia della base molecolare della vita, abolendo la possibilità di un emergere casuale di quest'ultima, sta dando impulso a nuovi approcci creativi al problema della sua origine. Una prova forte della fiducia della scienza in una soluzione naturale di questo problema è fornita dalla convinzione della maggior parte degli scienziati che la vita esista anche fuori della Terra. Grazie a una varietà di scoperte recenti, questa convinzione si traduce sempre più in una ricerca attiva di luoghi nello spazio esterno in cui esistano condizioni che potrebbero avere dato origine alla vita e in cui la vita stessa sia emersa».

Per concludere, e a commento della quarta domanda, quella riguardante l'evoluzione umana, di pagina 28 dell'opuscolo L'origine della vita: cinque domande su cui riflettere, trovo veramente interessante e anche piuttosto divertente la trascrizione di un dialogo andato in onda su Channel Four nel 2008, nel corso di un documentario intitolato The Genius of Charles Darwin, nel quale gli interlocutori erano Wendy Whright, presidente del Concerned Women for America e il biologo Richard Dawkins, avente per oggetto proprio la questione dei cosiddetti "anelli mancanti"[28]:

Wendy: Mi preme sottolineare che gli evoluzionisti non hanno il sostegno di dati scientifici. Eppure succede che la scienza che non sostiene l'evoluzione venga censurata. Per esempio non si dice che non esistono prove di un passaggio da una specie all'altra. Se ci fosse stata evoluzione, se si fosse passati dagli uccelli ai mammiferi o … o ancora oltre, ci sarebbe almeno qualche prova.

Richard: Ci sono innumerevoli prove. Purtroppo voi continuate a ripetere questa sorta di mantra perché parlate solo tra voi e ascoltate solo voi stessi. Se vi decideste una buona volta ad aprire gli occhi e a esaminare le prove …

Wendy: Me le mostri, me le mostri. Mi mostri le ossa, mi mostri le carcasse, mi mostri le prove degli stadi intermedi tra una specie e l'altra.

Richard: Ogni volta che si scopre un fossile intermedio tra una specie e l'altra, voi dite: "Ah, adesso abbiamo due lacune dove prima ce n'era una sola". Sa, quasi ogni fossile che viene scoperto è intermedio tra qualcosa e qualcos'altro.

Wendy [ride]: Se così fosse, lo Smithsonian Natural History Museum sarebbe pieno di questi esemplari, ma non lo è.

Richard: Lo è, lo è eccome. Nel caso degli esseri umani, dall'epoca di Darwin si è accumulata una quantità enorme di prove fossili riguardanti gli stadi intermedi. Abbiamo per esempio varie specie di Australopithecus e … poi c'è Homo habilis, che è intermedio tra Australopithecus, una specie più antica, e Homo Sapiens, una specie più recente. Si può sapere perché non li considerate degli intermedi?

Wendy: … Se a favore dell'evoluzione ci fossero state prove autentiche, sarebbero esposte nei musei, non solo nelle illustrazioni.

Richard: Le ho appena parlato di Australopithecus, Homo habilis, Homo erectus, Homo sapiens, Homo sapiens arcaico e Homo sapiens moderno: è una bella serie di intermedi.

Wendy: Non avete ancora le prove materiali, per cui …

Richard: Le prove materiali ci sono eccome. Vada a vedere al museo … Naturalmente non le ho qui con me, ma può entrare in qualsiasi museo e vedere Australopithecus, Homo habilis, Homo erectus, Homo sapiens arcaico e Homo sapiens moderno. Una bella serie di intermedi. Perché continua a dire "Mi mostri le prove" quando gliele ho ripetutamente indicate? Vada a vedere al museo.

Wendy: Ci sono andata. Sono andata nei musei, ma siamo in molti a non essere ancora convinti.

Richard: Ha visto Homo erectus?

Wendy: A me pare che cerchiate in tutti i modi, aggressivamente, di farci cambiare idea e censurarci. Fate così perché siete frustrati dal fatto che tante persone continuino a non credere all'evoluzione. Se gli evoluzionisti fossero così sicuri delle loro idee, non cercherebbero in tutti i modi di censurare le nostre informazioni. Questo dimostra che l'evoluzione è ancora carente e controversa.

Richard: Sono … ammetto di essere frustrato. Non per lo scetticismo della gente, ma perché le ho nominato quattro o cinque fossili … [Wendy ride] e lei fa finta di non aver sentito. Perché non va a guardarli?

Wendy: … Se fossero nei musei che ho visitato tante volte, li guarderei con spirito imparziale, ma mi preme sottolineare …

Richard: I fossili sono al museo.

Wendy: Mi preme sottolineare che la filosofia evoluzionistica conduce a ideologie che si sono rivelate molto distruttive per la razza umana.

Richard: Sì, ma non sarebbe una buona idea se, invece di puntare il dito sulle sue cattive interpretazioni, che sono state usate a turpi fini politici, lei cercasse di capire il darwinismo? Se lo facesse, sarebbe in grado di dimostrare l'infondatezza di quegli orribili travisamenti.

Wendy: Mah, in realtà subiamo di continuo un vero e proprio assalto da parte dei fautori dell'evoluzione. Non è che ci manchino le informazioni che continuate a presentarci. Non è che non le conosciamo, perché ci vengono propinate ossessivamente e non possiamo fare a meno di sentirle. Ma credo siate frustrati perché tanti di noi, pur avendo visto i vostri dati, continuano a non aderire alla vostra ideologia.

Richard: Ha visto Homo erectus? Ha visto Homo habilis? Ha visto Australopithecus? Questo le avevo chiesto.

Wendy: Ho visto una cosa: nei musei e nei manuali, ovunque affermino di mostrare le differenze evolutive tra una specie e l'altra, presentano solo illustrazioni e disegni, non prove materiali.

Richard: Be', forse per vedere i fossili originali le toccherebbe andare al museo di Nairobi, ma i calchi dei fossili, le copie esatte di quelli di Nairobi, li può vedere in qualunque grande museo si degni di visitare.

Wendy: Insomma, si può sapere perché è così aggressivo? Perché è così importante per lei che tutti credano a quello a cui crede lei?

Richard: Non sto parlando di credenze, ma di fatti. Le ho parlato di determinati fossili e ogni volta che le chiedo se è andata a vederli, lei elude la domanda e cambia discorso.

Wendy: Dovrebbero esserci valanghe di prove materiali, non solo qualcosa qui e là; invece no, di prove non ce ne sono.

Richard: Ho scelto i fossili di ominidi perché pensavo le sarebbero interessati soprattutto quelli, ma può trovare fossili analoghi in qualunque gruppo di vertebrati abbia voglia di nominare.

Wendy: Vorrei tornare su un punto: perché è così importante per lei che tutti credano all'evoluzione?

Richard: Non mi piace il termine "credenza". Preferisco chiedere alla gente di guardare le prove e infatti le sto chiedendo di guardarle … Vorrei che andasse in un museo, esaminasse i dati concreti e non credesse a chi le dice che non ci sono prove. Vada a vedere le prove.

Wendy: [ride]: Sì, e le direi …

Richard: non c'è niente da ridere. Insomma, vada, vada davvero. Le ho parlato dei fossili di ominidi, ma può andare anche a esaminare le prove dell'evoluzione del cavallo, le prove dell'evoluzione dei primi mammiferi, le prove dell'evoluzione dei pesci, le prove della transizione da pesci ad anfibi e rettili terrestri. Troverà queste cose in qualunque museo serio. Apra gli occhi e guardi i fatti.

Wendy: Io invece le dico apra gli occhi e guardi quali comunità sono state edificate da coloro che credono in un Dio amorevole il quale ha creato ognuno di noi …

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Note:

[1] Nuovi cieli e nuova terra, Watchtower Bible & Tract Society, 1955, pp. 39, 50.

[2] Richard Elliott Friedman, Who Wrote the Bible?, Harper San Francisco, 1997; The Bible with the Sources Revealed, Harper San Francisco, 2003; The Hidden Book in the Bible, Harper San Francisco, 1999; Julius Wellhausen, Prolegomena to the History of Ancient Israel, Wipf and Stock Publisher, Eugene, Oregon, 2003; J. Alberto Soggin, Introduzione all'Antico Testamento, Paideia, 1987.

[3] Se "la Bibbia non lo dice", e come vediamo nella pubblicazione indicata con il n. 1 la Watchtower afferma che "le Scritture mostrano che ciascun giorno è lungo settemila anni", è legittimo porsi la domanda su quale Bibbia ha consultato lo scrittore del libro Creazione (J.F. Rutherford) per potere fare un'affermazione così insindacabile. Essendo membro (unico) del Corpo Direttivo, come C.T. Russell prima di lui, egli era stato nominato per quell'incarico direttamente da Gesù Cristo, quindi non poteva commettere errori di tal genere! Sulla nomina diretta, La Torre di Guardia del 15 maggio 1972, p. 310 diceva: "Esso [il Corpo Direttivo] è nominato dallo stesso che nominò i dodici apostoli del primo secolo E.V., vioè Gesù Cristo".

[4] Creation, di J.F. Rutherford, stampato negli U.S.A, 1927, pp. 28, 78.

[5] Keys of Heaven, di J.F. Rutherford, stampato negli U.S.A., 1932, p. 49.

[6] The Watchtower del 1 settembre 1939, p. 269.

[7] La verità vi farà liberi, pp. 56, 57. Edito dalla Watchtower Bible & Tract Society of Pennsylvania, stampato in America, 1943.

[8] Nuovi cieli e nuova terra, Watchtower Bible & Tract Society of Pennsylvania, edito in italiano nel 1955, e stampato negli U.S.A., p.50.

[9] Sia Dio riconosciuto verace, Watchtower Bible & Tract Society of New York, edizione del 1946, riveduta nel 1952, p. 164.

[10] Accertatevi di ogni cosa, Watchtower Bible & Tract Society, stampato in America, 1965, p. 132.

[11] La Torre di Guardia del 1° agosto 1970, p. 472.

[12] La Torre di Guardia del 15 maggio 1971, p. 293.

[13] L'eterno proposito di Dio ora trionfa per il bene dell'uomo,Watch Tower Bible and Tract Society of New York, stampato in Germania, 1975, pp. 47 e 130 (in una successiva ristampa di questo volumetto, a p. 47, la frase fu modificata in questo senso: «Comincia la "sera" del settimo "giorno" creativo, verso il 4.026 A.E.V.»)

[14] La buona notizia per renderti felice, Watchtower Bible & Tract Society of New York, stampato in Germania, 1976, p. 60.

[15] Svegliatevi! del 22 febbraio 1982, pag. 22.

[16] A tutto beneficio dei testimoni di Geova, ci fa piacere riportare un brano tratto da La Scienza, sezione Grandi Opere di UTET cultura, volume 4, dove leggiamo: «Le prove inconfutabili in favore dell'evoluzione sono fornite dalla paleontologia. La successione di flore e faune diverse a partire da tre miliardi circa di anni or sono, la comparsa di faune semplici prima, e delle faune via via più evolute poi, forniscono la documentazione sulle modalità dell'evoluzione, mentre la comprensione del meccanismo attinge essenzialmente ad altre scienze come la genetica, la biologia e la biochimica», p. 557.

[17] «Il nostro progenitore Adamo, brillante uomo perfetto che manifestò l'arte di parlare con un vocabolario di vasta portata, divenne debitamente equipaggiato per fungere da primo profeta terreno o portavoce di Dio. Egli imparò pure a conservare il discorso in forma scritta», La Torre di Guardia del 1 novembre 1955, p. 650 [si noti che, per essere persone che si attengono strettamente alla Bibbia, in questa fantasiosa ipotesi di Adamo "brillante" scrittore, non c'è uno straccio di riferimento che lo sostenga].

[18] «Sette generazioni si sovrappongono da Adamo a Mosè. L'età di Adamo si sovrappone di 243 anni; quella di Metusela, di 98 anni; quella di Sem, di 50 anni; quella di Isacco, di circa 33 anni; quella di Levi (fratello maggiore di Giuda), di circa 69 anni; quella di Amram, di circa 20 anni a quella di Mosè. Questo sovrapporsi di età consente a cinque anelli di collegare Adamo a Mosè». - Cose nelle quali è impossibile che Dio menta, Watchtower Bible and Tract Society of New York, 1965, p. 57.

[19] Per quanto riguarda Mosè che eredita gli scritti di Adamo in un corretto e fluente ebraico, è necessaria una precisazione: A prescindere dal fatto che Mosè sia realmente esistito, che per il momento non approfondiamo, è utile sapere che la prima scrittura proto ebraica, cioè precedente l'ebraico con il quale fu scritto il Testo Masoretico, è quella ritrovata nella cosiddetta "Lapide di Siloe"; essa rappresenta il più antico documento fino ad ora esistente in lingua ebraica, scritto ancora in caratteri fenici. Si tratta di una lapide che il re Ezechia dopo aver fatto scavare la galleria che porta il suo nome per approvvigionare d'acqua Gerusalemme, fece porre nel punto d'incontro delle due squadre di scavatori, in memoria della loro impresa. Si dà il fatto però che la lapide sia dell'ottavo secolo a.C., cioè una decina di secoli dopo il tempo in cui "Mosè" sarebbe vissuto. Pertanto il pover'uomo, non conoscendo l'ebraico di Adamo, che ancora non esisteva, non avrebbe potuto ricopiarlo da nessuna parte, tanto più che essendo egli egiziano per cultura, come abbiamo già detto, forse conosceva soltanto la scrittura geroglifica.

[20] J. Alberto Soggin, La creazione nel primo capitolo della Genesi, in Il cosmo nella Bibbia, a cura di Giuseppe De Gennaro, Edizioni Dehoniane, Napoli, 1982.

[21] Svegliatevi! dell'8 febbraio 1990, pp. 2-11.

[22] Richard Dawkins, Il racconto dell'antenato, Saggi Mondadori, 2006, pp. 469-474.

[23] «"L'uomo dava dunque i nomi a tutti gli animali domestici e alle creature volatili dei cieli e a ogni bestia selvaggia del campo". - Genesi 2:19, 20. L'uomo chiamò il cavallo sus, il toro shohr, la pecora seh, il capro 'ez, un uccello 'ohf, la colomba yohnàh, il pavone tukki, il leone 'ariéh o 'ari, l'orso dov, la scimmia qof, il cane kèlev, il serpente nachàsh, e così via. Quando giunse al fiume che usciva dal giardino di Eden, vide i pesci. Al pesce diede nome dagàh. L'uomo, disarmato, non provava timore di questi animali, domestici e selvatici, né degli uccelli, ed essi non provavano timore di lui, riconoscendolo per istinto come loro superiore, appartenente a una forma di vita più alta. Essi erano creature di Dio, a cui Egli aveva donato la vita, e l'uomo non aveva alcun desiderio, alcuna tendenza a fare loro del male o a toglier loro la vita. Il racconto non ci dice per quanto tempo all'uomo furono mostrati gli animali domestici e selvatici e le creature volatili dei cieli. Tutto era disposto e guidato da Dio. È probabile che Adamo si sia preso il tempo di studiare ciascun animale, osservandone le abitudini caratteristiche e la costituzione così da dargli poi un nome particolarmente adatto. Questo potrebbe significare che trascorse un notevole periodo di tempo. Per Adamo, acquistare familiarità in questo modo con le molte specie di creature viventi sulla terra era un'esperienza estremamente interessante, e distinguere ciascuna specie con un nome adatto richiedeva grande abilità mentale e linguistica». - La Torre di Guardia del 1 agosto 1989, pp. 15, 16. Come elemento che può far riflettere sullo stato mentale di chi scrive le pubblicazioni Watchtower, vi è un breve passaggio nel loro dizionario biblico Perspicacia nello studio delle Scritture, (Vol. I, p. 723, dove essi sentono il bisogno di precisare che: "[Dio] condusse gli animali da Adamo perché desse loro il nome. Adamo non era incline alla bestialità, e fu in grado di capire che fra quelli [gli animali] non c'era una compagna adatta".

[24] «La cladistica è una disciplina che cerca di individuare i cladi (termine derivante dal greco klados che significa "ramo"), ossia i raggruppamenti di una specie ancestrale con tutti i suoi discendenti che condividono una determinata caratteristica. Il diagramma filogenetico usato dalla scuola cladistica, assume il nome di cladogramma, in esso ciascun nodo (punto di ramificazione), detto clade, rappresenta la divergenza di due specie a partire da un antenato comune. Le diramazioni presenti nell'albero genealogico sono dette forcelle dicotomiche, in cui si ha la separazione di un determinato clade in base a caratteristiche specifiche che lo differenziano dagli altri. Pertanto, l'origine di un ramo, il nodo, corrisponde alla comparsa di un'innovazione, ossia una caratteristica unica, chiamata carattere derivato primitivo (apomorfi), tipica di tutti gli organismi che appartengono a un determinato clade. Sono invece detti caratteri comuni primitivi (plesiomorfi), quelli presenti in tutti gli organismi presi in considerazione ed illustrati tramite il cladogramma. Un gruppo che comprende un antenato e tutti i suoi discendenti, è detto gruppo o clade monofiletico, esso è preso in esame solo dalla scuola cladistica. Viene invece definito taxon parafiletico, il gruppo (contrapposto al monofiletico) che costituisce solo parte di un altro gruppo, ossia che comprende un progenitore e solo alcuni suoi discendenti; un esempio di taxon parafiletico è rappresentato dagli uccelli. È detto polifiletico il taxon che comprende più progenitori. Viene definito outgroup il gruppo di riferimento esterno, imparentato con i taxa presi in considerazione, con cui condivide dei caratteri comuni».

[25] Iris Fry, L'origine della vita sulla terra, Garzanti, 2002, pp. 242-258. Vedi anche Christian de Duve, Come evolve la vita, dalle molecole alla mente simbolica, Scienza e idee, Raffaello Cortina Editore, 2002.

[26] Phillip E. Johnson è professore emerito di diritto all'università della California, a Berkeley. È considerato il padre del movimento del Disegno Intelligente. È un cristiano rinato. Fra i suoi "meriti" vi è quello di avere affermato che non è l'HIV a causare l'AIDS. Ha cominciato la sua campagna contro l'evoluzionismo dopo aver ricevuto una rivelazione.

[27] La Watchtower, invece, ha trovato una risposta. Nel suo libro Perspicacia nello studio delle Scritture, Volume I, p. 594, essi scrivono: "Sempre in questo giorno, non per caso né tramite processi evolutivi, Dio intervenne per imprimere il principio vitale sugli atomi della materia, così che vennero all'esistenza erba, vegetazione e alberi da frutto". Ignorando, com'è ovvio data la loro ignoranza, che gli alberi da frutto non esistono in natura se non nelle loro forme selvatiche e che gli attuali alberi da frutto sono dovuti alla "domesticazione" da parte degli uomini. Al massimo in Eden Adamo avrebbe potuto mangiare il frutto di un arancio amaro, e penso che non gli sarebbe piaciuto.

[28] Richard Dawkins, Il più grande spettacolo della terra - Perché Darwin aveva ragione. Mondadori, 2010, pp. 171-174.

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